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il violinsta virtuoso...


liquirizia95
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Ciao a tutti

Molto spesso sentiamo parlare di Paganini , che viene definito il virtuoso per eccellenza.

Ma cosa s'intende quando si parla di violinista virtuoso ?

sapreste definirlo ?

Grazie

Chiara

E' assai riduttivo limitare l'accezione di "virtuoso" al mero esecizio di qualità tecnico-strumentali particolarmente evolute.

Quella del virtuoso è una figura che si lega ad un particolare modo di intendere il legame tra opera musicale ed esercizio strumentale o vocale. Il virtuoso incarna fisicamente il senso musicale di un brano; non a caso il prototipo del virtuoso nasce in ambito teatrale. Il cantante d'opera veste letteralmente i panni del personaggio interpretato e lo caratterizza vocalmente vestendo allo stesso tempo i panni musicali che il compositore ha attrezzato. L'indipendenza e la libertà con le quali il virtuoso gestiva il proprio personaggio, ad esempio inserendo arie di baule estranee quasi fossero costumi buoni per tutte le situazioni, è comprensibile solo in quest'ottica. Il passaggio da virtuosismo vocale a strumentale avviene naturalmente e mantiene un diretto rapporto con la treatralità del gesto esecutivo. Quello che per il cantante è il personaggio da caratterizzare in scena, con l'ausilio di costumi, scene, luci, diventa elemento di stupore nei confronti del pubblico, desideroso di provare le stesse emozioni di fronte all'eroe senza maschera che si trova davanti alle accademie. La forma della parafrasi su temi d'opera, molto amata dai primi grandi virtuosi della storia, è rivelatrice dell'essenza del virtuosismo strumentale: come la zingara dell'opera canta dinnanzi al braciere fatale mediante il quale emette vaticini, così il violinista virtuoso realizza la stessa scena in un profluvio di scale e arpeggi, pizzicati che in realtà sono faville, suoni multipli che sono organi di chiesa o bande militari, sovracuti che cantano come eroine verdiane che ascendono al cielo, il tutto di fronte a spettatori stupefatti da tanta bravura e commossi dal "canto" dello strumento/attore. L'essenza del virtuosismo sta nell'incarnazione estrema del gesto strumentale, nel possesso totale dei mezzi tecnico-espressivi dello strumento, nel supremo controllo dello spazio teatrale che il virtuosismo inaugura. Un suono tenuto può essere supremamente virtuoso come il brano più difficile può essere interpretato eccellentemente senza il minimo afflato virtuosistico. Vi sono giganti dell'interpretazione che NON sono virtuosi e mediocri musicisti che sono grandissimi virtusosi: la differenza è tutta nell'approccio teatrale che caratterizza l'esecuzione, nella volontà o nel talento nell'indossare la maschera del virtuoso.

Un brano può essere o meno virtusistico nella misura in cui necessita di quest'approccio, del quale la difficoltà meccanica e l'abilità tecnica sono elementi spesso presenti ma comunque accessorii.

ciao

besugo

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Guest Fede_Rinhos
E' assai riduttivo limitare l'accezione di "virtuoso" al mero esecizio di qualità tecnico-strumentali particolarmente evolute.

Quella del virtuoso è una figura che si lega ad un particolare modo di intendere il legame tra opera musicale ed esercizio strumentale o vocale. Il virtuoso incarna fisicamente il senso musicale di un brano; non a caso il prototipo del virtuoso nasce in ambito teatrale. Il cantante d'opera veste letteralmente i panni del personaggio interpretato e lo caratterizza vocalmente vestendo allo stesso tempo i panni musicali che il compositore ha attrezzato. L'indipendenza e la libertà con le quali il virtuoso gestiva il proprio personaggio, ad esempio inserendo arie di baule estranee quasi fossero costumi buoni per tutte le situazioni, è comprensibile solo in quest'ottica. Il passaggio da virtuosismo vocale a strumentale avviene naturalmente e mantiene un diretto rapporto con la treatralità del gesto esecutivo. Quello che per il cantante è il personaggio da caratterizzare in scena, con l'ausilio di costumi, scene, luci, diventa elemento di stupore nei confronti del pubblico, desideroso di provare le stesse emozioni di fronte all'eroe senza maschera che si trova davanti alle accademie. La forma della parafrasi su temi d'opera, molto amata dai primi grandi virtuosi della storia, è rivelatrice dell'essenza del virtuosismo strumentale: come la zingara dell'opera canta dinnanzi al braciere fatale mediante il quale emette vaticini, così il violinista virtuoso realizza la stessa scena in un profluvio di scale e arpeggi, pizzicati che in realtà sono faville, suoni multipli che sono organi di chiesa o bande militari, sovracuti che cantano come eroine verdiane che ascendono al cielo, il tutto di fronte a spettatori stupefatti da tanta bravura e commossi dal "canto" dello strumento/attore. L'essenza del virtuosismo sta nell'incarnazione estrema del gesto strumentale, nel possesso totale dei mezzi tecnico-espressivi dello strumento, nel supremo controllo dello spazio teatrale che il virtuosismo inaugura. Un suono tenuto può essere supremamente virtuoso come il brano più difficile può essere interpretato eccellentemente senza il minimo afflato virtuosistico. Vi sono giganti dell'interpretazione che NON sono virtuosi e mediocri musicisti che sono grandissimi virtusosi: la differenza è tutta nell'approccio teatrale che caratterizza l'esecuzione, nella volontà o nel talento nell'indossare la maschera del virtuoso.

