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Fabrizio De André

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In questo momento sto ascoltando per la prima volta nella mia vita "La Buona Novella" e siccome è la prima volta che mi metto seriamente all'ascolto di opere di questo signore, mi sono chiesta quali fossero i vostri giudizi su di lui.

Per alcuni è un bravo cantautore, per altri addirittura un poeta. E tu, utente medio di questo forumS :ninja: , che ne pensi?

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Guest Fede_Rinhos

a mio avviso è stato un bravissimo cantautore, con una visione personalissima della musica. I suoi testi, considerando anche i tempi, sono di una profondità e di una raffinatezza notevole, però non mi sento di annoverarlo a poeta, a volte cade nella banalità e un po' nella trascuratezza. Poi il suo valore prettamente musicale è molto discutibile, lui stesso se ne rendeva conto.

Ad ogni modo, io penso che sia stato veramente il cantante leggero italiano di spicco degli anni '60-'70, la sua musica era Arte, non c'è dubbio.

poi, personalmente, devo confessare che è il mio cantante leggero preferito :wub:

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Vocalmente il miglior De Andre è stato il primo, quello dei primi anni '60 ( La città vecchia, Via del Campo, Bocca di Rosa,il Testamento,La guerra di Piero, La canzone di Marinella, ecc.) dove su testi e su moduli musicali prevalentemente altrui, poteva sfoggiare una voce morbida e calda e una dizione scandita e aristocratica.

Il suo profilo allora era ancora quello del troviero, del cantastorie, ma di alto rango, per la disinvoltura dell'accento e il timbro previlegiato.

Il tono e l'aplomb era quello del liceale di buona famiglia ma la sua tematica lo schierava dalla parte dei diseredati.

Poi , negli anni, cambiò stile e genere più volte, sempre rimettendosi in gioco, sempre rischiando, e di questo gli va dato atto.

Sono d'accordo con Fede però che l' originalità delle sue canzoni risiede più nei testi che nella musica.

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De André amava considerarsi un cantautore e non un poeta. Lo scrisse a Mario Luzi, che lo ammirava, e lo ribadì in un'intervista: "Secondo Benedetto Croce", disse, "fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo, continuano a scriverle due categorie di persone, i poeti e i cretini: quindi preferisco considerarmi prudenzialmente un cantautore".

Uomo di cultura disordinata ma profonda, era capace d'"immagini" poetiche straordinarie, spesso derivanti dall'accostamento di parole lontane, che creavano effetti misteriosi e di grande forza evocativa, dall'uso di certi vocaboli più per il suono che per il significato, dalla capacità di ricreare ogni storia che raccontava sfumandone i contorni fino a renderla quasi irriconoscibile, fino a renderla un'ombra che poteva stare per più storie, finché la vicenda concreta era quasi scomparsa e ne restavano soltanto l'emozione e la sensazione (quasi sempre dolorose). De Gregori ha ripreso molti di questi ritrovati, ma l'ha resi più un marchio di fabbrica, l'ha resi più facili. In De André essi grondano d'una sofferenza genuina, non d'una vaga malinconia di cantastorie ma d'un "sangue" più violentemente surrealistico, più alla Eluard. Altre sue specialità sono state la voce, quella voce singolarmente ricca d'armonici, singolarmente fonda e risonante, e uno stile interpretativo di grande sobrietà, che faceva dell'understatement una bandiera, abbandonandosi semplicemente a un certo tono estatico che rendeva più leggera (e nella leggerezza più intensa) la ricchezza emotiva della sua opera. Come ha detto Pinkerton, s'è sempre messo in gioco, sempre rinnovato stilisticamente, ma ha sempre conservato le caratteristiche suelencate, quelle che lo rendevano se stesso. A volte peccava d'erudizione, spesso s'abbandonava al gioco esotico, alla provocazione antiborghese fine a se stessa, spesso scriveva persino versi banali, e sono d'accordo con Fede sul fatto che le sue melodie sono generalmente non memorabili. Ma questa vena dissacrante o istrionica è anche quella che gli ha permesso di scrivere capolavori come Carlo Martello, Bocca di rosa, Amico fragile da una parte, e tutto Creuza de ma e Anime salve dall'altra. Mentre quand'era se stesso senza fronzoli, sfornava gioielli cupi e preziosissimi come Canto del servo pastore e Hotel Supramonte: poesie e canzoni piene di dolore e d'amore, che pure hanno qualcosa di "cosmico", di minerale, come riflettessero una condizione umana immutabile, inamovibile, simile a quella di certe descrizioni di Pasolini. Pasoliniano è, fra l'altro, oltre che il suo amore per i "rifiuti" delal società, il modo in cui trattava la religione. Personalmente lo amo a dismisura. Anch'io lo considero il mio cantautore preferito, ed anche di fronte ai suoi "errori" non mi va di dire: qui i versi sono memorabili ma la musica meno: i suoi versi, le sue melodie, persino la sua voce e la sua interpretazione formano un tutt'uno la cui efficacia va giudicata globalmente, e dobbiamo ringraziare la fonografia se possiamo godere non dei semplici versi, non delle semplici melodie affidate alla carta e che riprodotte da un altro non portano così grandi emozioni, ma opere d'arte piccole ma complete, perfette nell'armoniosa integrazione di testo, musica, interpretazione.

