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Puccini: Il Trittico


miaskovsky
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Ho sempre considerato quest'opera ( queste tre opere in un atto unico) di grande interesse nell'ambito della produzione complessiva di Puccini ma salvo qualche ascolto sporadico non ho mai affrontato "seriamente" il Trittico.

In occasione del centenario sono state riproposte due importanti edizioni discografiche una della Emi ed un'altra Decca.

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quale mi consigliereste?

Da quello che ho letto, l'idea di accostare tre opere di diverso carattere venne all'autore dal teatro del Grand Guignol e certo gli esiti anche dal punto di vista strettamente musicale furono notevoli.

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Ho sempre considerato quest'opera ( queste tre opere in un atto unico) di grande interesse nell'ambito della produzione complessiva di Puccini ma salvo qualche ascolto sporadico non ho mai affrontato "seriamente" il Trittico.

In occasione del centenario sono state riproposte due importanti edizioni discografiche una della Emi ed un'altra Decca.

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quale mi consigliereste?

Da quello che ho letto, l'idea di accostare tre opere di diverso carattere venne all'autore dal teatro del Grand Guignol e certo gli esiti anche dal punto di vista strettamente musicale furono notevoli.

Delle tre la più felice e continua è il Gianni Schicchi, ma il Tabarro ha l'invenzione e l'orchestrazione più moderne.

Conosco bene le due edizioni che hai riportato e darei la preferenza alla EMI dove il trio di direttori (Bellezza,Serafin e Santini) supera il preciso ma scolastico Gardelli dell'edizione DECCA e Tito Gobbi è un Gianni Schicchi salace e immaginoso mentre Corena è penalizzato da un gusto buffonesco e caricato. La De Los Angeles e la Tebaldi, per pregi e difetti differenti, in sostanza si equivalgono mentre Del Monaco, anche se, nel '61, già comincia a cantare troppo aperto, , è trascinante in frasi ardenti come "..e chi ritorna, chi torna non si può staccare..." o "Folle di gelosia...", là dove Prandelli è sbiadito e vocalmente inadeguato. Ma se si esclude il tenore del Tabarro preferibile nell'ed. DECCA, per il resto, ripeto, sceglierei la EMI.

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Delle tre la più felice e continua è il Gianni Schicchi, ma il Tabarro ha l'invenzione e l'orchestrazione più moderne.

Conosco bene le due edizioni che hai riportato e darei la preferenza alla EMI dove il trio di direttori (Bellezza,Serafin e Santini) supera il preciso ma scolastico Gardelli dell'edizione DECCA e Tito Gobbi è un Gianni Schicchi salace e immaginoso mentre Corena è penalizzato da un gusto buffonesco e caricato. La De Los Angeles e la Tebaldi, per pregi e difetti differenti, in sostanza si equivalgono mentre Del Monaco, anche se, nel '61, già comincia a cantare troppo aperto, , è trascinante in frasi ardenti come "..e chi ritorna, chi torna non si può staccare..." o "Folle di gelosia...", là dove Prandelli è sbiadito e vocalmente inadeguato. Ma se si esclude il tenore del Tabarro preferibile nell'ed. DECCA, per il resto, ripeto, sceglierei la EMI.

Grazie Pink ;) speravo proprio in un tuo intervento! Sin ora l'unica opera delle tre che ho ascoltato è stata il Tabarro, in un'edizione cantata in tedesco, sulle prime credevo si trattasse di Zemlinsky salvo poi scoprire, al momento dell'annuncio radiofonico, che invece era proprio il nostro Puccini. Ha rappresentato sicuramente un lavoro di grande modernità nel panorama della produzione operistica italiana dell'epoca, alcuni studiosi parlano di un avvicinamento al clima espressionista europeo. Mi procurerò l'edizione della Emi.

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  • 4 weeks later...
Grazie Pink ;) speravo proprio in un tuo intervento! Sin ora l'unica opera delle tre che ho ascoltato è stata il Tabarro, in un'edizione cantata in tedesco, sulle prime credevo si trattasse di Zemlinsky salvo poi scoprire, al momento dell'annuncio radiofonico, che invece era proprio il nostro Puccini. Ha rappresentato sicuramente un lavoro di grande modernità nel panorama della produzione operistica italiana dell'epoca, alcuni studiosi parlano di un avvicinamento al clima espressionista europeo. Mi procurerò l'edizione della Emi.

Sono tre opere molto belle (anche Suor Angelica che ha dei colori molto delicati). Te le consiglio.

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Qualche mese fa ho preso questo; mi è piaciuto molto, sia la parte vocale che la lettura raffinatissima di un giovane Maazel.

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E' un'edizione alterna in cui Maazel è particolarmente attento ai dettagli e alle preziosità timbriche ma sovente smarrisce

sia la partecipazione emotiva che il ritmo narrativo.

Nel Tabarro e in Suor Angelica ,malgrado un'evidente usura vocale nell'ottava superiore, la Scotto fraseggia con grandi capacità analitiche, mentre Domingo è un buon Luigi (inferiore però a se stesso rispetto a sei anni prima con Leindsorf).

Dei baritoni Wixell è un Michele convincente, mentre allo Schicchi di Gobbi restano solo esperienza e immaginazione perchè la voce è dura e fibrosa e gli acuti sono ridotti a grida forzate.

Val la pena di dire che , fra tutte le edizioni di Trittico, forse la migliore è la DECCA '91 (Freni,Giacomini,Pons, dir. Bartoletti).

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Delle tre la più felice e continua è il Gianni Schicchi, ma il Tabarro ha l'invenzione e l'orchestrazione più moderne.

Io ho pianto per il Tabarro!!! :wub: ...cavoli, mi sa che se la riascolto piango ancora... :crying_anim02:

mentre se non sbaglio, quando l'avevano proiettata in Tv tempo fa non mi aveva fatto lo stesso effetto!

E per il momento ho preferito il Trittico alla Bohème (versione con Orchestra e Coro dell'Opera di Stato di Vienna, direttore: Karajan, registrazione dal vivo del 9 novembre 1963)... :mellow: devo riascoltare meglio, non è che la si apprezzi al primo ascolto forse... :scratch_one-s_head: me ignorante... :ph34r:

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  • 4 weeks later...

io ho il trittico della decca. l'opera più interessante tra le tre, a mio parere, penso che sia suor angelica infatti qui l'autore è molto attento alla musica di debussy, riesce a creare un'orchestrazione molto interessante e alcuni passaggi sono davvero ammirevoli e dimostrano una straordinaria abilità tecnica dell'autore: molti pezzi, ad esempio, sono composti dalle sole note di mezzo (insomma i tasti neri del pianoforte, i bemolli e i diesis) e nonostante tutto puccini riesce a impiegare tutta l'orchestra e a creare melodie abbastanza complesse (complesse considerato che usa solo i semitoni). gianni schicchi è di notevole importanza perchè rappresenta l'unico vero e proprio lavoro comico dell'autore: a me piace molto e ogni volta non resisto dal ridere e poi, ammettiamolo tutti, è di una verità più unica che rara... insomma, dai, ammettiamolo, che in quelle occasioni ci comportiamo tutti così e pensiamo solo a quella cosa... il tabarro è fonte di interesse per il fatto che il cantastorie recita una canzone le cui parole sono chiarissimi riferimenti alla mimì della boheme

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