Vai al contenuto

Anton Bruckner


Recommended Posts

Un vero peccato che l'integrale di Blomstedt con la Gewandhaus di Lipsia sia carissima e mal distribuita. Per l'eccellenza dell'orchestra, dell'acustica della sala e della ripresa audio, per le solide credenziali bruckneriane del direttore e per le sue notevoli doti interpretative, oltre che per la scelta a mio parere perfetta delle versioni di ogni sinfonia, quell'integrale si candidava ad essere quella di assoluto riferimento per Bruckner; magari in attesa che Honeck ne progetti una con la Pittsburgh Symphony (finora credo siano uscite solo la Quarta e la Nona, entrambe di ottimo livello).

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • Risposte 1,9k
  • Created
  • Ultima Risposta

Top Posters In This Topic

16 ore fa, Florestan dice:

magari in attesa che Honeck ne progetti una con la Pittsburgh Symphony (finora credo siano uscite solo la Quarta e la Nona, entrambe di ottimo livello).

Honeck dovrebbe ancora terminare quella di Mahler (costosissimi dischi Exton) però mi sa che il progetto ormai è abortito, non se ne sa più nulla...:mellow:

Comunque, questi io li trovo bellissimi, anche se non penso ci sia un progetto di integrale:

51vz4l28uqL._AC_SX425_.jpg71t2eOvqOZL._AC_SX466_.jpg

Un'integrale sicuramente "in fieri" è questa:

1558012391_1556818312_folder.jpg

Una roba di una loffiaggine mai sentita. Molto meglio gli inserti wagneriani...

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 ore fa, Ives dice:

Honeck dovrebbe ancora terminare quella di Mahler (costosissimi dischi Exton) però mi sa che il progetto ormai è abortito, non se ne sa più nulla...:mellow:

Comunque, questi io li trovo bellissimi, anche se non penso ci sia un progetto di integrale:

51vz4l28uqL._AC_SX425_.jpg71t2eOvqOZL._AC_SX466_.jpg

Un'integrale sicuramente "in fieri" è questa:

1558012391_1556818312_folder.jpg

Una roba di una loffiaggine mai sentita. Molto meglio gli inserti wagneriani...

Nelsons non lo considero proprio, almeno in Bruckner: una delusione tremenda. La Gewandhaus è sfortunata con le integrali bruckneriane: prima Masur con problemi di registrazione e anche di interpretazione del direttore, poi Blomstedt su superaudio Querstand costosissimi e difficilmente reperibili, infine il dimenticabile Nelsons...

Honeck nel suo repertorio ha anche la Settima e l'Ottava, ma in effetti non so se stia progettando un'integrale con la Pittsburgh: per il momento ci teniamo quei dischi, che sono davvero ottimi.

E poi tengo d'occhio i fratelli Fischer: Ivan sta facendo già i salti mortali con i problemi di budget della Budapest Festival; Adam ha meno angustie di questo genere con i Dusseldorfer, ma non penso abbia molta voglia di registrare un'integrale di Bruckner senza aver finito prima quella di Mahler (a lui mancano la Seconda, la Sesta e la Nona, a Ivan a Budapest l'Ottava e il Lied von der Erde). Ivan Fischer qualcosa di Bruckner lo ha già fatto, questa ad esempio è una Nona splendida:

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
29 minuti fa, Florestan dice:

Honeck nel suo repertorio ha anche la Settima e l'Ottava, ma in effetti non so se stia progettando un'integrale con la Pittsburgh: per il momento ci teniamo quei dischi, che sono davvero ottimi.