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Sono daccordo con Fede però che l' originalità delle sue canzoni risiede più nei testi che nella musica.

Fermi un momento: se ascoltate Creuza de ma, musicalmente è valido (e i testi non li capisco).

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Fermi un momento: se ascoltate Creuza de ma, musicalmente è valido (e i testi non li capisco).

Ci si riferiva principalmente alle prime canzoni, il cui arrangiatore fra l'altro è Gian Piero Reverberi, autore all'epoca anche di produzioni decisamente commerciali.

Comunque, anche Anime salve è musicalmente valido, e, secondo me, anche alcune pagine dell'Indiano.

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De Andrè è per me il più grande cantautore di musica leggera che abbiamo avuto in Italia.....e per me molti dei suoi testi sono poesia, poi certo non tutto ciò che si scrive deve essere sempre di un certo livello...

D'altra parte però,al contrario dei giudizi fin ora espressi, considero molta della sua musica una musica di un certo livello...e prendo come esempio l'album "le nuvole".....

Confesso che De Andrè mi piace molto...

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De André amava considerarsi un cantautore e non un poeta. Lo scrisse a Mario Luzi, che lo ammirava, e lo ribadì in un'intervista: "Secondo Benedetto Croce", disse, "fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo, continuano a scriverle due categorie di persone, i poeti e i cretini: quindi preferisco considerarmi prudenzialmente un cantautore".

Uomo di cultura disordinata ma profonda, era capace d'"immagini" poetiche straordinarie, spesso derivanti dall'accostamento di parole lontane, che creavano effetti misteriosi e di grande forza evocativa, dall'uso di certi vocaboli più per il suono che per il significato, dalla capacità di ricreare ogni storia che raccontava sfumandone i contorni fino a renderla quasi irriconoscibile, fino a renderla un'ombra che poteva stare per più storie, finché la vicenda concreta era quasi scomparsa e ne restavano soltanto l'emozione e la sensazione (quasi sempre dolorose). D

Una delle doti che rendevano simpatico Fabrizio (molto più di Benedetto Croce,che come arroganza intellettuale te lo raccomando)non era la modestia ma l'onestà intellettuale: Il fatto di definirsi semplicemente "cantautore" a lui andava bene e probabilmente aveva ragione: in quegli ambiti era un grande cantautore.

Col tempo e passando attraverso esperienze eterogenee, via via affinò i suoi mezzi letterari e personalmente trovo condivisibile la bella analisi di Janacek sopra riportata, analisi che in definitiva descrive un talento poetico ( anche se

molto di Conte e qualche successo del primo Paoli, a mio avviso, rappresentano meglio cosa si potrebbe intendere per cantautore-poeta).

Se possono valere qualcosa poi, ulteriori complimenti a Janacek per l'eccellente descrizione che fa della voce e della "dizione" di De Andrè ( che, lo voglio ribadire, per me sono stati il suo vero asso nella manica).

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Ci si riferiva principalmente alle prime canzoni, il cui arrangiatore fra l'altro è Gian Piero Reverberi, autore all'epoca anche di produzioni decisamente commerciali.

Comunque, anche Anime salve è musicalmente valido, e, secondo me, anche alcune pagine dell'Indiano.

