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Musica classica italiana del XX e XXI secolo


Madiel

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Riguardo autori meno noti....qualcuno conosce la musica di Niccolò Castiglioni?

castiglioni.jpg

ecco, questo è uno dei miei "buchi". Di questo signore ho sentito un solo pezzo finora. Lo hanno rivalutato solo negli ultimissimi anni di vita e post mortem...

Si Madiel, ma credo che non hai capito bene quello che volevo dire; non stavo parlando della qualità della musica, che non conosco nè io nè penso te quindi non si può dare un giudizio sia in senso positivo che negativo; la citazione di questo balletto era solo per portare l'esempio di un'opera che non fosse solo un pezzo di musica classica, ma un'opera d'arte nel senso totale del termine, cioè un'opera nella quale pittura, design, filosofia, spesso anche la scultura con la realizzazione di marionette, fossero un unico organismo con la musica e non elementi separati. Infatti, per quanto riguarda questo balletto di Casella, il pittore De Pisis realizzò le scenografie e i costumi del balletto, ma abbiamo esempi anche di De Chirico, di Prampolini e di tanti altri artisti non musicisti dell'epoca impegnati nella realizzazione di questi balletti; il mio discorso quindi, ripeto, andava al di là della qualità della musica dell'opera (che, ripeto anche quì, ne io ne te conosciamo), ma si riferiva proprio alla nascita in quest'epoca di un'arte TOTALE (e quindi di un artista totale) in cui le varie espressioni artistiche si compenetrassero fra loro creando qualcosa di completamente nuovo. Quindi il mio discorso sul balletto della prima metà del novecento era riferito al balletto come opera d'arte in senso assoluto, non come semplice opera musicale.

con Prampolini e de Chirico sfondi una porta aperta :D Questi signori fecero grandi cose per i teatri italiani (come alla Scala ad esempio) fino agli anni 50 primi 60. Poi ci fu il diluvio. Anche oggi esiste una forma sinergia, anche se limitata a pochi nomi. Però mancano le capocce...

Un quadro di Prampolini:

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con Prampolini e de Chirico sfondi una porta aperta :DQuesti signori fecero grandi cose per i teatri italiani (come alla Scala ad esempio) fino agli anni 50 primi 60. Poi ci fu il diluvio. Anche oggi esiste una forma sinergia, anche se limitata a pochi nomi. Però mancano le capocce...

Esatto!! Sono contento che anche te conosci questi GRANDI italiani e la loro importantissima esperienza nell'ambito del balletto e dell'opera, almeno so che siamo in 2 Italia :D

Ad esempio c'è da ricordare Il Mandarino Meraviglioso di Bartok dato alla Scala il 12 ottobre 1942 con le stupende scenografie e i costumi di Prampolini in una stagione della Scala, quella 1942-43, in cui furono messe in cartellone tutte opere contemporanee!!! (Ti dice qualcosa questo Mad? :angry:)

Poi su De Chirico ho trovato questo interessantissimo stralcio, caso mai dimmi che ne pensi:

"Giorgio De Chirico iniziò l'attività di scenografo con i Ballets Suédois di Rolf de Maré nel 1924, per La giara , il balletto di Casella ispirato a Pirandello. In questa, come in altre sue scenografie, De C. compie delle rivisitazioni del proprio stile in pittura e degli eventi e delle suggestioni che ne hanno segnato i vari momenti. Alla scena solare di questo primo lavoro, ispirata alle sue Ville romane , seguono i bozzetti di Le bal di V. Rieti per i Balletts Russes di Monte-Carlo del 1929, dove compaiono, sotto forma di spezzati, le visioni arcaiche di rovine grecizzanti ed elementi naturali racchiusi nello spazio architettonico di una stanza. Tutte citazioni del suo lessico pittorico, come il cavallo in corsa nell'apertura sullo sfondo, inquadrata nel paesaggio marino, e la musa assopita da un lato. Nel 1931 si dedicò al balletto Bacchus et Ariane di Roussel per l'Opéra di Parigi, dipingendo scene e costumi mitologici di notevole suggestione. Seguiva l'esperienza nella prosa con La figlia di Jorio di D'Annunzio, per la regia di Pirandello, nel 1934. Tornò al balletto, di nuovo con Diaghilev, per il Protée al Covent Garden di Londra, nel 1938, e con il coreografo Milloss nel 1942 e 1944, rispettivamente per Anfitrione alla Scala e Don Juan all'Opera di Roma. Nel frattempo, iniziava la sua attività nel teatro d'opera per il Maggio fiorentino, inaugurata con le scene per I Puritani di Bellini. Molte le citazioni e i riferimenti. Finestre e portali a teatrino si aprono nello spazio chiuso su vedute di fantasia che riprendono la grafia dei suoi Bagni misteriosi. Spazi e memorie araldiche citano con ironia l'armamentario tardometafisico dei suoi quadri. La giocosa e ricca vena fantastica di De C. si sbizzarrisce nella serie dei famosi bozzetti per i costumi e nei disegni per l'attrezzeria scenica. Ben diversa è l'atmosfera nell' Orfeo di Monteverdi, del 1949. Sono gli anni del neoromanticismo dechirichiano. Il bozzetto per il siparietto, con i personaggi del melodramma in posa da atelier in una scena all'aperto, col tempietto dechirichiano sullo sfondo, e il bozzetto per la scena degli inferi, sono due saggi di pittura di ambientazione classica a cui fanno coro i costumi. Nell' Ifigenia di Pizzetti del 1951 la scena dell'accampamento, realizzata essenzialmente come un fondale dipinto in sintonia col neoseicentismo dechirichiano, acquista un valore scenico nel progressivo avvicinamento dei piani scenico-pittorici, risolto dall'artista con la doppia sequenza della medesima composizione rappresentata in due diversi fondali, dallo stesso punto di vista ma a diversa distanza. L'ultimo lavoro per il Maggio fiorentino, Don Chisciotte di Frazzi, si articola in una movimentata rappresentazione scenico-illustrativa. Lo spazio del palcoscenico, inquadrato dal drappeggio di un sipario innalzato, gioca con ambiguità tra l'illustrazione da fondale dipinto e la creazione di ambienti scenici spaziali."

Eh bei tempi... :(

P.S. Bello il quadro di Prampolini!!!

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Sottoscrivo quanto detto da Madiel, pensiamo ad altri paesi, come il Regno Unito. Ai Proms, migliaia di persone di ogni età, seguono e applaudono calorosamente musiche di ogni tempo e periodo. Prendono in considerazione un ampio repertorio, dalla musica di corte di Elisabetta I a Walton a Mark-Anthony Turnage. Da noi sarebbe impensabile una cosa del genere per i nostri compositori: abbiamo Vivaldi, poi si piomba nell'800 belcantistico e dopo la fatidica Turandot...il diluvio. Per molti il Novecento è vuoto assoluto, con qualche rara, amena curiosità da giardino zoologico. :unsure_x:

Leggendo le tue ultime battute mi viene in mente che c'era una volta tal Giacinto Scelsi che, esauritosi il terribile veto (finché ci sarò io in Italia nessuno lo eseguirà mai) emanato da un suo famoso coevo, comincia in questi anni a far capolino.

Nonostante io abbia le sue opere vocali al completo (incise ovviamente dai cugini francesi!!), non sono ancora sicura di apprezzarlo perché in certi momenti mi pare sotto l'effetto di qualche ..."pozione" giavanese.

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Conosco Castiglioni, possiedo una perla pubblicata dalla Ricordi, contenente opere per orchestra e vocali.

Similmente a Dallapiccola, partì da posizioni neoclassiche, vicine a Stravinskij, poi si orientò verso la dodecafonia e lo strutturalismo, concepiti sempre con grande libertà e anti-dogmatismo. Talora sono presenti nei suoi brani alcune escursioni in territorio tonale e l'uso di eclettisimi e artifici ornamentali (come nel caso di ''Inverno In-ver''). In generale la sua musica è pervasa da un'atmosfera luminosa, pacifica e tende, dal punto di vista formale, all'essenzialità aforistica.

