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giobar

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  1. Franz LISZT Années de pèlerinage: Prèmiere année: Suisse Francesco Libetta Disco acquistato poco fa alla fine di un concerto beethoveniano di Libetta (spettacolari ultime tre sonate). All'uscita era disponibile, a sorpresa, il boxino di 3 cd con le Années de pèlerinage. Pubblicazione recentissima di cui non sapevo nulla e che al primo ascolto sembra straordinaria sotto tutti i punti di vista. Sul piano interpretativo siamo al top: una lettura modernissima ma al tempo stesso piena di nostalgie romantiche e di capacità narrativa e descrittiva. Sbalorditivo poi il profilo tecnico. registrazione curata da Marco Lincetto nel teatro di Città di Castello utilizzando un prototipo di pianoforte Borgato (unico esemplare esistente) che offre una ricchezza timbrica mostruosa. Forse non ho mai ascoltato una registrazione pianistica di questo livello. Peccato che, come quasi sempre per Libetta, il disco sia pubblicato da un'etichetta ignota ( C&Co New Recording ) che non fa nulla per agevolare l'acquisto dei suoi prodotti. Nessuna distribuzione tramite le principali catene on line. Il sito è misteriosissimo e schifoso: non ci sono nemmeno le immagini dei dischi e i relativi prezzi, per non parlare delle informazioni su modalità di acquisto e spedizione. La prossima volta che torna qui a suonare (tanto è in amicizia con i responsabili dell'associazione che lo invita) affronto Libetta e gli chiedo spiegazioni.
  2. giobar

    Necrologi

    E' morto Vangelis, aveva 79 anni. L'annuncio della morte è stato dato addirittura dal primo ministro greco. Non era un compositore classico, ma tutti noi conosciamo qualcosa di suo e in fondo come autore di colonne sonore riusciva ad essere assai efficace.
  3. Hai ragione in linea generale. Il ciclo intero delle sonate di Beethoven va pensato e ripensato ed è assurdo che ci si gettino a capofitto anche musicisti privi della necessaria esperienza e maturità. E ciò vale, beninteso, anche per altri importanti "cicli" della storia della musica: per restare a Beethoven, le sinfonie e i quartetti, e poi le sinfonie di Brahms, i quartetti di Bartok, le sinfonie di Mahler, i quartetti e le sinfonie di Shostakovich e via discorrendo... Oltre tutto, il rischio è di "bruciare" interpreti giovani e potenzialmente geniali che però devono ancora affinare l'approccio a imprese così importanti: si vedano le polemiche nate sull'integrale di Sibelius del giovanissimo Makela. Ma c'è bisogno anche di quelli che si dedicano - per amore o per stipendio non mi interessa - alle integrali. La musica, soprattutto quella dei grandi autori, va conosciuta nella sua completezza, esplorando, se del caso, anche il ripostiglio delle scope o il locale della caldaia. E non parlo di una conoscenza soltanto degli esperti, che possono accedere alle partiture in grandi biblioteche o in siti web specializzati, ma anche dell'ascoltatore appassionato come me, che si chiede come suonino i pezzulli che Beethoven o qualunque altro genio scriveva a scopi puramente alimentari o quelli che la critica ritiene malriusciti e in genere vengono censurati agli ascoltatori comunque curiosi, e magari, dopo decenni di maldicenze, riscoperti e valorizzati dal bravo pianista Naxos o Brilliant che non si fa scrupolo di inciderli insieme alla Hammerklavier o alla Wanderer. Poi la bravura dell'interprete dà valore aggiunto ma non sempre. Jando è pedante e tutt'altro che entusiasmante. E quando prendo un disco di Sviatoslav Richter, malgrado l'amore e l'ammirazione sconfinata che nutro per le sue interpretazioni, non posso trattenere un moto di incaxxatura per lo spezzatino che faceva dei Preludi o degli Studi di Chopin o degli Impromptus di Schubert, tutte opere che secondo me sono e devono restare intoccabili nella loro integrità, fatte salve le esigenze dei pianisti in erba che necessariamente devono studiarli uno alla volta.
  4. Una iniziativa editoriale importante, sia perché rende disponibili registrazioni che finora non erano state mai ripubblicate in cd, sia perché quasi tutto il lascito discografico di Mitropoulos è stato rimasterizzato per l'occasione dai tecnici della Sony. Contro vi è anzitutto il fatto che molte delle incisioni presenti sono ormai notissime, anche in rimasterizzazioni adeguate, e dunque chi non fosse proprio digiuno del grandissimo direttore greco si porterebbe a casa un gran numero di doppioni a fronte di una spesa non inifferente. In secondo luogo, mancano pressoché tutte le importantissime registrazioni - per lo più live - realizzate da Mitropoulos in Europa, i cui diritti sono detenuti da altre etichette o da teatri o enti radiofonici che nel tempo li hanno concessi alla Sony o alla CBS soltanto per licenze brevi. Da ultimo, diversi critici hanno segnalato che purtroppo le registrazioni in studio con la New York Philharmonic, documentate nel box, sono spesso di qualità interpretativa inferiore e più spente rispetto alle corrispondenti e fiammeggianti registrazioni live che hanno circolato in vario modo oppure alle omologhe registrazioni con orchestre europee anche meno blasonate. Ciò perché specialmente nelle sedute in studio si manifestavano i problemi relazionali degli orchestrali della NYP con Mitropoulos, e dunque la riottosità o la negligenza davanti alle scelte interpretative del direttore avevano la meglio.
  5. giobar

