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Leoncavallo

Mahler

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30 minuti fa, Ives dice:

Concordo nel riscoprire, in Mahler, nel incisioni anni '60 con la LSO, dove Solti è decisamente più vario e personale rispetto al periodo americano:

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Non sono mai stato un fan di Solti, ma certe registrazioni mahleriane del periodo londinese, sono da tenere in assoluta considerazione, e di sicuro sono più interessanti e trascinanti dei successivi remakes americani. Mi riferisco sicuramente alla Seconda, disponibile anche nella collana The Originals della Decca, ma sopratutto alla Terza, che non so se ad oggi risulti facilmente reperibile. Solti infatti qui restituisce un primo movimento rude e selvaggio come pochi, con una orchestra sbrigliata e ruggente come non mai. Mi permetto di dire, inoltre, che io trovo il solo di trombone, veramente bestiale, come il più bello, per suono e per carattere, di tutta la discografia (il 1° trombone dei London in quegli anni era Denis Wick, uno dei più grandi trombonisti del XX secolo). Peccato che il flicorno nello Scherzo sia posto un po' troppo  in avanti, e il Finale sia fin troppo brusco - il più spedito che io ricordi - e manchi di cantabilità. Ma un ascolto lo vale sicuramente, e ripeto, il colossale primo movimento io lo trovo da Oscar.

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On 4/7/2018 at 19:47, Snorlax dice:

Maja io ti leggo sempre con piacere ed imparo pure un sacco di cose, ma nelle tue ultime dissertazioni mahleriane mi pare che mi stai trascurando un po' il mio amato Tennstedt...:a1

Pensa che è stata la mia prima (e ultima) integrale alternativa a quelle di Bernstein. In realtà lo ascoltavo poco, perchè ascoltavo sempre Lenny. Dovrò rispolverarlo per parlarne con cognizione, anche se me lo ricordo molto intenso ma poco... come dire.... duttile?

21 ore fa, Wittelsbach dice:

Ma vogliamo parlare delle integrali desaparecidos?

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E soprattutto

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Su spotify si trova qualcosa di quest'ultima, mentre per De Waart, almeno per quanto riguarda le registrazioni olandesi (ce ne sono altre fatte a San Francisco e a Minneapolis, su spoty), c'è la Prima su youtube.
Curiosa la discontinuazione del ciclo Chandos, reperibile a prezzi sostenuti a cd singoli. Ma Segerstam, direttore che stimo molto per svariati motivi, è stato un po' maltrattato da questa casa editrice. Vedasi il caso del ciclo di Sibelius, anch'esso coll'orchestra danese, dal destino particolare: nato per rimpiazzare il precedente e ottimo ciclo di Gibson, finì dimenticato e sottovalutato, al punto che Chandos ha finito per lasciare in catalogo proprio il vecchio Gibson, cedendo i dischi di Segerstam a Brilliant. E pure l'edizione Brilliant ormai è fuori stampa e abbastanza rara.

Oh questo è il Wittelsbach che mi piace! il rovistone! Al binomio Mahler-Segerstam non ci sarei mai arrivato, lo associo agli autori nordici, a Reger, Bruckner e Brahms (mitica la copertina dove gli assomiglia :D )... mi pare sia coinvolto in qualche sinfonia di Schnittke per la BIS. Conosco anche un bel disco di Rouse, credo recente. E che Mahler fa, in definitiva?

PS: De Waart non pervenuto, non so neanche che repertorio abbia. Lo conosco come accompagnatore di Kocsis nei mitici concerti di Racchio (non esattamente un banco di prova per giudicare un direttore).

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1 ora fa, Majaniello dice:

Pensa che è stata la mia prima (e ultima) integrale alternativa a quelle di Bernstein. In realtà lo ascoltavo poco, perchè ascoltavo sempre Lenny. Dovrò rispolverarlo per parlarne con cognizione, anche se me lo ricordo molto intenso ma poco... come dire.... duttile?

Dico una cosa risaputa ma la dico lo stesso: ricordati di considerare il Tennstedt live, spesso infinitamente superiore alle incisioni in studio. Per me alcune di queste sono il riferimento assoluto. Le trovi qui:

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Sto continuando a sentirlo, tra un casino e l'altro.

