Vai al contenuto

Pinkerton

MOD di sezione
  • Numero contenuti

    4667
  • Iscritto

  • Ultima visita

Risposte risposto da Pinkerton


  1. 17 ore fa, Heinrich von Ofterdingen dice:

    sì, siamo d'accordo! io volevo solo sottolineare il fatto che, sebbene il linguaggio sia uno strumento insufficiente ad esprimere realtà superiori, è però involucro di un senso profondo che è inteso realmente, non solo immaginato! l'indicibile non può essere detto, ma può essere inteso intellettualmente, e quindi ci si può avvicinare a ridirlo, per farlo intendere ad altri, attraverso la poesia...

    Vidit ergo, ut dicit, aliqua «quae referre nescit et nequit rediens». Diligenter quippe notandum est quod dicit «nescit et nequit». Nescit quia oblitus, nequit quia, si recordatur et contentum tenet, sermo tamen deficit. Multa namque per intellectum videmus quibus signa vocalia desunt; quod satis Plato insinuat in suis libris per assumptionem metaphorismorum, multa enim per lumen intellectuale vidit quae sermone proprio nequivit exprimere. (Epistola a Cangrande)

    Dante utilizza il linguaggio poetico in maniera funzionale, perché lo ritiene lo strumento più adatto ed efficace a ridire l'indicibile visto, conosciuto nell'intuizione immediata.

    Ad uso e consumo della plebe, che non sa di latino ( siamo noi, Heinrich, che dobbiamo porgere alla massa, non viceversa), ti sottopongo la mia traduzione del passo dantesco:

    Vidit ergo, ut dicit, aliqua «quae referre nescit et nequit rediens». Diligenter quippe notandum est quod dicit «nescit et nequit». Nescit quia oblitus, nequit quia, si recordatur et contentum tenet, sermo tamen deficit. Multa namque per intellectum videmus quibus signa vocalia desunt; quod satis Plato insinuat in suis libris per assumptionem metaphorismorum, multa enim per lumen intellectuale vidit quae sermone proprio nequivit exprimere. (Epistola a Cangrande)

     

    Egli vide dunque, come dice, "alcune cose che chi ritorna di là non sa né può raccontare". E, volendo essere precisi, è da osservare che egli dice "non sa e non può": "non sa" perché ha dimenticato,  "non può" perché, se pure ricorda e conserva nella mente ciò che ha visto, le parole di cui dispone sono inadeguate a esprimerlo. Molte infatti sono le cose che noi vediamo e percepiamo nella nostra mente ma per esprimere le quali i segni vocali, cioè le parole, sono insufficienti: ciò lascia intendere anche Platone nelle sue opere, dove ampio è il ricorso alle metafore; infatti la sua mente, per illuminazione, vide molte cose che la lingua di cui disponeva non poteva esprimere.

    (Trad. Pink)


  2. 8 ore fa, Heinrich von Ofterdingen dice:

    Beatrice, sia nella Vita Nova che nella Commedia, è simbolo della Sapienza, dell'Intelligenza divina sovrarazionale. nella poesia mistica di Dante l'Amore, usando il linguaggio aristotelico-tomistico, è, sostanzialmente, il congiungersi dell'intelletto passivo dell'uomo con l'Intelligenza attiva.

    Amore, veramente pigliando e sottilmente considerando, non è altro che unimento spirituale de l'anima e de la cosa amata. (Convivio)

    Dante, anche se ben consapevole dell'ineffabilità dell'argomento, è testimone veritiero... si vaneggia e si fantastica solo su illusioni!
    nella mentalità medievale non c'è opposizione inconciliabile tra la ragione e ciò che la supera. certo, non si può ragionare fino in fondo di ciò che è sovrarazionale, e la ragione umana deve necessariamente essere perfezionata dalla Grazia...ma il sovrarazionale non è irrazionale!

    allo stesso modo la conoscenza teorica, «dialettica», da sola è insufficiente, ma è preparazione, è preliminare alla vera conoscenza diretta e intuitiva; l'ascendere di Dante nel Paradiso va di pari passo con il risolversi dei dubbi attraverso il ragionare teologico di Beatrice...

