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LA MUSICA MINIMALISTA


composer

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Ho letto, su questo forum, molta diffidenza se non ostilità nei confronti dei compositori minimalisti.

E' in parte comprensibile: uno schema molto diverso da ciò a cui siamo abituati; la musica occidentale si fonda, chi più chi meno, sullo sviluppo e sulla variazione di idee in divenire. Sembrerebbe imprescindibile dal concetto di composizione che un "qualcosa" divenga, nel tempo, altro da "quello che è"

La musica minimalista sviluppa molto lentamente delle cellule che si ripetono, per cui questo divenire a cui siamo abituati è molto meno percepibile.

Anche io le prime volte che la ascoltavo ero perplesso, poi poco per volta sono entrato in questo nuovo ordine di idee. E' una novità linguistica che secondo me va compresa poco per volta, esattamente come poco per volta va compresa la dodecafonia, che all'inizio sicuramente provoca turbamento....

Normalmente il minimalismo è associato a qualcosa di "commerciale" dato l'abuso che se ne è fatto...

compositori come

LA MONTE-YOUNG

TERRY RILEY

STEVE REICH

MORTON FELDMAN

e anche PHILIP GLASS agli esordi [e a me sinceramente piace anche quello attuale, meno radicale]

scrivono cose "teoreticamente" molto elaborate che però agiscono su un altro piano linguistico.

Mi piacerebbe parlarne :smile_anim:

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Ecco, ci voleva un thread ad hoc.

Però Feldman non è che sia proprio minimalista, anzi non c'entra niente. Ha avuto un periodo minimalista? Non sapevo. Le robe sue che conosco vanno in direzione completamente opposta. A Madiel non piace, a me invece sì, "preso" nel modo giusto.

Oltretutto c'è pure la moda di dire "Glass è pessimo, invece Reich era un figo diddìo". A me non piace né l'uno né l'altro.

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Ecco, ci voleva un thread ad hoc.

Però Feldman non è che sia proprio minimalista, anzi non c'entra niente. Ha avuto un periodo minimalista? Non sapevo. Le robe sue che conosco vanno in direzione completamente opposta. A Madiel non piace, a me invece sì, "preso" nel modo giusto.

Oltretutto c'è pure la moda di dire "Glass è pessimo, invece Reich era un figo diddìo". A me non piace né l'uno né l'altro.

qui tocca tirare fuori quel cd che comprasti a 2 euro :lol:

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Feldman è un minimalista in senso lato...

ti faccio l'esempio del trio con pianoforte...

la stessa cellula viene ripetuta per 70 minuti circa ininterrotti, ogni volta con minime variazioni.... [obiettivamente troppo anche per me che sono molto tollerante al minimalismo :laughingsmiley: ]

Credo che Feldman utilizzi questo procedimento più per creare "distese di colore timbrico"

diciamo che non usa gli ensemble tipici degli altri e che li caratterizzano e questo lo rende diverso

poi ci sono lavori come Rothko Chappel (un vero capolavoro secondo me) e altri lavori cameristici che sono meno estremi

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Feldman è un minimalista in senso lato...

ti faccio l'esempio del trio con pianoforte...

la stessa cellula viene ripetuta per 70 minuti circa ininterrotti, ogni volta con minime variazioni.... [obiettivamente troppo anche per me che sono molto tollerante al minimalismo :laughingsmiley: ]

Credo che Feldman utilizzi questo procedimento più per creare "distese di colore timbrico"

diciamo che non usa gli ensemble tipici degli altri e che li caratterizzano e questo lo rende diverso

poi ci sono lavori come Rothko Chappel (un vero capolavoro secondo me) e altri lavori cameristici che sono meno estremi

Certo, in senso lato sì.

In senso lato (non picchiatemi) pure il Ligeti di Lontano e Atmospheres è un po' "minimalista". E provate a dire di no! :laughingsmiley:

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Certo, in senso lato sì.