Ho finito la Terza di Horenstein, e confermo le mie impressioni: una Terza di alto piazzamento e forse il miglior lascito discografico del discontinuo, solipsistico maestro russo. Perfino nel coretto angelico le trombe e gli ottoni hanno bagliori sinistri, angosciosi, espressionisti. Va da sè: questa Terza è quella incisa in studio con la Unicorn, lo specifico perché esiste un live anteriore di alcuni anni, sempre inglese, e con la partecipazione di Helen Watts in luogo dell'ottima Norma Procter.

Meno famosa è la successiva Quarta, che ci è data nella visione del competente Hartmut Haenchen, con l'Orchestra Filarmonica Olandese. Haenchen era uno di quelli che dirigevano un po' tutto in modo onesto e non sempre memorabile: o almeno, tale lo consideravo prima di appurare come Mahler fosse stato da lui sempre frequentato, soprattutto con orchestre del Benelux. Nella fattispecie, è una Quarta con tutto quello che cerchiamo al suo posto, sul versante della volatile leggerezza e con una grazia formale per nulla fuori luogo. Di bello spessore soprattutto il lied finale in bocca alla bella Alexandra Cocu. Una buona esecuzione "da concerto" di un capolavoro.

La Quinta di Vaclav Neumann, Gewandhaus di Lipsia, anni Sessanta, da alcuni è stata giudicata piuttosto compassata. Io la vedo diversamente: è una Quinta, che mostra, per l'epoca, un'inedita lucidità e chiarezza testuale. Se cerchiamo la bellissima estroversione di un Bernstein, è chiaro, siamo fuori strada. Ma riesco agevolmente a distinguere un'interpretazione impersonale e sciatta da una come questa di Neumann, che ricerca un capillare dettaglio senza comunque lasciar perdere l'espressione. Il famigerato Adagietto, in particolare, lo trovo particolarmente "presente" nel non abbandonarsi nel molle decadentismo che tutti ricercano. Tutta questa attenzione analitica di Neumann poi viene fuori alla grande nello Scherzo. Mi ha fatto pensare a certe cose di Dohnanyi, seppure con un tonnellaggio orchestrale mantenuto percettibilmente più gravido e massiccio. Neumann ha inciso anni dopo un ciclo-Mahler con la Supraphon. Chissà come si comporta lì. In questo cofanetto, intanto, di lui avremo una Nona.

 

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E vabbè, ancora questo cofanetto, che presenta belle opere d'arte su ogni cd.

Ho fatto in tempo a proseguire solo con la Sesta. Abbiamo un ritorno di Hartmut Haenchen e della sua Filarmonica Olandese, questa volta però ripresi dal vivo, come testimonia qualche colpo di tosse, e anche qualche imprecisione strumentale di troppo.
Se il pragmatico tedesco ci aveva dato una Quarta non memorabile ma appagante, lo stesso non avviene con la Tragica: un'esecuzione frammentaria e priva di unità espressiva nelle sue componenti. Prima di un più che buon movimento finale, in cui il direttore finalmente si sforza di dire qualcosa, hanno difatti sfilato un primo movimento impreciso (ma l'episodio dei campanacci, cruciale, si è rivelato per fortuna etereo e surreale come dovrebbe secondo me essere), uno Scherzo baldanzoso ma spesso oltre i limiti della rozzezza, e un tempo lento piuttosto apatico.
E' una Sesta che si può ascoltare e accettare con un certo piacere nel contesto di un concerto dal vivo (da cui in effetti originava), ma che in disco si giustifica assai meno.
Per dire, senza scomodare i Titani, prima di sentirmela in auto questo pomeriggio, a casa avevo messo su quella di Svetlanov (tra l'altro il suo integrale, come quasi tutta la Svetlanov Edition Warner, è diventato pressoché introvabile, bene ho fatto ad accaparrarmelo in illo tempore) che dimostra una statura espressiva, affabulatoria e coloristica assolutamente inconfrontabile: con lui la Sesta diventa una colata possente, drammatica, davvero tragica, cosa che con Haenchen si percepisce a tratti solo nel finale.