    Bravissimo Heinrich! In pochi periodi e una citazione hai riassunto un pensiero che oggi può apparire fallace e superato  ma che, se preso come ipotesi alternativa, può  rivelare ancora qualche valore. Il sovrarazionale, in realtà, allora come oggi è semplicemente mistero, mistero che la lingua poetica si prova a rappresentare.


  3. 9 ore fa, Wittelsbach dice:

    Aggiungiamoci un Ferruccio Tagliavini, che pure tramuta "pallore" in "beltà" (!?), mandando a catafascio la rima con "amore"

     

    Tagliavini, Wittel, in questa frase trae partito dalla sua mezzavoce "gigliana" assai più del suo maestro recanatese. La dinamica é più varia e anche l'accento è  più consono al momento. A 0:34 la mezzavoce del ripiegamento patetico ' Quante notti ho vegliato anelante", sebbene un po' manierata, è  di eccellente fattura. Più avanti, sugli acuti, la voce si indurisce  e risulta lievemente forzata, ma son  rose e fiori rispetto alle ingolature di Di  Stefano.

     


  4. 2 ore fa, kraus dice:

    Scusate l'intromissione, ma ho un dubbio sul senso di "ragionare", così come l'usa Dante. In Toscana, ancora oggi, può voler dire anche solo "parlare"; che nel caso presente (oppure nella canzone "Amor che ne la mente mi ragiona") il senso del verbo sia proprio questo?

    Giusta osservazione, kraus. "Amor che nella mente mi ragiona" sta per " Amor che domina la mia mente". Ma allora torniamo all'impossibilita' di esercitare il raziocinio quando a dettare le parole è una forza irrazionale.

    Cosi per il verso del celebre sonetto dantesco:

    "e quivi ragionar sempre d'amore".


  5. On 11/11/2018 at 01:28, Heinrich von Ofterdingen dice:

    anche senza stare a parlare del significato simbolico/dottrinale, che comunque in Dante, e in ogni poeta inteso in senso tradizionale, è essenziale... questa canzone a me sembra ben riuscita anche a livello «formale»! e non sempre, io credo, nella Vita Nova il senso «mistico» e quello «letterale» si fondono perfettamente. tra l'altro è l'unica sua canzone che viene citata positivamente nella Divina Commedia...

    immagino quindi che la Vita Nova a te non piaccia proprio, vero? a parte, certo, la bellissima e riuscitissima Tanto gentile e tanto onesta pare :)

    Il "ragionar d'amore", Heinrich, è un ossimoro, una contraddizione in termini: non si potrebbe "ragionare" di ciò che è fuori dalla ragione. Se mai, di quello, si potrebbe vaneggiare, fantasticare. Oppure testimoniarne il potere suggestivo, misterioso, incantevole. I trentuno numeri della "Vita nuova", sulla scia della poesia cortese provenzale, siciliana e toscana, sono un'iperbole linguistica che ha come soggetto la donna nel suo fiore, il miracolo che la donna in fiore manifesta. Per certi aspetti, una prova generale della lingua del "Paradiso", anch'essa escogitata per raccontare l'inesprimibile. Come nel Paradiso anche nella Vita Nuova Dante ricorre alla categoria del superlativo e dell'ultrasuperlativo come indicibile.

    Ma, si badi bene, il suo atteggiamento verso la donna non è idealista, bensì realista.

     


     

    Dante Alighieri, Vita Nova, XXIV 


    Io mi senti' svegliar dentro a lo core
    un spirito amoroso che dormia:
    e poi vidi venir da lungi Amore
    allegro sì, che appena il conoscia,
    dicendo: "Or pensa pur di farmi onore";
    e 'n ciascuna parola sua ridia.
    E poco stando meco il mio segnore,
    guardando in quella parte onde venia,
    io vidi monna Vanna e monna Bice
    venire inver lo loco là 'v'io era,
    l'una appresso de l'altra maraviglia;
    e sì come la mente mi ritice,
    Amor mi disse: "Quell'è Primavera,
    e quell'ha nome Amor, sì mi somiglia".

  6. A 0:58 di questa quadrille composta da Strauss su musiche del Ballo in Maschera, c'è il tema dell' "Allegro un poco sostenuto" di Riccardo dal duetto del II Atto. 