I pentagrammi del maestro milanese sono scarsamente popolati, scevri da effetti vistosi, esaltano il nitore dei timbri, quasi per assecondare una volontà di far respirare massimamente le note, lasciate libere di esprimersi con la massima agilità.

Compose lavori spesso di breve durata, ma anche pezzi di maggior respiro concepiti per l'orchestra sinfonica. Il suo modo di approcciarsi quindi alle tendenze più innovative del XX secolo è sempre accompagnato a un profondo bisogno di rendere i propri lavori espressivi, finanche soffusi di tenerezza e poesia.

Ricapitolò ironicamente i propri convincimenti estetici con questo epigramma posto a sigla del già citato ''Inverno In-ver'', undici poesie musicali per piccola orchestra del 1973:

''Il rumore non fa bene.

Il bene non fa rumore.''

Grazie Norbe! In effetti è un autore che mi interesserebbe conoscere proprio per questa sua comunicativa "programmatica". Ultimamente c'è da segnalare qualche iniziativa discografica ad opera dell' etichetta Stradivarius:

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Il primo, un disco con composizioni dal 1965 al 1988 diretto da Gelmetti, l'orchestra sinfonica della radio di Stoccarda e numerosi altri interpreti. Il secondo invece con lavori più recenti di Castglioni (anni '90) con Giorgio Bernasconi e l'Ensemble Contrechamps.

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Leggendo le tue ultime battute mi viene in mente che c'era una volta tal Giacinto Scelsi che, esauritosi il terribile veto (finché ci sarò io in Italia nessuno lo eseguirà mai) emanato da un suo famoso coevo, comincia in questi anni a far capolino.

Nonostante io abbia le sue opere vocali al completo (incise ovviamente dai cugini francesi!!), non sono ancora sicura di apprezzarlo perché in certi momenti mi pare sotto l'effetto di qualche ..."pozione" giavanese.

questa storia del veto contro Scelsi l'ho sentita girare spesso. Si dice che sia stata tutta colpa di Berio. E' vero ? Sususu, spettegoliamo, tanto sono tutti morti :P

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Esatto!! Sono contento che anche te conosci questi GRANDI italiani e la loro importantissima esperienza nell'ambito del balletto e dell'opera, almeno so che siamo in 2 Italia :D

Ad esempio c'è da ricordare Il Mandarino Meraviglioso di Bartok dato alla Scala il 12 ottobre 1942 con le stupende scenografie e i costumi di Prampolini in una stagione della Scala, quella 1942-43, in cui furono messe in cartellone tutte opere contemporanee!!! (Ti dice qualcosa questo Mad? :angry:)

so bene di cosa stai parlando, ho visto varie volte la scenografia futurista di Prampolini!

Poi su De Chirico ho trovato questo interessantissimo stralcio, caso mai dimmi che ne pensi:

"Giorgio De Chirico iniziò l'attività di scenografo con i Ballets Suédois di Rolf de Maré nel 1924, per La giara , il balletto di Casella ispirato a Pirandello. In questa, come in altre sue scenografie, De C. compie delle rivisitazioni del proprio stile in pittura e degli eventi e delle suggestioni che ne hanno segnato i vari momenti. Alla scena solare di questo primo lavoro, ispirata alle sue Ville romane , seguono i bozzetti di Le bal di V. Rieti per i Balletts Russes di Monte-Carlo del 1929, dove compaiono, sotto forma di spezzati, le visioni arcaiche di rovine grecizzanti ed elementi naturali racchiusi nello spazio architettonico di una stanza. Tutte citazioni del suo lessico pittorico, come il cavallo in corsa nell'apertura sullo sfondo, inquadrata nel paesaggio marino, e la musa assopita da un lato. Nel 1931 si dedicò al balletto Bacchus et Ariane di Roussel per l'Opéra di Parigi, dipingendo scene e costumi mitologici di notevole suggestione. Seguiva l'esperienza nella prosa con La figlia di Jorio di D'Annunzio, per la regia di Pirandello, nel 1934. Tornò al balletto, di nuovo con Diaghilev, per il Protée al Covent Garden di Londra, nel 1938, e con il coreografo Milloss nel 1942 e 1944, rispettivamente per Anfitrione alla Scala e Don Juan all'Opera di Roma. Nel frattempo, iniziava la sua attività nel teatro d'opera per il Maggio fiorentino, inaugurata con le scene per I Puritani di Bellini. Molte le citazioni e i riferimenti. Finestre e portali a teatrino si aprono nello spazio chiuso su vedute di fantasia che riprendono la grafia dei suoi Bagni misteriosi. Spazi e memorie araldiche citano con ironia l'armamentario tardometafisico dei suoi quadri. La giocosa e ricca vena fantastica di De C. si sbizzarrisce nella serie dei famosi bozzetti per i costumi e nei disegni per l'attrezzeria scenica. Ben diversa è l'atmosfera nell' Orfeo di Monteverdi, del 1949. Sono gli anni del neoromanticismo dechirichiano. Il bozzetto per il siparietto, con i personaggi del melodramma in posa da atelier in una scena all'aperto, col tempietto dechirichiano sullo sfondo, e il bozzetto per la scena degli inferi, sono due saggi di pittura di ambientazione classica a cui fanno coro i costumi. Nell' Ifigenia di Pizzetti del 1951 la scena dell'accampamento, realizzata essenzialmente come un fondale dipinto in sintonia col neoseicentismo dechirichiano, acquista un valore scenico nel progressivo avvicinamento dei piani scenico-pittorici, risolto dall'artista con la doppia sequenza della medesima composizione rappresentata in due diversi fondali, dallo stesso punto di vista ma a diversa distanza. L'ultimo lavoro per il Maggio fiorentino, Don Chisciotte di Frazzi, si articola in una movimentata rappresentazione scenico-illustrativa. Lo spazio del palcoscenico, inquadrato dal drappeggio di un sipario innalzato, gioca con ambiguità tra l'illustrazione da fondale dipinto e la creazione di ambienti scenici spaziali."

Eh bei tempi... :(

P.S. Bello il quadro di Prampolini!!!

a proposito di de Chirico, io ho visto (a suo tempo) anche delle scenografie per delle opere stravinskyane. Una era di certo per uno spettacolo scaligero (!) Faccio notare che una musica come quella di Pizzetti abbinata ad un fondale dechirichiano, dovrebbe creare un effetto quasi surreale. Una storia del mito greco con fondale seicentesco!

Altre scenografi d'eccezione, sempre per i maggiori teatri italiani al servizio di compositori fuori dalla norma, furono Sironi e Guttuso. Quest'ultimo fece, credo, un lavoro proprio con la Giara di Casella.

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godete tutti, anche se è in bianco e nero. Ma dovrebbe rendere l'idea della scenografia di Prampolini per lo spettacolo bartokiano

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Ecco, immaginatevi cose simili con musica e spettacoli italiani e capirete a cosa erano abituati fino a circa 45-50 anni fa. Con tutto il rispetto per gli addetti ai lavori, ma oggi non credo siamo a questi livelli qualitativi.

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sigh quel cd di karajan che dirige pizzetti lo cerco da tempo...

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cd monofonico, dovrebbe essere una incisione dal vivo della prima viennese dell'opera pizzettiana.

Tra l'altro, secondo alcuni Assassinio nella cattedrale è da considerare la migliore opera lirica di Ildebrando. Non vorrei sbagliarmi, ma a suo tempo ne esisteva anche una incisione Stradivarius, cd fuori catalogo da secoli. Era un "live" con un'orchestra italiana (della prima assoluta ?)

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Il terzo ce l'ho, ne ho anche parlato nel topic degli ascolti; è un bellissimo cd di musiche sacre di Martin e Pizzetti, nelle quali una polifonia di chiara derivazione rinascimentale si fonde con un cantato che si ispira in maniera evidente allo stile vocale della mittleuropa di fine ottocento, primi del novecento; te lo consiglio veramente.

