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Madiel

Musica classica italiana del XX e XXI secolo

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è giunto il momento di aprire un topic del genere. Troppo oblio da parte di tutti, troppe notizie sparse per il forum. Da oggi cerchiamo di raggruppare i nostri commenti qua come già accaduto altrove. Siamo pieni di capolavori e di buona musica, che niente ha da invidiare ai soliti noti stranieri incisi in disco o eseguiti in sala da concerto.

:o

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Grande mad, FINALMENTE!!!!!!

Sono contento di inaugurare io questo topic, che amo così tanto i compositorei italiani soprattutto della prima metà del novecento, aprendo come mi capita spesso su questo argomento una polemica; come mai i signori classici come Mozart, Haydn, Beethoven e romantici e tardoromantici come Schumann, Brahms, Chopin, Bruckner, Mahler ecc. hanno 457.257.480 incisioni diverse delle loro opere mentre ai nostri vari Malipiero, Casella, Petrassi, Dallapiccola, Pizzetti, hanno l'80% della loro produzione che non è stata ancora incisa su cd!!!! :thumbsdown_anim:

Ma cosa ancora più grave, perchè non vengono quasi mai (eufemismo) messi nei cartelloni delle sale da concerto e dei teatri italiani e stranieri??? :thumbsdown_anim:

Io la risposta credo di avercela, ma direi che sarebbe solo un repetita di cose che ho già detto quindi mi astengo, però mi piacerebbe sapere anche il vostro parere.

P.S. Ad esempio, un'opera che mi piacerebbe tanto avere in cd o ancora meglio, ma questo è proprio un sogno, in dvd, è il balletto di Casella la rosa del sogno, ma purtroppo da quello che so fa parte di quell'infinita serie di opere dei nostri autori moderni (volutamente?) dimenticate.

Quì chiudo.

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Io devo ancora "esplorare" questo campo, ma a mio parere il XX secolo è da ricordare soprattutto per la musica vocale: basta citare Petrassi, Zandonai, Malipiero, ma soprattutto Respighi, Dallapiccola e monsignor Perosi

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Grande mad, FINALMENTE!!!!!!

Sono contento di inaugurare io questo topic, che amo così tanto i compositorei italiani soprattutto della prima metà del novecento, aprendo come mi capita spesso su questo argomento una polemica; come mai i signori classici come Mozart, Haydn, Beethoven e romantici e tardoromantici come Schumann, Brahms, Chopin, Bruckner, Mahler ecc. hanno 457.257.480 incisioni diverse delle loro opere mentre ai nostri vari Malipiero, Casella, Petrassi, Dallapiccola, Pizzetti, hanno l'80% della loro produzione che non è stata ancora incisa su cd!!!! :thumbsdown_anim:

Ma cosa ancora più grave, perchè non vengono quasi mai (eufemismo) messi nei cartelloni delle sale da concerto e dei teatri italiani e stranieri??? :thumbsdown_anim:

Io la risposta credo di avercela, ma direi che sarebbe solo un repetita di cose che ho già detto quindi mi astengo, però mi piacerebbe sapere anche il vostro parere.

P.S. Ad esempio, un'opera che mi piacerebbe tanto avere in cd o ancora meglio, ma questo è proprio un sogno, in dvd, è il balletto di Casella la rosa del sogno, ma purtroppo da quello che so fa parte di quell'infinita serie di opere dei nostri autori moderni (volutamente?) dimenticate.

Quì chiudo.

Forse perchè la qualità delle loro opere è qualitativamente inferiore a quele do Mozart & C??? o forse anche perchè le industrie discografiche non avrebbero il ritorno economico che si aspettano di avere quando incidono i capoavori di mozar & C??? :)

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Grande mad, FINALMENTE!!!!!!

Sono contento di inaugurare io questo topic, che amo così tanto i compositorei italiani soprattutto della prima metà del novecento, aprendo come mi capita spesso su questo argomento una polemica; come mai i signori classici come Mozart, Haydn, Beethoven e romantici e tardoromantici come Schumann, Brahms, Chopin, Bruckner, Mahler ecc. hanno 457.257.480 incisioni diverse delle loro opere mentre ai nostri vari Malipiero, Casella, Petrassi, Dallapiccola, Pizzetti, hanno l'80% della loro produzione che non è stata ancora incisa su cd!!!! :thumbsdown_anim:

Ma cosa ancora più grave, perchè non vengono quasi mai (eufemismo) messi nei cartelloni delle sale da concerto e dei teatri italiani e stranieri??? :thumbsdown_anim:

Io la risposta credo di avercela, ma direi che sarebbe solo un repetita di cose che ho già detto quindi mi astengo, però mi piacerebbe sapere anche il vostro parere.

P.S. Ad esempio, un'opera che mi piacerebbe tanto avere in cd o ancora meglio, ma questo è proprio un sogno, in dvd, è il balletto di Casella la rosa del sogno, ma purtroppo da quello che so fa parte di quell'infinita serie di opere dei nostri autori moderni (volutamente?) dimenticate.