E poi tengo d'occhio i fratelli Fischer: Ivan sta facendo già i salti mortali con i problemi di budget della Budapest Festival; Adam ha meno angustie di questo genere con i Dusseldorfer, ma non penso abbia molta voglia di registrare un'integrale di Bruckner senza aver finito prima quella di Mahler (a lui mancano la Seconda, la Sesta e la Nona, a Ivan a Budapest l'Ottava e il Lied von der Erde). Ivan Fischer qualcosa di Bruckner lo ha già fatto, questa ad esempio è una Nona splendida:

 

Considerazioni a margine. E' proprio strano che due dei maggiori direttori viventi, come Honeck e Ivan Fischer restino o siano lasciati un po' ai margini del panorama musicale mondiale, sopraffatti da papaveri di consistenza infinitamente minore. Già i fatti  che entrambi incidano per etichette che, almeno per i prezzi da gioielleria, non possono assicurare grande smercio e che siano legati saldamente a orchestre un po' periferiche (senza nulla togliere al loro spessore), dedicandosi poco alle comparsate con altri complessi, sono indicativi di una certa insipienza del mondo musicale. O forse c'è di mezzo la loro personalità particolare e non sono interessati a proporsi come star: Honeck con una spinta etica straordinaria (ho letto alcune sue interviste da cui viene fuori un personaggio di grande rilievo), Fischer con la sua passione patriottica per un'orchestra che è un po' la sua vita. Eppure almeno Fischer avrebbe pure lo smalto per conquistare le platee con una capacità istrionica e di intrattenimento degna di Bernstein: l'unico concerto in cui l'ho visto dal vivo è stato uno dei più spettacolari e divertenti della mia lunga carriera di spettatore.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, giobar dice:

Considerazioni a margine. E' proprio strano che due dei maggiori direttori viventi, come Honeck e Ivan Fischer restino o siano lasciati un po' ai margini del panorama musicale mondiale, sopraffatti da papaveri di consistenza infinitamente minore. Già i fatti  che entrambi incidano per etichette che, almeno per i prezzi da gioielleria, non possono assicurare grande smercio e che siano legati saldamente a orchestre un po' periferiche (senza nulla togliere al loro spessore), dedicandosi poco alle comparsate con altri complessi, sono indicativi di una certa insipienza del mondo musicale. O forse c'è di mezzo la loro personalità particolare e non sono interessati a proporsi come star: Honeck con una spinta etica straordinaria (ho letto alcune sue interviste da cui viene fuori un personaggio di grande rilievo), Fischer con la sua passione patriottica per un'orchestra che è un po' la sua vita. Eppure almeno Fischer avrebbe pure lo smalto per conquistare le platee con una capacità istrionica e di intrattenimento degna di Bernstein: l'unico concerto in cui l'ho visto dal vivo è stato uno dei più spettacolari e divertenti della mia lunga carriera di spettatore.

Honeck ha inciso le sinfonie di Mahler per la Exton, assente pure su Spotify, mentre le due di Bruckner che ha inciso le ha licenziate con l'etichetta autonoma della Pittsburgh Symphony, e quelle almeno su Spotify ci sono. Penso circoli su DVD un live con lui che dirige l'Ottava con la SWR. Ivan Fischer, a parte i primi dischi su Hungaroton, ha inciso Mahler su Channel Classics, e anche quelli su Spotify ci sono. In questi giorni era in programma il Lied von der Erde con la Budapest Festival diretta da lui al Concertgebouw (è una delle due sinfonie di Mahler che gli mancano per completare l'integrale), ma l'emergenza Covid ha bloccato tutto; Ivan ha in repertorio diverse sinfonie di Bruckner, e ha sempre manifestato grande interesse per la sua musica: purtroppo lavora in condizioni diciamo non ideali.

Sarò onesto: vedo più possibile che Honeck rilasci magari un'integrale bruckneriana live come direttore ospite di qualche orchestra europea. Non ritengo un caso che finora abbia inciso con la Pittsburgh soltanto la Quarta e la Nona, le due sinfonie di Bruckner più popolari negli Stati Uniti.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 minuti fa, Florestan dice:

mentre le due di Bruckner che ha inciso le ha licenziate con l'etichetta autonoma della Pittsburgh Symphony, e quelle almeno su Spotify ci sono.