    Necrologi

    E' strano che, a tre giorni di distanza (sarebbe morto il 13, secondo alcune laconiche notizie raccolte qua e là), la morte di un musicista così importante e famoso non sia stata ancora ripresa dalle riviste musicali on line più diffuse. Effettivamente un grande, che oltre tutto ha saputo esplorare con competenza e souplesse un po' tutte le epoche musicali.
  6. giobar

    Hurwitz & co.

    Neanche Wikipedia si spreca. Sul Deumm (Appendice 1) sono appena 6 righe.
  7. giobar

    Hurwitz & co.

    😲 E chi è? E soprattutto, perché la Brilliant si è fatta sfuggire questo Carneade? 😄
  8. giobar

    Necrologi

    Due gravi lutti nel mondo della musica internazionale. E' morta Teresa Berganza, grande mezzosoprano spagnola. Aveva appena compiuto 89 anni. Straordinario il suo contributo alla Rossini-renaissance ma non solo. E' morto anche il pianista russo-georgiano Alexander Toradze. Stava per compiere 70 anni. E' morto in una città dell'Indiana, dove viveva e insegnava da diversi anni. Appena pochi giorni fa aveva avuto un una grave insufficienza cardiaca a Vancouver e, nonostante la crisi acuta ancora in atto, aveva portato a termine il concerto, salvo essere subito caricato in ambulanza e portato in ospedale. Ecco il saluto (che ora suona assai malinconico) via youtube che aveva inviato per rassicurare sulle sue condizioni...
  9. Domanda superflua o retorica: ma perché soltanto la musica (in questo caso l'opera, ma anche su quella strumentale non si scherza) deve subire forme di arbitrio del genere: tagli, modifiche testuali, stravolgimenti eccetera? Non mi risultano operazioni simili, che so, sul Mercante di Venezia di Shakespeare (che pure, quanto a sottofondo e a rappresentazione di concezioni antisemite non mi sembra da sottovalutare). E gli esperti di lirica sanno se la grande Shirley Verrett, che pure era donna intelligente e qualche anno prima della morte rievocò lucidamente il razzismo cui era andata incontro nella sua carriera, si lamentò mai della frase del Ballo in maschera che ora urta così tanto la sensibilità dei nostri benpensanti?
  10. Trascrivo dal sito di Repubblica perché l'articolo non è linkabile: Teatro alla Scala, debutta il politically correct anche nell'opera: corretto il testo di 'Un ballo in Maschera' di Giuseppe Verdi Cancellata la frase "dell'immondo sangue dei negri" e sostituita con "Ulrica, del demonio maga servile" Alla Scala, debutta il politically correct anche nell'opera. Il teatro lirico più famoso del mondo ha corretto infatti il libretto di Un ballo in Maschera di Giuseppe Verdi scritto da Antonio Somma nel 1858 in scena in questi giorni per non urtare la sensibilità del pubblico. Cancellata la frase "dell'immondo sangue dei negri" riferita alla fattucchiera Urlica, che legge la mano del protagonista Riccardo, governatore del Massachusetts nella seconda scena del primo atto del capolavoro di Verdi (scritta nel libretto originale e pronunciata finora in quasi tutte le edizioni discografiche in circolazione) e sostituita con "Ulrica, del demonio maga servile". Come evidenziato con caratteri in rosso anche nel programma di sala. Versione certamente più rispettosa rispetto a "dell'immondo sangue gitano" utilizzata nell'edizione rappresentata al Festival di Salisburgo nel 1989 diretta da Herbert von Karajan. Un particolare ancora più imbarazzante se si pensa che nell'edizione rappresentata alla Scala nel 1977 diretta da Claudio Abbado con la regia di Franco Zeffirelli al fianco di Luciano Pavarotti cantava Shirley Verrett nel ruolo di Amelia, grandissima mezzo soprano nera. Nel 