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Pinkerton

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  1. Tagliabue non si discute. Io poi trovo molto buono, anzi eccellente, per la nitida rotondità del timbro e il rispetto delle indicazioni della partitua,anche il Germont di Matteo Manuguerra.
  2. Concordo Wittel sulla tua valutazione negativa dei protagonisti di questa Traviata. Stratas a parte, deludono pesantemente Wunderlich, inspiegabilmente ruvido, e soprattutto Prey che, sulla carta, poteva escogitare un Germont accettabile. Certo, Traviata richiede una dizione italiana corretta e i cantanti stranieri sono tutti, chi più chi meno, penalizzati. Prey tuttavia massacra la parte soprattutto nell'agogica. Se anche non poteva padroneggiare la prosodia almeno poteva rivalersi sulla morbidezza e sul "legato". Come fa Leonard Warren nella bella incisione RCA del '54 diretta da Monteux, con la Carteri e Valletti.
  3. Certo Mirco Palazzi non avrà una voce imponente e il suo "legato" non sarà sempre impeccabile , ma è un basso autentico con un completo controllo della gamma. Ciò appare evidente ascoltandolo nel Flauto Magico.
  4. Concordo,Wittel, sul valore di questo giovane basso: Puntuale morbidezza negli attacchi, uguaglianza di registro, unità di linea, timbro piacevole e nutrito, padronanza dei gravi, emessi senza mai forzare con siepiana "souplesse". Qui in Sonnambula.
  5. È il vecchio discorso del tenore completo, Maja, del tenore che può cantare a buon diritto un repertorio eterogeneo. Non è il caso né di Domingo ( un lirico tardoromantico e pucciniano) né di Kaufmann ( un baritenore dalla tecnica incompleta). Se mai è il caso di Caruso, di Gigli, di Lauri Volpi, e, per buona parte, di Pertile e di Bergonzi.
  6. Il punto, Giobar, è che Kaufmann è largamente sopravvalutato. Nessuno discute la sua professionalità nel cercare di essere fedele alle indicazioni delle partiture, ma la sua tecnica ( forse anche a causa di una voce molto scura e nasaleggiante) gli consentirebbe di agire solo in un repertorio limitato al verismo drammatico e a qualche ruolo wagneriano. Soprattutto nelle mezzevoci il suono si opacizza e si stimbra. Invece canta e incide di tutto. Ripeto Kaufmann è sicuramente valido ma ha dei limiti evidenti. Insomma non è nulla di eccezionale.
  7. Interessantissime, Alfio e Maja, le vostre note. Io mi limito a dire che se è vero che non occorre cantare il Pierrot lunaire come si dovrebbe cantare Lucia o Rigoletto è vero anche il contrario.
  8. Vittorio Prato, Wittel, ha bel timbro e notevole estensione. Le note sono tutte integre e risonanti, l'intonazione esatta, la dizione chiara. Però la dinamica è limitata quasi esclusivamente al nezzoforte, le modulazioni sono rare, il "legato" spesso latita. Sembra che Prato si accontenti di emettere bei suoni e e approfondisca poco sul lato interpretativo.
  9. Eccellente recensione Wittel, che condivido: Maazel squilibrato, la Moffo fuori parte, Cappuccilli esuberante vocalmente quanto trasandato, Corelli valido ma inferiore a sé stesso nell'incisione con Karajan. A proposito di Karajan , conosci questa Carmen del '54, con Simionato, Gedda, Roux e Gueden? Se non la conosci ascoltala. I cantanti sono tutti bravi ( specie Gedda che oltretutto pronuncia in modo eccellente) e l'orchestra di Karajan ha una nettezza, una precisione, uno splendore, ma anche un'energia che lasciano a bocca aperta. Certe aperture liriche corali di ambientazione a inizio opera ( v. ad es. a 15:45 e seg.) sono vivide e affascinanti: musica pura.
  10. Non mi soffermerò sui cantanti, Wittel,ma sul confronto fra i due direttori. Keilberth, oltre che registrato meglio, è possente e trascinante,vivido e sbalzato, vario nella dinamica e variegato nei colori orchestrali. Karajan però è un'altra cosa. L'epos wagneriano è reso interamente, con un respiro ampio e un impatto sonoro coeso, grandioso, entusiasmante.
  11. La dinamica di Vinay, Wittel, è al minimo sindacale ma, pur limitata, ha una sua continuità. La sua approssimativa tecnica di emissione invece, ripeto, compromette l'agogica determinando delle cadute di tensione nel fraseggio. Pistor al contrario ha il suo punto di forza proprio nell'agogica, il suo canto non è mai inerte, è vario ed eloquente, ricco di colori e di modulazioni, sempre ben sostenuto e, all'occorrenza, carico di slancio. Peccato qualche non infrequente slittamento di intonazione. Con un metallo più solido e risonante e con una migliore intonazione avrebbe potuto rivaleggiare con lo stesso Melchior.
  12. Hai colto il punto Wittel: la tecnica rudimentale di Vinay gli impedisce un'agogica convincente anche in una serata di ottima forma vocale. Pur avendo voce da vendere il tenore cileno in più punti tende a dilatare e ispessire i centri col risultato che la voce si ingrossa ma il fraseggio frena e perde di tensione. Pressoché il contrario fa il grande Melchior che contiene il volume ma carica la voce di allarmata sofferenza:
  13. Spostiamoci prima di essere arrestati.
  14. Sono d'accordo con te Maja. In Del Monaco mezzi vocali eccezionali e un temperamento irruente, portato all'iperbole espressiva, dettavano il suo modo di cantare, caratterizzato, nei momenti migliori, da una straordinaria tensione. Anche quando la voce si assottigliò, aprendosi nei centri e cambiando colore, questa capacità di elettrizzare il fraseggio rimase sua peculiare. P.S. Il primo Otello Decca non era diretto da Serafin ma da Alberto Erede.
  15. Più che in Wagner ( dove di cimentò negli anni buoni ( 1957) in un Lohengrin scaligero contestato anche perché cantato in italiano e, ormai declinante, a Stoccarda (1966) in una Walkiria cantata in un tedesco incomprensibile) il grande Mario va ascoltato in certi live dei primi anni '50 come questa Forza del destino ( Met 1953) A 0:37, sono memorabili la tensione e l'intensità drammatica della frase " Pace e oblio indarno, indarno io chieggo al cielo, indarno, indarno". In una sola frase il tenore esprime e riassume tutto il senso del personaggio di Alvaro. Per tacere, a 8:05, dell'inaudita forza percussiva del proponimento "Al chiostro, all'eremo, ai santi altari...." Questo era Del Monaco. A Wittel e a Maja, recensori magistrali.
  16. Pinkerton

