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Wittelsbach

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    Conservatorio, ossia conserve di frutta e verdura

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  1. Wittelsbach

    Recensioni cd, registrazioni varie etc.

    Confermo sulle registrazioni assurdissime, imbastendo il mio canale youtube anni fa ho scoperto di possedere una Quinta di Mendelssohn diretta da Paray e naturalmente ce l'ho messa subito. Sul Masur di quei dischi (ma anche delle sinfonie per archi giovanili) concordo. La "normalizzazione" di masur cominciò solo pochi anni più tardi, con (per esempio) le sinfonie di Brahms incise per Philips, il primo ciclo, non so neanche se si trovi facilmente in cd, ma mio padre l'aveva in LP e lo conosco bene. Una precisazione: Abbado con Mendelssohn non è anni Settanta ma Ottanta.
  2. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Mendelssohn: Scozzese, Ebridi ed estratti dal Sogno di una notte di mezza estate London Symphony, Peter Maag
  3. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Volentieri, avevo giusto scoperto per puro caso quelle cose di Munchinger e credevo fossero delle pure curiosità etnografiche, tipo la Quarta di Bruckner fatta da Karl Richter.
  4. Wittelsbach

    Il vostro prossimo acquisto musicale

    OT: non mi va più spotify! E non so perché.
  5. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Albrecht e soprattutto Weller li cancellerei dall’elenco. Weller oltretutto nemmeno faceva le ricerche di Albrecht.
  6. BWV 9: Es ist das Heil uns kommen her Organico strumentale: flauto traverso, oboe d'amore, violino solo, archi (2 violini, viola), continuo E' VENUTA A NOI LA SALVEZZA Strutturata come una tipica Choralkantate del 1724-inizio '25, la BWV 9 è in realtà posteriore di almeno sette anni: dovrebbe essere stata composta tra il 1731 e il 1735. Bach da tempo aveva terminato il suo ciclo di Choralkantaten, chiusosi con la BWV 1: perché scriverne un'altra? E' semplice: in occasione della Sesta domenica dopo la Trinità del 1724, Bach non era a Lipsia ma in trasferta a Cöthen. Anni dopo, gli pareva brutto che il suo ciclo di Choralkantaten fosse rimasto senza una domenica, così decise di risolvere il problema con questa cantata basata su un inno di Paul Speratus. Queste mie laconiche righe di scrittura vi introducono al coro inaugurale, che è una composizione del "modello" consueto bachiano di "cantata di corale". L'apertura è per una specie di concerto per oboe d'amore, flauto e archi, che ricorda sorprendentemente i Brandeburghesi. La scrittura concertante è l'ossatura portante di tutto il brano. A essa, si aggiunge un'altra impalcatura: il canto fermo dell'inno, attribuito alle voci sopranili. Sotto di loro, tre linee musicali a imitazione sono di competenza delle altre voci corali. Abbiamo un Bach la cui sapienza strumentale e contrappuntistica raggiunge vette sbalorditive. Segue un recitativo del basso. Assieme ad altri due, sempre per solo basso e continuo, questo recitativo forma una sorta di "sermone", intervallato dai momenti di meditazione costituiti dalle arie. La prima di esse, Wir waren schon zu tief gesunken, è una cantilena dai toni patetici, caratterizzata da una tonalità minore, una languida melodia del violino solista: parla degli "abissi del peccato" in cui si sta sprofondando, peraltro tratteggiati dai disegni discendenti del violino e dai ritmi a sincope del continuo. Prosegue il sermone col secondo recitativo del basso, a cui segue la seconda aria, in realtà un duetto tra soprano e contralto: Herr, du siehst statt guter Werke. Qui lo stile moderno e lo stile antico convivono con grande cura: anche se l'ascoltatore fatica ad accorgersene (e qui, secondo la critica, si pone la nobilitate del compositore), il duetto è concepito con una struttura contrappuntistica molto complessa e rigorosa, fatta di canoni e doppi canoni che le voci ingaggiano non solo tra di loro ma anche con il flauto e l'oboe che le accompagnano, con l'elementare basamento del continuo. La struttura è più semplice nella sezione mediana, che vede gli strumenti raddoppiare i (o le) cantanti, anziché intraprendere linee contrappuntistiche in proprio. Terzo e ultimo sermone del basso col recitativo, ci siamo: infatti si termina con un corale di quelli conclusivi che conosciamo, e che ha la particolarità di una parte del basso più "mobile" anziché in omofonia con le altre. Forse non una di quelle cantate bachiane davvero immense, ma tuttavia testimonianza del magnifico mestiere artistico di Johann Sebastian. Testi cantati, discografia e altro sulla BWV 9
  7. Non ci penso proprio. Grazie anche a te Pol!
  8. Sì, infatti è mi maggiore... Grazie a te. Mi "aiuto" col libretto dell'edizione discografica, con fonti internet e, molto più spesso, con i miei personali "ragionamenti". Le Cantate di Bach sono tante, tantissime, e molte sono quelle che non ci sono rimaste purtroppo. Mio compito sarà farvi "viaggiare" in un mondo che può sembrare impenetrabile, quello della gebrauchsmusik sacra settecentesca a Lipsia. Spero tanto di non deludervi!
  9. Il mio progetto prosegue: ultimata l'analisi della BWV 8, una cantata che suggerisco a tutti di ascoltare perché è stupendamente bella

