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giobar

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  1. Era stato citato anche il Requiem di Henze, piuttosto particolare, però, perché è solo strumentale. Aggiungerei i vari Requiem di Zelenka, il Requiem für Mignon e il Requiem e in re minore di Schumann, il Requiem für einem jungen Dichter di Zimmermann, anche questo assai particolare, ma una delle opere somme del 900. Ha scritto un Requiem tedesco anche Schubert. Per chi volesse approfondire, scoprendo che quelli citati sono una minima parte dei Requiem esistenti: http://www.requiemsurvey.org/requiems.php
  2. La Cantus Classics sta pubblicando, a prezzi ridicoli, molte validissime registrazioni sovietiche degli anni 50. Ci sono addirittura più versioni dello stesso titolo (proprio Mozart e Salieri, ad esempio). Il Gallo d'oro della Capriccio, diretto da Dimiter Manolov alla guida di complessi di Sofia, è molto buono. Il giudizio positivo lo dà anche Elvio Giudici.
  3. Attenzione, non volevo assolutamente dare un'accezione negativa o moralistica al termine "luogo comune" e tanto meno bacchettare ciò che dicevi. Luogo comune semplicemente nel senso che è una cosa che si dice spesso, che anch'io ho letto da varie parti. Tutto qua. Però, alla prova dei fatti, vedendo e ascoltando l'opera, posso dire che è un'analogia solo di facciata e forse pure fuorviante. Scansiono qui mezza paginetta del bellissimo saggio "Il fascino arcaico di Kitez" di Franco Pulcini (un'autorità in materia di musica russa) pubblicato nel programma di sala del teatro di Cagliari. Pulcini esprime in modo mirabile ciò che anche io, semplice spettatore non particolarmente dotato di strumentario musicologico, ho colto assistendo all'opera e ascoltandola varie volte in disco. "E visto che si parla di redenzione, sarà opportuno rammentare la pessima abitudine di considerare Kitez una sorta di Parsifàl russo. Nulla di più insensato, non fosse per qualche statica ed ascensionale sonorità dell' orchestra, comune alle due opere. Il macerato Parsifal ha come tema dominante le tentazioni della carne (mimate da una nevrotica tensione cromatica dell'armonia), argomento assolutamente assente dalla problematica del sereno Kitez, opera priva di turbe sessuali. Di 'wagnerismo' si può parlare per questa doppia confluenza di elementi pagani e cristiani, per questa volontà di rappresentare l'uomo primigenio, anche se gli esiti e i messaggi artistici sono del tutto differenti. Altro punto di contatto con Wagner potrebbe essere, da parte di Rimskij-Korsakov, l'avere costruito nel Kitei un tematismo ossessivamente iterato. Forse, avendo la pazienza di contare le ripetizioni, finirebbe per risultare - in modo del tutto inaspettato - che nel Parsifal Wagner si ripeta meno; anche perché il tematismo del maestro russo è spesso costituito di canti strofici, formule arcaicizzanti e 'versetti' ecclesiastici, risultando pertanto già ripetitivo in sé. Le reiterazioni sembrano in numero enorme perché la 'macroforma' è costituita di 'microforme' ricche di ripetizioni in quanto nate autosufficienti, come quelle della musica leggera, in cui coppie di melodie ruotano per fissarsi nella memoria. Entro una fissità iconica d'immagini musicali immote, i temi rimskijani non subiscono, come avviene in Wagner, trasformazioni 'psicologiche'. È questo un ennesimo elemento arcaicizzante dell' opera. Sarebbe quasi possibile rappresentare la struttura motivica generale del Kitez con il disegno astratto di un mosaico. I suoi tasselli - argentei e dorati, come le cupole delle chiese ortodosse, verdi e azzurri, come una serena natura incontaminata, bianchi e acquamarina, come il candore della vergine Fevronija, rugginosi, terrigni e color sangue, come la guerra - simboleggerebbero i frammenti di melodie, popolari o popolareggianti, nel loro ripetersi, alternarsi, ora singolarmente, ora a coppie, ora uguali a se stessi, ora per 'aumentazione' o 'diminuzione'."