Quì chiudo.

Forse perchè la qualità delle loro opere (vedi malipiero, casella ecc...) è qualitativamente inferiore a quele di Mozart & C??? o forse anche perchè le industrie discografiche non avrebbero il ritorno economico che si aspettano di avere quando incidono i capolavori di Mozart & C??? :)

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Forse perchè la qualità delle loro opere (vedi malipiero, casella ecc...) è qualitativamente inferiore a quele di Mozart & C??? o forse anche perchè le industrie discografiche non avrebbero il ritorno economico che si aspettano di avere quando incidono i capolavori di Mozart & C??? :)

il problema della musica italiana tra il 1900 e il 1946 si chiama Ventennio. Pochi giri di parole, questa è la verità. Se si avesse la pazienza di reperire materiale sui compositori che ebbero la sfortuna di lavorare in quel periodo, salteranno agli occhi molti capolavori, sia ante 1922 che post 1922. Musica che non era affatto staccata dalle correnti culturali più importanti come vanno ad affermare alcuni critici di parte. A mio modo di vedere la realtà era ben più articolata e complessa. Indubbiamente ci furono dei momenti di irrigidimento culturale alla fine degli anni trenta che produssero limiti estetici, ma non tali da soffocare del tutto lo spirito di ricerca. Un caso emblematico di questa tendenza tra modernismo e conservazione sono proprio Casella e Malipiero. Quest'ultimo, ne abbiamo spesso scritto in forum, era molto noto in Germania e la maggior parte delle sue composizioni vennero eseguite là, almeno fino agli anni 30 quando la mannaia nazista si abbattè anche sui di lui. Malipiero conosceva bene quanto andavano facendo Schoenberg, Bartok e Stravinsky (pur essendo critico con tutti per i noti motivi). E attorno al 1917-1920 scrisse musica tendenzialmente atonale (vedere il curioso balletto Pantea, i Pezzi per pianola e molto altro). Un discorso analogo va fatto per Casella. Da giovanissimo, tanto per dirne una, ebbi la ventura di sentire la sua Seconda Sinfonia, scritta negli anni 10 mi pare. Rimasi molto colpito dal suono, anche perchè allora scoprivo la Settima di Mahler e trovavo delle evidenti analogie con questo compositore. Ricordo, visto che se n'è parlato, il direttore di quella incisione era Vladimir Delman. Ma i casi piacevoli si moltiplicarono in seguito, con la scoperta di Pupazzetti del 1915 (che sembra accentuare certe sonorità cubiste tipiche di Stravinsky, autore pressocchè ignorato dal pubblico italiano del tempo), oppure con l'espressionismo vissuto in profondità di opere come la Elegia Eroica per grande orchestra (1916), Pagine di guerra (1916) o la serie di liriche per voce e orchestra dal titolo L'Adieu à la vie (1915), che sembrano tutte uscite dalla scuola di Schoenberg e dintorni. Nel dopoguerra, invece, si respira un'aria parigina con i balletti quali la Giara o brani come Scarlattiana. E tengo a sottolineare che il neoclassicismo di Casella è a considerare autonomo da quello stravinskyano o hindemithiano, frutto di personale ricerca e caratterizzato da valori ritmici e armonici propri. Un'opera caselliana si nota immediatamente per il suo stile caratteristico, anche ad orecchio inesperto.

Questi sono solo alcuni esempi, il discorso è lunghissimo e molto articolato. Anche la musica più reazionaria del Ventennio non è neppure tutta omogenea.

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Io devo ancora "esplorare" questo campo, ma a mio parere il XX secolo è da ricordare soprattutto per la musica vocale: basta citare Petrassi, Zandonai, Malipiero, ma soprattutto Respighi, Dallapiccola e monsignor Perosi

E' difficile che riuscirai mai ad "esplorare" questo campo fino a che il cosiddetto mondo musicale non si deciderà a far circolare la musica di questi sconosciuti prima di tutto nei concerti, ma ovviamente anche nell'industria discografica; finalmente hanno cominciato a darsi una mossa con un GRANDE come Skalkottas, cosa aspettano a fare lo stesso con gli italiani del novecento, invece di fare la 250 miliardesima esecuzione (o registrazione) delle nozze di figaro di mozart o della quinta di beethoven?????

Quel poco che è stato registrato o eseguito finora dei nostri compositori del primo novecento già è sufficiente a dimostrare la loro qualità, ma sinceramente mi piacerebbe che si andasse un pò oltre questo contentino. A me sta benissimo la riscoperta di autori sconosciuti del settecento come Mislyvecek, Vanhal, Dittersdorf, la cui qualità comunque non mi sembra proprio eccelsa, ma ripeto per l'ennesima volta perchè si fa tanta fatica a dare spazio ai nostri compositori del novecento, valorizzando magari autori sempre italiani ma di altre epoche; forse perchè c'è una specie di volontà (in Italia e all'estero) di rimuovere tutto ciò che appartiene ad un certo contesto storico????

