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RICHARD WAGNER


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  • 2 months later...
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4 ore fa, Eduard Hanslick dice:

Sto ascoltando Tristan und Isolde da Bologna, mi pare super espressionista, ma Brangane non dovrebbe essere fuori scena nel duettone, porca paletta?

Sarà qualche forma di geniale trovata registica...
(Non l'ho visto)

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La scena del duetto nel II atto si svolge, nella recita bolognese, con Tristan e Isolde arrampicati su un complesso di rami bianchissimi (una specie di chioma d'albero appoggiata sul palcoscenico) al momento del canto di Brangane l'albero ruota e lei è quindi fronte al pubblico (vestita di bianco e ben mimetizzata).

Per quanto può valere, data la mia scarsissima esperienza sull'opera in questione e sull'opera in generale, ho trovato l'esecuzione da parte dei dei cantanti molto piacevole (sorprendente Re Marke - Albert Dohmen), intensa la direzione di Valchua (i tempi non mi sono sembrati veloci, soprattutto nel I atto) e ottima l'orchestra del Comunale, mentre ho trovato l'allestimento e la regia francamente negative: viene tolta ogni azione (pur minima in quest'opera), espressività dei cantanti quasi azzerate tanto che paiono muoversi come pezzi su una scacchiera (fatta eccezione per Isolde - Ann Petersen, che si fa molto apprezzare anche per la prestazione attoriale e per l'ottimo Kurwenal - Martin Gantner nel III atto), la fisicità degli amanti è annullata, le scenografie e costumi poverissimi e "concettuali" (drappi luminescenti che lentissimamente cadono dall'alto a mo' di stalattiti luminose nel I atto, il succitato albero bianco che ruota, con notevole prestazione di ballerini seminudi pitturati integralmente di bianco che si muovono sulla struttura dell'albero, sonoramente scricchiolante, nel II atto, sfondo verticale bucherellato con inserti di tubi e cannule trasparenti che appaiono e scompaiono senza apparente motivo nel III atto).

Il finale di Isolde è da brividi. 

Applausi per tutti, massima ovazione per Valchua.

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50 minuti fa, rebus dice:

Insomma le solite regie bolognesi degli ultimi anni.. io ci vado domani, ma questo tipo di allestimenti mi fa passare la voglia di fare l'abbonamento! Però la musica dal vivo è sempre emozionante.

non saprei, regia e scenografia sono rispettivamente di tedeschi dell'est (lo scenografo è uno scultore-pittore), la coproduzione è del teatro La Monnaie di Bruxelles, i costumi (spesso imbarazzanti, es. Re Marke) sono di un polacco. La scenografia e l'interpretazione registica mi hanno ricordato la brutta arte minimalista contemporanea visiva (povera in tutto: esecuzione, materiali e concetti) tipica di alcuni artisti provenienti dalle accademie del nord europeo continentale (specialmente belghe e olandesi).

In ogni caso le esecuzioni musicali sono di alto livello, ho letto in giro tra le migliori, ed è veramente molto emozionante l'opera dal vivo, sono molto felice di esserci stato e penso sia francamente un privilegio avere visto un Tristan così ben cantato.

Chissà forse un giorno farò anche io l'abbonamento, per ora di sicuro vorrò vedere a luglio il doppio Schonberg - La mano felice / Bartok - Il castello del Principe Barbablù, opere che ancora non conosco, ma sono molto curioso.

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Adesso, [Cris] dice:

non saprei, regia e scenografia sono rispettivamente di tedeschi dell'est (lo scenografo è uno scultore-pittore), la coproduzione è del teatro La Monnaie di Bruxelles,

Tutto perfettamente coerente. La Monnaie è stato un posto dove, a partire dagli anni Ottanta, scenicamente è nato di tutto, sotto l'egida del nefasto Gerard Mortier. Ribadisco: non ho visto questo spettacolo neanche in foto, quindi non posso dire altro.