Sugli altri due non ti so dire niente, non li ho mai sentiti.

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sigh quel cd di karajan che dirige pizzetti lo cerco da tempo...

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Cantanti eccezionali, direttore superlativo, c'è un solo problema....è cantata in tedesco e con Pizzetti non proprio non va! Esiste ed è reperibile un'edizione scaligera diretta da Gavazzeni con la Gencer e Rossi-Lemeni credo, ma sulla qualità del suono non so nulla.

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Cantanti eccezionali, direttore superlativo, c'è un solo problema....è cantata in tedesco e con Pizzetti non proprio non va! Esiste ed è reperibile un'edizione scaligera diretta da Gavazzeni con la Gencer e Rossi-Lemeni credo, ma sulla qualità del suono non so nulla.

vero, sapessi che io ogni tanto frequento l'Ulisse di Dallapiccola cantato in krukkese :confused:

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Il signor Piazzolla si può considerare un compositore italiano (visto che è figlio di emigranti)?

Penso di no; il cognome nostrano non lo fa necessariamente rientrare tra i compositori italiani. D'altra parte la sua patria, artistica e fisica, fu l'Argentina, come ben sappiamo.

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Penso di no; il cognome nostrano non lo fa necessariamente rientrare tra i compositori italiani. D'altra parte la sua patria, artistica e fisica, fu l'Argentina, come ben sappiamo.

concordo, altrimenti dovremmo mettere in elenco anche Alberto Ginastera, figlio di un emigrato lombardo.

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vi segnalo questa opera, appena uscita per una etichetta francese

0822186050019.jpg

l'autore è Domenico Alaleona (1881-1928) e l'opera Mirra risale al 1912 circa. Confesso che di questo signore ne so molto poco. Pare fosse principalmente un musicologo. E' noto per i suoi studi sulla musica antica e per gli articoli teorici. Da quel che ho letto, pare che negli anni dieci avesse intuito la serie dodecafonica e un utilizzo molto libero dell'armonia, contemporaneamente a Schoenberg, Hauer, Roslavec e altri autori che si occuparono del cromatismo totale. In Mirra, scritta sul libretto dell'Alfieri e che fu molto lodata da Puccini e Mascagni, sembra che avesse tentato di dar forma sonora alle sue speculazioni teoriche. Chissà... :scratch_one-s_head:

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Ho visto su internet che esiste un'incisione del 1956 di un'opera di Malipiero che mi interessa molto, il "Giulio Cesare", con l'Orchestra Sinfonica e il Coro di Milano della RAI diretti da Nino Sanzogno; qualcuno mi sa dare informazioni su questo cd?

Poi, sempre riguardo Malipiero, vorrei far notare la vergogna del fatto che alcune sue opere, delle quali ho letto ottime recensioni sul web, da quello che so non vengono mai eseguite nei teatri e quindi ovviamente non sono mai state incise.

Sto parlando ad esempio di opere come "Ecuba", "Antonio e Cleopatra" e soprattutto "La vita è sogno". Magari è troppo pretendere che queste siano eseguite all'estero, anche se non capisco perchè, ma in Italia è proprio così ridicolo chiedere che vengano allestite ed eseguite?? In attesa che magari nel 3500 ci si ricordi che esiste anche la musica italiana del novecento, faccio un grande applauso ai vari enti lirici italiani per il loro coraggio e la grande cultura che dimostrano.

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In attesa che magari nel 3500 ci si ricordi che esiste anche la musica italiana del novecento, faccio un grande applauso ai vari enti lirici italiani per il loro coraggio e la grande cultura che dimostrano.

Qui all'Opera di Roma, qualche anno fa, hanno messo in scena il Cordovano di Petrassi in coppia con la Cavalleria Rusticana di Mascagni (io andai alla prima), con scene e regia che davano grande risalto agli elementi pittorici (mi pare su bozzetti di Guttuso): con mio grande stupore, il risultato in temini di gradimento del pubblico fu straordinario. Nell'occasione fu anche restaurato l'organo a canne del 1930 introdotto proprio da Mascagni.