    Necrologi

    In effetti, Snorlax, salvo rari casi ( Gigli, Schipa, as es.) quasi tutti i tenori danno l'impressione di essere al limite, o meglio oltre al loro limite naturale, perché il registro tenorile acuto non è fisiologico per una laringe maschile. Giacomini poi trovava il suo punto di risonanza molto vicino alla maschera naso-fronto-mascellare. Nondimeno la sua ottava superiore era nutrita ma squillante, ricca di armonici e sostanzialmente indenne da quelle risonanze muggenti e nasaleggianti( quando non fosche e opache) che spesso affliggono i cosiddetti baritenori. Insomma, com'ebbe a dire, più o meno, il grande Celletti negli anni '80: " finalmente una voce autentica di lirico spinto naturale, schietta e generosa, che non deve ricorrere agli artifici delle sale di registrazione per sembrare quello che non è".
  17. Pinkerton

    Necrologi

    Lo ascoltai tre volte, a Cremona in Tosca e al Filarmonico di Verona in Otello e alla Scala in Cavalleria. Una schietta voce tenorile, dal timbro baritonaleggiante ma dal registro superiore nitido e possente.
  18. Conley, Wittel, è esteso ma ha un fraseggio monotono, una dinamica limitata e un'agogica molto approssimativa anche per via di una pronuncia difettosa. Per quanto la voce sia valida, non si può cantare il melodramma romantico italiano ( Bellini,Donizetti e Verdi) con una dizione e una prosodia carenti. Tornando al famigerato "Credeasi misera" Io penso che la miglior registrazione oggi udibile sia questo live dell'88. Matteuzzi non brilla per fantasia interpretativa né per dovizia di modulazioni, ma la linea di canto ha un'unità ammirevole, omogenea da cima a fondo, e tutti i suoni ( Fa 4 compreso) sono sicuri, nitidi e brillanti.
  19. Proprio questo intendevo Maja! Esempi precisi e , possibilmente, argomentati. Giorni fa io e te si parlava di Rubini e delle modulazioni, sul ritmo, l'agogica e la dinamica, delle emissioni di testa. In questa registrazione che lo coglie in stato di grazia Lauri Volpi probabilmente si avvicina al modello rubiniano ( do 4 di petto a parte, naturalmente....😉).
  20. Grazie Maja, attendo la tua recensione. In controdedica una grande Elvira, purtroppo durata pochi anni. A 2:37, l'eloquenza dell'"allegro" " Se tremante all'ara innante" è irresistibile: Dedica estesa al Principe di Baviera, ça va sans dire.
  21. Tu, Maja, sei più "musicologo" mentre Wittel è più "critico". Da entrambi io vorrei più citazioni ed esempi sonori specifici, magari con riferimento alla partitura. Detto ciò alle vostre recensioni ( o pipponi che dir si voglia) si addice l'aggettivo "spettacolari". Insomma entrambi vi fate leggere molto volentieri.
  22. Interessante è ascoltarli nella Tosca diretta da Maazel. La Nilsson è una Tosca credibile, piegando,alleggerendo la voce e addolcendo il fraseggio. Corelli forse è un Cavaradossi troppo poderoso ma lavora molto sulla dinamica riuscendo a cantare al meglio,con un'eccellente smorzatura finale, la lunga e ostica frase in diminuendo "Ah m'avvinci nei tuoi lacci mia sirena!" (4:30), dove molti tenori lirici ripiegano su un comodo mezzoforte
  23. Pinkerton

    Confronti

    La gloriosa stagione di Del Monaco finì alla Scala nel '60 con le recite dei Troiani di Berlioz diretti da Kubelik. Poi la voce cominciò a declinare, anche prima dell'incidente stradale del '63, assottigliandosi e divenendo sempre più ribelle alle modulazioni. Rimase, fino alla fine, lo squillo negli acuti.
  24. Pinkerton

    Confronti

    Ero sicuro che avresti apprezzato. L'eloquenza infallibile del vecchio tenore, la sua capacità di rendere ampie le arcate melodiche modulando le parole e "piegando" le singole note, cosa possibile grazie ad un ancor valido appoggio diaframmatico, ispirano soprano e basso che rendono al loro meglio. Specie la Anderson, malgrado le risapute durezza e carenza di rotondità nell'emissione, si rifà accentando con intensa espressività. Per finire, aggiungerei che anche Levine fa la sua parte con onore.
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