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Pinkerton

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Tutti i contenuti di Pinkerton

  1. Pinkerton

    Montserrat Caballè: chi è costei?

    Come giustamente ha rilevato Ives riproponendone la sterminata discografia, è importante sottolineare la versatilità di questa grande cantante. Per me però Monserrat era , in cuor suo, soprattutto una pucciniana. Prima l'abbiamo sentita in Tosca, ora ascoltiamola nel duetto d'amore di Manon Lescaut, nel '72. Lei immensa e il giovanissimo Domingo in gran forma.
  2. Pinkerton

    Il mondo della voce per negati: l'esperto risponde

    Questo video, Glenn, testimonia quello che restava di una grande voce alla fine di una carriera spesa con generosità, alla fine di una vita prima felice e allora sofferta nel dolore della malattia e del decadimento. La voce si era assottigliata, rinsecchita, e aveva cambiato colore; nel recitativo l'appoggio diaframmatico non tiene più e la dizione, un tempo scandita e scolpita, è diventata imprecisa, strascicata e faticosa, a tratti imbarazzante. Tutto è spasmodico, eccessivo. Resta miracolosamente un buon passaggio di registro e la vibrazione limpida, nobile ed eroica degli acuti a piena voce. Dell'imperiosa arroganza vocale di un tempo, splendida e impetuosa figurazione vocale della giovinezza, quasi più nulla. Eppure commuoveva ancora, forse anche di più. Il vero Del Monaco, Glenn, comunque era questo:
  3. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Grazie Snorlax. Nelle arie mozartiane più distese la Janowitz teme ben pochi confronti. In controdedica un "Porgi amor" estenuatissimo, indugiante e fascinoso, tutto tenuto su un filo di voce cristallina. Estendo a Giordano, Maja, hurdy, Giobar e Ives e a Wittel il Prence.
  4. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Grazie Fibbo. Questo Don Giovanni, in un atto, ebbe gran successo e precedette di pochi mesi il più celebre omonimo capolavoro mozartiano. Da Ponte rielaboro' e amplio', certo migliorandolo, il testo del libretto di Bertati, nondimeno alcune scene appaiono quasi speculari. In controdedica il "catalogo" di Leporello:
  5. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    La categoria che accomuna tutti i melomani, più o meno incartapecoriti, Maja, è di ordine affettivo è quindi totalmente indipendente dal loro grado di conoscenza ( o di ignoranza) della musica. Ogni melomane che si rispetti è succube della propria emotività.
  6. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Qui in Tosca, Wittel, nel '77, si nota ancora il modello tebaldiano, oltre che nei citati portamenti e in certo languido rallentamento delle frasi centralizzanti, anche nell'emissione, con quegli attacchi a mezzavoice diafani e sospesi, compensati, per così dire, da frasi acute cariche di slancio, dove il suono si fa compatto, puntato e penetrante, quasi duro. https://youtu.be/L9coQJki_AI
  7. Pinkerton

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Concordo Wittel.Del cast la Cruz Romo e' sicuramente l'elemento migliore Per il fraseggio sentimentaleggiante, caratterizzato da un certo uso dei portamenti e anche per la consistenza degli acuti a piena voce questa soprano può essere inserita fra le emule della Tebaldi che, negli anni '50 fu la Leonora di riferimento. Un'emula di lusso però.
  8. Pinkerton

    frasi d'amore opera lirica

    Beh, Giordano, per quello che ho combinato io alla povera Butterfly oggi non la passerei liscia!
  9. Pinkerton

    frasi d'amore opera lirica

    Sono andati? Fingevo di dormire Perché volli con te sola restare Ho tante cose che ti voglio dire Ma una sola, ma grande come il mare. Come il mare profonda ed infinita: "Sei il mio amore e tutta la mia vita!" ( Boheme, Mimì , Atto IV ) In questa sestina di endecasillabi, Fefe', complice la musica di Puccini, c'è tutto quello che hai chiesto e ne avanza ancora.
  10. Pinkerton