In senso lato (non picchiatemi) pure il Ligeti di Lontano e Atmospheres è un po' "minimalista". E provate a dire di no! :laughingsmiley:

beh Ligeti è più "minimalista" negli studi per pianoforte, lì sì che prende delle cellule che reitera... in Lontano Athmosphères &co. Crea delle masse di suono con micro - variazioni interne (a differenza di Penderecki che in vece "deve dipingere la parete grande e usa il pennello grande"). Però queste variazioni nella massa sonora non sono secondo me configurabili come "pattern".

Non dimentichiamoci che Ligeti per gli studi tiene molto presente la musica per pianoforte meccanico di Nancarrow

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Ecco, ci voleva un thread ad hoc.

come no... :shiftyeyes_anim:

Però Feldman non è che sia proprio minimalista, anzi non c'entra niente.

sostanzialmente lo era, però faceva un tutt'uno con certe teorie cageane sulla musica da tappezzeria (penso a loro volta derivate da Satie). Tutto sommato anche se poi si è discostato un poco dagli esordi pseudo minimal, c'è sempre una ripetizione continua e sottoposta a minime variazioni di una cellula (o più cellule) di base.

Ha avuto un periodo minimalista? Non sapevo. Le robe sue che conosco vanno in direzione completamente opposta. A Madiel non piace, a me invece sì, "preso" nel modo giusto.

Oltretutto c'è pure la moda di dire "Glass è pessimo, invece Reich era un figo diddìo". A me non piace né l'uno né l'altro.

concordo sull'ultima affermazione :D Tantissimo sopravalutati e sostanzialmente dei reazionari, come direbbe Carter. Il minimalismo, che ne dicano i fanS, è una involuzione della musica.

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Certi brani orchestrali di Adams, mi piacciono. Per esempio questo:

harmonielehre.jpg

Ma anche questo:

406bc060ada03af4cf1a9110.L.jpg

Questo invece è da suicidio, orrendo (penso che Glass sia il "peggiore" tra i minimalisti):

41C-5eypXlL._SS500_.jpg

Ma un'opera minimalista come sarà? La vedo nera...

51k1R5vvO3L._SL500_AA280_.jpg

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Certi brani orchestrali di Adams, mi piacciono.

E' un autore che io apprezzo moltissimo. Ritengo alcune sue opere (Shaker Loops, Concerto per violino e diverse altre) dei capolavori assoluti del secondo 900.

Ma un'opera minimalista come sarà? La vedo nera...

Puoi fartene un'idea molto facilmente perché su youtube c'è sia The death of Klinghoffer che Nixon in China. La prima secondo me è davvero molto bella e la versione di impianto cinematografico che è visibile sul tubo ha una notevolissima forza drammatica e filmica.

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Adams, dopo gli esordi, ha abbandonato il minimalismo "duro e puro".

Nixon in China mi dicono sia decisamente coinvolgente (è famosa l'edizione della Nonesuch, su jpc puoi sentire degli estratti (prova l'aria virtuosistica della moglie di Mao).

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Certo, in senso lato sì.

In senso lato (non picchiatemi) pure il Ligeti di Lontano e Atmospheres è un po' "minimalista". E provate a dire di no! :laughingsmiley:

No. Se per minimalista intendiamo non la ripetitività ma l'utilizzo di materiali "minimi", Lontano e Atmospheres non hanno niente a che vedere con quella scuola.

Ma anche riguardo alla ripetitività, quei pezzi di Ligeti non hanno caratteristiche che si possono assimilare al minimalismo, perché il timbro è complesso, perché non c'è un uso stratificato della strumentazione, ecc.

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Anche io le prime volte che la ascoltavo ero perplesso, poi poco per volta sono entrato in questo nuovo ordine di idee. E' una novità linguistica che secondo me va compresa poco per volta, esattamente come poco per volta va compresa la dodecafonia, che all'inizio sicuramente provoca turbamento....

Normalmente il minimalismo è associato a qualcosa di "commerciale" dato l'abuso che se ne è fatto...

compositori come

LA MONTE-YOUNG

TERRY RILEY

STEVE REICH

MORTON FELDMAN

e anche PHILIP GLASS agli esordi [e a me sinceramente piace anche quello attuale, meno radicale]

scrivono cose "teoreticamente" molto elaborate che però agiscono su un altro piano linguistico.

