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Mahler


Leoncavallo
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3 ore fa, Snorlax dice:

Ah sì? Non sapevo questa cosa di Musicweb, ma adesso che me lo dici, si spiegano molte cose. Ormai, i giudizi di questo sito li riportano a bella vista anche nelle confezioni dei CD, quasi fosse una garanzia. Vedi come siamo presi. Comunque, il mahleriano Duggan - che mi pare un po' più accreditato - ho visto che sembra avere i miei stessi (anzi, proprio identici) dubbi in questione, quindi, a quanto pare, non sono il solo deluso...

Per via di Hurwitz devo fare una rettifica e chiedo venia: la recensione su Classicstoday, è senza firma, quindi non penso sia sua. Su Hurwitz ho pareri contrastanti - ne parlavamo anche con l'amico @Majaniello - boccia sempre Furt (per me anche in maniera un po' preconcetta, ma si sa, con me su certe cose non si scherza :cat_lol:), ma adora anche lui il mio amatissimo Jochum, e vedo che pure con Gielen va molto d'accordo. Vabbé, ma questo è un altro discorso, anche perché se si guardassero le mie idiosincrasie, altro che Hurwitz...:rolleyes:

Comunque se vi è capitato, o se vi capiterà, date un ascolto alla registrazione in questione, magari qualcuno di voi, saprà rendermi chiara la ragione di tutti questi 10/10 (ma penso che le mie riserve, per una volta, siano ben fondate)...

Beh, se leggi con attenzione molte recensioni, sono di carattere abbastanza generico e mi sembrano proprio opera di gente priva di preparazione musicale specifica. Intendiamoci, in linea di massima non è neppure un male perché la musica è appannaggio di tutti e ci sono pure recensioni interessanti, però alla fine si resta spesso nel generico: tizio è più lento di caio, tal sinfonia dura più di un'altra, mancano specifici commenti sul modo di suonare gli strumenti o sul modo di dirigere, mentre i paragoni storici sono spesso demenziali e fatti tra autori che nulla c'entrano (e ciò denota una visione della musica internazionale assai provinciale, molto britannica). E poi, diciamocelo, non si può usare Vaughan Williams sempre come punto di riferimento storico :cat_lol: 

Hurwitz è già su un altro livello, pur nelle sue polemiche sterili e con le sue pippe ideologiche spesso mette delle annotazioni musicali ben specifiche che si possono verificare, però diverse recensioni del suo sito sono sospette. Diciamo esagerate, così evito accuse fuori luogo.

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Guest nachtigall
58 minuti fa, Madiel dice:

Beh, se leggi con attenzione molte recensioni, sono di carattere abbastanza generico e mi sembrano proprio opera di gente priva di preparazione musicale specifica. Intendiamoci, in linea di massima non è neppure un male perché la musica è appannaggio di tutti e ci sono pure recensioni interessanti, però alla fine si resta spesso nel generico: tizio è più lento di caio, tal sinfonia dura più di un'altra, mancano specifici commenti sul modo di suonare gli strumenti o sul modo di dirigere, mentre i paragoni storici sono spesso demenziali e fatti tra autori che nulla c'entrano (e ciò denota una visione della musica internazionale assai provinciale, molto britannica). E poi, diciamocelo, non si può usare Vaughan Williams sempre come punto di riferimento storico :cat_lol: 

Hurwitz è già su un altro livello, pur nelle sue polemiche sterili e con le sue pippe ideologiche spesso mette delle annotazioni musicali ben specifiche che si possono verificare, però diverse recensioni del suo sito sono sospette. Diciamo esagerate, così evito accuse fuori luogo.

Allora non è solo una mia impressione. Non vorrei scadere in commenti poco felici ma di solito i commentatori britannici mi paiono di un pressapochismo sconfortante, compresi i professionisti; direi  che l'aggettivo più corretto è proprio insulare. Per loro la storia della musica è in generale la storia della musica tedesca, con qualche inglese qui e la. Nei confronti della musica italiana hanno poi un atteggiamento totalmente arrogante, senza nemmeno sapere chi siano Gesualdo o Marenzio. Per loro automaticamente vale l'equazione: Wagner uguale Opera seria, Verdi o altro operista italiano a caso uguale roba per italiani, quando l'ultimo Verdi basta e avanza per mandare in vacanza anche Wagner. Insomma in generale l'atteggiamento è estremamente adolescenziale .