  10. BWV 8: Liebster Gott, wenn werd ich sterben? Organico strumentale: corno, flauto traverso, 2 oboi d’amore, archi (2 violini, viola), continuo DIO MIO, QUANDO DOVRO' MORIRE? Scritta per la Sedicesima domenica dopo la Trinità, questa cantata ebbe la prima esecuzione il 24 settembre 1724. In successive riprese, Bach alterò in re maggiore il mi maggiore d'origine: nell'esecuzione proposta, come in quasi tutte quelle sul mercato, si segue la prima versione. Problematiche testuali a parte, si tratta di una cantata straordinaria, una di quelle in cui Bach mise in atto accorgimenti musicali in certi casi davvero di rottura. E' una Choralkantate, e l'ìnno chiesastico su cui è basata fu scritto da Caspar Neumann. Il tema della morte, dominante nei testi, è trattato con una serenità, una fiducia davvero singolare. Basta sentire il superbo coro d'apertura per rendersene conto: ritmo in 12/8, archi pizzicati, dolci melodie dei due oboi, un flauto che rintocca a mo' di campana. Il cantus firmus dei soprani enuncia la melodia del corale, composta (se può interessare) da un certo Daniel Vetter nel 1695. Un corno la doppia con discrezione, mentre il coro ricama sotto, senza comunque fare troppi ghirigori. "Un cimitero cosparso di fiori in primavera": così Philip Spitta descrisse l'impressione mentale suscitatagli da questo brano davvero straordinario, e trovo senz'altro geniale questa immagine. I pizzicati, stavolta affidati al continuo, tornano nell'aria per tenore immediatamente successiva: anche qui qualcuno ha trovato una suggestione "campanaria" in questo accompagnamento (e io ce la trovo anche in certe incredibili note staccate e pausate richieste al cantante), mentre la melodia dell'oboe d'amore solo dipinge l'agitazione dell'uomo al cospetto con la morte, Un evocativo ancorché semplice recitativo di contralto e archi funge da introduzione all'aria che segue, e che ineditamente accoppia il timbro del basso alla voce garrula del flauto traverso: Doch weichet, ihr tollen, vergeblichen Sorgen! è una delle arie di Bach che fin da ragazzino mi colpirono, quando ne ascoltai l'esecuzione demandata alla morbida ed espressiva voce di Kieth Engen, accompagnata da Richter e dai Solisti della Settimana Bach di Ansbach. Pure Max von Egmond è in ogni caso ottimo, e rende bene il carattere quasi cortigiano dell'aria, una giga dall'atmosfera rarefatta e gioiosa, arricchita da numerosi passaggi vocalizzati, che dipingono un clima di serena accettazione dell'Ultima Ora. La cantata si chiude con uno scarno recitativo di soprano e continuo, poi col consueto corale, che ha la particolarità di conservare, con marginali mutamenti, non solo la melodia ma anche l'armonizzazione originale di Vetter: i soprani introducono, e il resto del coro risponde a ogni verso, in un clima quasi marziale e quasi trionfante. Una cantata di sublime bellezza. Testi cantati, discografia e altro sulla BWV 8
  11. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    E allora sentiti questa. Io l'ho anche cantata in concerto, la parte da baritono beninteso.
  12. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    E allora ci aggiungo uno meno noto ancora: il norvegese Johan Svendsen (1840-1911) Ci incappai una decina di anni fa quando, voglioso di sorprese e con un decimo della conoscenza che ho oggi, presi a scatola chiusa questo disco attratto dal basso prezzo: Mi sembrò di stile e concezioni tipicamente brahmsiane.
  13. Quella che hai postato ha momenti di potenza memorabile
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