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Anton Bruckner


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In vari siti si dice che questo box è uscito ieri. Da quel che ho capito, tutte le registrazioni dovrebbero essere state effettuate a Sankt Florian. Chissà che l'ambiente monastico non abbia fatto bene all'amico di PutinB)

Secondo una moda editoriale ormai piuttosto diffusa, i dischi sono autoprodotti e pubblicati dalla stessa orchestra con una proprie etichetta.

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Da un po' è uscito tutto ciò che di Bruckner Jansons (compianto direttore, nonché maestro di Nelsons) ha inciso con la Bayerische Rundfunk, vale a dire Terza, Quarta, Sesta, Settima, Ottava e Nona, ed è un bell'ascoltare. Dette le mie perplessità sul tempo del secondo movimento della Quarta (per me troppo lento, ma c'è chi lo preferisce così) e detto del sostanziale tradizionalismo d'impianto, le cose più notevoli in un box complessivamente di elevata qualità sono senza dubbio l'Ottava e la Nona, entrambe degne delle migliori in catalogo.

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5 ore fa, giobar dice:

In vari siti si dice che questo box è uscito ieri. Da quel che ho capito, tutte le registrazioni dovrebbero essere state effettuate a Sankt Florian. Chissà che l'ambiente monastico non abbia fatto bene all'amico di PutinB)

Secondo una moda editoriale ormai piuttosto diffusa, i dischi sono autoprodotti e pubblicati dalla stessa orchestra con una proprie etichetta.

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Ecco, se devo dirla tutta, io di questa roba avrei fatto sicuramente a meno. E' meglio che non ci lamentiamo troppo di Nelsons, sennò poi ci tocca fare i conti con Valery "Toothpick" Gergiev.

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2 ore fa, giobar dice:

Ben ritrovato @Florestan:D

Grazie, ultimamente sono un po' indaffarato con il lavoro 😅

P.S.: Segnalo che nel box di Jansons c'è una Sesta molto diversa da quella di Haitink con la stessa orchestra che poi è finita nella raccolta bruckneriana della BR: il confronto se lo aggiudica il direttore olandese, che ha con questo lavoro un'affinità che non ritrovo in altri direttori, ma la lettura di Jansons è comunque interessante, e raggiunge esiti notevoli soprattutto nell'Adagio, non lentissimo e con una delle code più belle che si possano sentire su disco. Per me è invece un mistero il motivo per cui nel box dedicato a Bruckner dalla BR non ci sia la Nona diretta da Jansons, ma una Nona di Blomstedt peraltro altrimenti irreperibile con questa compagine: molto bella anche quest'ultima, per la verità, ma tutto sommato una lettura non nuova considerata la presenza in catalogo delle altre None di questo direttore con altre orchestre; e soprattutto lontana dall'intensità tutta umana e comunque assolutamente priva di retorica che Jansons ha impresso in questa incisione a questa stupenda partitura. Veramente stupenda.

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  • 4 months later...
On 18/11/2020 at 18:12, Snorlax dice:

Mah, non li liquiderei così velocemente, perché forse il discorso è un filino più complesso. Credo che il problema fondamentale è che questi direttori - come tanti altri - si sono inseriti nel solco della tradizione - uso il corsivo per evidenziare l'ambivalenza di questo termine - senza sapersi rinnovare. Non li chiamerei nemmeno continuatori, perché, da ultimo sono semplicemente dei ripetitori. Certi di loro sono più dotati, altri meno, ma certo non ci si possono aspettare tante sorprese. Credo che sia ancor più difficile rinnovare una tradizione che voltare del tutto pagina. Sperando di non continuare a far la figura del co**ione, io apprezzo Thielemann perché, nel bene o nel male, è quello che ha azzardato di più nelle sue interpretazioni, rischiando anche risultati catastrofici. Tuttavia ho notato che ultimamente - come ho già detto - pure lui si è normalizzato sfornando letture sufficientemente trombone, ma senza alcuna peculiarità.