Un brano può essere o meno virtusistico nella misura in cui necessita di quest'approccio, del quale la difficoltà meccanica e l'abilità tecnica sono elementi spesso presenti ma comunque accessorii.

ciao

besugo

interessante

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Ma cosa s'intende quando si parla di violinista virtuoso ?sapreste definirlo ?

Se vuoi posso darti una definizione da dizionario*... :D

Virtuoso, l'esecutore musicale assolutamente padrone della tecnica. Aggettivo sostantivato, si riferisce a una virtù, a una qualità di bravura possibilmente anche artistica che almeno nel caso degli strumenti abbisogna di una specificazione: donde v. di pianoforte, di violino ecc. (a volte anche della bacchetta); per il cantante invece la specificazione non usa.

Virtuosismo, un'assoluta padronanza esecutiva che si esprime soprattutto tecnicamente. E spesso viene a coincidere con la velocità, la capacità di produrre molte note in poco tempo, di combinare scale, abbellimenti, cadenze, registri estremi.

*Dizionario di musica classica, Piero Mioli, vol. II, M-Z

E' assai riduttivo limitare l'accezione di "virtuoso" al mero esecizio di qualità tecnico-strumentali particolarmente evolute.

[..] L'essenza del virtuosismo sta nell'incarnazione estrema del gesto strumentale, nel possesso totale dei mezzi tecnico-espressivi dello strumento, nel supremo controllo dello spazio teatrale che il virtuosismo inaugura. Un suono tenuto può essere supremamente virtuoso come il brano più difficile può essere interpretato eccellentemente senza il minimo afflato virtuosistico. Vi sono giganti dell'interpretazione che NON sono virtuosi e mediocri musicisti che sono grandissimi virtusosi: la differenza è tutta nell'approccio teatrale che caratterizza l'esecuzione, nella volontà o nel talento nell'indossare la maschera del virtuoso.

Mi permetto di dissentire... virtuoso è soprattutto padrone appunto della tecnica. I brani "virtuosistici" lasciano troppo spesso ben poco spazio alla cantabilità. Sono tante e tante note, poche pause per respirare (nel caso degli strumenti a fiato) e ancora note. ;)

C'è anche la variazione "blanda" dove rientra l'aspetto espressivo se vogliamo, ma si finisce poi con tante note velocissime. Sfido a non etichettare come 'virtuoso' chi mi suona un brano difficilerrimo!! :lol: (insomma non è da tutti suonarlo, e a maggior ragione non si da questo appellativo al primo che esegue "con espressione o trasporto o altro")

Per i cantati d'opera, mi viene in mente l'aria di Orfeo di Monteverdi (spero di ricordare giusto :ph34r:), virtuosismo era infarcire la linea melodica con tecnicismi segnati dal compositore...

Se poi nel Novecento il livello medio si sia alzato parecchio e per stupire non bastano più "tante note, suonate bene e il più velocemente possibile", sono cambiati i gusti estetici, ecc. allora si passano a vagliare altre caratteristiche... ma virtuoso era in passato legato alla tecnica: quindi " difficoltà meccanica e l'abilità tecnica" non sono accessori, sono (erano??) la premessa per il virtuoso!

