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giobar

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  1. giobar

    Hurwitz & co.

    Video piuttosto singolare. Una dozzina di minuti di preamboli per preparare il pubblico a un altro video di imminente pubblicazione sulle migliori incisioni di Seiji Ozawa. Da questa introduzione e dai numerosi commenti si comprende il motivo. Nonostante la bravura indiscutibile e gli esiti importanti ottenuti nella sua carriera, Ozawa ha avuto e ha tuttora, soprattutto negli USA, numerosi feroci detrattori. Hurwitz prende il problema di petto: ci sono dietro una serie di pregiudizi del pubblico e dei critici americani, alcuni di natura prettamente razziale. Ed è significativo che questa tesi trovi conferma in diversi commenti, uno dei quali rievoca una situazione di vera e propria ostilità razziale già all'epoca dell'incarico di Ozawa a San Francisco, nonostante proprio a lui sia dovuta la reimmissione di quell'orchestra nel grande circuito internazionale. Poi, evidentemente, ci sono stati altri problemi, forse acuiti dal fatto che il rapporto con Boston è durato troppo a lungo, problemi che chi frequentava regolarmente gli spettacoli o era in rapporto con l'orchestra e col management conosce meglio del pubblico europeo. Ma tant'è: è strano questo video per mettere le mani avanti in difesa di Ozawa.
  2. Johann Michael HAYDN Requiem in do minore Iride Martines - Anna Bonitatibus Christoph Strehl - Luca Pisaroni Salzburger Bachchor Mozarteum Orchester Salzburg Ivor Bolton
  3. Zoltan KODALY Sonata per violoncello solo op. 8 Pierre Fournier
  4. E perché mai ti commuove? Io ascolto di tutto (anche Caroline Shaw se mi provocano...). Poi ci sono le cose che mi piacciono di più o di meno e quelle da shock anafilattico, ma con questo Jommelli restiamo ampiamente nell'area di sicurezza sanitaria
  5. Camille SAINT-SAENS Requiem op. 54 Françoise Pollet - Magali Chalmeau-Damonte Jean Luc Viala - Nicolas Rivenq Choeur régional Vittoria d’Île-de-France Orchestre national d’Île-de-France Jacques Mercier
  6. giobar

    Necrologi

    Nobody's perfect!
  7. giobar

    Necrologi

    Non li conosco, perché il mio codice di comportamento mi vieta di spendere più di 5 euro per dischi con registrazioni così vecchie. Ho potuto apprezzare le rimasterizzazioni della Testament quando sono state riprese da altre etichette (per lo più nei box Icon della Emi-Warner venduti a basso e bassissimo prezzo). Non si tratta di disprezzare il lavoro altrui (tutt'altro) ma di seguire altre priorità.
  8. Niccolò JOMMELLI La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo Anke Herrmann - Debora Beronesi Jeffrey Francis - Maurizio Picconi Ensemble Eufonia - Ensemble vocale Sigismondo d'India Berliner Barock Akademie Alessandro de Marchi E' uno dei numerosissimi oratori scritti, dopo il primo di Caldara del 1730 e fino ai primi dell'800, sul medesimo libretto di Pietro Metastasio. Se il riutilizzo di un libretto era cosa frequente, qui siamo davanti a un caso eccezionale e forse unico nella storia della musica per il numero elevatissimo di versioni realizzate, tanto da parificare, di fatto, il testo di Metastasio a quelli dell'ordinario della messa o ai salmi (De profundis, Miserere...) o inni liturgici (Te Deum, Veni Creator...) che sono stati musicati centinaia di volte dai compositori più disparati. Al primissimo ascolto la musica di Jommelli non mi sta sconvolgendo troppo, anche se si pone su un buon livello di qualità e riesce a tenere una certa distanza (ma non sempre) da tentazioni operistiche, fioriture e coccodè vari, mantenendo stabile un tono commosso e riflessivo. Al tempo stesso, si stende in modo abbastanza uniforme una leggera patina di noia. Forse è uno di quei casi in cui l'esecuzione dal vivo e la presenza diretta nel pubblico riescono a eliminare tale patina. Peraltro, è apprezzabile la poca staticità dei recitativi, sempre molto mossi. Su tutto si impone il sostegno strumentale, vivissimo, a volte addirittura formicolante e tutt'altro che secondario malgrado la pregnanza del soggetto e del testo. In questo è lodevolissima l'esecuzione di de Marchi, vibrante, tesa, mai fiacca. I solisti non si impongono per particolare virtuosismo e anzi sono sempre sull'orlo del burrone (e qualche volta lo sorpassano trovando aiuto nell'angelo custode...) quando si discostano dalla tessitura centrale. Però sono comunque funzionali e hanno tutti un'ottima dizione (anche se due di loro non sono italiani) così che, caso strano, di fatto non si perde nemmeno una parola.
  9. giobar