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On 7/6/2018 at 09:51, Ives dice:

Non mi piace l'integrale DGG, un Mahaler "rustico" e troppo legato a certi stereotipi tardoromantici, dove manca l'approfondimento del lato più moderno. Preferisco di gran lunga la serie Audite, incisa live qualche anno più tardi, a quella DGG, anche per la qualità di registrazione:

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Noto solo adesso: non ha fatto la Quarta?

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Nota divertente. Sono capitato per puro caso su un forum di cosiddetti audiofili, sebbene non feticisti come altri che ho letto.
Naturale che ci siano anche lì dei mahleriani convinti. L'inevitabile topic del neofita che vuole un'integrale di Mahler ha suscitato numerosissime risposte.
Ma... c'è un ma!
Sarà che non capiamo niente noi, sarà che il mondo è bello perché è vario, ma sapete i consigli quali sono?
Anzitutto Boulez, considerato il Mahler più bello della storia, mai lontanamente raggiunto da nessun altro. In second'ordine, Abbado. Ma non il primo: l'ultimo, quello berlinese con la Seconda di Lucerna. E Bernstein? La cosa più moderata che dicono di lui è "Non ha capito un c***o di Mahler", figurarsi. Per loro Bernstein era una sorta di psicopatico posseduto che ha tradito il verbo mahleriano implementandolo con le sue nevrosi.
Uno degli sparuti difensori di Bernstein una volta ha espresso una critica sulla Seconda abbadiana di Lucerna, peraltro non troppo sottile (l'ha definita "inascoltabile"), beccandosi di rimando un'argomentazione davvero decisiva: "Prova tu a metterti a dirigere l'orchestra a Lucerna". In genere comunque quando qualcuno parla male di un direttore si tirano fuori discorsi fideistici e ad personam del genere: "Tu che cultura musicale hai per criticare?". Questo naturalmente Bernstein escluso: è praticamente vietato difenderlo. Ci vorrebbe d'urgenza un @Madiel in quel forum.

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Nota divertente. Sono capitato per puro caso su un forum di cosiddetti audiofili, sebbene non feticisti come altri che ho letto.
Naturale che ci siano anche lì dei mahleriani convinti. L'inevitabile topic del neofita che vuole un'integrale di Mahler ha suscitato numerosissime risposte.
Ma... c'è un ma!
Sarà che non capiamo niente noi, sarà che il mondo è bello perché è vario, ma sapete i consigli quali sono?
Anzitutto Boulez, considerato il Mahler più bello della storia, mai lontanamente raggiunto da nessun altro.

Hanno proprio capito tutto...

In second'ordine, Abbado. Ma non il primo: l'ultimo, quello berlinese con la Seconda di Lucerna. E Bernstein? La cosa più moderata che dicono di lui è "Non ha capito un c***o di Mahler", figurarsi. Per loro Bernstein era una sorta di psicopatico posseduto che ha tradito il verbo mahleriano implementandolo con le sue nevrosi.

come no... -_-


Uno degli sparuti difensori di Bernstein una volta ha espresso una critica sulla Seconda abbadiana di Lucerna, peraltro non troppo sottile (l'ha definita "inascoltabile"), beccandosi di rimando un'argomentazione davvero decisiva: "Prova tu a metterti a dirigere l'orchestra a Lucerna". In genere comunque quando qualcuno parla male di un direttore si tirano fuori discorsi fideistici e ad personam del genere: "Tu che cultura musicale hai per criticare?". Questo naturalmente Bernstein escluso: è praticamente vietato difenderlo. Ci vorrebbe d'urgenza un @Madiel in quel forum.

:D:cat_lol: 

Immagine correlata

Diamine, consigliare l'Abbado di Lucerna è toccare il fondo del masochismo.... :wacko: (e Abbado l'ho anche consigliato in Mahler, ma mica quello ultimo anemico).