Aspetto smentite. :)

PS Piuttosto non saprei definire il "virtuoso della bacchetta"... :unknw:

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Se vuoi posso darti una definizione da dizionario*... :D

Virtuoso, l'esecutore musicale assolutamente padrone della tecnica. Aggettivo sostantivato, si riferisce a una virtù, a una qualità di bravura possibilmente anche artistica che almeno nel caso degli strumenti abbisogna di una specificazione: donde v. di pianoforte, di violino ecc. (a volte anche della bacchetta); per il cantante invece la specificazione non usa.

Virtuosismo, un'assoluta padronanza esecutiva che si esprime soprattutto tecnicamente. E spesso viene a coincidere con la velocità, la capacità di produrre molte note in poco tempo, di combinare scale, abbellimenti, cadenze, registri estremi.

*Dizionario di musica classica, Piero Mioli, vol. II, M-Z

Mi permetto di dissentire... virtuoso è soprattutto padrone appunto della tecnica. I brani "virtuosistici" lasciano troppo spesso ben poco spazio alla cantabilità. Sono tante e tante note, poche pause per respirare (nel caso degli strumenti a fiato) e ancora note. ;)

C'è anche la variazione "blanda" dove rientra l'aspetto espressivo se vogliamo, ma si finisce poi con tante note velocissime. Sfido a non etichettare come 'virtuoso' chi mi suona un brano difficilerrimo!! :lol: (insomma non è da tutti suonarlo, e a maggior ragione non si da questo appellativo al primo che esegue "con espressione o trasporto o altro")

Per i cantati d'opera, mi viene in mente l'aria di Orfeo di Monteverdi (spero di ricordare giusto :ph34r:), virtuosismo era infarcire la linea melodica con tecnicismi segnati dal compositore...

Se poi nel Novecento il livello medio si sia alzato parecchio e per stupire non bastano più "tante note, suonate bene e il più velocemente possibile", sono cambiati i gusti estetici, ecc. allora si passano a vagliare altre caratteristiche... ma virtuoso era in passato legato alla tecnica: quindi " difficoltà meccanica e l'abilità tecnica" non sono accessori, sono (erano??) la premessa per il virtuoso!

Aspetto smentite. :)

PS Piuttosto non saprei definire il "virtuoso della bacchetta"... :unknw:

Non so se posso costruire una smentita efficiente di qualcosa che non ne abbisogna. Da un punto di vista didascalico sono d'accordo con la definizione pratica, "da vocabolario", che tu hai offerto, e quindi non mi sogno neppure di smentirla. E' pure indiscutibile il legame tra la maggior parte della musica cosiddetta virtuosistica e la necessità di una padronanza tecnica molto elevata, solo mi pare che la figura del virtuoso si connoti storicamente in modo affatto particolare e definisca un'approccio strumentale molto più complesso di ciò che una definizione da vocabolario possa qualificare, così come mi pare insoddisfaciente l'adozione delle equivalenze nette Virtuoso=strumentista/cantante munito di superiori mezzi tecnico/meccanici, Musica virtuosistica=Musica necessitante un elevata padronanza tecnica.

Vivaldi era un Virtuoso? Senz'altro, e in un'accezione molto propria, in relazione al "virtuosismo" esecutivo e teatrale richiesto da buona parte della sua Musica e dalla sua stessa figura di artista. Biber era un Virtuoso? La definizione gli sta stretta; eppure gran parte della sua opera richiede il possesso una tecnica molto, ma molto, elevata. Dov'è la differenza?

Le Sonate e Partite di Bach è Musica virtuosistica? qualsiasi violinista storcerebbe il naso di fronte a tale definizione, ma sfido chiunque a disconoscere le enormi difficoltà esecutive che questa Musica propone. Forse che a "Virtuoso" attiene il possesso di una tecnica "trascendentale"? Beh, allora usciamo dal regno della semplice difficoltà, ed entriamo in un ambito espressivo che chiede allo strumento di più, in funzione di un'estetica diversa e di una diversa figura di esecutore, inaugurante ciò che è divenuto paradigmatico per l'esecutore/interprete moderno (che è forse la causa dell'incapacità di intravvedere altre prospettive esecutive rispetto al "virtuosismo"). Il paragone che hai fatto col teatro è calzante, ma l'infittirsi della scrittura e il conseguente aumento della difficoltà tecnica è funzionale ad una necessità espressiva, per questo è necessario ma comunque accessorio. Il virtuosismo romantico - che vede in Paganini il personaggio paradigmatico, l'epigone supremo - è figlio del teatro, dell'espressione "scenica" del canto. Il violino diventa attore e scena, dramma e palcoscenico. La tastiera dello strumento diventa il teatro in cui tutto si inscena: il contrasto tra corde estreme richiama un tenero duetto Tenore-Soprano, bicordi sovracuti ricreano voliere fantastiche, pizzicati con la mano sinistra gocce di pioggia o faville, l'imitazione lascia il posto all'evocazione, la "parafrasi" diventa la forma strumentale più alla moda, l'occasione più calzante per esibire il virtuosismo dell'esecutore-demiurgo.

