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  1. Il geniale codicologo veneziano che risponde al nome di Agostino Taboga continua a modificare, senza segnalarlo e senza dare spiegazioni, i post nel suo sito. Una vera e propria CIALTRONATA da quell’azzeccagarbugli lagunare quale egli è. Prosegue nell’aggiungere buffonate a buffonate smentendo, in numerosi casi, anche le assolute certezze che con grandeur mitomaniaca, aveva espresso in precedenza. Scientificità o squilibrio? NR
  2. Tutto ciò è grottesco. Perché perdere ancora tempo a star dietro a questo sfigato dilettante allo sbaraglio? Una pagliacciata dopo l’altra. Una infinita sequela di colossali minchiate. Che vada a farsi f******. NR
  3. Siamo sicuri che non ne abbia bevuta troppa ... di Cobra? NR.
  4. Precisamente. Inversione dell'onere della prova. NR
  5. Perdere la Trebisonda: trebiṡónda s. f. – Soltanto nella locuz. perdere la t., perdere la bussola, l’orientamento, cioè restare disorientato, frastornato, o anche perdere le staffe, cioè il controllo di sé: aveva perso del tutto la t.: pareva impazzire (C. E. Gadda). È parola di formazione pop., forse marin., con passaggio semantico non chiaro (forse per raccostamento a tramontana) del nome della città di Trebisonda, sul Mar Nero (anticam. chiamata Trapezunte, turco Trabzon), nota nei secoli del tardo medioevo per le vicende che la opposero agli Ottomani, e divenuta nella 2a metà del sec. 19°
  6. Dopo l'uscita estemporanea di qualche giorno fa in questo thread, oggi Agostino Taboga ci ha regalato sulla pagina FB dedicata a Luchesi (e a sua cura) questa perla di saggezza: Evidentemente la questione gli "ruga" e parecchio. Meraviglioso esempio di autolesionismo. Prosegua così Agostino perché Artifex, io e gli altri della banda dei "calunniatori" anti-bufalari ci stiamo divertendo un mondo. E un grazie anche a Luca Marcialis, Gaio Petronio della comunicazione internet. NR PS: ma non aveva detto che "non si curava di noi"?
  7. Però in questo caso, non ha resistito, chissà come mai ... 🤥 Lei si sbaglia. E' lei che deve provare la sua teoria dei cicli triennali di produzione della carta. Siamo ancora in attesa di leggere il suo studio. ... dimostrata dove? Lei non ha dimostrato nulla. Lei si limita ad enunciare ed annunciare. Come sarebbe a dire che non le tange se il suo contributo è "buono" o "meno buono"? La sua "modestia" nell'apportare "contributi" dovrebbe estendersi all'inserimento nel suo cosiddetto "Catalogo tematico" di quelle musiche che lei ha (ri)attribuito a Luchesi, il super geni
  8. Vacci piano con queste cose, Arty. Ricorda che qui il VERO problema è che l'autografo della Hob. I:50 non avrebbe generato alcun manoscritto "discendente". Un autografo "filologicamente sterile" come ci illumina il nostro codicologo-filologo veneziano. Qui non c’è un eiaculatore prodigio ma un autografo con il condom. 🤫 NR
  9. UNA NUOVA PISTA DI RICERCA La fossa settica della seconda casa di Haydn, filologicamente restaurata dalla Haydn-Gesellschaft di Eisenstadt, è senza dubbio il massimo deposito delle partiture di Luchesi falsamente intestate al plagiario austriaco. La lapide in lingua ungherese, liberamente tradotta dal prof. Scannabufale, attesta infatti che qui egli visse (e presumibilmente cacò) dal 1766 al 1778, gli anni della sua pretesa maggior produttività in campo sinfonico. Pare lecito dedurre che dopo la produzione dei falsi autografi costui si sbarazzasse dei pericolosi antigrafi luchesiani, redatti s
  10. Carlo Vitali in questo momento non può postare. Mi ha chiesto di farlo in sua vece. Questo e quello successivo sono suoi commenti. Senza dubbio ci attende una lunga e penosa immersione nel pozzo nero del palazzo di Eisenstadt per recuperare quei preziosi frammenti di partiture. Esaminando le filigrane e il ciclo triennale delle loro variazioni si potrà plausibilmente avere la certezza della datazione, della provenienza (cartiera di Crespano, specializzata nella produzione di "crespatina"), nonché della VERA identità del compositore: ANDREA LUCA LUCHESI. Una scoperta che non mancherà di
  11. Ma poi mi chiedo e soprattutto chiedo per l'ennesima volta ad Agostino Taboga che sappiamo direttamente o indirettamente "sbirciare" questo Forum: a quando FINALMENTE una pubblicazione che risponda a questo nome? Quando potremo leggere qualche cosa di “stabile" cioè qualcosa che non sia un infinito work in progress come, per esempio, il sito Andrealuchesi ecc ecc. dove va a correggere i suoi scritti dopo che "qualcuno" l'ha pizzicata in errore? E poi, non aveva promesso la pubblicazione di un saggio sulle carte e le filigrane salodiane? Che fine ha fatto? NR
  12. Quindi poteva non esserci un “effetto Christopher Lambert” dopo l'effetto Alba Parietti? NR
  13. Tutto dipende da questo: ma comunque VEROSIMILMENTE, dopo il 1774? Forse? NR
  14. Il problema è che Agostino Taboga crede veramente nelle cose che scrive e che tutti quegli avverbi e condizionali sono messi lì giusto perché, a differenza del padre che certo degli avverbi e condizionali del figlio non ne faceva uso, ritiene di attribuire e soprattutto far attribuire alla sua "ricerca" un carattere "scientifico". Come dire, siamo pur sempre nel mondo dell'approssimato, non c'è sicurezza totale di ciò che si afferma. Ma si tratta di un carnevalesco artificio narrativo e su di esso, infatti, casca l'asino, dal momento che ipso facto, quegli avverbi e condizionali portano a conc
  15. «Un milione di mosche non può avere torto» di Carlo Centemeri, con Paolo Congia, Michele Girardi, Riccardo Mannefei, Mario Tedeschi Turco, Carlo Vitali È un insolito approccio, quello del Taboga: cercare di convincere i lettori della bellezza della musica di Luchesi tramite un giudizio tributato da illustri testimoni, tra cui Charles Burney e il castrato Nicolini; ci si dimentica che non si è mai contestata al povero Luchesi la piacevolezza della sua musica, ma il fatto che si cerchi – da anni – di valutarne la grandezza compositiva attribuendogli rocambolescamente brani di
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