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Grandi cantanti: i loro periodi d'oro


kraus
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L'ascolto incantevole delle migliori versioni della Traviata mi ha fatto sorgere una curiosità: quando è stato il periodo migliore per i più grandi cantanti d'opera (oppure, prendendola da un lato più triste e per certi versi umano, quando è cominciato il loro declino)? Queste indicazioni potrebbe essere utile per chi voglia procurarsi incisioni coi fiocchi, ascoltando (che so?) la Callas, il Pavarotti o il Gigli più in forma. Si potrebbe anche volgere questo topic al futuro, ipotizzando i possibili miglioramenti delle voci più promettenti ora in circolazione.

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L'ascolto incantevole delle migliori versioni della Traviata mi ha fatto sorgere una curiosità: quando è stato il periodo migliore per i più grandi cantanti d'opera (oppure, prendendola da un lato più triste e per certi versi umano, quando è cominciato il loro declino)? Queste indicazioni potrebbe essere utile per chi voglia procurarsi incisioni coi fiocchi, ascoltando (che so?) la Callas, il Pavarotti o il Gigli più in forma. Si potrebbe anche volgere questo topic al futuro, ipotizzando i possibili miglioramenti delle voci più promettenti ora in circolazione.

Bravo kraus, hai colto un aspetto importante del canto lirico, cioè la conoscenza anche "biografica" di una voce, la sua storia, l'arco della sua evoluzione "naturale"

lungo il corso degli anni e attraverso gli accadimenti artistici ed anche extraartistici che possono avere influenzato positivamente o negativamente il rendimento

di un esecutore vocale.

E' una sorte singolare quella del cantante. Un musicista che si porta il suo strumento dentro di sè, nella sua gola, nei suoi polmoni, nella sua testa e questo strumento nasce , cresce e si sviluppa con lui e poi invecchia e declina con lui.

Tramite il canto, stabilisce un rapporto stretto col pubblico, un rapporto emozionale, affettivo, identificativo: il cantante dà forma sonora alle emozioni e ai sentimenti del pubblico tramite lo strumento più naturale che esista e il pubblico si riconosce in lui, lo mette su un piedistallo, a volte ne fa un vero e proprio idolo.E' un circolo chiuso, esaltante e pericoloso per il cantante, perchè tutto dipende dalla voce e la voce è una e una sola, per tutta la vita, e quando si deteriora non si può cambiare.

Fatte queste dovute e toccanti considerazioni filosofiche mi riprometto, kraus, di fare, nei prossimi messaggi, qualche esempio specifico.

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Fatte queste dovute e toccanti considerazioni filosofiche mi riprometto, kraus, di fare, nei prossimi messaggi, qualche esempio specifico.

Aspetto con piacere di leggerli e ascoltarli :)

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Una maturazione, un "periodo d'oro" e poi un declino sono fisiologici nella carriera di qualunque cantante. Ci sono cantanti, anche dalla carriera lunga, che hanno saputo mantenere anche in età inoltrata un buon livello e conservare buona parte del patrimonio di partenza; altri che hanno espresso il loro meglio solo per pochi o pochissimi anni, per poi barcamenarsi a lungo utilizzando un materiale vocale, più o meno deteriorato. Iniziamo parlando di due famosi cantanti, accomunati, oltre che da un sodalizio artistico e non solo, anche da carriere brevi e folgoranti , e da un rapido e amaro declino.

Un caso esemplare , a questo riguardo, è rappresentato da Giuseppe di Stefano che diede il meglio di sè, cantando da tenore lirico-leggero, solo nei primi quattro-cinque anni di carriera ( 1946-1951), per poi progressivamente sfibrare la voce e appesantire il fraseggio cantando ruoli di lirico-spinto nel decennio successivo fino alla pressochè totale perdita dell'elasticità e delle qualità timbriche.

Ecco come cantava a un anno dal debutto: timbro solare, dizione chiarissima, grazia nel porgere.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Z2T5Rl6d-H4

Ed eccolo nei primi anni '70 nel duetto atto I° di Elisir d'amore. La ripresa dell'aria "Chiedi al rio perchè gemente" a 3:54 è una delle cose più imbarazzanti che sia stata incisa da un cantante di una certa fama. Timbro fibrosissimo, impossibilità di modulare, appoggio traballante,"legato" ridotto a suoni trascinati penosamente. Confrontato al primo Di Stefano, sembra di ascoltare due cantanti differenti.