Mi rendo conto di parlare di cose astratte, così come mi rendo conto che è pur vero che il "virtuoso" è qualcuno che suona uno strumento molto bene, e tutto può semplicemente finire lì, ma mi sembra giusto, e anche bello, ogni tanto cercare di scoprire di chi e di che cosa siano eredi, senza semplificare troppo.

scusate la prolissità

ciao

besugo

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Se vuoi posso darti una definizione da dizionario*... :D

Virtuoso, l'esecutore musicale assolutamente padrone della tecnica. Aggettivo sostantivato, si riferisce a una virtù, a una qualità di bravura possibilmente anche artistica che almeno nel caso degli strumenti abbisogna di una specificazione: donde v. di pianoforte, di violino ecc. (a volte anche della bacchetta); per il cantante invece la specificazione non usa.

Virtuosismo, un'assoluta padronanza esecutiva che si esprime soprattutto tecnicamente. E spesso viene a coincidere con la velocità, la capacità di produrre molte note in poco tempo, di combinare scale, abbellimenti, cadenze, registri estremi.

*Dizionario di musica classica, Piero Mioli, vol. II, M-Z

concordo..la mia definizione era mooolto riduttiva :laughingsmiley:

il virtuoso è l'assoluto padrone della tecnica..basta che però la tecnica coincida anche con un minimo di sentimento..altrimenti diventa puro tecnicismo senza musicalità..e succede molto spesso :ninja:

non faccio nomi sennò mirougil mi stecca come l'altra volta :P

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*visto come la gente usa rispondermi causa fraintendimenti, premetto che non sto criticando NESSUNO*

ma allora i "capricci" di paganini, gli studi trascendentali di liszt ecc..., che vengono etichettati come virtuosistici, secondo voi possono essere considerati privi di musicalità? soprattutto alcuni studi di liszt sono dei veri e propri capolavori, complessi anche musicalmente, in cui però la linea melodica è arricchita da un numero esorbitante di difficoltà tecniche.

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*visto come la gente usa rispondermi causa fraintendimenti, premetto che non sto criticando NESSUNO*

ma allora i "capricci" di paganini, gli studi trascendentali di liszt ecc..., che vengono etichettati come virtuosistici, secondo voi possono essere considerati privi di musicalità? soprattutto alcuni studi di liszt sono dei veri e propri capolavori, complessi anche musicalmente, in cui però la linea melodica è arricchita da un numero esorbitante di difficoltà tecniche.

prima di tutto non ho fatto di tutta l'erba un fascio..

ho solo voluto sottolineare che a volte la tecnica cade nella freddezza...NON è il caso di Paganini o Liszt...o delle composizioni in generale su questo stile..stavo parlando più che altro delle ESECUZIONI...perchè era quella la domanda:un virtuoso che esegue un pezzo come si può definire?

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Mi rendo conto di parlare di cose astratte, così come mi rendo conto che è pur vero che il "virtuoso" è qualcuno che suona uno strumento molto bene, e tutto può semplicemente finire lì, ma mi sembra giusto, e anche bello, ogni tanto cercare di scoprire di chi e di che cosa siano eredi, senza semplificare troppo.

:)

Aggiungo, a titolo puramente informativo, un altro estratto di dizionario alla voce:

Paganini, [...] come esecutore brillò in tecniche ed effetti imprevedibili quali tricordi, armonici doppi, glissandi, registri estremi, pizzicati e arpeggi di ogni sorta (per tacere del ricorso a una sola corda per un intero brano), in ciò favorito da mani di ampiezza e forza speciale.

E come interprete semplicemente era un fraseggiatore originalissimo, soggiogante, magnetico, tale da meritare un posto accanto a D. Scarlatti nel cembalo e F. Liszt nel pianoforte (oltre che, in genere, la fama dell'artista demonio e quindi capace di esperienze trascendentali).

Quindi sì, c'è anche dell'altro....