     

    Ascoltiamo per cominciare il miglior Riccardo del dopoguerra ( e  forse il migliore in assoluto). Per varietà dinamica, agogica e ritmica nonché per i giusti colori dati ad ogni parola e ad ogni passaggio , Carlo Bergonzi ci lascia una versione insuperata:

    Il timbro suadente e il fraseggio fervido di Giuseppe Di Stefano  si fanno valere fino a che si resta in zona centrale, sebbene anche qui la dinamica risulti limitata al mezzoforte . A partire da "quante volte dal cielo"(0:43) però, sui  primi acuti,  la voce si deteriora e diviene dura e fibrosa:

     

     

    Certo più  a suo agio in acuto ma altrettanto limitato nella dinamica appare Beniamino Gigli:

     

    Placido Domingo invece si attesta su un calore e un'animazione del tutto generici e, dei tenori finora ascoltati, risulta il peggiore. Oltretutto le prime frasi sono "tirate via" alla buona, frettolosamente, senza una parvenza di espressività:

     

    Monotono, inespressivo e pressoché estraneo al clima emotivo del momento drammatico, risulta infine Gianni Poggi, ultimo in tutti i sensi, dei cinque tenori ascoltati:

     

     


  7. On ‎09‎/‎11‎/‎2018 at 19:03, noone dice:

     

    Keenlyside, Maddalena, canta la serenata con garbo e raccolto, sognante abbandono alla linea melodica. La dinamica è ben modulata e la mezzavoce duttile e soffice. La fonazione risulta però poco appoggiata e leggermente "indietro". Nell'insieme una buona esecuzione.


  8. On 5/11/2018 at 15:55, Heinrich von Ofterdingen dice:

     

    ______________________

      Donne ch’avete intelletto d’amore,
    io vo’ con voi de la mia donna dire,
    non perch’io creda sua lauda finire,
    ma ragionar per isfogar la mente.
    Io dico che, pensando 'l suo valore,
    Amor sì dolce mi si fa sentire
    che, s’io allora non perdessi ardire,
    farei parlando innamorar la gente.
      E io non vo’ parlar sì altamente
    ch’io divenissi per temenza vile,
    ma tratterò del suo stato gentile,
    a respetto di lei, leggeramente,
    donne e donzelle amorose, con voi,
    ché non è cosa da parlarne altrui.

      Angelo clama in divino intelletto
    e dice: «Sire, nel mondo si vede
    maraviglia nell’atto che procede
    d’un’anima che infin qua su risplende».
    Lo cielo, che non à altro difetto
    che d’aver lei, al suo segnor la chiede
    e ciascun santo ne grida merzede.
    Sola Pietà nostra parte difende,
      che parla Dio, che di madonna intende:
    «Diletti miei, or sofferite in pace
    che vostra speme sia quanto mi piace
    là dov’è alcun che perder lei s’attende
    e dirà ne lo inferno: – O mal nati,
    io vidi la speranza de’ beati».

      Madonna è disïata in sommo cielo:
    or vòi di sua virtù farvi sapere.
    Dico qual vuol gentil donna parere
    vada con lei, che quando va per via,
    gitta nei cor villani Amore un gelo,
    per che ogne lor pensero agghiaccia e pere,
    e qual sofrisse di starla a vedere
    diverria nobil cosa, o si morria.
      E quando trova alcun che degno sia
    di veder lei, quei prova sua vertute,
    che li avien ciò che li dona in salute
    e sì l’umilia, c’ogni offesa obblia.
    Ancor l’à Dio, per maggior grazia, dato
    che non pò mal finir chi l’à parlato.

    Dice di lei Amor: «Cosa mortale
    come esser pò sì adorna e sì pura?».
    Poi la reguarda, e fra se stesso giura
    che Dio ne ’ntenda di far cosa nova.
    Color di perle à quasi, in forma quale
    convene a donna aver, non for misura;
    ella è quanto de ben pò far natura:
    per essemplo di lei bieltà si prova.
      Degli occhi suoi, come ch’ella li mova,
    escono spirti d’amore infiammati
    che feron li occhi a qual che alor la guati
    e passan sì che ’l cor ciascun retrova.
    Voi le vedete Amor pinto nel viso,
    là ove non pote alcun mirarla fiso.