/>http://www.youtube.com/watch?v=mDNx1eaFNqQ

Maria Callas cantò ai suoi livelli migliori per una dozzina d'anni (1947- 1959).

Eccola nel '49 cantare Norma come mai nessun'altra:


/>http://www.youtube.com/watch?v=-wgfKv6lbm4

Qui invece è in Tosca , a fine carriera ('65): malgrado i lampi della fraseggiatrice di razza, la voce è controllata con difficoltà,

nell'appoggio, nella modulazione, nell'intonazione.


/>http://www.youtube.com/watch?v=n1dcG4EeywY

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L'esempio relativo a Di Stefano è chiarissimo, lampante. Fa persino tristezza. Verso la fine del 2° minuto anche la Callas vacilla paurosamente.

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Due cantanti invece che ebbero carriere lunghe e rendimento di alto livello anche negli anni non più verdi, furono Mirella Freni e Carlo Bergonzi.

Bergonzi , dopo due anni come baritono, iniziò la sua carriera tenorile nel '51 e cantò per altri cinquant'anni. Dotato di una tecnica rifinita e scaltra, che coniugava

il tenorismo del passato, di Gigli e Pertile, a un fraseggio più moderno straordinariamente ampio e incisivo, seppe eseguire con propriètà e duttilità un vasto repertorio

da Donizetti ai veristi e a Puccini, eccellendo in Verdi.Eccolo, tenore lirico puro, dalla voce alleggerita, schiarita, duttile e soave, nei primi anni '60 nel finale di Lucia:


/>http://www.youtube.com/watch?v=x1wEvZ5x94k

Più di vent'anni dopo, allo scoccare del 40° anno di carriera, canta ancora i "Lombardi" con voce piena, incisività d'accento e perfetto stile verdiano:


/>http://www.youtube.com/watch?v=s_51_IjDA5s

Ora una giovanissima Freni canta una Mimì da sogno, limpida nella voce e spontanea nell'accento, grazie a una tecnica perfettamente

registrata fra diaframma, laringe e cavità di risonanza superiori.


/>http://www.youtube.com/watch?v=LgqBnJcXAvY

Ed eccola nel '92, con oltre trent'anni di carriera alle spalle, eseguire con mezzevoci modulate e vibranti, l'aria di Lisa dalla Dama di Picche:


/>http://www.youtube.com/watch?v=vXLde7J3mZE&feature=related

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Renata Tebaldi fu una soprano celebre e amata dal pubblico. La grana preziosa, diafana e sfumata, delle mezzevoci, l'enfasi sentimentale a tratti irresistibile, sottolineata da portamenti larghi e modulati, e le vigorose e ferme espansioni in acuto, ne fecero una beniamina dei teatri di tutto il mondo.

Cantò per circa trent'anni, dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni '70, ma dal '59-'60 la voce cominciò a indurirsi e anche il colore nella seconda metà della carriera progressivamente si inaridì.

Qui è in una performance scaligera, in Wally, nella serata inaugurale del '53, e si riconoscono tutti i pregi prima descritti:


/>http://www.youtube.com/watch?v=UIVgcKNdd1w&feature=related

Trascorsi vent'anni, se lo stile è rimasto sorvegliato, la voce ha perso pienezza e riverberi, si è come prosciugata, l'emissione si è fatta chiusa, il fraseggio è diventato essenziale, perdendo calore e abbandono:


/>http://www.youtube.com/watch?v=-NY7y2YeHKM

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Dunque ci sono dei cantanti che reggono ai massimi livelli anche per parecchio tempo. Pensavo che il periodo di "miglior resa" avesse una durata più o meno simile per tutti, invece mi sbagliavo... La Freni la ricordo ancora in vena nella Bohème del centenario, con un Pavarotti che mi sembrò anch'egli di buon livello:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=qPphaJPQ7EQ

Corriggeritemi se sbaglio :)

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Kraus, dipende dalle capacità tecniche, nonché alla lungimiranza di cercare di adattare la propria tecnica all'indebolimento della muscolatura nella vecchiaia. La Freni è stata abile a fare questo, per dire. Giorgio Zancanaro (baritono che sul passaggio di registro e sul "canto sul fiato" quand'era in forma poteva dare lezioni a chiunque) invece no: a partire dagli anni '90 si è tutto indurito.

