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Leoncavallo

Mahler

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

116962271.jpg

In questo periodo ho ascoltato, con qualche distrazione, il Mahler di Sinopoli.
Forse non è tutto sullo stesso livello. L'Ottava mi è rimasta poco impressa, e questo nonostante un cast di cantanti che annovera una celestiale Cheryl Studer. Ho amato, viceversa, Sesta e soprattutto Settima, che mi è piaciuta per la libertà ritmica.

Posseggo il cofanetto in questione tramite "acquisizione" da alcuni anni, ma non l'ho mai ascoltato per intero.

L'Ottava in potenza dovrebbe essere terreno fertile per Sinopoli e infatti a me è sempre piaciuta, ma qui si entra nel campo dei gusti personali.

Per quanto riguarda la Sesta, quella del direttore veneziano è la mia lettura preferita, soprattutto i due movimenti interni.

Altro non so, sinceramente ho problemi ad affrontare la Nona a meno che non sia Walter o Karajan

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Ma i mahleriani lo sapevano? io no:

La locandina dell'epoca:

Philharmonic-Society-of-New-York-program

Su youtube si trova l'intero programma diretto da Toscanini (!!), per farsi un'idea... :

Spoiler

 

 

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2 ore fa, superburp dice:

Che dirigesse molta musica italiana sì, lo sapevo. Se n'è parlato penso proprio in questa discussione.

No mi riferivo al fatto che il suo ultimo concerto (ammesso che sia stato davvero l'ultimo) è stato dedicato interamente al nostro paese. Una piacevole coincidenza.

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49 minuti fa, Majaniello dice:

No mi riferivo al fatto che il suo ultimo concerto (ammesso che sia stato davvero l'ultimo) è stato dedicato interamente al nostro paese. Una piacevole coincidenza.

Dal suo punto di vista una bella sfiga, immagino sperasse di farne tanti altri di concerti :lol:.

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5 ore fa, superburp dice:

Dal suo punto di vista una bella sfiga, immagino sperasse di farne tanti altri di concerti :lol:.

🤣 ahahha poveraccio... mi è venuta male la battuta :lol: . Che tu sappia online si trovano i programmi dei suoi concerti? 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Che tu sappia online si trovano i programmi dei suoi concerti? 

Quelli di New York ci sono tutti, locandine comprese, nel fantastico archivio del sito della NYP. Ci si può navigare per ore e le informazioni interessanti non finiscono mai:
https://archives.nyphil.org/

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13 ore fa, giobar dice:

Quelli di New York ci sono tutti, locandine comprese, nel fantastico archivio del sito della NYP. Ci si può navigare per ore e le informazioni interessanti non finiscono mai:
https://archives.nyphil.org/

Grazie giobar! in realtà googlando al volo si trova anche questo (che sicuramente sarà stato già segnalato):

https://gustav-mahler.org/mahler/dirigate2-e.cfm

E questo è ancora più completo e dettagliato:

https://www.gustav-mahler.eu/index.php/perioden

In effetti per le stagioni con la NYP Mahler aveva preparato dei programmi di musica "nazionale", quello italiano debuttò proprio nell'ultimo concerto, i seguenti in programma furono annullati.

 

 

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48 minuti fa, Ives dice:

Conosco la Sesta live a Monaco (quindi non con i Bostonians), non sembra che Leinsdorf abbia compreso a pieno le peculiarità della materia sonora mahleriana. Un pò come per Strauss appare ottimo nella trasparenza dell'intrico armonico/timbrico, ma tutta la pulsione ritmica è quantomai lasca e il "banale" mahleriano viene ridotto a caos sonoro e poco altro. Magari la Quinta era più nelle sue corde, chissà. Leinsdorf conosceva bene quel mondo viennese, infatti riesce ottimamente nella Seconda Scuola di Vienna.

Sai, neanche Bruno Walter - a dispetto della sua vicinanza all'autore - aveva compreso tutti gli aspetti della materia sonora mahleriana, però si teneva lontano da partiture per lui troppo complesse (7 e 8 ) oppure eccessivamente drammatiche (la 3 e la 6, che sono anche le sinfonie forse più incasinate). La 9, nonostante l'abbia tenuta a battesimo, mi è sempre parsa risolta semplicisticamente (prendo atto che piace molto), diversamente le altre riuscivano in qualche maniera: la 4 e la 5 erano impostate più classicamente, la 1 e la 2 più romanticamente (semplifico molto), così, tra leggenda e qualche interpretazione riuscita il nostro si è ritagliato la fama di grande mahleriano. Se le avesse dirette tutte avremmo detto che il suo Mahler è un hit and miss, ad esser buoni. Per dire che è anche una questione di scelte buone e scelte cattive.

