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Bocchino in cristallo...


deddy92
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Salve!

Non mi risulta mai di avere detto che Meloni non sia bravo, anzi! In Italia per me attualmente è il numero uno! E' chiaro che vi sono doti naturali alla base, ma questo pensavo nel mio ragionamento fosse implicito.

Penso tuttavia che se non avesse assimilato da quella scuola, oggi forse avrebbe un suono meno stupendo di quello che si ritrova, stop.

Peccato che quella scuola si sia persa...

Non si è completamente persa credimi, gli allievi che conosco io di Budini (e ne conosco quattro di persona) continuano ad insegnare quetsa "cultura" del suono. Certamente i tempi sono cambiati e sono intervenuti vari fattori ad interferire, tra cui anche una certa "globalizzazione" del modo di suonare come affermava Giuliano prima. Sicuramente quel bel suono così particolare della scuola di Bianchini, Budini ecc... nelle giovani leve si è ormai perso, ma qualche eccezzione esiste ancora anche se pur rara.

P.S. Per Pee Wee, mi dispiace caro Saverio deluderti, ma il clarinetto trasparente che tu dici è di pura plasticaccia e della peggiore specie, esiste tutta una serie di questi strumenti tra cui anche l'oboe, eccotene un esempio: http://cgi.ebay.it/Custom-Made-Clear-Oboe-...p3286.m63.l1177 questo è uno strumento che vendono su ebay della stessa razza.

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Ciao,

leggendo i numerosi post, ho notato alcune cose che mi hanno incuriosito.

Sono lieto di apprendere che anche il maestro di Maestro abbia rilevato differenze tra uguali modelli di bocchini di ebanite.

Ho l' impressione che questo sia molto più frequente di quello che si creda (basta pensarci, ossia cercare la migliore intonazione,suonando insieme); se me ne sono accorto io che non faccio il collaudatore...

Questo si verifica anche per i famosi Bucchi di cristallo e soprattutto di vetro,che Maestro conosce.

Sono un esempio risaputo e lampante: non è affatto facile trovare Bucchi intonati.

Sulla qualità, timbro, o come la si vuole chiamare, da quello che fino ad ora ho sentito identificherei i clarinettisti con suono bellissimo e quelli con tecnica stratosferica, naturalmente con i dovuti distinguo e stadi intermedi. Questa premessa per dire che ho l' impressione che per valutare la qualità, o meglio, la bellezza(gradevolezza) di un suono, non occorre eseguire un concerto, ma si dovrebbe capire forse meglio da una sola nota, o anche da poche.

Io distinguerei il bocchino che suona meglio, da quello con cui si suona meglio.

Mi spiego meglio: se cerco il bocchino che abbia il più bel suono, faccio una nota lunga e controllo l' intonazione.

Se cerco il bocchino con cui suono meglio la cosa cambia.

Gradirei avere commenti a questo proposito.

Una nota personale:per quanto mi è capitato, sia io(modesto dilettante) che i musicisti veri ,chiamiamoli "bensuonanti" che conosco, pur avendo, anche con l' ebanite un bel suono, lo migliorano nettamente passando a usare il cristallo.(non solo Pomarico).

Per il legno il discorso è diverso, lo rimandiamo

Ciao

Francesco

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[...] Non sono io che lo dico.

Lo dice chi li vende.

Lo dice anche il sito Lomax.

Lo dice, prima di tutto, la natura del materiale. Hai mai osservato da vicino i mobili di antiquariato?

Constaterai che il legno, sia pure in minima parte si muove ancora.

Quello che scrivi è interessante.

Ora se vuoi ti riporto le mie impressioni, visto che sono circa 10 anni che suono con bocchini Pomarico in legno, ci ho fatto concertistica, lirica e musica da camera.

Non so se sia stabile o meno, sicuramente però io mi sono trovato bene sempre allo stesso modo, anzi! Con il tempo mi sembra che le fibre si siano indurite, il bocchino si sia compattato e allo stesso tempo dia sempre più suono vibrando sempre meglio.

Questa è la mia impressione.

Altra mia impressione, non mi trovo con i Pomarico in cristallo, preferisco i miei vecchi Bucchi.

Mi fa piacere che vi siano insegnanti che portano avanti quella scuola di tradizione, anche io mi impegno in questo, ma non basta!

Per scuola intendo dire una corrente di pensiero unica, che abbia cioè una visione ben precisa di come debba essere suonato lo strumento, di come stare in orchestra, di come eseguire i soli di tradizione ecc...

Il nostro mondo musicale è pieno di di studenti che sono stati impostati più volte ad ogni cambio di insegnante, è pieno di insegnanti che sconfessano l'operato e il metodo di altri insegnanti, è pieno di mode e di contraddizioni.

E' vero che anche in passato non esisteva un'unica scuola, tuttavia se mi permettete non vi era il marasma che c'è oggi!

Spero di avere chiarito cosa intendo per scuola.

Ammazza! Sono proprio un Matusa! :SHABLON_padonak_01:

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Per Franatra: vedo che hai capito perfettamente il nocciolo della questione, c'è una bella differenza tra il bocchino che suona meglio e quello con cui ci si trova meglio.