Poi ci sono i casi irritanti alla Di Stefano, tenore che a un certo punto decise di sana pianta di abbandonare il canto "sul fiato" e immascherato per adottare un'emissione "aperta" e facilona, che lui considerava più "realistica". I risultati sono all'orecchio di tutti: Di Stefano bazzicò teatri fino a ben oltre i cinquant'anni, ma a 35 in realtà era già abbondantemente devastato.

Poi ci furono gli "atleti vocali pesanti", artisti di tecnica fondamentalmente sana che finirono per soccombere a causa di impegni gravosissimi. Mario Del Monaco cantò centinaia di volte Otello, col risultato che a metà anni Sessanta (a cinquant'anni e poco più) era quasi irriconoscibile, e certe edizioni Decca come la Cavalleria Rusticana con Varviso fanno davvero male alle orecchie e soprattutto al cuore di chi ha apprezzato il grande Mario dei decenni precedenti.

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Cito il famoso aneddoto su Gigli.

Un Pavarotti bambino abbordò il grande tenore, ormai avanti con l'età, in un camerino in occasione di un'esibizione modenese.

Stupito, gli chiese: "Maestro, quanto tempo ha studiato?"

E Gigli, che aveva appena finito di fare i suoi canonici e lunghissimi vocalizzi: "Ho finito adesso".

Il segreto del successo e della longevità.

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Dunque ci sono dei cantanti che reggono ai massimi livelli anche per parecchio tempo. Pensavo che il periodo di "miglior resa" avesse una durata più o meno simile per tutti, invece mi sbagliavo... La Freni la ricordo ancora in vena nella Bohème del centenario, con un Pavarotti che mi sembrò anch'egli di buon livello:

Nella Bohème del centenario Pavarotti è agli sgoccioli, apre molto le vocali, è un po' spento, e va " a memoria", cantandosi addosso. La Freni si difende meglio. Di seguito "un'altro" Pavarotti:


/>http://www.youtube.com/watch?v=ynvzWT9wI1c&feature=related

Questo è il vero Rodolfo ( N.Y. 1977), fresco, luminoso, appassionato. La Scotto invece, nel '77, stridula e oscillante, è inferiore alla Freni del '96.

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Poi ci furono gli "atleti vocali pesanti", artisti di tecnica fondamentalmente sana che finirono per soccombere a causa di impegni gravosissimi. Mario Del Monaco cantò centinaia di volte Otello, col risultato che a metà anni Sessanta (a cinquant'anni e poco più) era quasi irriconoscibile, e certe edizioni Decca come la Cavalleria Rusticana con Varviso fanno davvero male alle orecchie e soprattutto al cuore di chi ha apprezzato il grande Mario dei decenni precedenti.

E' vero, Wittel. Ma il Del Monaco dei primi vent'anni di carriera ('41-60) e soprattutto quello del decennio dal '48 al '58 seppe coniugare, con voce ricchissima, un fraseggio scandito e imperioso e acuti possenti e squillanti a momenti suadenti di virile abbandono, agendo più sulla melodiosità del timbro che su estreme riduzioni della colonna vocale. Le sue mezzevoci, quasi sempre "di petto", sono piene e vibranti ma cariche di intensa dolcezza. Così in questo senzazionale Chenier del '54, in cui già a 0:20 ( "... qual poema...") e poi,altro esempio, a 1:31 nel bel legato di "...veniva una carezza viva...", si percepisce questo viraggio di colore:


/>http://www.youtube.com/watch?v=FUZaAOK6ggg

Come avvenne per Lauri Volpi e per tutti i cantanti forniti di voci voluminose e irradianti, anche Del Monaco figurava meglio dal vivo, nei teatri e nelle arene,dove poteva esibire tutto il suo potenziale vocale, rispetto alla sala di registrazione la quale, oltre a non riprodurre una parte del suo nutrito corredo di armonici, gli vietava il contatto col pubbico, particolarmente elettrizzante per un cantante temperamentale come lui. Del Monaco infatti era uno di quei cantanti che accettavano di buon grado la sfida gladiatoria, quasi fisica,col pubblico, in termini di puro, lampante impatto vocale.