      Canzone, io so che tu girai parlando
    a donne assai, quand’io t’avrò avanzata;
    or t’ammonisco, perch’io t’ò allevata
    per figliuola d’Amor giovane e piana,
    che là ove giugni tu diche pregando:
    «Insegnatemi gir, ch’io son mandata
    a quella di cui loda io so’ adornata».
    E, se non vuoli andar sì come vana,
      non restare ove sia gente villana,
    ingegnati, se puoi, d’esser palese
    solo con donne o con uomo cortese,
    che ti merrano là per via tostana.
    Tu troverai Amor con esso lei:
    raccomandami a lui, come tu dei.

    Dante Alighieri, Vita Nova

     

    Di questa interminabile, celeberrima tiritera, Heinrich, restano impressi tre versi: il primo, in vocativo, ("Donne ch'avete intelletto d'amore") e il distico che chiude la penultima stanza ( "Voi le vedete amor pinto nel viso/ là ove non pote alcun mirarla fiso"). Il resto, verboso e lezioso, è di una noia mortale.


  9. On ‎05‎/‎11‎/‎2018 at 15:55, Heinrich von Ofterdingen dice:

    carina! un messaggio universale, in una forma semplice e intensa...

     

    Grazie, Heinrich, per il cenno di approvazione.

     

     

     

     


  10. Quello che conta di più, ragazzi, (ve lo dice il Tenente Pink, primo ufficiale, per anzianità, del glorioso vascello dell'Ammiraglio Madiel), è argomentare i punti di vista e le opinioni. È dalla qualità delle argomentazioni che si può dedurre se un'opinione sta in piedi o no. Le affermazioni apodittiche, autoreferenziali, fossero anche giuste, giustissime, in sede di dialogo non hanno alcun valore. E qui in questo forum mi pare che tutti argomentino quello che affermano. In un giudizio la componente soggettiva è legittima, purché non sia esclusiva né,  tanto meno, incontrovertibile da parte di chi l'ha formulata.


  11. 5 ore fa, Wittelsbach dice:

     

    Io, forse troppo semplicemente, mi limito a  ritenerlo un grandissimo interprete di molte musiche, e a sostenere come lui fosse anzitutto un direttore da vedere. Il gesto suo, a mio sommesso parere, è il gesto perfetto o quasi, che potrebbe apparire scolastico o perfezionista mentre in realtà è l’unico gesto possibile per far suonare un’orchestra quasi da soladandole tutte le sicurezze necessarie, come un cuscino.

    Concordo Wittel. Io ho sentito  Carlos Kleiber, nell'87 al Scala, in un"Otello. Una direzione asciutta e intensa, vigorosa e brillante e una grande resa dei dettagli. Ricordo poi una sua Boheme splendida ( incomparabile l' introduzione orchestrale del terzo Atto, l'alba gelida alla Barriera d'Enfer).  Per me è  stato, con Sinopoli, il miglior direttore della sua generazione, più  di Abbado ( che pure ammiro), più  di Muti naturalmente.


  12. Ispirato dalle citazioni di Heinrich, trascrivo una mia poesiola, due quartine incatenate di settenari, tratte dalla mia ultima pubblicazione poetica:

     

    VITA

     

    Ostile consuetudine

    per anni, giorni ed ore;

    in questa solitudine

    la mia ragion d'amore.

     

    La vita è tutto, è nulla,

    parola mia d'onore;

    un'esile fanciulla

    guidata dall'amore.

     

    (L.D., "Il giardino dei semplici", 2018)


  13. 8 ore fa, Heinrich von Ofterdingen dice:

    Dante nel De vulgari eloquentia definisce brevemente la poesia «fictio rhetorica musicaque»,

    ma lascia di certo intendere che «una vera arte del dire che non tocchi la verità non c'è e non ci sarà mai» (Platone, Fedro)

    il poeta ispirato è posseduto da Amore; Dio parla attraverso il poeta, che è solo un interprete, un sacerdote che compie un rito:

    «I' mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando»

    E io a lui: «I' mi son un che, quando 
    Amor mi spira, noto, e a quel modo 
    ch'e' ditta dentro vo significando».