  4. Io l'ho vista a teatro sabato sera ed è uno degli spettacoli più entusiasmanti cui abbia mai assistito. L'opera è di una bellezza travolgente. Il parallelo col Parsifal è un po' un luogo comune, ma secondo me è poco calzante (così dicono anche gli autorevolissimi Pulcini e Mattietti nel bellissimo programma di sala).
  5. Da ciò che si dice nell'articolo, il cd sarebbe stato stampato in poche copie diffuse soprattutto tra biblioteche e istituzioni. C'è una biblioteca pubblica importante vicino a casa mia. Nei prossimi giorni, se ho mezz'ora libera, mi ci affaccio.
  6. Per così poco? Mi sono limitato a googlare! Piuttosto, segnalo per i più giovani e i non sardi che un pezzetto del poema sinfonico Sardegna di Porrino è stato per tanti anni la sigla del giornale radio di Rai-Sardegna (alle 14.00 e alle 19.45).
  7. Scriveva oggi Madiel altrove: eeeeehhhh... magari ci fosse qualcuno in grado di dire qualcosa su Porrino. E' un illustre sconosciuto. Allora, qualcosa in rete si trova. Anche la voce di wikipedia, per cominciare, non è avara: http://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Porrino Direttamente da lì si può arrivare a una indicazione discografica relativa a I Shardana: http://www.livestudio.it/it/index_distribuzioni.php Non è avara di risultati nemmeno la banale ricerca con google, ovviamente scremando i dati spuri costituiti dalle bande intitolate al compositore o dal concorso a lui dedicato. Quanto alla discografia, qui c'è un dato sorprendente (almeno per me, che non ne avevo sentito parlare sinora, pur essendo cagliaritano): http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=8175 Mi riservo di approfondire. Poi sono in possesso di un documento eccezionale: la prefazione (sole cinque pagine, ma molto interessanti) scritta da Porrino per un libro di Leopold Stokowski, La musica per tutti, pubblicato da Mondadori nel 1957. Incidentalmente, il libro è interessantissimo e svela l'enorme statura culturale di Stokowski, direttore ignobilmente sottovalutato.
  8. Dimenticavo. Per chi sa il francese: http://patachonf.free.fr/musique/ancerl/presentation.php
  9. Karel Ancerl nacque l'11 aprile 1908. Meno famoso, almeno tra il grande pubblico, del coetaneo Karajan, ma musicista altrettanto grande. Lui il nazismo lo subì sulla pelle sua e della sua famiglia. Nell'aprile 1944 fu segregato ad Auschwitz. Lì furono uccisi sua moglie, suo figlio e i suoi genitori. Lui riuscì a sopravvivere al lager e nel dopoguerra intraprese una grande carriera, costellata anche da incisioni straordinarie. Fra le tante ne ricordo due a me care: La sposa venduta di Smetana e Les Noces di Stravinski.
  10. Mi sembra una malizia eccessiva, la tua. Basta un'occhiata al catalogo on line DG per scoprire che, Karajan regnante, Jochum incise diversi dischi importanti con i Berliner. In primis gli straordinari concerti brahmsiani con Gilels, e poi il concerto per violino di Beetoven con Schneiderhan, sinfonie di Haydn, persino un Così fan tutte con un cast stellare. Il fatto è un altro. All'epoca Jochum aveva contratti piuttosto impegnativi con altre importanti orchestre. Fu il primo direttore stabile dell'orchestra della radio bavarese che portò a livelli eccelsi e che continuò a dirigere regolarmente anche dopo aver ceduto la carica principale a Kubelik, aveva una co.co.co. al Concertgebouw e a Londra (sia Philharmonic che Symphony). E' evidente dunque che non potesse dirigere molto a Berlino.
  11. Leggo solo ora. Storicamente è giusto così. Beethoven concepì il quartetto op. 130 con la Grande fuga come ultimo movimento. Dopo la prima esecuzione lo scandalo fu tale che corse ai ripari inserndo come ultimo movimento un allegro più tradizionale e pubblicando la Grande Fuga come pezzo a sè stante. Molti grandi quartetti, però, eseguono l'op. 130 nella versione originale e l'ultimo movimento aggiunto è inciso spesso come bonus.
