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Wittelsbach

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    St. Florian
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    Conservatorio, ossia conserve di frutta e verdura

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  1. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Cofanetto 50 anni Filarmonica di Liegi CD 2 e 4 Joseph Jongen: Passacaglia e Giga op. 90 direttore Fernand Quinet François Joseph Gossec: Grande Messe des Morts Coro della Radio Belga (maestro: Gilbert Ernst) Solisti vari Sinfonia a 17 parti per orchestra B 91 direttore Jacques Houtmann Metto insieme questi due dischi perché il Requiem di Gossec è spezzato tra i due. Come primo riempitivo, abbiamo anzitutto un ennesimo lavoro di Jongen, che si conferma autore tendenzialmente ponderoso, accademico, anelante a un contrappunto di origine organistica. Registrazione in mono del 1962, presumibile la provenienza comune all'altro cameo di Fernand Quinet, che giostra bene il traffico. Piuttosto imponente è il Requiem di Gossec, autore non secondario nel classicismo francese ma tutto sommato marginale in quello europeo. La composizione, malgrado la destinazione, ha una certa varietà di caratteri. In ogni caso, non è proprio originale, e in un punto c'è un vero e proprio plagio dello Stabat Mater di Pergolesi. Solisti piuttosto attendibili, con una menzione d'onore per il dolce e flautato soprano Lia Jacqueline Rottier, e una di disonore per il basso, Louis Hendrikx, già apparso come Gessler nel Guglielmo Tell di Gardelli e decisamente scarso. La direzione di Houtmann è certamente al di qua di qualunque prassi filologica (siamo nel 1975, e l'incisione è stata prelevata in licenza dalla campanilistica casa discografica Musique en Wallonie) e non proprio leggera. Stesso discorso per la resa della Sinfonia, scritta in forma classica e caratterizzata già di suo da poca organicità e coesione compositiva. L'incisione, sempre MeW, stavolta è del 1971. La qualità fonica di entrambe è discreta ma non d'avanguardia.
  2. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    A questo punto beccati anche il Terzo in edizione rara (non bis), dal mio canale!
  3. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Io non l'avevo mai sentito, pensa un po'. E capisco un po' il perché.
  4. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Cofanetto 50 anni Filarmonica di Liegi CD 2 César Franck: Psyché (poema sinfonico per coro e orchestra) Coro della Radio Belga Joseph Jongen: Terza Suite "In stile antico" op. 95 direttore Paul Strauss Se le musiche di Franck fanno parte del piccolo ciclo di registrazioni Emi del 1975, tutte dedicate al compositore, la Suite di Jongen ci arriva in licenza addirittura da un vecchio vinile della casa editrice Musica Magna, probabilmente mai riversato in cd, di suono appena decente e di datazione sconosciuta, ma collocabile tra il '67 e il '77, anni di permanenza del direttore americano Strauss a Liegi. Psyché è un imponente (50 minuti circa) poema sinfonico con una parte per coro. Tuttavia, ne esiste anche la versione "ridotta", senza la scrittura corale, che fu incisa persino da Arturo Toscanini. Strauss, coi belgi alle prese con musica "loro", sceglie la stesura integrale, limitandosi a una lettura corretta, puntigliosa ma scarsamente significativa. Allo stesso modo è risolta la paludatissima, pseudobachiana suite di Jongen, che risulta oltremodo pesante. Potete sentirla qui, se proprio volete:
  5. Wittelsbach

    Confronti

    Aggiungiamoci un Ferruccio Tagliavini, che pure tramuta "pallore" in "beltà" (!?), mandando a catafascio la rima con "amore"
  6. Wittelsbach

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Subito dopo la morte di Montserrat Caballè, il sempre provvidenziale operadepot mise in download gratuito questa recita del Covent Garden, come vedete già stampata dalla divertente etichetta Bella Voce. Sono riuscito ad ascoltarla, e ve ne faccio omaggio. Il suono è uno stereo molto dozzinale, dominato da un rumore costante di "frittura" ben poco dilettevole. Non il massimo, occorre convenirne. Mettiamo fuori dall'uscio anche l'orchestra: l'onesto Anton Guadagno è un organizzatore sostanzialmente inesistente, batte il tempo e poco più, oltre a ratificare omissioni e tagli dei da capo che potevano essere accettabili solo vent'anni prima. Il coro è discreto musicalmente, ma totalmente carente nel colore timbrico e nell'espressione. Naturale che la Leonora della Caballè sia la ragion d'essere della pubblicazione. Eppure, l'inerzia interpretativa della catalana tarpa le ali all'affascinantissimo personaggio. L'autorità esecutiva, dirompente fin dall'aria di sortita, non si concretizza in una dimensione interpretativa palpabile. I recitativi sono imbambolati, e i cantabili esalano un "cantarsi addosso" molto tipico della Caballè di quegli anni. Tanto sapeva che avrebbe raggranellato oceanici applausi ovunque e qualunque cosa cantasse, non le serviva impegnarsi. Un vero peccato, dato che anni prima nella stessa parte con Tucker era stata assai meglio. E' più interessante, se vogliamo, il poco fortunato Carlo Cossutta. La linea vocale è quasi quella di un Bergonzi in minore: timbro non memorabile ma virile, emissione solida e ben impostata, abbastanza dolce e controllata sul passaggio di registro. Bergonzi, pur con maggiore perfezione, è il referente diretto dell'esecuzione cossuttiana. L'accento segue grosso modo la stessa linea: fiero e nobile, anche se non sempre ispirato. Il do della Pira è portato a casa onorevolmente, così come l' "Ah sì ben mio". Un Manrico d'alto livello per uno spettacolo teatrale. D'alto livello anche il Conte di Sherrill Milnes, che del resto aveva giocato bene le sue carte in studio con Mehta cinque anni prima. Dal vivo mostra uno o due gradi di calore in più, cantando tutto magnificamente anche se, si sospetta, con un pizzico di genericità. Solida e scultorea Irina Arkhipova, anche se la sua Azucena preferisce evitare il do sovracuto che era nel suo bagaglio. E' piuttosto grifagna nell'interpretazione, ma capace anche di belle notazioni introspettive. Richard van Allan, proprio lui, è un discutibile Ferrando, che se la cava meglio in alto che al centro e in basso, dove le note diventano aperte e sgradevoli a causa del metodo di canto estremamente manchevole. I comprimari portano a casa la serata con storpiature varie dell'italiano.
  7. Wittelsbach