Ne è un esempio questa frase, cantata con piglio estroverso, liberatorio,ma anche con ottima tecnica di sostegno e di immascheramento del suono, dal terzo atto del Ballo in Maschera , tratta da un recita fiorentina del '51:


/>http://www.youtube.com/watch?v=nTi0-m_T8zk

A partire dai primi anni '60 la sua voce si assottigliò e l'emissione divenne via via più faticosa compromettendo l'espressività, specie dei passaggi più lirici. Ritiratosi nel '75 per motivi di salute continuò però a incidere qualche brano fino all'ultima canzone,registrata a poche settimane dalla morte, avvenuta nell''82.


/>http://www.youtube.com/watch?v=2_oWLodWPq8

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Provo a contribuire con una nota "poetica" e generale, non potendo aggiungere nulla a quanto già detto. Trovo che la caducità della voce renda i cantanti e le registrazioni più affascinanti. Come diceva Pinkerton la peculiarità di "essere il proprio strumento" aggiunge una magia unica all'interpretazione, dal vivo sicuramente ma anche qualora risentita a posteriori. Riascoltare in questi giorni la voce della Sutherland per esempio si arricchisce di una potenza di commozione ulteriore. Fellini, nel film "E la nave va", sembra aver voluto mettere proprio questa emozione a conclusione di tutto, quando, dopo il funerale del soprano blandamente ispirato alla Callas, mentre la nave affonda, un ammiratore aspetta la morte riguardando e riascoltando delle registratazioni. D'altronde non so quale altro musicista possa uscire letteralmente sputando sangue da una interpretazione, alla Caruso, oppure direttamente stroncato dall'Urna Fatale!

Se la voce non fosse qualcosa di così personale, e in quanto tale fragile, effimero e irripetibile, non avrebbe tutto il suo fascino!

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Renata Tebaldi fu una soprano celebre e amata dal pubblico. La grana preziosa, diafana e sfumata, delle mezzevoci, l'enfasi sentimentale a tratti irresistibile, sottolineata da portamenti larghi e modulati, e le vigorose e ferme espansioni in acuto, ne fecero una beniamina dei teatri di tutto il mondo.

Cantò per circa trent'anni, dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni '70, ma dal '59-'60 la voce cominciò a indurirsi e anche il colore nella seconda metà della carriera progressivamente si inaridì.

Qui è in una performance scaligera, in Wally, nella serata inaugurale del '53, e si riconoscono tutti i pregi prima descritti:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=UIVgcKNdd1w&feature=related

Da profano non posso che concordare, è un'assoluta meraviglia.

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Piccolo OT: ascoltando altre esecuzioni della Freni mi sono chiesto se c'è in circolazione una "Freni Edition", qualche cofanetto che contenga un po' di sue interpretazioni.

Noto oltretutto che il suo repertorio è amplissimo, si va da Mozart (o da prima?) fino a Puccini, davvero niente male.

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Una delle non molte cose che ci si avvicinano è questa:

5099920625320.jpg

Del resto la Freni, a differenza di altri, non firmò mai un'esclusiva discografica, quindi la sua voce si trova in produzioni Emi, Decca, DG, Sony...

Sennò c'è questo cofanetto con alcune opere complete dal vivo.

0723721310455.jpg

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Grazie Wittels! Mi è venuta voglia di conoscere quest'informazione dopo aver ascoltato questo (e il relativo canale da cui è tratta l'esecuzione, che per quanto ho capito è dedicato a lei):

[media]http://www.youtube.com/watch?v=lpT8F2iwV5o&playnext=1&videos=YFRFP8fdKzc&feature=mfu_in_order

http://www.youtube.c...re=mfu_in_order

Torniamo pure in tema, sono curioso di ascoltare altri confronti a distanza di tempo :)

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[.....] D'altronde non so quale altro musicista possa uscire letteralmente sputando sangue da una interpretazione, alla Caruso,

Enrico Caruso morì appena cinquantenne per un ascesso polmonare (a questo si riferiva Sgubonius, alle ultimissime recite, alle quali, malgado la malattia, non volle rinunciare).La sua scomparsa prematura gli risparmiò però l'umiliazione del declino, anzi si può dire che Caruso morì all'apice dei suoi mezzi vocali. Partito negli ultimi anni dell'Ottocento come tenore lirico, irrobustì via via la voce fino ad acquisire una pienezza e una potenza leggendarie ( si racconta di un suo concerto in America, all'aperto, in uno stadio, senza microfoni) pur mantenendo intatti velluto e morbidezza.