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Io devo ancora "esplorare" questo campo, ma a mio parere il XX secolo è da ricordare soprattutto per la musica vocale: basta citare Petrassi, Zandonai, Malipiero, ma soprattutto Respighi, Dallapiccola e monsignor Perosi

guarda, mia speranza è che vengano riscoperti anche i compositori minori.

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Guest Norbe

Sarebbe buona norma riprendere l'antica consuetudine di eseguire, accanto a titoli più noti e saldamente affermati nel repertorio, anche brani di autori meno famosi; cosicchè assisteremmo (indipendentemente dal successo di critica e pubblico) allo svecchiamento dell'aria stantìa delle sale da concerto, spesso viziata dalla continua riproposizione di pagine di routine.

Che la musica di Mozart e Brahms sia qualitativamente superiore di Casella e Malipiero? Mah, mi sembra un paragone assurdo. Possiamo dire che il teatro kabuki è meglio di Pirandello? Kandinskij fece quadri di maggior qualità rispetto a Manet? I libri di Thomas Mann sono peggio di quelli di Honorè de Balzac?...Sono due mondi completamente diversi, non si può nemmeno pensare di metterli a confronto. Nel nostro paese l'amnesia culturale è una malattia ormai radicata.

Siamo (quasi) completamente incapaci di guardare con un minimo di sforzo al nostro patrimonio artistico e di gestire la sua immensa eredità: non a caso abbiamo perso l'importante risorsa delle grandi orchestre RAI. Possiamo apprezzare gli autori di oggi se non sappiamo pressochè nulla di quello che è stato fatto nel Novecento per NOI da studiosi e autori come Dallapiccola, Pizzetti, Casella, Ghedini?? I nomi sono sempre quelli infine, ma repetita iuvant. Indipendentemente dal giudizio stilistico (ognuno ha avuto pregi e difetti nella propria produzione), va reso merito a questi personaggi, dalla personalità e gusti diversissimi, di aver programmato un rientro in grande stile sui sentieri della ricerca musicale europea.

Ci sono Respighi e la sua sensualità liberty, Pizzetti e il suo arcaismo grecizzante, Casella e il suo solare neoclassicismo,

Malipiero con i suoi umori saturnini, la polifonia veneta e l'espressionismo austro-tedesco. Senza il loro differente contributo, la triste processione funebre del melodramma si sarebbe protratta fino al 1945 e oltre. Ed è anche grazie a questi signori e a molti altri dimenticati, che oggi è possibile ascoltare la musica antica, Vivaldi e Monteverdi.

Nessuno pretende che la pensionata di Modena caricando la lavatrice canticchi la Partita di Dallapiccola, ma recuperare e diffondere seriamente questi lavori sarebbe importante. Che non sia qualcosa di discontinuo, tanto per dire ''ci abbiamo provato, casomai riproviamo tra 40 anni''. O avremo sempre una cultura monca di un ramo ricco di frutti. Questo è il risultato della scarsa lungimiranza di chi ha organizzato attività teatrali e concertistiche per tanti anni.

Per quanto riguarda il successo dei compositori di casa nostra, un tempo non era impossibile veder loro vincere competizioni internazionali e ottenere significativi successi. Casella suonava a Parigi, Petrassi veniva esguito ad Amsterdam e Chicago, idem dicasi per Malipiero che dava sempre le sue prime d'opera in Germania dove era molto apprezzato, oltre che in Francia e negli USA. Non è d'altro canto raro vedere che la musica di questi maestri viene incisa da etichette straniere, eseguita da interpreti stranieri (vedi l'integrale di Petrassi registrata da Pesko e la BBC, Dallapiccola diretto da Salonen, giusto per dare due esempi). Questo non fa che piacere, vuol dire che da lontano la loro opera è vista con interesse e curiosità, solo noi non ce ne accorgiamo. Vale il proverbio nemo propheta in patria... Ultimamente le cose si sono un po'mosse per la riscoperta di tanti autori italiani, ma ci vorrà ancora tanto, tanta terapia per riabilitare questa memoria. E' soprattutto una questione di educazione, cosa che purtroppo ci manca.

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il problema della musica italiana tra il 1900 e il 1946 si chiama Ventennio. Pochi giri di parole, questa è la verità. Se si avesse la pazienza di reperire materiale sui compositori che ebbero la sfortuna di lavorare in quel periodo, salteranno agli occhi molti capolavori, sia ante 1922 che post 1922. Musica che non era affatto staccata dalle correnti culturali più importanti come vanno ad affermare alcuni critici di parte. A mio modo di vedere la realtà era ben più articolata e complessa. Indubbiamente ci furono dei momenti di irrigidimento culturale alla fine degli anni trenta che produssero limiti estetici, ma non tali da soffocare del tutto lo spirito di ricerca. (...)

