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Wittelsbach

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Tutti i contenuti di Wittelsbach

  1. Seratina serena tornando al mio antico amore: la DDR. Qui abbiamo Kochan, un compositore dal preciso percorso stilistico. Il Concerto per Violino e orchestra in re maggiore è del 1952, ed è una composizione neoclassica, che svaria da un neoclassicismo stravinskiano (primo tempo) a una maniera che ricorda Beethoven non solo nel piglio ma anche nella tecnica violinistica. La cantata di Birkenau, ispirata dalle vittime del campo di sterminio, è per mezzosoprano e orchestra, e porta la data del 1965: qui lo stile è decisamente cambiato. Siamo dalle parti di Eisler e Schoberg, cosa facilmente riscontrabile nei due Interludi. Stesso andazzo per la Sonata per Viola e Pianoforte, che è dell'87, e per la Musica per Orchestra n.2, ispirata a pensieri di Rosa Luxemburg, e spinta purtroppo su risultati senza sapore, con abuso dello xilofono e delle percussioni. Eccellenti tutte le esecuzioni, con menzione particolare per la Birkenau, diretta da Herbert Kegel nel 1975, col concorso del mezzosoprano Annelies Burmeister. Di cartello anche gli esecutori della Sonata: Alfred Lipka e soprattutto Dieter Zechlin. Meno noti il violinista Gunter Glass e il direttore Guhl, che ci donano una sapida e vivacissima interpretazione del Concerto, il pezzo che maggiormente ho apprezzato. Fa bene il suo lavoro, infine, la Filarmonica di Chemnitz con l'ignoto maestro Dieter-Gerhard Worm nel Rosa Luxemburg. Non so a chi dedicarlo... Chi lo vuole lo prenda...
  2. Una personalità accademica di tutto rispetto fu quella di Vincent d'Indy (1851-1931). La sua via? Una sintesi tra le lezioni wagneriane e i colorismi languidi dell'incipiente impressionismo. Il riascolto della cosiddetta Sinfonia delle Cevenne, risalente al 1886, è stato particolarmente soddisfacente. La composizione, in tre movimenti, segue la forma ciclica: il tema del canto montanaro delle Cevenne a cui D'Indy si è ispirato, e che viene enunciato all'inizio dalla calda voce del corno inglese, ritorna in tutti i tempi della Sinfonia, per subire una trionfante elaborazione sul finale. E' presente il pianoforte con un ruolo concertante non spiccato ma nemmeno comprimario, essendogli demandate figurazioni anche virtuosistiche ma tutte con un loro senso pittorico. Meno celebre il Jour d'eté à la montagne, poema sinfonico in tre tempi dedicato a una gita di montagna, sorta di corrispettivo francofono della Alpensinfonie. Qui sì che la fusione tra densità orchestrale e impressionismo raggiunge vette notevoli.
  3. "Le piace Brahms?" A Thomas Schmidt-Kowalski (1949-2013) Brahms doveva piacere. Moltissimo. Questo signore, scomparso nel 2013, era già stato presentato da me anni fa, proprio con questo disco. Ho (ri)scoperto di averne altri due, ancora incellofanati. Tutti e tre questi dischi sono stati pensati dalla Naxos tedesca, non so nemmeno se siano importati in Italia a meno di non comprarli da amazon (si trovano). Il libretto interno è soltanto in tedesco. E che fa costui? Un Brahms del Novecento. Anzi: del Duemila. E' una copia pedissequa dello stile, dell'orchestrazione, insomma di tutto. Visto che qui parliamo di Poemi Sinfonici, si tratta in un certo senso di un tradimento: Brahms non credeva nella musica cosiddetta "a programma". In pratica, è un fanta-Brahms. Sono composizioni risalenti all'intervallo temporale tra il 1980 e il Duemila. Ci sono tre poemi sinfonici per grande orchestra, con tanto di titolo, poi un'Elegia con viola solista, nonché le Impressioni e le Meditazioni per soli archi, che fanno ancora il verso a Brahms, ma quello delle Serenate. Cosa posso dire? Non mi va di definire "arte" questa musica impeccabilmente composta e strumentata. E' più artigianato, anzi oserei dire un calco, un falso d'autore congegnato con astuzia. Di più non saprei dire. Il compositore stesso dirige l'Orchestra Sinfonica di Lipsia, parenti poveri del Gewandhaus ma nemmeno poi tanto, a giudicare da quanto bene suonano. Ignoro le dinamiche produttive di questo e degli altri cd, che presentano invece sinfonie e concerti solistici che non conosco ancora. Un piacevole sottofondo per il lavoro, quantomeno. Qui una delle composizioni: @Madiel @Snorlax @Majaniello @giordanoted
  4. Visto che il boxone di Samson Francois, che ha quasi il doppio dei dischi, costa un terzo di meno, immagino correggeranno il tiro.. Tra parentesi: il box di Francois ha 15 cd più di quello che possedevo io!
