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Musica classica italiana del XX e XXI secolo


Madiel

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e guarda caso l'opera di Petrassi è stata incisa proprio a Roma nell'unica edizione esistente (1983, cd della defunta etichetta classica della Ricordi). Un'opera estremamente divertente, che merita maggiore notorietà. Mi ha sempre affascinato molto il lato orchestrale, formato da una miriade di cellule musicali che si muovono di continuo nella fitta trama contrappuntistica. Solo per l'orchestrazione meriterebbe un oscar.

di quell'opera in particolare non so molto, ho sentito alcuni estratti on line e sembra abbastanza in riga con il gusto e lo stile del tempo (metà anni 40). In genere viene indicata, nei testi, come opera minore e di regime. Del teatro operistico malipieriano conosco bene solo Don Tartufo bacchettone (opera degli ultimi anni sessanta). Il divario musicale con il Giulio Cesare è molto accentuato, neppure sembrano composizioni dello stesso autore tanto è diatonica la prima e tanto è cromatica e modernista la seconda. Per il resto qualche estratto qua e là on line o alla radio, ma niente di che.

Il ''Giulio Cesare'' rappresenta l'estremo tentativo di Nanne di imporsi come vate musicale del Regno. Sembra che fu accolta con un certo favore all'epoca e non faremo certo fatica a immaginare chi si nasconde sotto le spoglie del protagonista dell'opera. In verità, nonostante questa sua ambigua implicazione con il regime (dovuta al pane, come per la stragrande maggioranza dei musicisti italiani dell'epoca), l'arte di M. fu sempre considerata presso i gerarchi come un esempio di degenerazione e, dopo la prima de ''La Favola del Figlio Cambiato'' (su testo di Pirandello, caso raro di fonte moderna per una propria opera ), bollata addirittura come ''diarrea musicale''. Troppo cerebrale e rapsodica per incarnare gli ideali della muscolare politica dell'epoca. ''La favola'', cui assistette Mussolini in persona, provocò all'epoca uno scandalo paragonabile a quello che accadde a Šostakovic' con ''Lady Macbeth'': non solo per i contenuti sonori, ma anche per la scabrosità di certe scene, una addirittura in un bordello; sua eccellenza, imbufalito, si adoperò molto per interrompere la rappresentazione, istigando il pubblico a fischiare e imprecare. Pare che indirizzasse occhiatacce al maestro veneziano, il quale per un bel po' di tempo si dedico' alla musica puramente strumentale. Nonostante lo sgradevole episodio, verso la fine dei suoi giorni Mussolini annoverò la musica di M. tra le sue predilette... :scratch_one-s_head:

Tuttavia questo fece comprendere ancora una volta al compositore come egli avesse a che fare con un pubblico e un ambiente culturale pressochè sordo alle sue invenzioni. Non di meno, disprezzando segretamente il governo, si impegnò a proteggere il conservatorio di Venezia dalle distruzoni e danneggiamenti di cui fu reso oggetto dai nazisti dopo il 1943. Protesse musicisti e colleghi dalla deportazione e dalla persecuzioni, addirittura barricandosi dentro all'istituto musicale: questo suo sacrificio fu ripagato infine con la consueta amnesia nostrana. :crying_anim02:

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Il ''Giulio Cesare'' rappresenta l'estremo tentativo di Nanne di imporsi come vate musicale del Regno. Sembra che fu accolta con un certo favore all'epoca e non faremo certo fatica a immaginare chi si nasconde sotto le spoglie del protagonista dell'opera. In verità, nonostante questa sua ambigua implicazione con il regime (dovuta al pane, come per la stragrande maggioranza dei musicisti italiani dell'epoca), l'arte di M. fu sempre considerata presso i gerarchi come un esempio di degenerazione e, dopo la prima de ''La Favola del Figlio Cambiato'' (su testo di Pirandello, caso raro di fonte moderna per una propria opera ), bollata addirittura come ''diarrea musicale''. Troppo cerebrale e rapsodica per incarnare gli ideali della muscolare politica dell'epoca. ''La favola'', cui assistette Mussolini in persona, provocò all'epoca uno scandalo paragonabile a quello che accadde a Šostakovic' con ''Lady Macbeth'': non solo per i contenuti sonori, ma anche per la scabrosità di certe scene, una addirittura in un bordello; sua eccellenza, imbufalito, si adoperò molto per interrompere la rappresentazione, istigando il pubblico a fischiare e imprecare. Pare che indirizzasse occhiatacce al maestro veneziano, il quale per un bel po' di tempo si dedico' alla musica puramente strumentale. Nonostante lo sgradevole episodio, verso la fine dei suoi giorni Mussolini annoverò la musica di M. tra le sue predilette... :scratch_one-s_head:

Tuttavia questo fece comprendere ancora una volta al compositore come egli avesse a che fare con un pubblico e un ambiente culturale pressochè sordo alle sue invenzioni. Non di meno, disprezzando segretamente il governo, si impegnò a proteggere il conservatorio di Venezia dalle distruzoni e danneggiamenti di cui fu reso oggetto dai nazisti dopo il 1943. Protesse musicisti e colleghi dalla deportazione e dalla persecuzioni, addirittura barricandosi dentro all'istituto musicale: questo suo sacrificio fu ripagato infine con la consueta amnesia nostrana. :crying_anim02:

assurdo! :scratch_one-s_head: Certo, se la notizia è vera, dimostrerebbe, una volta di più, che il duce italiano era culturalmente migliore di quello krukko :sarcastic_hand:

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questa storia del veto contro Scelsi l'ho sentita girare spesso. Si dice che sia stata tutta colpa di Berio. E' vero ? Sususu, spettegoliamo, tanto sono tutti morti :P

Nessun pettegolezzo, chi c'era lo sa bene (e adesso lo racconta senza tante reticenze) che tra i due non è mai corso "buon sangue". Se Berio sia la causa vera dell'espatrio di Scelsi non si saprà mai, di certo enfatizzare oggi l'opposizione serialismo / musica spettrale finisce per esser solo demagogia.

La cosa più singolare, se non volete vederci il chiaro intento commerciale, è l'averli spesso accostati nei programmi dei concerti per il centenario della nascita di Giacinto (2005), con interminabili tormentoni di rilettura storica.

E che dire degli interpreti semisconosciuti che, pur di accaparrarsi un concerto con la relativa ribalta sulla stampa, son disposti ad inserire all'ultimo minuto nel loro programma una o due opere del caro estinto, con tanto di dedica carica di pathos. Non se ne può più di questi coccodrilli musicali!

Cari nipoti, vedrete anche voi come quest'anno, nel ventennale della morte di Scelsi, si ricomincerà da capo.

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Tra i maestri del Novecento ancora attivi, anche se non so se le sue opere valgano qualcosa o meno, c'è Teresa Procaccini, musicista pugliese classe 1934. Qualcuno di voi la conosce?

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assurdo! :scratch_one-s_head: Certo, se la notizia è vera, dimostrerebbe, una volta di più, che il duce italiano era culturalmente migliore di quello krukko :sarcastic_hand:

Più che altro avevano concezioni dell'arte molto diverse, anche se poi davano all'arte delle finalità abbastanza simili, ma non identiche. L'arte nazionalsocialista si rifaceva sostanzialmente alla tradizione tardormoantica germanica (i musicisti preferiti da Hitler erano Bruckner e Wagner nell'ordine, mentre il suo pittore preferito era Boecklin), fusa con l'arte classica greco-romana (grande passione di gente come l'architetto Speer e lo scultore Breker), rivisitata in chiave magniloquente e fortemente retorica. Tutto il resto (espressionismo, cubismo, dadaismo, ecc) era considerata arte degenerata, figlia di una cultura e di una società da rigettare e perseguitare.

Ne è una prova il fatto che in Germania gli artisti che trasgredivano le linee guida del regime facevano spesso una brutta fine...Il fascismo dato che era meno condizionato dalla concezione razzista tipica del nazionalsocialismo e più in generale di una certa cultura tedesca, ha portato avanti una politica artistica senzaltro autoritaria e nazionalista, ma tutto sommato lasciando uno spazio di manovra abbastanza ampio agli artisti, che i colleghi tedeschi si sognavano.

Le prove di questo ci sono un pò in tutte le espressioni artistiche del ventennio, dalla pittura, all'architettura, alla scultura, alla letteratura e ovviamente anche alla musica, come dimostrano le libertà che tutto sommato si presero compositori come Casella, Malipiero, Dallapiccola e anche altri. Tutto sommato questo periodo si dovrebbe riconsiderare con meno prevenzione (cosa che in parte già si sta facendo, ma ancora in maniera insufficiente), apprezzandolo per quello che ci ha lasciato di interessante nel campo artistico e culturale in genere, senza farci condizionare dal giudizio spietato della storia, anche perchè la storia la fanno sempre i vincitori...