La RR (Reference Recordings) è un'etichetta autonoma:

https://referencerecordings.com/

Che ha evidentemente un accordo con la PSO per una serie di registrazioni live con Honeck (Beethoven, Strauss, Shostakovich, Tchaikovsky...).

Peraltro, di Bruckner, avevano in catalogo un'altra Nona diretta da Skrowaczewski con la Minnesota Orchestra:

9u3qo6OkspDBwHq2I0CPzclUHBADXLZii7U-jHkj

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
20 minuti fa, Ives dice:

La RR (Reference Recordings) è un'etichetta autonoma:

https://referencerecordings.com/

Che ha evidentemente un accordo con la PSO per una serie di registrazioni live con Honeck.

Di Bruckner aveva anche un'altra Nona diretta da Skrowaczewski con la Minnesota Orchestra:

9u3qo6OkspDBwHq2I0CPzclUHBADXLZii7U-jHkj

In realtà questo di Skrowaczewski è un disco RR, quelli di Honeck sono dischi Fresh! from RR, cioè non registrati direttamente da Reference Recording, ma da un altro team che si occupa di promuovere (sic!) "artisti emergenti" e si appoggia alla distribuzione RR. Ogni uscita discografica di Honeck negli Stati Uniti è per la Fresh! e marchiata con il logo della Pittsburgh Symphony.

https://referencerecordings.com/genre/fresh

Dalle sue altre uscite con questa sottoetichetta, si capisce che Honeck debba fare i conti con i gusti della grossa platea statunitense.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
30 minuti fa, Florestan dice:

In realtà questo di Skrowaczewski è un disco RR, quelli di Honeck sono dischi Fresh! from RR, cioè non registrati direttamente da Reference Recording, ma da un altro team che si occupa di promuovere (sic!) "artisti emergenti" e si appoggia alla distribuzione RR. Ogni uscita discografica di Honeck negli Stati Uniti è per la Fresh! e marchiata con il logo della Pittsburgh Symphony.

https://referencerecordings.com/genre/fresh

Dalle sue altre uscite con questa sottoetichetta, si capisce che Honeck debba fare i conti con i gusti della grossa platea statunitense.

Cribbio, è vero. 😁 Grazie. Pensavo che Fresh! stesse per "nuove"...

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Hermann Abendroth, l'anti-Furtwängler come l'ho sentito definire a volte, forse da persone non troppo informate, qui, secondo me, non persuade. Checché ne dica la critica americana, che di Bruckner, in buona sostanza, non capisce nulla, il primo movimento è all'insegna di una irregolarità di tempi davvero arbitraria, con un esordio giustamente carico di mistero e tenebroso, per poi passare a una certa sciatteria improvvisatoria quando si passa all'esposizione vera e propria, fino all'assurdo di rallentandi e modificazioni agogiche che sembrano avere a che fare più col desiderio di imporre la propria volontà che di chiarificare i nessi strutturali della partitura. Anzi, direi che di visione strutturale, in Abendroth, tutto preso dalla foga di un'esecuzione tremebonda e erratica, non c'è niente. Lo scherzo è risolto con modi spicci e brutali, puntando tutto su un demoniaco opprimente, anche se il Trio riesce meglio. E il Finale, per la verità, risolleva le sorti di un'interpretazione che, complessivamente, non può ricordarsi altrimenti che come una testimonianza d'epoca di un gusto, a mio giudizio, grossolano per non dire volgare. Alcuni incauti accostano questa esecuzione alla celeberrima di Furtwängler, ma è come scambiare l'ottone con l'oro. Là dove in quel capolavoro di interpretazione lo Scherzo è davvero uno squarcio su un mondo in rovina, e un affacciarsi sulle pulsioni più spaventose dell'uomo, quasi un tremendo avvertimento, in Abendroth si ha l'effetto di assistere a un film horror senza pretese artistiche.

