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Pinkerton

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Tutti i contenuti di Pinkerton

  1. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    E' una canzonetta strappalacrime tratta dalla colonna di un filmetto italiano a basso costo degli anni '50. Ma cantata da Carlo Bergonzi diventa un'altra cosa. Quando nel canto c'è una tecnica superiore e il senso innato dell'eloquenza, anche una canzonetta qualunque può diventare arte. La pulizia di dizione, la varietà dinamica e la pertinenza agogica di questa esecuzione sono strabilianti. A Wittel, Giordano, Ives, Maja, Snorlax, Super.
  2. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Grazie Wittel, Principe di Baviera, rabdomante di incisioni rare. Antonio Spruzzola Zola in questa Turandot, come Calaf non mi entusiasma. Rotacismo a parte, il timbro è bello, la mezzavoce pure, ma l'appoggio non sempre tiene appieno e qualche acuto a gola spiegata risulta piuttosto stimbrato. interessante invece è qui , nel Werther, dove l'attacco languido e sognante, quasi evanescente, bene configura lo stato psicologico esausto e snervato dell'infelice protagonista. Nota poi a 1:05 ( a te non può sfuggire) il virtuosismo della smorzatura sul La acuto di "ridestar", vero sesto grado della vocalità tenorile. In controdedica:
  3. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Non ne ho idea. Comunque vocalmente è a posto.
  4. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Anche se dal punto di vista attoriale non si può dire che si faccia in quattro, sotto l'aspetto vocale ( come il Principe ha ben descritto) Hans Hopf è un Canio di primo livello. Il fraseggio è composto ma intenso e se il centro-grave è baritonale, gli acuti sono tenorili, nitidi, facili, ben timbrati.
  5. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    La vita è crudele, non ami, ma noi abbiamo le spalle larghe. Quanto a Illica, senza Giacosa, che aveva il senso della misura, lui si faceva prendere la mano, ci andava giù pesante e gigionava non poco. Tra il libretto di Boheme e quello di Chenier c'è un abisso. Tant'è che io, lo ammetto, avrei avuto qualche difficoltà a versificare meglio di Boheme, mentre, per Chenier, concorderai, avrei vinto a mani basse.
  6. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Credimi sulla parola, ma non mi riferivo al musicista! Il massimo sarebbe stato che TU avessi composto lo Chenier. Ma non si può avere tutto dalla vita.
  7. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Lo credo anch'io. Il mio amico Giordano non ha paura di nulla, trova sempre il modo di venircene fuori.
  8. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Bravi Corelli e Hopf, Wittel ( per tacere del grande Del Monaco a cui insegnò la parte Giordano in persona). Ma Bergonzi è un'altra cosa.
  9. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Non è mai troppo tardi, Giordano. Al mio paese della Valcamonica c'è un detto: "Col tempo e con la paglia maturano anche le nespole".
  10. Pinkerton

    Poesia

    Sottopongo all'attenzione dei forumisti amanti della poesia l'ultimo capolavoro di Pink poeta: COMUNICAZIONI DI SERVIZIO (in due quartine di doppi quinari rimati) Metà più vale del tutto intero, Soffio è il pensiero, macigno l’atto; Nulla è per certo, nulla è per vero, Se non l’istante che tiene il fatto. Vinta o perduta la tua partita Tutta vanisce nell’illusione; Puo' stare dentro tutta la vita In quattro note di una canzone. L.D. ("Il giardino dei semplici", 2019)
  11. Pinkerton

    Poesia

    Malgrado i lacci dei metri e il rovello dell'euritmia, malgrado la quasi necessita' agli accordi e alle consonanze foniche, se pure anche sia stata gravata ripetutamente e colpevolmente, di mansioni a lei estranee, etiche o politiche, filosofiche o teosofiche, la poesia rimane la forma piu' estesa e piu' libera di linguaggio verbale, scaturita direttamente dalla pura immaginazione verbale nel contatto con i sensi, con le emozioni, con gli affetti. E' un inebriante, travolgente gioco del pensiero che si traduce in parola. Nulla di meno, nulla di piu'. 24 Ad ogni piccol moto ch’egli udiva, sperando che fosse ella, il capo alzava: sentir credeasi, e spesso non sentiva; poi del suo errore accorto sospirava. Talvolta uscia del letto e l’uscio apriva, guatava fuori, e nulla vi trovava: e maledì ben mille volte l’ora che facea al trapassar tanta dimora ( Fur., VII, 24)
  12. Pinkerton