Quanto affermi sui Bucchi è vero, non sono l'emblema dell'intonazione, in linea di massima tendono a rendere lo strumento crescente, ma non tutti stonano lo strumento, bisogna provarli e trovare quello buono (anche se ormai mette un pò male perchè sono fuori produzione)

Per Turnaround: noto con piacere che abbiamo le stesse idee riguardo ai bocchini, per molto tempo ho suonato con dei Bucchi e ora trovo i Pomarico in ebano i migliori bocchini per il mio "palato" Mi fa inoltre piacere sapere che tu sei uno dei pochi insegnanti rimasti a portare avanti quella che era la scuola di Bianchini e Company. Mi piacerebbe approfondire questo argomento poichè io sono stato un allievo di quei pochi superstiti che come te insegnano ancora secondo i principi di questa scuola, ma la discussione riguarda i bocchini e quindi mi fermerò qui.

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Sono contento di trovare finalmente una pesona che usa in modo continuativo il Pomarico ebano.

Se ti va, prova a dire come lo suoni (apertura, ancia).

La mia impressione è che le sonorità migliori e gli armonici migliori si ottengano con apertur medie e ance medio dure (apertura 2 e ance 3,5).

Attualmente suono il n. 1 con ance 3,5 (l'altra combinazione è un po' faticosetta).

Mentre con il n. 0 e ance 4 mi pare che il suono pur sempre eccellente tenda a diventare più "piccolo"

Non so se sia stabile o meno, sicuramente però io mi sono trovato bene sempre allo stesso modo, anzi! Con il tempo mi sembra che le fibre si siano indurite, il bocchino si sia compattato e allo stesso tempo dia sempre più suono vibrando sempre meglio.

Questa è la mia impressione.

Direi che sostieni esattamente quanto dice Meloni che ad un suo allievo che si lamentava dell'instabilità avrebbe detto di continuare ad usarlo perchgè col tempo si sistema sempre più (direi che è un comportamento naturale del legno).

Tu usi molto olio sul bocchino? O lo usavi?

Altra mia impressione, non mi trovo con i Pomarico in cristallo, preferisco i miei vecchi Bucchi.

Be' mi piacerebbe saperne di più, sempre che ti vada

Ciao e grazie

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Sono contento di trovare finalmente una pesona che usa in modo continuativo il Pomarico ebano.

Se ti va, prova a dire come lo suoni (apertura, ancia).

La mia impressione è che le sonorità migliori e gli armonici migliori si ottengano con apertur medie e ance medio dure (apertura 2 e ance 3,5).

Attualmente suono il n. 1 con ance 3,5 (l'altra combinazione è un po' faticosetta).

Mentre con il n. 0 e ance 4 mi pare che il suono pur sempre eccellente tenda a diventare più "piccolo"

Direi che sostieni esattamente quanto dice Meloni che ad un suo allievo che si lamentava dell'instabilità avrebbe detto di continuare ad usarlo perchgè col tempo si sistema sempre più (direi che è un comportamento naturale del legno).

Tu usi molto olio sul bocchino? O lo usavi?

Be' mi piacerebbe saperne di più, sempre che ti vada

Ciao e grazie

Ciao!

Riguardo all'apertura; potrei anche sbagliare ma se non ricordo male dovrebbero essere dei 3, scegliendoli direttamente dal costruttore non mi ha mai inciso la numerazione sul bocchino.

Anche se lui dice che dello stesso numero sono tutti uguali e che la differenza è dovuta solo alle nostre paranoie, ti devo dire comunque che per quanto mi riguarda, sarò io un paranoico da manicomio ma, a parità di modello ci trovo una bella differenza tra un bocchino e un altro!

Ance Vandoren normali n.3

L'olio l'ho dato dopo averlo suonato per circa un anno, una volta stabilizzato il legno e sparito il mordente in eccesso, l'ho lasciato asciugare bene e poi gli ho dato l'olio.

Non so se sia una buona cosa, all'inizio suona un pò meno ma poi ritorna alla grande, e in più l'olio lucida il legno.

Scusa se non ti ho risposto subito ma ero incasinato con il lavoro.

Ciao ciao.

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beh, ora, vi consiglio di andare nel blog di davide bandieri e di leggere l'articolo di un suo amico fisico clarinettista (mi sembra Manfredo Cavallini) che afferma, con base scientifica, e non come impressioni, che nel clarinetto il materiale con cui è costruito il bocchino inmporta pochissimo, e per quel che importa non è percepibile.

Lui dice che i cambiamenti di comportamento tra ebanite/legno/cristallo sono dovuti solo a causa delle differenti geometrie, perchè se uno stesso bocchino fosse costruito con una stessa geometria, ma con materiali diversi, questi suonerebbero tutti allo stesso modo.

Ora magari mi chiederete "Allora perchè nei sax si usano i bocchini di metallo per far crescere di volume massimo il suono?"

Perchè nei sax, poichè sono degi strumenti aperti, il materiale del bocchino conta. Il clarinetto invece è simile all'oboe, ha un nodo più o meno a livello del barilotto, questo lo fa risuonare basso come se fosse quattro volte più lungo.

Ora, tutte queste cose le ho prese da quell'articolo, per chi ha voglia di finirla coi discorsi del "cristallo jazz/caldo" e "ebanite classica/migliore" ecc ecc si vada a leggere quest'articolo.

Saluti

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Confermo: suono con il cristallo e uso preferenzialmente l'emerald e il nigun.