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
43 minuti fa, giordanoted dice:

Hermann Abendroth, l'anti-Furtwängler come l'ho sentito definire a volte, forse da persone non troppo informate, qui, secondo me, non persuade. Checché ne dica la critica americana, che di Bruckner, in buona sostanza, non capisce nulla, il primo movimento è all'insegna di una irregolarità di tempi davvero arbitraria, con un esordio giustamente carico di mistero e tenebroso, per poi passare a una certa sciatteria improvvisatoria quando si passa all'esposizione vera e propria, fino all'assurdo di rallentandi e modificazioni agogiche che sembrano avere a che fare più col desiderio di imporre la propria volontà che di chiarificare i nessi strutturali della partitura. Anzi, direi che di visione strutturale, in Abendroth, tutto preso dalla foga di un'esecuzione tremebonda e erratica, non c'è niente. Lo scherzo è risolto con modi spicci e brutali, puntando tutto su un demoniaco opprimente, anche se il Trio riesce meglio. E il Finale, per la verità, risolleva le sorti di un'interpretazione che, complessivamente, non può ricordarsi altrimenti che come una testimonianza d'epoca di un gusto, a mio giudizio, grossolano per non dire volgare. Alcuni incauti accostano questa esecuzione alla celeberrima di Furtwängler, ma è come scambiare l'ottone con l'oro. Là dove in quel capolavoro di interpretazione lo Scherzo è davvero uno squarcio su un mondo in rovina, e un affacciarsi sulle pulsioni più spaventose dell'uomo, quasi un tremendo avvertimento, in Abendroth si ha l'effetto di assistere a un film horror senza pretese artistiche.

 

bah, un po' veloce, un po' lento, un po' come gli pare, in sintesi: terribile.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
54 minuti fa, giordanoted dice:

Hermann Abendroth, l'anti-Furtwängler come l'ho sentito definire a volte, forse da persone non troppo informate, qui, secondo me, non persuade. Checché ne dica la critica americana, che di Bruckner, in buona sostanza, non capisce nulla, il primo movimento è all'insegna di una irregolarità di tempi davvero arbitraria, con un esordio giustamente carico di mistero e tenebroso, per poi passare a una certa sciatteria improvvisatoria quando si passa all'esposizione vera e propria, fino all'assurdo di rallentandi e modificazioni agogiche che sembrano avere a che fare più col desiderio di imporre la propria volontà che di chiarificare i nessi strutturali della partitura. Anzi, direi che di visione strutturale, in Abendroth, tutto preso dalla foga di un'esecuzione tremebonda e erratica, non c'è niente. Lo scherzo è risolto con modi spicci e brutali, puntando tutto su un demoniaco opprimente, anche se il Trio riesce meglio. E il Finale, per la verità, risolleva le sorti di un'interpretazione che, complessivamente, non può ricordarsi altrimenti che come una testimonianza d'epoca di un gusto, a mio giudizio, grossolano per non dire volgare. Alcuni incauti accostano questa esecuzione alla celeberrima di Furtwängler, ma è come scambiare l'ottone con l'oro. Là dove in quel capolavoro di interpretazione lo Scherzo è davvero uno squarcio su un mondo in rovina, e un affacciarsi sulle pulsioni più spaventose dell'uomo, quasi un tremendo avvertimento, in Abendroth si ha l'effetto di assistere a un film horror senza pretese artistiche.

 

Come si fa a paragonare questa esecuzione a quella di Furtwangler del 1944? Sono diversissime nei tempi, nella profondità, in tutto...

E sulla critica americana non posso che concordare.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Su Hermann Abendroth c’è da registrare l’ennesima papera di Giudici, che in uno dei suoi libri lo scambia bellamente col nazistissimo musicologo e compositore Walter Abendroth, attribuendogli una citazione di quest’ultimo.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 minuti fa, Wittelsbach dice:

Su Hermann Abendroth c’è da registrare l’ennesima papera di Giudici, che in uno dei suoi libri lo scambia bellamente col nazistissimo musicologo e compositore Walter Abendroth, attribuendogli una citazione di quest’ultimo.