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prima di tutto non ho fatto di tutta l'erba un fascio..

ho solo voluto sottolineare che a volte la tecnica cade nella freddezza...NON è il caso di Paganini o Liszt...o delle composizioni in generale su questo stile..stavo parlando più che altro delle ESECUZIONI...perchè era quella la domanda:un virtuoso che esegue un pezzo come si può definire?

ecco vedi? io ho detto per caso che mi stavo riferendo a quello che hai detto tu? no...

la gente è strana. ho messo apposta la premessa....

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ecco vedi? io ho detto per caso che mi stavo riferendo a quello che hai detto tu? no...

la gente è strana. ho messo apposta la premessa....

infatti ti chiedo scusa..non volevo rispondere in modo così incattivito :worried_anim:

mi girava un pò male..la prima cosa che ho visto è stato il tuo commento e mi sono sfogata :o

poi ti pare che offenderei il vicino di un primo della Scala.. :P

Flaux..Paganini è IL virtuoso :wub_anim:

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infatti ti chiedo scusa..non volevo rispondere in modo così incattivito :worried_anim:

mi girava un pò male..la prima cosa che ho visto è stato il tuo commento e mi sono sfogata :o

poi ti pare che offenderei il vicino di un primo della Scala.. :P

Flaux..Paganini è IL virtuoso :wub_anim:

ah ok allora non c'è problema! succede a tutti di doversi sfogare...

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  • 1 month later...
Non so se posso costruire una smentita efficiente di qualcosa che non ne abbisogna. Da un punto di vista didascalico sono d'accordo con la definizione pratica, "da vocabolario", che tu hai offerto, e quindi non mi sogno neppure di smentirla. E' pure indiscutibile il legame tra la maggior parte della musica cosiddetta virtuosistica e la necessità di una padronanza tecnica molto elevata, solo mi pare che la figura del virtuoso si connoti storicamente in modo affatto particolare e definisca un'approccio strumentale molto più complesso di ciò che una definizione da vocabolario possa qualificare, così come mi pare insoddisfaciente l'adozione delle equivalenze nette Virtuoso=strumentista/cantante munito di superiori mezzi tecnico/meccanici, Musica virtuosistica=Musica necessitante un elevata padronanza tecnica.

Vivaldi era un Virtuoso? Senz'altro, e in un'accezione molto propria, in relazione al "virtuosismo" esecutivo e teatrale richiesto da buona parte della sua Musica e dalla sua stessa figura di artista. Biber era un Virtuoso? La definizione gli sta stretta; eppure gran parte della sua opera richiede il possesso una tecnica molto, ma molto, elevata. Dov'è la differenza?

Le Sonate e Partite di Bach è Musica virtuosistica? qualsiasi violinista storcerebbe il naso di fronte a tale definizione, ma sfido chiunque a disconoscere le enormi difficoltà esecutive che questa Musica propone. Forse che a "Virtuoso" attiene il possesso di una tecnica "trascendentale"? Beh, allora usciamo dal regno della semplice difficoltà, ed entriamo in un ambito espressivo che chiede allo strumento di più, in funzione di un'estetica diversa e di una diversa figura di esecutore, inaugurante ciò che è divenuto paradigmatico per l'esecutore/interprete moderno (che è forse la causa dell'incapacità di intravvedere altre prospettive esecutive rispetto al "virtuosismo"). Il paragone che hai fatto col teatro è calzante, ma l'infittirsi della scrittura e il conseguente aumento della difficoltà tecnica è funzionale ad una necessità espressiva, per questo è necessario ma comunque accessorio. Il virtuosismo romantico - che vede in Paganini il personaggio paradigmatico, l'epigone supremo - è figlio del teatro, dell'espressione "scenica" del canto. Il violino diventa attore e scena, dramma e palcoscenico. La tastiera dello strumento diventa il teatro in cui tutto si inscena: il contrasto tra corde estreme richiama un tenero duetto Tenore-Soprano, bicordi sovracuti ricreano voliere fantastiche, pizzicati con la mano sinistra gocce di pioggia o faville, l'imitazione lascia il posto all'evocazione, la "parafrasi" diventa la forma strumentale più alla moda, l'occasione più calzante per esibire il virtuosismo dell'esecutore-demiurgo.

Mi rendo conto di parlare di cose astratte, così come mi rendo conto che è pur vero che il "virtuoso" è qualcuno che suona uno strumento molto bene, e tutto può semplicemente finire lì, ma mi sembra giusto, e anche bello, ogni tanto cercare di scoprire di chi e di che cosa siano eredi, senza semplificare troppo.

scusate la prolissità

ciao

besugo

completamente d'accordo con te Besugo! :laughingsmiley:

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