  12. Non voglio polemizzare, ma da un'orchestra (così come da uno strumento) si possono ottenere mille esecuzioni dello stesso pezzo nello stesso identico tempo. E il suono non è dato (solo) dalla tecnica di incisione.
  13. Dici? Pensa che a me sembra molto più caldo e molto meno "aritmetico" di altre realizzazioni come quella di Ansermet (assai più algida ma straordinaria proprio per la sua rarefazione asettica) o dello stesso autore.
  14. Il personaggio Karajan non mi è particolarmente simpatico, né apprezzo molto le sue manie da alchimista del suono in sala di incisione. Però mi sembra che si esageri davvero quando si sottolinea (troppo) la dimensione di Karajan come musicista focalizzato sulle incisioni, al punto da sostenere, come tu fai, che le sue esecuzioni erano in funzione delle incisioni. In realtà Karajan era un direttore che amava esibirsi dal vivo: ancora poco prima della morte, già fiaccato da molti malanni, dirigeva parecchi concerti all'anno (si può verificare l'intera carriera di Karajan, concerto per concerto, nel sito di una fondazione a lui intitolata: http://www.karajan.org/jart/prj3/karajan/main.jart). E, a ben vedere, le sue incisioni live (anche quelle pirata, cioè in nessun modo ritoccate) manifestano una cura della concertazione e una perfezione dell'esito artistico che non si discostano quasi in nulla dalle sue "creazioni" in studio, al punto che ci si può chiedere perché mai egli si dannasse tanto con mixer e aggeggi vari. Ogni incisione, d'altronde, era preparata e seguita da una più o meno lunga proposta dei pezzi in concerto. Ma non necessariamente tutte le esecuzioni dal vivo finirono su disco: forse si trattava di pezzi in cui Karajan non credeva particolarmente (si cimentò anche in pezzi di Nono e di Henze, per esempio, che non furono incisi), ma non esitò a proporli in concerto. Quanto poi al mero confronto delle durate delle varie incisioni beethoveniane, mi sembra un criterio un po' superficiale: alla similitudine cronometrica si associano infatti differenze anche sostanziali nella resa complessiva dei pezzi, ripensamenti sulle dinamiche interne, modifiche degli impasti sonori. E' vero che le varie integrali sono state realizzate di pari passo con i progressi della tecnica di registrazione, ma sono innegabili molte differenze.
  15. Straordinarie entrambe. Quella con la NYP, sebbene sia mono, è ottima sul piano tecnico e un po' più pimpante.
  16. Ci dovrebbe essere negli archivi Rai una registrazione, se non sbaglio con Bruno Battisti D'Amario come solista, che molti anni fa venne trasmessa più volte alla radio. Lo ricordo come un pezzo piacevole.
  17. Per restare in Sardegna, il prossimo anno (2009) ricorrerà il cinquantenario della morte del grande Ennio Porrino. Chissà che a qualcuno non venga in mente di riproporre, in disco e dal vivo, qualche sua opera...
  18. Corsi di fisica o di chimica li capisco di più, pensando al fatto che il musicologo può aver a che fare, professionalmente, con problemi di acustica, di trattamento o restauro di materiale d'archivio, di climatizzazione eccetera. Ma la botanica ? Non badavo alla questione crediti; mi sono laureato, in tutt'altro, ben 25 anni fa, quando ogni esame valeva 1.
  19. Ho curiosato nell'elenco dei corsi. Ma cosa c'entra quello di botanica in una facoltà di musicologia?
  20. La differenza si spiega, forse, per il fatto che spesso attribuiscono a certi prodotti in offerta un diverso numero di catalogo oppure perché, fermo restando il numero di catalogo, non eliminano la scheda col prodotto a prezzo normale, che è quello che sarà praticato dopo il periodo di sconto. Oppure, ancora, ci sono minime differenze di packaging. Il sito è affidabilissimo. Bisogna però stare attenti alle indicazioni sulla disponibilità e fare ordini omogenei perché se inserisci anche un solo articolo per cui ci vuole più tempo, rischi di dover aspettare un po'. Altrimenti, se tutti i prodotti sono disponibili, in 3-4 giorni il pacco arriva. Spese di spedizione 5,99 euro.
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