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Nessun pettegolezzo, chi c'era lo sa bene (e adesso lo racconta senza tante reticenze) che tra i due non è mai corso "buon sangue". Se Berio sia la causa vera dell'espatrio di Scelsi non si saprà mai, di certo enfatizzare oggi l'opposizione serialismo / musica spettrale finisce per esser solo demagogia.

La cosa più singolare, se non volete vederci il chiaro intento commerciale, è l'averli spesso accostati nei programmi dei concerti per il centenario della nascita di Giacinto (2005), con interminabili tormentoni di rilettura storica.

E che dire degli interpreti semisconosciuti che, pur di accaparrarsi un concerto con la relativa ribalta sulla stampa, son disposti ad inserire all'ultimo minuto nel loro programma una o due opere del caro estinto, con tanto di dedica carica di pathos. Non se ne può più di questi coccodrilli musicali!

Cari nipoti, vedrete anche voi come quest'anno, nel ventennale della morte di Scelsi, si ricomincerà da capo.

una volta mi dissero che Berio aveva pure scopiazzato da Scelsi, ma non ho mai capito se era chiacchiera, oppure se c'era qualcosa di vero :scratch_one-s_head:

Tutto sommato questo periodo si dovrebbe riconsiderare con meno prevenzione (cosa che in parte già si sta facendo, ma ancora in maniera insufficiente), apprezzandolo per quello che ci ha lasciato di interessante nel campo artistico e culturale in genere, senza farci condizionare dal giudizio spietato della storia, anche perchè la storia la fanno sempre i vincitori...

d'accordissimo, la penso anche io alla stessa maniera. Come si può leggere nel link postato da viandante, anche Alaleona è stato epurato nel dopoguerra perchè "fascista". A proposito di Mirra, ieri ho sentito alcuni pezzetti dell'opera on line, il secondo atto pare molto interessante. Il primo mi ha colpito poco e niente. In effetti si sente, a volte, quella sensazione d'incertezza timbrica e armonica che viene indicata dall'autore di quell'eccellente articolo musicologico.

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segnalo che questo lunedì è venuto a mancare il barone Raphael Douglas von Banfield, noto compositore con lo pseudonimo di Raffaello de Banfield, armatore e filantropo (se male non ricordo a Trieste una grande sala da concerto è dedicata alla memoria della madre, la contessa Maria Tripkovich). Aveva 85 anni. Negli anni 50 ebbe un fuggevole momento di fama con un alcune opere liriche finite nel circuito internazionale. In particolare ricordo Una lettera di Lord Byron, che fu eseguita spesso anche negli Stati Uniti.

Qua varie notizie su questo autore oggi dimenticato

http://ilpiccolo.repubblica.it/dettaglio/E...anfield/1412542?

________

Ho pensato bene di modificare il titolo della discussione. Non si sa mai che a qualche buontempone venga voglia di parlare di chi sappiamo noi :laughingsmiley::laughingsmiley::laughingsmiley:

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Guest Fede_Rinhos
Ho pensato bene di modificare il titolo della discussione. Non si sa mai che a qualche buontempone venga voglia di parlare di chi sappiamo noi :laughingsmiley::laughingsmiley::laughingsmiley:

:laughingsmiley:

be', finora nessuno aveva osato e questo è già qualcosa ;)

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segnalo che questo lunedì è venuto a mancare il barone Raphael Douglas von Banfield, noto compositore con lo pseudonimo di Raffaello de Banfield, armatore e filantropo (se male non ricordo a Trieste una grande sala da concerto è dedicata alla memoria della madre, la contessa Maria Tripkovich). Aveva 85 anni. Negli anni 50 ebbe un fuggevole momento di fama con un alcune opere liriche finite nel circuito internazionale. In particolare ricordo Una lettera di Lord Byron, che fu eseguita spesso anche negli Stati Uniti.

