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Anton Bruckner


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Mahler era sottovalutato in Italia anche dopo la Mahler renaissance degli anni Sessanta dovuta in gran parte a Bernstein. Oggi direi che la considerazione di cui gode è completamente diversa. Non altrettanto si può dire per Bruckner, che in Italia ha sempre avuto e continua a avere i suoi convinti detrattori, per la verità non più così numerosi come in passato anche grazie all'impegno di direttori italiani che ne hanno diretto le sinfonie, come Giulini, Abbado, Chailly e Muti.

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On 2/8/2021 at 11:52, Florestan dice:

Mahler era sottovalutato in Italia anche dopo la Mahler renaissance degli anni Sessanta dovuta in gran parte a Bernstein. Oggi direi che la considerazione di cui gode è completamente diversa. Non altrettanto si può dire per Bruckner, che in Italia ha sempre avuto e continua a avere i suoi convinti detrattori, per la verità non più così numerosi come in passato anche grazie all'impegno di direttori italiani che ne hanno diretto le sinfonie, come Giulini, Abbado, Chailly e Muti.

Forse, più che tra gli addetti ai lavori, per Bruckner è proprio il pubblico italiano ad essere ancora refrattario. Tra i direttori anche Pappano recentemente ha proposto le sinfonie maggiori, una l'anno.

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49 minuti fa, Ives dice:

Forse, più che tra gli addetti ai lavori, per Bruckner è proprio il pubblico italiano ad essere ancora refrattario. Tra i direttori anche Pappano recentemente ha proposto le sinfonie maggiori, una l'anno.

Esatto, con esiti anche abbastanza buoni.

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  • 7 months later...
  • 3 months later...

Per il centenario dalla nascita di Bruckner, che si celebrerà il 2024, la Capriccio sta incidendo un'integrale sinfonica con Markus Poschner e l'Orchestra Bruckner di Linz. Finora sono uscite la Sinfonia numero 0, la Sesta, l'Ottava (tutte recensite da David Hurwitz sul suo canale YouTube con giudizi dal molto buono all'entusiastico) e la Quarta. Non ho ascoltato la numero 0 né l'Ottava; la Sesta è in effetti una lettura convincente, mentre la Quarta secondo me non è particolarmente riuscita: se avete presente la Quarta di Sinopoli con la Staatskapelle Dresden, con quel ritmo implacabile tenuto dall'inizio alla fine di ogni movimento e che genera un effetto molto artificiale fra l'ipnotico e l'ineluttabile, Poschner fa l'esatto opposto, nel senso che esalta i cambi di tempo così tanto da far sembrare modesti i famosi accelerando di Jochum. In Bruckner la misura è tutto per mantenere l'ambiguità delle partiture, e Poschner è bravo ma troppo enfatico nell'esaltare i turgori già presenti nella musica: la Quarta è una sinfonia che riusciva bene a Wand e ad Abbado, due temperamenti riflessivi, che Karl Bohm leggeva benissimo con i suoi tempi rilassati che mettevano in luce l'aspetto schubertiano di parecchie sue pagine (poi imitato con qualche licenza da Skrowaczewski), e che fu capita in pieno solo da Klemperer, che mise in luce magistralmente la ferrea logica formale della revisione 1878-80.

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  • 2 weeks later...

Sto riascoltando la vecchia quasi integrale bruckneriana di Christoph von Dohnanyi con la Cleveland Orchestra: all'appello mancano solo le prime due sinfonie numerate e ovviamente le non numerate. Sono letture lucide, vibranti e sottovalutatissime. A tratti Dohnanyi ricorda il miglior Haitink, ma lo supera nella passione che sprigionano le parti e la persuasività dell'insieme; all'ascolto anche distratto non c'è paragone fra la Terza, la Quarta e anche la Sesta di Dohnanyi e le equivalenti e più famose incisioni di Karajan con i Berliner, che al confronto impallidiscono. Anche le letture della Quinta e delle ultime tre sinfonie sono bellissime, certamente non inferiori a nessuna delle migliori registrazioni.

Se mi chiedessero un consiglio sulla migliore integrale di Bruckner direi che non esiste, ma consiglierei senza riserve le incisioni di Dohnanyi, la Prima di Abbado (sia quella di Lucerna che quella precedente con i Wiener) e la Seconda di Giulini con i Wiener Symphoniker.