Come potrai constatare dalla tavola di comparazione che è sul sito di Pomarico al B45 corrisponde, grosso modo, il sapphire.

Però, per la mia esperienza, direi di non tenere troppo in considerazione queste tavole.

Il cristallo risonde diversamente rispetto all'ebanite.

IO ad esepio usavo un B45 e un B$= e, cionostante, il primo cristallo con cui mi sono trovto benissimo è stato proprio il NIgun

Dopo aver rotto un vecchio Pomarico Conservatorio 1.10 sono ritornata al caro B45 con il punto. Non riuscendo ad ottenere lo stesso suono di prima mi sono fatta prestare un bocchio di cristallo ... non mi interessava l'apertura l'importante era cambiare, ho provato così un Diamond. Non l'ho trovato male anche se io preferisco un bocchino più chiuso. In questo momento sto suonando con un Nigun e mi trovo molto bene in particolare con le ance Gonzales blu 2 1/2. Al momento sto provando con quelle rosse (2 1/2 e 3) ma non sono troppo convinta, forse devo abituarmi un po'.

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Ciao,

per k3v : immaginavo che l' argomento scottasse. Ora desidero solo fare alcuni commenti, estremamente soggettivi( non occorre essere tecnici ,ne musicisti più o meno bravi). Per quanto ne so', per dare una connotazione "scientifica" a un esperimento ,necessita sia la riproducibilità dello stesso, sia la significatività, e anche ,per valutare i risultati ,variare un parametro per volta.

Ora, questo nel caso di uno strumento musicale mi appare di difficile esecuzione.

Mi viene subito da osservare che se una legge alcuni possano pensare che valga per i bocchini, forse dovrebbe valere anche per i clarinetti, i sax, i violini,ecc..

Subito mi è venuta l' associazione di idee con il mercato degli apparecchi che riproducono il suono,con l'alta fedeltà,con i mezzi che ascoltiamo tutti i giorni ; mercato enormemente più grande e ben più lucroso. Ebbene ,in questo settore è facile comprendere che il miraggio del costruttore sia quello di fornire l' apparecchio che suona meglio al costo più basso.

In questo settore, dove certo la tecnologia non manca, ormai da anni dopo immancabili diatribe,non ancora sopite, appaiono evidenti due aspetti: da una parte la tecnologia, che spera di giustificare con dati "scientifici" la qualità del suono;e dall'altra chi usa un atteggiamento ,mi viene da scrivere "integrato", in cui all' aspetto tecnico viene affiancato l' ascolto.

Per quanto ho constatato, se si eseguono ascolti controllati e soprattutto spassionati, essi vanno di pari passo con l' aspetto tecnico.

Di gran lunga è più difficile l' ascolto, ma per quanto fino ad ora si è verificato, il tecnico ha potuto solo spiegare perchè un suono risulti più gradevole al sentirsi. E non tutti la pensano ancora allo stesso modo,fortunatamente. Trainante sarà sempre l' udito.

Mi viene un' ultima osservazione sui mezzi che prendono il suono, cioè sui microfoni. Questi mi appaiono l' anello critico della catena di registrazione, e il riferimento debba essere sempre l' ascolto.

Ultimo, mi appare veramente incredibile l' ipotesi che il materiale sia ininfluente ai fini della qualità del suono di qualsiasi mezzo che contribuisce a produrre musica, soprattutto se è all' inizio della catena.

Mi sembra invece verosimile che l' attuale tecnologia "veramente scientifica",non ne sappia spiegare il motivo.Ma questo non deve essere visto come una sconfitta e che musicalità e tecnologia è bene procedano entrambe quanto meglio insieme-

Ciao

Francesco

P.S. Per favore ,accetto qualsiasi commento

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beh, ora, vi consiglio di andare nel blog di davide bandieri e di leggere l'articolo di un suo amico fisico clarinettista (mi sembra Manfredo Cavallini) che afferma, con base scientifica, e non come impressioni, che nel clarinetto il materiale con cui è costruito il bocchino inmporta pochissimo, e per quel che importa non è percepibile.

Lui dice che i cambiamenti di comportamento tra ebanite/legno/cristallo sono dovuti solo a causa delle differenti geometrie, perchè se uno stesso bocchino fosse costruito con una stessa geometria, ma con materiali diversi, questi suonerebbero tutti allo stesso modo.

Wow! Che rivelazione!

Sto giusto cercando un bocchino in Kevlar con geometria di un B40... sai mica quanto dura!!!

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senti, non riesco proprio a capire il tuo tono ironico, se un fisico competente ti dice: queste sono le leggi del suono, questi sono i calcoli, questo è quanto influisce il materiale, e questo è quanto sei in grado di percepire dove vuoi andare a parare?

Per il fatto che non fanno bocchini in Kevlar, intanto ci perderebbero, perchè se tu rompi, usuri o quant'altro un bocchino lo devi ricomprare, e poi non ne fanno perchè non è un materiale facile da modellare :lol:

Quindi se alla scienza e alle cose provate rispondi che secondo te non è così............. bell'argomentazione!

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senti, non riesco proprio a capire il tuo tono ironico, se un fisico competente ti dice: queste sono le leggi del suono, questi sono i calcoli, questo è quanto influisce il materiale, e questo è quanto sei in grado di percepire dove vuoi andare a parare?

