Vai al contenuto

Pinkerton

MOD di sezione
  • Numero contenuti

    4781
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti di Pinkerton

  1. La vita è crudele, non ami, ma noi abbiamo le spalle larghe. Quanto a Illica, senza Giacosa, che aveva il senso della misura, lui si faceva prendere la mano, ci andava giù pesante e gigionava non poco. Tra il libretto di Boheme e quello di Chenier c'è un abisso. Tant'è che io, lo ammetto, avrei avuto qualche difficoltà a versificare meglio di Boheme, mentre, per Chenier, concorderai, avrei vinto a mani basse.
  2. Credimi sulla parola, ma non mi riferivo al musicista! Il massimo sarebbe stato che TU avessi composto lo Chenier. Ma non si può avere tutto dalla vita.
  3. Lo credo anch'io. Il mio amico Giordano non ha paura di nulla, trova sempre il modo di venircene fuori.
  4. Bravi Corelli e Hopf, Wittel ( per tacere del grande Del Monaco a cui insegnò la parte Giordano in persona). Ma Bergonzi è un'altra cosa.
  5. Non è mai troppo tardi, Giordano. Al mio paese della Valcamonica c'è un detto: "Col tempo e con la paglia maturano anche le nespole".
  6. Sottopongo all'attenzione dei forumisti amanti della poesia l'ultimo capolavoro di Pink poeta: COMUNICAZIONI DI SERVIZIO (in due quartine di doppi quinari rimati) Metà più vale del tutto intero, Soffio è il pensiero, macigno l’atto; Nulla è per certo, nulla è per vero, Se non l’istante che tiene il fatto. Vinta o perduta la tua partita Tutta vanisce nell’illusione; Puo' stare dentro tutta la vita In quattro note di una canzone. L.D. ("Il giardino dei semplici", 2019)
  7. Grazie Maja! Divertentissima l'operina! Ma dove le scovi queste cose? A 15:50 inizia una scena che oggigiorno porterebbe Donizetti nelle aule di un tribunale ( per non parlare delle manifestazioni "rosa" in piazza, con tanto di slogan e di cartelli).
  8. Pinkerton

    Confronti

    Scusa Maja. Sono stato ingeneroso col tuo bell'intervento che ha il pregio di sottolineare (partendo dal video di Muti) il concetto di "linea di canto" e di accennare a quello di "saldatura di registri", e, in seconda battuta, di "uguaglianza di registri".Tu , partendo dall'antinomia storica Rubini-Duprez, forse semplifichi un po' troppo le cose identificando il canto lirico "moderno" con l'emissione di petto. Poi dici che un acuto a piena voce non si può non fare senza metterci una corona ( e perché?). Ma lasciamo perdere, questi sono dettagli. Cosa sia invece, o meglio, cosa sia diventato, il canto lirico "moderno" meriterebbe un lungo discorso. E questo e' un problema serio.
  9. Pinkerton

    Confronti

    Come d'abitudine, Maja, su questioni vocalità hai fatto un discreto casino, però sullo splendido, leggendario, Do di Lauri Volpi nell'"A t e o cara", hai avuto il coraggio di contraddire noi pipparoli del canto. E hai detto una cosa giusta. Magnifica che sia,la nota del grande Giacomo è fuori luogo: troppo forte, ostentata, avulsa dalla linea di canto, estranea allo stile, sostanzialmente effettistica, plateale. Continua su questa strada.
  10. Il Sonetto IX di Ugo Foscolo, Glenn,carme avverbiale governato dalla musica, è una delle cose magnficentissime della poesia italiana. Nota il respiro ampio del lungo periodo ininterrotto che copre le prime tre strofe. E nota, Glenn, il virtuosismo metrico dell'ambivalenza rimico-semantica delle desinenze in "onde" e in "acque", a creare un clima marino, acquatico, amniotico, materno...
  11. Pinkerton