  5. No... Non vedo perché dovrei regalare i miei contenuti ad amazon quando sarebbero molto più apprezzati qui!
  6. Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz? E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon! Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...
  7. Merulo mi manca totalmente... 😮
  8. A margine: assolutamente pertinenti le considerazioni sulle “false novità” di taluni infiocchettatori di dischi storici!
  9. Ma sì, era un paradosso! Un po’ di autoironia si vede! 🤣
  10. Comunque non l’ho detto prima, ma ho forte difficoltà a prendere sul serio uno che si veste in quel modo.
  11. Ne convengo! la realtiva brevità dell'opera mi ha aiutato, ma il Primo Atto l'ho trovato discretamente micidiale, paludoso. Alla fin fine, l'onesto Albrecht non credo abbia chissà quali colpe. Non sapevo che nella vecchia pubblicazione ci fosse il libretto!
  12. Quindi @giobar mai sentiti il Beethoven Quartet e il Borodin? Sai bene quale sia la mia inclinazione per i russi... Comunque hai proprio scritto quello che mi aspettavo scrivessi: un po' di sane impressioni d'ascolto!
  13. Der Schatzgraber, ossia il Cercatore di Tesori: è questa l'ultima opera di Schreker che ho ascoltato. Ed è quella di uno Schreker alquanto "normalizzato" rispetto a quello che di lui conoscevo. Andata in scena a Francoforte nel 1920, questa simpatica fiaba, benché come sempre arricchita di qualche scena scabrosetta, musicalmente si mostra piuttosto superciliosa e sofisticata rispetto alle contorsioni malsane di Irrelohe o Flamme. L'intreccio è il seguente: Questo pudico riassunto omette di dire che Els, quando "si concede", si spoglia completamente, indossando solo i famigerati gioielli. Bene o male, comunque, la storia è questa, ambientata in epoca medievale. In luogo del decadentismo, qui Schreker sceglie la via della iperraffinatezza: accordi intellettualoidi, impasti strumentali sofisticatissimi ed elitari, pseudoimpressionismi per ogni dove. Insomma: potremmo dirsi che gioca a fare il radical chic, abbandonando l'autenticità sfatta e decadente che illuminava i suoi lavori precedenti e che costituiva la sua cifra personale. Ma il clima in Europa stava cambiando: probabilmente il decadentismo non "tirava" più tanto. Sembra che quest'opera, all'epoca, fosse piaciuta parecchio. Viceversa, più avanti venne quasi negletta. Tra le sparute riproposte, ci fu quella dell'opera di Amburgo del 1989. Proprio da due recite della serie, il 24 maggio e il 2 giugno, arriva il materiale sonoro che compone questa registrazione edita dalla Capriccio e da qualche tempo ristampata con questa nuova Copertina, purtroppo ancora una volta senza libretto. Edizione dal vivo dunque: cosa che si percepisce dai numerosi rumori di scena, e dal personaggio della Regina, a cui il compositore non assegna un ruolo musicale ma che si vede in scena nell'ultimo atto, e qui se ne avverte la presenza perché elargisce ridicole sghignazzate in tutta la sua prima scena. Il livello tecnico è comunque buono. Musicalmente, occorre ringraziare Gerd Albrecht anche solo per averci consentito di fruire di questa musica: lui, come sempre, era in prima fila nel recupero di partiture desuete e dimenticate. Pure, la sua direzione è, nel Primo Atto, grigia, grammaticale, cupa e spenta. Con le scene di massa (l'impiccagione) del Secondo Atto, la temperatura aumenta e qualche buon momento è conseguito. Tuttavia, quella di Albrecht è una lettura troppo compassata