Qua varie notizie su questo autore oggi dimenticato

Nato a New Castle on Tyne in Gran Bretagna nel 1922, studiò al "Lyceum Alpinum" di Zuos in Svizzera, poi in Italia al Liceo "Dante Alighieri" di Trieste, all'Università di Bologna, al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia sotto la guida di Gian Francesco Malipiero, poi ancora a Trieste con il M° Vito Levi ed infine a Parigi dal 1946 al '49, dapprima al Conservatoire National de Musique con Henry Busser, poi con Nadja Boulanger, compositore professore e direttore dell'American Conservatory of Music di Fontenbleau e grande insegnante. In quegli anni conobbe Herbert von Karajan, con il quale ebbe un profondo rapporto di amicizia. Nella capitale francese frequentò tra gli altri Picasso, Poulanc e Cocteau. Nel 1949, attraverso la pittrice Leonor Fini, conobbe Roland Petit e compose la musica per il suo nuovo balletto: nacque così "Le combat", rappresentato a Londra. Si spostò dall'Italia alla Francia, dall'Inghilterra all'America, dove visse per dieci anni. Fino al 1958 soggiornò tra Parigi e New York, intrattenendo amicizia anche con Maria Callas. Fu dal 1972, per 23 anni, apprezzato e stimato direttore artistico del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Nel 1979 fu direttore artistico del "Festival dei due mondi" di Spoleto. Nel 1992, alla chiusura del Verdi per i lavori di restauro, fu uno dei promotori della trasformazione, rapida ed efficace, della stazione delle autocorriere nella funzionale Sala Tripcovich, che consentì la prosecuzione dell'attività musicale e artistica del teatro. E' stato anche regista di spettacoli lirici.

Gli ultimi anni di vita sono stati funestati da un crac finanziario che lo costrinsero ad abbandonare la sua villa in una zona panoramica sul golfo di Trieste.

Abitando da queste parti, per forza di cose ho sentito parlare di lui, ma so pochissimo della sua musica.

Dalle poche descrizioni che mi sono pervenute, pare che la sua scrittura fosse ancora legata a stilemi tardoromantici ed impressionisti. Le sue pagine sono sempre state poco eseguite, anche nella sua stessa città natale. Come già ha ricordato Madiel, la sua fama è affidata principalmente all'opera ''Una lettera d'amore di Lord Byron'', di cui circola quest'incisione.

byrona.jpg

Il suo catalogo comprende:

1946

Liriche per soprano e piccola orchestra

1949

Le combat, poema coreografico - Compagnie des Ballets de Paris di Roland Petit

1950

The duel, versione ampliata di Le combat - New York City Ballet di G.Balanchine

1953

Much ado about nothing, da W.Shakespeare, musiche di scena

1955

Lord Byron's love, da Tennessee Williams per grande orchestra

1956

Agostino, dal racconto di A.Moravia, balletto

1957

Lord Byron's love, da Tennessee Williams per orchestra ridotta

Quatuor, balletto in repertorio anche della Compagnia di M.Béjart

1960

Colloquio col tango, opera in un atto unico su testo di C.Terron

Tango pour femme seule, opera in un atto unico in francese su testo di L. Ducreux

1965

Alissa, opera in un atto

1967

Alissa, opera in un atto - prima volta a Trieste

1968

Serale, da R.M.Rilke, lirica per soprano e grande orchestra

Liebeslied, da R.M.Rilke, lirica per soprano e grande orchestra

1971

Agostino, dal racconto di A.Moravia, balletto nuova versione

1972

Tango, versione in tedesco di Colloquio col tango

Der Tod der Geliebten, da R.M.Rilke, lirica per soprano e grande orchestra

Der Sturm, da R.M.Rilke, lirica per soprano e grande orchestra

1974

Colloquio col tango, versione in serbo-croato

1977

For Ophelia, da W. Shakespeare, scena drammatica per soprano e orchestra

1985

Lord Byron's love letter, ripresa negli USA

1986

Vier Rilke Lieder, liriche per soprano e grande orchestra

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Malipiero_I_Capricci_di_Callot.jpg

Senza riserve vi consiglio questa commedia di G.F.Malipiero, ''i Capricci di Callot'', ispirata da un racconto di E.T.A.Hoffmann. Andata in scena nel 1943, sicuramente impressionò la critica e forse un po'meno il pubblico che certo al teatro di poesia ha sempre preferito amori, suicidi e momenti strappalacrime.

L'opera in questione è invece l'esaltazione della fantasia più folle: e come poteva non esserlo se l'ambientazione è a Roma durante il Carnevale? Così la follia della trama, che sta tutta nell'incontrarsi e perdersi dei protagonisti nel corso dei due atti, si riflette nel capriccioso andamento della musica. La sinfonia d'apertura contiene un estroso concerto per pianoforte e orchestra che ha l'aria di un vero e proprio balletto: è una delle parti strumentali più pregevoli della commedia, che però abbonda di spunti e momenti di profondo lirismo, a tratti quasi pucciniano.