    (Purg. XXIV, 51-54)

    Complimenti Heinrich, le tue citazioni dantesche sono eccellenti. Quella del Purgatorio è  suggestiva ma anche quella del "De vulgari", più "tecnica", è  ragguardevolissima.

     


  14. 9 ore fa, giordanoted dice:

     

    Adesso invece ascolto da Radio Classica la celebrata Madama Butterfly di Sinopoli, di cui apprezzo tutto tranne il Pinkerton alla viva il parroco (per citare l'impagabile @Wittelsbach quando ci deliziava delle sue bellissime recensioni colla sua lingua sapidissima) di José Carreras. Il quale, però, da quel che leggo, all'epoca della registrazione aveva già gravi problemi di salute.

    La voce di Joselito, Giordano, in questa Butterfly appare timbricamente usurata e, malgrado improvvisi, distefaneschi ripiegamenti in falsetto, tutta orientata su una dinamica monocorde, gridata, ostinata  sul "forte". È curioso l'effetto  di affiancamento con la Butterfly della Freni, levigatissima e impeccabile. La malattia imminente, certo, avrà avuto il suo influsso su questa performance negativa ma il problema vero, come il Principe notava, sta a monte, ossia nell'impostazione tecnico vocale approssimativa.

     


  15. 52 minuti fa, Majaniello dice:

    Donatoni "neoclassico":

    edit: bellissimo! ascoltatelo.

    Non so per quale strano motivo, Maja, ma anche a me, melomane inguaribile, fermo tenacemente a Puccini e incapace di andare oltre, questo pezzo piace. Credo che si tratti di pura suggestione. Spero solo che non sia un equivoco estetico, magari derivato da una dispercezione ( sai, l'età può fare brutti scherzi....). 


  16.  

    Della poesia sono state date innumerevoli definizioni. Tutte vere e tutte incomplete. Senza volerlo, Leopardi ne dà una esemplare. 

     

    ".......O torri, o celle,
    o donne, o cavalieri,
    o giardini, o palagi! a voi pensando,
    in mille vane amenitá si perde
    la mente mia. ......"

     

    ( G.Leopardi, "Canti", " Ad Angelo Mai", 111-115)


  17. 37 minuti fa, Majaniello dice:

    Al solito non capisco dove finisce l'elogio e dove comincia la presa per il c. (lo dico amichevolmente, nel tuo caso). Ma mi rendo conto che potresti dire la stessa cosa di me, quindi pari :D 

     

    Se anche non fossimo pari, riguardo a queste schermaglie, a me non importerebbe poi molto.  A me importa di più considerarti e trattarti come un amico. Fra amici, d'altra parte, io credo, occorre ben altro per adombrarsi veramente.


  18. On 29/10/2018 at 20:23, Bogen dice:

     Poi quando si parla di Mozart, Beethoven, Schubert è facile scivolare sistematicamente nel superlativo

     

     

    Il superlativo, Bogen, non va demonizzato. È uno strumento linguistico come un altro. Il rischio,  se mai, sta nel "limitarsi" ad esso. Se lasciato a sé, spesso il superlativo diventa "non espressione", non detto, vero e proprio "nulla", in quanto tautologico e , nei fatti, autoreferenziale. D'altra parte, concorderai con me,  ogni presa di posizione apodittica è, in sé, superlativa.


  19. 18 minuti fa, giordanoted dice:

     

    Insomma, cosa non amo della divulgazione? La pretesa di spiegare, in chiave universale, un'opera d'arte o un artista. Questo è impossibile, o meglio, può riuscire solo se il divulgatore è un artista lui stesso e, come tale, ci ha già in parte sedotti. Allora non è tanto la pretesa universalità della sua spiegazione, ma proprio la parzialità artistica della sua prospettiva che ci arricchisce. Insomma, la sua spiegazione "sbagliata". 

     

     

    Giordano, ti farei una statua.