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6 ore fa, [Cris] dice:

non saprei, regia e scenografia sono rispettivamente di tedeschi dell'est (lo scenografo è uno scultore-pittore), la coproduzione è del teatro La Monnaie di Bruxelles, i costumi (spesso imbarazzanti, es. Re Marke) sono di un polacco. La scenografia e l'interpretazione registica mi hanno ricordato la brutta arte minimalista contemporanea visiva (povera in tutto: esecuzione, materiali e concetti) tipica di alcuni artisti provenienti dalle accademie del nord europeo continentale (specialmente belghe e olandesi).

In ogni caso le esecuzioni musicali sono di alto livello, ho letto in giro tra le migliori, ed è veramente molto emozionante l'opera dal vivo, sono molto felice di esserci stato e penso sia francamente un privilegio avere visto un Tristan così ben cantato.

Chissà forse un giorno farò anche io l'abbonamento, per ora di sicuro vorrò vedere a luglio il doppio Schonberg - La mano felice / Bartok - Il castello del Principe Barbablù, opere che ancora non conosco, ma sono molto curioso.

Bellissima opera. Sarei curioso di sapere come viene risolta in teatro dato che è molto statica. Forse oggi è più semplice, con videoproiettori e cose del genere.

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3 ore fa, [Cris] dice:

Una per me splendida spiegazione del Tristanakkord da parte del M° Pappano.

Mi/Vi chiedo quali siano le composizioni dove Chopin, Beethoven e Bach abbiano usato qualcosa di simile al Tristanakkord come dice Pappano

Secondo wikipedia, che cita la fonte, è presente ad esempio nella Sonata n. 18 di Beethoven:

jlmna5vh.png

E poi in varie composizioni di Chopin: Sonata op. 4, Preludio op. 28 n.2, Mazurca op. 68 n. 4.

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  • 1 month later...

Comunque mi sono ufficialmente innamorato di Tristan und Isolde. Ieri sera mi sono guardato la versione dell'Opera di Roma che c'è su RaiPlay (sebbene non sia un granché, direi: i cantanti mi sono parsi molto meglio nell'edizione bolognese, la regia vabbè) e niente, sul Liebestod proprio non ce la faccio a non piangere.

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  • 2 months later...
On 20/11/2010 at 21:07, Guest Kowalski dice:

Prendere alla leggera il violento antisemitismo in Wagner, ridurlo a trascurabile "difetto", addirittura non interessarsene minimamente, cercare di giustificarlo come "moda del tempo", o in qualche modo scinderlo dalla sua opera musicale, è quanto di più errato e fuorviante si possa fare ed è atteggiamento che ovviamente tendono a compiere certi wagneriani incalliti, non sapendo (o non volendo sapere) che lo stesso Wagner considerava la sua opera un "unicum" inseparabile formato da valori estetici, sociali, culturali, artistici e politici. Quindi, se c'è un compositore da cui nulla può essere sottratto, questi è proprio Wagner. Si può riconoscere l'immenso valore artistico di un autore come Wagner, nei cui pentagrammi aleggiano però echi inquietanti, le cui partiture sono ammantate di antisemitismo. D'altronde, due grandi critici come Robert Gutman e Mario Bortolotto nei loro rispettivi saggi su Wagner lo spiegano certamente meglio di me (Gutman, se ben ricordo, parla di "elementi protonazisti").

 

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On 20/11/2010 at 21:12, Madiel dice:

 

concordo, non è disdicevole parlarne dato che insisteva di continuo per una soluzione al problema ebraico in Europa, terminologia poi raccolta in un secondo tempo. Per altro, faccio notare che nel post iniziale si chiedeva esplicitamente di questo aspetto della sua arte.

 

Riguardo ai suoi rapporti con ebrei, è stato ricordato Levi, ma Wagner aveva estimatori anche in scrittori di talento come Catulle Mendés (che poi lo ripudiò per le sue sparate antisemite e antifrancesi). Ci sono anche altri ebrei della sua cerchia che lo frequentavano, e spesso poco sopportati, però va sottolineato che Wagner li tollerava solo se erano ricchi (e dunque gente cui spillare soldi o potevano tornar utili alla causa) oppure se lo adulavano. Insomma, per quanto la si voglia rigirare, la personalità di Wagner è difficile da considerare positivamente. E se l'arte implica responsabilità morali latenti, come qualcuno vuole (anzi come il wagnerismo vuole), è giusto trattare il tema.