Giudici (o i suoi "negri") è una miniera.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Caro @Ives, non sapevo che Hurwitz avesse anche un canale su YouTube. In questo video, ha esposto i suoi punti di vista sulla sovrabbondanza di incisioni di Bruckner di cui a suo parere non c'è bisogno e sull'interpretazione di Bruckner in generale, punti di vista che aveva già tratteggiato su Classics Today.

Molte osservazioni si possono fare sulle opinioni di mister Hurwitz, ma io mi limito a una sola: la giustapposizione di "blocchi", che io preferisco chiamare "aree tematiche", caratteristica compositiva per cui la critica anglosassone chiama Bruckner "l'architetto della musica", è una vera giustapposizione senza transizione da un'area all'altra in alcuni casi, ma non in tutti: nella Nona nel primo e nel terzo movimento le transizioni ci sono, e sono anche abbastanza lunghe, e contribuiscono in misura non trascurabile alla lunghezza dei movimenti; in altre parole, ci sono transizioni da "tema" a "tema" inesistenti, ce ne sono di brevi e ce ne sono di lunghe, ma in Bruckner queste "transizioni" sono tutte musicalmente importanti quanto i "temi". Ciò che Mahler fa con l'uso di strumenti popolari in un contesto sinfonico, Bruckner lo fa con le pause e le transizioni: con altre intenzioni ed effetti, ma lo fa in maniera analoga; Mahler lo aveva capito, i suoi esegeti (che hanno sempre considerato Bruckner musicalmente inferiore a lui) assolutamente no. E non lo hanno capito nemmeno i tedeschi tradizionalisti che guardano a Bruckner come a un compositore senza legami con le "degenerazioni" di Mahler e della cosiddetta seconda scuola di Vienna.

Qui potrebbero venirmi in soccorso, o a parziale o totale correzione di quanto qui ho tentato di esprimere troppo velocemente, gli interventi critici provvidenziali dell'ottimo @Bogen

Ma gradirei anche tutti i vostri: Hurwitz non è la Bibbia, e si può discutere esattamente come ciascuno di noi.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
21 ore fa, Florestan dice:

Caro @Ives, non sapevo che Hurwitz avesse anche un canale su YouTube. In questo video, ha esposto i suoi punti di vista sulla sovrabbondanza di incisioni di Bruckner di cui a suo parere non c'è bisogno e sull'interpretazione di Bruckner in generale, punti di vista che aveva già tratteggiato su Classics Today.

Su questo Hurwitz secondo me ha ragione ed è quello che rilevano molti ascoltatori, più o meno informati, anche su queste pagine. Sovrapproduzione di dischi bruckneriani con risultati tutto sommato mediocri. Al netto di "vecchissimi" Maestri come Blomstedt (ricordiamolo ormai 90enne come pure Haitink, che nel frattempo ha smesso) o musicisti di lungo corso come Manfred Honeck (faceva il violinista nei Wiener degli anni '80), non si trovano nelle giovani generazioni direttori in grado di proporre una visione personale o quantomeno convincente delle sinfonie del Maestro di Ansfelden. Forse è proprio la musica di Bruckner a richiedere decantazione d'esperienza (e uno studio molto approfondito), chissà...

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Ives dice:

Su questo Hurwitz secondo me ha ragione ed è quello che rilevano molti ascoltatori, più o meno informati, anche su queste pagine. Sovrapproduzione di dischi bruckneriani con risultati tutto sommato mediocri. Al netto di "vecchissimi" Maestri come Blomstedt (ricordiamolo ormai 90enne come pure Haitink, che nel frattempo ha smesso) o musicisti di lungo corso come Manfred Honeck (faceva il violinista nei Wiener degli anni '80), non si trovano nelle giovani generazioni direttori in grado di proporre una visione personale o quantomeno convincente delle sinfonie del Maestro di Ansfelden. Forse è proprio la musica di Bruckner a richiedere decantazione d'esperienza (e uno studio molto approfondito), chissà...