[...] Quindi se alla scienza e alle cose provate rispondi che secondo te non è così............. bell'argomentazione!

Allora.... permettimi di argomentare:

1) Il mio fare ironico nasce dal fatto che si stiano sparando cose un pò troppo grosse, dire che il materiale è ininfluente vuol dire sconfessare il frutto di quella che è stata una ricerca storica nel corso dei secoli, riguardo anche ai materiali che hanno portato alla cristallizzazione: nella forma, nel modo di suonare e nella fattura dello strumento musicale "clarinetto".

2) Espressioni un pò troppo radicali come "razzismo" riguardo all'articolo, potremmo anche evitare di tirarle in ballo, ma questa è una mia personale opinione.

3) Mi è stato chiesto come la pensavo a riguardo ed io ho espresso la mia opinione, giusto giusto per essere gentile e rispondere al messaggio del mio interlocutore, e mi sento commentare "per chi ha voglia di finirla coi discorsi" riferito proprio a quello che ho scritto.

4) Evidentemente la stragrande maggioranza dei clarinettisti si sono tutti rincitrulliti, visto che cercano clarinetti in legno e visto che il materiale non ha alcuna importanza. Perchè spendere tutti quei soldi? Ma suoniamo solo con la plastica che tanto è uguale!

5) Le mie impressioni come le impressioni di tanti altri, sono il frutto di una ricerca di qualche decennio in vari luoghi, situazioni e ambiti musicali che mi ha portato a delle mie personali conclusioni, vuoi sapere qual'è il mio riscontro oggettivo? Quando si suona! Quello è l'unico momento della verità.

6) Visto che questo è un forum era per me dovere di rispondere al messaggio che mi chiedeva alcune cose, ma forse era meglio se me ne restavo zitto o rispondevo in privato. Visto e considerato che: in ambito professionale le mie soddisfazioni me le sono prese e i miei concorsi li ho vinti e non voglio di certo far cambiare opinione ad alcuno ma solo specificare il mio punto di vista.

7) Penso che tutti noi siamo in grado di capire che ogni materiale di cui è composto uno strumento musicale risuona in modo differente. E questo non è solo questione di fisica ma di logica.

8) Anche se le differenze fossero minime e non lo credo affatto, ad un certo livello di bravura sono proprio questi minimi particolari che fanno la differenza.

9) Ora cerchiamo di capirci fino in fondo, ognuno è legittimato e in dovere di trovare la propria dimensione con i materiali che vuole, sentirsi a proprio agio ed ottenere grandi risultati come del resto è sempre stato, altra cosa è sostenere che non esistono differenze.

Ora dimmi se la mia risposta ti sembra abbasta articolata.

Comunque si è sempre liberi di pensarla come si vuole, quello che conta è comunque il risultato.

Passo e chiudo.

Saluti.

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solo un commento da parte di un osservatore esterno e poco introdotto al mondo del clarinetto...

penso che tutte le posizioni espresse siano fondate se osservate dal giusto punto di vista...

un "legno" non e solo un manufatto di un certo materiale o di una combinazione di materiali, non è solo un insieme di atomi che rispondono certe leggi fisiche...

e fatto di storia, di tradizioni, di usi, di leggende, di orgoglio e di voglia di distinguersi. e tutti sappiamo bene quanto questi elementi siano determinanti

quando ascolto il prodotto di un clarinetto in legno probabilmente, e non so quanto a ragione, mi aspetto e percepisco un suono ed un feeling migliore rispetto ad uno in plastica... ma cosa succederebbe se un il "plasticone" fosse suonato a mia insaputa da un buon clarinettista?

il vero fatto determinante è cosa sono pronto a percepire e quindi non la butterei unicamente sul dato scientifico.. che per altro dovrebbe essere contestualizzato per avere un vero valore oggettivo...

non starei però neanche a focalizzarmi troppo sul definire superiore un oggetto di un materiale rispetto ad un altro: sono oggetti diversi ed ognuno di essi è una componente di un catena ben più complessa, che alla fine produce un suono/onda ad un certa frequenza.

se gli alberi fossero fatti di plastica e il legno fosse un prodotto chimico inventato il secolo scorso, probabilmente molti definirebbero scadenti i clarinetti in legno e degni del massimo rispetto quelli in plastica in quanto sarebbe giunta a noi una tradizione di clarinetti fatti da alberi in plastica...

comunque nessuno può negare che certi materiali hanno un fascino tutto loro e che hanno qualità oggettivamente migliori... anche se non è detto che alla fine producano risultati veramenti migliori, e percepibili in maniera apprezzabile: forse a volte di pecca di un pò troppa pignoleria su certi temi!

e questo vale ovviamente anche per me!

la cosa importante come sempre è che le idee e le opinioni, per quanto contrastanti possano essere, viaggino, poi sta ad ognuno di noi utilizzare le informazioni/idee/spunti in maniera personale...

quindi ringrazio tutti per tutto quello che vorrete mettere a mia disposizione, e degli altri frequentatori, con le vostre discussioni...