Io non trovo antisemitismo nell'arte di Wagner. Il suo scritto "Il giudaesimo nella musica" è abominevole. L' antisemitismo non può avere cittadinanza in un mondo civile, ma in passato l'ha avuta eccome! A Roma c'è il Ghetto ebraico, oggi un quartiere carinissimo; in passato, istituito dal Papa Paolo IV fu un serraglio  indecente allagato tutto l'inverno dal Tevere . Sorvolo sui dettagli facilmente reperibili online o da innumerevoli testi. Saltiamo nella Francia anticlericale di Voltaire padre dell' Illuminismo; Voltaire era assolutamente antisemita e diceva che gli ebrei che si ritengono il popolo eletto da Dio sono in realtà il più miserevole, la feccia. Andando avanti troviamo Proudon, Thomas Eliot, Ezra Pound; tutti antisemiti, quindi non solo Wagner. Gli scritti di quest'ultimo fanno ribrezzo, va però ricordato che nella prassi era molto aperto verso gli ebrei, molti dei quali, artisti e non , erano suoi amici e che quando a Bayreuth sorse un movimento che si definiva antisemita (questo termine era fresco di conio allora), Wagner ne prese le distanze. Inoltre prima e soprattutto dopo la sua infatuazione per Bismark, Wagner fu tenacemente antibismarkiano, pensava che questi racchiudesse le peggiori qualità dei tedeschi e che la sua Germania fosse troppo aggressiva: si lamentava che invece di trovare vie diplomatiche e pacifiche con i popoli confinanti era sempre pronta a ricorrere alla potenza militare, (notizie reperibili nella bellissima biografia di Wagner, tutt'altro che un' agiografia, del Martin Gregor Dellin). Siamo sicuri che sarebbe stato contento del III Reich? E  veniamo alla sua arte. La parola "Juden" non compare in nessun dramma, nè nel testo definitivo, nè negli abbozzi preparatori; nessun personaggio si pone come "ebreo", nè viene identificato come tale nel corso dell' opera; non c'è nessuna battuta a sfondo antisemita. E Allora? Si replica però che Mime, Alberich (??) e Beckmesser corrispondono alla caricatura degli ebrei che Wagner fa nel suo orrendo opuscolo. ma questa obiezione ha molti punti deboli. Innanzi tutto se per decriptare il contenuto antisemita di alcune opere c'è bisogno di un testo esterno, evidentemente l'opera in sè non è portatrice di questo significato, oppure lo contiene in forma così criptica da risultare fatalmente inefficace perchè non viene colto; altro che contenuto portante! Questo metodo inoltre Wagner non lo approverebbe: lui diceva che lo spettatore non deve completare con la riflessione, con la fantasia o con elementi esterni il contenuto delle sue opere. Tutto quello che c'è da sapere è chiaramente, secondo lui, rappresentato in scena. Una pretesa eccessiva che però fa capire che per Wagner ogni sua opera era comprensibile e interpretabile per quello che si vede in scena, almeno nel suo significato essenziale ( lui riteneva fondamentale essere compreso!) e la polemica antisemita è tutt'altro che deducibile dal testo e dalla trama. Se poi insistiamo a leggere l"Anello in questa chiave, vediamo che semplicemente non funziona; si arriva al paradosso che per eliminare la maledizione non devono morire gli ebrei (Alberich non lo vediamo morire e la morte di Mime non indebolisce per nulla la maledizione); la maledizione si sconfigge con la morte degli ariani Sigfrido, Brunilde e soprattutto di Wotan.Quest'ultimo è più colpevole di Alberich; Alberich gli dice nell' Oro del Reno, in malafede, ma giustamente, "se io pecco , pecco liberamente contro me stesso, ma se pecchi tu , che sei il dio supremo, pecchi contro tutto ciò che è, che è stato e che sarà!" E' Wotan che amplifica a livello cosmico la colpa di Alberich, è sempre lui ad aver profanato il frassino sacro, con tutta la valenza simbolica che ciò comporta, ed è per questo che il dio, per permettere una rigenerazione purificata del mondo, condanna sè e tutto il suo universo al crepuscolo. Dal punto di vista antisemita è inconcepibile. Abbiamo infine una testimonianza dello stesso Wagner che una sera, con sua moglie Cosima, si dilettò a interpretare il suo Anello in chiave razziale in base alle teorie del francese Gobineau; gli dei sarebbero paragonabili ai bianchi ariani (nessuna sorpresa); i giganti, la forza lavoro ai neri (nessuna sorpresa) e i nibelunghi? Sorpresa! Per Wagner i nibelunghi sono paragonabili ai gialli! E senza entrare nel dettaglio del pensiero di Gobineau, diciamo soltanto che i gialli non sono affatto gli ebrei! Gobineau era razzista, ma per nulla antisemita.