    Confronti

    Inizio questa sera una nuova discussione che proporrà dei confronti fra esecuzioni di celebri brani del repertorio operistico. Iniziamo col duetto tenore-mezzosoprano dal I° Atto di Norma. La prima versione vede alla prova Fiorenza Cossotto e Placido Domingo. La Cossotto grazie anche alla tempra vocale assistita da un'ottima tecnica, dà vita a un'Adalgisa volitiva mentre Domingo, facendo leva sulle calde bruniture del timbro, su un'emissione sorvegliata e su una linea a un tempo composta e incisiva, delinea un Pollione particolarmente lirico anche se vocalmente adeguato alla tessitura centralizzante e declamatoria del ruolo: https://www.youtube.com/watch?v=G88QW3tN4QQ&feature=youtube_gdata Per confronto il duetto nell'edizione RAI del '55 con un Del Monaco batitonaleggiante, impetuoso e marziale, dal fraseggio imperioso e dalla bronzea vocalità e una Stignani, sebbene declinante, ancora in grado di esibire la sua lucente "voce-strumento": https://www.youtube.com/watch?v=e8j4kk6FdqE&feature=youtube_gdata Un epigono di Del Monaco è stato Nicola Martinucci che qui duetta nel '93 con Caterina Antonacci. Il livello dell'esecuzione è inferiore ai due precedenti sia per il timbro un po' intubato, da raffreddore, del tenore pugliese che per talune incertezze di emissione della mezzosoprano. La Antonacci e Martinucci tuttavia esibiscono un apprezzabile slancio e un certo mordente: https://www.youtube.com/watch?v=xVcbjsUJa8E Le tre esecuzioni precedenti, sebbene su piani qualitativi diversi, rientrano tutte e tre nell'agone del canto professionistico. Non lo stesso si può dire di questa ripresa video americana del 2011 dove due povere anime ( i cui nominativi è meglio tacere) non tralasciano nulla per massacrare la fiera e altisonante pagina belliniana: https://www.youtube.com/watch?v=MnFk_i4GK4U La cosa che più stupisce di questa esecuzione non è tanto che i due ineffabili cantori abbiano avuto il coraggio di cantarla in questo modo ma bensì che qualcuno abbia avuto la singolare idea di metterla in rete.
  13. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Grazie Maja! Divertentissima l'operina! Ma dove le scovi queste cose? A 15:50 inizia una scena che oggigiorno porterebbe Donizetti nelle aule di un tribunale ( per non parlare delle manifestazioni "rosa" in piazza, con tanto di slogan e di cartelli).
  14. Pinkerton

    Confronti

    Scusa Maja. Sono stato ingeneroso col tuo bell'intervento che ha il pregio di sottolineare (partendo dal video di Muti) il concetto di "linea di canto" e di accennare a quello di "saldatura di registri", e, in seconda battuta, di "uguaglianza di registri".Tu , partendo dall'antinomia storica Rubini-Duprez, forse semplifichi un po' troppo le cose identificando il canto lirico "moderno" con l'emissione di petto. Poi dici che un acuto a piena voce non si può non fare senza metterci una corona ( e perché?). Ma lasciamo perdere, questi sono dettagli. Cosa sia invece, o meglio, cosa sia diventato, il canto lirico "moderno" meriterebbe un lungo discorso. E questo e' un problema serio.
  15. Pinkerton

    Confronti

    Come d'abitudine, Maja, su questioni vocalità hai fatto un discreto casino, però sullo splendido, leggendario, Do di Lauri Volpi nell'"A t e o cara", hai avuto il coraggio di contraddire noi pipparoli del canto. E hai detto una cosa giusta. Magnifica che sia,la nota del grande Giacomo è fuori luogo: troppo forte, ostentata, avulsa dalla linea di canto, estranea allo stile, sostanzialmente effettistica, plateale. Continua su questa strada.
  16. Pinkerton

    Poesia

    Il Sonetto IX di Ugo Foscolo, Glenn,carme avverbiale governato dalla musica, è una delle cose magnficentissime della poesia italiana. Nota il respiro ampio del lungo periodo ininterrotto che copre le prime tre strofe. E nota, Glenn, il virtuosismo metrico dell'ambivalenza rimico-semantica delle desinenze in "onde" e in "acque", a creare un clima marino, acquatico, amniotico, materno...
  17. Pinkerton

    Confronti

    Nella Lehmann (soprattutto), Maja, e nella Ponselle apprezzabile l'omogeneità della linea di canto.La Lehmann vanta anche una straordinaria uguaglianza di registro mentre la Ponselle sfoggia un respiro ritmico piu ampio. Il canto della Muzio invece è molto espressivo ma di gusto tardoromantico, quasi veristicheggiante.
  18. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Provvederò e ti farò sapere. (Sulla felpa di M.me Kiri non ho notizie...)
  19. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Ascoltala Principe. Merita.
  20. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    La Pierce, Ives, è abbastanza agile e anche varia nella dinamica. Ma la voce è piccolina, povera di polpa nei centri, con delle screziature vetrigne, un po' gridata nelle puntature. Insomma, una vocetta. La personalità della cantante è quella che è e alla fine il mordente risulta modesto ed epidermico. Senza scomodare M.me Sutherland, tutto sommato è preferibile Kiri Te Kanawa:
  21. Pinkerton

