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nonna abelarda

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Su nonna abelarda

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  1. E' il figlio di un autore di cazoni napoletane e si sente... Quanto a Passio et Resurrectio direi che è un "replay", o se preferite un'operazione polpettone sette-otto-novecentesco, dove riciclare quel che si è già scritto per altre occasioni... I napoletani mi fanno simpatia, ma il sacro folklore mi lascia perplessa. Non ho mai capito come ha fatto ad arrivare a comporre la Mass world peace insieme a compositori del calibro di Penderecki, Menotti, Schnittke e Matsudaira... Un amico compositore, forse con invidia, dice che in Italia c'è il Vaticano...
  2. Tradurre è un pò tradire dice Roland Barthes ne "L'ovvio e l'ottuso" e visto che conosceva anche la musica, oltre la semiologia, ci possiamo credere. Quanto all'agogica, puff, puff, continueremo a leggere di tutto e di più. Ti consiglio una sana lettura “Pensare la musica oggi ” di Pierre Boulez. Se invece ti vuoi fare due risate leggi "I grotteschi della musica" di Hector Berlioz. Se proprio resti avvinto nei dubbi, segui il consiglio di Carosone e "pijetene na' pastiglia..." (come si è capito non sono napoletana, ma il concetto è quello). Bonne nuit mon petit chou. La nonna
  3. nonna abelarda

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    ...ma è un idiofono!! Pardon, mi è sfuggita l'alliterazione, ma era trooooppo divertente. Notte, cugino.
  4. László Halmos, Messa in si minore, sicuramente semplice, certamente rapida e indolore... almeno per il direttore.
  5. ciao nonna, grazie a te ho conosciuto F.B.Conti, Languet anima mea. Bellissimo!