Ok, sono d'accordo.

Anche a me De André piace molto. La Pivano - forse in un attimo di follia - lo ha definito il più grande poeta del 900 e mi sa che è eccessivo (i cultori della poesia di incavolano). :girl_prepare_fish:

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Più che altro i cultori della poesia si dividono...

Io ho scritto la mia da qualche parte in questo forum, nella mia vita precedente: :P l'arte di De André (e come la sua quelle di Capossela, di Paolo Conte e di tanti cosiddetti "cantautori") non è riducibile ai termini di "musica" e "poesia": si tratta di un genere nuovo che va valutato nel suo complesso, e scindere la musica dai versi, ma anche questi ultimi dalla particolarissima interpretazione dell'autore, è illegittimo quanto il prendere un fotogramma d'un film, avulso dal movimento, dalla colonna sonora, dalla situazione drammaturgica, e giudicarlo come fotografia. I versi di De André sono spesso grande poesia, a mio modesto avviso, ma senza la musica perdono qualcosa; e la musica perde qualcosa senza quei versi; e tutto perde qualcosa se non viene cantato da De André.

Pink, ora uno di noi due deve aprire un topic su Paolo Conte. Chi lo fa? :P

PS un buon esempio di quello scompaginare i contorni d'una storia lasciandone però intatto il nucleo emotivo è offerto da Dolcenera, in Anime salve, e da Suzanne in Canzoni.

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Più che altro i cultori della poesia si dividono...

Io ho scritto la mia da qualche parte in questo forum, nella mia vita precedente: :P l'arte di De André (e come la sua quelle di Capossela, di Paolo Conte e di tanti cosiddetti "cantautori") non è riducibile ai termini di "musica" e "poesia": si tratta di un genere nuovo che va valutato nel suo complesso, e scindere la musica dai versi, ma anche questi ultimi dalla particolarissima interpretazione dell'autore, è illegittimo quanto il prendere un fotogramma d'un film, avulso dal movimento, dalla colonna sonora, dalla situazione drammaturgica, e giudicarlo come fotografia. I versi di De André sono spesso grande poesia, a mio modesto avviso, ma senza la musica perdono qualcosa; e la musica perde qualcosa senza quei versi; e tutto perde qualcosa se non viene cantato da De André.

Pink, ora uno di noi due deve aprire un topic su Paolo Conte. Chi lo fa? :P

PS un buon esempio di quello scompaginare i contorni d'una storia lasciandone però intatto il nucleo emotivo è offerto da Dolcenera, in Anime salve, e da Suzanne in Canzoni.

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In questo momento sto ascoltando per la prima volta nella mia vita "La Buona Novella" e siccome è la prima volta che mi metto seriamente all'ascolto di opere di questo signore, mi sono chiesta quali fossero i vostri giudizi su di lui.

Per alcuni è un bravo cantautore, per altri addirittura un poeta. E tu, utente medio di questo forumS :ninja: , che ne pensi?

Ogni volta che ascolto la buona novela di de andrè mi commuovo

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In questo momento sto ascoltando per la prima volta nella mia vita "La Buona Novella" e siccome è la prima volta che mi metto seriamente all'ascolto di opere di questo signore, mi sono chiesta quali fossero i vostri giudizi su di lui.

Per alcuni è un bravo cantautore, per altri addirittura un poeta. E tu, utente medio di questo forumS :ninja: , che ne pensi?

Solo bene.

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Fermi un momento: se ascoltate Creuza de ma, musicalmente è valido (e i testi non li capisco).

Bravo: era ora. Sono (molto) validi anche i testi.

Ok, sono d'accordo.

Anche a me De André piace molto. La Pivano - forse in un attimo di follia - lo ha definito il più grande poeta del 900 e mi sa che è eccessivo (i cultori della poesia di incavolano). :girl_prepare_fish:

La Pivano è folle ed eccessiva ma è la Pivano.

Più che altro i cultori della poesia si dividono...