Non ho capito perchè Leinsdorf, che ha nell'attenzione al dettaglio, nell'equilibrio e nella scrupolosità della concertazione il suo punto di forza, non certo nella personalità travolgente, si sia gettato in sinfonie come la 3 o la 6 che palesemente hanno bisogno di una forte impronta interpretativa che dia un senso a certi vaneggiamenti della scrittura, era chiaro che il risultato sarebbe stato loffio (e infatti lo è). Già la 1 riesce molto meglio, ma l'eccessiva concentrazione del direttore non consente quell'ariosità che si respira in certe altre interpretazioni (Kegel, ma anche Walter). La 5 è un po' un anello di congiunzione tra la classica 4 e la tragica 6, una sinfonia tanto bipolare nei suoi cambi d'umore quanto insolitamente ben proporzionata, studiata, e secondo me è nell'insieme che questa interpretazione vince, sceglie i tempi giusti, il giusto trasporto, la giusta energia, i giusti contrasti e i giusti colori (ascoltare la ripresa della marcia funebre "come una banda", che così non si sente da tutti). Poi ti direi che punto punto Leinsdorf magari non eccelle mai: R. Schwarz fa una marcia funebre più intensa, Solti un secondo movimento più aggressivo, Bernstein uno scherzo più idiomatico, Walter un adagietto più lirico ecc. ma ognuno di loro delude in qualche modo in uno degli altri movimenti, proprio a causa delle loro personalità così fortemente orientate. Questa non sarà "reference" ma nell'insieme mi pare che funzioni da capo a coda (sì, persino nel finale). Io un ascolto lo consiglio:

dalla traccia 6 in poi della playlist.

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Suitner? Più l’ascolto più mi piace. E mi rendo conto di come la sua inoffensiva nomea sia fin troppo dovuta a qualche non esaltante prova mozartiana.

Che dire di questa Seconda, se non che è poeticissima, viva e per di più trattata con dettaglio e con invenzioni timbriche spesso inaspettate nel settore fiati?

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getImage?cm=B08759&type=P

 

Ho iniziato da qualche giorno a leggere questo romanzo, ho appena finito la prima parte.

Lo segnalo per l'equilibrio narrativo che la scrittrice mantiene in ogni frase e in ogni aspetto interiore dei due personaggi principali.

Lo sto trovando inedito, uno di quei libri che non leggeresti forse mai e però la curiosità "mahleriana" ti spinge a farlo e la lettura ti sorprende perché non delude, una narrazione che non eccede. 

Soprattutto hai la sensazione che chi scrive abbia ben chiaro cosa sia quella musica di quel compositore quasi letterario, quasi freudiano.

Lo consiglio.

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Paola Capriolo ha esordito giovanissima, segnalandosi subito per la sua prosa ricercata e i temi, insolitamente per l'epoca, alti, profondi, con particolare riferimento alla cultura mitteleuropea. Poi, col tempo, è un po' sparita dalla mappa, credo anche per il suo carattere schivo e appartato (cosa rara in tempi in cui gli scrittori sono diventati saltimbanchi e opinionisti a gettone).

A onta di queste informazioni, confesso di non aver letto nessun suo libro, per un certo timore della sua "epigonalità" (sembra la testimone o la cantrice di un tempo tramontato).

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On 5/8/2019 at 17:50, giordanoted dice:

Paola Capriolo ha esordito giovanissima, segnalandosi subito per la sua prosa ricercata e i temi, insolitamente per l'epoca, alti, profondi, con particolare riferimento alla cultura mitteleuropea. Poi, col tempo, è un po' sparita dalla mappa, credo anche per il suo carattere schivo e appartato (cosa rara in tempi in cui gli scrittori sono diventati saltimbanchi e opinionisti a gettone).