    Necrologi

    E' morto Stewart Brown, fondatore della casa discografica Testament, specializzata nella ripubblicazione, in veste sonora ripulita e migliorata, di importanti incisioni degli anni 50 e nella pubblicazione ex novo, sempre in accuratissima veste fonica, di registrazioni di provenienza teatrale o radiofonica dello stesso periodo. Aveva 69 anni. Nei primi commenti che ho letto si sottolinea che alle specifiche competenze in ambito musicale (era clarinettista) e imprenditoriale, abbinava sia una particolare sagacia investigativa nel dare la caccia alle fonti originali di migliore qualità che una particolare correttezza commerciale nell'individuare tutti i possibili titolari dei diritti sulle registrazioni, che retribuiva in anticipo. Forse in questi dettagli è la spiegazione dei prezzi assai elevati dei dischi Testament.
  10. Il nome di questa Carolina mi frullava, mi frullava... e allora mi sono imbarcato (mai l'avessi fatto*) nella funzione "cerca". Riuscendo ad appurare, con fatica, che: Si è parlato a lungo, nel forum, di Caroline Shaw a cavallo tra il 2015 e il 2016. Sembra anche prima, però la ricerca si faceva troppo lunga... Lo spunto venne dalla notizia che un suo pezzo (Partita per 8 voci), scritto da giovanissima, aveva vinto addirittura il premio Pulitzer e che lo stesso pezzo era finito niente meno che in prima posizione in una lista (americana) delle 50 migliori composizioni classiche degli ultimi 100 anni. Il pezzo in questione fu anche proposto una volta fra gli ascolti della settimana nell'omonimo topic. Ottenne dei giudizi assai poco lusinghieri (ne copincollo qualcuno perché non ho ancora capito come si fa a richiamare un post di un altro topic). Flaux: riprendo il discorso fatto su Caroline Shaw – Partita for 8 Voices (2012). Come avevo detto, che sfortuna che Gould scrisse il suo So you want to write a fugue? non negli ultimi vent'anni, ma bensì nel 1963. A seguire mi sono immaginata questa Partita eseguita da Italiani, con una pronuncia inglese non proprio impeccabile... XD Non riesco a cogliere l'innovazione apportata da questo brano. Al primo ascolto mi fermai all'Allemande, benché apprezzai alcune sonorità, mi stancai quasi subito. Sembra un saggio su "le possibilità della voce" e sappiamo quanto io l'adori come strumento musicale... nient'affatto. x__x Non dubito che sia anche una provocazione bella e buona fine a se stessa, soprattutto la Courante e i commenti sono esilaranti. A tratti ricorda invece la colonna sonora dei film di Peter Jackson, sì, avete capito bene! A tratti la staticità e la ripetitività ne sono padroni indiscussi. Però alla gente piace, è entusiasta, i voti positivi si sprecano. Beh, a me non piace, voto 4 ½ . L'avevo detto che saremmo iniziati male. U__U Madiel: anche io mi chiedo in cosa consista la novità del pezzo. Anzi, dirò di più, mi chiedo se ha qualche interesse artistico. Dopo Sinfonia di Berio (1968) e Stimmung di Stockhausen (1981) ha senso comporre musica così ? Se vi affascinano gli incastri polifonici moderni di voci si possono pure prendere in considerazione opere più "antiche", come i cori di Schoenberg o Fuge aus der Geographie di Toch (1930). Ed è pure un lavoro noiosissimo, timbricamente e ritmicamente troppo ripetitivo. Lo avevo già ascoltato poco tempo fa su suggerimento di mdm67 in altro topic, qui confermo l'impressione negativa. Spazzatura kitsch. Voto: 4 Euripide: Non mi intendo di modernità "colta", ma credo che lo stile di questo pezzo sia un pochettino tagliato fuori dal potersi considerare "oggetto d'arte", o quantomeno di arte più o meno impegnata. Tantomeno non conosco per niente l'autrice, credo di averla sentita nominare altrove ultimamente qui in forum. Sarebbe questa la modernità, anzi la musica della contemporaneità? Non credo, mi rifiuto di crederlo, concordo con Madiel assolutamente quando dice che basta pensare a brani più "antichi" ma molto meglio costruiti per spazzare via subito questa roba. Musica d'impianto sostanzialmente tonale peraltro, nessuna ricercatezza particolare timbrica (eccetto forse qualche sforzo nel terzo brano, la corrente), dal gusto a tratti squisitamente celtico (non so però di dove sia l'autrice) e che cerca di fare talvolta il verso a sonorità rinascimentali ma, a mio avviso, con scarsi risultati. Insomma mi sono annoiato a morte, mi sono emozionato di più a vedere oggi il gol di Higuain su azione contro il Frosinone voto 5 Rinaldino: tutto sommato non mi dispiace, anche se