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Leoncavallo

Mahler

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

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Grazie a un altro viaggio in auto, l'ho finito.

La Settima? Non ricordavo che Kurt Masur dirigesse Mahler, anche se qualcosa si trova in giro, soprattutto fatto a New York. Questa registrazione invece è una Berlin-Eterna del Gewandhaus di Lipsia, credo del 1984. Abbiamo una sinfonia meravigliosa (in questo preciso momento storico forse la mia preferita) impugnata da quella che è sempre stata una delle più grandi orchestre del mondo, oltre che una delle più antiche, e manovrata da un direttore che stavolta decide di concentrarsi. Masur è famoso per la leggendaria incostanza, che a volte si tradusse in letture impersonali, e in certi casi perfino tecnicamente molto trasandate. Qui, appunto, si concentra al massimo e ci restituisce una Settima molto luminosa, da architettura neoclassica ma non raggelante. Mi è piaciuta in particolare la prima Musica Notturna. Il colore del Gewandhaus è stupendo, e aiuta l'impostazione nobilmente severa di Masur a conseguire un risultato di tutto rispetto.

L'Ottava è un live di Goteborg, diretto da Neeme Jarvi e comprendente una pletora di cantanti dell'estremo nord. Mi stupii di leggere una cosa: teo.emme, alias Duprez, al secolo Matteo Mantica, uno dei commentatori più acuti del Corriere della Grisi e di Operadisc, trova che questa di Jarvi, ottenuta in licenza dalla BIS, sia addirittura la migliore Ottava disponibile sul mercato. Come come? Esagerato? A mio parere, mica tanto. Jarvi lascia completamente da parte qualunque ipertrofia, per sottolineare invece la modernità di scrittura e di atmosfera di questa sinfonia. Molto, in questa interpretazione, traspare dello Jarvi grande interprete di Prokofiev, e non solo delle sinfonie ma anche dell'immenso Angelo di fuoco. Una chiarezza espressionista non da poco. I cori sono splendidi. I solisti sono decisamente bravi, specialmente gli uomini: ricordo in particolare il tenore Seppo Ruohonen, forse lievemente oscillante ma in possesso della tecnica giusta ad affrontare questa pestifera tessitura, cantata per giunta con un grande spessore interpretativo.

Chiudiamo con la Nona, un Vaclav Neumann + Gewandhaus decisamente succoso, con un ultimo tempo, in particolare, di un'intensità emotiva davvero trascinante.

Witt c'è anche la nona di Masur a New York, così come la settima di Jarvi, entrambe letture controverse, che io trovo entrambe interessanti. 

Masur è uno dei tanti tedeschi a disagio col grande repertorio tedesco di stampo accademico. A parte il Mendelssohn giovanile, riesce invece molto meglio in Liszt, Mahler, Shostakovich, a patto di condividere la sua prospettiva incentrata sulla compattezza e la visione d'insieme. 

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Ho cominciato.
Che Prima, ragazzi!
C'è tutto: dettaglio estremo, esuberanza, articolazione di piani sonori infiniti.
E il resto come sarà? Ho grandissime aspettative da lui.

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22 ore fa, Wittelsbach dice:

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Ho cominciato.
Che Prima, ragazzi!
C'è tutto: dettaglio estremo, esuberanza, articolazione di piani sonori infiniti.
E il resto come sarà? Ho grandissime aspettative da lui.

È così, hai detto bene esuberanza, ne parlavo con Snorl, è una cosa che avevo notato anche io. Per certi aspetti mi ricorda il Lenny tardo senza gli eccessi. 

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416736.jpg

Di nuovo.
Seconda e primi due tempi della Terza.

E' vero che prima di queste avevo sentito solo il suo Bruckner, ma alla luce di questi ascolti mi domando: quali registrazioni hanno tramandato l'immagine di un Gielen freddo analista da laboratorio? Alle prese con il primo tempo della Terza, giuro, a momenti dicevo: "Ma questo è pazzo".

