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Wittelsbach

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  1. Sentirai, sentirai... Viceversa, le Bachianas Brasileras mi prendono meno, o almeno non tutte mi conquistano. Hanno la mia approvazione le sinfonie poi.
  2. Caspita, già non sopportavo la selezione di nove minuti proposta dal pianista Dalberto... Ora comunque... Il Corroboree di Antill è sempre stato un mio amoraccio. Spesso definito, con qualche ragione ma anche molta faciloneria, il Sacre australiano, questa suite compendia tutta una serie di sonorità che vorrebbero rievocare gli ancestrali rituali degli aborigeni dell'Oceania. Meno spinta la Outback Overture, anch'essa frutto di ispirazioni naturalistiche della savana australiana.
  3. A essere onesti, in gran parte della simpatica musica di Satie qui presente c'è poco o nulla: una specie di anticipazione del minimalismo, con reiterazioni continue in Vexations e nella Musique d'ameublement. Più interessante l' "Intermezzo Sinfonico" Relache, concepito nella forma del rondò e latore di frizzanti sonorità. Più succoso il pezzo da concerto di Hindemith, con le bizzarre sonorità del trautonium, a metà tra clarinetto e tromba. Un cd strano, forse più interessante per la bizzarria del programma che per reale contenuto musicale.
  4. Seratina serena tornando al mio antico amore: la DDR. Qui abbiamo Kochan, un compositore dal preciso percorso stilistico. Il Concerto per Violino e orchestra in re maggiore è del 1952, ed è una composizione neoclassica, che svaria da un neoclassicismo stravinskiano (primo tempo) a una maniera che ricorda Beethoven non solo nel piglio ma anche nella tecnica violinistica. La cantata di Birkenau, ispirata dalle vittime del campo di sterminio, è per mezzosoprano e orchestra, e porta la data del 1965: qui lo stile è decisamente cambiato. Siamo dalle parti di Eisler e Schoberg, cosa facilmente riscontrabile nei due Interludi. Stesso andazzo per la Sonata per Viola e Pianoforte, che è dell'87, e per la Musica per Orchestra n.2, ispirata a pensieri di Rosa Luxemburg, e spinta purtroppo su risultati senza sapore, con abuso dello xilofono e delle percussioni. Eccellenti tutte le esecuzioni, con menzione particolare per la Birkenau, diretta da Herbert Kegel nel 1975, col concorso del mezzosoprano Annelies Burmeister. Di cartello anche gli esecutori della Sonata: Alfred Lipka e soprattutto Dieter Zechlin. Meno noti il violinista Gunter Glass e il direttore Guhl, che ci donano una sapida e vivacissima interpretazione del Concerto, il pezzo che maggiormente ho apprezzato. Fa bene il suo lavoro, infine, la Filarmonica di Chemnitz con l'ignoto maestro Dieter-Gerhard Worm nel Rosa Luxemburg. Non so a chi dedicarlo... Chi lo vuole lo prenda...
  5. Una personalità accademica di tutto rispetto fu quella di Vincent d'Indy (1851-1931). La sua via? Una sintesi tra le lezioni wagneriane e i colorismi languidi dell'incipiente impressionismo. Il riascolto della cosiddetta Sinfonia delle Cevenne, risalente al 1886, è stato particolarmente soddisfacente. La composizione, in tre movimenti, segue la forma ciclica: il tema del canto montanaro delle Cevenne a cui D'Indy si è ispirato, e che viene enunciato all'inizio dalla calda voce del corno inglese, ritorna in tutti i tempi della Sinfonia, per subire una trionfante elaborazione sul finale. E' presente il pianoforte con un ruolo concertante non spiccato ma nemmeno comprimario, essendogli demandate figurazioni anche virtuosistiche ma tutte con un loro senso pittorico. Meno celebre il Jour d'eté à la montagne, poema sinfonico in tre tempi dedicato a una gita di montagna, sorta di corrispettivo francofono della Alpensinfonie. Qui sì che la fusione tra densità orchestrale e impressionismo raggiunge vette notevoli.
  6. "Le piace Brahms?" A Thomas Schmidt-Kowalski (1949-2013) Brahms doveva piacere. Moltissimo. Questo signore, scomparso nel 2013, era già stato presentato da me anni fa, proprio con questo disco. Ho (ri)scoperto di averne altri due, ancora incellofanati. Tutti e tre questi dischi sono stati pensati dalla Naxos tedesca, non so nemmeno se siano importati in Italia a meno di non comprarli da amazon (si trovano). Il libretto interno è soltanto in tedesco. E che fa costui? Un Brahms del Novecento. Anzi: del Duemila. E' una copia pedissequa dello stile, dell'orchestrazione, insomma di tutto. Visto che qui parliamo di Poemi Sinfonici, si tratta in un certo senso di un tradimento: Brahms non credeva nella musica cosiddetta "a programma". In pratica, è un fanta-Brahms. Sono composizioni risalenti all'intervallo temporale tra il 1980 e il Duemila. Ci sono tre poemi sinfonici per grande orchestra, con tanto di titolo, poi un'Elegia con viola solista, nonché le Impressioni e le Meditazioni per soli archi, che fanno ancora il verso a Brahms, ma quello delle Serenate. Cosa posso dire? Non mi va di definire "arte" questa musica impeccabilmente composta e strumentata. E' più artigianato, anzi oserei dire un calco, un falso d'autore congegnato con astuzia. Di più non saprei dire. Il compositore stesso dirige l'Orchestra Sinfonica di Lipsia, parenti poveri del Gewandhaus ma nemmeno poi tanto, a giudicare da quanto bene suonano. Ignoro le dinamiche produttive di questo e degli altri cd, che presentano invece sinfonie e concerti solistici che non conosco ancora. Un piacevole sottofondo per il lavoro, quantomeno. Qui una delle composizioni: @Madiel @Snorlax @Majaniello @giordanoted
  7. Le Rapsodie Ungheresi ci sono!
  8. Visto che il boxone di Samson Francois, che ha quasi il doppio dei dischi, costa un terzo di meno, immagino correggeranno il tiro.. Tra parentesi: il box di Francois ha 15 cd più di quello che possedevo io!
  9. No... Non vedo perché dovrei regalare i miei contenuti ad amazon quando sarebbero molto più apprezzati qui!
  10. Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz? E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon! Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...
  11. Merulo mi manca totalmente... 😮
  12. A margine: assolutamente pertinenti le considerazioni sulle “false novità” di taluni infiocchettatori di dischi storici!
  13. Ma sì, era un paradosso! Un po’ di autoironia si vede! 🤣
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