Certo che mettere in scena un pezzo del genere richiede un grande sforzo, ma penso nemmeno superiore a quello che può essere profuso a una qualsiasi Aida o Moise et Pharaon: ci sono infatti grandi scene nelle strade di Roma, cocchi, carrozze, scalinate, cortei...

Ma l'orchestra e il coro del teatro di Kiel (Germania Settentrionale) sembrano essersi appassionati alla sgangherata piéce di Malipiero e l'hanno messa in scena el 1999. Cast completamente tedesco, nemmeno la sarta è italiana: cantano tutti benissimo nella nostra lingua, magnificamente diretti da Peter Marschik. La ripresa dal vivo viene accolta favorevomente dal pubblico, addirittura con un sonoro ''BELLISSIMO!'' gridato da uno spettatore. Che dire di più? 10 e lode, testo e musica di estrema gradevolezza. In questa registrazione CPO, trovate tanto di libretto e fotografie dello spettacolo, più una bella prefazione alla carriera del compositore veneto. Meglio di così... :dirol:

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Uno degli ultimi baluardi della discografia operisitica di Malipiero è L'Orfeide diretta da Scherchen a Firenze nel 1966 (almeno questa son riuscito a beccarla).E' probabile che sia ancora in produzione presso l'etichetta Tahra che sembra non seguire tanto le logiche di mercato (forse più quelle del collezionismo). Le vicende drammatiche che riguardarono Scherchen quella sera sono note come pure il significato di quest'opera "una e trina" che fu spiegato da Malipiero stesso in più scritti e interviste. QUESTO è il link ad una dettagliata pagina web che riporta per intero le note che accompagnano l'edizione discografica. Magistralmente eseguita da Scherchen (qui i paragoni sono superflui) la rappresentazione, tra la morte del direttore e l'alluvione di Firenze, rimase credo l'unica ripresa di valore dell'opera.

orfeide.jpg

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Uno degli ultimi baluardi della discografia operisitica di Malipiero è L'Orfeide diretta da Scherchen a Firenze nel 1966 (almeno questa son riuscito a beccarla).E' probabile che sia ancora in produzione presso l'etichetta Tahra che sembra non seguire tanto le logiche di mercato (forse più quelle del collezionismo). Le vicende drammatiche che riguardarono Scherchen quella sera sono note come pure il significato di quest'opera "una e trina" che fu spiegato da Malipiero stesso in più scritti e interviste. QUESTO è il link ad una dettagliata pagina web che riporta per intero le note che accompagnano l'edizione discografica. Magistralmente eseguita da Scherchen (qui i paragoni sono superflui) la rappresentazione, tra la morte del direttore e l'alluvione di Firenze, rimase credo l'unica ripresa di valore dell'opera.

sì sì, l'ho vista proprio oggi in negozio questa trilogia! :o

bella? brutta? ditemi qualcosa! :o

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sì sì, l'ho vista proprio oggi in negozio questa trilogia! :o

bella? brutta? ditemi qualcosa! :o

mi piacerebbe commentare, ma non ho mai avuto occasione di sentire L'Orféide. Posso solo dirti che Malipiero scrisse e dedicò alla memoria del maestro la sinfonia n.10 "Atropo", che si basa su molti frammenti della trilogia operistica.

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sì sì, l'ho vista proprio oggi in negozio questa trilogia! :o

bella? brutta? ditemi qualcosa! :o

La maggior parte delle informazioni puoi trovarle nel link, c'è da dire che è una delle più importanti opere di Malipiero ed anche del teatro musicale europeo del Novecento. Se mi consenti ( :o ) il paragone sta all'opera italiana come il "Rito della Primavera" sta al sinfonismo tardo-romantico. Un'opera non opera, a pannelli anzi a "canzoni" dove ai temi strappacore del Verismo si sostituiscono le maschere della Commedia dell'Arte e quindi è anche un manifesto artistico e personale.

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A metà strada tra la generazione dell'Ottanta e gli autori nati a inizio secolo come Dallapiccola e Petrassi, si situa la solitaria figura di Giorgio Federico Ghedini (1892-1965) . Grande didatta, viene ricordato soprattutto per il ''Concerto dell'Alnatro'' per trio di violino, violoncello e pianoforte con l'intervento di una voce narrante. Il testo è desunto da ''Moby Dick'' di Hermann Melville: nell'insieme fa pensare a una grande tela cupa, dove il mare è una distesa gelida, qua e là increspata. Come molti autori del suo tempo, fu attratto dalla musica antica che studiò appassionatamente. L'influenza dei maestri del passato si avverte nei suoi lavori e orchestrali, dove si impose come fine orchestratore, ossessionato addirittura dalla ricerca timbrica. Similmente a Malipiero, trasformò gradatamente nella maturità il proprio stile neomadrigalistico, colorandolo di tinte più espressionistiche, al limite della tonalità.