Beckmesser è vero che Wagner per un certo tempo pensò di chiamarlo Hans Lich per beffarsi del suo tenace critico ebreo Hanslick, ma poi non lo fece non certo per cautela o per essere "politicamente corretto", (Wagner purtroppo non ne fu mai capace come testimonia la seconda ristampa da lui voluta dopo 19 anni del suo pamphlet contro gli ebrei!) Semplicemente era tornato all'origine. Wagner ideò I Maestri Cantori nell'estate del 1845 a partire proprio dalla scena del II atto in cui  Hans Sachs ridicolizza il povero Beckmesser. Questo personaggio perciò, nelle sue linee essenziali, nasce molto prima della polemica Wagner-Hanslick: all' epoca non solo non si conoscevano personalmente, ma Hanslick in quel tempo era ancora un estimatore di Wagner! Il loro dissidio è molto posteriore alla creazione di Beckmesser che peraltro non è per nulla un alieno tra i maestri cantori; è stimato al punto che Pogner è anche disposto a mettere una buona parola con sua figlia Eva affinchè lo accetti come sposo. I Maestri Cantori non risparmiano ironia sulla pedanteria connaturata al  popolo tedesco e infieriscono su Beckmesser che oltre a essere  pedante come tutti è l'unico burocrate fra tanti bravi artigiani. Cosa c'è di più ottuso di un burocrate tedesco? Lui è burocrate anche nell'arte e nelle regole non vede l'aspetto creativo, ma solo quello inibitorio (in questo superficialmente simile ad Hanslick, che per altro era tutt'altro che ottuso, ma brillante e sagace).Detto per inciso, un ebreo nella Norimberga del 1500 difficilmente poteva essere scrivano comunale ed ancor meno far parte dei maestri cantori! Vero è che le sue stornellate sembrano davvero essere la storpiatura di melodie da sinagoga, ma 5 ore di musica non possono essere ridotte a un paio di stornellate. Beckmesser fa una figura barbina come tutti i pedanti delle commedie teatrali; Sachs nel finale dice "La canzone è bella, è l'amico Beckmesser che l'ha storpiata". Nella parola "amico" c'è sicuramente ironia e una buona dose di rimprovero verso Beckmesser, ma sicuramente non c'è odio; poi visto che si va a cercare il pelo nell' uovo, diciamo pure allora che i maestri cantori, ce lo dicono Eva e Maddalena nel I atto, hanno raffigurato sul loro stendardo Re Davide che suona la cetra,  che non è esattamente un simbolo antisemita. Ma infine un "dettaglio" è risolutivo, se solo si badasse all' opera di Wagner più che alle illustri critiche di Adorno, Bortolotto, Nattiez etc. Beckmesser è un tedesco di confessione luterana! Aspira infatti alla mano di Eva Pogner e noi incontriamo questa ragazza proprio all'inizio del I atto in una chiesa dove sta terminando una celebrazione sacra; anche se lei è più intenta a flirtare che alla celebrazione, se ne deduce chiaramente che è una ragazza cristiana di confessione luterana. Dal momento che, come abbiamo visto, neanche il padre di Eva ha nulla da ridire sull'eventuale matrimonio con Beckmesser, possiamo ancora dedurne che questi sia ebreo? Si chiama Sixtus Beckmesser (non Hans Lich, bisognerà pur farsene una ragione!), fa un lavoro tedesco (scrivano comunale), ha un "hobby" tedesco (maestro cantore), di confessione luterana...mi pare che le evidenze testuali siano univoche e che vedere nei Maestri Cantori un odio feroce antisemita sia una sciocchezza colossale, anche al netto dell'uso fattone da Hitler.