Eccolo nel 1904 nei Pescatori di perle cantare da lirico puro, con voce chiara e alleggerita:

http://www.youtube.com/watch?v=NxhFZK3F81Y

Pochi anni dopo, in questa registrazione da Trovatore, splendida per morbidezza e "legato", si nota un'arricchimento del timbro che acquista suggestive bruniture:


/>http://www.youtube.com/watch?v=6gBkDF0GfGc

Qui,ancora in Verdi, con la Perini la Galli Curci e De Luca, nel quartetto di Rigoletto. L'incisione è del 1917 e , malgrado la straordinaria pienezza e pastosità, la voce resta armoniosa e flessibile:


/>http://www.youtube.com/watch?v=Bp55O332pHo

Eccolo infine,nel settembre 1920, pochi mesi prima della morte, cantare la Juive di Halevy con timbro baritonale e voce possente:


/>http://www.youtube.com/watch?v=ydOLD7uATFw

Come si vede dagli esempi Caruso "maturò" il suo strumento ma non conobbe mai declino.

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Un'altro cantante che, grazie alla tecnica superiore e all'autodisciplina, seppe cantare per oltre quarant'anni ad alti livelli è stato il basso milanese Cesare Siepi

che al genuino colore univa sofficità di emissione, dizione signorile, uguaglianza di registro e notevole estensione.

Queste qualità sono evidenti in questo duetto verdiano inciso nel '54 a fianco di un ottimo Aldo Protti:


/>http://www.youtube.com/watch?v=a5VXS6Xz5T8

Siepi oltre che drammatico, fu anche basso brillante :


/>http://www.youtube.com/watch?v=w1TW_hs0KPE

E si distinse, per il gusto e la misura innati, anche nella romanza "da salotto". Da segnalare , a 0:29, il bellissimo addolcimento

in zona di passaggio.


/>http://www.youtube.com/watch?v=VLTyFvoLbvU

Nel 1985,due anni prima del ritiro dalle scene, Siepi, pur un poco affievolito nell'integrità timbrica,manteneva ancora l'originaria morbidezza e l'inconfondibile, aristocratico accento:


/>http://www.youtube.com/watch?v=NcJ-Ls9XJsg

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Malgrado il bel timbro aureo e solare di lirico puro e l'indulgere, in verità un tantino a buon mercato, al singhiozzo e alla lacrimuccia, Beniamino Gigli è stato uno dei tenori più versatili del '900 e con ogni probabilità quello che ha messo a punto la tecnica di canto più completa, rifinita e ortodossa. In questo senso è stato il più grande tenore del '900.

Sapeva infatti emettere, con nitidezza di timbro, uguaglianza e faciltà di modulazione, senza ripieghi e adattamenti, in tutte le gradazioni di intensità e di colore, sia i suoni di testa che di petto, potendo in tal modo affrontare con appropriatezza un repertorio vasto ed eterogeneo, spaziante dai ruoli di tenore di grazia, a quelli di lirico puro a quelli infine da lirico spinto.

La sua lunga carriera, durata quarant'anni, fu esemplare e significativa fino a metà degli anni '30, per poi ripiegare, via via che venivano meno la duttilità dello strumento e il rigore stilistico, su una maniera sostanzialmente plateale e autoreferenziale.

Ecco da un'incisione del 1925 il Gigli lirico leggero, che imposta quasi tutta l'aria su un delizioso "falsettone rinforzato":


/>http://www.youtube.com/watch?v=jedyU5w62ok&feature=related

Ed eccolo nel '23, in un'aria da lirico puro, alternare le emissioni di testa a quelle di petto:


/>http://www.youtube.com/watch?v=IDUgW6IlZ1M

E' addirittura del 1918 questa "Cielo e mar", dal bellissimo colore vocale:


/>http://www.youtube.com/watch?v=pXE8yupMspo

Ancora da lirico puro nell'aria dall'ultmo atto di Andrea Chenier.Qui , dopo l'attacco dolce e accorato, Gigli trova suoni i pieni e robusti del lirico spinto:


/>http://www.youtube.com/watch?v=ZwCurabwqAQ

A seguire, sempre in una incisione dei suoi anni migliori, l'improvviso dallo Chenier, cantato con lo slancio, il vigore d'accento e lo squillo dell'autentico "lirico spinto":


/>http://www.youtube.com/watch?v=7iaHlvEkFX0

Ci congediamo da Gigli con un'aria pucciniana da "lirico spinto" tratta da un concerto sudamericano del '51.

