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Wittelsbach

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    Maschio
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    St. Florian
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    Conservatorio, ossia conserve di frutta e verdura

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  1. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    E non dimentichiamoci del grassissimo Jiri Ruzicka Ne La Piovra 6 interpretò il trafficante di droga turco Parbo.
  2. Le Maschere di Mascagni!

  3. Wittelsbach

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Veramente interessante, dal punto di vista storico, questa pubblicazione della Gala: l'unica altra registrazione delle Maschere di Mascagni è infatti un live della defunta casa Ricordi, il cui catalogo si è volatilizzato. Oddio, anche la Gala, a dire la verità, sembra un po' in fase di liquidazione, al punto che i suoi cd erano venduti a prezzi irrisori. Comunque, questa abbiamo, e non è impossibile da trovarsi su amazon. L'opera andò in scena nel 1901, e rappresentò da sempre un rebus per critica e pubblico, suscitando ripulse ed entusiasmi allo stesso modo. Il soggetto è quanto di più italiano fosse concepibile: una vicenda di matrimonio contrastato, protagoniste le maschere della Commedia dell'Arte. La trama, dall'ottimo GbOpera: Al mio ascolto, dico che le Maschere è il classico caso di genialità mal espressa. Poteva essere qualcosa di nuovissimo e formidabile: anche la forma del Prologo, con gli interventi recitati, era qualcosa che nell'opera del tempo non si era mai vista. Mascagni traduce questa libidine di comico in una specie di pastiche rossinian-mozartiano, salvo poi buttarci a capofitto i suoi mascagnismi riconoscibilissimi. Il punto è che la "cosa" che ne deriva è totalmente frammentaria: mi ha fatto l'effetto di minuscoli quadretti staccati l'uno dall'altro, senza la necessaria unità drammatica. I momenti più tipici, in cui il compositore lascia perdere la leggerezza comica per trasfondere, invece, il suo delirante e trascinante melodismo, sono ad esempio il Finale del Primo Atto (che profuma dell' "Inneggiamo" della Cavalleria Rusticana) e il duetto "Io son per la tua vita destinata", tra Rosaura e Florindo, al Secondo Atto. Un altro cascame ottocentesco è la presenza del buffo, che qui è Tartaglia. Il teatro Verdi di Trieste, l'11 novembre del 1961, montò dunque questo spettacolo, e tanto di cappello per il coraggio della direzione artistica, che poi ebbe la buona idea di affidarlo all'emergente Bruno Bartoletti. Il suono è inaspettatamente nitido, anche se non certo di qualità radiofonica. Bartoletti dirige con estro, dinamiche frizzanti e senso del teatro costante. Le parti più enfatiche vengono trattate con l'ironia di chi non si prende troppo sul serio, mentre gli episodi più comici e leggeri hanno tutta la ruspante grazia che ci vuole. L'orchestra suona bene e con una certa passionaccia, e così pure il coro si disimpegna bene. Non ho la minima idea di chi fosse il simpatico Giocadio che compare nel Prologo, comunque è molto bravo. Effettivamente, le cose stanno come dice GbOpera: inizia l'ouverture che viene interrotta dal capocomico e dalla presentazione dei personaggi, per poi ricominciare. I cantanti formano una compagnia di discreta caratura, idonea sia per capacità recitative che per risorse vocali, necessarie in parti spesso molto impegnative. Cesy Broggini era stata una deludente Desdemona nel 1954 alla Rai, accanto a Carlos Guichandut: non accade lo stesso con questa sua Rosaura, dominata con vocalità molto tonda e solida anche se non squisitissima, che viene a capo con facilità di ogni nota, non tutte facilissime. Pure come interprete si fa valere, anche se talvolta si prende sul serio, e carica le estasi del personaggio di una drammaticità un po' fuori misura. Accanto a lei, il modenese Ferrando Ferrari aveva debuttato subito dopo la guerra, e si sarebbe dimostrato tenore di sicuro eclettismo, con una certa vocazione per le parti poco frequentate. Il suo Florindo è cantato con un'espansione robusta e squillante, talora un poco imgombrante e "tenorile", ma di una certa simpatica e casereccia attrattiva. Particolarmente ben dominate, con emissione ampia seppure non rifinitissima, le pestifere difficoltà del Secondo Atto. In quest'opera, sono coinvolti con parti di rilievo altri due tenori. Arlecchino è Sergio Tedesco, singolare artista ligure che portò avanti una carriera parallela di tenore lirico-leggero e di doppiatore (fece un'infinità di film dagli anni Cinquanta fino a oltre i Duemila: il personaggio di Marcus Brody in "Indiana Jones e l'ultima crociata" ha la sua caratteristica voce). Questo dà la misura della sua versatilità in palcoscenico. Qui, è senz'altro il personaggio più pazzo, indiavolato ed estroso come interprete, e pure cantante si dimostra all'altezza, a parte un'antipatica tendenza ad aprire e schiacciare qualche acuto. Un'estrosità inaspettata la rivela invece Amedeo Berdini, di solito impiegato in parti di ben maggiore impegno vocale e, soprattutto, di tutt'altra indole umana. Tenore verdiano e verista, qui Berdini si muove benissimo anche nel clima comico, prestando ammicchi e sottintesi notevoli alla figura di Brighella, che tra l'altro ha una tessitura quasi baritonale. Il vero personaggio baritonale della situazione è Capitan Spavento: il soldato vanaglorioso e spaccone, una specie di Belcore ma ancora più pomposo, che Mascagni caratterizzò con una scrittura vocale ardua, acuta e con strumentale intenso. Ci volevano doti notevoli per comunicarne la "grandiosità", perciò non stupisca se in passato venisse affidato a Giorgio Stracciari o Luigi Montesanto. Ci vuole tecnica e, come diceva il loggione, "la canna". Giampiero Malaspina ce l'ha, eccome. La sua voce grande e ben emessa sormonta senza particolari problemi l'orchestra che gli sta sotto, e l'accento per giunta ha tutta la caricaturale boriosità del caso, creando un personaggio davvero riuscito. Elena Rizzieri è filiforme e simpatica come Colombina, e riuscite le caratterizzazioni del Pantalone dell'ottimo Antonio Cassinelli e del Dottor Graziano (che poi sarebbe Balanzone) di Michele Casato. Ma c'è gloria per un altro immenso artista: Afro Poli, cinquantanovenne, sulla breccia da trent'anni, scolpisce indelebilmente la minuscola figura di Tartaglia, tramutando il suo tartagliare in un sicuro strumento di divertimento. E' un'opera-curiosità! Non mancano i bonus, stavolta eccelsi: una serie di brani mascagnani di tenori del passato, come Giuseppe Taccani, Dino Borgioli, Enzo De Muro Lomanto e Tito Schipa. @Pinkerton
  4. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Ma quelle tabelle cosa sono?
  5. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Le perle di vissuto di kraus sono piccoli capolavori. Ecco, l’ho detto.
  6. Wittelsbach