Che dire allora del Mercante di Venezia di Shakespeare in cui il personaggio negativo è dichiaratamente un ebreo senza esserlo sotto "mentite spoglie"? Non c'è più antisemitismo qui che in tutta l'opera di Wagner dove ebrei dichiarati non ve ne sono? E che dire dei bellissimi storici film western americani dove il cowboy forte, coraggioso e soprattutto bianco spara senza tanti complimenti agli infidi "musi rossi"? Nessuno si scandalizza, nessuno li vieta, il tutto declassato a folklore...eppure il messaggio neanche troppo criptato a favore del suprematismo bianco è palese! Che dire della disumanizzazione dei nativi americani ridotti a orde urlanti che, chissà perchè, si divertono ad assaltare le carovane dei bianchi devoti e timorati di Dio? I film sono belli, ma vi domina un razzismo militante e ributtante! No, noi però ci scandalizziamo delle smorfie di Mime e di Beckmesser!

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On 29/5/2020 at 22:54, PietroR dice:

Io non trovo antisemitismo nell'arte di Wagner. Il suo scritto "Il giudaesimo nella musica" è abominevole. L' antisemitismo non può avere cittadinanza in un mondo civile, ma in passato l'ha avuta eccome! A Roma c'è il Ghetto ebraico, oggi un quartiere carinissimo; in passato, istituito dal Papa Paolo IV fu un serraglio  indecente allagato tutto l'inverno dal Tevere . Sorvolo sui dettagli facilmente reperibili online o da innumerevoli testi. Saltiamo nella Francia anticlericale di Voltaire padre dell' Illuminismo; Volteire era assolutamente antisemita e diceva che gli ebrei che si ritengono il popolo eletto da Dio sono in realtà il più miserevole, la feccia. Andando avanti troviamo Proudon, Thomas Eliot, Ezra Pound; tutti antisemiti, quindi non solo Wagner. Gli scritti di quest'ultimo fanno ribrezzo, va però ricordato che nella prassi era molto aperto verso gli ebrei, molti dei quali, artisti e non , erano suoi amici e che quando a Bayreuth sorse un movimento che si definiva antisemita (questo termine era fresco di conio allora), Wagner ne prese le distanze. Inoltre prima e soprattutto dopo la sua infatuazione per Bismark, Wagner fu tenacemente antibismarkiano, pensava che questi racchiudesse le peggiori qualità dei tedeschi e che la sua Germania fosse troppo aggressiva: si lamentava che invece di trovare vie diplomatiche e pacifiche con i popoli confinanti era sempre pronta a ricorrere alla potenza militare, (notizie reperibili nella bellissima biografia di Wagner, tutt'altro che un' agiografia, del Martin Gregor Dellin). Siamo sicuri che sarebbe stato ccntento del III Reich? E  veniamo alla sua arte. La parola "Juden" non compare in nessun dramma, nè nel testo definitivo, nè negli abbozzi preparatori; nessun personaggio si pone come "ebreo", nè viene identificato come tale nel corso dell' opera; non c'è nessuna battuta a sfondo antisemita. E Allora? Si replica però che Mime, Alberich (??) e Beckmesser corrispondono alla caricatura degli ebrei che Wagner fa nel suo orrendo opuscolo. ma questa obiezione ha molti punti deboli. Innanzi tutto se per decriptare il contenuto antisemita di alcune opere c'è bisogno di un testo esterno, evidentemente l'opera in sè non è portatrice di questo significato, oppure lo contiene in forma così criptica da risultare fatalmente inefficace perchè non viene colto; altro che contenuto portante! Questo metodo inoltre Wagner non lo approverebbe: lui diceva che lo spettatore non deve completare con la riflessione, con la fantasia o con elementi esterni il contenuto delle sue opere. Tutto quello che c'è da sapere è chiaramente, secondo lui, rappresentato in scena. Una pretesa eccessiva che però fa capire che per Wagner ogni sua opera era comprensibile e interpretabile per quello che si vede in scena, almeno nel suo significato essenziale ( lui riteneva fondamentale essere compreso!) e la polemica