Sottoscrivo, e andrei un passo più in là. Io credo che, dopo un lungo periodo di sottovalutazione, adesso si raccolgano i frutti, amari, di un alquanto lungo periodo di sopravvalutazione del Nostro. Voi sapete bene quanto io ami Bruckner, e ho amato la sua musica fin dai primi contatti con la musica classica. Ma certo fanatismo, certa devozione quasi religiosa, in tutti questi anni di riscoperta e di valorizzazione, anni in realtà abbastanza compressi (ricordiamo ad esempio che in Italia la presenza regolare di Bruckner nei programmi di radio e concerti è abbastanza recente) ha prodotto, com'era inevitabile, una sclerotizzazione e anche una pigrizia mentale tanto degli ascoltatori quanto degli interpreti. Bruckner è sicuramente "la quarta B", come da lunga tradizione in Austria e in Germania, ma il profluvio di esecuzioni e registrazioni, ormai distinguibili solo per quasi inaudibili dettagli, sofisticamente percepiti da esegeti così raffinati da sembrare filologi alessandrini, è la grottesca continuazione di un culto che, temo, con l'essenza originaria della musica di Bruckner, e col suo valore specifico, non ha più niente a che fare, ma se semmai con una concezione dell'arte tutta soggettiva, quasi mistica, in cui si infila nel contenitore "Bruckner" - per via di certe sue predisposizioni a che ciò accada - tutto ciò che il "fruitore" e la sua scatenata fantasia interpretativa (o "ricreativa") vuole.

Ridimensionare Bruckner, per me, è la parola d'ordine di una nuova chiarezza, e giustizia verso il compositore che amiamo.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma la sovrapproduzione di cui parla Hurwitz c'è solo nel mondo anglosassone e in Austria-Germania... sicuramente non nei paesi neolatini e men che meno in Italia, dove Bruckner più ridimensionato di così sparisce.

Quanto alle giovani generazioni, non riduciamo tutto a Nelsons. Thielemann può non piacere, ma anche in Bruckner fa delle scelte abbastanza personali; idem Nézet-Séguin, seppure diversissime da quelle del primo. Ivan Fischer (che giovanissimo non è) con la Budapest ha inciso una Settima e una Nona è su Youtube, e non mi paiono letture banali, come nulla di ciò che dirige. Eschenbach (che giovanissimo non è ma è arrivato alla direzione in tempi non remotissimi) a ogni sua interpretazione dimostra che qualcosa di nuovo, e di valido, anche su Bruckner è sempre possibile dirlo.

Piuttosto la sovrapproduzione è quasi tutta "degli anziani": quante sinfonie di Bruckner dirette da Wand sono arrivate sul mercato, a volte con pochissime differenze l'una dall'altra e a Wand già morto e quindi incolpevole? Quante volte Haitink ha diretto e inciso Bruckner prima del ritiro? Per non parlare di Barenboim che credo sia l'unico ad aver inciso tre integrali, senza che nessuna delle tre sia un riferimento neppure parziale.

Credo piuttosto che sia il mercato discografico ad essere in crisi, e a questa crisi ogni casa risponde come può, con sovrapproduzione di ciò che vende: si dovrebbe parlare dunque di una sovrapproduzione di Bruckner come di Mahler, come del più sovrapprodotto di tutti che è Beethoven.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Florestan dice:

Ma la sovrapproduzione di cui parla Hurwitz c'è solo nel mondo anglosassone e in Austria-Germania... sicuramente non nei paesi neolatini e men che meno in Italia, dove Bruckner più ridimensionato di così sparisce.