Dopo quarant'anni di carriera intensa e dispendiosa, rimane il bel colore, ma i fiati sono accorciati, il diaframma non sostiene più la colonna vocale, le note di passaggio in acuto sono aperte e un po' stimbrate, le intensità ridotte a un mezzo-forte costante.

Canterà ancora qualche anno, prima della morte, avvenuta nel novembre '57.

http://www.youtube.com/watch?v=vuJ5N1atXZQ

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Se Caruso fu il più celebre, Pertile il più versatile, Gigli quello tecnicamente più perfetto fra i grandi tenori italiani del '900, un posto a sè spetta a Giacomo Lauri Volpi che più di ogni altro portò in auge il metodo e lo stile del tenore romantico ottocentesco, dal fraseggio nobile e dall'enfasi iperbolica, sia nella fiera scansione del declamato, che nei soavi abbandoni delle mezzevoci, che nelle squillanti espansioni in acuto.

Lauri Volpi perfezionò sia le emissioni di testa che quelle di petto, ottenendo risultati straordinarii in termini di pura fonetica, per la lucentezza, la compattezza, la luminosità e il volume dei suoni prodotti.

Sebbene vi fosse in qualche nota centrale un percepibile tremolio, se anche l'intonazione ogni tanto scivolasse un po' e malgrado potessero apparire eccessivi, quando non leziosi, certi scarti improvvisi fra le possenti note di petto e le aeree, edulcorate mezzevoci di testa, Lauri Volpi rappresentò un "caso vocale" unico e irripetibile. Dotato di estensione sensazionale ( si dice arrivasse al Fa 4 acuto a piena voce) ebbe probabilmente gli acuti più limpidi e risonanti mai registrati, e diede il meglio di sè nel ventennio 1920-40, affrontando un repertorio eterogenneo, comprendente ruoli dal tenore lirico (Puritani,Lucia, Tosca), al lirico spinto (Aida, Gioconda, Chenier) , al drammatico ( Norma,Otello, Fanciulla del West).

Ascoltiamolo, nel '28, nel ruolo neoclassico di Pollione dalla Norma di Bellini. Straordinaria l'uguaglianza di gamma fino al Do acuto (1:06):


/>http://www.youtube.com/watch?v=z-ziYsCsOEU

Ancora in Bellini, quale Arturo dai Puritani, uno dei ruoli a lui più congeniali:


/>http://www.youtube.com/watch?v=SXF-3cJIK-g

E' del '33 questa frammentaria ripresa anche video dall'Arena di Verona di una recita di Ugonotti, dove , tra 2:13 e 2:39, si può ascoltare la più straordinaria modulazione mai incisa da una voce tenorile, dove compaiono emissioni dal falsetto quasi puro in pp a note piene e risonanti

( fino a uno squillantissimo e irradiante Do 4), passando lungo un'ampia gamma di modulazioni intermedie, diverse per composizione e intensità.


/>http://www.youtube.com/watch?v=MeDI-PASTeU

Qui, ancora nei suoi anni migliori, nel 1930, incide forse, come Radames, il più bel duetto del III atto di Aida. La scansione fiera, il luminoso impatto a piena voce dell'ottava superiore uniti a fraseggi morbidi e suadenti, rendono unica la raffigurazione del personaggio verdiano:


/>http://www.youtube.com/watch?v=V5F8QmMPIAc

Ancora nel 1923, in uno dei suoi cavalli di battaglia:


/>http://www.youtube.com/watch?v=xTmuCot-KII

Un'autorevole testimonianza:


/>http://www.youtube.com/watch?v=e6CiIxMXkXw

Cantò ufficialmente fino alla fine degli anni '50 ma , saltuariamente , continuò a cantare finchè visse. Nel '72, a ottant'anni suonati, a Barcellona, lo ascoltiamo in un commovente ma ancora limpidissimo "Nessun dorma":


/>http://www.youtube.com/watch?v=1WjURfDzeys

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Nella rassegna dei grandi tenori italiani del '900 non può mancare Aureliano Pertile, classe 1885, prediletto da Toscanini, che agì sui suoi migliori livelli fino ai

primi anni '30 affrontando un repertorio vastissimo, dal lirico, al verista, al drammatico.

In realtà Pertile , per doti naturali, sarebbe stato un "lirico spinto".