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3 ore fa, Snorlax dice:

Ah sì? Non sapevo questa cosa di Musicweb, ma adesso che me lo dici, si spiegano molte cose. Ormai, i giudizi di questo sito li riportano a bella vista anche nelle confezioni dei CD, quasi fosse una garanzia. Vedi come siamo presi. Comunque, il mahleriano Duggan - che mi pare un po' più accreditato - ho visto che sembra avere i miei stessi (anzi, proprio identici) dubbi in questione, quindi, a quanto pare, non sono il solo deluso...

Per via di Hurwitz devo fare una rettifica e chiedo venia: la recensione su Classicstoday, è senza firma, quindi non penso sia sua. Su Hurwitz ho pareri contrastanti - ne parlavamo anche con l'amico @Majaniello - boccia sempre Furt (per me anche in maniera un po' preconcetta, ma si sa, con me su certe cose non si scherza :cat_lol:), ma adora anche lui il mio amatissimo Jochum, e vedo che pure con Gielen va molto d'accordo. Vabbé, ma questo è un altro discorso, anche perché se si guardassero le mie idiosincrasie, altro che Hurwitz...:rolleyes:

Comunque se vi è capitato, o se vi capiterà, date un ascolto alla registrazione in questione, magari qualcuno di voi, saprà rendermi chiara la ragione di tutti questi 10/10 (ma penso che le mie riserve, per una volta, siano ben fondate)...

Hurwitz parte dal presupposto che la base di una buona interpretazione sia un minimo di tecnica e di controllo, non condizione sufficiente ma certamente necessaria. Ragion per cui "ce l'ha" coi soliti 3 o 4 direttori che hanno fatto dei loro eccessi artistoidi la loro principale cifra stilistica. Per il resto non credo abbia preclusioni o pregiudizi, neanche verso direttori particolarmente fantasiosi come Jochum o Bernstein. E' chiaro che il recensore "perfetto" sarebbe quello che è sempre d'accordo con noi - impossibile - ragion per cui chiunque di noi avrà sempre da ridire sulla valutazione di quello o di quell'altro disco. Sono d'accordo però sul fatto che molti di quelli che scrivono online sembrano improvvisati (anche rispetto a noi del forum!), sembra che non abbiano nè idee proprie nè idea di quel che l'interprete ha provato a fare. Ma diciamo anche che non è un gran problema: a che serve nel 2018 la stampa musicale? vivaddio oggi possiamo confrontare tutte le interpretazioni che vogliamo a costo zero.

50 minuti fa, Madiel dice:

Beh, se leggi con attenzione molte recensioni, sono di carattere abbastanza generico e mi sembrano proprio opera di gente priva di preparazione musicale specifica. Intendiamoci, in linea di massima non è neppure un male perché la musica è appannaggio di tutti e ci sono pure recensioni interessanti, però alla fine si resta spesso nel generico: tizio è più lento di caio, tal sinfonia dura più di un'altra, mancano specifici commenti sul modo di suonare gli strumenti o sul modo di dirigere, mentre i paragoni storici sono spesso demenziali e fatti tra autori che nulla c'entrano (e ciò denota una visione della musica internazionale assai provinciale, molto britannica). E poi, diciamocelo, non si può usare Vaughan Williams sempre come punto di riferimento storico :cat_lol: 

Hurwitz è già su un altro livello, pur nelle sue polemiche sterili e con le sue pippe ideologiche spesso mette delle annotazioni musicali ben specifiche che si possono verificare, però diverse recensioni del suo sito sono sospette. Diciamo esagerate, così evito accuse fuori luogo.