Va ricordato anche come trascrittore e rielaboratore di musiche del Rinascimento, autore di musica da film e pagine vocali sacre. Come si può intuire, la sua produzione è per lo più negletta ai giorni nostri.

ghedini.jpg

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Un compositore di cui si è accennato nella sezione organo: Pietro Yon, nato in Italia nel 1886 e morto negli stati uniti nel 1943.

Credo che l'opera più celebre da lui scritta sia il Concerto Gregoriano per organo e orchestra.

http://en.wikipedia.org/wiki/Pietro_Yon

mai sentito nominare. Ma dal quel che hanno scritto, mi pare di capire che sia stato più americano che italiano. Un po' come il povero Vittorio Rieti.

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  • 3 weeks later...
Un compositore italiano che ignoro completamente e mi piacerebbe iniziare a conoscere è Goffredo Petrassi; qualcuno potrebbe consigliarmi alcune sue opere (possibilmente del suo primo periodo, cioè fino al 1945) per un primo approccio?

per il primo approccio a Petrassi (forse il più grande compositore italiano del XX secolo, escluso Puccini) consiglio

Concerto per orchestra n.1 (1934)

Partita per orchestra (1932)

Salmo IX per coro, archi, ottoni, percussioni e 3 pianoforti (1936)

Magnificat per soprano leggero, coro e orchestra (1940)

Coro di morti per coro, pianoforti e strumenti vari (1942)

La follia di Orlando, balletto (1943)

Il bello della sua produzione, però, viene dopo il 1945...

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per il primo approccio a Petrassi (forse il più grande compositore italiano del XX secolo, escluso Puccini) consiglio

Concerto per orchestra n.1 (1934)

Partita per orchestra (1932)

Salmo IX per coro, archi, ottoni, percussioni e 3 pianoforti (1936)

Magnificat per soprano leggero, coro e orchestra (1940)

Coro di morti per coro, pianoforti e strumenti vari (1942)

La follia di Orlando, balletto (1943)

Il bello della sua produzione, però, viene dopo il 1945...

Grazie Mad per i suggerimenti; ovviamente poi approfondirò anche il periodo successivo. B)

Ho sentito parlare molto bene degli inni sacri, del 1942; mi sai dire qualcosa?

Ah, un'altra cosa; mi sai dire se si trovano cd con il magnificat e la partita per orchestra? perchè ho cercato su internet e non li ho trovati. <_<

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Grazie Mad per i suggerimenti; ovviamente poi approfondirò anche il periodo successivo. B)

Ho sentito parlare molto bene degli inni sacri, del 1942; mi sai dire qualcosa?

Ah, un'altra cosa; mi sai dire se si trovano cd con il magnificat e la partita per orchestra? perchè ho cercato su internet e non li ho trovati. <_<

Gli Inni sacri sono moooolto belli. La versione originale risale al 1942, ma la trascrizione per voce e orchestra è posteriore, del 1950. Se li trovi comprali, comprali, comprali, comprali... :o Petrassi li scrisse in origine per voce maschile e organo, e furono pensati come una forma di reazione contro la decadenza della musica sacra nelle chiese. Cioè, furono proprio composti per essere suonati nelle funzioni. Ma sono troppo complessi per dei semplici dilettanti. Lo stile è parecchio influenzato dallo Stravinsky sacro (Sinfonia di salmi e simili), da Hindemith, da Casella e con qualche eco respighiano. Sono quattro in quest'ordine: Jesus dulcis memoria (per tenore), Te lucis ante terminum (tenore), Lucis creator optime (baritono), Salvete Christi vulnera (baritono). Durano circa 18 minuti. Il più sviluppato è l'ultimo, una vera e propria piccola scena cantata, ed è senz'altro il più bello.

+++++

In effetti, i due pezzi in questione non esistono in cd, mi dimentico sempre che li ho incisi su nastro :D :D :D

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se qualcuno è interessato, ho scoperto che è disponibile questo cd

Pizzetti, Assassinio nella cattedrale, GOP 66.385 (2 cd)

live di una delle prime esecuzioni (1958), con Nicola Rossi Lemeni protagonista e l'Autore che dirige l'orchestra sinfonica della RAI di Torino.

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