  6. No ghe xe mae, el puteo... Nonna
  7. La fonte è diretta, l'ha raccontato lo stesso Miskinis, piuttosto raffreddato e in uno strano inglese del baltico, al corso voci del '900 dell'ACT.
  8. Vero, il brano è di per sé piuttosto semplice, più difficile è renderlo "leggero e saltellante" al limite del sincopato, ma l'autore (per sua stessa ammissione) lo vuole così. Del resto l'ha scritto in 5 minuti dopo una noiosa coda in auto...
  9. Pensavo proprio che Graden abbinasse la discesa in Italia ad un master sulla direzione, peccato. In compenso ho visto che con il suo coro eseguirà la messa per doppio coro di Frank Martin, sarà un bel sentire.
  10. Ci sarai anche ai master dell'INCONTRO INTERNAZIONALE POLIFONICO Città di Fano ?? Se hai intenzione di approfondire la direzione cogli l'ottima opportunità per vedere il bravissimo M.o Graden al lavoro, oltretutto è anche simpatico! Buon lavoro e raccontaci i tuoi progressi.
  11. Ho letto che Evelyn Glennie è "non udente" o meglio non può percepire il suono per via aerea, ma solo per via ossea. Ascoltando quel che riesce a fare...c'è da restar di sale! Brava, brava, brava.
  12. Di solito le prove di ammissione a medicina sono a fine agosto o a settembre, quindi mi perdonerai se sono curiosa, ma in che Università ai fatto la prova di ammissione ?
  13. 30 pagine sono troppe da leggere, ma l'argomento mi interessa e lo seguo da vari anni quindi mi permetto di suggerire a WAM e a chi ha gli stessi suoi dubbi di approfondire leggendo:Boris Fedorovic de Schlœzer, Introduction à Jean-Sébastien Bach. Essai d’esthétique musicale / Augusto Mazzoni, Il significato della musica- la ricerca estetica di Boris de Schlœzer / Enrico Fubini, Estetica della musica / Michel Imberty, Suoni emozioni significati. Per una semantica psicologica della musica / Vittorio Mathieu, Le figure fondamentali dell’interpretazione filosofica della musica / Giovanni Piana, Linguaggio, musica e mito in Lévi-Strauss / Eduard Hanslick, Il bello musicale. Per chi non desidera diventare topo di biblioteca ecco, in estrema sintesi, una sorta di riassunto. Le contenu ou sens immanente de l’œvre musicale est ineffabile; impossibile de l’exposer en termes rationels, au moyen de signes qui, se référant nécessairemente au général, laissent échapper cette chose singulière. Impossibile donc non seulement de le communiquer à altrui mais de l’expliciter à soi-même…l’œvre musicale est quelque chose d’indèterminitè, d’inconsistant, qu’elle n’est rien prise en soit et que c’est grâce à cela justement qu’elle se montre apte à produire les effets les plus divers, les plus contradictoires!(B.F. de Schlœzer) Il contenuto di senso, il significato della musica è ineffabile, non può essere spiegato in termini razionali, attraverso i segni che, riferendosi necessariamente al generale, lasciano sfuggire la singolarità dell’opera musicale che, in quanto indeterminata e inconsistente, travalica il linguaggio, ed è proprio grazie al fatto di non avere senso, ma di essere senso che si mostra adatta a produrre gli effetti più diversi e contraddittori. Se sosteniamo di ascoltare il terzo preludio del Clavicembalo ben temperato, implicitamente supponiamo l’esistenza di un oggetto che si chiama il “terzo preludio del Clavicembalo ben temperato”, ma dobbiamo anche domandarci dove risieda questo oggetto. Nelle mani, forse, del pianista? Nelle nostre orecchie? Certamente no, perché il pianista non suonerà mai due volte nello stesso modo; lo stesso dicasi per le nostre disposizioni fisiologiche e psicologiche, in quanto non proveremo mai le stesse sensazioni. Il “preludio” non è nemmeno nella partitura, che in quanto schema darà luogo a versioni differenti. La musica, in generale, e quel “preludio” in particolare, costituiscono una sorta di realtà ideali che s’incarnano nelle loro esecuzioni, fissate sulla partitura, ma né strettamente incluse, né completamente rivelate in nessuna delle loro occorrenze. E’, inoltre, indispensabile distinguere nettamente il linguaggio verbale da quello musicale: se nel linguaggio (sistema aperto) il senso trascende la forma verbale, viceversa nella musica (sistema chiuso) il senso è immanente alla struttura sonora e non rimanda al di fuori di essa…è l’idea concreta, incarnata nella forma musicale stessa. L’opera racchiude un senso spirituale, ancorché ideale ed intemporale, appunto perché invece di costituire un aggregato qualunque di suoni irrelati, essa possiede una precisa strutturazione del materiale sonoro in base ad un determinato sistema culturale musicale (battute, accordi, scale ecc.)…tale senso può essere afferrato solo con una adeguata comprensione di tale struttura che colga sinteticamente i suoni sub specie unitatis. Le parole, nel loro articolarsi concatenato, colgono le idee solo nello stadio finale della loro estrinsecazione, mentre la musica ci riporta all’origine di tutto ciò, all’intenzione ideale pura, essa coglie cioè l’intenzione allo stato nascente, già determinata in sé, ma non ancora espressa o rappresentata di fronte alla mente in forma di progetto. La musica è dunque una modalità privilegiata per esplorare i processi intenzionali, lì dove desideri ed emozioni si manifestano allo stato nascente, la dimensione in cui hanno radice tutti i significati. Modalità e non linguaggio in senso semiologico, perché la musica produce pensiero e sommuove sentimenti, ma è intraducibile, poiché non vi è alcun significato assegnato a nessuna delle sue parti…quindi è priva di una delle caratteristiche fondamentali del linguaggio: una stabile associazione, e perciò un riferimento univoco e inequivoco. In altre parole la musica non suggerisce a tutti le stesse cose, opera in modo diverso nell’esperienza di ciascuno, la stessa musica vocale è “finita”, perché la parola in un certo senso è come l’ombra del suo significato e in gran parte lo oscura, la parola è qui un limite mentre invece la musica “comunica” sotto il segno di una assoluta libertà e indipendenza, fra chi la produce e chi l’ascolta. Quindi musica che, impotente a nominare, può solo fare allusione ad altre cose, ma non può che rinviare a sé stessa. Ad oggi, non esiste né una teoria unitaria esaustiva che illustri cos’è, come funziona e cosa pone in essere il linguaggio musicale, né un’organizzazione sistematica degli elementi teorici. Siamo ancora in una fase pre-teorica, fermi ad un pluralismo interpretativo che oscilla tra due estremi: intuitico-affettivo-positivo e tradizionale-semiotico-negativo. Anche la critica musicale si muove tra discorsi retorici, metaforici, empatici ed analisi storiografiche, strutturali, che sono indubbiamente più rigorose, ma che in definitiva codificano in modo più “scientifico” l’impossibilità di parlare della musica con un linguaggio che non sia quello musicale, anche perché come afferma Hanslick nella musica c’è senso e logica, ma “musicali”; essa è una lingua che noi parliamo e comprendiamo, ma che non siamo in grado di tradurre…… la lingua dei suoni è eternamente intraducibile…perché i suoni non solo sono ciò con cui la musica si esprime, ma anche sono l’unica cosa espressa. Nonna
  14. Il mio è un voto di simpatia al coetaneo, il giovine Elliott Carter, che compirà ben 100 anni il prossimo dicembre. Se qualcuno è interessato Firenze gli dedice un festival che è iniziato proprio in questi giorni, questi sono i prossimi appuntamenti : Casa Buonarroti, 2 agosto ore 18,15 (conferenza, ingresso libero) Elliott Carter e Roman Vlad: un’amicizia “italiana” Museo Nazionale del Bargello, 2 agosto ore 21,15 Carter / Holliger: un’amicizia “musicale” Pieve di S. Pietro a Cascia, Reggello, 4 agosto ore 21,15 G. Mahler, C. Franck, E. Carter, F. Schubert
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