condivido molte delle critiche. Sostanzialmente è un brano del tutto inattuale e molto leggero, direi addirittura semplice (o banale), che però si fa ascoltare volentieri, a cervello semispento. L'intenzione era partire con un ascolto poco impegnativo, oltre che prendere un po' in giro gli ammericani Endymion: sono sostanzialmente d'accordo con le critiche già mosse, non è proprio sgradevole ma è statico e ripetitivo, e noioso. Curiosamente, vista una recente Lezione di Musica di Radio3 che trattava Stimmung di Stockhausen, ho pensato esattamente ciò che ha pensato Madiel. Voto: 4,5 Alucard: ma che è sta porcata. Che ci fa in questo topic? Letteralmente peggio di tutta la musica pseudomedievaleggiante che circola nei circoli musicali "celtici". E le strillate da musica pop, i passaggi etnicizzanti (africanizzanti). Musica adatta al più becero centro sociale. 0. Può bastare per dare l'idea della ricezione di certa musica da parte di ascoltatori un po' esperti e nemmeno omologati fra loro. * sarà sempre tardi per migliorare le prestazioni e le impostazioni della funzione "cerca". Con tanti aggiornamenti che si sono susseguiti negli anni, possibile che non si sia mai riusciti a organizzarla meglio e a eliminare quell'assurdo sbarramento che impedisce ogni nuova ricerca se dalla precedente non è trascorso almeno il tempo di una passeggiata?
  11. Soddisfazione a parte, fra i commenti di Amazon ho letto di gente inc****ta perché l'album, seppure a prezzo pieno, dura soltanto mezz'ora. L'ascolto intero è dunque, almeno, abbastanza rapido
  12. Se la cosa può rincuorarti, sappi che per la migliore interpretazione orchestrale ha vinto l'ineffabile YNS con le due sinfonie della Price. A ciascuno il suo
  13. Questa cosa ha appena vinto il Grammy 2022 come "migliore composizione di musica contemporanea" . Imbarazzante. Anche per il coinvolgimento nell'operazione di un protagonista della scena musicale americana come Gilbert Kalish (ma evidentemente pecunia non olet...). Sorprendente poi il cambio di fisionomia della Upshaw rispetto a quando appariva come una giovincella smagrita. Ma non fermatevi alla rivisitazione del pezzo da musical della prima parte. C'è anche, quanto meno, la cantatina della massaia mentre fa il brodo o il tè all'inizio della quarta parte.
  14. Erich Wolfgang KORNGOLD Suite per due violini, violoncello e pianoforte (mano sinistra) op. 23 Joseph Silvestein - Jaime Laredo, violini Yo-Yo Ma, violoncello Leon Fleischer, pianoforte
  15. Proseguiamo con Franz LISZT Fantasia su temi del Rienzi di Wagner Trascrizioni dall'Olandese volante e da Tannhauser Francesco Libetta, pianoforte Esecuzione prodigiosa. Libetta non "scimmiotta" l'orchestra ma la ricrea sul pianoforte sfruttandone tutte le possibilità con una varietà di timbri, di fraseggio, di agogica veramente impressionanti.
  16. Io provo con Zubin Mehta e i Berliner Un Hamlet moscio e un po' melmoso. Molto meglio Daniele Gatti a Parigi. Grande tensione e attenzione agli specifici effetti timbrici, con alcune atmosfere sospese e la gestione delle pause realizzate benissimo. Formidabile la condotta degli archi.
  17. E' la seconda edizione di un libro scritto uscito diversi anni prima per un altro editore, ma non l'ho letto nemmeno io. In rete si trovano parecchie cose, anche il verbale della commissione parlamentare in cui venne sentito il senatore Pellegrino (ex presidente dell'omologa commissione stragi e uno dei più grandi ed equilibrati esperti di storia del terrorismo): pur escludendo che Markevitch avesse avuto un ruolo diretto e di primo piano nella vicenda Moro, lascia aperta comunque la pista di un ruolo da mediatore. E' stata anche ventilata da alcune fonti la possibilità di una presenza di brigatisti, se non addirittura di una breve parte della prigionia di Moro, in una tenuta della famiglia in Toscana. inoltre non è stato ben investigato se e in che misura Markevitch avesse rapporti con Giovanni Senzani (che, non dimentichiamolo, era persona di grande cultura, anche con incarichi universitari, come del resto il cognato Enrico Fenzi che è tuttora uno dei più grandi studiosi di Dante e Petrarca), né alcuno svelamento è mai giunto dallo stesso Senzani, cui non sarebbe costato nulla nagare tali rapporti. E' chiaro che, in assenza di indizi più specifici, la famiglia abbia avuto buon gioco nell'alzare - del tutto giustamente, nella loro prospettiva - un baluardo a protezione del buon nome di Markevitch e dei suoi discendenti.
  18. giobar