La critica si muove quasi esclusivamente su territori mainstream perchè si rivolge a quel pubblico... a chi interessa la recensione di un disco di Jolivet? Secondo me al provincialismo si accompagna la classica visione della storia ristretta agli autori di repertorio e a tutto ciò che ruota attorno a loro o ci assomiglia. Raramente poi, anche parlando di repertorio, si va nell'ambito del contenuto musicale, si leggono quasi sempre discorsi (molto superficiali) di carattere estetico-interpretativo... raramente ho letto un recensore parlare male della tal opera di Beethoven, di Ravel, di Rachmaninov o di VW. Anche quest'aspetto reverenziale e acritico verso la storia è in sintonia col modo di pensare di una grande fetta di pubblico. Avvallare l'idea che tutto sia "grande musica" non ha fatto certo del bene.

PS: la fama di Chailly grande direttore del repertorio tedesco è ampiamente diffusa, non è colpa solo di Hurwitz. Per me è incomprensibile, pure il successo delle sue ultime registrazioni Decca (attente e spedite, ma spesso sterili e quasi prive di carattere) non me lo sono mai spiegato. Chailly è molto più portato per gli autori del '900 in generale e dell'800 italiano (che a ben guardare è per certi versi più "modernista" - cercate di capire cosa voglio dire - rispetto all'800 tedesco).

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24 minuti fa, nachtigall dice:

Allora non è solo una mia impressione. Non vorrei scadere in commenti poco felici ma di solito i commentatori britannici mi paiono di un pressapochismo sconfortante, compresi i professionisti, direi  che l'aggettivo più corretto è proprio insulare. Per loro la storia della musica è in generale la storia della musica tedesca, con qualche inglese qui e la. Nei confronti della musica italiana hanno poi un atteggiamento totalmente arrogante, senza nemmeno sapere chi siano Gesualdo o Marenzio. Per loro mediamente vale automaticamente l'equazione: Wagner uguale Opera seria, Verdi o altro operista italiano a caso uguale roba per italiani, quando l'ultimo Verdi basta e avanza per mandare in vacanza anche Wagner. Insomma in generale l'atteggiamento è estremamente adolescenziale .

Infatti è come scrivi! Al di là della preparazione musicale più o meno approfondita, noto che per motivi scolastici in UK la musica è tanto diffusa che qualsiasi persona con una qualche cultura potrebbe fare quel genere di recensioni. Ho citato di proposito Vaughan Williams perché lo pongono sempre come pietra di paragone tra i sinfonisti europei del 1910-1940, spesso paragonandolo a compositori con il quale non c'entrava niente. La verità è che VW non aveva chi sa quale fama internazionale a quell'epoca, per cui è senza senso costruirci sopra pipponi storici basati sul nulla. Se mancava la diffusione della sua musica a livello europeo, come poteva influenzare qualcuno ? VW veniva eseguito scarsamente perfino nei festival internazionali di musica contemporanea di quel periodo, questo la dice lunga sulla sua effettiva "importanza". Citano a sproposito anche Sibelius, spesso affiancato a VW forse per far risaltare l'importanza del secondo :cat_lol:  Più sono privi di reali capacità analitiche, più scrivono che il povero autore di turno è simile a VW o Sibelius :cat_lol:

Al contrario, Hurwitz denota sempre una chiara coscienza storica, le sue recensioni quando trattano le influenze ambientali sono sempre pertinenti. Rovina le sue recensioni con altre considerazioni, ma è un problema diverso.

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9 minuti fa, Majaniello dice:

La critica si muove quasi esclusivamente su territori mainstream perchè si rivolge a quel pubblico... a chi interessa la recensione di un disco di Jolivet? Secondo me al provincialismo si accompagna la classica visione della storia ristretta agli autori di repertorio e a tutto ciò che ruota attorno a loro o ci assomiglia. Raramente poi, anche parlando di repertorio, si va nell'ambito del contenuto musicale, si leggono quasi sempre discorsi (molto superficiali) di carattere estetico-interpretativo... raramente ho letto un recensore parlare male della tal opera di Beethoven, di Ravel, di Rachmaninov o di VW. Anche quest'aspetto reverenziale e acritico verso la storia è in sintonia col modo di pensare di una grande fetta di pubblico. Avvallare l'idea che tutto sia "grande musica" non ha fatto certo del bene.