  20. 1 ora fa, Majaniello dice:

    Associare il mio nome a Furtwangler è proprio un colpo basso :D però devo dare ragione a Furtone, non si può suonare Wagner senza comprenderne il pensiero, arrivo a dire che Wagner era un filosofo che ha scelto il teatro multimediale (e non dico neanche la musica) come mezzo espressivo, chi non lo capisce non è un wagneriano, o forse il contrario, chi non lo capisce è un wagneriano (la contraddizione apparente di chi sceglie di parlare alla pancia della gente, e non al cervello). 

    Anche Toscanini però, nella sua rozzezza espressiva, diceva di Mozart "Non allegro col tempo, allegro con la faccia". In fondo coglieva un aspetto profondo della musica che andava oltre la forma, senza tanti pipponi. E così l'allegro di Mozart e l'allegro di Beethoven (per il musicista di fila sempre "allegro"), assumono un carattere diverso. Che è ne più né meno di quel che sostengo io. 

    Entrambi peraltro, Toscanini e Furtwangler, avevano incertezze e approssimazioni tecniche tali che, se fossero stati analizzati da un punto di vista della loro capacità di realizzazione formale, non sarebbero diventati leggende. Per dire che anche gli ascoltatori che non si spingono razionalmente nell'analisi dei contenuti, inconsciamente empatizzano con le visioni proposte degli interpreti a loro più congeniali (e quindi con la filosofia che propongono), acquisendone almeno una parte del messaggio senza accorgersene. La potenza e la pericolosità della musica. 

    Ps: accademico e salottiero non me l'aveva mai detto nessuno, di solito mi danno del cialtrone, del punk, del rivoluzionario da quattro soldi, del comunista (l'insulto peggiore), del malato di mente (celebri le evocazioni di CIM e ambulanze varie). Sono stato promosso al livello dei forumisti che contano allora!

    Beh, Maja, adesso la dotazione di epiteti che questo e quello ( compreso alla buon'ora anche il tuo amico pink) ti hanno affibiato e' più completa ( ce ne sarebbero ancora altri naturalmente, ma già quelli che hai collezionato bastano e avanzano e comunque sono non poca cosa). Della tua, come sempre per me sfolgorante e folgorante risposta, io non posso che approvare la gran parte , se non tutto. Ma forse quell' "inconsciamente" andrebbe cambiato in "consciamente". Sempre, va da se', che tu sia d'accordo.


  21. 8 ore fa, Majaniello dice:

     Quelle che elenchi sono qualità risapute, più che altro volevo focalizzarmi sulla filosofia che c'è dietro queste qualità

    Tanto per cambiare....

    Ti i ringrazio per la risposta come sempre tempestiva e non voglio ricominciare con la diatriba "forma"  (evidente) vs "premesse e contenuti culturali" ( supposti). Leggerti, Maja, è per me sempre piacevole anche se diffido del tuo metodo, perché non mi è congeniale. Mi sembra qualcosa a metà fra l'accademico e il salottiero. Io ho sempre in mente l'episodio che citava il primo violino dei Berliner ( credo) quando, durante le prove, per spiegare un passaggio del Tristano, Furtwangler parlo' per circa due minuti agli orchestrali in termini estetico filosofici. Una violinista chiese a bassa voce alla sua collega vicina: "Ma che ha detto?" E l'altra: " Ha detto di suonare più piano".


  22. On 28/10/2018 at 21:48, Majaniello dice:

    Toscanini, come tutti i direttori, era portato per un certo repertorio e meno per altri. Alla fine della carriera divenne più sciatto e chiassoso, a causa di un fenomeno fisiologico secondo cui le caratteristiche (buone e cattive) di ognuno si acutizzano con l'età, ma ai tempi d'oro è stato un grande direttore, uno dei grandi (non il più grande, come a volte si dice, anche perchè un "più grande" non esiste). Sicuramente, contestualmente all'epoca in cui ha operato, il suo Mozart, il suo Beethoven, il suo Brahms e il suo Verdi sono più corretti di quanto non lo fossero quelli di alcuni suoi colleghi tedeschi (non tutti, ma non sto a rifare i nomi di buoni e cattivi). Non sono io a dirlo, gli studi storici hanno dato ragione a certe sue intuizioni (che poi ripeto non erano solo sue, appartenevano semplicemente ad una tradizione diversa), ma senza scomodare la filologia, un minimo di ragionamento sull'estetica di certi autori porta - al di là dei gusti - a riconoscere l'appropriatezza di certe soluzioni (sempre per coloro a cui interessa approfondire un discorso di questo tipo).