Io ho scritto la mia da qualche parte in questo forum, nella mia vita precedente: :P l'arte di De André (e come la sua quelle di Capossela, di Paolo Conte e di tanti cosiddetti "cantautori") non è riducibile ai termini di "musica" e "poesia": si tratta di un genere nuovo che va valutato nel suo complesso, e scindere la musica dai versi, ma anche questi ultimi dalla particolarissima interpretazione dell'autore, è illegittimo quanto il prendere un fotogramma d'un film, avulso dal movimento, dalla colonna sonora, dalla situazione drammaturgica, e giudicarlo come fotografia. I versi di De André sono spesso grande poesia, a mio modesto avviso, ma senza la musica perdono qualcosa; e la musica perde qualcosa senza quei versi; e tutto perde qualcosa se non viene cantato da De André.

Pink, ora uno di noi due deve aprire un topic su Paolo Conte. Chi lo fa? :P

PS un buon esempio di quello scompaginare i contorni d'una storia lasciandone però intatto il nucleo emotivo è offerto da Dolcenera, in Anime salve, e da Suzanne in Canzoni.

Se ben ti ricordi, Jan, si era parlato di questo molto tempo fa, in una delle tante discussioni-rissa del Forum. Io espressi lo stesso concetto, e tu fosti l'unico a venirmi incontro. :friends:

La penso come te. De André non è un poeta, per il semplice fatto che non scrive poesie ma canzoni. In questo sbagliano la Pivano e tutta la schiera di intellettuali che ne parlano in questi termini. De André non è un poeta, ma gioca con le parole, dunque è qualcosa che gli assomiglia. Non è un musicista, ma canta, suona e compone. Quello che a me interessa è il prodotto finale; che non è poesia, non è musica, ma è qualcosa che può essere straordinariamente bello.

Condivido, infine, l'idea che possano esistere delle "piccole opere d'arte perfette". Un'idea che - non so perché - continua a scandalizzare molti appassionati di musica colta.

De André amava considerarsi un cantautore e non un poeta. Lo scrisse a Mario Luzi, che lo ammirava, e lo ribadì in un'intervista: "Secondo Benedetto Croce", disse, "fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo, continuano a scriverle due categorie di persone, i poeti e i cretini: quindi preferisco considerarmi prudenzialmente un cantautore".

Conosco anch'io quell'intervista. Attenzione, però: nessun cantautore ama definirsi cantautore. Citando Croce - che sarà arrogante, ma dice una cosa arguta -, De André fa professione di modestia, ma esibisce anche una sorta di timidezza che diventa sottile gioco intellettuale. Nella stessa intervista gli venne chiesto, più o meno: "Ti rende orgoglioso o ti spaventa il fatto che alcuni tuoi testi siano finiti sulle antologie scolastiche?". Lui rispose: "Mi spaventa proprio il fatto di esserne orgoglioso".

Geniale. :D

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Solo bene.

Bravo: era ora. Sono (molto) validi anche i testi.

La Pivano è folle ma è la Pivano.

Ma perché sono sempre d'accordo con te? :D

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Sir John è un abile dialettico , la sua prosa è molto persuasiva e fa dalla canzone "doc" un ritratto convincente.

Resto però dell'idea che De Andrè abbia assegnato un ruolo guida ai testi.

Nella sua vocazione altruistica che, specie all'inizio, assumeva sfumature didascaliche, si arrogò il ruolo di tribuno dei diseredati, sempre disposto a capire , a consolare, ad assolvere.

In realtà la sua era una "chiamata in correo" per tutta l'umanità, anche per i "signori bempensanti", per i "prelati,notabili e conti", "perchè non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio".

In questo senso era cattolico, non nell'accezione confessionale, ma in quella etimologica (" katà olon", che passa attraverso tutto,che è rivolto a tutti, che non tralascia nessuno).

Al di là di certa sua scorza anarcoide e anticonformista, è forse questa sua natura ,tollerante e, per così dire, eufemizzante, un ulteriore motivo del suo successo presso il grande pubblico.

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Sir John è un abile dialettico , la sua prosa è molto persuasiva e fa dalla canzone "doc" un ritratto convincente.

Resto però dell'idea che De Andrè abbia assegnato un ruolo guida ai testi.

Nella sua vocazione altruistica che, specie all'inizio, assumeva sfumature didascaliche, si arrogò il ruolo di tribuno dei diseredati, sempre disposto a capire , a consolare, ad assolvere.

In realtà la sua era una "chiamata in correo" per tutta l'umanità, anche per i "signori bempensanti", per i "prelati,notabili e conti", "perchè non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio".

