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uladigni

Johann Sebastian Bach (1685-1750)

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In questi giorni sto ascoltando proprio queste composizioni, dalla Bach Edition della Brilliant, versione 2006.

Il CBT è di competenza di Leon Berben, e mi è piaciuto. Le Sei Partite invece, sotto il magistero di Belder, mi sono sembrate alquanto dimesse.

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On 12/9/2017 at 18:12, Majakovskij dice:

Grazie! la cosa strana è che, almeno sul web, non ho trovato alcun riferimento musicologico che metta in relazione l'ordine dei canoni all'ordine dei contrappunti della fuga (di conseguenza non esistono neanche registrazioni che rispettino quest'ordine)... eppure a me sembra un'intuizione così banale, basta confrontare gli autografi ed analizzare superficialmente la struttura dei brani, un lavoro che può fare chiunque... possibile che nessuno studioso abbia mai avanzato un'ipotesi di questo tipo? boh

Parlo per esperienza personale: ormai molti musicologi sono così astratti dalla Musica pratica che a queste cose manco ci pensano, sono "voba per la vile plebaglia che mette le sue zozze mani sugli stvumenti mentve noi ci spezziamo la schiena a fave vicevca" :(:( .

Comunque si, è veramente assurdo che nessuno avesse ancora reso noto l'ordine originario dei "contrapuncti" né messo in relazione la loro forma con quella dei Canoni sul basso delle Goldberg: bastava anche solo una scorta al manoscritto originale da parte di un esecutore.

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On 15/9/2017 at 13:59, Pollini dice:

Parlo per esperienza personale: ormai molti musicologi sono così astratti dalla Musica pratica che a queste cose manco ci pensano, sono "voba per la vile plebaglia che mette le sue zozze mani sugli stvumenti mentve noi ci spezziamo la schiena a fave vicevca" :(:( .

ho notato che anche qui da noi non scherzano :cat_lol:

La musicologia dovrebbe essere funzionale alla musica, alla sua comprensione e, quindi, alla sua esecuzione. Per quel che mi riguarda tutto il resto è superfluo. 

On 15/9/2017 at 13:59, Pollini dice:

Comunque si, è veramente assurdo che nessuno avesse ancora reso noto l'ordine originario dei "contrapuncti" né messo in relazione la loro forma con quella dei Canoni sul basso delle Goldberg: bastava anche solo una scorta al manoscritto originale da parte di un esecutore.

E' che molti esecutori anche acclamati, da questo punto di vista, sono delle capre, lo sai meglio me :D 

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21 ore fa, Majakovskij dice:

ho notato che anche qui da noi non scherzano :cat_lol:

La musicologia dovrebbe essere funzionale alla musica, alla sua comprensione e, quindi, alla sua esecuzione. Per quel che mi riguarda tutto il resto è superfluo. 

In tutto questo non scherzano da nessuna parte, anzi, ho incontrato alcuni musicologi Americani e quelli potrei addirittura definirli completamente alienati dalla musica :blink::blink: . Esecuzione? Alcuni se osi solo parlargliene ti zittiscono...

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3 ore fa, Pollini dice:

In tutto questo non scherzano da nessuna parte, anzi, ho incontrato alcuni musicologi Americani e quelli potrei addirittura definirli completamente alienati dalla musica :blink::blink: . Esecuzione? Alcuni se osi solo parlargliene ti zittiscono...

Sì, e poi masticano in continuazione chewingum. Insopportabili!

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4 ore fa, zeitnote dice:

Sì, e poi masticano in continuazione chewingum. Insopportabili!

Quello non lo so, so solo che ne ho visti alcuni che al di fuori del loro ambito di ricerca (di regola robe ristrettissime, tipo "analisi insiemistica di opere seriali cameristiche di Webern e di Boulez") avevano bisogno di farsi aiutare dagli studenti. Cioè, passi essere specialisti, ma ad un certo punto si esagera...

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Comunque mancano anche nella versione del 1747 alcuni Contrapuncti solitamente numerati nelle edizioni moderne (ho la Dover, 1992) quali IV, X, XIII, XIV, XVIII. Qualcuno che abbia qualche informazione in proposito?

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17 ore fa, Pollini dice:

Comunque mancano anche nella versione del 1747 alcuni Contrapuncti solitamente numerati nelle edizioni moderne (ho la Dover, 1992) quali IV, X, XIII, XIV, XVIII. Qualcuno che abbia qualche informazione in proposito?