    Hurwitz & co.

    Confermo, da non perdere davvero. Interpretazioni mediamente notevolissime e anche repertorio in molti casi di rarissimo ascolto anche se molto interessante (Pierné, Ibert, alcuni pezzi di Roussel e di Dukas). Un'altra gemma della benemerita serie Icon. E, caso strano, ancora facilmente reperibile a buon prezzo sebbene il box sia uscito ormai da sette anni.
  19. Ernest CHAUSSON Trio in sol minore op. 3 Trio Wanderer A mio avviso, uno dei pezzi più straordinari ed emozionanti della letteratura per violino, violoncello e pianoforte. E il trio Wanderer, in questa incisione di inizio carriera, ne offre una interpretazione intensa e febbrile.
  20. giobar

    Hurwitz & co.

    E', vero, sono ingenuo e non avevo pensato alla post-produzione.
  21. Boh, chissà...Almeno un atto di eroismo, durante, la Resistenza, gli è accreditato. Salvò la vita a Carlo Levi, all'epoca nascosto nelle colline di Fiesole, avvertendolo di un imminente rastrellamento di cui aveva avuto notizia dai tedeschi.
  22. Tu non vedevi Markevitch come persona in grado di istigare ad accoppare il potente. Io alludevo alle voci che si erano diffuse qualche decina di anni fa circa il ruolo occulto che proprio Markevitch avrebbe svolto come "mente", "grande vecchio" e addirittura "capo" delle Brigate Rosse. Uno spunto importante a queste voci - che, per quanto ne so, rimasero sempre tali e non trovarono mai la minima conferma - venne dal fatto che il cadavere di Aldo Moro fu lasciato dai brigatisti in una Renault 4 parcheggiata davanti all'ingresso del palazzo Caetani, dove abitava Markevitch, il quale aveva sposato la nobildonna Topazia Caetani, proprietaria di quel palazzo. Di un possibile rapporto di Markevitch con le BR (e in specie con Giovanni Senzani) si occuparono alcuni libri e persino la commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro. C'è da dire che Markevitch non era del tutto alieno dalla lotta armata perchè durante la seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla Resistenza. Scopro ora grazie a google che ci sarebbe materiale recente sulla questione (ero fermo a diversi anni fa...)...
  23. giobar

    Hurwitz & co.

    O è scemo o ha usato un modello di plastica ad uso fotografia d'effetto: nessun musicista porterebbe mai un violoncello su una scogliera battuta dal mare
  24. Ne desumo che non credi alle teorie sul "grande vecchio"...
  25. Leos JANACEK Messa glagolitica Ellen Shade - Marta Szirmay Thomas Moser - Gunther Reich Coro filarmonico slovacco di Bratislava SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg Michael Gielen
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