 

Il problema non è parlare male di tizio o caio, o di questa e quell'opera, bisogna solo inserire autori e opere nel giusto contesto, e, soprattutto, fare una corretta analisi dell'esecuzione. Se non si conosce il contesto (o si fa finta di non conoscerlo), per forze di cose VW sarà sempre il maggiore sinfonista europeo dopo Sibelius :D Uno può aver scritto grande musica pure con uno stile antiquato, ma è secondario al fine della recensione. Poi, è ovvio che le recensioni hanno il problema di accontentare il pubblico beota, diversamente non si tirano fuori soldi dal web.

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1 ora fa, Majaniello dice:

E' chiaro che il recensore "perfetto" sarebbe quello che è sempre d'accordo con noi - impossibile - ragion per cui chiunque di noi avrà sempre da ridire sulla valutazione di quello o di quell'altro disco.

PS: la fama di Chailly grande direttore del repertorio tedesco è ampiamente diffusa, non è colpa solo di Hurwitz. Per me è incomprensibile, pure il successo delle sue ultime registrazioni Decca (attente e spedite, ma spesso sterili e quasi prive di carattere) non me lo sono mai spiegato. Chailly è molto più portato per gli autori del '900 in generale e dell'800 italiano (che a ben guardare è per certi versi più "modernista" - cercate di capire cosa voglio dire - rispetto all'800 tedesco).

A chi lo dici, proprio questo volevo dire citando Hurwitz, perfetto quando elogia Jochum, ca**aro quando stronca Furt!:P

Su Chailly non sono del tutto sulla tua linea. Mi trovi d'accordo sulle sue ultime incisioni Decca, inutile in Brahms quanto terribile in Beethoven, però la sua integrale mahleriana ha dei momenti veramente maiuscoli - penso alla Quinta, ma soprattutto alla Nona - e il suo Bruckner ha tanto da dire. Quindi penso che qualcosa di buono - e pure di più - l'abbia lasciato anche nel grande repertorio tedesco...

2 ore fa, nachtigall dice:

[...] quando l'ultimo Verdi basta e avanza per mandare in vacanza anche Wagner.

Non hai tutti i torti sulla critica britannica, ma come esempio mi pare proprio esagerato, così rischi pure tu di fare il loro gioco! ;)

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Guest nachtigall
18 minuti fa, Snorlax dice:

Non hai tutti i torti sulla critica britannica, ma come esempio mi pare proprio esagerato, così rischi pure tu di fare il loro gioco! ;)

Io non credo, anzi, qui in forum non mi ricordo più dove, c'è una vecchissima discussione di diverse pagine proprio sul vecchio Verdi, e sulla sua personalissima rivoluzione degli ultimi anni, assieme anche a Bizet.

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37 minuti fa, Snorlax dice:

Non hai tutti i torti sulla critica britannica, ma come esempio mi pare proprio esagerato, così rischi pure tu di fare il loro gioco! ;)

 

16 minuti fa, nachtigall dice:

Io non credo, anzi, qui in forum non mi ricordo più dove, c'è una vecchissima discussione di diverse pagine proprio sul vecchio Verdi, e sulla sua personalissima rivoluzione degli ultimi anni, assieme anche a Bizet.

Stravinsky, che era fan del Verdi popolare, disse - certo provocatoriamente - che il Falstaff era la migliore opera di Wagner; ecco, ognuno poi la legga come vuole :D

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56 minuti fa, nachtigall dice:

Io non credo, anzi, qui in forum non mi ricordo più dove, c'è una vecchissima discussione di diverse pagine proprio sul vecchio Verdi, e sulla sua personalissima rivoluzione degli ultimi anni, assieme anche a Bizet.

 

34 minuti fa, Majaniello dice:

 

Stravinsky, che era fan del Verdi popolare, disse - certo provocatoriamente - che il Falstaff era la migliore opera di Wagner; ecco, ognuno poi la legga come vuole :D

Sì, io, con tutto il dovuto rispetto, e senza fare polemica, intendevo solo dire che il discorso di x che manda in vacanza y, mi pare abbastanza da tifoseria. In tal caso, credo che nessuno mandi in vacanza nessuno. Piuttosto, dato che Maja in qualche modo me l'ha fatto venire in mente, bisognerebbe discutere sulla pregiudiziale, che a me pare a volte un po' snobistica (nachti, sia chiaro che non mi sto assolutamente riferendo a te), non ancora del tutto scomparsa, per cui il grande Verdi sarebbe soltanto quello dell'ultima produzione. Vabbé, ma qui siamo off topic alla grande, torniamo a parlare del buon Mahler...

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48 minuti fa, Snorlax dice:

 

Sì, io, con tutto il dovuto rispetto, e senza fare polemica, intendevo solo dire che il discorso di x che manda in vacanza y, mi pare abbastanza da tifoseria. In tal caso, credo che nessuno mandi in vacanza nessuno. Piuttosto, dato che Maja in qualche modo me l'ha fatto venire in mente, bisognerebbe discutere sulla pregiudiziale, che a me pare a volte un po' snobistica (nachti, sia chiaro che non mi sto assolutamente riferendo a te), non ancora del tutto scomparsa, per cui il grande Verdi sarebbe soltanto quello dell'ultima produzione. Vabbé, ma qui siamo off topic alla grande, torniamo a parlare del buon Mahler...

Mannò dai, non credo esista più 'sto pregiudizio... poi c'è chi odia Verdi tout court, de gustibus, ma in generale chi lo apprezza riconosce il valore anche di Ernani, Macbeth, Luisa Miller ecc. Certo, il processo di sdoganamento è passato dai grandi direttori mitteleuropei, che l'hanno reso "potabile" al pubblico wagneriano/straussiano, ma come che sia in qualche modo ci siamo arrivati. In Italia il Verdi giovanile si è sempre allestito con successo. Piuttosto da qualche parte si legge ancora del debito che il tardo Verdi avrebbe nei confronti di Wagner, che non ho mai sentito in verità: entrambi addivengono a forme più aperte, ma si tratta di una spontanea evoluzione dei linguaggi che a livello di stile di scrittura rimangono estremamente distinguibili. Anzi, il Falstaff verdiano con la sua orchestrazione così limpida e aperta è proprio il contrario dell'ipertrofia densa e lussureggiante del tardo Wagner.

La boutadè di Stravinsky è divertente più che altro perchè lascia intendere, oltre la solita stoccatina al tedesco, che - dal suo punto di vista - ci sia stato nel tempo uno snaturamento del linguaggio verdiano. Insomma, Igor incarna, per ragioni comprensibili, l'opinione opposta alla famosa pregiudiziale del "tardo Verdi" cui fai riferimento (la sua opera preferita era Rigoletto!). All'epoca doveva essere una posizione molto poco popolare.

Altra curiosità, per tornare in qualche modo in topic: la prima opera che diresse Mahler fu Trovatore, anche se i suoi amori erano i contemporanei Puccini e (sorpresa) Mascagni. Mahler amava molto l'opera italiana, credo non meno di quella tedesca.

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On 25/8/2018 at 14:34, nachtigall dice:

Per loro automaticamente vale l'equazione: Wagner uguale Opera seria, Verdi o altro operista italiano a caso uguale roba per italiani

E sì che il massimo studioso di Verdi è inglese.

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  • 2 weeks later...
On 8/9/2018 at 18:02, Ives dice:

Budden?

Lui!

Intanto

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Fu il mio primo ciclo, una decina di anni fa: prima avevo solo sinfonie sciolte, e per giunta pochissime. Mio padre invece aveva il ciclo di Solti, a cui ogni tanto attingevo. Comunque, dieci anni fa l'acquisto: il prezzo di circa 50 euro mi pareva fantascienza, in anni in cui Brilliant era davvero un unicum. Oggi di questo ciclo si sono perse le tracce, uscito di catalogo. Gli originali della Denon si trovano più facilmente, ma in ambedue i casi occorre scordarsi il prezzo concorrenziale.

Famosa per la qualità audiofila, pare che questa edizione nel riversamento brilliant abbia perso qualcosina: non saprei confermare, non posseggo gli originali.
Dopo il riascolto, posso senz'altro definirlo un buon ciclo entry-level, che ha il buon atout di contenere tutta la roba "grossa". Certo, oggi che c'è un Gielen disponibile a 60 euro circa, e che ha ancora più composizioni, la gara è persa a favore del tedesco della SWF.

Tuttavia, abbiamo in queste sinfonie la testimonianza di un professionista serio, appassionato, puntiglioso, con una certa vocazione al dettaglio. Devo dire che la Settima, specie nello Scherzo, non mi è piaciuta tanto: molto confusa e arruffata. Ho molto gradito, invece, la Quinta, che mi sembrava meditata e piena di attenzione alle stranezze senza perdersi. Nell'Ottava poi è un gran piacere risentire Hermann Prey, che già in precedenza su questa musica aveva posto un duro termine di paragone. Perfino Kenneth Riegel è meno orrido che altre volte.

Tra le riuscite minori, piazzerei il Canto della Terra, decisamente sbrigativo, e purtroppo penalizzato da un Peter Schreier over 50 che dà una tristissima prova di sé: quasi senza voce, sistematicamente coperto dall'orchestra, si rifugia in suoni fissi e durissimi, riuscendo comunque sconfitto.

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  • 1 month later...

Stamattina ho ascoltato dal vivo 10 lieder dal Knaben Wunderhorn di Mahler in una trascrizione inedita per una piccola ensamble molto molto piacevole. Di conseguenza mi è venuta a voglia di approfondire la raccolta e gradirei un consiglio su cosa ascoltare. In questo momento sto ascoltando il disco di Herreweghe con Henschel e la Connolly di HM e non è male per nulla. Grazie in anticipo!

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13 ore fa, [Cris] dice:

Stamattina ho ascoltato dal vivo 10 lieder dal Knaben Wunderhorn di Mahler in una trascrizione inedita per una piccola ensamble molto molto piacevole. Di conseguenza mi è venuta a voglia di approfondire la raccolta e gradirei un consiglio su cosa ascoltare. In questo momento sto ascoltando il disco di Herreweghe con Henschel e la Connolly di HM e non è male per nulla. Grazie in anticipo!

Le versioni, a mio gusto, superiori sono quelle di Boulez (DGG, eccellente lettura, uno dei maggiori esiti di Boulez in Mahler, che non sono poi molti, anzi. Gerhaher è un baritono fenomenale, tra i migliori della sua generazione) e del versatile Chailly (Decca). Tra quelle più "storiche" mi rivolgo alla "vecchia" edizione Sony di Bernstein del 1968 con la Ludwig e Berry. Anche quella di Gielen è una bella versione recente (Haenssler), analitica ed effervescente. Mai sentito Herreweghe, so solo che è una delle tre opere mahleriane che frequenta sovente.

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2 ore fa, Ives dice:

 Anche quella di Gielen è una bella versione recente (Haenssler), analitica ed effervescente.

Vogliamo aprire una bella parentesi?
Concordo con te.
Tuttavia, le edizioni liederistiche di Gielen mi fanno aprire un interrogativo sui cantanti, specialmente sui baritoni, che emerge a livello più ampio.
Nel Wunderhorn c'è il discreto Muller-Brachmann, ma nel medesimo cofanetto abbiamo i Canti del Viandante affidati a un Peter Mattei che personalmente trovo insopportabile. In genere, ormai, mi è venuto a noia questo stile esecutivo e interpretativo di tanti baritoni imitatori del tardo periodo di declino di Thomas Hampson. Di fatto, sono baritoni da musical, senza voce, con una filosofia interpretativa leziosa.
Perfino l'altrove immenso Weikl, in una selezione di lieder dal Wunderhorn con Sinopoli, tira fuori orrendi falsettacci.
 

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Io vorrei riascoltare con attenzione la registrazione di Abbado con Quasthoff e la von Otter. So che se ne parla sempre male, ma ricordo che ero rimasto affascinato la prima volta che l'ascoltai (era anche la prima volta che li ascoltavo seguendo il testo, sicuramente il merito è molto anche della musica).

Io tenderei ad evitare le registrazioni in cui vengono usate due voci nello stesso lied per differenziare i protagonisti del testo (mi pare sia così sia in Szell che in Bernstein).

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A nessuno piace la versione piano/voce del Wunderhorn? Io la preferisco di gran lunga a quella per orchestra; il suono scarno del pianoforte fa apprezzare ancora di più le soluzioni armoniche presenti nei lieder. Suggerirei @[Cris] di valutare anche questa ipotesi.

Io ho un doppio Emi Baremboim/Fischer-Dieskau di grande valore!

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5 ore fa, glenngould dice:

A nessuno piace la versione piano/voce del Wunderhorn? Io la preferisco di gran lunga a quella per orchestra; il suono scarno del pianoforte fa apprezzare ancora di più le soluzioni armoniche presenti nei lieder. Suggerirei @[Cris] di valutare anche questa ipotesi.

Io ho un doppio Emi Baremboim/Fischer-Dieskau di grande valore!

Grazie per il suggerimento. Ne ho sentito un paio per caso mentre cercavo le versioni suggerite in precedenza nel thread e da @Ives, credo proprio siano dell'EMI che mi segnali. La primissima impressione è che siano veramente scarne (troppo?), tenendo anche conto che la parte strumentale nella versione orchestrale già di suo non mi sia sembrata particolamente articolata o complessa (perdonatemi, ma essendo solo un ascoltatore, e in più principiante, forse uso termini errati, ma voglio solo dire che mi pare molto essenziale, diretta, senza fronzoli). Tuttavia raccolgo volentieri il tuo invito ad un ascolto più attento della versione piano/voce anche perchè mi chiedevo in effetti quale fosse il senso di una riduzione per piano/voce.

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4 minuti fa, [Cris] dice:

Grazie per il suggerimento. Ne ho sentito un paio per caso mentre cercavo le versioni suggerite in precedenza nel thread e da @Ives, credo proprio siano dell'EMI che mi segnali. La primissima impressione è che siano veramente scarne (troppo?), tenendo anche conto che la parte strumentale nella versione orchestrale già di suo non mi sia sembrata particolamente articolata o complessa (perdonatemi, ma essendo solo un ascoltatore, e in più principiante, forse uso termini errati, ma voglio solo dire che mi pare molto essenziale, diretta, senza fronzoli). Tuttavia raccolgo volentieri il tuo invito ad un ascolto più attento della versione piano/voce anche perchè mi chiedevo in effetti quale fosse il senso di una riduzione per piano/voce.

Aspetta! Chiedo a chi ne sa di più di correggermi se mi sbaglio, ma non è una riduzione per pianoforte piuttosto è l'orchestrazione dell'originale per pianoforte e voce

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Se non sbaglio, la versione per pianoforte maggiormente registrata è una riduzione fatta da qualcun altro dalla versione per orchestra.

Le versioni originali per pianoforte le hanno ritrovate dopo, Hampson le ha registrate qui

Mahler-Wunderhorn-CD.jpg

Ce l'ho, sinceramente le ricordo esecuzioni un po' noiose, con tempi molto lenti. Poi non conosco gli altri arrangiamenti per pianoforte, per capire se le differenze sono così evidenti o no.

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  • 3 weeks later...

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In questo periodo ho ascoltato, con qualche distrazione, il Mahler di Sinopoli.
Forse non è tutto sullo stesso livello. L'Ottava mi è rimasta poco impressa, e questo nonostante un cast di cantanti che annovera una celestiale Cheryl Studer. Ho amato, viceversa, Sesta e soprattutto Settima, che mi è piaciuta per la libertà ritmica.

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

116962271.jpg

In questo periodo ho ascoltato, con qualche distrazione, il Mahler di Sinopoli.
Forse non è tutto sullo stesso livello. L'Ottava mi è rimasta poco impressa, e questo nonostante un cast di cantanti che annovera una celestiale Cheryl Studer. Ho amato, viceversa, Sesta e soprattutto Settima, che mi è piaciuta per la libertà ritmica.

Posseggo il cofanetto in questione tramite "acquisizione" da alcuni anni, ma non l'ho mai ascoltato per intero.

L'Ottava in potenza dovrebbe essere terreno fertile per Sinopoli e infatti a me è sempre piaciuta, ma qui si entra nel campo dei gusti personali.

Per quanto riguarda la Sesta, quella del direttore veneziano è la mia lettura preferita, soprattutto i due movimenti interni.

Altro non so, sinceramente ho problemi ad affrontare la Nona a meno che non sia Walter o Karajan

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  • 4 weeks later...

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