Vero! Anzi sarebbe interessante inquadrare quali furono le istanze estetiche del fascismo. L'atteggiamento nei confronti dell'arte fu infatti estremamente diverso tra i vari regimi totalitari ed il paragone con il ventennio fascista forse può essere più portato con l'Unione Sovietica che con la Germania nazista. Lì infatti il paradigma dell'arte sana e ariana derivava fondamentalmente dal monologo finale di Hans Sachs nei Maestri Cantori, mentre in Italia ed in Urss futurismo ed espressionismo divennero quasi arte di stato, nella musica come nel cinema e nella poesia. Il fascismo riusciva poi ad essere ad un tempo romano, rinascimentale e futurista ed è innegabile che anche musicisti come Petrassi, sebbene involontariamente e anzi in posizione estremamente critica verso il regime, con il suo Primo Concerto per Orchestra e altre opere giovanili si avvicinò ad una certa monumentalità neoclassica e respighiana che lo stesso Casella con i suoi concerti non mancò di evidenziare. Ed anche Luigi Dallapiccola, passato alla storia come il primo dodecafonico italiano mi sembra non nasconda un certo qual estetismo dannunziano e non mi riferisco al fatto che mise in musica in anni giovanili la Canzone del Quarnaro, ma ai colori tenui ed "impressionistici" della sua musica. Insomma riprendendo sempre Dallapiccola mi sembra che la ricerca della libertà nella illibertà abbia posto alcune premesse e dato stimoli per una ricerca che ha poi potuto svilupparsi in maniera più libera nel dopoguerra.

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Guest Fede_Rinhos

be', ora non per essere cattivo eh.....

penso che sia un dato di fatto che in questo secolo (il XXI non lo conto neanche perché sennò...) l'Italia non ha certo dato un grande contributo alla musica quanto i compositori stranieri...

e se già i grandissimi quali Hindemith, Bartok, Prokof'ev, per non parlare di Ligeti, Stockhausen, Cage, sono considerati relativamente poco, con tutto il rispetto per i vari Casella, Dallapiccola, Respighi, io prima farei un lavoro di restyling sulla musica molto importante, e lasciare le finezze al dopo....

a dire il vero non sono molto entusiasta della musica italiana di questo secolo...

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topic molto interessante.

Mi riprometto di leggere con più calma ogni singolo intervento e di intervenire più esaustivamente quando avrò ripreso lucidità per farlo, giusto il tempo di assestarmi ai nuovi ritmi di lavoro presi da oggi dopo due settimane di vacanze e riposo.

Allora, personalmente parlando, sto assolutamente riscoprendo il 900 Italiano. Merito di Respighi, che ha fatto da "testa di ponte" per gli altri compositori.

la convinzione che fossimo solo una paesa da melodramma, mi si sta montando pezzo per pezzo.

C'è molto ma molto altro. La vena creativa che il 900 ha dato alla musica italiana diversa dall'opera è assolutamente incredibile, e nulla ha da invidiare a quella dei cugini franzosi o crucchi.

Basta vederlo. sempre che lo si voglia vedere. La data del 1900 è diventata una sorta di barriera artistico mentale per gli adetti ai lavori e i melomani del nostro paese, salvo le belle rare eccezioni che stanno su questo forum. Ci è venuto il torcicollo a forza di vedere al di la delle alpi la musica strumentale, quando iinvece c'è anche al di qua.

Toccherebbe iniziare a scrostare via un po' di etichette che musicisti, musicologi e altri addetti ai lvori fino ad ora han fatto poco per togliere.

Volevo chiudere questa breve riflessione citando due pezzi che secondo me sono un po' due punti cardine di questo 900 musicale italiano

1904 - Concerto per pianoforte, coro maschile ed orchestra di Ferruccio Busoni. Come ebbe a dire Busoni stesso, del 900 musicale italiano "ne rappresenta il momento della sua nascita". Capolavoro incredibile che è sia manifesto del credo estetico Busoniano veh, secondo me, punto di rottura con quello che era stato il mondo musicale in italia fino ad allora.

1914 - Sinfonia Drammatica di Ottorino Respighi: capolavoro assoluto che consiglio caldamente di rimediare. Basta solo l'accordo di apertura del secondo movimento che viene la pelle d'oca :wub: Qui si fondono perfettamente l'idioma impressionista alla debussy, e quello sinfonico mahleriano, dando alla luce un gioiello solamente strumentale (esulteranno i puristi della musica assoluta, non è un poema sinfonico) che redime letteralmente secoli di "recitar cantando" al cospetto del consolidato gigante sinfonico austro-tedesco.