antisemita è tutt'altro che deducibile dal testo e dalla trama. Se poi insistiamo a leggere l"Anello in questa chiave, vediamo che semplicemente non funziona; si arriva al paradosso che per eliminare la maledizione non devono morire gli ebrei (Alberich non lo vediamo morire e la morte di Mime non indebolisce per nulla la maledizione); la maledizione si sconfigge con la morte degli ariani Sigfrido, Brunilde e soprattutto di Wotan.Quest'ultimo è più colpevole di Alberich; Alberich gli dice nell' Oro del Reno, in malafede, ma giustamente, "se io pecco , pecco liberamente contro me stesso, ma se pecchi tu , che sei il dio supremo, pecchi contro tutto ciò che è, che è stato e che sarà!" E' Wotan che amplifica a livello cosmico la colpa di Alberich, è sempre lui ad aver profanato il frassino sacro, con tutta la valenza simbolica che ciò comporta, ed è per questo che il dio, per permettere una rigenerazione purificata del mondo, condanna sè e tutto il suo universo al crepuscolo. Da punto di vista antisemita è inconcepibile. Abbiamo infine una testimonianza dello stesso Wagner che una sera, con sua moglie Cosima, si dilettò a interpretare il suo Anello in chiave razziale in base alle teorie del francese Gobineau; gli dei sarebbero paragonabili ai bianchi ariani (nessuna sorpresa); i giganti, la forza lavoro ai neri (nessuna sorpresa) e i nibelunghi? Sorpresa! Per Wagner i nibelunghi sono paragonabili ai gialli! E senza entrare nel dettaglio del pensiero di Gobineau, diciamo soltanto che i gialli non sono affatto gli ebrei! Gobineau era razzista, ma per nulla antisemita.

Beckmesser è vero che Wagner per un certo tempo pensò di chiamarlo Hans Lich per beffarsi del suo tenace critico ebreo Hanslick, ma poi non lo fece non certo per cautela o per essere "politicamente corretto", (Wagner purtroppo non ne fu mai capace come testimonia la seconda ristampa da lui voluta dopo 19 anni del suo pamphlet contro gli ebrei!) Semplicemente era tornato all'origine. Wagner ideò I Maestri Cantori nell'estate del 1845 a partire proprio dalla scena del II atto in cui  Hans Sachs ridicolizza il povero Beckmesser. Questo personaggio perciò, nelle sue linee essenziali, nasce molto prima della polemica Wagner-Hanslick: all' epoca non solo non si conoscevano personalmente, ma Hanslick in quel tempo era ancora un estimatore di Wagner! Il loro dissidio è molto posteriore alla creazione di Beckmesser che peraltro non è per nulla un alieno tra i maestri cantori; è stimato al punto che Pogner è anche disposto a mettere una buona parola con sua figlia Eva affinchè lo accetti come sposo. I Maestri Cantori non risparmiano ironia sulla pedanteria connaturata al  popolo tedesco e infieriscono su Beckmesser che oltre a essere  pedante come tutti è l'unico burocrate fra tanti bravi artigiani. Cosa c'è di più ottuso di un burocrate tedesco? Lui è burocrate anche nell'arte e nelle regole non vede l'aspetto creativo, ma solo quello inibitorio (in questo superficialmente simile ad Hanslick, che per altro era tutt'altro che ottuso, ma brillante e sagace).Detto per inciso, un ebreo nella Norimberga del 1500 difficilmente poteva essere scrivano comunale ed ancor meno far parte dei maestri cantori! Vero è che le sue stornellate sembrano davvero essere la storpiatura di melodie da sinagoga, ma 5 ore di musica non possono essere ridotte a un paio di stornellate. Beckmesser fa una figura barbina come tutti i pedanti delle commedie teatrali; Sachs nel finale dice "La canzone è bella, è l'amico Beckmesser che l'ha storpiata". Nella parola "amico" c'è sicuramente ironia e una buona dose di rimprovero verso Beckmesser, ma sicuramente nonc'è odio; poi visto che si va a cercare il pelo nell' uovo, diciamo pure allora che i maestri cantori hanno raffigurato sul loro stendardo Re Davide che suona l'arpa,  che non è esattamente un simbolo antisemita.