Ora, facendo finta d'aver compreso cosa sia questa famigerata tradizione - perché anche la definizione di questo termine non è cosa da poco - bisogna capire se essa è giunta ad uno scacco, per cui è necessario, per l'appunto, voltare pagina, o se essa può sopravvivere rinnovandosi, e non ripetendosi come un morto che cammina.

Probabilmente ad un approfondimento di un discorso del genere andrebbe dedicato come minimo una tesi dottorale, e forse pure lo studio di una vita, perché anche solo stabilire i presupposti su cui costruire il ragionamento non è affatto semplice.

In ogni caso io posso dire di essere spesso d'accordo con un amico di questo Forum, che apparentemente ha idee opposte alle mie: credo che uno degli ultimi riformatori di questa tradizione - ho sempre un certo che ad usare tale parola - sia stato Harnoncourt, che in un nuovo gioco tra prassi ed estetica, è riuscito a comunicare qualcosa di nuovo, pur ponendosi nella continuità.

Qui mi fermo, perché sennò sarebbe un discorso che si potrebbe portare avanti fino agli ultimi giorni di questo Forum.

EDIT: per creare meno problemi, in luogo di "tradizione" si potrebbe usare semplicisticamente il termine meno impegnativo e più generico di "passato". 

Io farei un discorso un po' diverso fra Nelsons e Thielemann: mentre il secondo è un conservatore a tutto tondo uscito fatto e finito dalla tradizione germanica, Nelsons è un allievo di Jansons e come tale tende a riproprorne vizi (una certa staticità e magniloquenza) e virtù (espressività e controllo dinamico, evidenti nel ciclo brahmsiano).

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1 ora fa, Florestan dice:

Io farei un discorso un po' diverso fra Nelsons e Thielemann: mentre il secondo è un conservatore a tutto tondo uscito fatto e finito dalla tradizione germanica, Nelsons è un allievo di Jansons e come tale tende a riproprorne vizi (una certa staticità e magniloquenza) e virtù (espressività e controllo dinamico, evidenti nel ciclo brahmsiano).

Bentornato Florestan, ma cosa mi sei andato a rispescare!:rolleyes: In realtà il mio era un discorso molto generalista, magari fatto a partire da Nelsons e Thielemann ma non riguardante strettamente questi due direttori. Diciamo che è una mia elucubrazione sulle ultime generazioni che hanno deciso di non abbracciare il mondo HIP, ma che al contempo talvolta rischiano di schiacciarsi sui loro riferimenti storici. Da qui i dubbi e i quesiti che mi sono posto nelle poche e - al solito - confuse righe che hai sopracitato.

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54 minuti fa, Snorlax dice:

Bentornato Florestan, ma cosa mi sei andato a rispescare!:rolleyes: In realtà il mio era un discorso molto generalista, magari fatto a partire da Nelsons e Thielemann ma non riguardante strettamente questi due direttori. Diciamo che è una mia elucubrazione sulle ultime generazioni che hanno deciso di non abbracciare il mondo HIP, ma che al contempo talvolta rischiano di schiacciarsi sui loro riferimenti storici. Da qui i dubbi e i quesiti che mi sono posto nelle poche e - al solito - confuse righe che hai sopracitato.

Tranquillo, avevo capito il discorso generale che condivido.

A volte Nelsons qualcosa che mi piace lo fa (non in Bruckner, in cui mi piaceva decisamente di più il suo maestro, soprattutto l'Ottava che era di prim'ordine), Thielemann non riesco invece ad apprezzarlo, e tanto meno a capire la sua fama di "nuovo Karajan".

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2 ore fa, Florestan dice:

Thielemann (...) fama di "nuovo Karajan".

:rofl::rofl::rofl::rofl::rofl:

Io, invece, mi chiedo proprio il perché della sua "fama"! :rofl:

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La maturità di Thielemann offre innegabilmente, appunto, una maturità interpretativa molto più compiuta rispetto alle pose arcaiche dei primi anni. La sua scelta, col tempo, ha concretato una consapevolezza assoluta di quello che fa. Così come io trovo terribile certo suo Beethoven di anni fa, apprezzo invece la molto maggior ricerca di sfumature, non aliena in ogni caso a una notevole cantabilità, di alcune sue prove dell'ultimo lustro.

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