Questo per ora è il mio pensiero. Ma appena in forze non mi sottrarrò alla tenzone :)

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be', ora non per essere cattivo eh.....

penso che sia un dato di fatto che in questo secolo (il XXI non lo conto neanche perché sennò...) l'Italia non ha certo dato un grande contributo alla musica quanto i compositori stranieri...

e se già i grandissimi quali Hindemith, Bartok, Prokof'ev, per non parlare di Ligeti, Stockhausen, Cage, sono considerati relativamente poco, con tutto il rispetto per i vari Casella, Dallapiccola, Respighi, io prima farei un lavoro di restyling sulla musica molto importante, e lasciare le finezze al dopo....

a dire il vero non sono molto entusiasta della musica italiana di questo secolo...

ehm, ragioni sempre con la mentalità progressista a priori. Si può essere grandi compositori senza aver inventato niente. Mi citi Cage, ma la sua "musica" difficilmente potrà trovare un repertorio. Perchè non "esiste" ! O almeno esiste in misura minore rispetto ad altri autori.

Guarda che di grandissimi italiani ne abbiamo anche dopo il 1946. Berio dove lo metti ? Maderna, Donatoni, Bussotti, Non ecc. ? Vabbè, consideri Stocazzen un grande, allora meglio, e di molto, Nono alla fine :crying_anim02: E in quanto a originalità non è che alcuni famosissimi siano stati poi sempre innovatori (Hindemith lo fu solo per un periodo della sua attività, ad esempio, lo stesso possiamo dirlo di Bartok). Tuttora uno degli autori più suonati all'estero è Sciarrino, italiano.

Petrassi e Dallapiccola sono più stimolanti e produttivi (di capolavori) di molti pseudo geni venuti nel post Darmstadt. A proposito di Petrassi, magari dillo a Carter che era un autore minore, poi vediamo che ti risponde :laughingsmiley::laughingsmiley:

Adori Prokofiev, però non è certo un inventore di qualcosa. Eppure resta uno dei grandi del secolo appena concluso.

____

Giusto ora ho finito di vedere una puntata, inedita per me, di C'è musica e musica (su YouTube). Berio con la Berberian. Che meraviglia!!! :o Vi dico solo che sono rimasto a bocca aperta dall'inizio alla fine.

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tra l'altro ho dimenticato di dire un'altra cosa. Esistono paesi in cui si è interessati al patrimonio musicale nazionale (vedere l'U.K., molti paesi scandinavi, ieri sul web vedevo pure il Belgio !! ecc.) spesso mediocre che fanno di tutto, e noi che abbiamo buona musica non facciamo niente di niente per pubblicizzarla, suonarla, renderla viva. Assurdo!!

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Guest Fede_Rinhos
ehm, ragioni sempre con la mentalità progressista a priori. Si può essere grandi compositori senza aver inventato niente. Mi citi Cage, ma la sua "musica" difficilmente potrà trovare un repertorio. Perchè non "esiste" ! O almeno esiste in misura minore rispetto ad altri autori.

Guarda che di grandissimi italiani ne abbiamo anche dopo il 1946. Berio dove lo metti ? Maderna, Donatoni, Bussotti, Non ecc. ? Vabbè, consideri Stocazzen un grande, allora meglio, e di molto, Nono alla fine :crying_anim02: E in quanto a originalità non è che alcuni famosissimi siano stati poi sempre innovatori (Hindemith lo fu solo per un periodo della sua attività, ad esempio, lo stesso possiamo dirlo di Bartok). Tuttora uno degli autori più suonati all'estero è Sciarrino, italiano.

Petrassi e Dallapiccola sono più stimolanti e produttivi (di capolavori) di molti pseudo geni venuti nel post Darmstadt. A proposito di Petrassi, magari dillo a Carter che era un autore minore, poi vediamo che ti risponde :laughingsmiley::laughingsmiley:

Adori Prokofiev, però non è certo un inventore di qualcosa. Eppure resta uno dei grandi del secolo appena concluso.

____

Giusto ora ho finito di vedere una puntata, inedita per me, di C'è musica e musica (su YouTube). Berio con la Berberian. Che meraviglia!!! :o Vi dico solo che sono rimasto a bocca aperta dall'inizio alla fine.

ma cosa dici? progressista de che? l'hai detto tu stesso che Prokof'ev non ha inventato niente di niente. non sono certo io che dice che Prokof'ev è più importante di Petrassi. Liszt non lo posso sopportare, eppure è certo più innovatore di Mendelssohn, che però ritengo compositore più importante e più valido (sentito, Baremboim?) tralasciamo il confronto Nono-Stockhausen va' che è meglio :mellow:. Sciarrino il più suonato all'estero? andiamo bene!

secondo te i compositori diventano famosi perché innovatori? ma se l'hai detto tu stesso che gli stessi Hindemith e Bartok non lo furono. secondo te li ho citati a caso? sì, forse Berio me lo sono un po' dimenticato per strada, ma il concetto è che non possiamo chiedere di far eseguire autori, a mia detta importanti ma non sicuramente grandissimi, come Respighi, Dallapiccola ( :ph34r: ), Donatoni :suicide_anim: e compagnia bella, se prima non si da neanche un briciolo di spazio a quelli che stanno al 900 come Mozart o Haydn stanno al classicismo, invece di autori che invece stanno al 900 come (forse) Leopold Mozart o Hummel stavano al classicismo :ph34r:

e con Ligeti come la mettiamo (gli esempi precedenti bastavano, ma tant'è)? non era certo un innovatore, eppure scriveva bella musica, per questo diventò quello che è, e per questo Donatoni è quello che è (ouh, non sono certo un sostenitore di quella assurda teoria che chi è più famoso è più bravo eh, però in questo caso...). eppure, ligeti nelle sale da concerto si vede come i cavoli nel deserto. e voi vorreste ripubblicizzare Casella o Busoni?

