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mirougil

Fabrizio De André

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Elio e le storie tese buona musica, confronto con i classici... :rolleyes_anim:

Mi state pigliando per il culo, non può essere altrimenti! :yes:

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Premetto che De Andrè mi piace e apprezzo il suo notevole sforzo di uscire fuori dall'omologazione della canzone cantautorale italiana degli anni sessanta. In quel periodo certe cose (legate a tabù sessuali, meritrici, ipocrisia sociale ecc.) andavano dette e spesso si finiva nelle maglie della censura radiofonica. Alcuni 'classici della canzone italiana' di matrice De Andreiana all'epoca venivano generosamente censurate. In definitiva anche il personaggio De Andrè veniva censurato dalla stampa perbenista del periodo. Non voglio dilungarmi sull'aspetto prosaico della sua scrittura ma su quello strettamente musicale. In tale contesto faccio una riflessione : in Italia ci sono alcuni autori (mi riferisco alla musica leggera giusto per evitare equivoci) che musicalmente sono preparati a sfruttare l'impreparazione del pubblico. Mi spiego: la loro musica , ammesso che sia 'loro' è uno scopiazzamento a piene mani mani di 'melodie' seicentesche e settecentesche ( le villanelle per intenderci) e fin qui da un punto di visto professionale-commerciale può anche funzionare con un ragionamento sul tipo "Nessuno o quasi le conosce, io le prendo e le faccio mie, ci metto un testo poetico-ipocrito- cultural patinato e via che mi danno l'aureola dell'autore chic-progressista-poetico." Ripeto una soluzione di questo tipo l'accetto perchè in definitiva l'industria discografica mira a far soldi al 99% e all'1% cultura. Ma ciò che mi lascia sbigottito è l'atteggiamento dei famosi critici musicali che scrivono, scrivono, scrivono... sciocchezze. Nessuno di loro che alza la voce per dire guardate che il 'nostro poeta' ha scopiazzato (male) Telemann, ha fotocopiato le musiche di anonimi musicisti del '600-'700. La mia osservazione la estendo su tanti altri autori leggeri tipo Branduardi.

Concludo: ma questi emeriti critici delle sette note leggere sono ignoranti musicalmente cioè conoscono solo le quattro canzoncine da hit oppure sono

pagati per tacere? Risposta: Blowing in the wind, Chiedo scusa se sono stato prolisso.

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[.....]metto un testo poetico-ipocrito- cultural patinato e via che mi danno l'aureola dell'autore chic-progressista-poetico."

Povero Fabrizio.....

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Guest Fede_Rinhos

Elio e le storie tese buona musica, confronto con i classici... :rolleyes_anim:

Mi state pigliando per il culo, non può essere altrimenti! :yes:

non ti piacciono EeLST?

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Povero Fabrizio.....

A scanso di equivoci voglio chiarire meglio il mio pensiero:

De Andrè è un grande autore di canzoni, autore con A maiuscola... ma autore non poeta. La poesia è ben altra cosa. Non voglio dire che il Poeta è superiore all'Autore di testi, assolutamente no. Non è mia intenzione fare graduatorie poichè si tratta di due manifestazioni artistiche indipendenti una dall'altra che occasionalmente si possono incontrare e quando ciò avviene è una eccezione, è un felice matrimonio. La definizione che ho dato e che Pinkerton ha sottolineato era intesa in senso ironico ed era riferito a quella facile abitudine che si ha di appioppare Poeta e Maestro a chiunque si discosti un pò da un certo modo di fare. Perchè considero De Andrè un grande Autore ma non Poeta? Per me il poeta è colui che fa della poesia la sua vita al punto da non riuscire a definire i confini di entrambe. Poesia ed esistenza per un poeta diventano una sola cosa che si alimentano reciprocamente senza badare al consenso altrui. In altre parole il poeta e la sua poesia è fuori dalla logica di un sistema economico. L'Autore invece è il cardine di un meccanismo economico produttivo che vive e si alimenta del consenso altrui e nel momento in cui questo viene meno sparisce anche l'Autore la cui opera non ha una vita propria ma strettamente condizionata dal giudizio del momento. La Poesia invece vive e sopravvive al di là degli applausi. Giusto per fare qualche esempio : basti pensare all'autore de 'I fiori del male' la cui poesia non era applaudita dai contemporanei ma nonostante ciò Charles era compenetrato con i suoi versi condizionando la sua stessa esistenza. Un poeta italiano noto a tutti (scolasticamente parlando) Ugo Foscolo, arrivava al punto che su trecento versi che scriveva ne salvava solo venti distruggendo materialmente i restanti e ciò solo per raggiungere quella sorta di equilibrio interiore tra essere e scrivere. Non so se un Autore di testi per canzoni è così fiscale con se stesso. Il grande Fabrizio, per me, è come una persona che sta alla finestra e guarda la vita che gli gira intorno, se fosse stato un vero Poeta (per me) doveva stare in strada, vivere sulla propria pelle la strada e tirare sassi (metaforici) a quelle finestre che si ostinavano a restare chiuse.

Mi auguro di avere esplicitato al meglio il mio pensiero sperando di aver evitato pericolosi ingorghi cerebrali-verbali.

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[.....]La Poesia invece vive e sopravvive al di là degli applausi.

Bravo, bravissimo, monteverdi, il tuo concetto che ho succitato è, secondo me, splendido, oltre che detto con encomiabile chiarezza.