La Seconda, non le ci vuole molto, spazza via il ricordo della mia ultima Risurrezione, quella del poco pepato Hans Vonk.
Mi viene una considerazione: non ho mai ascoltato (ancora) Giuseppe Sinopoli fare Mahler, è questione di poco giacché lo possiedo. Tuttavia conosco a memoria il Sinopoli grande direttore di Puccini. Ebbene: Gielen qui fa come lui alle prese con Puccini. Voglio dire: indaga il suono, cerca un suono diverso a seconda dell'umore espresso in quel momento, in quella precisa battuta. Il tempo lento della Seconda parte con un timbro languido che neanche Karajan (il quale peraltro non ha mai fatto questa sinfonia), salvo ispessirsi in soprassalti gelidi improvvisi quando la musica lo richiede. Il primo movimento invece era stato intensissimo. L'Urlich si giova di una morbida Kallisch, mentre la chiusa raggiunge, con pulsazioni infinitesimali, una sublime catarsi.

Ma la Terza mi sconvolge. Il primo tempo di Horenstein aveva talora alcune luci di sbieco, spettrali ed evocative. Gielen fa di più: talvolta, esagerando a bella posta, tramuta questi momenti in autentico horror, da saltare sulla sedia, roba che nemmeno un Bernstein. Ma tante cose vorrei dire: le trombe, nel primo tempo della Terza di Gielen, cantano in diecimila lingue diverse: soffocate, beffarde, imploranti, noncuranti. E certe sonorità malmostose dei contrabbassi, a pochi minuti dal termine? E quei tromboni così invadenti, volutamente dal suono aspro e "negativo"? E il controfagotto che ogni tanto prende la parola (sissignori, il dettaglio cartesiano del direttore lo fa sentire benissimo)? Non so, questo mastodonte di movimento iniziale spesso appare dispersivo. Gielen paradossalmente, diversificandone le distinte tessere, finisce per renderlo più unitario. Alla fine ho sentito il bisogno di accendermi un buon sigaro toscano. Diversissimo il secondo tempo, la cui gentile grazia è delibata con sinuosa freschezza. Nei prossimi giorni proseguirò con la Terza.

Gielen mi sembra coerente con lo stile che gli ho sentito in Bruckner: clarté ed espressività, che in Mahler talora diventa addirittura esasperata, come un Bernstein prima o, perché no, anche ultima maniera. Prevedo che sarà una grandissima Quinta. Viceversa mi domando quale sarà la chiave di lettura della sentimentale Quarta o della nostalgica, intrigante Settima. Stay tuned.

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Forse, più che Bernstein, io lo associo a Kubelik o a certo Boulez (ovviamente non gelido come il francese) per la chiarezza della proposta. Tutte queste interpretazioni sono all’insegna della massima precisione, alla ricerca di un nitore e di una asciuttezza assolute (ripeto, senza effetto freezer bouleziano). Si sottolinea con grande scrupolo ogni più piccolo intervento dei componenti l’orchestra ed anche nei momenti di massima intensità sonora si distinguono esattamente i singoli strumenti. Gielen pare impegnato a ripulire l’interpretazione della musica di Mahler da ogni orpello, evitando, ad esempio, di marcare troppo sui portamenti degli archi e sulle eccessive esagerazioni degli "sforzando". E' un Mahler razionale, coerente, caleidoscopico nei colori, che nulla concede al sentimentalismo ma al contempo espressivamente è ad alto voltaggio. La Quinta è buona, ma tutta l'integrale è di qualità media elevata (consideriamo anche che non dirige la ChicagoSO o compagini di simile grandezza), la Settima tra le migliori in assoluto, per me, con Bernstein, Tilson Thomas, Abbado e Kondrashin.

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

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Di nuovo.
Seconda e primi due tempi della Terza.