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Ottima quasi-integrale, l'ho più volte detto, che comprai negli USA tanti anni fa in un mercatino alla periferia di Cleveland, fine anni '90. Usati ma come nuovi, alcuni ancora col cellophane. Era la serie Decca "The Cleveland Sound" praticamente mai vista in Europa. Ma a parte queste facezie, sono incisioni tecnicamente ineccepibili sotto l'aspetto del suono e della tecnica orchestrale, calibratissime, nitidissime, personalissime e ammantate da un certo intellettualismo non meramente formalistico (che alcuni hanno scambiato per freddezza), in cui prevale la tendenza a sintetizzare e ad unire, anche per non appesantire la struttura formale già di per sé molto complessa. La Cleveland Orchestra è di livello tecnico fantascientifico (prima tromba il mitico Michael Sachs). Meriterebbero una ristampa, come tantissime cose fatte da questo direttore (ovviamente ne aspetteranno la dipartita...😑).

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  • 1 month later...

A proposito di quasi integrali, sto dando un'altra chance a Sinopoli, che con la Staatskapelle Dresden incise per l'etichetta gialla a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta la Terza, la Quarta e la Quinta e le ultime tre. Ho sempre valutato come ottime la Terza (seppure nella versione intermedia del 1877, peraltro con la coda dello Scherzo, versione che a Hurwitz piace, ma che per quanto mi riguarda non mi convince affatto), la Quarta e anche la Quinta; qualche perplessità mi ha sempre destato la visione di Sinopoli delle sinfonie maggiori, ma cercherò di risentirle senza pregiudizi. Per inciso, Sinopoli l'ho sempre trovato abbastanza personale sia in Bruckner che in Mahler ma non disastroso come molti critici dicono. 

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Guardate cos'ho scoperto su Spotify! 😮

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(Nell'edizione 1873, o almeno dicono: ho confrontato le lunghezze con Tintner, e in Kegel il secondo movimento è più corto addirittura di 7 minuti)

 

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L'autrice della pubblicazione sarebbe l'Urania. Esistono anche in cd, su Prestomusic sono in vendita, e dovrebbero essere usciti tra giugno e luglio 2022, assieme a roba varia di Shostakovich e Mahler (una Quarta con sua moglie Celestina Casapietra). Beh, non posso dire che non sia interessante!

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L'edizione della Terza diretta da Kegel, stando al sito abruckner.com (e ai miei ricordi), è l'ultima del 1888/89, tagliata dall'autore; Tintner ha diretto la versione originale, molto più lunga, del 1873: è dunque ovvio che nell'Adagio Kegel sia più breve; le note su Spotify, se riportano che quella eseguita da Kegel è la versione del 1873, sono completamente errate.

Sto ascoltando le uscite di Schaller con la Philharmonie Festiva di qualche anno fa: direttore e orchestra ottimi, ma alcune scelte proprio delle edizioni da eseguire disorientano. Per esempio, se della Prima, della Terza, della Quarta e della Nona Schaller esegue addirittura due versioni diverse, dell'Ottava sceglie solo una versione "intermedia" detta del 1888 e approntata da Carragan: ora, la filologia dovrebbe avere il compito di togliere agli esecutori i loro arbìtri, non sostituire altri arbìtri a quelli dei direttori, se no mi tengo Karajan e Wand che dell'Ottava hanno sempre e solo eseguito una versione spuria, in sostanza quella del 1890 ma con recuperi di alcune parti tagliate della prima versione nell'Adagio. E loro erano musicisti di razza, con tutto il rispetto per Carragan. E so che anche il buon Hurwitz approverebbe. Insomma, buon cofanetto, non per neofiti visto il diluvio di edizioni non standard che propone, pollice decisamente verso per l'Ottava rifatta da Carragan e i "completamenti" della Nona, uno sempre di Carragan e l'altro dello stesso Schaller, presenti nel box ma che a mio modestissimo parere, proprio filologicamente non hanno alcuna ragione di esistere.

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On 23/8/2022 at 13:32, Florestan dice:

A proposito di quasi integrali, sto dando un'altra chance a Sinopoli, che con la Staatskapelle Dresden incise per l'etichetta gialla a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta la Terza, la Quarta e la Quinta e le ultime tre. Ho sempre valutato come ottime la Terza (seppure nella versione intermedia del 1877, peraltro con la coda dello Scherzo, versione che a Hurwitz piace, ma che per quanto mi riguarda non mi convince affatto), la Quarta e anche la Quinta; qualche perplessità mi ha sempre destato la visione di Sinopoli delle sinfonie maggiori, ma cercherò di risentirle senza pregiudizi. Per inciso, Sinopoli l'ho sempre trovato abbastanza personale sia in Bruckner che in Mahler ma non disastroso come molti critici dicono. 