    Poesia

    La spiccata propensione di Montale a escogitare soluzioni verbali metaforiche e simboliche e a optare ripetutamente per un lessico eccentrico e ricercato, Giordano, lo ha portato spesso a eccedere, a squilibrarsi, e a sconfinare nell'effettismo verbale fine a sé stesso, in una sorta di compiaciuta leziosita', in una poesia salottiera, intellettualistica e vanesia, che sa di artificioso e che, nei fatti, spesso risulta gratuita e poco comprensibile. Qui no, perché sa trovare essenzialità, sintesi ed equilibrio. Una tantum gli succede e allora non vedo perché non dirlo. Per qual motivo poi i suoi innumerevoli estimatori-imitatori lo copino solo nei suoi momenti peggiori, facendo un casino indegno, sparando a raffica metafore cervellotiche che non stanno né in cielo né in terra, e non in quelli riusciti come questo, a me risulta incomprensibile. Evidentemente hanno un concetto di poesia molto vago e comunque dimostrano di non aver capito neppure il valore del loro "maestro". Qualcosa di simile successe (e succede), nel canto lirico, alla miriade di soprano che hanno dichiarato apertamente di essersi rifatte alla Callas, copiandone e ingigantendone puntualmente solo i difetti e guardandosene bene dall'imitarne i pregi reali.
  11. Pinkerton

    Poesia

    NON RECIDERE, FORBICE Non recidere, forbice, quel volto, solo nella memoria che si sfolla, non far del grande suo viso in ascolto la mia nebbia di sempre. Un freddo cala... Duro il colpo svetta. E l'acacia ferita da sé scrolla il guscio di cicala nella prima belletta di Novembre. (Eugenio Montale) Un momento magico di Montale, qui in stato di grazia. Due quartine di endecasillabi e settenari di rara perizia compositiva. Due imperativi "di preghiera" (" Non recidere", "non far") sostengono la prima, che configura l'antitesi fra il ricordo ("quel volto"), evocato due volte al primo e al terzo verso, e l'oblio, rappresentato dal vocativo metaforico "forbice" e descritto due volte, al secondo e al quarto ("la memoria che si sfolla" e "la mia nebbia di sempre") con due pregnanti locuzioni. Notevolissimi la larga immagine e l'eloquente respiro del terzo verso. Della seconda strofa è ammirevole il gioco di rime interne, vero virtuosismo. Le due strofe rimano in parafonia ( "sempre"- "novembre"). Egregio, ricercato, aristocratico il lessico, come d'abitudine. Qui Montale trova equilibrio di struttura, sintesi verbale e continuità di linea. Nei due versi secondo e quarto, metaforici del processo mentale dell'oblio, "la mia nebbia di sempre" è forse un poco iperbolicamente generico, ma "la memoria che si sfolla", locuzione inedita, sintetica ed eloquente, è un colpo d'ala da ricordare.
  12. Pinkerton

    Poesia

    La scuola è forse, anzi sicuramente, Andrea,fra tutte le Istituzioni, quella più importante. In essa c'è la tutela del passato e la garanzia del futuro di un popolo. L'unica nostra certezza, la sola nostra speranza, sono le Istituzioni: al di fuori di esse c'è la giungla, vige la legge del più forte. Gli uomini che rappresentano le Istituzioni, politici, magistrati, forze dell'ordine e i prifessionisti accreditati, come perlappunto, gli insegnanti scolastici, hanno un compito nobile e cruciale: se essi falliscono, se essi sono indegni del compito affidato loro, la società civile e il suo futuro sono in pericolo. Fuori la giungla incombe. Gli insegnanti hanno il compito di esercitare e promuovere nei loro allievi la costanza della ragione e di favorire il più possibile lo sviluppo della loro sensibilità. Quindi intelligenza e onestà intellettuale, talento e gusto. Gli insegnanti di lettere, nella fattispecie, Andrea, dovrebbero spiegare ai ragazzi che cos'è un buon racconto e una buona poesia e cosa non lo è , come imparare a riconoscere un'opera d'arte e come distinguerla da una scadente, come apprezzarla, come valutarla. Da lì dovrebbero partire, ottenere questo, ossia dare una capacità estetica e critica ai loro alunni, dovrebbe essere il loro scopo primario, la cosa che più gli preme. E poi, ma solo poi, vengano pure i fanciullini, le nature matrigne, le mutatio animi e compagnia bella.
  13. Pinkerton