E' vero che prima di queste avevo sentito solo il suo Bruckner, ma alla luce di questi ascolti mi domando: quali registrazioni hanno tramandato l'immagine di un Gielen freddo analista da laboratorio? Alle prese con il primo tempo della Terza, giuro, a momenti dicevo: "Ma questo è pazzo".

La Seconda, non le ci vuole molto, spazza via il ricordo della mia ultima Risurrezione, quella del poco pepato Hans Vonk.
Mi viene una considerazione: non ho mai ascoltato (ancora) Giuseppe Sinopoli fare Mahler, è questione di poco giacché lo possiedo. Tuttavia conosco a memoria il Sinopoli grande direttore di Puccini. Ebbene: Gielen qui fa come lui alle prese con Puccini. Voglio dire: indaga il suono, cerca un suono diverso a seconda dell'umore espresso in quel momento, in quella precisa battuta. Il tempo lento della Seconda parte con un timbro languido che neanche Karajan (il quale peraltro non ha mai fatto questa sinfonia), salvo ispessirsi in soprassalti gelidi improvvisi quando la musica lo richiede. Il primo movimento invece era stato intensissimo. L'Urlich si giova di una morbida Kallisch, mentre la chiusa raggiunge, con pulsazioni infinitesimali, una sublime catarsi.

Ma la Terza mi sconvolge. Il primo tempo di Horenstein aveva talora alcune luci di sbieco, spettrali ed evocative. Gielen fa di più: talvolta, esagerando a bella posta, tramuta questi momenti in autentico horror, da saltare sulla sedia, roba che nemmeno un Bernstein. Ma tante cose vorrei dire: le trombe, nel primo tempo della Terza di Gielen, cantano in diecimila lingue diverse: soffocate, beffarde, imploranti, noncuranti. E certe sonorità malmostose dei contrabbassi, a pochi minuti dal termine? E quei tromboni così invadenti, volutamente dal suono aspro e "negativo"? E il controfagotto che ogni tanto prende la parola (sissignori, il dettaglio cartesiano del direttore lo fa sentire benissimo)? Non so, questo mastodonte di movimento iniziale spesso appare dispersivo. Gielen paradossalmente, diversificandone le distinte tessere, finisce per renderlo più unitario. Alla fine ho sentito il bisogno di accendermi un buon sigaro toscano. Diversissimo il secondo tempo, la cui gentile grazia è delibata con sinuosa freschezza. Nei prossimi giorni proseguirò con la Terza.

Gielen mi sembra coerente con lo stile che gli ho sentito in Bruckner: clarté ed espressività, che in Mahler talora diventa addirittura esasperata, come un Bernstein prima o, perché no, anche ultima maniera. Prevedo che sarà una grandissima Quinta. Viceversa mi domando quale sarà la chiave di lettura della sentimentale Quarta o della nostalgica, intrigante Settima. Stay tuned.

Per via della Terza, Wittels, sottoscrivo ogni tua parola, trattasi forse della punta di diamante del cofanetto mahleriano di Gielen (ma io ci metto pure Sesta, Settima, Nona e Decima, quest'ultima forse la migliore in assoluto della discografia). Avevo già accennato in questa sede un mio parere simile al tuo; ovviamente, tu l'hai sviluppato ed esposto con una chiarezza ed un contenuto assai migliori. Aspetto solo il tuo ascolto degli altri movimenti. L'unica piccola pecca, io l'ho avvertita nel breve quinto movimento, che - a parte anche un fuori sincrono tra voci bianche ed orchestra all'inizio, ma vabbé - avrei preferito un po' più caratterizzato e smaliziato. Nel Finale comunque Gielen recupera in grandissimo stile, e anche qui chi ha l'idea del Gielen sclusivamente  freddo e superanalitico, dovrebbe rivedere le sue posizioni.

