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garyboldy

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I successi di garyboldy

Nessuno (per adesso)

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  1. garyboldy

    Staccato

    Il "ka" va rinforzato solo nella sua relazione e interazione con il "ta". Fare il "ka" da solo non aiuta più di tanto. Impara ad alternare i due colpi di lingua con scale a note ribattute prima a 2 e poi a 4. Spesso le difficoltà nascono quando il flautista non suona con opportuno sostegno e spera di tenere in equilirio il suono con la sola velocità dell'aria provocata dai colpi di lingua. In questo caso si avrà uno staccato troppo duro che non riuscirà mai .... MAI .... a prendere velocità. Chi vuole rinforzare il "ka" è probabile (bisognerebbe sentirlo) che abbia proprio problemi di sostegno.
  2. Penso che potrebbero esserti utili gli esercizi di Moyse e, in particolare, gli Esercizi Giornalieri. Le scale e soprattutto gli arpeggi in tutte le tonalità, se fatti tutti i giorni, sono la cura più efficace per migliorare l'intonazione. Non credo che le note lunghe ti potranno aiutare a risolvere questo genere di problemi. La terza ottava è sempre un po' crescente e quindi, alla base di tutto, per risolvere il problema e suonare più intonati ci vuole obbligatoriamente l'orecchio del flautista! Buon lavoro
  3. garyboldy

    Video flautati

    Complimenti. Hai scelto una bella velocità che però, a mio parere, non ti consente di dare la forza espressiva che il brano richiede. Non parlo di quantità di suono (da quel che sento mi sembra che tu non abbia problemi di quantità), ma proprio di quella forza che ti consente di centrare meglio lo spirito del pezzo. Potresti essere un po' meno metronomico e meccanico, privilegiando invece un'elasticità di fraseggio che ti avvicinerebbe probabilmente ad obiettivi più coinvolgenti. Tutto questo verrà (forse) con la maturità ... per ora il tuo Prokofieff è comunque competitivo.
  4. garyboldy

    Video flautati

    Per me non è nè meglio nè peggio di altre esecuzioni col flauto moderno
  5. garyboldy