    Poesia

    Vedi Glenn, finché nelle patrie scuole si insegnerà che Pascoli è il poeta del Fanciullino, che Leopardi è quello della Natura Matrigna, che Ungaretti e' quello di "M'illumino d'immenso", che Gozzano é il poeta delle cose di pessimo gusto, che la Commedia è un poema allegorico- didascalico, che i Promessi Sposi sono un romanzo storico-religioso, che Quasimodo, Montale e Pasolini sono grandi poeti, e che Dino Campana è "il folle di Marradi", credimi Glenn, non si andrà da nessuna parte. Con la sottocultura degli stereotipi, dei chiche', delle frasi fatte, non si può che andare da nessuna parte. Secondo l'adagio in quadruplice gerundio (valido per gli studenti ma soprattutto per tanti, troppi, loro docenti): A SCUOLA ANDANDO, LE SCARPE CONSUMANDO, I BANCHI SCALDANDO, ASINI RESTANDO.
  14. Pinkerton

    Poesia

    Sì, Giordano, Campana è un fuoriclasse, un "hors catégorie". La sua gamma espressiva è sconfinata, la sua forma è viva, mutevole, cangiante, e Il suo esposto poetico, grandioso e magnificentissimo, può superare i confini del delirio con una nonchalance, una naturalezza, che solo il genio possiede. Ma noi abbiamo un'altro genio in poesia. Un professore di lettere figlio di un fattore, un erudito di primo livello che un dolore infantile mai risolto trasformò nell'ultimo custode della lingua italiana. La purezza e la caratura linguistica di certi momenti pascoliani non ha eguali e si pone su un livello di eccellenza tale da annullare ogni confronto. Il valore formale assoluto di questa quartina di novenari, eminentemente descrittiva, ad esempio, vale tutta la congerie innumerabile delle opere poetiche, ora ammirevoli ora deplorevoli, del novecento italiano. E ne avanza ancora. Perchè è su un piano formale più alto. E’, quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano cirri di porpora e d’oro.
  15. Pinkerton