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Guest Norbe

Sottoscrivo quanto detto da Madiel, pensiamo ad altri paesi, come il Regno Unito. Ai Proms, migliaia di persone di ogni età, seguono e applaudono calorosamente musiche di ogni tempo e periodo. Prendono in considerazione un ampio repertorio, dalla musica di corte di Elisabetta I a Walton a Mark-Anthony Turnage. Da noi sarebbe impensabile una cosa del genere per i nostri compositori: abbiamo Vivaldi, poi si piomba nell'800 belcantistico e dopo la fatidica Turandot...il diluvio. Per molti il Novecento è vuoto assoluto, con qualche rara, amena curiosità da giardino zoologico. :unsure_x:

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ma cosa dici? progressista de che? l'hai detto tu stesso che Prokof'ev non ha inventato niente di niente. non sono certo io che dice che Prokof'ev è più importante di Petrassi. Liszt non lo posso sopportare, eppure è certo più innovatore di Mendelssohn, che però ritengo compositore più importante e più valido (sentito, Baremboim?)

in genere non leggo le sciocchezze di Baremboim, e le ascolto anche meno

tralasciamo il confronto Nono-Stockhausen va' che è meglio :mellow:. Sciarrino il più suonato all'estero? andiamo bene!

non sto a decidere io i concerti e i saggi in merito a Sciarrino. Piaccia o non piaccia, così è se ti pare

secondo te i compositori diventano famosi perché innovatori? ma se l'hai detto tu stesso che gli stessi Hindemith e Bartok non lo furono.

e no ciccio, questo discorso è tuo, mica mio. Lo ripeti spesso in forum

secondo te li ho citati a caso? sì, forse Berio me lo sono un po' dimenticato per strada, ma il concetto è che non possiamo chiedere di far eseguire autori, a mia detta importanti ma non sicuramente grandissimi, come Respighi, Dallapiccola ( :ph34r: ), Donatoni :suicide: e compagnia bella, se prima non si da neanche un briciolo di spazio a quelli che stanno al 900 come Mozart o Haydn stanno al classicismo, invece di autori che invece stanno al 900 come (forse) Leopold Mozart o Hummel stavano al classicismo :ph34r:

ok, sono d'accordo con il dare spazio ad altri compositori importanti. La situazione è disastrosa da due punti di vista: la mancanza di memoria storica del passato recente, e per la mancata esecuzione dei maestri del 900 (di qualsiasi nome e genere). Ma il discorso che fai c'entra poco con il topic. Se ti piace scrivere ok, altrimenti vai a giocare altrove.

Dallapiccola minore ? Ma dài... :guiltysmiley: Se vengo là ti metto due bombe sotto casa :guiltysmiley:

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Sottoscrivo quanto detto da Madiel, pensiamo ad altri paesi, come il Regno Unito. Ai Proms, migliaia di persone di ogni età, seguono e applaudono calorosamente musiche di ogni tempo e periodo. Prendono in considerazione un ampio repertorio, dalla musica di corte di Elisabetta I a Walton a Mark-Anthony Turnage. Da noi sarebbe impensabile una cosa del genere per i nostri compositori: abbiamo Vivaldi, poi si piomba nell'800 belcantistico e dopo la fatidica Turandot...il diluvio. Per molti il Novecento è vuoto assoluto, con qualche rara, amena curiosità da giardino zoologico. :unsure_x:

e non venite a dirmi che questo signore, molto noto in patria, è un grande compositore! Il mio discorso è solo questo: rivalutiamo la nostra musica. Niente nazionalismo o provincialismo, cerchiamo di scovare le perle quando ci sono e cerchiamo di renderci conto di una realtà più complessa di quella che appare. Non sto dicendo che Respighi è più importante di Stravinsky, o facendo altri paragoni insensati.

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Guest Norbe

Dallapiccola autore minore? Glom, mi sta venendo un colpo...

Casomai è stato uno dei maggiori talenti italiani del XX secolo. Passi, posso considerare più provinciali Pizzetti e Malipiero,

troppo tarantellante Casella, ma dell'importanza di Luigi si sono accorti tutti anche qua da noi. Nei paesi di lingua inglese,

che egli frequentò assiduamente, non a caso è un nome ricordato di osvente. La BBC ne ha commemorato il centenario nel 1904 e sue musiche sono state incise a più riprese da complessi strumentali ingesi e americani.