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Qui all'Opera di Roma, qualche anno fa, hanno messo in scena il Cordovano di Petrassi in coppia con la Cavalleria Rusticana di Mascagni (io andai alla prima), con scene e regia che davano grande risalto agli elementi pittorici (mi pare su bozzetti di Guttuso): con mio grande stupore, il risultato in temini di gradimento del pubblico fu straordinario. Nell'occasione fu anche restaurato l'organo a canne del 1930 introdotto proprio da Mascagni.

Esatto lenny, è proprio questo che voglio dire; ci sono diversi esempi che dimostrano il fatto che oggi il pubblico di appassionati dell'arte in un'epoca come questa è affamato di cultura VERA, proprio perchè nella vita di tutti i giorni non ne ha praticamente mai e quindi proprio per questo risponde molto bene quando gli vengono fatte proposte nuove nei vari campi artistici. Per questo secondo me ci sarebbero le condizioni più favorevoli per fare anche nella musica classica stagioni concertistiche e operistiche infinitamente più "coraggiose" e innovative (e fra queste rientra ovviamente anche la musica italiana del novecento) di quelle che vengono fatte, ma d'altronde se uno il coraggio e la cultura non ce l'ha nessuno può darglieli.

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Qui all'Opera di Roma, qualche anno fa, hanno messo in scena il Cordovano di Petrassi in coppia con la Cavalleria Rusticana di Mascagni (io andai alla prima), con scene e regia che davano grande risalto agli elementi pittorici (mi pare su bozzetti di Guttuso): con mio grande stupore, il risultato in temini di gradimento del pubblico fu straordinario. Nell'occasione fu anche restaurato l'organo a canne del 1930 introdotto proprio da Mascagni.

e guarda caso l'opera di Petrassi è stata incisa proprio a Roma nell'unica edizione esistente (1983, cd della defunta etichetta classica della Ricordi). Un'opera estremamente divertente, che merita maggiore notorietà. Mi ha sempre affascinato molto il lato orchestrale, formato da una miriade di cellule musicali che si muovono di continuo nella fitta trama contrappuntistica. Solo per l'orchestrazione meriterebbe un oscar.

Ho visto su internet che esiste un'incisione del 1956 di un'opera di Malipiero che mi interessa molto, il "Giulio Cesare", con l'Orchestra Sinfonica e il Coro di Milano della RAI diretti da Nino Sanzogno; qualcuno mi sa dare informazioni su questo cd?

Poi, sempre riguardo Malipiero, vorrei far notare la vergogna del fatto che alcune sue opere, delle quali ho letto ottime recensioni sul web, da quello che so non vengono mai eseguite nei teatri e quindi ovviamente non sono mai state incise.

Sto parlando ad esempio di opere come "Ecuba", "Antonio e Cleopatra" e soprattutto "La vita è sogno". Magari è troppo pretendere che queste siano eseguite all'estero, anche se non capisco perchè, ma in Italia è proprio così ridicolo chiedere che vengano allestite ed eseguite?? In attesa che magari nel 3500 ci si ricordi che esiste anche la musica italiana del novecento, faccio un grande applauso ai vari enti lirici italiani per il loro coraggio e la grande cultura che dimostrano.

di quell'opera in particolare non so molto, ho sentito alcuni estratti on line e sembra abbastanza in riga con il gusto e lo stile del tempo (metà anni 40). In genere viene indicata, nei testi, come opera minore e di regime. Del teatro operistico malipieriano conosco bene solo Don Tartufo bacchettone (opera degli ultimi anni sessanta). Il divario musicale con il Giulio Cesare è molto accentuato, neppure sembrano composizioni dello stesso autore tanto è diatonica la prima e tanto è cromatica e modernista la seconda. Per il resto qualche estratto qua e là on line o alla radio, ma niente di che.

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