    Poesia

    I GENOVA Poi che la nube si fermò nei cieli Lontano sulla tacita infinita Marina chiusa nei lontani veli, E ritornava l’anima partita Che tutto a lei d’intorno era già arcana- mente illustrato del giardino il verde Sogno nell’apparenza sovrumana De le corrusche sue statue superbe: E udìi canto udìi voce di poeti Ne le fonti e le sfingi sui frontoni Benigne un primo oblìo parvero ai proni Umani ancor largire: dai segreti Dedali uscìi: sorgeva un torreggiare Bianco nell’aria: innumeri dal mare Parvero i bianchi sogni dei mattini Lontano dileguando incatenare Come un ignoto turbine di suono. Tra le vele di spuma udivo il suono. Pieno era il sole di Maggio. * Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto Ride l’arcato palazzo rosso dal portico grande: Come le cateratte del Niagara Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare: Genova canta il tuo canto! * Entro una grotta di porcellana Sorbendo caffè Guardavo dall’invetriata la folla salire veloce Tra le venditrici uguali a statue, porgenti Frutti di mare con rauche grida cadenti Su la bilancia immota: Così ti ricordo ancora e ti rivedo imperiale Su per l’erta tumultuante Verso la porta disserrata Contro l’azzurro serale, Fantastica di trofei Mitici tra torri nude al sereno, A te aggrappata d’intorno La febbre de la vita Pristina: e per i vichi lubrici di fanali il canto Instornellato de le prostitute E dal fondo il vento del mar senza posa. * Per i vichi marini nell’ambigua Sera cacciava il vento tra i fanali Preludii dal groviglio delle navi: I palazzi marini avevan bianchi Arabeschi nell’ombra illanguidita Ed andavamo io e la sera ambigua: Ed io gli occhi alzavo su ai mille E mille e mille occhi benevoli Delle Chimere nei cieli:. . . . . . Quando, Melodiosamente D’alto sale, il vento come bianca finse una visione di Grazia Come dalla vicenda infaticabile De le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale Dentro il vico marino in alto sale,. . . . . . Dentro il vico chè rosse in alto sale Marino l’ali rosse dei fanali Rabescavano l’ombra illanguidita,. . . . . . Che nel vico marino, in alto sale Che bianca e lieve e querula salì! «Come nell’ali rosse dei fanali Bianca e rossa nell’ombra del fanale Che bianca e lieve e tremula salì: …..» Ora di già nel rosso del fanale Era già l’ombra faticosamente Bianca. . . . . . . . Bianca quando nel rosso del fanale Bianca lontana faticosamente L’eco attonita rise un irreale Riso: e che l’eco faticosamente E bianca e lieve e attonita salì. . . . . Di già tutto d’intorno Lucea la sera ambigua: Battevano i fanali Il palpito nell’ombra. Rumori lontano franavano Dentro silenzii solenni Chiedendo: se dal mare Il riso non saliva. . . Chiedendo se l’udiva Infaticabilmente La sera: a la vicenda Di nuvole là in alto Dentro del cielo stellare. * Al porto il battello si posa Nel crepuscolo che brilla Negli alberi quieti di frutti di luce, Nel paesaggio mitico Di navi nel seno dell’infinito Ne la sera Calida di felicità, lucente In un grande in un grande velario Di diamanti disteso sul crepuscolo, In mille e mille diamanti in un grande velario vivente Il battello si scarica Ininterrottamente cigolante, Instancabilmente introna E la bandiera è calata e il mare e il cielo è d’oro e sul molo Corrono i fanciulli e gridano Con gridi di felicità. Già a frotte s’avventurano I viaggiatori alla città tonante Che stende le sue piazze e le sue vie: La grande luce mediterranea S’è fusa in pietra di cenere: Pei vichi antichi e profondi Fragore di vita, gioia intensa e fugace: Velario d’oro di felicità È il cielo ove il sole ricchissimo Lasciò le sue spoglie preziose E la Città comprende E s’accende E la fiamma titilla ed assorbe I resti magnificenti del sole, E intesse un sudario d’oblio Divino per gli uomini stanchi. Perdute nel crepuscolo tonante Ombre di viaggiatori Vanno per la Superba Terribili e grotteschi come i ciechi. Vasto, dentro un odor tenue vanito Di catrame, vegliato da le lune Elettriche, sul mare appena vivo Il vasto porto si addorme. S’alza la nube delle ciminiere Mentre il porto in un dolce scricchiolìo Dei cordami s’addorme: e che la forza Dorme, dorme che culla la tristezza Inconscia de le cose che saranno E il vasto porto oscilla dentro un ritmo Affaticato e si sente La nube che si forma dal vomito silente. * O Siciliana proterva opulente matrona A le finestre ventose del vico marinaro Nel seno della città percossa di suoni di navi e di carri Classica mediterranea femina dei porti: Pei grigi rosei della città di ardesia Sonavano i clamori vespertini E poi più quieti i rumori dentro la notte serena: Vedevo alle finestre lucenti come le stelle Passare le ombre de le famiglie marine: e canti Udivo lenti ed ambigui ne le vene de la città mediterranea: Ch’era la notte fonda. Mentre tu siciliana, dai cavi Vetri in un torto giuoco L’ombra cava e la luce vacillante O siciliana, ai capezzoli L’ombra rinchiusa tu eri La Piovra de le notti mediterranee. Cigolava cigolava cigolava di catene La grù sul porto nel cavo de la notte serena: E dentro il cavo de la notte serena E nelle braccia di ferro Il debole cuore batteva un più alto palpito: tu La finestra avevi spenta: Nuda mistica in alto cava Infinitamente occhiuta devastazione era la notte tirrena. (Dino Campana, "Canti orfici") II Quando gioconda trasvolò la vita Qal bianca nube per gli aperti cieli Di sopra la tacita infinita Marina in sogno nei lontani veli? Forse fu il sogno di un momento arcano D'aurea luce di bronzo e di verdura Che accese l'angosciata creatura Alla sanguigna voluttà del vano. Pianser le fonti, risero i poeti? Parlarono le sfingi sui frontoni? Stieder gli umani nuovamente proni, In albero fluirono i cinedi? tutto ora posa in un silenzio vano E' falso il nulla perchè dorme informe. Ah! la vita barocca pluriforme A tradimento mi titilla piano. (Dino Campana) Allora, Giordano: da un lato "Genova",un lungo polimetro celebrativo in sette strofe diverse, imperniato sull'ottonario vocativo imperativo, da te citato, che chiude la seconda strofa e, dall'altro una composizione ermetica, enigmatica, in metro rigoroso di in quattro quartine di endecasillabi accentate 1,4,8,10 al primo verso e 2,4,8,10 ai tre seguenti, strofe a rima incrociata, che recupera quasi letteralmente i primi cinque versi di "Genova" . Che ne dici, scrittore? Non è forse questa la rivelazione, lo svelamento del fenomeno ispirativo? E non è forse questo poeta, tanto a noi caro, un genio della poesia?
  16. Pinkerton