In questo senso era cattolico, non nell'accezione confessionale, ma in quella etimologica (" katà olon", che passa attraverso tutto,che è rivolto a tutti, che non tralascia nessuno).

Al di là di certa sua scorza anarcoide e anticonformista, è forse questa sua natura ,tollerante e, per così dire, eufemizzante, un ulteriore motivo del suo successo presso il grande pubblico.

Non so se De Andrè fosse ufficialmente cattolico, ma in tutta la sua musica, in tutti i suoi testi si scorge chiaramente u bisogno primordiale di comunicare la sua altissima spiritualità e di puntare gli occhi in alto.

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Sir John è un abile dialettico , la sua prosa è molto persuasiva e fa dalla canzone "doc" un ritratto convincente.

Resto però dell'idea che De Andrè abbia assegnato un ruolo guida ai testi.

:D

Sul fatto che De André abbia assegnato un ruolo guida ai testi - almeno fino a un certo punto del suo percorso artistico - sono assolutamente d'accordo. Rimane il fatto che la canzone non è poesia in senso stretto, se non altro perché obbedisce a regole metriche differenti.

Bello anche il resto del post.

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Se ben ti ricordi, Jan, si era parlato di questo molto tempo fa, in una delle tante discussioni-rissa del Forum. Io espressi lo stesso concetto, e tu fosti l'unico a venirmi incontro. :friends:

E che se la scorda quella discussione: alla fine eravamo rimasti io te e Sìsìnono a fronteggiare un Ludwig scatenato che si dimenava con mille braccia come un mulino a vento contro noi poveri Don Chisciotte :D

La penso come te. De André non è un poeta, per il semplice fatto che non scrive poesie ma canzoni. In questo sbagliano la Pivano e tutta la schiera di intellettuali che ne parlano in questi termini. De André non è un poeta, ma gioca con le parole, dunque è qualcosa che gli assomiglia. Non è un musicista, ma canta, suona e compone. Quello che a me interessa è il prodotto finale; che non è poesia, non è musica, ma è qualcosa che può essere straordinariamente bello.

Condivido, infine, l'idea che possano esistere delle "piccole opere d'arte perfette". Un'idea che - non so perché - continua a scandalizzare molti appassionati di musica colta.

Lo so che condividi, Sir. Mi fa sempre piacere esser d'accordo con te, e quando non siamo d'accordo fa piacere lo stesso per i motivi che ha detto anche Pink. :D

Conosco anch'io quell'intervista. Attenzione, però: nessun cantautore ama definirsi cantautore. Citando Croce - che sarà arrogante, ma dice una cosa arguta -, De André fa professione di modestia, ma esibisce anche una sorta di timidezza che diventa sottile gioco intellettuale. Nella stessa intervista gli venne chiesto, più o meno: "Ti rende orgoglioso o ti spaventa il fatto che alcuni tuoi testi siano finiti sulle antologie scolastiche?". Lui rispose: "Mi spaventa proprio il fatto di esserne orgoglioso".

Geniale. :D

Geniale davvero. Beh, il termine "cantautore" è riduttivo, e capisco bene che molti cantautori non vi s'identifichino. In realtà anche il termine "musica leggera" è riduttivo, se uno ci pensa, quando applicato a certi personaggi. E' un termine che deriva dal cafè chantant, da tutta la musica cosiddetta "d'evasione" nella quale mi risulta difficile far rientrare un De Andrè e altri come lui.

Questo senza nulla togliere alla sottigliezza delle frasi che hai citato.

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Se ben ti ricordi, Jan, si era parlato di questo molto tempo fa, in una delle tante discussioni-rissa del Forum. Io espressi lo stesso concetto, e tu fosti l'unico a venirmi incontro. :friends:

E che se la scorda quella discussione: alla fine eravamo rimasti io te e Sìsìnono a fronteggiare un Ludwig scatenato che si dimenava con mille braccia come un mulino a vento contro noi poveri Don Chisciotte :D

La penso come te. De André non è un poeta, per il semplice fatto che non scrive poesie ma canzoni. In questo sbagliano la Pivano e tutta la schiera di intellettuali che ne parlano in questi termini. De André non è un poeta, ma gioca con le parole, dunque è qualcosa che gli assomiglia. Non è un musicista, ma canta, suona e compone. Quello che a me interessa è il prodotto finale; che non è poesia, non è musica, ma è qualcosa che può essere straordinariamente bello.

