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DON CARLO alla Scala di Milano


MassimoParsifal
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Domenica, 7 DICEMBRE 2008, ore 18,00

Inaugurazione della Stagione di Opera e Balletto 2008 – 2009

TEATRO ALLA SCALA DI MILANO

DON CARLO

Grand Opéra in quattro atti

Musica di Giuseppe VERDI

Libretto: François-Joseph Méry e Camille Du Locle

Traduzione italiana: Achille de Lauzières e Angelo Zanardini

Nuova Produzione del Teatro alla Scala di Milano

Personaggi principali e interpreti:

Filippo II: Ferruccio Furlanetto / Matti Salminen

Don Carlo: Giuseppe Filianoti / Stuart Neill

Rodrigo: Dalibor Jenis / Thomas Johannes Mayer

Il grande inquisitore: Matti Salminen / Anatolij Kotscherga

Un frate: Diogenes Randes / Gabor Bretz / Petri Lindroos

Elisabetta di Valois: Fiorenza Cedolins / Micaela Carosi

La principessa d'Eboli: Dolora Zajick / Anna Smirnova

Tebaldo: Carla Di Censo / Roberta Canzian

Conte di Lerma: Cristiano Cremonini / Ki Hyun Kim

Araldo reale: Carlo Bosi / Ki Hyun Kim

Voce dal cielo: Julia Borchert / Irena Bespalovaite

Sei deputati fiamminghi: Filippo Bettoschi; Davide Pelissero; Ernesto Panariello; Chae Jun Lim; Alessandro Spina; Luciano Montanaro

Orchestra Filarmonica e Coro del Teatro alla Scala di Milano

Maestro Concertatore e Direttore d’Orchestra: Daniele Gatti

Regia e Scene: Stéphane Braunschweig

Scenografo collaboratore: Alexandre de Dardel

Costumi: Thibault van Craenenbroeck

Luci: Marion Hewlett

Le repliche:

10 Dicembre 2008, ore 19,30

12 Dicembre 2008, ore 19,30

14 Dicembre 2008, ore 15,00

16 Dicembre 2008, ore 19,30

19 Dicembre 2008, ore 19,30

21 Dicembre 2008, ore 19,30

4 Gennaio 2009, ore 15,00 (riservato)

8 Gennaio 2009, ore 19,30

11 Gennaio 2009, ore 19,30

15 Gennaio 2009, ore 19,30

Eventi collaterali…

27 Novembre 2008. Ore 18,00. Prima delle Prime, con Giorgio Pastelli al pianoforte

4 Dicembre 2008. Ore 18,00. ANTEPRIMA GIOVANI, per ragazzi fino a 26 anni

Collegamento in Diretta con Euroradio su Radio 3 a partire dalle ore 17,45

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Lo sto vedendo e sentendo. La defenestrazione di Filianoti, che io mi aspettavo, perché non avevo proprio idea di come riuscisse a sostenere questo ruolo, non è stata molto rimediata, per il momento, da Neill, che è un po' meno fibroso di Filianoti, ma ha voce abbastanza comune e per niente ben messa; anche il baritono è voce assai modesta; adesso sto sentendo la Zaijck, che ha bella voce, ma insopportabile per pessima impostazione vocale, che non lascia capire una sillaba. Sentiremo il resto. Su Gatti non mi pronuncio, almeno per ora.

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Guest zeitnote

Questo Stuart Neill, oltre ad essere un disastro a livello vocale, è anche un pugno in un occhio sul piano scenico; la sua stazza "bottiforme" non lo rende un Don Carlo molto credibile. Lo stesso Furlanetto mi sembra ben lontano dai fasti del passato.

La direzione di Gatti non m'impressiona; mi pare bolsa e appesantita.

Uno spettacolo mediocre, insomma.

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Si, Furlanetto nell'aria direi che mostra ampiamente i limiti vocali. Non parliamo del Grande Inquisitore, tutt'altro che... grande. Cantante assai dozzinale sul piano stilistico, al limite dell'osceno, con vocali maldestramente aperte e sbracate, note basse inesistenti, acuti fissi... per la carità... roba da provincetta. Su Gatti comincio a farmi un concetto assai simile a quello di Zeitnote.

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Beh, alla fine la Cedolins ha salvato parecchio; anche la Zaijck bisogna dire che grazie a un settore medio acuto molto bello e squillante, non ha sfigurato nel "don fatale", però il soprano direi che è stata la migliore in campo, solo con qualche acuto un po' traballante nell'intonazione, ma tutto sommato una prova matura in una parte così complessa.

Cavolo, però sto finale è incredibile, quando saltano fuori gli accordi che riprendono l'inizio, mi vengono le lacrime...