Quanto alle giovani generazioni, non riduciamo tutto a Nelsons. Thielemann può non piacere, ma anche in Bruckner fa delle scelte abbastanza personali; idem Nézet-Séguin, seppure diversissime da quelle del primo. Ivan Fischer (che giovanissimo non è) con la Budapest ha inciso una Settima e una Nona è su Youtube, e non mi paiono letture banali, come nulla di ciò che dirige. Eschenbach (che giovanissimo non è ma è arrivato alla direzione in tempi non remotissimi) a ogni sua interpretazione dimostra che qualcosa di nuovo, e di valido, anche su Bruckner è sempre possibile dirlo.

Piuttosto la sovrapproduzione è quasi tutta "degli anziani": quante sinfonie di Bruckner dirette da Wand sono arrivate sul mercato, a volte con pochissime differenze l'una dall'altra e a Wand già morto e quindi incolpevole? Quante volte Haitink ha diretto e inciso Bruckner prima del ritiro? Per non parlare di Barenboim che credo sia l'unico ad aver inciso tre integrali, senza che nessuna delle tre sia un riferimento neppure parziale.

Credo piuttosto che sia il mercato discografico ad essere in crisi, e a questa crisi ogni casa risponde come può, con sovrapproduzione di ciò che vende: si dovrebbe parlare dunque di una sovrapproduzione di Bruckner come di Mahler, come del più sovrapprodotto di tutti che è Beethoven.

Non sono tanto d'accordo: Bruckner è ampiamente eseguito nelle stagioni concertistiche principali anche qui in Italia e, tra l'altro, viene considerato dagli orchestrali un boccone facile - riferisco testuali parole di una violinista di Santa Cecilia: «che ci vuole a fare una buona esecuzione di Bruckner, ci riuscirebbe pure [segue nome di noto direttore italiano]», una volta che le feci i complimenti dopo un concerto con l'Ottava diretta da Pappano. La fama (o il mito) di Bruckner è arrivato fino in Giappone, in Francia anche non credo che se la passi male, della Spagna non so, ma in generale direi che la sovrapproduzione e sovraesposizione è globale. Si aggiunga anche che, preso un qualunque direttore, da quelli di media fama in su, si è quasi certi che abbia in repertorio almeno le principali sinfonie di Bruckner, come non accade per molti altri illustri compositori. Altro che sparizione!

Le giovani generazioni: non nascondiamoci dietro a un dito: qualcuno di noi le considera anche lontanamente alla pari della vecchia guardia? Hanno apportato qualcosa di veramente nuovo, una visione radicalmente innovatrice come, con tutte le riserve possibili, Harnoncourt in Beethoven? Oppure - lasciamo perdere il "nuovo" - hanno espresso letture marcatamente originali, che dischiudono segreti prima celati? A me non pare, anzi. Da Furtwängler a Thielemann, passando per Karajan o Giulini, c'è solo da farsi cascare le braccia. 

Poi che il mercato discografico sia in crisi, è ben possibile, e ben gli sta, se si ostina a sfornare integrali o cicli superflui, che siano dell'una o dell'altra delle "quattro B".

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, giordanoted dice:

Non sono tanto d'accordo: Bruckner è ampiamente eseguito nelle stagioni concertistiche principali anche qui in Italia e, tra l'altro, viene considerato dagli orchestrali un boccone facile - riferisco testuali parole di una violinista di Santa Cecilia: «che ci vuole a fare una buona esecuzione di Bruckner, ci riuscirebbe pure [segue nome di noto direttore italiano]», una volta che le feci i complimenti dopo un concerto con l'Ottava diretta da Pappano. La fama (o il mito) di Bruckner è arrivato fino in Giappone, in Francia anche non credo che se la passi male, della Spagna non so, ma in generale direi che la sovrapproduzione e sovraesposizione è globale. Si aggiunga anche che, preso un qualunque direttore, da quelli di media fama in su, si è quasi certi che abbia in repertorio almeno le principali sinfonie di Bruckner, come non accade per molti altri illustri compositori. Altro che sparizione!