per una musica così, che avrebbe bisogno di un'energia meno superficiale e di un gusto per la miniatura cromatica che il pur appassionato direttore non mostra di avere. L'orchestra e il coro, comunque, si comportano bene, con bel suono, con precisione, con ragguardevole tenuta. Parlando dei personaggi, ho provato a leggere quel che scrisse Elvio Giudici sulla Els di Gabriele Schnaut: parla di "consueto fraseggio monotono e privo di fantasia". Al che mi dico: doveva essere distrattissimo. Questo perché viceversa la Schnaut è molto varia, ispirata, ricca di gradazioni di accento e intensità nel dipanare le pieghe quasi psicopatiche della sua insana "personaggia". Dove sono più d'accordo, è sulla vocalità: davvero tanti acuti sono risolti con suoni stirati e piuttosto duri. Comunque la voce è morbida, bella e ampia, di bell'impatto. Più comune la voce del tenore liederista Josef Protschka, che negli anni Ottanta-Novanta ebbe qualche credito teatrale e discografico in Germania. Il timbro non sarà di quelli che si impongono al primo ascolto, ma emissione e tecnica sono pienamente all'altezza di quello che deve fare, con una linea nitida e robusta. In più, l'interprete supera anche la Schnaut per pertinenza sentimentale: il culmine è il convulso Quarto Atto, a cui segue una notevole resa della triste ballata che conclude l'Epilogo. Il cast maggiore vede Harald Stamm come autoritario e "autocratico" Re dal declamato aspro e possente; e Peter Haage, ben reputato Mime, un po' sfocato ad alta quota, ma capace di essere un Buffone di Corte svagato, intelligentissimo, guizzante. Tra gli altri, un po' troppo generico il sicario Albi del pur buon tenore schrekeriano Heinz Kruse. Ottimi invece il Balivo (funzionario) Hans Helm, il Giovane Nobile di Franz Ferdinand Nentwig e soprattutto il Conte e l'Araldo del luminoso baritono Urban Malmberg. @Madiel @Snorlax
  14. Io non lo nego: sui quartetti del Titano ho una cultura fin troppo bassa, ed è completamente imperdonabile questo fatto. Mi dimentico sempre di risentirmeli. E sì che i dischi non mi mancano: Alban Berg, Budapest, Guarneri (l'edizione decca, contenuta in una Beethoven Edition di Brilliant), Quartetto Italiano... A proposito, mi diverte la qualifica di per loro! 😁
  15. Mi sento di scrivere un po' perché l'organo bachiano mi appassiona. Ti ho citato Molardi perché mi è venuto in mente che è un moderno e un "moderato", e poi perché è mio amico, come del resto lo è Simone Stella. Fagius è molto interessante. Non fa cose strane, ma gli organi svedesi antichi che adopera hanno un sound "antico", rustico e pepato, tra i più particolari che abbia sentito in disco. Della Alain ho il cofanetto che hai sentito tu, e quello immediatamente precedente. Quest'ultimo in verità non l'ho mai sentito. Ora è stato ristampato pure il primissimo. Ma si può dire che non c'è da stupirsi sull'uso di organi storici (in tutti e tre mi pare!), se si pensa che un "vecchio" come Walcha, classe 1907, per le sue registrazioni insistette per utilizzare strumenti d'epoca: sull'organo c'è stato un pionierismo filologico da non sottovalutare. Vuoi sapere qual è una integrale che mi ha sempre incuriosito? Questa qui: Il mio interesse ha varie ragioni, alcune delle quali irrazionali: 1. Il prezzo: quand'era in vendita su jpc, era la più costosa sul mercato. 2. L'organista, amico di amici musicisti, molto considerato. 3. L'introduzione di Alberto Basso. 