    Inaudita - Cagliari

    Mercoledì 10 febbraio avrà inizio Inaudita, un piccolo festival organizzato presso la Sala del ‘700 alla Biblioteca Universitaria di Cagliari dall’ Ensemble Spaziomusica dedicato alla nuova musica e ai nuovi compositori. La rassegna che si articolerà in tre serate (10, 12 e 19 febbraio) terrà a battesimo ben otto composizioni che, in questa occasione, verranno eseguite per la prima volta. Il percorso musicale di Inaudita si snoderà tra le scuole di composizione di Inghilterra, Sicilia e Sardegna, quasi un ponte culturale tra isole, e, tra i compositori che saranno presenti, figurano Marc Estibeiro, docente di Tecnologia Musicale alle Università di Essex e del Galles e Louis Johnson, già autore di brani orchestrali inseriti nei programmi di orchestre di livello assoluto quali la BBC Philarmonic di Londra. Tra i compositori sardi, oltre al caposcuola Franco Oppo, saranno presenti al festival i giovani di talento Francesco Marceddu, Giancarlo Scarvaglieri, Marco Murru, Gabriele Cosmi ed Enrico Travaglione. Il primo concerto della rassegna, mercoledì 10 febbraio alle 20.30 presso la Sala Settecentesca della Biblioteca Universitaria (ingresso gratuito), sarà un recital del violista Maurizio Barbetti. Barbetti, già vincitore del prestigioso Premio Internazionale di Interpretazione Iannis Xenakis di Parigi e presente nei maggiori festival europei, proporrà un percorso musicale che prevede brani di Scelsi, Murail, Radulescu, Kurtag e Berio. Le altre due serate di Inaudita (venerdì 12 e venerdì 19 febbraio) vedranno protagonisti i musicisti dell’ Ensemble Spaziomusica con il flautista Enrico Di Felice, il pianista Riccardo Leone e il percussionista Roberto Pellegrini che saranno affiancati dalla voce del soprano Alice Madeddu. A contorno dei tre concerti in programma nei giorni 10, 11 e 12 febbraio avrà luogo, presso il Conservatorio “G.P. da Palestrina” di Cagliari, un Workshop di Composizione con Daniele Bravi. Una sorta di forum internazionale che ha suscitato l’interesse di musicisti provenienti da Israele, Honduras, Taiwan, Messico e, ovviamente, dalla Sardegna.
  6. Purtroppo le nuove generazioni hanno molta difficoltà a tenere un comportamento "normale". Non voglio parlare di educazione, gentilezza, gratitudine o quant'altro ... mi limito a prendere atto che non si può più sperare in una semplicissima normalità nei rapporti con le persone verso le quali, senza alcun interesse, ti rendi disponibile in nome di una passione comune (in questo caso il flauto). Nella mia esperienza di insegnante non puoi immaginare quante volte mi sono trovato in situazioni simili alle tue; ancora oggi rimango puntualmente deluso, ma sono molto meno disponibile con gli alunni o ex-alunni che non esito a definire solo profondamente egocentrici (nel significato più stretto del termine).
  7. Ogni flautista suona meglio col proprio flauto perchè ne conosce pregi e difetti ... quando si decide di cambiarlo, infatti, è sempre un salto nel buio!!!! In ogni caso il Muramatsu EX è per me la scelta migliore in quella fascia di prezzo.
  8. Ho le unghie corte! Ma ... forse non sono riuscito a spiegare bene la mia idea. Per me possono essere belle sia le esecuzioni filologiche sugli strumenti originali sia quelle non filologiche con gli strumenti moderni. Certo è che non penso affatto che tutte le esecuzioni sugli strumenti originali siano belle ... e quelle sugli strumenti moderni devono essere molto ben calibrate. Con questo voglio dire che alcune incisioni storiche (anni 60 e 70) di flautisti molto celebri a me non piacciono per niente e preferisco ascoltarli in altri ambiti più congeniali alla loro indole. D'altra parte è innegabile che l'interpretazione (molto in generale) negli ultimi anni si è evoluta tenendo in debita considerazione l'esperienza dei barocchisti ... e mi riferisco alle esecuzioni di musicisti quali Kremer, Yoyo Ma e altri che, pur non essendo filologi, suonano il barocco con gusto e rispetto. In ogni caso ... la filologia non può prescindere dall'uso di strumenti originali. Tanto di cappello per le Sonate di Bach di Pahud ... un'esecuzione molto bella, ma non filologica.
  9. Veramente la mia frase: In chiusura, credo che se un flautista vuole suonare un barocco filologico deve studiare il traversiere e se lo vuole suonare col flauto moderno è meglio scegliere vie interpretative simili a quelle di Gould o di Pollini quando suona il Clavicembalo Ben Temperato. Tentativi diversi fanno solo sorridere ... vuol dire solo quello che ho scritto senza alcuna considerazione riguardo a Rampal o Pahud. Faccio riferimento allo stile interpretativo di Pollini, rigoroso, e Gould, estetizzante, che si accostano al barocco senza velleità strettamente filologiche e, soprattutto, non faccio alcun parallelismo con i flautisti. Sono mie considerazioni personalissime e non sono minimamente dimostrabili (non vedo come si potrebbe e, forse, io non sarei in grado e poi ... avrebbe senso?) Continuo a pensare che una lettura filologica debba prevedere obbligatoriamente l'uso dello strumento originale e, anzi, lo strumento originale più appropriato. Bach a 392 hz ... il primo Bach, Partita compresa (1718), con un flauto francese in 3 pezzi (Hotteterre) e la Sonata BWV 1035 (1747) con un bel Denner sempre a 392. Oppure un bel Brannen ... senza pensare troppo alla filologia e godersi una musica che, al di là della scelta dello strumento, è un piacere assoluto.
  10. Io semplicemente credo che lo spessore musicale di Rampal, che pure ci ha lasciato interpretazioni meravigliose con vette inarrivabili (Concerto di Jolivet), non sia paragonabile a quello rigoroso di Pollini o estetizzante di Gould ... ovviamente alla faccia della filologia. Pahud ha stile e suono da vendere (ma non lo vende ... gliel'ho già chiesto) ... e le sue sonate di Bach sono forse le migliori che io abbia sentito col flauto moderno ... PS lasciamo Enzo Caroli (molto simpatico ... stop) ... negli spazi che gli competono.
  11. Il primo concerto che ho sentito in assoluto è stato proprio un concerto di Richter (mi rendo conto che non era di sicuro la notizia che tutti aspettavano) ... credo che il meglio di se lo abbia dato in ambiti diversi dal barocco, ma è una considerazione soggettiva. Gould = Bach Apollineo ... e anche questa è una considerazione soggettiva.
  12. Personalmente penso che proprio Rampal, ma anche Larrieu o Galway, non abbiano dato alcun valido contributo all'interpretazione del barocco flautistico ... anche visti in prospettiva storica. Trovo anche che il primo Kujiken fosse di una noia tremenda, ma questa è proprio una considerazione molto soggettiva. Molto più interessanti le sue incisioni recenti. Quanto alle Sonate di Bach di Pahud ... le ho prese ed ascoltate con molto piacere e attenzione ... e devo dire che il flautista è indiscutibile, ma forse un po' più personalità, coraggio, voglia di uscire da un solco già tracciato non mi avrebbero disturbato per nulla. In ogni caso ... non avrei alcun buon motivo per sorridere visto che manca (per fortuna) qualsiasi velleità di imitazione del traversiere e non usa nemmeno il flauto Boehm di legno. Quanto al "did'll" ti assicuro che ho incontrato flautisti moderni che lo usano (beati loro) e producono uno staccato da paura!
  13. Ho sentito Cavallo che eseguiva la Partita di Bach in concerto qualche anno fa e l'impressione fu molto negativa. Non discuto il flautista, ma il suo approccio alla musica del settencento e il suo tentativo di esecuzione filologica. Intanto suonare il barocco con un flauto Boehm di legno non aiuta minimamente ad avvicinarsi al fraseggio del traversiere. Il modo di fraseggiare del flauto barocco nasce principalmente da quei "difetti" costruttivi che ne determinarono il suo idioma più tipico e, per "difetti", intendo in primo luogo la peculiarità fondamentale del traversiere che è uno strumento DIATONICO e non cromatico come quello moderno. Quando nel traversiere si esce dalla sua tonalità nativa (naturalmente produce una scala di re maggiore) la produzione dei semitoni richiede tempo, spazio e tutti quegli artifici interpretativi destinati a consentire una esecuzione accettabile alle nostre orecchie. Le diteggiature dei semitoni (che non siano fa e do diesis) sono spesso molto scomode e la correzione dell'intonazione richiede sempre molto tempo e fraseggi ad hoc. Non abbiamo la più pallida idea di come fosse una "esecuzione accettabile" ai tempi di Bach o ... per Bach, Quantz e loro contemporanei. Una frase di Quantz però ci aiuta a capire quanto si fosse lontani dalla perfezione e dall'esattezza ... raccomandava infatti di suonare brani in tonalità difficili solo per un pubblico che fosse in grado di cogliere le difficoltà dell'esecuzione. In chiusura, credo che se un flautista vuole suonare un barocco filologico deve studiare il traversiere e se lo vuole suonare col flauto moderno è meglio scegliere vie interpretative simili a quelle di Gould o di Pollini quando suona il Clavicembalo Ben Temperato. Tentativi diversi fanno solo sorridere ... PS ... ma chi ha detto che ai tempi di Quantz non esisteva il doppio staccato? Forse il trattato di Quantz è stato solo sfogliato distrattamente.
  14. garyboldy