Forse sono dei poverini che hanno bisogno di qualche sicurezza nelle loro scelte discografiche: meno ne capiscono e più hanno bisogno di certezze, poi se viene il rompiscatole di turno che li fa tornare alla dura realtà è logico che ci siano certe reazioni tanto scomposte. E' facile perdere la bussola dopo aver speso invano trenta o quaranta euro :cat_lol:

Tra l'altro, il mio primo post in questo forum (settembre 2004) riguardava proprio le mie perplessità su Abbado nel repertorio mahleriano, guarda un po' il caso... :cat_lol:

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Rimango in tema, ma abbasso di molto la qualità della conversazione: la prima volta che ascoltai la Terza diretta da Abbado coi Wiener (DGG, inizio anni '80), pur ammirandone certi aspetti, in primis il raffinato lavoro di cesello a cui il direttore milanese ci ha da sempre abituato, rimasi però un po' basito dalla lettura un po' troppo da damerino, e ancor più sconcertato dalla coda dell'adagio finale... mai sentita una cosa così anemica! E dove sono finiti i timpani? Colpa di Abbado o il tonmeister aveva bevuto un po' troppe birre?

Sentite qua a partire dal 25mo minuto circa:

 

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6 minuti fa, Snorlax dice:

Rimango in tema, ma abbasso di molto la qualità della conversazione: la prima volta che ascoltai la Terza diretta da Abbado coi Wiener (DGG, inizio anni '80), pur ammirandone certi aspetti, in primis il raffinato lavoro di cesello a cui il direttore milanese ci ha da sempre abituato, rimasi però un po' basito dalla lettura un po' troppo da damerino, e ancor più sconcertato dalla coda dell'adagio finale... mai sentita una cosa così anemica! E dove sono finiti i timpani? Colpa di Abbado o il tonmeister aveva bevuto un po' troppe birre?

Sentite qua a partire dal 25mo minuto circa:

 

Concordo, questa 3a è l'apoteosi della gelida oggettività abbadiana. Una magnifica tabacchiera finemente decorata e preziosa, ma dentro vuota. Fu proprio questa incisione a farmi venire i primi dubbi sull'effettiva grandezza dell'interprete (tra l'altro, è pure stata la mia prima 3a!)

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1 ora fa, Madiel dice:

:D:cat_lol: 

Immagine correlata

Diamine, consigliare l'Abbado di Lucerna è toccare il fondo del masochismo.... :wacko: (e Abbado l'ho anche consigliato in Mahler, ma mica quello ultimo anemico).

Forse sono dei poverini che hanno bisogno di qualche sicurezza nelle loro scelte discografiche: meno ne capiscono e più hanno bisogno di certezze, poi se viene il rompiscatole di turno che li fa tornare alla dura realtà è logico che ci siano certe reazioni tanto scomposte. E' facile perdere la bussola dopo aver speso invano trenta o quaranta euro :cat_lol:

Tra l'altro, il mio primo post in questo forum (settembre 2004) riguardava proprio le mie perplessità su Abbado nel repertorio mahleriano, guarda un po' il caso... :cat_lol:

Ho seguitato nella lettura, e si è scoperto che l’intenditore, oltre a ribadire che Bernstein sarebbe “un antimahleriano”, adora svisceratamente il Mahler di Roger Norrington (peraltro finora sempre sfuggitomi).

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48 minuti fa, Madiel dice:

Concordo, questa 3a è l'apoteosi della gelida oggettività abbadiana. Una magnifica tabacchiera finemente decorata e preziosa, ma dentro vuota. Fu proprio questa incisione a farmi venire i primi dubbi sull'effettiva grandezza dell'interprete (tra l'altro, è pure stata la mia prima 3a!)

Brava però la Norman.

Se non ricordo male, comunque i tuoi peggiori strali erano indirizzati al remake berlinese con la Larsson.

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Ho seguitato nella lettura, e si è scoperto che l’intenditore, oltre a ribadire che Bernstein sarebbe “un antimahleriano”, adora svisceratamente il Mahler di Roger Norrington (peraltro finora sempre sfuggitomi).

ah, ma allora non capisce proprio un c***** :o

2 ore fa, Wittelsbach dice:

Brava però la Norman.

Concordo, e pure bravi i cori viennesi, ma tutto ciò non basta per infondere vita a una materia inerte.

Se non ricordo male, comunque i tuoi peggiori strali erano indirizzati al remake berlinese con la Larsson.

A dire il vero non me ne piace nessuna delle edizioni berlinesi. Da prendere, buttare dove sappiamo e tirare l'acqua. Una pura e semplice operazione commerciale.

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On 8/7/2018 at 19:30, Wittelsbach dice:

Noto solo adesso: non ha fatto la Quarta?