Del suo legame ai grandi circuiti della cultura europea, informano significativamente i suoi interessi letterari e la sua vasta cultura umanistica che ispirò le sue opere più importanti. Inoltre, Dallapiccola ha saputo agire, similmente all' amico Malipiero, sia in direzione del recupero delle fonti antiche della civiltà strumentale italiana, sia nella direzione della vera e propria avanguardia, che porterà all'adozione da parte sua del sistema dodecafonico. Sistema che egli saprà sempre piegare alle esigenze dell'espressione, a differenza di quanto avvenuto con altri autori a lui coevi e posteriori: anche per questa sua vena lirica (di ascendenza mediterranea) ha ricevuto l'elogio di numerosi colleghi italiani e stranieri.

Per fortuna su di lui è stato fatto un eccellente lavoro di recupero, anche discografico. Penso che ci sia spazio per tutti,

basta pianificare bene i cartelloni...E' una cosa di cui non mi intendo per nulla, so anche perfettamente che presentare al pubblico autori diversi dai soliti è un tremendo rischio. Economico, si intende.

PS: Leggetevi questo bel libro del compianto Sergio Sablich, illuminante viaggio attarverso la vita e le opere del pianista, compositore e direttore d'orchestra istriano (artigiani come lui ne abbiamo avuti davvero pochi!)

Editore L'Epos, 2004.

9788883022418p.jpg

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Per molti il Novecento è vuoto assoluto, con qualche rara, amena curiosità da giardino zoologico. :unsure_x:

E il dramma vero è che l'ignoranza che c'è nel campo della musica del novecento italiano si estende anche agli altri ambiti artistici, come la pittura, la scultura o l'architettura. Chiediamoci quanto la massa conosce grandi pittori come Savinio, De Pisis, Morandi, Sironi, Rosai, Pirandello (il figlio del grande scrittore siciliano), persino un De Chirico!! E che dire della poesia e della letteratura sempre del novecento italiano (vi dicono niente i nomi di Savinio e Campana?). A questo punto forse si può capire il perchè del terribile vuoto culturale, e quindi di conoscenza, che c'è riguardo a questo secolo. Mai in nessun periodo come nel novecento tutte le arti comunicano fra loro, si intersecano, se manca un tassello nel puzzle, tutto diventa incomprensibile, indecifrabile. Basterebbe fare l'esempio di certi balletti degli anni venti, trenta e quaranta di chiara impronta futurista e metafisica dove le coreografie e i costumi venivano realizzati dagli artisti più d'avanguardia dell'epoca, come ad esempio il balletto di Casella la Rosa Del Sogno. Ecco perchè la musica del novecento, anche quella italiana ovviamente, richiede un salto di qualità nella conoscenza delle altre forme d'arte coeve INDISPENSABILE se si vuole capire autori come Respighi, Malipiero, Dallapiccola, Pizzetti, Casella, Rota, Petrassi, ecc.

Il contesto artistico e culturale nel quale sono nate e sviluppate tutte le tendenze musicali del novecento italiano è fondamentale se si vogliono veramente capire i nostri compositori del novecento, altrimenti secondo me continuiamo a parlare del nulla, tipo mi piace di più Tizio, preferisco, Caio, no è meglio Sempronio; il problema è che per fare questo servirebbe, quì in Italia ma non solo, una vera e propria rivoluzione culturale che porti a relazionarsi con la musica in un'ottica completamente diversa da quella di oggi, impresa che mi sembra un pò disperata sinceramente visto il contesto generale di deserto culturale nel quale ci troviamo...

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P.S. Ad esempio, un'opera che mi piacerebbe tanto avere in cd o ancora meglio, ma questo è proprio un sogno, in dvd, è il balletto di Casella la rosa del sogno, ma purtroppo da quello che so fa parte di quell'infinita serie di opere dei nostri autori moderni (volutamente?) dimenticate.

Quì chiudo.

La rosa del sogno non so fino a che punto potrebbe essere interessante. Mi spiego, i balletti di Casella, escluso la Giara, erano fatti con musica reciclata da altre partiture. Nel caso specifico fu assemblato in buona parte con la musica della Paganiniana. Di questo autore credo sia interessante, invece, fare incisioni della Terza Sinfonia del 1940 (bollata di accademismo in certi testi, ma quando mai... e parlo per esperienza diretta avendola ascoltata), della Partita (1932), del Concerto per orchestra (1937), della Elegia Eroica per grande orchestra op.29 (1916), di Pagine di guerra nella versione per orchestra, ma soprattutto della famosa opera La donna serpente. La donna serpente sembra essere l'equivalente italiano di L'Enfant et les sortilèges o di Mavra. Non tanto nello stile, quanto come approccio anti accademico all'opera lirica. Secondo vari testi consultati, abbondano danze, scene decorative e pastiches, mentre l'autore tende ad annullare la fisionomia psicologica dei personaggi. In chiara polemica contro il verismo e la scuola operistica italiana post pucciniana. Quando venne eseguita nel 1932 suscitò molte polemiche. La tendenza è ancora evidente nella successiva La favola di Orfeo, dove però per via del tema trattato Casella annulla la parodia in favore di una compostezza baroccheggiante. Ricordo anche la Missa Solemnis Pro Pace (1944), unica sua composizione in cui usa una serie dodecafonica come basso ostinato. Di quest'ultima esiste una incisione per l'etichetta Mondo Musica, ma non sono riuscito a reperirla in alcun modo e non l'ho mai sentita.