Vado a memoria, ma il IV e il X dovrebbero essere versioni differenti di uno stesso contrappunto (assurdo che vengano ancora inseriti entrambi nelle edizioni moderne quando sono secoli che si conosce quest'errore), XIII e XIV saranno le fughe a specchio alternative del '42, poi sostituite da Bach con un'altra coppia di fughe diverse nel '47 (ovviamente nell'edizione a stampa ci sono entrambe le coppie, le vecchie e le nuove). Il XVIII non so cosa sia... possibile che sia il corale finale? (pure quello preso a caso e infilato arbitrariamente).

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6 ore fa, Majakovskij dice:

Vado a memoria, ma il IV e il X dovrebbero essere versioni differenti di uno stesso contrappunto (assurdo che vengano ancora inseriti entrambi nelle edizioni moderne quando sono secoli che si conosce quest'errore), XIII e XIV saranno le fughe a specchio alternative del '42, poi sostituite da Bach con un'altra coppia di fughe diverse nel '47 (ovviamente nell'edizione a stampa ci sono entrambe le coppie, le vecchie e le nuove). Il XVIII non so cosa sia... possibile che sia il corale finale? (pure quello preso a caso e infilato arbitrariamente).

No, il XVIII è un'altra Fuga "a specchio". Forse le edizioni moderne sono numerate ciascuna diversamente, il che può causare confusione tra interlocutori in possesso di edizioni diverse.

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Con la "prima volta" della Messa in si minore di Gardiner abbiamo a che fare con un'edizione sempre e comunque celebrata, nella quale molti, come sempre, sono i motivi di gradimento.
Ne volevo parlare perché vorrei approfondirla. Io la posseggo in uno dei famigerati box antologici, quello con la copertina rossa: magnifica occasione di risparmio, ma purtroppo secca perdita editoriale, dato che il libriccino è solo uno striminzito sunto delle track, mentre l'edizione originaria prevedeva senz'altro i bei libelli tipici della Archiv, magari con notazioni scritte da Gardiner stesso.
Ecco, dal libretto mi sarebbe piaciuto sapere come mai, ogni tanto, al posto o insieme al coro intero cantano alcuni solisti. In base a che criterio Gardiner decide di farli cantare qui sì e lì no? E' un'approccio che sta a metà strada tra il coro intero e le cosiddette "parti reali", sia pure con predilezione per il tessuto corale più denso. Queste voci "semisolistiche" in certi casi sono veramente disastrose: sentire il controtenore, certo Ashley Stafford (cercare il suo sito internet, si dedica perfino all'osteopatia), che attacca la parte centrale del Kyrie con suoni durissimi.
In ogni caso, la prestazione del coro Monteverdi la trovo al di sopra di ogni lode, per precisione, colore e calore. Nonché, aggiungo, per la pronuncia del latino, davvero curata non solo nella dizione ma anche nell'accento.
L'orchestra segue sulla stessa lunghezza d'onda (le trombe poi sono gloriose). Dissento su alcune scelte interpretative: cos'è quel finale del Crucifixus in cui il coro sembra smettere di cantare per far "morire" il brano?

Quanto al canto, ammetto che mi è piaciuta senza riserve Nancy Argenta, voce sopranile morbida, corretta e soprattutto con una pronuncia del latino che non ha nulla di anglosassone. Non è male neanche Patrizia Kwella, che pure è impensierita dai modesti acuti. Michael Chance nell'Agnus Dei è un po' troppo fisso, ma complessivamente ci dà una discreta prestazione contraltile. Tra i tenori, non male Howard Milner nel duetto, ma assolutamente disastroso il carneade Wynford Evans nel sublime Benedictus: senza voce, e per giunta accompagnato da un flauto a becco che stona parecchio e pare asmatico, poiché l'esecutrice Lisa Beznosiuk prende fiato troppo spesso, spezzando un'infinità di frasi nel loro mezzo. Modesti i due bassi, con Stephen Varcoe che nel Quoniam non stringe amicizia con l'intonazione, ma che pare più timbrato e solido del Richard Looyd Morgan che affronta insipidamente l' Et in spiritum sanctum.

In ogni caso, che coro ragazzi!

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