Esatto, manca la Quarta, non ho mai capito il motivo forse non è stata captata, ma c'è il Das Lied con la Baker e Kmentt.

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On 5/7/2018 at 20:18, Majaniello dice:

PS: De Waart non pervenuto, non so neanche che repertorio abbia. Lo conosco come accompagnatore di Kocsis nei mitici concerti di Racchio (non esattamente un banco di prova per giudicare un direttore).

Sostanzialmente, era un "tuttofare" della Philips, però il suo repertorio concertistico era proprio incentrato in Mahler, Strauss, Rachmaninov. Diversi ottimi dischi nel repertorio minimalista americano (Adams, Reich) di cui è stato anche dedicatario di lavori. Ha fatto anche vari cicli di opere wagneriane.

Leggo da wikipedia che è stato sposato con i soprani Roberta Alexander e Ruth Welting. Non lo sapevo...😀

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47 minuti fa, Ives dice:

Sostanzialmente, era un "tuttofare" della Philips, però il suo repertorio concertistico era proprio incentrato in Mahler, Strauss, Rachmaninov. Diversi ottimi dischi nel repertorio minimalista americano (Adams, Reich) di cui è stato anche dedicatario di lavori. Ha fatto anche vari cicli di opere wagneriane.

Leggo da wikipedia che è stato sposato con i soprani Roberta Alexander e Ruth Welting. Non lo sapevo...😀

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... che in casa fa sempre comodo!

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Come antidoto all'anemia abbadiana ora mi sto risentendo questa:

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Per me interpretazione capolavoro, ed uno dei migliori risultati del cofanetto Mahler/Gielen. Quando si dice che l'interprete possiede completamente l'autore. Gielen ci dà dentro con l'analisi e col cesello, e mi fa scoprire ogni volta cose che in altre esecuzioni non avevo percepito. Ma siamo lontanissimi dalla fiacchezza di Abbado, ma anche dalla freddezza - e ci aggiungerei pure, incomprensione - di Boulez. E poi chi continua a dire dell'asetticità di Gielen? Io la trovo una lettura appassionata e appassionante, rude e selvaggia nel Primo movimento, eterea e melanconica nel solo del Posthorn dello Scherzo, quanto espressiva e trascinante - senza mai essere melensa - nel Finale. Orchestra in stato di grazia che rende al massimo i mille colori dell'universo mahleriano.

 

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On 4/7/2018 at 22:20, Wittelsbach dice:

Ma vogliamo parlare delle integrali desaparecidos?

mahler-symphonies-nos-1-10-leif-segersta

Su spotify si trova qualcosa di quest'ultima, mentre per De Waart, almeno per quanto riguarda le registrazioni olandesi (ce ne sono altre fatte a San Francisco e a Minneapolis, su spoty), c'è la Prima su youtube.
Curiosa la discontinuazione del ciclo Chandos, reperibile a prezzi sostenuti a cd singoli. Ma Segerstam, direttore che stimo molto per svariati motivi, è stato un po' maltrattato da questa casa editrice. Vedasi il caso del ciclo di Sibelius, anch'esso coll'orchestra danese, dal destino particolare: nato per rimpiazzare il precedente e ottimo ciclo di Gibson, finì dimenticato e sottovalutato, al punto che Chandos ha finito per lasciare in catalogo proprio il vecchio Gibson, cedendo i dischi di Segerstam a Brilliant. E pure l'edizione Brilliant ormai è fuori stampa e abbastanza rara.

Questo è da tempo che lo cerco, ma è assolutamente irreperibile. Mi spiace molto, perché ne ho sentito degli scampoli su Spotify, e mi pareva una gran cosa. Ancor più sottovalutato dell'eppur ottimo primo ciclo di Sibelius, di cui Segerstam ha fatto un remake, che però non conosco.

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15 ore fa, Majaniello dice:

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... che in casa fa sempre comodo!

:laughingsmiley:

Alcune sinfonie le ha fatte con la Minnesota Orchestra e con la San Francisco Symphony. Questa ha una sua fama:

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Quanto a Segerstam, la Chandos sta ripubblicando molti cofanetti di quegli anni...chissà.

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3 ore fa, Ives dice:

:laughingsmiley:

Alcune sinfonie le ha fatte con la Minnesota Orchestra e con la San Francisco Symphony. Questa ha una sua fama:

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Quanto a Segerstam, la Chandos sta ripubblicando molti cofanetti di quegli anni...chissà.

