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Pinkerton

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Su Pinkerton

  • Compleanno 27/08/1952

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    Maschio
  • Luogo
    Travagliato ( Bs)
  • Interessi
    opera lirica, poesia e altre cose di cui non so il nome

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I successi di Pinkerton

4000 sono pochi!

4000 sono pochi! (9/21)

  1. Tagliabue non si discute. Io poi trovo molto buono, anzi eccellente, per la nitida rotondità del timbro e il rispetto delle indicazioni della partitua,anche il Germont di Matteo Manuguerra.
  2. Concordo Wittel sulla tua valutazione negativa dei protagonisti di questa Traviata. Stratas a parte, deludono pesantemente Wunderlich, inspiegabilmente ruvido, e soprattutto Prey che, sulla carta, poteva escogitare un Germont accettabile. Certo, Traviata richiede una dizione italiana corretta e i cantanti stranieri sono tutti, chi più chi meno, penalizzati. Prey tuttavia massacra la parte soprattutto nell'agogica. Se anche non poteva padroneggiare la prosodia almeno poteva rivalersi sulla morbidezza e sul "legato". Come fa Leonard Warren nella bella incisione RCA del '54 diretta da Monteux, con la Carteri e Valletti.
  3. Certo Mirco Palazzi non avrà una voce imponente e il suo "legato" non sarà sempre impeccabile , ma è un basso autentico con un completo controllo della gamma. Ciò appare evidente ascoltandolo nel Flauto Magico.
  4. Concordo,Wittel, sul valore di questo giovane basso: Puntuale morbidezza negli attacchi, uguaglianza di registro, unità di linea, timbro piacevole e nutrito, padronanza dei gravi, emessi senza mai forzare con siepiana "souplesse". Qui in Sonnambula.
  5. È il vecchio discorso del tenore completo, Maja, del tenore che può cantare a buon diritto un repertorio eterogeneo. Non è il caso né di Domingo ( un lirico tardoromantico e pucciniano) né di Kaufmann ( un baritenore dalla tecnica incompleta). Se mai è il caso di Caruso, di Gigli, di Lauri Volpi, e, per buona parte, di Pertile e di Bergonzi.
  6. Il punto, Giobar, è che Kaufmann è largamente sopravvalutato. Nessuno discute la sua professionalità nel cercare di essere fedele alle indicazioni delle partiture, ma la sua tecnica ( forse anche a causa di una voce molto scura e nasaleggiante) gli consentirebbe di agire solo in un repertorio limitato al verismo drammatico e a qualche ruolo wagneriano. Soprattutto nelle mezzevoci il suono si opacizza e si stimbra. Invece canta e incide di tutto. Ripeto Kaufmann è sicuramente valido ma ha dei limiti evidenti. Insomma non è nulla di eccezionale.
  7. Interessantissime, Alfio e Maja, le vostre note. Io mi limito a dire che se è vero che non occorre cantare il Pierrot lunaire come si dovrebbe cantare Lucia o Rigoletto è vero anche il contrario.
  8. Vittorio Prato, Wittel, ha bel timbro e notevole estensione. Le note sono tutte integre e risonanti, l'intonazione esatta, la dizione chiara. Però la dinamica è limitata quasi esclusivamente al nezzoforte, le modulazioni sono rare, il "legato" spesso latita. Sembra che Prato si accontenti di emettere bei suoni e e approfondisca poco sul lato interpretativo.
  9. Eccellente recensione Wittel, che condivido: Maazel squilibrato, la Moffo fuori parte, Cappuccilli esuberante vocalmente quanto trasandato, Corelli valido ma inferiore a sé stesso nell'incisione con Karajan. A proposito di Karajan , conosci questa Carmen del '54, con Simionato, Gedda, Roux e Gueden? Se non la conosci ascoltala. I cantanti sono tutti bravi ( specie Gedda che oltretutto pronuncia in modo eccellente) e l'orchestra di Karajan ha una nettezza, una precisione, uno splendore, ma anche un'energia che lasciano a bocca aperta. Certe aperture liriche corali di ambientazione a inizio opera ( v. ad es. a 15:45 e seg.) sono vivide e affascinanti: musica pura.
  10. Non mi soffermerò sui cantanti, Wittel,ma sul confronto fra i due direttori. Keilberth, oltre che registrato meglio, è possente e trascinante,vivido e sbalzato, vario nella dinamica e variegato nei colori orchestrali. Karajan però è un'altra cosa. L'epos wagneriano è reso interamente, con un respiro ampio e un impatto sonoro coeso, grandioso, entusiasmante.
  11. La dinamica di Vinay, Wittel, è al minimo sindacale ma, pur limitata, ha una sua continuità. La sua approssimativa tecnica di emissione invece, ripeto, compromette l'agogica determinando delle cadute di tensione nel fraseggio. Pistor al contrario ha il suo punto di forza proprio nell'agogica, il suo canto non è mai inerte, è vario ed eloquente, ricco di colori e di modulazioni, sempre ben sostenuto e, all'occorrenza, carico di slancio. Peccato qualche non infrequente slittamento di intonazione. Con un metallo più solido e risonante e con una migliore intonazione avrebbe potuto rivaleggiare con lo stesso Melchior.
  12. Hai colto il punto Wittel: la tecnica rudimentale di Vinay gli impedisce un'agogica convincente anche in una serata di ottima forma vocale. Pur avendo voce da vendere il tenore cileno in più punti tende a dilatare e ispessire i centri col risultato che la voce si ingrossa ma il fraseggio frena e perde di tensione. Pressoché il contrario fa il grande Melchior che contiene il volume ma carica la voce di allarmata sofferenza:
  13. Spostiamoci prima di essere arrestati.
  14. Sono d'accordo con te Maja. In Del Monaco mezzi vocali eccezionali e un temperamento irruente, portato all'iperbole espressiva, dettavano il suo modo di cantare, caratterizzato, nei momenti migliori, da una straordinaria tensione. Anche quando la voce si assottigliò, aprendosi nei centri e cambiando colore, questa capacità di elettrizzare il fraseggio rimase sua peculiare. P.S. Il primo Otello Decca non era diretto da Serafin ma da Alberto Erede.
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