Che dire allora del Mercante di Venezia di Shakespeare in cui il personaggio negativo è dichiaratamente un ebreo senza esserlo sotto "mentite spoglie"? Non c'è più antisemitismo qui che in tutta l'opera di Wagner dove ebrei dichiarati non ve ne sono? E che dire dei bellissimi storici film western americani dove il cowboy forte, coraggioso e soprattutto bianco spara senza tanti complimenti agli infidi "musi rossi"? Nessuno si scandalizza, nessuno li vieta, il tutto declassato a folklore...eppure il messaggio neanche troppo criptato a favore del suprematismo bianco è palese! Che dire della disumanizzazione dei nativi americani ridotti a orde urlanti che, chissà perchè, si divertono ad assaltare le carovane dei bianchi devoti e timorati di Dio? I film sono belli, ma vi domina un razzismo militante e ributtante! No, noi però ci scandalizziamo delle smorfie di Mime e di Beckmesser!

Fatica sprecata, chi mal sopporta Wagner riesce in ogni modo a rigirare il discorso per condannarlo (generalmente per le sue idee extra musicali, che giusto a quelle ci si può aggrappare).

P.S. Benvenuto!

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  • 6 months later...

quando hai dormito max 3 h la mattina (causa guardia assurda, forse @Pinkerton ne sa qualcosa), sei stordito e intorpidito, non riesci a riaddormentarti, hai solo voglia di stordirti e intorpidirti ancora di più, allora sai che il buon riccardino verrà in tuo soccorso con 4 h di parsifal (bayreuth / knappertsbusch, 1951). divano, coperte, parsifal, famiglia, qualche bicchiere di vino, panettone: questo sarà il mio pomeriggio. i wagneriani seri forse me lo perdoneranno.

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19 minuti fa, Yeats dice:

quando hai dormito max 3 h la mattina (causa guardia assurda, forse @Pinkerton ne sa qualcosa), sei stordito e intorpidito, non riesci a riaddormentarti, hai solo voglia di stordirti e intorpidirti ancora di più, allora sai che il buon riccardino verrà in tuo soccorso con 4 h di parsifal (bayreuth / knappertsbusch, 1951). divano, coperte, parsifal, famiglia, qualche bicchiere di vino, panettone: questo sarà il mio pomeriggio. i wagneriani seri forse me lo perdoneranno.

I wagneriani seri non so, io di certo sì.

Ti stimo molto.

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2 ore fa, Yeats dice:

quando hai dormito max 3 h la mattina (causa guardia assurda, forse @Pinkerton ne sa qualcosa), sei stordito e intorpidito, non riesci a riaddormentarti, hai solo voglia di stordirti e intorpidirti ancora di più, allora sai che il buon riccardino verrà in tuo soccorso con 4 h di parsifal (bayreuth / knappertsbusch, 1951). divano, coperte, parsifal, famiglia, qualche bicchiere di vino, panettone: questo sarà il mio pomeriggio. i wagneriani seri forse me lo perdoneranno.

Per me non ci sono problemi, l'importante è che non mangi il Pandoro!

pozzetto.png

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