    Poesia

    Grazie angelo. Tu pensa Maddalena che io ho tradotto un po' delle Georgiche semplicemente perché ero scontento delle traduzioni che avevo letto. A fine lavoro, rileggendole, effettivamente mi sono parse non male. Ma a Napoli dicono "ogni scarrafone è bello a mamma soia". Per questo il fatto che a te piacciano per me è molto importante.
  17. Pinkerton

    Poesia

    Intanto lavò Telemaco la bella Policaste, la figlia più giovane di Nestore Nelìde. E dopo che lo lavò e l'unse di grasso olio, gli pose addosso un bel mantello e una tunica, e dal bagno egli uscì simile nel corpo agli eterni, e andò a sedersi accanto a Nestore pastore di genti. ( Od., III, 464-469) (trad. Rosa Calzecchi Onesti) L'Odissea non è il racconto dell'avventuroso viaggio di ritorno dalla guerra di un eroe saggio e perseguitato dal destino. Questo racconto, tutto carico di simboli che anche oggi affascinano le nostre deboli menti, è troppo fantastico, troppo inverosimile, troppo improbabile. Tutti i suoi personaggi, Ulisse compreso, per quanto fascinosi sono sospetti, sono ambivalenti se non plurivalenti; tutti, Ulisse compreso, ci potrebbero mentire. Tutti meno uno. Telemaco, un figlio che cerca il padre. A ben vedere, lui è l'unico che non può barare. Questo ragazzo è alla ricerca del padre e naviga per mesi, da una città all'altra, a chiedere di lui. Ma non lo trova e rischia anche la vita per averlo cercato. Ha tanto bisogno di ritrovare suo padre che alla fine prende per buone le parole di un vecchio straccione un po' mitomane, che un giorno gli capita in casa e che dice di essere lui il grande Odisseo. Ecco, Maddalena, l'Odissea non deve confonderci e frastornarci con tutte i suoi meravigliosi e bugiardi racconti: queste avventure sono solo un carrozzone di simboli, un circo di simboli, che ad ogni epoca si ferma a fare il suo spettacolo di meraviglia per le nostre menti , deboli e fanciulle. L'Odissea è il libro che narra del bisogno di avere un padre. Omero ce lo suggerisce chiaramente. E lo fa subito, non con un accenno, ma per quattro, lunghi libri, loro sì tutti davvero meravigliosi, perché veri.
  18. Pinkerton