    Se vogliamo trovargli dei difetti, aveva un fraseggio talvolta grossolano, e in alcuni casi, specie a fine carriera, risultava gratuitamente aggressivo. Alcune incisioni purtroppo non gli rendono giustizia (pare che andasse poco d'accordo col disco). Era un oggettivista ma non un esteta, il suo stile era molto concreto, granitico ma non monumentale, concentrato molto sul discorso complessivo e poco sul dettaglio (non era Klemperer per dire, anche se per certi versi è il direttore tedesco che gli assomiglia di più, almeno negli anni '30). Non conosco il suo Wagner, sulla carta un autore agli antipodi rispetto al suo modo di dirigere. Magari ha funzionato nei Maestri Cantori o nel Tannhauser, ma non ce lo vedo a fare Tristano o Parsifal, non come l'autore avrebbe voluto. Per quel che ne so ha frequentato pochissimo Bruckner (prevedibilmente e saggiamente) e mi risulta che disprezzasse Mahler, ma considerando i suoi criteri estetici c'era da aspettarselo, era musica che andava oltre la sua comprensione e sensibilità, e alla quale era certamente inadatto. Per le stesse ragioni era molto funzionale in Strauss. Lo stile francese dei primi del '900, fondamentalmente algido, lo vedeva a suo agio (Debussy, Ravel, Roussel, Dukas...), letture queste lontano dai manierismi impressionisti e più dirette alla sostanza musicale. Un simbolista a sua insaputa. Credo che Stravinsky fosse per lui troppo, dico proprio tecnicamente prima che intellettualmente (la sua Petrushka è ben impostata ma pasticciata in molti passaggi), mentre trovo fosse decisamente più adatto ad autori formalisti dalla grana più grossa come Shostakovich. 

    Grazie per la risposta articolata Maja. Non hai però accennato alla precisione ritmica e alla nettezza e alla qualità timbrica, quasi virtuosistiche, della sua orchestra, al rigoroso equilibrio dinamico e neppure allo straordinario vigore del fraseggio. 


  23. 20 ore fa, Heinrich von Ofterdingen dice:

    CAPODANNO 1954 (Quartine incatenate)

    L'anno che sorge in pigri segni addita
    Perdita. Il mare è come smorto albagio,
    E la fumosa stella del naufragio
    Si leva: è presso l'ultima partita.

    E non era di te, del tuo presagio
    Piena quest'aria, ed esso non ardeva
    Nelle celesti effigi? Non rideva
    La marina infiammata al tuo contagio?

    Ma non di te. Non te promesso aveva
    La speranza, l'orgoglio (ora ben vedo)
    Se quanto mi fu caro oggi discredo
    E torno alla caligine primeva.

    Forza è si venga all'ultimo congedo,
    Tristo amore. E che importa? Io l'ho veduta
    Fin dalle dolci ebbrezze, la temuta:
    A questa nebbia quasi lieto cedo.

    Quasi invocata e dolce ella è venuta,
    Non corporale ancora, ma già l'aria
    È muta, e lido alcuno non divaria
    E non raggio di sole mi saluta.

    E neppure fortuna m'è contraria,
    Ma morta calma sopra l'onde giace
    E non ribolle la spuma loquace:
    È finita la breve luminaria.

    E che importa! Se quello che più piace,
    Ogni ardente passione, e gioia e affanno,
    Perduto amore, se vantaggio e danno
    Ugualmente sommerge il tempo in pace.

     

    Tommaso Landolfi

     

    In una forma metrica ardua e perfetta, Heinrich, in un linguaggio forbito e aristocratico, Landolfi scioglie una sussiegosa, quasi accidiosa elegia alla pace. Finita è  la guerra, finito l'amore. Al poeta, recluso nella sua turris  eburnea, non restano che algide e mirabili parole.

×