Qualunque cosa con Margaret Price va presa a scatola chiusa.

Dixit.

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41 minuti fa, giordanoted dice:

Qualunque cosa con Margaret Price va presa a scatola chiusa.

Dixit.

Concordo totalmente...

°°°°°°

L'unica prova mahleriana (almeno in disco) di André Previn (non a caso la sinfonica più cameristica, più graziosa, più cesellata):

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Alberga negli archivi EMI, anch'essa ha un'ottima fama presso certa critica. Mai sentita...copertina originale:

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Ospite

A me il Mahler oggettivo di Boulez piace moltissimo, così come quello elettrico di Gergiev. Forse dovrei cominciare a considerare di spostarmi di forum, ma siccome non mi curo dell’approvazione di voi gendarmi della critica resto qui. Tié... 😛

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4 ore fa, zeitnote dice:

A me il Mahler oggettivo di Boulez piace moltissimo, così come quello elettrico di Gergiev. Forse dovrei cominciare a considerare di spostarmi di forum, ma siccome non mi curo dell’approvazione di voi gendarmi della critica resto qui. Tié... 😛

Il mondo ha ancora bisogno di eroi! :cat_lol::cat_lol::cat_lol:

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A proposito della Terza di Mahler, segnalo  un video (ottima definizione e suono) con Kent Nagano (disponibile fino al 20 settembre 2018) con l'orchestra di Goteborg   https://www.gso.se/en/gsoplay/latest-videos/

Non l'ho ascoltata tutta (100 minuti complessivi), ma da quel poco (inzio e fine) mi è sembrata buona; fra l'altro, ho apprezzato molto Kent Nagano nella sua interpretazione della Terza di Bruckner a Roma

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Grazie a un altro viaggio in auto, l'ho finito.

La Settima? Non ricordavo che Kurt Masur dirigesse Mahler, anche se qualcosa si trova in giro, soprattutto fatto a New York. Questa registrazione invece è una Berlin-Eterna del Gewandhaus di Lipsia, credo del 1984. Abbiamo una sinfonia meravigliosa (in questo preciso momento storico forse la mia preferita) impugnata da quella che è sempre stata una delle più grandi orchestre del mondo, oltre che una delle più antiche, e manovrata da un direttore che stavolta decide di concentrarsi. Masur è famoso per la leggendaria incostanza, che a volte si tradusse in letture impersonali, e in certi casi perfino tecnicamente molto trasandate. Qui, appunto, si concentra al massimo e ci restituisce una Settima molto luminosa, da architettura neoclassica ma non raggelante. Mi è piaciuta in particolare la prima Musica Notturna. Il colore del Gewandhaus è stupendo, e aiuta l'impostazione nobilmente severa di Masur a conseguire un risultato di tutto rispetto.

L'Ottava è un live di Goteborg, diretto da Neeme Jarvi e comprendente una pletora di cantanti dell'estremo nord. Mi stupii di leggere una cosa: teo.emme, alias Duprez, al secolo Matteo Mantica, uno dei commentatori più acuti del Corriere della Grisi e di Operadisc, trova che questa di Jarvi, ottenuta in licenza dalla BIS, sia addirittura la migliore Ottava disponibile sul mercato. Come come? Esagerato? A mio parere, mica tanto. Jarvi lascia completamente da parte qualunque ipertrofia, per sottolineare invece la modernità di scrittura e di atmosfera di questa sinfonia. Molto, in questa interpretazione, traspare dello Jarvi grande interprete di Prokofiev, e non solo delle sinfonie ma anche dell'immenso Angelo di fuoco. Una chiarezza espressionista non da poco. I cori sono splendidi. I solisti sono decisamente bravi, specialmente gli uomini: ricordo in particolare il tenore Seppo Ruohonen, forse lievemente oscillante ma in possesso della tecnica giusta ad affrontare questa pestifera tessitura, cantata per giunta con un grande spessore interpretativo.

Chiudiamo con la Nona, un Vaclav Neumann + Gewandhaus decisamente succoso, con un ultimo tempo, in particolare, di un'intensità emotiva davvero trascinante.

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