4. L'organo impiegato, che però non fa tanto al caso tuo: è uno strumento moderno, costruito tra l'83 e l'86 nella chiesa di Santa Maria Segreta a Milano, per volere di mons. Luigi Villa, storico parroco morto a 99 anni (!) nel 2009. E' uno strumento molto considerato, e ti basterà una sommaria ricerca per apprezzare le stagioni musicali di cui è perno, davvero intensissime. In tema di prezzo, la più economica per anni è stata la leggendaria edizione di Wolfgang Stockmeier, divisa in due cofanetti e pubblicata da Membran: dico "è stata" perché ultimamente il suo reperimento a buon prezzo si è fatto più problematico. In origine, era stata incisa dall'Electrola e occupava 26 LP, era la più completa mai uscita fino ad allora (1977-1980). Col tempo, il modo di suonare di Stockmeier ha prestato il fianco a qualche critica: è stato considerato più vecchio di Walcha da alcuni ascoltatori. Uno che tutto sommato mi mette curiosità è il dimenticato per eccellenza: In origine era più piccolo, e il cofanetto aveva una bella copertina dorata con un organo in mezzo. In seguito, Preston integrò alle registrazioni anni Ottanta delle aggiunte, terminate nel 1999: i cd così sono diventati 14. Di questi dischi si parla poco o pochissimo, sono stati sempre snobbati in quanto incisione molto parziale e non li ho mai visti tra i suggeriti. Occorrerebbe un ascolto. Tra quelle che posseggo c'è questa: A dir poco ipertrofica, contiene anche concerti con orchestra, che poi sono trascrizioni di quelli al clavicembalo. Ancora non mi ci sono buttato. Particolare bizzarro: l'impaginazione del libretto ha uno stile molto casereccio. I francesi di solito tendono a svagare quando fanno Bach, vedremo un po'... Poi c'è l'outsider: Ristampa del vecchio box Decca, organi americani: probabilmente quando uscì per questo motivo doveva essere vista come l'integrale più "diversa". Io non la possiedo ma conosco alcuni pezzi, in cui si sentono registri ad ancia molto spettacolari ma appunto molto americani. Da ultimo, chiudo con due vere curiosità, e qui si rientra nel pionierismo: Vari organisti e vari organi, tutti Silbermann antichi. Registrazioni in massima parte degli anni Sessanta, qualcuna dei Settanta e una del 1992. 16 cd, registrazioni 1970-1985.
  16. Come scopritore di pagine flautistiche non sei secondo a nessuno!
  17. Rientro in argomento con un'acuta citazione di uno scrittore di amazon, che definisce "vitruviano" il Beethoven di Askenazy:
  18. Rispolvero questo vetuston thread per segnalare quella che sembra una chicca: I quartetti beethoveniani nell'esecuzione di fine anni Sessanta del Beethoven Quartet russo. Vi faccio leggere le note di Aprosdoketon, un recensore di Amazon che starebbe benissimo sul nostro forum: Mi permetto di chiamare @Majaniello, vorrei sapere se ha mai fatto sui quartetti una retrospettiva come quella sulle Sonate. E già che ci sono, anche @giobar, che ha un sapere enciclopedico o quasi.
  19. Hanno pure lo stesso nome!
  20. Bene bene, vedremo. Tu 10 anni fa il cd con la sinfonia l’avevi un po’ stroncato. Un aneddoto interessante su Borries: era il primo violino dei Berliner quando costoro dovettero votare se reinsediare Fürtwangler o adottare Celibidache come direttore musicale. Borries fu l’unico orchestrale a votare per Celibidone! 😳
  21. Stefano Molardi e Hans Fagius forse. Io non nego di essere attirato anche dal Weinberger della cpo.
  22. il mio cd era quello che dieci anni fa...
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