Per  quel che riguarda la Seconda, sinceramente, non condivido il tuo entusiasmo, per quanto si tratti comunque di una buonissima esecuzione. Forse qui la razionalizzazione e il cesello di Gielen non sortisce gli effetti desiderati. Questa cosa si nota per me, soprattutto nell'imponente Finale, dove la scelta del direttore tedesco di affrancarsi totalmente dal pedale della retorica, sminuisce un po' l'impatto dei climax mahleriani. Ogni tanto - a costi di rischiare il cattivo gusto - certa enfasi mahleriana, non solo non dev'essere purgata, ma anzi, proprio accentuata. Sarà, ma qui Tennstedt - soprattutto nel suo live - mi pare irraggiungibile come intensità che quasi mi riesce difficile apprezzare qualsiasi altra interpretazione della Seconda. L'unica che trovo altrettanto grande - ma con tutt'altro approccio - anche qui tra l'espressionista e l'analitico, è quella, spesso dimenticata, di Scherchen (e le sue compagini un po scalcagnate!). By the way, anche in questa Seconda, l'orchestra della SWR si mostra in grande spolvero, e un plauso va anche al coro, veramente in ottima forma.

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2 ore fa, Ives dice:

Forse, più che Bernstein, io lo associo a Kubelik o a certo Boulez (ovviamente non gelido come il francese) per la chiarezza della proposta. Tutte queste interpretazioni sono all’insegna della massima precisione, alla ricerca di un nitore e di una asciuttezza assolute (ripeto, senza effetto freezer bouleziano). Si sottolinea con grande scrupolo ogni più piccolo intervento dei componenti l’orchestra ed anche nei momenti di massima intensità sonora si distinguono esattamente i singoli strumenti. Gielen pare impegnato a ripulire l’interpretazione della musica di Mahler da ogni orpello, evitando, ad esempio, di marcare troppo sui portamenti degli archi e sulle eccessive esagerazioni degli "sforzando". E' un Mahler razionale, coerente, caleidoscopico nei colori, che nulla concede al sentimentalismo ma al contempo espressivamente è ad alto voltaggio. La Quinta è buona, ma tutta l'integrale è di qualità media elevata (consideriamo anche che non dirige la ChicagoSO o compagini di simile grandezza), la Settima tra le migliori in assoluto, per me, con Bernstein, Tilson Thomas, Abbado e Kondrashin.

Certo io analizzavo un aspetto in particolare di queste interpretazioni, quando parlavo di Bernstein... a dirla tutta a me pare che ci sia la stessa distanza che dagli altri direttori citati, Kubelik è troppo pittorico e Boulez troppo analitico, si allontanano per altri aspetti... io sento molto nitore (come diceva Witt, piani sonori altrove inudibili) ma non tanta asciuttezza (che poi, capiamo che vuol dire "asciutto" in musica :D ). C'è slancio (non so, prendiamo il secondo tema della Sesta) ed estroversione (il Titano, o alcuni passaggi della quinta - parlo di quello che ho ascoltato), all'interno però di una cornice quasi classica... Per me è stata una sorpresa, il nitore me l'aspettavo, il resto un po' meno. L'unico parametro "non filologico" (ma è una scelta stilista, chiaramente) è quel vigore che Snorlax percepiva come carente - specie se uno è abituato a Tennstedt, Gielen sembra molto aereo e poco aggressivo.

PS: insomma, questo Abbado a Chicago me lo devo proprio procurare eh? sarà la quinta volta che lo menzionate.

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2 ore fa, Majaniello dice:

Certo io analizzavo un aspetto in particolare di queste interpretazioni, quando parlavo di Bernstein... a dirla tutta a me pare che ci sia la stessa distanza che dagli altri direttori citati, Kubelik è troppo pittorico e Boulez troppo analitico, si allontanano per altri aspetti... io sento molto nitore (come diceva Witt, piani sonori altrove inudibili) ma non tanta asciuttezza (che poi, capiamo che vuol dire "asciutto" in musica :D ). C'è slancio (non so, prendiamo il secondo tema della Sesta) ed estroversione (il Titano, o alcuni passaggi della quinta - parlo di quello che ho ascoltato), all'interno però di una cornice quasi classica... Per me è stata una sorpresa, il nitore me l'aspettavo, il resto un po' meno. L'unico parametro "non filologico" (ma è una scelta stilista, chiaramente) è quel vigore che Snorlax percepiva come carente - specie se uno è abituato a Tennstedt, Gielen sembra molto aereo e poco aggressivo.

