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Pinkerton

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About Pinkerton

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    opera lirica, poesia e altre cose di cui non so il nome

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Pinkerton's Achievements

4000 sono pochi!

4000 sono pochi! (9/21)

  1. Edizione tutto sommato pregevole, Giobar, anche se con qualche pecca. L'incisione è dell'80. Simone dirige i Solisti Veneti con precisione e leggerezza ma manca della "verve" e dello slancio che in Rossini sono basilari. Il tenore Palacio è spedito ed elegante solo quando canta in falsetto mentre a piena voce, per lacune tecniche, risulta duro e forzato. Delle voci gravi maschili Ramey è ottimo per tecnica e mezzi, Zaccaria, pur con mezzi vocali inferiori, è corretto, mentre Domenico Trimarchi è censurabile sia per la voce usurata che per il gusto volgare. Quanto alla Horne la sua prova appare discutibile nei recitativi, eccessivamente caricati, mentre nei cantabili è inappuntabile dimostrando una classe superiore. Qui la ascoltiamo in un live di sei anni dopo diretto da Levine.
  2. Certo Maja, ogni personaggio va interpretato ed eseguito adeguatamente. Se la partitura di Norma si limitasse al "Casta diva" la Netrebko, pur senza essere la Callas, sarebbe una Norma di tutto rispetto . Però l' "Andante sostenuto assai" "Casta diva", tutto sommato, non presenta ardue difficoltà tecniche e un buon soprano lirico dalla voce piena come lei ne può venire fuori bene. Ma Norma è una parte di soprano drammatico di agilità e questo lo si vede subito dopo l'aria del 1° Atto, nella cabaletta "Ah bello a me ritorna" che, invece, richiede un bagaglio tecnico di alto livello. Qui la Netrebko è chiaramente a disagio, e le agilità del brano la mettono alle corde. La Callas invece qui può fare tesoro del suo magistero tecnico e ci offre un'esecuzione memorabile, fluida e incisiva a un tempo, in cui le difficoltà tecniche sono risolte in termini di pura espressività:
  3. Lo Re, Maja, dice cose condivisibili ma non accenna alla differenza più importante fra l'esecuzione della Callas e quella della Netrebko: la tensione e la tenuta della linea di canto. Entrambe le cantanti hanno un buon appoggio e, quanto a bellezza timbrica, la Netrebko vince a mani basse. L'assetto tecnico della Callas però è magistrale e nettamente superiore a quello della soprano russa: questo le consente di ottenere una linea di canto continua e omogenea mentre quella della Netrebko appare frammentata da indugi, talora anche virtuosistici, ma che determinano un calo della tensione drammatica. In altre parole: la Netrebko canta bene ma, qua e là, bamboleggia un po'. La Callas invece è sempre lì, eloquente, soggiogante, tutta dentro nel personaggio.
  4. Eccoti accontentato Giobar. Olga è bisillabo e il tenore non può gigionare come com le altre due. Un confronto fra le tre donne? La Voudouraki ha meno voce rispetto alle due russe ma ci mette l'anima, sfoggiando un "legato" alquanto sensuale. Inoltre esibisce una gamma dinamica più varia e non forza mai, laddove la Shamaeva ripropone il canto timbratissimo ma duro e monocorde della Obraszova e, come quella, pigia sui gravi senza ritegno. Olga Borodina vanta una cavata piena e morbida, ma la sua esecuzione appare trasognata fino a rasentare l'inerzia. E' curioso come José Cura adatti la sua vocalità alle caratteristiche di ciascuna delle sue tre partner, facendo loro, per così dire, "da specchio", nel bene e nel male.
  5. Mi sono imbattuto in questo video dove José Cura dirige e duetta il Samson con una mezzosoprano alquanto coinvolta ( anche perché "Dalila" diventa "Eleni"...) È una cosa fuori ordinanza, un po' eccentrica ma tutto sommato venuta neanche male:
  6. Non te ne pentirai Ammiraglio . In questa Butterfly gli esecutori, dal direttore ai cantanti protagonisti, ai comprimari e, per finire, ai tecnici d'incisione DECCA, sono tutti in stato di grazia. Ne viene fuori un'esecuzione ricercata e coinvolgente. Si possono discutere l'opulenza sonora, la raffinatezza miniaturistica nello sviluppo tragico del II° Atto, ma tutto il primo atto ( cerimonia nuziale e duetto d'amore) non ha eguali nella discografia. Da 23:37 a 24:21 ( " O amico fortunato ..... Sì è vero è un fiore, è un un fiore...") la variegata scena delle nozze ha il suo acme melodico.
  7. Dopo aver doverosamente precisato, caro Pollini, che io non sono Ammiraglio ma soltanto Tenente di Vascello della "cannoniera Lincoln, Marina del gli Stati Uniti" e che il grado di Ammiraglio spetta proprio a Madiel, io, salomonicamente, proporrei al detto Ammiraglio di acquistare entrambe le incisioni della Butterfly di Karajan, con e senza Callas. Quando due cose meritano è un peccato scartarne una.
  8. Ascoltando la Callas in questo duetto,Pollini, verrebbe da darti ragione:
  9. Concordo Ives. Geniale la regia, ottimo il direttore, tutti bravi i ragazzi del cast.
  10. Il Pinkerton di Bergonzi, Snorlax, rifinito ed espressivo, è notevolissimo per l'eloquenza del fraseggio e l'espansione dei cantabili. Pavarotti però lo supera, per naturalezza d'emissione e d'accento, nei momenti di conversazione che in Puccini, come notava Maja, hanno un notevole risalto.
  11. Capisco le tue obiezioni, Madiel, sul Karajan pucciniano: in una partitura profondamente tragica, rilevare l'eccesso di edonismo sonoro non è fuori luogo. E se la Tosca e la Turandot con la Ricciarelli fanno acqua anche dal punto di vista vocale ( un discorso a sé merita la Tosca del '63 con la Price) non altrettanto si può dire sul cast di Bohème e di Butterfly con le voci della Freni e di Pavarotti colte al loro apogeo. In particolare è di assoluto riferimento il Pinkerton di Pavarotti che, al netto della fascino timbrico, non è mai forzato, è sempre naturale, ma soprattutto è straordinario per la spontaneità e la comunicativa nelle frasi di conversazione. Qui è con la Freni, nel I°Atto, in una pagina memorabile:
  12. Concordo Snorlax. In questa Butterfly la Scotto è notevolissima anche perché sostenuta da un direttore, Lorin Maazel, di grande sensibilità. Piuttosto deludente invece risulta il Pinkerton di Placido Domingo, troppo orientato su un canto monocorde, quasi tutto a piena voce. Ecco la Scotto in un live del '74 E per confronto Maria Callas:
  13. Tornando a Rodolfo, Maja, senti questo tenore. Anche lui, quanto a tecnica e ad alternative agogico-dinamiche non è un fulmine di guerra, però, aiutato dal timbro bellissimo, chiaro, nitido, direi "lunare", riesce a rendere la giovanile trepidazione amorosa che si confà al momento scenico:
  14. La Pavone deve portare un po' più avanti la voce. Qui, come Liu', è già meglio. Nota, Maja, il bel controllo dell'emissione sulla messa di voce dell'acuto conclusivo.
  15. Se ha cantato così, Maja, non ci siamo. La voce è ben risonante, ma già dal La naturale di "Chi sono e che faccio" risulta forzata e aperta. Ma il punto non sono gli acuti, ma il fraseggio che risulta troppo cauto, compassato e scolastico fino all'inerzia. Un Rodolfo con poca anima insomma. E un Rodolfo con poca anima che Rodolfo è?
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