A onta di queste informazioni, confesso di non aver letto nessun suo libro, per un certo timore della sua "epigonalità" (sembra la testimone o la cantrice di un tempo tramontato).

Si respira quel tipo di “epigonalità” (termine caustico per certi versi ma brillante) che è poi una specie di nostalgia alla Stefan Zweig o, in misura minore, Claudio Magris), ma sempre con misurata cura a non strabordare nel patetico.

riporto una citazione dal libro:

e intuiva confusamente come non soltanto la bellezza, ma la musica stessa, di cui pure  sembrava dominare con saldezza tutti i misteri, fosse per lui più una nostalgia che un possesso”, pagina 65.

 

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Proseguendo l'esplorazione dei 33 e 1/3 giri di famiglia ho ascoltato una quarta (che Wittelsbach sicuramente possiede) diretta da Edo de Waart, credo il primo Mahler in vinile della mia vita (c'è una prima volta per tutto). Diversamente da quanto fatto nei 15 anni precedenti sto ascoltando con gli speaker invece che con le cuffie, ma il pensiero di urtare in qualche modo i vicini è così radicato da rovinarmi un po' l'ascolto, tra l'atro è musica con escursioni dinamiche pazzesche e non è accettabile stare sempre lì a regolare il volume a seconda delle necessità. Però ho ridotto i bassi perché le percussioni facevano letteralmente tremare il pavimento.

Esecuzione senza nulla di particolare da notare, abbastanza neutra, ho apprezzato i dettagli del secondo movimento e in generale viene fuori un po' più del solito l'aspetta "cameristico" della sinfonia.

Sarà una suggestione, ma l'analogico (se buono) ha un suono molto più convincente, se perde qualcosa in purezza lo guadagna ampiamente in naturalezza.

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5 ore fa, Eduard Hanslick dice:

Proseguendo l'esplorazione dei 33 e 1/3 giri di famiglia ho ascoltato una quarta (che Wittelsbach sicuramente possiede) diretta da Edo de Waart, credo il primo Mahler in vinile della mia vita (c'è una prima volta per tutto). Diversamente da quanto fatto nei 15 anni precedenti sto ascoltando con gli speaker invece che con le cuffie, ma il pensiero di urtare in qualche modo i vicini è così radicato da rovinarmi un po' l'ascolto, tra l'atro è musica con escursioni dinamiche pazzesche e non è accettabile stare sempre lì a regolare il volume a seconda delle necessità. Però ho ridotto i bassi perché le percussioni facevano letteralmente tremare il pavimento.

Esecuzione senza nulla di particolare da notare, abbastanza neutra, ho apprezzato i dettagli del secondo movimento e in generale viene fuori un po' più del solito l'aspetta "cameristico" della sinfonia.

Sarà una suggestione, ma l'analogico (se buono) ha un suono molto più convincente, se perde qualcosa in purezza lo guadagna ampiamente in naturalezza.

No, non ce l'ho.

E' questa qui?

 

Abbiamo parlato di questo ciclo in virtù della sua irreperibilità, ora pare che qualcuno abbia uploadato su youtube e l'ho scoperto un minuto fa!

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8 minuti fa, Wittelsbach dice:

No, non ce l'ho.

E' questa qui?

 

Abbiamo parlato di questo ciclo in virtù della sua irreperibilità, ora pare che qualcuno abbia uploadato su youtube e l'ho scoperto un minuto fa!

No, San Francisco SO, sempre nella collezione I Grandi Compositori che speravo possedessi integralmente in quanto ha una qualità media eccezionale. 

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22 minuti fa, Eduard Hanslick dice:

No, San Francisco SO, sempre nella collezione I Grandi Compositori che speravo possedessi integralmente in quanto ha una qualità media eccezionale. 

Più famosa questa!

Intanto, del ciclo sopracitato sto ascoltando una buona Seconda!

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Incisione che ha una sua fama:

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Mai sentita, però. De Waart era un "tuttofare" della Philips, il suo repertorio concertistico era proprio incentrato in Mahler, Strauss, Rachmaninov. Diversi ottimi dischi nel repertorio minimalista americano (Adams, Reich) di cui è stato anche dedicatario di lavori. Ha fatto anche vari cicli di opere wagneriane. Direttore solidissimo e di gran mestiere, carente sul versante della personalità interpretativa.

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