    Confronti

    Nella Lehmann (soprattutto), Maja, e nella Ponselle apprezzabile l'omogeneità della linea di canto.La Lehmann vanta anche una straordinaria uguaglianza di registro mentre la Ponselle sfoggia un respiro ritmico piu ampio. Il canto della Muzio invece è molto espressivo ma di gusto tardoromantico, quasi veristicheggiante.
  12. Provvederò e ti farò sapere. (Sulla felpa di M.me Kiri non ho notizie...)
  13. La Pierce, Ives, è abbastanza agile e anche varia nella dinamica. Ma la voce è piccolina, povera di polpa nei centri, con delle screziature vetrigne, un po' gridata nelle puntature. Insomma, una vocetta. La personalità della cantante è quella che è e alla fine il mordente risulta modesto ed epidermico. Senza scomodare M.me Sutherland, tutto sommato è preferibile Kiri Te Kanawa:
  14. Pinkerton

    Confronti

    Di preciso non so. Anni venti comunque, sicuramente.
  15. Pinkerton

    Confronti

    Abbiamo sentito tante esecuzioni del duetto verdiano, alcune buone, altre meno. Ti controdono l'unica esecuzione pervenutaci però, in cui il tenore canta tutto in vera mezzavoce, come prescritto da Verdi in partitura. Gigli sarà anche un po' mieloso e manierato ma, vocalmente, è uno splendore e si lascia indietro tutti. E' tratta da un film e tu , o Principe, sicuramente già la conoscevi.
  16. Grazie caro amico. Il video è notevole e la Simionato e Corelli si fanno valere. In controdedica quello che io ritengo il riferimento, la Cossotto e Bergonzi diretti da Karajan. Il tenore emiliano, come sempre, emerge per l'eloquente incisività e la varietà del fraseggio mentre la Cossotto oltre che perfetta nell'emissione, risulta particolarmente animosa e battagliera. Una coppia memorabile.
  17. Pinkerton

    Confronti

    Grazie Wittel. Campora canta bene, con buona emissione e timbro limpido. Non ha certo, per inferiorità tecnica, l'eloquente, morbida rifinitezza di Bergonzi o la soavita' di Schipa e neppure la trepidante affettuosita' di Pavarotti, ma comunque la sua è un'onesta prova. Sul La smorzato è un tantino a disagio e salta una sillaba.Sicuramente meglio di Domingo comunque.
  18. Pinkerton

