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47 minuti fa, Conte Caramella dice:

Ciao Madiel, come stai? 

Caro Conte, si tira a campare!

47 minuti fa, Conte Caramella dice:

Manco da un po', lo so, ma ogni tanto m'intrufolo 😉

Piace molto anche a me, specie perchè - vista la sua data di composizione - credo rappresenti ancora una fase "immatura" (si fa per dire) di Raimondi, che nelle "Sinfonie" successive poi sembra accomodarsi più tranquillamente su un filone diciamo "rossiniano". Quella che hai ascoltato è probabile sia una sorta di esercitazione alla scuola di Tritto, del quale egli fu allievo in quegli anni. Personalmente la ritengo più vicina a Cherubini (per non dire altro, quantomeno a livello d'intensità sonora) che a Cimarosa...

Esatto, è quello che ho notato anche io. Si respira un'aria poco italiana, diciamo così.

Confessa.it

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Ogni tanto mi domando cosa sarebbe stato di Raimondi e dei suoi esperimenti se solo fosse finito a Parigi, visto che nel 1836 - alla morte di Antonin Reicha - fece domanda alla sua cattedra di teoria e contrappunto, che non fu presa in considerazione a causa di un ritardo postale. Diciamo che è un personaggio più che interessante.

  • 2 months later...
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Dunque...

Qualche aggiornamento rispetto alla faccenda del cosiddetto "Triplo Oratorio" di Pietro Raimondi, del quale rimando alle prime pagine della presente discussione.

Dopo il fallito tentativo romano per il Giubileo del 2000 e un presunto interessamento dell'Orchestra di Montpellier di cui non ho trovato alcun riferimento, la bella notizia è che un giovane direttore d'orchestra americano l'ha trascritto e ne sta preparando l'edizione critica moderna sulla base dell'enorme partitura autografa del compositore romano, conservata a Santa Cecilia. Perchè se è vero che di ognuno dei tre oratori (Giuseppe, Giacobbe e Putifar) esiste la partitura singola, Raimondi predispose per sè (che dovette coadiuvare l'operato di altri tre direttori d'orchestra per l'esecuzione simultanea) quella con le tre opere "sincronizzate", che ovviamente prevede un organico pazzesco, con folto utilizzo di ottoni e percussioni (quattro corni, quattro trombe e tre tromboni oltre al resto), moltiplicato per tre.

Ho potuto vedere le partiture ed è evidente che per fare tutto ciò Raimondi abbia dovuto fare un lavoro di una precisione matematica immensa: benchè gli oratori in sè superino di poco l'ora di durata, hanno ognuna una sinfonia introduttiva davvero molto ampia (oltre un quarto d'ora) e credo insolita se non unica a metà secolo diciannovesimo in Italia. Limitandomi alle tre sinfonie dunque Raimondi ha completamente "pareggiato" il numero delle battute in ognuna di esse e le tonalità reciproche collidono non creando dunque possibili dissonanze, se non di tipo volutamente espressivo. Il disegno formale è sostanzialmente identico (lenta introduzione e lunghi allegro che spesso si risolvono in ampie e solenni sonorità quasi bruckneriane).

In sè, dunque, non parliamo proprio d'autentici capolavori di inventiva (nelle opere teatrali è sicuramente più felice sotto l'aspetto melodico, vedi "Il Ventaglio") ma sicuramente di "tour de force" notevoli, benchè tutt'oggi non se ne capisca il senso...

  • 3 months later...
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The transcription of Raimondi’s monumental triple oratory was many years in the making. I first read about its existence during the first summer of Covid. Professor Jesse Rosenberg’s important PhD Thesis “The Experimental music of Pietro Raimondi” (New York University, 1996) guided me to the Santa Cecilia conservatory (one of the most important repositories of music manuscripts in Italy) in the summer of 2022, but the archives remained frustratingly closed. Several emails and phone calls later, in the autumn of 2023 I was finally able to gain access to of all the extant materials. These include Raimondi’s original behemoth autograph manuscript (measuring over 2 meters in height), full scores of the three separate oratorios, a piano vocal score of the three combined oratorios, piano vocal scores of the three separate oratorios, and thousands upon thousands of pages of orchestra parts and vocal parts. Once these materials were photographed (all told tens of thousands of photographs were taken), then I began work on transcribing these sources into actual music, using Sibelius. After meeting fellow Raimondi enthusiast, E.C. online, we decided to publish midi files of the music to introduce this incredibly imaginative music to the world. While AI music sounds have come a long way since the days of early electronic music, it is still far from ideal. The ultimate goal is and must be a performance of this music with live musicians. But until that happens, it is our hope that, with a little bit of imagination, listeners can start to form an aural picture of Raimondi’s astonishing and unique artistic undertaking.

(Anthony Barrese Artistic Director - Opera Southwest)

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