Sinopoli disastroso? Ma non scherziamo! Ma perché, che avrebbe fatto di male in Bruckner e Mahler secondo i critici?

Interessanti le tue considerazioni successive. Occorrerebbe Snorlax per fare una bella discussione, ma lui passa e va, come la Primula Rossa!

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Io ho la Terza di Sinopoli e mi piace, anche se non è una sinfonia con cui ho un gran feeling. La conosco pure poco rispetto alle altre. Poi ho Solti e Dohnanyi e pure questi li apprezzo per motivi diversi, soprattutto l'apparente modo generico del direttore anglo-ungherese, la sua velocità e atleticità mi fanno digerire questo lavoro meglio di altri. Piuttosto, Sinopoli è abbastanza controverso in generale come direttore di quel repertorio. Mi pare che Madiel avesse la Quinta.

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2 ore fa, Ives dice:

Io ho la Terza di Sinopoli e mi piace, anche se non è una sinfonia con cui ho un gran feeling. La conosco pure poco rispetto alle altre. Poi ho Solti e Dohnanyi e pure questi li apprezzo per motivi diversi, soprattutto l'apparente modo generico del direttore anglo-ungherese, la sua velocità e atleticità mi fanno digerire questo lavoro meglio di altri. Piuttosto, Sinopoli è abbastanza controverso in generale come direttore di quel repertorio. Mi pare che Madiel avesse la Quinta.

Era la Quarta quella di cui Madiel, e non solo, aveva detto peste e corna, mentre invece apprezzava tantissimo la Sesta.

Il vero capolavoro è l'Adagio della Decima, lì Sinopoli tocca vette mai più udite, secondo me.

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2 ore fa, Ives dice:

Io ho la Terza di Sinopoli e mi piace, anche se non è una sinfonia con cui ho un gran feeling. La conosco pure poco rispetto alle altre. Poi ho Solti e Dohnanyi e pure questi li apprezzo per motivi diversi, soprattutto l'apparente modo generico del direttore anglo-ungherese, la sua velocità e atleticità mi fanno digerire questo lavoro meglio di altri. Piuttosto, Sinopoli è abbastanza controverso in generale come direttore di quel repertorio. Mi pare che Madiel avesse la Quinta.

I direttori che hai citato hanno una caratteristica in comune: della Terza di Bruckner hanno eseguito tutti la versione del 1877 (come Haitink e Matacic e a differenza di Bohm, Wand, Skrowaczewsky, Karajan e Janowsky che invece hanno preferito l'ultima versione del 1889). E per fortuna che con questa sinfonia non hai un gran feeling, hai fatto delle scelte molto coerenti, a parte l'ovvia differenza fra Solti, Dohnanyi e Sinopoli e le relative orchestre, tutte comunque di prim'ordine.

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Sinopoli disastroso? Ma non scherziamo! Ma perché, che avrebbe fatto di male in Bruckner e Mahler secondo i critici?

Interessanti le tue considerazioni successive. Occorrerebbe Snorlax per fare una bella discussione, ma lui passa e va, come la Primula Rossa!

Sinopoli su Mahler e Bruckner per me non è affatto disastroso, ma è quello che per esempio (con alcune eccezioni) pensa David Hurwitz, che a proposito della sua integrale scrive:

A set easily dispensed with: Sinopoli delivers fine performances of Symphonies 2, 3, and 5, and an exceptionally good Das Lied von der Erde (with the Staatskapelle Dresden sounding much more at home and idiomatic than the Philharmonia ever does). Everything else is mediocre (Das Klagende Lied; Symphonies Nos. 1, 4, 8, and 9) to lousy (Symphonies Nos. 6 and 7). The problems generally stem from slow tempos (Symphony No. 6’s Andante), surprisingly bad playing (Symphony No. 7, finale), mannered phrasing (just about everywhere), strange sonics (often too reverberant with peculiar balances), and an orchestra whose weak trombones and lack of power in its lower registers fail to do justice to the range of Mahler’s unique orchestration. Of all the complete Mahler cycles available, this one arguably makes the least powerful claim on your purse, and it certainly doesn’t equal or surpass those by Tennstedt, Bernstein, Kubelik, Haitink, Ozawa, or even Solti, despite the inclusion of the song cycles and the early cantata.

La notazione di Hurwitz che su Mahler la Staatskapelle Dresden sia più a suo agio di quanto lo sia mai stata la Philharmonia fa un po' sorridere, visto che proprio del Lied von der Erde la Philharmonia ha lasciato con Klemperer una lettura leggendaria.