Le giovani generazioni: non nascondiamoci dietro a un dito: qualcuno di noi le considera anche lontanamente alla pari della vecchia guardia? Hanno apportato qualcosa di veramente nuovo, una visione radicalmente innovatrice come, con tutte le riserve possibili, Harnoncourt in Beethoven? Oppure - lasciamo perdere il "nuovo" - hanno espresso letture marcatamente originali, che dischiudono segreti prima celati? A me non pare, anzi. Da Furtwängler a Thielemann, passando per Karajan o Giulini, c'è solo da farsi cascare le braccia. 

Poi che il mercato discografico sia in crisi, è ben possibile, e ben gli sta, se si ostina a sfornare integrali o cicli superflui, che siano dell'una o dell'altra delle "quattro B".

Messo da parte il Giappone, dove conoscono autori che oggi non sono noti neanche da noi, io non ci giurerei che Bruckner sia così tanto eseguito nei paesi che tu citi: parlo relativamente, di sicuro non più eseguito di tanti altri compositori. Che Bruckner sia eseguito anche in Italia ci mancherebbe. Il punto è il seguente: qualcuno ricorda un disco anche solo decente di una sinfonia di Bruckner eseguita da un'orchestra italiana? Io ne ricordo solo uno decoroso, una Nona di Celibidache con l'Orchestra della Rai di Torino, e non so quanti di noi erano nati. Poi più nulla.

Quello che ha detto la violinista è interessante, se messo a confronto con quello che ha detto Barenboim qualche anno fa, non molti: e cioè che le resistenze maggiori a eseguire Bruckner le ha trovate in Italia da parte di orchestre italiane, perché, parole sue, viene considerato troppo faticoso da eseguire e poco interessante da ascoltare e da suonare. Ognuno può dire quello che vuole, ma io continuo a credere che Bruckner sia un autore molto più facile da sbagliare che da eseguire.

Sulle giovani generazioni ci sarebbe da aprire un capitolo che rischia di trasformarsi in un libro, ma preferirei restare al punto e mi chiedo: visto che i Furtwangler, i Klemperer, i Karajan, i Kleiber e i Giulini non ci sono più, che fare? Dopo di loro, inutile suonare Brahms? Non credo. Le innovazioni interpretative su alcuni autori non sono così radicalmente possibili come su altri, ma è possibile sempre dire qualcosa di originale. Le radicali innovazioni Harnoncourt le ha potute apportare in Beethoven, e si capisce. Ma Bruckner è un autore di un periodo molto più recente, e lo stesso Harnoncourt non ha apportato radicali innovazioni quando lo ha eseguito: anzi, per l'Adagio della Quinta si è rifatto addirittura a Knappertsbusch, che era il contrario di un filologo: a meno di non ritenere che Bruckner vada suonato come lo suona Norrington, che non è tanto giovane ed è pure detestato da Hurwitz. Insomma, io penso che la vera domanda non sia "perché tanto pessimo Bruckner", ma "perché tanta pessima musica" se per "pessimo" intendiamo "non radicalmente innovatore": ma sono davvero le radicali innovazioni quelle che Hurwitz cerca nell'interpretazione di Bruckner? Ma assolutamente no, tutt'altro. Eppure non ho mai sentito Hurwitz o altri chiedersi "perché tanto pessimo Beethoven" o "perché tanto pessimo Brahms": il che dimostra, ancora una volta, che c'è qualcosa che non si perdona agli interpreti di  Bruckner che invece si perdona volentieri agli interpreti di Beethoven o di Brahms, sempre per restare nell'ambito delle famose B. Agli interpreti: o all'autore? E torniamo a bomba: la violinista che sostiene che a eseguire Bruckner non ci vuol niente, pensa che eseguire Beethoven o Brahms sia più difficile?

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Unisciti alla conversazione

Puoi rispondere adesso e registrarti subito dopo. Se hai un account, ACCEDI.

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.


×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy