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Fryderyk Franciszek Chopin


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On 21/11/2018 at 14:14, giordanoted dice:

La cosa assurda delle orchestrazioni è che, per quanto un compositore possa essere, nelle sue opere, un grande orchestratore, questa virtù non ha nessuna presa sulle opere di un altro compositore che abita un altro mondo espressivo. È la riprova che l'orchestrazione non è, kantianamente, solo un orpello adagiato sulla struttura formale della musica, ma è proprio già in se stessa - come timbro, come colore, come dato sensoriale non meno importante della frequenza o dell'intensità - musica. Poi per ragioni anche comprensibili l'orchestrazione fa talvolta questa figura di cosa esteriore, grossolana... ma in realtà questa fama si deve perlopiù agli orchestratori di opere altrui, che non sanno niente del mondo originario che ha sprigionato il lavoro cui attendono... 

Io ascolto anche con relativo piacere le baracconate orchestrate da Stoko, Rimsky ecc. ma sono falsi non meno dell'accento polacco di un londinese...

Ovviamente diverso è il discorso di Ravel che orchestrava i suoi stessi pezzi per pianoforte ecc.

Esasperando il discorso si potrebbe persino dire che Bach al pianoforte è una "trascrizione", una "orchestrazione" di ciò che era pensato per clavicordo o clavicembalo ecc. ma mi pare che da un lato i compositori barocchi pensassero in modo meno definito da un punto di vista strettamente strumentale (per ragioni di sviluppo diciamo così tecnologico degli strumenti e anche perché le destinazioni delle esecuzioni erano meno definite, e già si scriveva un brano che si poteva eseguire su organo o altre tastiere indifferentemente) e dall'altra c'è comunque una certa continuità di famiglia tra strumenti che derivano gli uni dagli altri. Ma comunque qui usciamo dal seminato.

Concordo.

Nel caso di Chopin credo che la sommarietà della sua orchestrazione sia da attribuire sicuramente a un certo grado di inesperienza e soprattutto alla inconciliabilità tra il suo pensiero musicale e le caratteristiche dell'orchestra classico-romantica specie in relazione con la funzione strutturale del pedale di risonanza (per esempio le variazioni su "La ci darem la mano"). Sono da ricordare, però, alcuni momenti felici di orchestrazione chopiniana, come gli sfondi sonori morbidissimi sui quali emergono linee melodiche di primitiva semplicità (l'introduzione del Krakowiak è stupenda o il finale della Romanza dell'op.11) o l'effetto percussivo "col legno" degli archi nel finale del secondo concerto.

 

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Secondo Claudio Casini, l'orchestrazione di Chopin era funzionale alla sua poetica, alla sua concezione dei concerti: composizioni nelle quali, malgrado tutto, il protagonista assoluto fosse il pianoforte, e la tradizionale dialettica classico-romantica con l'orchestra veniva messa scientemente da parte.

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  • 1 year later...

Su Spotify ho ascoltato qualcosa dell'Edizione nazionale polacca delle opere di Chopin, con pianisti come Ewa Poblocka, Olejniczak, Switala, Paleczny e altri; si tratta di un'iniziativa discografica che ha accompagnato la nuova edizione critica delle partiture approntata da Jan Ekier per l'Istituto Chopin di Varsavia. Dovrei ascoltare qualche disco per intero, o almeno con più attenzione, per farmene un'idea più precisa.

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  • 9 months later...
On 21/7/2020 at 23:56, Florestan dice:

Su Spotify ho ascoltato qualcosa dell'Edizione nazionale polacca delle opere di Chopin, con pianisti come Ewa Poblocka, Olejniczak, Switala, Paleczny e altri; si tratta di un'iniziativa discografica che ha accompagnato la nuova edizione critica delle partiture approntata da Jan Ekier per l'Istituto Chopin di Varsavia. Dovrei ascoltare qualche disco per intero, o almeno con più attenzione, per farmene un'idea più precisa.

Me ne sono fatto un'idea più precisa: lasciate perdere, a meno che non siate ammiratori dello sciovinismo polacco; di quelli, per intenderci, che "eh, ma Chopin suonato dai polacchi è il vero Chopin" et similia.

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