    Mahler

    In questo periodo ho ascoltato, con qualche distrazione, il Mahler di Sinopoli. Forse non è tutto sullo stesso livello. L'Ottava mi è rimasta poco impressa, e questo nonostante un cast di cantanti che annovera una celestiale Cheryl Studer. Ho amato, viceversa, Sesta e soprattutto Settima, che mi è piaciuta per la libertà ritmica.
  8. Wittelsbach

    Nuova offerta speciale su cd e musica

    Quei concerti lì, li posseggo in dischi singoli. Li ho ascoltati solo una volta, e personalmente non ho più voluto riprenderli. Mi hanno annoiato, mea culpa!
  9. Wittelsbach

    Nuova offerta speciale su cd e musica

    Chi non le piglia è un delinquente. Me l'ero accattate almeno otto anni fa spendendo ben di più... 😟
  10. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Coffret Anniversaire 50 Ans Orchestre Philharmonique de Liège Avevo comprato anni fa questo immenso cubone, spinto da un'offerta di @L'Orfeo (ma 'ndo stai?) a prezzi davvero bassi. Oggi spunta quotazioni di tutto rispetto, confermandosi prodotto da collezione. Edito da Cypres, il cofanetto comprende registrazioni dell'orchestra di Liegi, dal 1962 ai giorni nostri, con un repertorio variegato anche se in massima parte francesizzante o addirittura belga (e mi pare giusto). La Sinfonia in re minore di Franck appare almeno tre volte e forse di più. Varie registrazioni sono captate radiofonicamente, altre invece furono realizzate da Emi-Pathè e concesse in licenza per questo box celebrativo. Non so se vorrò ascoltarlo tutto, ma intanto ho iniziato. Superfluo precisare che in tutti i dischi suona l'orchestra in questione. CD 1 Joseph Jongen: Concerto per arpa e orchestra Mireille Flour, arpa direttore Fernand Quinet César Franck: Il Cacciatore Maledetto, Les Eolides, Variazioni Sinfoniche, Les Djinns Aldo Ciccolini (!), pianoforte direttore Paul Strauss Tanti belgi, nel repertorio di Liegi. Troviamo un pezzo di Jongen, un conservatore nato nel 1873, dalla severa e rigorosa formazione organistica. Il Concerto per arpa del 1944 è in due soli movimenti, e ha un impianto decisamente prevedibile e squadrato. La registrazione del 1962 è un mono, di evidente derivazione radio. A dirigere è Fernand Quinet, conduttore stabile dell'orchestra dal '60 al '64. Molto meglio le successive registrazioni, quantomeno dal lato fonico: risalenti al 1974-75, sono di provenienza Emi, e almeno in parte ricomparse in occasione del box antologico su Ciccolini dell'etichetta rossa. Sono i principali poemi sinfonici di Franck, compresi i due col pianoforte. La gloria nazionale belga andava adeguatamente celebrata. Peccato che l'americano Paul Strauss, megadirettore dal '67 al '77, sia non poco blando, limitandosi a una competenza scarsamente appassionata nel gestire questi cromatismi. Ciccolini è il grandissimo di sempre, e avrebbe meritato migliore accompagnamento.
  11. Wittelsbach

    Beethoven

    Io non ho mai capito come mai Carlos Kleiber venga considerato così “altro” rispetto a molti suoi colleghi. Voglio dire: perché? Io, forse troppo semplicemente, mi limito a ritenerlo un grandissimo interprete di molte musiche, e a sostenere come lui fosse anzitutto un direttore da vedere. Il gesto suo, a mio sommesso parere, è il gesto perfetto o quasi, che potrebbe apparire scolastico o perfezionista mentre in realtà è l’unico gesto possibile per far suonare un’orchestra quasi da soladandole tutte le sicurezze necessarie, come un cuscino.
  12. Wittelsbach

    Beethoven

    Quella di Konwitschny è stata la mia prima Eroica da piccolo, su lp della Fontana Argento
  13. Wittelsbach

    Palestrina - Princeps Musicae

  14. Wittelsbach

    Musica sacra antica

    I responsori di Da Victoria!
  15. Wittelsbach

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Questa è roba fina, davvero!
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