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solo un commento da parte di un osservatore esterno e poco introdotto al mondo del clarinetto...

penso che tutte le posizioni espresse siano fondate se osservate dal giusto punto di vista...

un "legno" non e solo un manufatto di un certo materiale o di una combinazione di materiali, non è solo un insieme di atomi che rispondono certe leggi fisiche...

e fatto di storia, di tradizioni, di usi, di leggende, di orgoglio e di voglia di distinguersi. e tutti sappiamo bene quanto questi elementi siano determinanti

quando ascolto il prodotto di un clarinetto in legno probabilmente, e non so quanto a ragione, mi aspetto e percepisco un suono ed un feeling migliore rispetto ad uno in plastica... ma cosa succederebbe se un il "plasticone" fosse suonato a mia insaputa da un buon clarinettista?

il vero fatto determinante è cosa sono pronto a percepire e quindi non la butterei unicamente sul dato scientifico.. che per altro dovrebbe essere contestualizzato per avere un vero valore oggettivo...

non starei però neanche a focalizzarmi troppo sul definire superiore un oggetto di un materiale rispetto ad un altro: sono oggetti diversi ed ognuno di essi è una componente di un catena ben più complessa, che alla fine produce un suono/onda ad un certa frequenza.

se gli alberi fossero fatti di plastica e il legno fosse un prodotto chimico inventato il secolo scorso, probabilmente molti definirebbero scadenti i clarinetti in legno e degni del massimo rispetto quelli in plastica in quanto sarebbe giunta a noi una tradizione di clarinetti fatti da alberi in plastica...

comunque nessuno può negare che certi materiali hanno un fascino tutto loro e che hanno qualità oggettivamente migliori... anche se non è detto che alla fine producano risultati veramenti migliori, e percepibili in maniera apprezzabile: forse a volte di pecca di un pò troppa pignoleria su certi temi!

e questo vale ovviamente anche per me!

la cosa importante come sempre è che le idee e le opinioni, per quanto contrastanti possano essere, viaggino, poi sta ad ognuno di noi utilizzare le informazioni/idee/spunti in maniera personale...

quindi ringrazio tutti per tutto quello che vorrete mettere a mia disposizione, e degli altri frequentatori, con le vostre discussioni...

Suonare con clarinetti di legno non è solo questione di tradizione, il legno suona meglio perchè produce più armonici, suona più forte ed è meno faticoso da far vibrare rispetto alla plastica. Questo te lo può dire qualsiasi clarinettista, non penso che ci sia bisogno di discutere anche su questo. I clarinetti in legno sono migliori di quelli in plastica punto e basta. Il fatto che il materiale non è influente non è vero. Immagina di fare un violino di plastica! :laughingsmiley: Lo stesso vale per il clarinetto. Inoltre se vogliamo tirare in ballo le leggi fisiche bisogna anche ricordare che il clarinetto è un tubo in cui passa dell'aria in mezzo e quindi vibra, ne consegue quindi che il legno vibrerà in una certa maniera e la plastica in un altra, non si può dire che il materiale è ininfluente. Lo è eccome! E non solo nel timbro! Secondo questo ragionamento si potrebbe dire che un vibrafono e uno xilofono sono la stessa cosa perchè il materiale con cui sono costruiti è ininfluente, suonano tutti e due con delle lamelle. Su via, evitiamo di discutere su queste cose perchè non mi sembra proprio il caso.

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Bè... io sono d'accordo con Maestro e Turnaround...

Vorrei solo aggiungere una piccola cosa, volutamente un po' polemica:

non è affatto detto che tutto quello che si legge negli articoli pubblicati su internet sia vero!

Certo, se certe ricerche sono state fatte con metodi scientifici hanno certamente prodotto risultati significativi, ma chi ci assicura che la ricerca abbia cercato nel posto giusto?

In molti campi legati all'ascolto (l'hi-fi soprattutto, ma anche altri) si è cercato nel tempo di giustificare scientificamente le sensazioni uditive, ma, secondo me, non si è mai riusciti completamente nell'intento.

La ricerca scientifica, insomma, è ancora molto indietro... probabilmente non si è ancora capito a fondo COSA misurare e COME misurarlo.

E, per finire, aggiungerei anche che bisogna sempre chiedersi quali sono i veri scopi delle ricerche scientifiche, visto che nessuno lavora gratis... ma questo sia detto ovviamente senza nessuno riferimento ad personam, prendetelo soltanto come un commento amaro sulla attuale situazione della ricerca.

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Concordo con quanto detto in entrambi gli ultimi 2 post.

Quello che volevo dire, ma forse non sono riuscito nell'intento, è semplicemente:

- ogni materiale ha sue peculiarità e difficilmente sono comparabili visto che fanno parte di una catena ed ogni elemento della catena influisce sul risultato totale: questo non equivale a dire legno=plastica ma che è forse azzardato dire che un bocchino di legno sia sempre meglio di uno in vetro

- che le ricerche scientifiche devono essere contestualizzate ovvero non si può, anche in questo caso, focalizzare solo su un aspetto ed ignorare il complesso: questa è la differenza fra la teoria e la pratica

Comunque la mia è tutta invidia... visto che maneggio solo "plasticoni"... e vorrei convicermi che non vale la pena acquistare un bel pezzo di legno!!!! (OVVIAMENTE SCHERZO!!!!!!!)