Concordo. Quella mancanza di vigore, di trasporto, di enfasi la noto in particolar modo nelle due grandi sinfonie corali - la Seconda e l'Ottava - che per me sono un po' il tallone d'Achille dell'integrale di Gielen. Checché ne dica Hurwitz - con cui sia io sia Maja più di qualche volta siamo d'accordo - queste due registrazioni non le vedo assolutamente come references. Parliamoci chiaro, non voglio far fare a Gielen l'anti-Gielen, e ovviamente certe scelte sono in perfetta coerenza col suo stile interpretativo, ma per me non sembrano funzionare in queste due enormi creazioni, dove, soprattutto nei momenti più magniloquenti e d'impatto, mi pare un po' grigio, e privo di pathos. Ora Mahler non sarà solo questo, non sarà solo climax e code d'effetto, ma se in certe opere lo privi di questo, il risultato, a me, pare men che dimezzato.

Tennstedt, riferimento indiscusso in queste due sinfonie mahleriane, riesce a tener insieme tutto il materiale del Finale - sublime quanto rapsodico e frammentario - investendolo di un'enorme tensione che esplode nell'ultima invocazione corale, che enfatizza ancor più con l'aggiunta di un fragoroso colpo di piatti (non presente nella sua incisione in studio, nel video a 1:29:55). Scusate se insisto fastidiosamente, ma qui ci scappa pure che ve lo posto da tubo:

 

 

Già che ci sono vi posto pure il live dell'Ottava, anche questo ben superiore alla precedente registrazione in studio, di cui esiste anche una emozionante ripresa video:

 

Esecuzioni celebri e di sicuro non una novità per nessuno, ma non sono riuscito a trattenermi!

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Fidati, quella di Gielen sarà poco enfatica, ma se senti quella di Vonk svieni, ti metti a dormire dopo 5 minuti!

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16 ore fa, Majaniello dice:

 

PS: insomma, questo Abbado a Chicago me lo devo proprio procurare eh? sarà la quinta volta che lo menzionate.

Magari ti piace pure :laughingsmiley: ...Ozawa lo hai mai sentito? Potrebbe fare al caso tuo. Come pure MTT prima maniera con la LSO:

 

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R-10911606-1506527078-3225.jpeg.jpg

PROPRIO LUI! INCREDIBILE!

piccinini_1100308sportal_home.jpg

Vabbè, scusate...

Solo per dirvi che quasi casualmente ho trovato il mio primo cd, anzi doppio cd, di Mahler: questo spartano jewel della Pilz, acquistato nell'agosto 1995 a Bormio. Prima e Quinta, orchestra della Radio di Lubiana, direttore Anton Nanut. L'ho cercato negli scaffali ma non l'ho ancora ritrovato.

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30 minuti fa, Wittelsbach dice:

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PROPRIO LUI! INCREDIBILE!

piccinini_1100308sportal_home.jpg

Vabbè, scusate...

Solo per dirvi che quasi casualmente ho trovato il mio primo cd, anzi doppio cd, di Mahler: questo spartano jewel della Pilz, acquistato nell'agosto 1995 a Bormio. Prima e Quinta, orchestra della Radio di Lubiana, direttore Anton Nanut. L'ho cercato negli scaffali ma non l'ho ancora ritrovato.

Ma questo Nanut, era un direttore di una certa... statura?

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Nanut fece la Quarta con la voce bianca nel finale, ora non ricordo se prima o dopo l'esperimento di Bernstein...forse poco dopo. Sempre con Radio Lubiana.

E la voce bianca sapete chi era? Max Emanuel Cencic ancora sconosciuto...

MI0001008692.jpg?partner=allrovi.com

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