Oh, un po' di sano dissenso, alla fine... però mi è parsa eccessiva la disapprovazione per Gatti e per Gotscherga e l'entusiasmo per il tenore e il mezzo... per la regia e le scene sono moderatamente d'accordo.

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Una prima impressione: direzione modesta, come la regia; la migliore della compagnia è l'Eboli della Zajik, malgrado la dizione nebulosa, per la vocalità integra, in grado di sostenere la gravosa tessitura; un po' troppo "pucciniana" l'Elisabetta della Cedolins, dall'emissione talora pesante e virulenta, ma di discreta linea e partecipe ed espressiva nel fraseggio; deludente il Filippo di Furlanetto, abbastanza ampio per voce ma discontinuo e lacunoso nell'emissione; modesto l'Inquisitore di Kotscherga. Il tenore Neil è un Don Carlo dalla voce pesante e di grana discutibile, stentoreo nel fraseggio e freddo e insipido nell'accento.

Ma addirittura disastroso è stato il Rodrigo di Delibor Jenis che si presenta col cantabile "Carlo ch'è sol il nostro amore" sicuramente più brutto che io ricordi ( nessuna commozione, nessuna finezza) e che prosegue, malgrado un timbro e uno spessore vocale "importanti", sulla falsariga del canto dilettantesco : attacchi imprecisi per tempo e intonazione, emissioni ruvide, incapacità di produrre una mezza-voce decente, sostituita da suoni strozzati o gutturali, forzature arbitrarie di accento un po' ovunque, nessuna parvenza di linea di canto.

Sì, ne convengo, ci sono state inaugurazioni migliori.

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Scusate se intervengo sul tema senza aver ascoltato molto della prima.

Ho avuto la possiblità di ascoltare veramente poco.

Quel poco non mi è piaciuto affatto.

Da una parte mi permetto un'osservazione critica.

Ho ascoltato Filianoti dal vivo al ROF. Strabilianti pagine di presentazione. Io, per quel niente che vale la mia opinione, ho sentito un giovane cantante con un registro di passaggio periclitante e acuti duri e fibrosi.

Nel ruolo dell'Infante, non oso immaginarlo.

Però, non posso fare a meno di sottolineare che non mi pare possibile arrivare al giorno antecedente la prima per sostituire un cantante. Questo significa demotivare il cast e rendere impossibileun serio impegno.

Poi, la prova complessiva.

Non mi attardo.

Vi propongo la domanda che ha proposto Muti quando ha ripreso la Traviata.

Può un'opera così importante stare lontana dal cartellone scaligero per tanto tempo?

Giulini, Karajan, Abbado, Domingo, Bergonzi, Ghiaurov, Raimondi, Caballè, ecc.....sono ricordi ormai lontani consegnati, quando si è fortunati, al cd.

Il cast mostrava limiti oggettivi inequivocabili. Anche Furlanetto, pur avanti negli anni, non è mai stato un basso straordinario.

MA, questo, mi pare passi il convento.

Ripeto: meglio senza Don Carlo? (senza Traviata, Trovatore, Rigoletto, Otello, ecc.)

Le opere di Verdi, di Rossini, di Donizetti, Bellini..................richiedono un cast di primissimo livello e non solo una voce privilegiata.

Licitra, nel recente passato, ha fornito una prova complessivamente superiore a quella udita oggi, ma può davvero paragonarsi ai mostri sacri?

A me, non sembra davvero (ma ve li ricordate i MAnrico di Corelli, Bergonzi, ecc.?).

Rien va plus

Io sto dalla parte della Scala che, coraggiosamente, mette in cartellone dei titoli importanti pur sapendo che il risultato sarà impietoso, se paragonato al passato.

Ovvio, mia semplice ed umilerrima opinione.

MA le melodie del Don Carlo, vorrò sempre sentirle.

Scusate per l'intromissione

Pee wee

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Beh, alla fine la Cedolins ha salvato parecchio; anche la Zaijck bisogna dire che grazie a un settore medio acuto molto bello e squillante, non ha sfigurato nel "don fatale", però il soprano direi che è stata la migliore in campo, solo con qualche acuto un po' traballante nell'intonazione, ma tutto sommato una prova matura in una parte così complessa.

Cavolo, però sto finale è incredibile, quando saltano fuori gli accordi che riprendono l'inizio, mi vengono le lacrime...

Oh, un po' di sano dissenso, alla fine... però mi è parsa eccessiva la disapprovazione per Gatti e per Gotscherga e l'entusiasmo per il tenore e il mezzo... per la regia e le scene sono moderatamente d'accordo.

:offtopic:

Tom! o Tom!

lasciandoti preventivai le 4, le 5...

3:30 nette, addirittura :(

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...

Ripeto: meglio senza Don Carlo? (senza Traviata, Trovatore, Rigoletto, Otello, ecc.)

Le opere di Verdi, di Rossini, di Donizetti, Bellini..................richiedono un cast di primissimo livello e non solo una voce privilegiata.

