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Stefano Conti

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Su Stefano Conti

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    Io e pochi eletti
  • Compleanno October 8

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    Maschio
  • Luogo
    Paperopoli
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    La bellezza, sia assoluta che relativa. Il flauto. Letteratura. Natura. Montagna.

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  1. Non lo so...mi piace il tempo con cui canta questo brano, brano che non nasce affatto come pezzo lirico.
  2. Sono perfettamente d'accordo e ho avuto modo di ascoltare entrambi in concerti dal vivo.
  3. Bellissima voce ma la preferisco con un tempo più scorrevole.
  4. Forse qui trovi una risposta: Sentiamo da Gazzelloni stesso il racconto della sua collaborazione con i nuovi compositori, che si svolgeva nelle aule dei corsi estivi di Darmstadt : “Loro scoprirono delle possibilità nuove su di me e un suono completamente particolare che non era quello di una scuola. Un suono che avevo creato io stesso sul vibrato del violino, del violoncello, non sulla vecchia scuola francese: Io ammetto che sia stata una bella scuola, ma era “vieille manière” di suonare il flauto e per me non andava bene e non rappresentava il mio ideale. (…) Noi saltammo il fosso, come si dice, superammo Schönberg, Berg, Stravinsky, tutte quelle scuole, noi le superammo e cominciammo a creare qualche cosa, a discutere ogni sera su che cosa si poteva scrivere, che cosa si poteva fare di nuovo, perchè era passata una guerra, bisognava rifare un mondo nuovo, perchè veniva fuori una generazione nuova alla quale noi dovevamo dare qualche cosa per un mondo nuovo nel campo della musica. Cosa facevo io con loro ? stavamo insieme e mostravo la tecnica durante la lezione. (…) Ma i primi pezzi nacquero come improvvisazioni. Come scrivevamo la musica ? Non si scriveva quasi niente : delle piccole note, degli appunti sugli spazi e quindi si incominciava a improvvisare, stando attenti solo alla serie, che non venissero fuori le ottave, e quelle cose che sappiamo benissimo nel campo della musica seriale. E comincia questa interpretazione con bel suono, con suono rude, con tecnica particolare, con doppie note, e io dicevo ‘Guardate, si può fare anche questo …’. Ci fermavamo durante gli esperimenti che facevamo in pubblico e il pubblico erano i giovani compositori, tutti interessati a creare qualcosa di nuovo e quindi ecco che comincia un po’ la Gazzelloni-Musik, perchè io davo qualche cosa, qualche idea per scrivere, e allora loro cambiavano. Questa era la cosa importante di allora: l’interprete che suggeriva al compositore, che gli dava la possibilità di poter ampliare una frase con i suoi suggerimenti, e poi magari nella frase procedeva con l’indicazione “improvvisazione”. Le “improvvisazioni” potevano essere anche come quelle di Earle Brown, che era con noi allora e che scriveva soltanto dei puntini piccoli, o più o meno grandi, quadratini, dove le note potevano essere staccate, meno staccate, vibrate, lungo uno spazio lungo, una lunga riga e magari con una “V” sopra per indicare che cominciava un vibrato. (…) I ragazzi nuovi che venivano cominciavano a scrivere perchè c’era anche questo interprete [lui stesso] che poteva superare le difficoltà, che aiutava i ragazzi anche a stendere delle idee. Con noi c’era John Cage, che si metteva lì col tam-tam, e io suonavo insieme a lui: c’era talmente una concentrazione di idee che partivamo insieme con delle note che sembravano l’oscillazione del tam-tam. Da questo poi nascevano periodi di composizioni veramente di altissimo livello. Poi si raccoglieva tutto questo materiale, si cominciava a stendere sul pentagramma.” (G. Petrucci e M. Benedetti, Severino Gazzelloni, Pagano, Napoli, 1993.)
  5. Una lezione di Pahud.
  6. Uno dei miei preludi e fuga preferiti del sommo Bach.
  7. Sonata di Poulenc
  8. La più bella esecuzione che conosco della Sonata per flauto di Poulenc.
  9. Un gran bel suono di flauto. Due minuti di poesia.
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