    Confronti

    L'Andante mosso in 3/8 "Parigi o cara" ( "dolcissimo, a mezza voce" prescrive Verdi) è qui cantato da Carlo Bergonzi e Monserrat Caballé, colti all'apice della forma. Il duetto presenta due principali problemi esecutivi: da un lato il cantare morbido, sul ritmo e ben legato; dall'altro un passaggio vocale alquanto arduo, virtuosistico, che richiede doti tecniche di prim'ordine. Si tratta, sull'ultima sillaba della parola "futuro", di un La bemolle acuto in mezzavoce, con portamento ascendente, rinforzo e portamento discendente legato. Di fatto, una "messa di voce". Bergonzi e la Caballè eseguono il duetto con perizia memorabile e , da un punto di vista strettamente esecutivo, rappresentano quanto di meglio è stato registrato. Si notino, in entrambi gli interpreti, la morbida compostezza del canto, la varietà e l'appropriatezza dinamiche, la nitidezza e la ricchezza timbrica dell'emissione, la perfetta legatura delle frasi. Questo è cantare sul fiato applicando eccellenti risorse tecniche e nel rispetto della partitura. Per confronto la storica registrazione di Tito Schipa e di Amelita Galli Curci dove del tenore pugliese, sebbene un po' querulo nel timbro, si apprezzano la straordinaria facilità dell'emissione e la soavità della mezzavoce. Terzo esempio Pavarotti Freni la cui esecuzione non può vantare la levità dei due esempi precedenti. Nondimeno Pavarotti si riscatta tanto sul piano del timbro, splendido, e della dizione, nitidissima, quanto su quello del fraseggio trepido e pieno di giovanile slancio. La Freni per contro, pur cantando molto bene, appare un tantino compassata. Assai inferiore alle precedenti risulta la versione di Roberto Alagna e Angela Gheorghiu, esecuzione scolastica, monotona, povera di dolcezza e di alternative dinamiche. Soprattutto Alagna manca all'appuntamento, attestandosi su un mezzoforte pesante e metronomico, trasformando una frase carica di amore in una specie di proclama: Anch'egli pesante e monocorde ma più partecipe oltre che assistito da un timbro morbido e caldo, è Placido Domingo che tuttavia, sul terreno della varietà dinamica, è superato da Teresa Stratas la quale mette a partito al meglio possibile i suoi esigui mezzi vocali. Sicuramente meglio di Alagna e Domingo, sebbene ben lontano da Bergonzi, Schipa e Pavarotti, figura Diego Florez, da cui ci si poteva aspettare un po' più di "matiz". Inoltre il tenore sudamericano delude nel succitato La bemolle smorzato, che canta d'acchito, con una certa durezza e forzando anche un poco. La Damrau per contro, piuttosto greve, sostanzialmente è fuori parte. Della coppia Kaufmann Nebtrenko, la soprano, grazie al timbro limpido, si salva. Kaufmann invece si sforza di cantare in una mezzavoce inaccettabile, infarcita di suoni afoni e stimbrati fino al famoso La bemolle (1:14) che appare duro e fibroso, forzato, tutto ingolato. Un suono pessimo, orripilante.
  19. Benvenuto anche dal Tenente Pinkerton! Per l'occasione un omaggio di bel canto, spero gradito. ( così piace sentir cantare qui in questo forum):
  20. Da qualche parte sta scritto che la voce è un libro aperto, un'urna di segreti, la porta dell'anima. L'elemento naturale della parola, caro Giordano, non è la pagina ma la voce. Lo scritto è un trucco, uno stratagemma,un espediente, un rimedio all' "invida aetas", per conservare la parola ma all'inevitabile prezzo di toglierle vibrazione, timbro e cadenza. Lo scritto è un ossimoro, una parola muta. A ogni scritto occorrerebbe dare una voce. P.S. Le tue scelte in campo operistico sono sempre ottime. Buon segno...
  21. Ti ringrazio comunque , o Principe, per la dedica che se mi conferma la infima opinione che hai di me, se non altro mi permette di produrmi, anzi di scatenarmi in una delle mie leggendarie stroncature. Allora mettiamo in ordine gli aspetti salienti di questa esecuzione. 1) timbro: infelice, gracchiante 2) emissione: selvaggia 3) dizione: "Liù" diventa sempre "Lù" e non si contano le sillabe che questo fior di tenore storpia o si mangia. A 0:49 poi compie l'egregia impresa di saltare una parola intera ("solo") 4) intonazione: diverse le note crescenti o calanti 5) quadratura ritmica: il nostro ignora totalmente il significato e il senso della parola "solfeggio" 6) legato: in genere massacrato oppure, qua e là, del tutto casuale 7) espressione: abolita Nemmeno il grande Lauri Volpi aveva gran rispetto del metronomo. Però le sue deroghe ritmiche avevano sempre una funzione espressiva e in questo live del '41 ci lascia un esempio ancora insuperato di come si deve cantare e di quanta espressività si può ricavare da questa "esortazione patetica" puccinana: Al Principe di Baviera, mio signore, e a Giordano e Maja, miei alfieri-
  22. Bravo Giordano! Hai fatto ancora centro. A parte la risatina diabolica da te segnalata, a parte il "vibratino" (specie nel recitativo) giustamente rilevato dal Principe Bavarese e a parte, aggiungo io, qualche puntata un poco asprigna, questa esecuzione, per slancio, fluidità, brillantezza timbrica e mordente ( e anche, aggiungo sempre io, per una qual certa infantil-femminile innocenza), sovrasta ogni altra incisione del celeberrimo brano verdiano. Non c'è niente di simile nella discografia di Traviata. Firmato: Celletti Controfirmato: Pinkerton
  23. Il polisindeto di Praxilla è memorabile. Mai un addio alla vita ha avuto questo splendore. «κάλλιστον μὲν ἐγὼ λείπω φάος ἠελίοιο, δεύτερον ἄστρα φαεινὰ σεληναίης τε πρόσωπον ἠδὲ καὶ ὡραίους σικύους καὶ μῆλα καὶ ὄγχνας· (Praxilla) Bellissima io lascio la luce del sole, e le stelle lucenti e della luna il volto e i fichi maturi e le mele e le pere. (Trad. Pink)
×
×
  • Crea Nuovo...