Licitra, nel recente passato, ha fornito una prova complessivamente superiore a quella udita oggi, ma può davvero paragonarsi ai mostri sacri?

A me, non sembra davvero (ma ve li ricordate i MAnrico di Corelli, Bergonzi, ecc.?).

Rien va plus

Io sto dalla parte della Scala che, coraggiosamente, mette in cartellone dei titoli importanti pur sapendo che il risultato sarà impietoso, se paragonato al passato.

Ovvio, mia semplice ed umilerrima opinione.

MA le melodie del Don Carlo, vorrò sempre sentirle.

Scusate per l'intromissione

Pee wee

Ciao; quoto gran parte del tuo intervento, anzi, posso senz'altro condividere tutto il tuo scritto; la questione non è se fare o non fare opere come queste, che è sottinteso che vadano sicuramente fatte, quello che mi pare sia da considerare è: con quale opera inaugurare. E' chiaro che se avessimo ancora cantanti come quelli citati, potremmo aprire anche tutti gli anni con Don Carlo, ma siccome non ci sono, mi sta bene che si faccia il Don Carlo in stagione, ma magari l'apertura la facciamo, che so, con Rossini, con Puccini (visto che ne ricorre l'anniversario della nascita), con Mussorgsky, con Strauss (sarebbe quasi ora), o con Verdi stesso ma scegliendo un titolo che sia pienamente sostenibile da direttori e cantanti oggi presenti al mondo.

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Ma solo a me è parso poco credibile (per usare un eufemismo) il comunicato emesso da La Scala circa la sua sostituzione? :scratch_one-s_head:

Preciso che ho sentito Flianoti un mese fa, e testualmente dissi: ma come fa questo, con la voce così messa, a reggere un ruolo impervio come Don Carlo, ALLA SCALA, poi, all'inaugurazione?? E la mia valutazione fu condivisa da altri, anche un cantante importante (ovviamente a tu per tu). Per cui me l'aspettavo; poi ieri leggo sulla stampa un articolo assai forte con intervista. Appena saputa la sostituzione, lui ha telefonato alla stampa dicendo inc..zz...ssimo che stava benissimo e che erano tutte storie quelle della sua indisposizione. Invece ieri pare che si sia tranquillizzato (...) e abbia detto di aver reso poco durante la prova generale, che era lo spettacolo per i ragazzi, per risparmiarsi per la prima, e che questo è stato preso come un suo abbassamento di forma. Comunque condivido le perplessità espresse; è già la seconda volta che si apre la Scala con la sostituzione del tenore (quest'anno anche di un basso importante) e davvero non ci fanno bella figura! Sanno scegliere, sanno capire? Se pensano di saper scegliere, vadano fino in fondo, altrimenti dimostrano scarse capacità!

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Preciso che ho sentito Flianoti un mese fa, e testualmente dissi: ma come fa questo, con la voce così messa, a reggere un ruolo impervio come Don Carlo, ALLA SCALA, poi, all'inaugurazione?? E la mia valutazione fu condivisa da altri, anche un cantante importante (ovviamente a tu per tu).

L'ultima volta che ho sentito Filanoti è stato nel 2004 in un Elisir e, come Nemorino, andava abbastanza bene anche se

la voce era un po' dura, di volume limitato e se incappo' quella sera in una incrinatura sulla messa di voce a conclusione della "Furtiva lagrima".

Non riuscivo a figurarmelo però come Don Carlo ma erano passati quattro anni e pensavo a una maturazione vocale per cui mi incuriosiva il suo debutto come Infante. Invece.....

Vorrei chiedere a Tom, che l'ha sentito di recente, quali pensa che fossero le sue lacune in questo ruolo.

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L'ultima volta che ho sentito Filanoti è stato nel 2004 in un Elisir e, come Nemorino, andava abbastanza bene anche se

la voce era un po' dura, di volume limitato e se incappo' quella sera in una incrinatura sulla messa di voce a conclusione della "Furtiva lagrima".

Non riuscivo a figurarmelo però come Don Carlo ma erano passati quattro anni e pensavo a una maturazione vocale per cui mi incuriosiva il suo debutto come Infante. Invece.....

Vorrei chiedere a Tom, che l'ha sentito di recente, quali pensa che fossero le sue lacune in questo ruolo.

Il volume è aumentato, ma a scapito di tutto ciò che è belcanto; non si sente mai un po' di voce sul fiato, la voce è molto fibrosa, forza e spinge su tutti i registri, e anche un mese fa andò molto vicino alla stecca. Quello che mi lasciava assai dubbioso era il fatto che anche solo a cantare 2 o 3 arie pareva si fosse stancato moltissimo, al che il mio pensiero al Don Carlo, che non è affatto leggera, e tutti i tenori un po' la temono, perché non dà il risalto concesso al basso, al mezzo, al soprano e al baritono, che hanno arie note e attese, ma è anche più faticosa.