    Gazzelloni

    Pur non essendo ancora "nonno" ho avuto la fortuna di studiare per tre anni con Arrigo Tassinari, ormai ultra novantenne, ma ancora pieno di vita e in grado di dare tantissimi utili consigli. Per lui non esisteva una scuola italiana o una francese ... per lui c'erano i flautisti bravi e quelli meno bravi ... al di là di una semplice provenienza geografica. Graverini, che ho conosciuto bene, aveva un suono meraviglioso. Rotondo, pulito, incisivo e mai forzato e, per chi volesse ascoltarlo, consiglio l'incisione della Serenata per 5 strumenti di Goffredo Petrassi (Solisti di Teatromusica - Fonit Cetra). Come Graverini ... Ancillotti e qualche altro hanno retto bene fino agli anni ottanta il vessillo della scuola italiana e sono convinto che, a parte qualche trascurabile defaillance tecnica, non sfiguravano accanto ai colleghi d'oltralpe. Oggi ... i confini, le scuole .... non esistono più. Esistono flautisti globalizzati ... e gli italiani sono molto competitivi ... come non riconoscere il valore assoluto di Careddu, Loi e Oliva? Chapeau ... (il francese è d'obbligo)
  15. Non c'è mai una regola ... io credo che ognuno debba provare tutto il possibile per fare la scelta che gli sia più congeniale. Alcuni poi suonano benissimo con qualsiasi tubo che abbia l'aspetto di un flauto.
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