Le funzioni sociali dell'artista (scrittore, musicista, pittore, scultore, atchitetto...)sono quelle della delebrazione e dell'intrattenimento. Anche il poeta quindi ha il ruolo di "glorificatore" o di "entraineur" e,in entrambi i ruoli, svolge un servizio

che, giustamente, come tutti i lavori va retribuito.

Molto spesso questa condizione ancillare è stato il pretesto per fare dell'Arte autentica.

Ma,come tu, trovandomi d'accordo, hai specificato, non è, di per sè, questa la vera Arte.

La vera Arte è disinteressata, alla vera Arte preme nient'altro che non sia la sua pura realizzazione espressiva.

Quindi la vera Arte è diretta, superflua, supremamente inutile. Di per sè assolutamente non funzionale ad altro che non sia sè medesima.

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Bravo, bravissimo , monteverdi, il tuo concetto che ho succitato è, secondo me, splendido, oltre che detto con encomiabile chiarezza.

Le funzioni sociali dell'artista ( scrittore, musicista, pittore, scultore, architetto ...) sono quelle di celebrazione o dell'intrattenimento. Anche il poeta quindi ha il ruolo di "glorificatore" o di "entraineur" e, in entrambi i ruoli, svolge un servizio che, giustamente,come tutti i lavori, va retribuito.

Molto spesso questa condizione ancillare è stato il pretesto per fare dell'Arte autentica.

Ma, come tu, trovandomi d'accordo, hai specificato non è, di per sè, questa la vera Arte.

La vera Arte è disinteressata, alla vera Arte preme nient'altro che non sia la sua pura realizzazione espressiva.

Quindi la vera Arte è diretta, superflua, supremamente inutile. Di per sè assolutamente non funzionale ad altro che non sia se medesima.

Sottoscrivo (e anche Monteverdi nella frase quotata) parola per parola.

Detto questo, per me, che pure non ne sono fanatico ammiratore e ne vedo tutti i limiti, De Andrè fu certamente anche artista, in questo senso di art pour l'art, e non solo "cantautore impegnato".

Anzi, oggi, del cantautore impegnato, rimane solo l'artista.

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[....] Di per sè assolutamente non funzionale ad altro che non sia sè medesima.

Ossia la sua realizzazione formale. Che si avvale della "technè" e, nei casi più brillanti, anche del suo superamento ( che non è, come troppi hanno equivocato,bruta ignoranza,approssimazione, improvvisazione, insomma miserabile dilettantismo; ma è una specie di "supertecnica", di "ultratecnica"). La Forma poi non va identificata, necessariamente, col prodotto compiuto, o meglio con "quel prodotto compiuto, così come (cioè "nel momento e nel modo col quale") lo congeda l'artista".

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Anzi, oggi, del cantautore impegnato, rimane solo l'artista.

Hai ragione Giordano.

E' stato così per tanti, in tante epoche. L'arte è più duratura delle idee.

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Ma, tornando a Fabrizio, ne avrà scritte di migliori e di peggiori ma se io dovessi portarne via una, sceglierei questa:


/>http://www.youtube.com/watch?v=vKj2rz5mNHg

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Ho ascoltato pochi giorni fa "Storia di un impiegato". Forse esagero, ma ho trovato che il tema principale si ritrova, variato e con ritmi o tempi diversi, in tutte le canzoni, comprese "Al ballo mascherato" e "Verranno a chiederti del nostro amore". A volte è ben nascosto, ma c'è. E' un'impressione sbagliata?

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Ascoltato oggi (anzi riascoltato, ma con più attenzione) Non al denaro non all'amore né al cielo. Una delle più belle cose di musica leggera che mi sia mai capitato di assaporare: De Andrè qui letteralmente ricama coi testi; la musica, prendendo il disco nel suo complesso, è di fattura altissima, migliore di quella di tutti gli altri suoi album.

Nella Storia di un impiegato l'attenzione era più rivolta ai testi (la musica essendo una variazione ininterrotta del tema di cui ho parlato prima), qui invece tutto è allo stesso eccellente livello. Nel brano sull'Ottico, se non sbaglio, c'è addirittura un canone a due voci, di effetto quasi straniante. Perfette un Blasfemo, un Matto, un Malato di cuore (dove alla fine spunta anche una citazione di Vivaldi). Anche un Medico (con un tema introduttivo quasi da finale di sonata classica prima di un amaro accordo) e un Chimico sono splendori poetici e musicali.

Sardonica e sottilissima, nonché asciutta e micidiale come una parabola, è "un Giudice", ma tutti i brani del disco meritano, tanto visti singolarmente quanto considerandoli nell'insieme. Mi spiace solo di non averli ascoltati prima con l'attenzione dovuta.

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una delle più belle liriche mai composte nella storia dell'umanità.

L'ha scritta e musicata FABRIZIO DE ANDRE'

Sono d'accordo, e fra le più belle ci sono anche altre sue canzoni.

Un grande artista, un poeta.

La poesia non scaturisce dalle parole, dal suono, non dalla sua voce né dalla sua fisicità. Secondo me per lui vale il detto 'il tutto è maggiore della somma delle parti': il tutto è la poesia (in senso generale). Che poi accade qualcosa di simile anche per altri cantanti e canzoni. Ma in lui l'opera è compiuta in modo unico e mirabile.

La musica veste ottimamente i testi e la sua particolare voce è la voce perfetta per la sua musica/testi.

Però devo dire che lo ascolto una volta ogni tanto..sostanzialmente perché spesso è molto malinconico e..non si sfugge da quella malinconia, perché prende forza dalla verità.

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