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giordanoted

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    Io e pochi eletti
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  1. giordanoted

    L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Langgaard non lo conosco, ma Masur te l'appoggio alla grandissima. E c'è anche il suo ciclo bruckneriano, secondo me da rivalutare! Anche se mi pare tu avessi forti riserve.
  2. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Per stavolta passi, ma non ti ci abituare... Del resto te l'ho servita su un piatto d'argento.
  3. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Dalla filodiffusione (cioè Radio Rai Classica) sto ascoltando Notre Dame di Franz Schmidt. Per una volta lo dico io: una trombonata da manuale, almeno così mi sembra. E sì che c'è un cast notevolissimo (Kurt Moll fa Quasimodo, e un James King che è un po' l'ombra del grande cantante che fu nei panni di Febo) ma, complice anche l'ascolto un po' distratto lo ammetto, mi pare proprio una rovinosa imitazione wagneriana (in particolare Meistersinger, ma non mancano Heldentirate in piena regola). I momenti migliori sono quando la musica smette di ruggire e i cantanti di muggire e l'opera si fa quasi operetta, certe incursioni sdolcinate del tenore che si strugge per la sua bella... sviolinatone vienneseggianti degli archi in falange, sono momenti rari però. Ma almeno lì Schmidt si sottrae all'impietoso confronto col modello. Fermo l'ascolto qui, magari ci tornerò meglio un'altra volta, però ars longa, vita brevis... p.s. Ho ascoltato un altro po' (in fondo un simile pasticcio mi attrae, ho il gusto dell'orrido come si sa), e confermo il giudizio: un grande compositore di operette che purtroppo ha voluto fare cose serie.
  4. giordanoted

    L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Non sapevo di questo odio Furt-Busch Quartett, interessantissimo... indagherò. Probabilmente doveva esserci attrito anche tra Furt e Fritz Busch, per me grandissimo direttore.
  5. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Io vorrei vedere ristampati i vinili o i cd dei Brandeburghesi di Marriner con Thurston Dart al clavicembalo. Per ragioni affettive, perché è il primo ellepì di classica, insomma uno dei primissimi, che ho ascoltato. E perché i tempi come li prendeva Marriner in quell'edizione mi parevano perfetti.
  6. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Mi sto sorbendo le Messe di Mozart a raffica che sta trasmettendo Radio Classica. Prima la K 262 "Missa longa", diretta dal mitico Herbert Kegel con compagini ostgermaniche doc - un po' noiosetta... scusate... Ora la K427 incompiuta diretta da Nicol Matt, noto ai forumisti come direttore-facchino in molte opere orchestra e coro uscite per la Brilliant. Questa K427 mi ha conquistato completamente (non trovo l'edizione Matt, vi sottopongo la seguente)
  7. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ve state a scorda' il Moses und Aron... è la cosa migliore che abbia sentito da Solti. Ammappa, cercandolo nuovo sui siti è arrivato a prezzi stellari. Che cosa ridicola il mercato discografico.
  8. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Sono in vena di concerti pianistici elefantiaci e bizzarri. Ieri sera ho ascoltato quello di Busoni con Ogdon al pianoforte, e adesso:
  9. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Lo devi vedere in scena... anche se so che preferisci il puro ascolto. Ma dal vivo con la rappresentazione - tra l'altro quella che vidi io era molto stilizzata, ma nella bellissima basilica di s. Maria in Aracoeli - ci guadagna molto. Curiosamente Britten è il compositore che ho più volte visto in scena... Giro di Vite, Billy Budd. E tutte le volte in rappresentazioni molto raffinate e efficaci. Quindi ne ho un buon ricordo. Il Grimes invece in forma di concerto, ma mi è piaciuto molto anche così.
  10. giordanoted

    L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Non ti saprei dire perché scandalosamente non conosco il Beethoven del Q.I.! (solo il loro Mozart). Comunque non immaginare uno stile particolarmente tardo romantico o appassionato... mi colpì anzi la loro sobrietà. Posso azzardare che il Q.I. fosse più virtuosistico, mentre il Busch pur avendo qualche vezzo d'epoca nello stile - mi pare di ricordare a tratti oscillazioni di tempo un po' mengelberghiane - si concentra soprattutto sulla ricerca di un significato interno alla musica, ma temperato da una capacità, appunto "sobria" di rendere chiare le forme a volte molto complesse (con riferimento agli ultimi quartetti). Insomma una via di mezzo tra dei costruttivisti e degli psicologi. Scusami se non si capisce niente, ma meglio di così non so fare!
  11. giordanoted

    L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Ahahah. Io lo acquistai (il boxino del Busch Quartet) come faccio spesso, anche per un suggerimento extramusicale. Lessi su una recensione su Amazon.it che un quartetto di Beethoven suonato dai Busch è citato nel Giardino dei Finzi Contini di Bassani. Così lessi il romanzo di Bassani e comprai anche il box. Comunque, a parte questo, Fritz Busch è uno dei miei direttori storici favoriti, quindi conoscere il resto della famiglia era d'obbligo.
  12. giordanoted

    L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Che domande fai, Burpo, è stellare. Grandissimi soprattutto negli ultimi quartetti. L'esecuzione dell'Op 131 è tra le più sconvolgenti che abbia mai ascoltato. (Ho il boxino in questione).
  13. giordanoted

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Sto ascoltando con grande piacere la Suite in stile antico di Schoenberg, uno dei primi lavori del periodo americano (o forse il primo in assoluto). L'orchestra è quella raccolta da Bob Craft per l'edizione Naxos, e mi sembra un'esecuzione buona, che trasmette bene la gaiezza e la freschezza paradossale di tornare all'antico come una cosa nuova (cioè nuova per quel momento esistenziale di Schoenberg, a volte parliamo di "nuovo" e "vecchio" in assoluto, con categorie da filosofia della storia dogmatica, e non ci accorgiamo che il neoclassicismo nacque perché sentì come un cambiamento, una novità, tornare al Seicento, dopo aver percorso fino in fondo strade "nuove" che però erano diventate "vecchie") Per questo non mi sembra un caso che appena cominciata la sua nuova vita americana - sollecitato anche da una commissione di un gruppo universitario che certo non poteva eseguire chissà che lavori complessi - S. abbia voluto sentire per un po' aria di vecchie musiche che nessuno più si aspettava da lui (i dogmatici).
  14. giordanoted

    Anton Bruckner

    Ragazzi, sto piluccando un po' qui e là Venzago (su spotify) e sinceramente non mi sembra questo Anticristo, anzi, è un ascolto alquanto rinfrescante. I tempi, certo, sono veloci, e lo sono palesemente per partito preso: anche se Venzago sembra avere le sue teorie circa la prassi esecutiva, mi sembra molto più cogente un puro e semplice desiderio di cambiare tanto per cambiare, di sperimentare quello che, come ho già detto, è stato fatto in altro repertorio. E quindi, innanzitutto, imprimere un moto più moderno, sulla base del semplice aumento ritmico della vita contemporanea. Detto questo, resta l'aspetto - mi rendo conto sfuggente - della musicalità. Ognuno ha la sua. Quella di Venzago non mi sembra di seconda fila. I suoi climax, i suoi passaggi più meditativi, Venzago li sa costruire bene. La coda del finale dell'Ottava ha un indugiare e un cambio di passo quasi celibidachiani, con un pregiato lavoro sui tempi che qui, sono ancora più trattenuti di quelli soliti. Non c'è mai quel senso di epidermicità presente in alcune esecuzioni hip. I suoni hanno una loro intensità, una loro qualità differenziata, non c'è la monotonia, ancora, cifra di certe letture storicamente informate. In questo senso, Venzago mi ricorda un po' Scherchen (provate a sentire la sua Eroica per Westminster). Sinceramente delle caratteristiche specifiche della compagine orchestrale mi interesso poco, se alle mie orecchie (sia pure con le manipolazioni audio che si possono immaginare) l'effetto risulta credibile. (Discorso diverso, mi rendo conto, si dovrebbe fare con un ascolto dal vivo). Comunque nel Finale della Quinta, è la prima volta che sento gli archi in un equilibrio sensato rispetto alla massa degli ottoni. Poi, d'accordo, si possono fare paragoni (imparagonabili) con i grandi interpreti di Bruckner, ma questo secondo me è un po' ingiusto. Venzago va giudicato in primo luogo in se stesso, senza comparazioni obbligate (sarebbe bene perdere il vizio delle esecuzioni di riferimento). In sintesi: io non vedo anzi non ascolto nessun particolare carattere deficitario in queste letture, almeno per quello che ne ho ascoltato. Non ci vedo "provocazioni" e nemmeno volontà di essere rivoluzionari nel campo interpretativo, ma piuttosto un desiderio di saggiare la "tenuta" di Bruckner a un approccio contemporaneo, intendo proprio dire "contemporaneo" in senso latissimo (incluso il "nomadismo" di incidere le sinfonie con varie orchestre, per un ulteriore bisogno di differenziazione e varietà, altre caratteristiche del contemporaneo), includendo anche il fatto che la contemporaneità oggi è abituata a ritmiche musicali o extramusicali decisamente incalzanti. E da questo punto di vista mi compiaccio del fatto che, almeno per me, che di ascolti tradizionali quanto a Bruckner ne ho fatti forse migliaia e con grande piacere (e continuerò a ascoltare finché campo le Ottave di Knappertsbusch o le None di Bernstein e Giulini), Bruckner tiene benissimo. Non cade a pezzi e non sembra perderci in nulla della sua dignità e splendore.
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