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Mi rivolgo con questa mia a coloro che del clarinetto e della musica in genere hano fatto una professione affinché vogliano continuare a dire la propria opinione apertamente sulle pagine del forum e non in messaggi privati,perché vedo che la cosa andrebbe a discapito dei più che questa opinione,quand'anche in contrasto con la propria,apprezzano moltissimo. poi è vero,quel che conta è quando si suona e che, per stabilire se un materiale influisce o meno su clarinetti bocchini legature modi di lavorazione ,stagionatura....etc etc,bisognerebbe procedere ad un ascolto anonimo,nel quale gli uditori non conoscano nessuna delle variabili e non vedano assolutamente niente e dopo il quale ascolto diano un giudizio sulla variabile 1 poi la 2 e così via.Dopotutto il suono bello o brutto lo è solo per chi ha ascoltato,nessuno strumento di misura dirà qual'è il suono più bello e credo che questo non si possa negare.

aggiungo un'ultima cosa che riguarda la scarsa disponibilità degli addetti ai lavori a questi ascolti "al bujo":qualche sommelier assaggia vini (almeno in apparenza) senza etichetta.....ma a parte una prova fatta alla Carengie hall dal liutajo Simone Sacconi tra due violoncelli io non son a conoscenza di niente altro;qualcuno di voi ha mai fatto o giudicato prove alla cieca tra strumenti ed i relativi accessori?

Per quel che vale,suono cristallo Pomarico ed anche ebanite "d'epoca":quanto prima proverò ebano.

un caro saluto a tutti voi

il nero :rolleyes_anim::rolleyes_anim:

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[...] poi è vero,quel che conta è quando si suona e che, per stabilire se un materiale influisce o meno su clarinetti bocchini legature modi di lavorazione ,stagionatura....etc etc,bisognerebbe procedere ad un ascolto anonimo,nel quale gli uditori non conoscano nessuna delle variabili e non vedano assolutamente niente e dopo il quale ascolto diano un giudizio sulla variabile 1 poi la 2 e così via.Dopotutto il suono bello o brutto lo è solo per chi ha ascoltato,nessuno strumento di misura dirà qual'è il suono più bello e credo che questo non si possa negare.

aggiungo un'ultima cosa che riguarda la scarsa disponibilità degli addetti ai lavori a questi ascolti "al bujo":qualche sommelier assaggia vini (almeno in apparenza) senza etichetta.....ma a parte una prova fatta alla Carengie hall dal liutajo Simone Sacconi tra due violoncelli io non son a conoscenza di niente altro;qualcuno di voi ha mai fatto o giudicato prove alla cieca tra strumenti ed i relativi accessori?

Buon giorno!

Tu chiedi se qualcuno ha mai fatto prove di ascolti anonimi.... Ebbene, non hai neanche una vaga idea a quanti musicisti il sottoscritto ha rotto le scatole in orchestra con queste prove!

Durante la stagione i teatri per gli addetti ai lavori sono generalmente quasi sempre aperti, si trova un camerino per studiare, provare ance, ripassare le parti ecc...

Si trovano momenti dove il teatro è libero, è questo il momento! Teatro di tradizione, sul palco o in buca, un amico collega in centro platea o sul loggione e si inizia....

prova 1, prova 2 prova 3 ecc... senza dire quello che si è cambiato... se si è cambiato, senza dire le proprie impressioni: provare vari bocchini B40 e stessa ancia, non ve n'è uno uguale all'altro, provare diverse fascette, provare vari materiali e vari clarinetti, provare a suonare con le due labbra, i piani e i forti.. fino a quando il suono non si deteriora per scoprire il limite, provare il cristallo, il legno e scoprire che quello che tu credi sia il meglio in realtà non lo è.

Lo fai nei vari giorni della stagione e con musicisti diversi, in teatro, tu suoni e uno solo ascolta, è molto importante farlo non solo con i tuoi colleghi clarinettisti ma con tutti i musicisti bravi: violinisti, fagottisti, violoncellisti, oboisti ecc...

Gli archi danno preziosissime indicazioni!

Poi ti accorgi che spesso quello che loro ti dicono è vero, scopri che dicono tutti la stessa cosa! Allora ti rimetti in discussione, ho già spiegato più volte che il suono fatto e finito lo sente il pubblico, il tutto è in funzione del teatro e non di chi ti ascolta a due metri da te, per questo importa avere una qualità precisa di suono in testa per ottenere un certo suono in teatro, un certo colore. Spesso confondiamo la chiarezza di un suono con la sua proiezione e cerchiamo di scurirlo, il risultato? un suono troppo scuro, a qualche metro da te cade e miseramente e non arriva.

Spesso confondiamo l'asprezza con l'intensità, lascio a te immaginare il risultato... i mille esperimenti che facciamo poi ci possono pure portare fuori strada!

Il teatro è la prova inconfutabile, quando passi gli archi da la in fondo in un solo, in un piano, e ti si sente in tutto il teatro è la prova inconfutabile, quando nei forti d'orchestra si sente sempre e comunque l'alone del tuo strumento è la prova inconfutabile.

Il primo che mi avviò a queste prove facendomene capire la grande importanza fu quello che è stato il maestro di Fruno, era il 1986 ed all'inizio non ne capì l'importanza, ma ben presto mi dovetti ricredere.

La scuola del suono... non serve provare deumila bocchini se non si ha il suono giusto scolpito in testa.

