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giordanoted

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  1. Interessantissima scoperta... (mia, intendo) A tutti gli amanti del Novecento italiano, pieno di gioielli, costellazione di raggi di sole...
  2. Ispirato dalle considerazioni di @Madielsu Respighi e Downes, provo a ascoltare questa opera che forse ho già ascoltato ma troppo distrattamente.
  3. Per niente prolisso e sicuramente un po' tecnico per i non musicisti (come me) però estremamente interessante, grazie.
  4. Per me Bruckner fu arruolato nei wagneriani solo perché non rispettava la forma sinfonica tradizionale, che al suo tempo era esemplata da Brahms. Già il procedere per sequenze, ad esempio, lo allontanava dalla concisione tematica beethoveniana e brahmsiana (anche se la Prima di Brahms, paradossalmente, è la più bruckneriana delle sue sinfonie, ma con la Seconda rientra subito nei ranghi). Il fatto è che le sinfonie di Bruckner possono essere intese come qualcosa di sospeso tra la sinfonia beethoveniana - la Nona in particolare - e il dramma musicale, o come preferisco pensare, a un'evoluzione in senso improvvisatorio, quasi preludistico (nel senso dei preludi organistici) della struttura sinfonica. È questo carattere di improvvisazione, di idee musicali che continuamente cercano, strada facendo, la loro logica, la loro compiutezza, senza averla già assunta fin dal principio in modo predestinato, che, secondo me, ha sconcertato i primi ascoltatori che dunque lo associarono alla presunta mancanza di forma wagneriana. Si aggiunga l'importanza che Bruckner attribuisce al gesto e al suono come atmosfera (il tremolo) perché qualcuno possa avere scambiate le sue sinfonie per drammi musicali camuffati. Anche i contrasti tra le sezioni, con le famose pause, sono sconcertanti e antisinfonici: Beethoven è un flusso continuo, un organico sviluppo, non ha queste cesure che sanno tanto di, nuovamente, idee giustapposte tra pause di riflessione durante un'improvvisazione (oppure, per i detrattori, di dilettantismo). Naturalmente i punti di affinità e contatto con Wagner ci sono e sono ben noti. Ma basti pensare al retroterra psicologico e culturale dei due personaggi, alla metafisica che presiede alle loro opere (una sintesi tutta personale di miti in Wagner, la fede cattolica più devota e semplice in Bruckner) per capire la distanza che li separa.
  5. Che bella la discussione sulla Lady Macbeth... molto interessante. È un'opera che ignoro totalmente e un po' temo... Ora ascolto il primo notturno e bartokiano quartetto di Ligeti nella classica esecuzione dei LaSalle.
  6. Che magnifica opera... celebrativa ma sempre di altissimo livello espressivo, mai routinaria...
  7. Stasera a Berlino Paavo Jarvi esegue un bellissimo programma: Bach/Webern, Berg e la Seconda di Bruckner! Potessi teletrasportarmi ci andrei subito. https://www.digitalconcerthall.com/concert/51861?a=facebook&c=true&fbclid=IwAR2jZLJKUVkW6hNpkkf3jwU8dLhnQbOXlTTQTnKymDfbvL3Tisqb-TS0caE La concertazione dello scherzo, come si evince dal frammento delle prove, sembra privilegiare i fiati, con uno smussamento delle asperità e delle durezze. Direi che ci sta. Qui invece lo stesso direttore alle prese con la non meno audace Prima di Anton:
  8. Sai Snorl, io sono un ormai quasi vecchio e sentimentale. Devo troppo a Karajan per rimetterlo in discussione. Eppoi, sinceramente, questa smania di fare continue revisioni e ripensamenti, palinodie e autocritiche, anche basta. Herbert ha accompagnato la mia fioritura musicale. Lo compravo perché era una star? Certo, però mi piaceva, dopo, all'ascolto. E molto. Ero innamorato del tremolo con cui iniziava la Seconda di Bruckner nella lettura di Karajan e i suoi Berliner. Forse il suo Beethoven lo ascoltavo con meno passione (ma che Eroica, ragazzi, anche quella del ciclo finale in digitale tanto criticato!) ma comunque ogni cd di Karajan - la Quinta di Prokofiev! - era per me una rivelazione. So di essere in minoranza, ma mi innamorai anche del suo Sacre (seconda incisione). Eppoi c'è il Ring... eppoi anche i Brandeburghesi così morbidi e dolci, con quei solisti dei Berliner che insomma erano proprio dei fuoriclasse, al flauto, al violino... E il suo Tchaikovsky coi Wiener! Le ultime tre sinfonie, davvero di un altro mondo, cioè "russe", "esotiche", e poi... Sibelius! La Quinta! Sia nella versione Emi che nella DG (diverse ma bellissime entrambe). Vabbè, si è capito. Io Karajan non lo posso spostare da lassù, perché sposterei anche tutta la mia giovinezza, i vent'anni di ascolti e scoperte e amori musicali. E la Sesta di Mahler!!!
  9. Ecco sì, molto bello Jacobs!
  10. Ma non trovi pure tu un po' troppo trattenuti gli "Herr!" del coro? Troppo brevi e secchi? Più che un'invocazione o un appello sembra lo squillo di un telefonino... Uhm... forse è che sono abituato con le versioni più tradizionali. La t-shirt è una di quelle cose che non sai se sono orride o divertenti. Forse più la prima.
  11. La famosa canzone col tinello marron... scusa pardon...
  12. Che dire? Cambiare idea accade, ma certo questa palinodia è un tantino eccessiva. Inoltre una vera palinodia implica, come dice anche il vocabolario treccani, che si illustrino i motivi del cambiamento. Questo almeno dovrebbe fare un critico. Noi possiamo pure cambiare idea come più capricciosamente ci pare, e infischiarcene di renderne ragione. Ma un critico no. Un critico deve esporre il suo percorso teorico-estetico, le sue peripezie e i capovolgimenti di giudizio. Altrimenti può venire il sospetto che in questi mammut di libri, non tutte le voci (o non interamente) siano della stessa mano, ma ci si avvalga di alcuni non menzionati collaboratori che preparano schede poi integrate dall'autore, e che dunque questa sia la spiegazione di certe incoerenze tra varie revisioni e riedizioni delle recensioni. Quanto a me, del Giudici critico mi sono un po' stufato per via della sua prolissità. Un tempo il suo stile ricco, farcito di rimandi artistici e culturali, mi intrigava. Adesso credo che la sua sia la prosa vanesia del dilettante. Non c'è bisogno di tutte quelle parole. "Troppe note, caro Mozart!"...
  13. Grazie gentilissima, gradisco molto, è un brano che ascolto spesso.
  14. Il mio ascolto/scoperta del giorno è stato l'incredibilmente bello quartetto n. 3 in mib min. per archi di Tchaikovsky, in un'ottima edizione dove ricordo al primo violino Christian Tetzlaff, gli altri no ma sono elencati nel link che allego. Ecco infatti il movimento che indubbiamente mi ha colpito di più, l'Andante funebre (e ti pareva...)
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