Il minimalismo come dici tu è una corrente sperimentale nata a metà degli anni sessanta e come tale è musica radicale.

Ha prodotto opere notevolissime soprattutto nel suo caposcuola (Reich), ispirandosi come già Cage alle filosofie orientali.

Fatta questa premessa, non resta da notare che è una musica "vecchia" di '50 anni, quanto la musica seriale, la musica aleatoria ecc.

Questo per dire che oggi il minimalismo non ha più senso di esistere e quella specie di parodia che ne fanno autori come Glass, Andriessen e John Adams, non ha niente a che vedere con la intuizione e la freschezza e la sperimentazione dei primi pezzi e suona terribilmente noiosa. Detto questo w il minimalismo (quello vero).

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Guest Fede_Rinhos

Oltretutto c'è pure la moda di dire "Glass è pessimo, invece Reich era un figo diddìo". A me non piace né l'uno né l'altro.

io seguo questa moda :D

no, scherzi a parte, io ho sempre messo Reich su un piano infinitamente superiore (vedi la mia firma) a Glass, per un semplice motivo. Reich ammette testualmente "Glass fa musica ripetitiva. Io faccio musica che si ripete". Cosa vuol dire? vuol dire che la musica di Glass, basata su brevi incisi ripetuti una masnada di volte dànno l'impressione di un "disco che si incanta", rompendo quindi la fluidità del discorso. Basta ascoltare il concerto per violino (che non è neanche tra le sue opere piu' terribili), la orrida Fantasia per 2 timpanisti e orchestra :cat_sick: per rendersene conto. Invece la musica di Reich, basata perlopiu' sulle "pulses", ovvero pulsazioni, risulta, paradossalmente, statica e fluida insieme, anche se il movimento è molto lento, ma almeno non frammentato come in Glass. E quando Reich, invece, fa un po' il Glass (vedi pezzi come Violin Phase, Electric Guitar Phase etc.) lui rende almeno piu' interessante il discorso con la cosiddetta tecnica del "phasing", ovvero la progressiva e lenta sfasatura di due strumenti che suonano la stessa cosa a un tempo leggermente diverso, così da creare una specie di riverbero. "Piano Phase" è ancora piu' affascinante.

Certo, in senso lato sì.

In senso lato (non picchiatemi) pure il Ligeti di Lontano e Atmospheres è un po' "minimalista". E provate a dire di no! :laughingsmiley:

nel concetto indubbiamente, forse nella forma un po' meno. Entrambi le correnti seguono un po' il concetto del lento e progressivo cambiamento fluido e impercettibile se non a grandi distanze. Forse Lontano e Atmospheres sono piu' basati sul concetto di "masse sonore" che si muovono come un blob, dimenticando tutti i concetti di ritmo, melodia, armonia (non dimentichiamoci che l'espressività armonica invece nel minimalismo è essenziale), mentre il minimalismo si basa piu' sul concetto di sviluppo di un singolo elemento tematico che, anche nelle composizione minimaliste piu' radicali, non viene mai meno.

mi permetto, ad ogni modo, di aggiungere che definire Reich minimalista, considerate alcune sue composizioni quali "City life" (capolavoro!) e "Pendulum Music", mi sembra oltremodo riduttivo, così come assudo mi sembra considerarlo, come fa il buon vecchio zio Mad :D, un reazionario. Uno che VERAMENTE (mica come Allevi) si è posto il problema di affiancare la musica colta alla musica popolare (o forse è meglio dire popolaresca), uno che nelle sue composizioni ha inserito la musica della downtown piu' becera e dimenticata dalla società, al pari di Bartok che inseriva i canti dei contadini magiari. In un certo senso, Reich è veramente un etnomusicologo del 2000 ;)

certo, alcune sue idee sono un po' controverse, e sicuramente "Alleviane" da questo punto di vista. Ma almeno lui è coerente con se stesso. Senza contare, molto importante, che Reich ce l'aveva con Schoenberg per il semplice fatto che fosse arrivato in America e pretendesse di comporre con lo stesso criterio con cui componeva in Europa, dove la cultura era completamente diversa. Negli Usa era l'epoca del jazz, della music hall, del circo. Invece Reich non ha mai condannato, in sé, la musica "d'élite", tant'è che ha studiato con i massimi esponenti di Darmstadt (Berio in primis), anche se non si adoravano :D