E a proposito della Nona di Bruckner, scrive:

The Staatskapelle Dresden is an orchestra with a long Brucknerian tradition, as some wonderful recordings made with Eugen Jochum for EMI testify. But Sinopoli is not Jochum. Under the Italian’s baton, the German orchestra gives a reading of Bruckner’s final symphony that sounds both uncomfortable and uncertain. The usually glorious strings are imprecise (clearly the fault of the conductor), the brass sound is coarse, and the woodwinds are not always in tune. But what really kills the music is Sinopoli’s narcissistic approach. In every phrase, he adds unnecessary accents that cut the natural flow of the music. With so many “espressivo” phrasings, the first movement becomes anti-climactic, which is really paradoxical in this grandiose music. The rest doesn’t get any better: the Scherzo lacks mystery and pungency, while the ecstatic Adagio’s first melodic line sobs like a verismo opera aria. Even though recorded live (in decent if artificial sound), this performance ends up sounding as if heavily edited. Deutsche Grammophon has just deleted Carlo Maria Giulini’s noble and moving live recording with the Vienna Philharmonic. Isn’t anyone there listening? 

P.S.: la DG deve averlo ascoltato, ora il Bruckner di Giulini con i Wiener è abbastanza facile da reperire, mentre è esattamente il contrario per il Bruckner di Sinopoli.

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1 ora fa, glenngould dice:

Era la Quarta quella di cui Madiel, e non solo, aveva detto peste e corna, mentre invece apprezzava tantissimo la Sesta.

Il vero capolavoro è l'Adagio della Decima, lì Sinopoli tocca vette mai più udite, secondo me.

Mi sono perso nella discussione, intendete Mahler di Sinopoli perché vedo citato sempre nel topic Bruckner ? :huh: Comunque, non conosco tutte le sinfonie di Mahler dirette da Sinopoli, per quello che posso dire:

n.2, più che buona, ricordo che aveva anche recensioni positive al momento della pubblicazione;

n.4, mediocre, più che altro una lettura molto superficiale e monocorde, anche la registrazione è un po' appannata;

n.5, ottima, viene considerata una delle punte di diamante della sua serie da un po' tutta la critica;

n.6, al netto delle famose lentezze devo essere sincero, l'Andante è il più lirico e disperato di tutta discografia che conosco, proprio i tempi lenti che detesta Hurvizzo in questo caso mi sembrano perfetti; 

n.10, capolavoro (e chi non è d'accordo peste lo colga! Hurvizzo sei avvertito :closedeyes:)

Al più, se proprio bisogna criticare a prescindere, seconde me le registrazioni di tutta la serie non sono un granché come tecnica.

Riguardo al Bruckner di Sinopoli, conosco solo la 5a, che mi pare ottima.

48 minuti fa, Florestan dice:

La notazione di Hurwitz che su Mahler la Staatskapelle Dresden sia più a suo agio di quanto lo sia mai stata la Philharmonia fa un po' sorridere, visto che proprio del Lied von der Erde la Philharmonia ha lasciato con Klemperer una lettura leggendaria.

Infatti, è senza senso perché Klemperer ci ha regalato con la Philharmonia una eccellente 2a, il detto Lied von der Erde e una grande 9a.

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7 ore fa, Madiel dice:

Infatti, è senza senso perché Klemperer ci ha regalato con la Philharmonia una eccellente 2a, il detto Lied von der Erde e una grande 9a.

Assolutamente d'accordo, ho citato solo il Lied von der Erde perché Hurwitz si è riferito specificamente a quell'opera, l'unica sinfonia di Mahler diretta da Sinopoli con la Staatskapelle Dresden, mi pare. La parentesi su Mahler l'ho aperta io perché una parte della critica (ho fatto l'esempio di Hurwitz) sostanzialmente stronca Sinopoli sia in Bruckner che in Mahler, e ho detto di non essere d'accordo. Quanto a Bruckner, Sinopoli ha diretto un'ottima Terza (questa lodata anche da Hurwitz), un'eccellente Quarta, una grande Quinta e le ultime tre sinfonie, per me tutte e tre letture di altissimo valore.

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Per quanto ricordo, qui in forum abbiamo sempre avuto un notevole zoccolo devoto al Sinopoli-Bruckner. Ci fu chi si lamentò dell’assenza sul mercato occidentale del cofanettino proposto da DG ai giapponesi.

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  • 2 months later...

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