Condivido, infine, l'idea che possano esistere delle "piccole opere d'arte perfette". Un'idea che - non so perché - continua a scandalizzare molti appassionati di musica colta.

Lo so che condividi, Sir. Mi fa sempre piacere esser d'accordo con te, e quando non siamo d'accordo fa piacere lo stesso per i motivi che ha detto anche Pink. :D

Conosco anch'io quell'intervista. Attenzione, però: nessun cantautore ama definirsi cantautore. Citando Croce - che sarà arrogante, ma dice una cosa arguta -, De André fa professione di modestia, ma esibisce anche una sorta di timidezza che diventa sottile gioco intellettuale. Nella stessa intervista gli venne chiesto, più o meno: "Ti rende orgoglioso o ti spaventa il fatto che alcuni tuoi testi siano finiti sulle antologie scolastiche?". Lui rispose: "Mi spaventa proprio il fatto di esserne orgoglioso".

Geniale. :D

Geniale davvero. Beh, il termine "cantautore" è riduttivo, e capisco bene che molti cantautori non vi s'identifichino. In realtà anche il termine "musica leggera" è riduttivo, se uno ci pensa, quando applicato a certi personaggi. E' un termine che deriva dal cafè chantant, da tutta la musica cosiddetta "d'evasione" nella quale mi risulta difficile far rientrare un De Andrè e altri come lui.

Questo senza nulla togliere alla sottigliezza delle frasi che hai citato.

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Lo so che condividi, Sir. Mi fa sempre piacere esser d'accordo con te, e quando non siamo d'accordo fa piacere lo stesso per i motivi che ha detto anche Pink.

Ma infatti. Che sarà mai essere in disaccordo per questioni artistiche. Il problema è spiegarlo a quelli che si scannano in sezione ascolti per un tozzo di musica. :D

Visto che ormai da tempo prediligo l'ultimo De André, butto là un titolo che mi è molto caro: Monti di Mola. A mio avviso, una delle migliori canzoni del genovese, con un testo tanto bizzarro quanto bello.

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Ma perchè solo i Monti di Mola?!...tutto l'album le nuvole è bello..!!! :D

Infatti è così: non ha molto senso fare classifiche in un album di quel livello. Diciamo che Monti di Mola è la mia preferita. :rolleyes:

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Tra "Preghiera in gennaio" e "Smisurata Preghiera" ci sono trent'anni , di vita e di travaglio artistico, un'affinamento

notevole del linguaggio poetico, con qualche concessione all'ermetismo (che non è mai un bel segnale, ma a De André

si perdona questo ed altro), e tante canzoni, con frequenti sconfinamenti nei dialetti.

E' curioso come quella che viene considerata il suo testamento artistico collimi, anche se su un ben diverso piano formale, con la canzone che rappresentò il suo manifesto agli inizi di carriera.

"Ricorda Signore, questi servi disobbedienti alle leggi del branco..."

Queste parole, lungi dal rappresentare un'apologia dell'anarchia, mi sembrano in realtà etica del miglior metallo.

Per definire questa sua umanità prediletta ricorre a una figura retorica complessa ( un falso ossimoro- litote) in cui la parola "branco" ne specifica il significato e ne amplifica l'enfasi.

La sua "pietas" è sempre simpatia per gli esclusi , è sempre difesa degli afflitti, ma sembra aver preso un indirizzo morale meno generico.

E poi, come trent'anni prima, anche per il suo ultimo messaggio, sceglie una formula trascendente,l'invocazione, verso un Signore che invano cercheremmo nei templi, nelle liturgie.

Dove sarà mai questo Padre invocato da Fabrizio?

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Non so se De Andrè fosse ufficialmente cattolico, ma in tutta la sua musica, in tutti i suoi testi si scorge chiaramente u bisogno primordiale di comunicare la sua altissima spiritualità e di puntare gli occhi in alto.

secondo me non è vero :ninja:

la buona novella mi infastidisce tantissimo da quel punto di vista: ci trovo dentro un po' di ipocrisia.

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