Scusa se l'ho fatta lunga, ma è solo per dirti che ho avuto la fortuna di fare queste cose e di trovare clarinettisti anche di altre generazioni ancora in gamba che mi hanno insegnato tanto...

Buona serata.

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Buon giorno!

Tu chiedi se qualcuno ha mai fatto prove di ascolti anonimi.... Ebbene, non hai neanche una vaga idea a quanti musicisti il sottoscritto ha rotto le scatole in orchestra con queste prove!

Durante la stagione i teatri per gli addetti ai lavori sono generalmente quasi sempre aperti, si trova un camerino per studiare, provare ance, ripassare le parti ecc...

Si trovano momenti dove il teatro è libero, è questo il momento! Teatro di tradizione, sul palco o in buca, un amico collega in centro platea o sul loggione e si inizia....

prova 1, prova 2 prova 3 ecc... senza dire quello che si è cambiato... se si è cambiato, senza dire le proprie impressioni: provare vari bocchini B40 e stessa ancia, non ve n'è uno uguale all'altro, provare diverse fascette, provare vari materiali e vari clarinetti, provare a suonare con le due labbra, i piani e i forti.. fino a quando il suono non si deteriora per scoprire il limite, provare il cristallo, il legno e scoprire che quello che tu credi sia il meglio in realtà non lo è.

Lo fai nei vari giorni della stagione e con musicisti diversi, in teatro, tu suoni e uno solo ascolta, è molto importante farlo non solo con i tuoi colleghi clarinettisti ma con tutti i musicisti bravi: violinisti, fagottisti, violoncellisti, oboisti ecc...

Gli archi danno preziosissime indicazioni!

Poi ti accorgi che spesso quello che loro ti dicono è vero, scopri che dicono tutti la stessa cosa! Allora ti rimetti in discussione, ho già spiegato più volte che il suono fatto e finito lo sente il pubblico, il tutto è in funzione del teatro e non di chi ti ascolta a due metri da te, per questo importa avere una qualità precisa di suono in testa per ottenere un certo suono in teatro, un certo colore. Spesso confondiamo la chiarezza di un suono con la sua proiezione e cerchiamo di scurirlo, il risultato? un suono troppo scuro, a qualche metro da te cade e miseramente e non arriva.

Spesso confondiamo l'asprezza con l'intensità, lascio a te immaginare il risultato... i mille esperimenti che facciamo poi ci possono pure portare fuori strada!

Il teatro è la prova inconfutabile, quando passi gli archi da la in fondo in un solo, in un piano, e ti si sente in tutto il teatro è la prova inconfutabile, quando nei forti d'orchestra si sente sempre e comunque l'alone del tuo strumento è la prova inconfutabile.

Il primo che mi avviò a queste prove facendomene capire la grande importanza fu quello che è stato il maestro di Fruno, era il 1986 ed all'inizio non ne capì l'importanza, ma ben presto mi dovetti ricredere.

La scuola del suono... non serve provare deumila bocchini se non si ha il suono giusto scolpito in testa.

Scusa se l'ho fatta lunga, ma è solo per dirti che ho avuto la fortuna di fare queste cose e di trovare clarinettisti anche di altre generazioni ancora in gamba che mi hanno insegnato tanto...

Buona serata.

Quoto tutto in pieno. Aggiungo anche che dalle mie parti c'è stato un periodo in cui le audizioni si facevano dietro una tenda per non far vedere se il candidato suonava con il bocchino di cristallo o no. E non è leggenda è pura realtà.

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Quoto tutto in pieno. Aggiungo anche che dalle mie parti c'è stato un periodo in cui le audizioni si facevano dietro una tenda per non far vedere se il candidato suonava con il bocchino di cristallo o no. E non è leggenda è pura realtà.

Confermo, hanno fatto audizioni in quel modo più teatri anni addietro.

Buona notte!

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  • 2 weeks later...

Scusate il ritardo a rispondere,ma non riuscivo a inviare messaggi a questo subforum.

Per Giuliano: certo bisogna valutare bene quello che si legge su internet, e non solo.

Io non sarei però così scettico sulla tecnologia; lo sarei molto di più su chi l' applica male spesso ad arte.

Le leggi dell' acustica dovrebbero essere ben conosciute agli addetti ai lavori,soprattuto lo sono ai costruttori.

Bisogna tenere però presente che, generalmente chi costruisce lo fa per guadagnare.

Sono veramente pochi gli artigiani che producono per passione, e riescono però ad eccellere spesso in modo eclatante.

Per quanto riguarda i rapporti tra la tecnologia e l'ascolto soggettivo, io penso che generalmente, se non influenzati, vadano di pari passo. Ad esempio l' intensità del suono si sente e si misura(prima) , la distorsione pure, e così via.

Può sembrare difficile far combaciare i due aspetti, ma fino ad ora ho trovato corrispondenza tra l' ascolto e le misure tecnologiche.

Più difficile mi sembra fare prove significative, dove si possa variare un parametro per volta. Quando ci si riesce il risultato è quanto mai evidente

Sicuro di essere stato abbastanza confuso e oscuro, scusatemi

Ciao

Francesco

P.S. In ambito hifi (settore molto più lucroso)è molto più facile, e le apparecchiature che suonano meglio si sa benissimo perchè

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Buon giorno!