    RICHARD STRAUSS

    Il buen retiro di Garmisch! 😍
  7. Wittelsbach

    Il "Caso Luchesi"

    Ne approfitto per un memento alleggerente, a suo tempo profuso dall’ottimo @artifex
  8. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Grazie a tutti per le dediche.
  9. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Replico con questa versione di Theo Adam con Karl Richter. Klaus Mertens non mi è mai piaciuto...
  10. Sintetica narrazione del Capriccio di Bohm dal vivo

  11. Wittelsbach

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Accanto all'italianume, continuo con Strauss. Che credevate? Membran nel suo primo boxino mette questo Capriccio ripreso nel 1960 alla Staatsoper viennese. Si tratta di recite da sempre caratterizzate, a quanto mi risulta, dal suono abbastanza precario in ogni sua incarnazione discografica. Sicuramente non si tratta di microfonatura radiofonica, ma di una qualche specie di registrazione amatoriale. Che dire? Il Bohm alle prese con Capriccio lo godiamo molto meglio nell'edizione ufficiale DG degli anni Settanta. In ogni caso, è difficile passar sopra alle prove notevoli che sentiamo qui da parte di orchestra e cast, così abbiamo il risultato singolare di un'edizione ottima ma prescindibile, oppure prescindibile ma ottima. Quindi scriverò con uno stile più asciutto e più sintetico. Naturale: anche qui Karl Bohm si mostra a suo agio sul terreno straussiano, con una propulsione leggera e complice negli accompagnamenti di questo pastiche settecentista, senza illanguidire troppo le tinte ma prediligendo una narrazione sana e svelta. Elisabeth Schwarzkopf era interprete, come si suol dire, di riferimento per questa Contessa, e anche qui profonde la ben nota sapienza espressiva, centellinando espressioni calibratissime in ogni frase, anzi in ogni parola, con la souplesse di chi si trovava nel proprio naturale elemento, e per giunta galvanizzata da un clima scenico non comune. L'altra donna, Christel Golz, era un gran sopranone drammatico votato alle scritture più impervie di Strauss, e purtroppo condotto a un subitaneo declino da una tecnica non perfetta assommata a un repertorio massacrante. Qui è spostata sull'attrice Clairon, la cui scrittura mezzosopranile la esenta da acuti impossibili e ne esalta l'ancor bella compatezza di un registro centrale d'impatto, oltretutto con un fraseggio insolitamente serio e partecipe, anche se per fortuna non serioso. Molto grandi il musicista e il poeta. Anton Dermota e Walter Berry, difatti, con le loro splendide voci, il reciproco affiatamento e la naturale scaltrezza nel porgere i fonemi, scolpiscono due divertenti e immedesimati ritratti, molto arguti e coinvolgenti dall'inizio alla fine. A 63 anni, Paul Schoffler era un po' al traguardo, e qualche fatica vocale si sente, nel suo La Roche. In ogni caso, l'artista, ancora in possesso di un bello strumento, se ne serve per creare un carattere nostalgico e disincantato, con un'arguzia comica che non sempre dimostrava. E' abbastanza vivace anche il Conte di Hermann Uhde, cantante poi morto prematuramente. L'ho sempre stimato, tende un po' a wotaneggiare e a esprimersi con un tono altisonante, ma la sua caratterizzazione merita rispetto. Rispettabile anche lo stuolo di parti minori, tra cui un bravo Giuseppe Zampieri come Cantante Italiano.
  12. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Vabbè, vi dico che ieri ho iniziato il mio ascolto di una delle opere più strane mai scritte
  13. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Quadriadi? Giordy scusa se mi permetto, ma proprio tempo fa ti eri inalberato quando Maiacoschi ti aveva detto scherzosamente che avevi citato Masur per fargli dispetto, e tu gli avevi detto tipo che non era il centro del mondo. Alla fine andate più d'accordo di quando non sembri...
  14. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Che poi, oltretutto, il Belder non tastierista ma direttore ci ha dato dei Brandeburghesi orchestrali forse non di primissima scelta ma quantomeno ben impostati e non accademici ed essiccati. Certamente non personali, ma inseriti nella normale scuola interpretativa period instruments. Su Rameau, credo si muoverebbe bene pure Niquet.
  15. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Ricordavo bene: avevo scritto una recensione, ormai sette anni fa! Per leggerla, cliccare la freccetta obliqua in alto a destra.
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