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Il volume è aumentato, ma a scapito di tutto ciò che è belcanto; non si sente mai un po' di voce sul fiato, la voce è molto fibrosa, forza e spinge su tutti i registri, e anche un mese fa andò molto vicino alla stecca. Quello che mi lasciava assai dubbioso era il fatto che anche solo a cantare 2 o 3 arie pareva si fosse stancato moltissimo, al che il mio pensiero al Don Carlo, che non è affatto leggera, e tutti i tenori un po' la temono, perché non dà il risalto concesso al basso, al mezzo, al soprano e al baritono, che hanno arie note e attese, ma è anche più faticosa.

Grazie Tom, ora capisco.

E' la solita storia: quando un cantante raggiunge una certa notorietà pensa di non aver più nulla da imparare e, ammesso che studi i nuovi spartiti, non mantiene e perfeziona più la tecnica di canto. Così perde i pregi che aveva e ingigantisce i difetti. E' come un giocatore di calcio che pensasse di tenersi allenato solo giocando le partite.

L'aneddoto di un giovanissimo Pavarotti che, ancora corista, chiedendo l'autografo a Gigli, ormai sessantenne, gli chiese:"Maestro, fino a che età lei ha studiato canto?" e si sentì rispondere " Ho smesso di studiare mezz'ora fa", vero o falso che sia, contiene una grande verità.

Per questo credo che i buoni maestri di canto siano importantissimi.

Riguardo al ruolo dell'Infante concordo con te: la parte è gravosa, richiede continuamente di colorire il fraseggio, batte molto sul passaggio, necessita di un'attenta dosatura dei fiati e presenta acuti insidiosi.

Dalla tua analisi sulle attuali condizioni di Filanoti si capisce bene che non avrebbe avuto possibilità di successo.

Meglio che non abbia cantato.

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Grazie Tom, ora capisco.

E' la solita storia: quando un cantante raggiunge una certa notorietà pensa di non aver più nulla da imparare e, ammesso che studi i nuovi spartiti, non mantiene e perfeziona più la tecnica di canto. Così perde i pregi che aveva e ingigantisce i difetti. E' come un giocatore di calcio che pensasse di tenersi allenato solo giocando le partite.

L'aneddoto di un giovanissimo Pavarotti che, ancora corista, chiedendo l'autografo a Gigli, ormai sessantenne, gli chiese:"Maestro, fino a che età lei ha studiato canto?" e si sentì rispondere " Ho smesso di studiare mezz'ora fa", vero o falso che sia, contiene una grande verità.

Per questo credo che i buoni maestri di canto siano importantissimi.

Riguardo al ruolo dell'Infante concordo con te: la parte è gravosa, richiede continuamente di colorire il fraseggio, batte molto sul passaggio, necessita di un'attenta dosatura dei fiati e presenta acuti insidiosi.

Dalla tua analisi sulle attuali condizioni di Filanoti si capisce bene che non avrebbe avuto possibilità di successo.

Meglio che non abbia cantato.

Però i cantanti non possono temere di usurare la voce con troppi esercizi? Sapendo che rispetto agli strumentisti hanno una carriera più breve magari fanno un ragionamento del genere (prediligono la quantità alla qualità).

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Riguardo al ruolo dell'Infante concordo con te: la parte è gravosa, richiede continuamente di colorire il fraseggio, batte molto sul passaggio, necessita di un'attenta dosatura dei fiati e presenta acuti insidiosi.

Avete detto cose che condivido pienamente. Riterrei, però, di fare un'aggiunta: la parte dell'Infante non è tecnicamente difficile e non ha acuti fulminanti (pochi sibemolle).

In realtà, come sottolineato, è una parte di difficoltosa gestione proprio per le sfumature che richiede e per la sua insistenza sul passaggio di registro.

Si aggiunga, poi la caratteristica tipica della scrittura verdiana che porta il cantante all'acuto dopo averlo fatto accompagnare dall'orchestra a pieno volume per poi lasciarlo alla salita finale da solo. LAddove la tecnica non sia più che scaltrita è molto facile che anche una nota non propriamente acutissima come il sib. possa scroccare. Era a ccaduto ad un PAvarotti ormai in declino (sire egli è tempo ch'io viva) e, ancor di più a Merritt nei Vespri ( e Merritt aveva in tasca anche i sopracuti).

In ogni caso come Infante si sono ben cimentanti anche tenori bravi ma non straordinari (Prevedi, LAbò, ecc.) a testimonianza dell' abbordabilità della parte.

Se Filianoti/Neill è il meglio che abbiamo oggi (come ribadito dal Sovrintendente), sono perplesso.

Ciao

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