    Confronti

    Di preciso non so. Anni venti comunque, sicuramente.
  22. Pinkerton

    Confronti

    Abbiamo sentito tante esecuzioni del duetto verdiano, alcune buone, altre meno. Ti controdono l'unica esecuzione pervenutaci però, in cui il tenore canta tutto in vera mezzavoce, come prescritto da Verdi in partitura. Gigli sarà anche un po' mieloso e manierato ma, vocalmente, è uno splendore e si lascia indietro tutti. E' tratta da un film e tu , o Principe, sicuramente già la conoscevi.
  23. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2019

    Grazie caro amico. Il video è notevole e la Simionato e Corelli si fanno valere. In controdedica quello che io ritengo il riferimento, la Cossotto e Bergonzi diretti da Karajan. Il tenore emiliano, come sempre, emerge per l'eloquente incisività e la varietà del fraseggio mentre la Cossotto oltre che perfetta nell'emissione, risulta particolarmente animosa e battagliera. Una coppia memorabile.
  24. Pinkerton

    Confronti

    Grazie Wittel. Campora canta bene, con buona emissione e timbro limpido. Non ha certo, per inferiorità tecnica, l'eloquente, morbida rifinitezza di Bergonzi o la soavita' di Schipa e neppure la trepidante affettuosita' di Pavarotti, ma comunque la sua è un'onesta prova. Sul La smorzato è un tantino a disagio e salta una sillaba.Sicuramente meglio di Domingo comunque.
  25. Pinkerton

    Confronti

    L'Andante mosso in 3/8 "Parigi o cara" ( "dolcissimo, a mezza voce" prescrive Verdi) è qui cantato da Carlo Bergonzi e Monserrat Caballé, colti all'apice della forma. Il duetto presenta due principali problemi esecutivi: da un lato il cantare morbido, sul ritmo e ben legato; dall'altro un passaggio vocale alquanto arduo, virtuosistico, che richiede doti tecniche di prim'ordine. Si tratta, sull'ultima sillaba della parola "futuro", di un La bemolle acuto in mezzavoce, con portamento ascendente, rinforzo e portamento discendente legato. Di fatto, una "messa di voce". Bergonzi e la Caballè eseguono il duetto con perizia memorabile e , da un punto di vista strettamente esecutivo, rappresentano quanto di meglio è stato registrato. Si notino, in entrambi gli interpreti, la morbida compostezza del canto, la varietà e l'appropriatezza dinamiche, la nitidezza e la ricchezza timbrica dell'emissione, la perfetta legatura delle frasi. Questo è cantare sul fiato applicando eccellenti risorse tecniche e nel rispetto della partitura. Per confronto la storica registrazione di Tito Schipa e di Amelita Galli Curci dove del tenore pugliese, sebbene un po' querulo nel timbro, si apprezzano la straordinaria facilità dell'emissione e la soavità della mezzavoce. Terzo esempio Pavarotti Freni la cui esecuzione non può vantare la levità dei due esempi precedenti. Nondimeno Pavarotti si riscatta tanto sul piano del timbro, splendido, e della dizione, nitidissima, quanto su quello del fraseggio trepido e pieno di giovanile slancio. La Freni per contro, pur cantando molto bene, appare un tantino compassata. Assai inferiore alle precedenti risulta la versione di Roberto Alagna e Angela Gheorghiu, esecuzione scolastica, monotona, povera di dolcezza e di alternative dinamiche. Soprattutto Alagna manca all'appuntamento, attestandosi su un mezzoforte pesante e metronomico, trasformando una frase carica di amore in una specie di proclama: Anch'egli pesante e monocorde ma più partecipe oltre che assistito da un timbro morbido e caldo, è Placido Domingo che tuttavia, sul terreno della varietà dinamica, è superato da Teresa Stratas la quale mette a partito al meglio possibile i suoi esigui mezzi vocali. Sicuramente meglio di Alagna e Domingo, sebbene ben lontano da Bergonzi, Schipa e Pavarotti, figura Diego Florez, da cui ci si poteva aspettare un po' più di "matiz". Inoltre il tenore sudamericano delude nel succitato La bemolle smorzato, che canta d'acchito, con una certa durezza e forzando anche un poco. La Damrau per contro, piuttosto greve, sostanzialmente è fuori parte. Della coppia Kaufmann Nebtrenko, la soprano, grazie al timbro limpido, si salva. Kaufmann invece si sforza di cantare in una mezzavoce inaccettabile, infarcita di suoni afoni e stimbrati fino al famoso La bemolle (1:14) che appare duro e fibroso, forzato, tutto ingolato. Un suono pessimo, orripilante.
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