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Continuo a chiedermi che cosa vi ha fatto Philip Glass che , ammetto, a me piace molto... ma vi ha trombato la vostra donna? :laughingsmiley:

I suoi metodi di sviluppo son diversi da quelli di Reich: processo additivo e sottrattivo (modificare un pattern che si ripete aggiungendo o togliendo una o più note per volta), forme cicliche (sovrapporre più linee - ad es. una da 4, una da 5, una da 6, una da 7 - in modo tale che, con un meccanismo di "ruota nella ruota", nel ripetersi tornino tutte allo stesso punto).... nel suo percorso prima applica questi processi a singoli pattern: TWO PAGES; poi a sequenze armoniche: da MUSIC IN TWELVE PARTS, in seguito in ANOTHER LOOK AT HARMONY i cui materiali sono stati inseriti poi EINSTEIN ON THE BEACH. Stessi meccanismi di "passacaglia" utilizzati in Satyagraha (dove integra il suo stile in un linguaggio autenticamente "operistico") e poi AKHNATEN. Forse avrà perso la precedente radicalità strada facendo. Però ad esempio la trilogia dei QATSI lo trovo un lavoro egregio da un punto di vista anche audio-visivo.

Io trovo quindi che chi ha il bisogno di sentire cose "difficili" debba ascoltare le prime cos di Philip Glass.... a me poi (sarò tamarro... non lo so) piace tantissimo anche quello "nuovo", il concerto per violino ad esempio lo trovo molto ben scritto....

Forse è un'affermazione di comodo quella che Reich è un figo, Glass è una pippa.... non capisco come si possa accettare entusiasticamente l'uno e rifiutare con inaudito sdegno l'altro...

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Guest Fede_Rinhos

Continuo a chiedermi che cosa vi ha fatto Philip Glass che , ammetto, a me piace molto... ma vi ha trombato la vostra donna? :laughingsmiley:

Forse è un'affermazione di comodo quella che Reich è un figo, Glass è una pippa.... non capisco come si possa accettare entusiasticamente l'uno e rifiutare con inaudito sdegno l'altro...

io non dico che Reich è un figo e che Glass è una pippa...ritengo che entrambi abbiano portato avanti con coraggio l'estetica minimalista, chi in un modo chi in un'altra, dico solo che:

a) Reich mi piace nettamente di piu', a livello personale

B) lo trovo piu' innovatore, piu' sostanzioso, insomma nel complesso meno manierista di Glass

cmq non trovo che sia "di comodo" dire che Reich è meglio di Glass :blink: :blink: casomai è di comodo dire che la musica è morta dopo Mahler :lol:

Aspettavo infatti Fede Rinhos al varco sul vecchio Reich... ;)

per forza :lol:

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mi permetto, ad ogni modo, di aggiungere che definire Reich minimalista, considerate alcune sue composizioni quali "City life" (capolavoro!) e "Pendulum Music", mi sembra oltremodo riduttivo, così come assudo mi sembra considerarlo, come fa il buon vecchio zio Mad :D, un reazionario. Uno che VERAMENTE (mica come Allevi) si è posto il problema di affiancare la musica colta alla musica popolare (o forse è meglio dire popolaresca), uno che nelle sue composizioni ha inserito la musica della downtown piu' becera e dimenticata dalla società, al pari di Bartok che inseriva i canti dei contadini magiari. In un certo senso, Reich è veramente un etnomusicologo del 2000 ;)

non lo dico io, lo dice Elliott Carter, io mi limito a concordare su tutta la linea. Certo, se confrontiamo Reich a Carter, il primo ci fa una figura piuttosto misera :laughingsmiley: E' interessante anche notare che i migliori avanguardisti americani non seguono affatto il minimal, che considerano una corrente commerciale e senza grande importanza artistica.

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