Tu chiedi se qualcuno ha mai fatto prove di ascolti anonimi.... Ebbene, non hai neanche una vaga idea a quanti musicisti il sottoscritto ha rotto le scatole in orchestra con queste prove!

Durante la stagione i teatri per gli addetti ai lavori sono generalmente quasi sempre aperti, si trova un camerino per studiare, provare ance, ripassare le parti ecc...

Si trovano momenti dove il teatro è libero, è questo il momento! Teatro di tradizione, sul palco o in buca, un amico collega in centro platea o sul loggione e si inizia....

prova 1, prova 2 prova 3 ecc... senza dire quello che si è cambiato... se si è cambiato, senza dire le proprie impressioni: provare vari bocchini B40 e stessa ancia, non ve n'è uno uguale all'altro, provare diverse fascette, provare vari materiali e vari clarinetti, provare a suonare con le due labbra, i piani e i forti.. fino a quando il suono non si deteriora per scoprire il limite, provare il cristallo, il legno e scoprire che quello che tu credi sia il meglio in realtà non lo è.

Lo fai nei vari giorni della stagione e con musicisti diversi, in teatro, tu suoni e uno solo ascolta, è molto importante farlo non solo con i tuoi colleghi clarinettisti ma con tutti i musicisti bravi: violinisti, fagottisti, violoncellisti, oboisti ecc...

Gli archi danno preziosissime indicazioni!

Poi ti accorgi che spesso quello che loro ti dicono è vero, scopri che dicono tutti la stessa cosa! Allora ti rimetti in discussione, ho già spiegato più volte che il suono fatto e finito lo sente il pubblico, il tutto è in funzione del teatro e non di chi ti ascolta a due metri da te, per questo importa avere una qualità precisa di suono in testa per ottenere un certo suono in teatro, un certo colore. Spesso confondiamo la chiarezza di un suono con la sua proiezione e cerchiamo di scurirlo, il risultato? un suono troppo scuro, a qualche metro da te cade e miseramente e non arriva.

Spesso confondiamo l'asprezza con l'intensità, lascio a te immaginare il risultato... i mille esperimenti che facciamo poi ci possono pure portare fuori strada!

Il teatro è la prova inconfutabile, quando passi gli archi da la in fondo in un solo, in un piano, e ti si sente in tutto il teatro è la prova inconfutabile, quando nei forti d'orchestra si sente sempre e comunque l'alone del tuo strumento è la prova inconfutabile.

Il primo che mi avviò a queste prove facendomene capire la grande importanza fu quello che è stato il maestro di Fruno, era il 1986 ed all'inizio non ne capì l'importanza, ma ben presto mi dovetti ricredere.

La scuola del suono... non serve provare deumila bocchini se non si ha il suono giusto scolpito in testa.

Scusa se l'ho fatta lunga, ma è solo per dirti che ho avuto la fortuna di fare queste cose e di trovare clarinettisti anche di altre generazioni ancora in gamba che mi hanno insegnato tanto...

Buona serata.

Buonasera

dopo giorni di impossibilità a rispondere a questo subforum posso infine dire due parole.

mi piace molto sapere che ci sono ricerche pratiche sul campo ,che ci sono persone che cercano sempre di migliorare e che traggono alcune certezze da prove serie.Così,pure,talvolta mi spiace vedere che altri non vogliono assolutamente mettere in discussione ciò che hanno sempre fatto o che hanno imparato(nel caso di questi ultimi parlo di persone al di fuori del Forum).mi fermo qui perché la discussione rischia di deragliare per colpa mia:chiedo scusa.

un saluto

il nero :rolleyes_anim:

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Ciao,

ho letto con piacere il messaggio di "nero" e mi sono venute subito due considerazioni.

Senza dubbio la qualità del suono penso sia veramente di difficile comprensione, sia se la si osserva sotto l'aspetto esclusivamente tecnico,fisico-meccanico,o elettronico, che sull' aspetto solo soggettivo.

Probabilmente, oso scrivere, perchè le variabili sono molteplici; in tutti i sensi.

Altro aspetto interessante mi sembra essere la percezione uditiva, variabile importante ,anche solo per la semplice possibilità di percepire i suoni.(Se uno ci sente poco, difficilmente potrà essere attendibile).

Mi viene solo un' altra osservazione: nel tempo il gusto musicale può essersi modificato e così anche l' interpretazione dei vari brani. Ma il timbro dell' esecutore è comunque sempre riconoscibile.

Personalmente sono stato sempre ,in ogni caso,sostenitore della tecnologia; col tempo ho sempre più apprezzato l' aspetto soggettivo della percezione musicale. Attualmente mi piace pensare a una tecnologia al servizio della qualità del suono.

Chiaramente l' aspetto soggettivo è più difficile e, soprattutto, è facilmente manipolabile.

Purtuttavia ,fino ad ora, ho avuto occasione di constatare una incredibile corrispondenza di stime soprattutto dal punto di vista acustico. Mi viene anche da sbilanciarmi nel riferire che possa capitare che lo stesso eccellente esecutore, non si accorga che con un materiale ,il suono gli esca meglio che con un altro (e tutti gli ascoltatori lo riconoscono).

E mi fermo anche perchè qualcuno disse che mentre scrivo invece farei meglio a suonare,

Ciao

Francesco

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  • 1 month later...

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