Dotato di un timbro brunito di qualità non eccelsa, con un fondo lievemente chioccio e nasale, e di un settore acuto fermo e risonante, sviluppò un'eccezionale tecnica di emissione per le intensità ridotte, metodo a cui si devono far risalire l'espressività e la varietà stilistica, agogica, dinamica e coloristica del suo canto.

Le sue mezzevoci, lucide e sempre ben sostenute, avevano una flessibilità, una facoltà di modulare intensità e tinte, straordinarie.

Così fu tenore lirico puro, dagli attacchi dolcissimi e suadenti, come in questo Mefistofele del '23:


/>http://www.youtube.com/watch?v=jrsmt6L3vmo

Ancora tenore lirico nella Luisa Miller in una registrazione del '27:


/>http://www.youtube.com/watch?v=A7ogIfG0_Yc

La versatilità di Pertile, ossia la capacità di alternare, con appropriatezza stilistica e vocale, abbandoni lirici e accensioni impetuose, si palesa in quei ruoli "misti", fondamentalmente lirici ma di carattere eoico, come Lohengrin.


/>http://www.youtube.com/watch?v=1vHfWrCQy7k

Oppure Radames, qui nella registrazione dell'opera completa, del '28:


/>http://www.youtube.com/watch?v=WGLJ2fPxyQU

Pertile, specie nel verismo, talora accentuava l'enfasi lamentosa e , d'altra parte, come detto,

il suo strumento, robusto e di non eccelso colore, poteva produrre suoni di dubbia grana.

Ma nel suo canto la tensione era costante, come la capacità di illuminare frasi o anche singole parole,

graduando le intensità, dosando gli accenti, escogitando i colori più adatti.

Nulla era scontato, inerte, banale.

In questo Chenier ad esempio, a 1:08, è notevole il "legato" e la variazione d'accento:


/>http://www.youtube.com/watch?v=AulfILGMEIE

La versatilità di Pertile è confermata da questa incisione del duetto finale dal II° Atto di Otello, cantato con Benvenuto Franci nel '27.

Qui è a tutti gli effetti un tenore drammatico, del tutto idoneo, per scatto e pienezza vocale, a rendere certe frasi del ruolo, tumultuose, incandescenti e martellanti.


/>http://www.youtube.com/watch?v=dP1eK49L9TI

Non posterò nulla del Pertile ultracinquantenne, ormai declinante perchè un po' malfermo e aspro nei suoni, e sempre più in balia

delle maniere veriste nel fraseggio.

Voglio invece ricordarlo ancora al suo apice ( 1925), in un ruolo difficile e mai divenuto popolare, che però il tenore veneto inaugurò e seppe valorizzare al meglio, rivelando tutta la carica e la varietà espressiva del declamato melodico boitiano:


/>http://www.youtube.com/watch?v=BZvEF_khwRg

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  • 9 months later...

Nella mia riscoperta del passato, uso questo topic per ribadire la mia entusiastica scoperta di Giacomo Lauri Volpi. E' un peccato che, nonostante una numerosa discografia, certe opere le abbia registrate per intero un pò troppo tardi, ma, tralasciando il non trascurabile fatto che nella stessa stagione poteva essere Arturo o Otello, lo trovo, sia pure con qualche vezzo di troppo, molto moderno, al contrario di Gigli che nonostante l' indiscussa bravura risulta un pò troppo antico. Altro tenore assai moderno è Pertile ma non m'ha folgorato come Lauri Volpi.

Ho anche sentito molto parlare di un certo Fleta che praticamente ha avuto una carriera ad alto livello anche più breve di quella di Di Stefano :-)

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Come ricorda Celletti, Lauri Volpi era il tenore che Puccini avrebbe voluto per Turandot, ma Toscanini ("Con la supponenza che gli era propria", chiosa malignamente ma veracemente Celletti) impose Fleta, che era in declino.

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Più lo ascolto e più questo Lauri Volpi è una miniera d' oro. Tralascio il fatto che ancora 60 enne cantò dignitosamente con gran squillo e ancora timbro giovanile, un famoso Trovatore con la Callas perchè non voglio star qui troppo a evidenziare la sua longevità artistica ma qualunque sia il repertorio affrontato trovo mezzevoci splendide e una interpretazione mai banale. Come hanno scritto alcuni su youtube, mentre canta sembra sempre tutto facile e come se stesse tenendo una lezione di canto!

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