Penso sia interessante fare un censimento dei cd con musica italiana storica in circolazione. Il problema è che per il 99% di essi è impossibile trovare alternative :scratch_one-s_head:

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La rosa del sogno non so fino a che punto potrebbe essere interessante. Mi spiego, i balletti di Casella, escluso la Giara, erano fatti con musica reciclata da altre partiture. Nel caso specifico fu assemblato in buona parte con la musica della Paganiniana.

Si Madiel, ma credo che non hai capito bene quello che volevo dire; non stavo parlando della qualità della musica, che non conosco nè io nè penso te quindi non si può dare un giudizio sia in senso positivo che negativo; la citazione di questo balletto era solo per portare l'esempio di un'opera che non fosse solo un pezzo di musica classica, ma un'opera d'arte nel senso totale del termine, cioè un'opera nella quale pittura, design, filosofia, spesso anche la scultura con la realizzazione di marionette, fossero un unico organismo con la musica e non elementi separati. Infatti, per quanto riguarda questo balletto di Casella, il pittore De Pisis realizzò le scenografie e i costumi del balletto, ma abbiamo esempi anche di De Chirico, di Prampolini e di tanti altri artisti non musicisti dell'epoca impegnati nella realizzazione di questi balletti; il mio discorso quindi, ripeto, andava al di là della qualità della musica dell'opera (che, ripeto anche quì, ne io ne te conosciamo), ma si riferiva proprio alla nascita in quest'epoca di un'arte TOTALE (e quindi di un artista totale) in cui le varie espressioni artistiche si compenetrassero fra loro creando qualcosa di completamente nuovo. Quindi il mio discorso sul balletto della prima metà del novecento era riferito al balletto come opera d'arte in senso assoluto, non come semplice opera musicale.

Penso sia interessante fare un censimento dei cd con musica italiana storica in circolazione. Il problema è che per il 99% di essi è impossibile trovare alternative :scratch_one-s_head:

Questo infatti è il grosso problema, poche opere eseguite e registrate e quelle poche eseguite pochissime volte e registrate ancora meno.

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non conosco molto di questo periodo se non alcuni pezzi di petrassi, ghedini, dalla piccola e sciarrino. ma a prescindere dalla minore o maggiore qualità rispetto alla musica del resto d' europa, credo anche io che sia doverosa una decisa rivalutazione (o riscoperta, o anzi vogliamo dire SCOPERTA :o ) del repertorio novecentesco di casa nostra. capisco che si va incontro alle solite problematiche discografiche etc, però credo che un lavoro fatto non coi piedi (cit.) sarebbe utile a tutti, e chissà se molti potranno improvvisamente innamorarsi di queste musiche? :o

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Guest Norbe
Riguardo autori meno noti....qualcuno conosce la musica di Niccolò Castiglioni?

castiglioni.jpg

Conosco Castiglioni, possiedo una perla pubblicata dalla Ricordi, contenente opere per orchestra e vocali.

Similmente a Dallapiccola, partì da posizioni neoclassiche, vicine a Stravinskij, poi si orientò verso la dodecafonia e lo strutturalismo, concepiti sempre con grande libertà e anti-dogmatismo. Talora sono presenti nei suoi brani alcune escursioni in territorio tonale e l'uso di eclettisimi e artifici ornamentali (come nel caso di ''Inverno In-ver''). In generale la sua musica è pervasa da un'atmosfera luminosa, pacifica e tende, dal punto di vista formale, all'essenzialità aforistica.

I pentagrammi del maestro milanese sono scarsamente popolati, scevri da effetti vistosi, esaltano il nitore dei timbri, quasi per assecondare una volontà di far respirare massimamente le note, lasciate libere di esprimersi con la massima agilità.

Compose lavori spesso di breve durata, ma anche pezzi di maggior respiro concepiti per l'orchestra sinfonica. Il suo modo di approcciarsi quindi alle tendenze più innovative del XX secolo è sempre accompagnato a un profondo bisogno di rendere i propri lavori espressivi, finanche soffusi di tenerezza e poesia.

Ricapitolò ironicamente i propri convincimenti estetici con questo epigramma posto a sigla del già citato ''Inverno In-ver'', undici poesie musicali per piccola orchestra del 1973:

''Il rumore non fa bene.

Il bene non fa rumore.''

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