    Ciao

    La musica operistica, Michela, è quanto di più completo l'uomo abbia saputo escogitare in campo artistico. Musica strumentale, canto,teatro,poesia, danza, tutto questo in una sola creazione artistica.Il canto lirico poi, è un mondo, un linguaggio a sé stante, forse il più espressivo dei linguaggi orali. Detto ciò, benvenuta in forum!
  19. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Certo, Yeats, la musica di Dutilleux si attaglia perfettamente a Bonnefoy. Anzi ti propongo fin d'ora di utilizzarla come introduzione ai testi di Bonnefoy, sia in lingua originale che tradotti (da me, naturalmente), che io e te leggeremo, a turno, in quel ciclo di letture magistrali del poeta francese che l'anno venturo verranno tenute in Università e Citta d'Arte di tutta Europa.
  20. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Se le due edizioni con Mitropuolos ( Met., '56 e Firenze, '57) sono da considerare di riferimento, subito dopo va annoverato questo live del '62. Schippers non vale il direttore greco, nondimeno è vivido e vibrante. Sugli scudi Leontyne Price, allora all'apice, e soprattutto Carlo Bergonzi che qui ascoltiamo nel recitativo ed aria d'entrata. Tutta la sua esecuzione, Giordano, è memorabile: morbidezza e perfetto legato nel cantabile e varietà e incisività di fraseggio nel recitativo. Ascolta Giordano tra 1:43 e 1:56 come Bergonzi passi dalla soavità amorosa della mezzavoce di "d'amor che mi beò", al vigore e all'ampia scansione, maschia e risentita, del declamato "Il vecchio Silva stendere osa su lei la mano!". Per la serie: se Verdi è grande occorrono però cantanti all'altezza del Maestro.
  21. Pinkerton

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Come tu sospetti,questo controtenore, Giordano, è veramente scarso. Definirlo "un cane" non è appropriato, in quanto che i cani, quando abbaiano,si fanno sentire; lui no, sembra che cominci ma non prosegue, il motore è acceso ma la macchina non parte mai. La voce è tutta indietro, molti attacchi sono tremuli, il registro mediograve è sotto i tacchi, praticamente inudibile. Ci sarà una nota passabile su dieci. Con un assetto vocale simile, provare a interpretare diventa una promessa da marinaio.
  22. Pinkerton

    Poesia

    Ti sei spiegato bene, ottimo Yeats. Se mai ti capitasse di leggere le mie traduzioni di Valéry, batti un colpo. Il tuo parere mi preme assai. Quanto all'ode sopra l'una greca ti dirò: Keats è un neoclassico nella forma, tutto enfasi e fronzoli, ma un romanticone nella sostanza. Gli piace stare sul vago, gli piace evocare, gli piace suggerire, gli piace alludere, gli piace ..... Insomma, gli piace.
  23. Pinkerton

    Poesia

    Le tue obiezioni, collega, sono tutte sensate e tutte ( compreso naturalmente il ricorso all'anastrofe) trovano la stessa risposta: la musicalita', la cadenza e l'omogeneità della musica e, per i liricismi che rilevi, un tono piu' nobile dell'eloquio. Così l'impiego costante degli endecasillabi ( secondo e terzo dell'ultima strofa però sono decasillabi tronchi, e non a caso,a sigillare la composizione) danno più coesione, più unità di linea. Anche il calo di enfasi di "lodo" invece che, ad esempio, la butto lì, di un bisillabo tipo " gloria" ( gloria alla voce venata di grigio) per me va benissimo, e questo per mantenere unitario il tono, per non "far chiasso". Quanto a "ogni" per "extreme", capisco il tuo discorso ma "ogni" è più comprensivo, più estensivo, più vago. Visto il clima emotivo creatosi, di incantata meraviglia, e visto che il senso è quello dell'esaltazione globale delle facoltà espressive della Ferrier, lo rifarei.
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