2013, ci fu un primo segnale. Nell'allestimento con la regia di Damino Micheletto la frase incriminata del "Ballo" fu sostituita con "s'appella Urlica del futuro divinatrice", ma in quella occasione i melomani puristi parlarono di "oltraggio a Verdi" soprattutto per la messa in scena. Questa volta, la decisione subito accolta dai vertici del Piermarini pare sia stata dovuta alla sensibilità del direttore d'orchestra Nicola Luisotti, che ha sostituito in corsa Riccardo Chailly in questo Ballo in Maschera e per anni ha diretto l'opera di San Francisco. E' la prima volta, però, che l'intervento scaligero si è esteso anche su altre parti del libretto di Somma. NelIa nuova messa in scena con la regia, le scene e i costumi di Marco Arturo Marelli i "dirupi" di cui canta Amelia da "negri" sono diventati "neri". "Chi giunge!" è stato inserito al posto di "Si batte!", "Rea ti festi" al posto di "Sangue volsi", "d'amor mi brillerà" al posto di "bear di voluttà". Senza chiarire le motivazioni delle scelte. E l'articolo prosegue con qualche commento sull'attenzione del teatro alla "sensibilità del pubblico" No comment
  11. La casa discografica Pentatone ha cambiato proprietario ed è diventata americana. Fin qui nulla di particolarmente strano. Succede. La parte curiosa della notizia è che è stata acquistata dal Conservatorio di musica di San Francisco
  12. Henry PURCELL The Fairy Queen Nancy Argenta - Lynne Dawson - Isabelle Desroches Veronique Gens e tanti altri Les Arts Florissants organo e clavicembalo: Christophe Rousset William Christie
  13. Proprio la mia curiosità qualche anno addietro mi spinse, ahimè, a comprare anche quel disco (edizione con altra copertina). Ne scrissi così il 13 giugno 2017: Trascrizioni, armonizzazioni e rivisitazioni di canti popolari britannici ad opera di Percy Grainger, per solisti, coro e orchestra. Una palla mortifera. Al confronto, il coro della SAT che canta Ta-pum è più frizzante di Kleiber che dirige il Pipistrello. A mio avviso, uno dei peggiori dischi di sir JEG. A sua scusante c'è il fatto che ha Grainger nelle tradizioni di famiglia, perché il pianista-compositore era grande amico di un suo zio (c'è anche una foto nel booklet).
  14. giobar

    Necrologi

    Boris Porena, le cui composizioni non sono oggi molto eseguite forse anche a causa di una sorta di esilio dell'autore dalla vita musicale per una ventina d'anni, era persona di vastissimi interessi culturali. Fra le diverse attività collaterali, vi erano quella di traduttore dal tedesco e di studioso di entomologia e ornitologia. Come traduttore concorse, fra l'altro, alla edizione italiana della monumentale biografia di Mozart di Hermann Abert ma anche di testi scientifici e di filosofia. Come studioso di insetti e uccelli pubblicò vari testi. Nello stesso necrologio pubblicato dalla moglie e dal figlio sul Corriere della Sera viene definito "compositore, didatta, entomologo" (e la morte viene datata al 3 maggio diversamente da tutte le altre notizie che si leggono in rete, boh...). https://necrologi.corriere.it/defunti/boris-porena-00001 In questo video viene presentato un curioso progetto musicale che prende spunto da un atlante ornitologico pubblicato da Porena:
  15. In realtà mi pare di aver capito che la maggior parte delle "loro produzioni" è costituita da registrazioni autoprodotte che vengono proposte a costo zero all'etichetta, che cura soltanto la stampa, la distribuzione e la promozione internazionale. Comunque, le sorprese su Lodovico Giustini continuano: ho appena scoperto che la prima integrale delle sonate (pare, ho trovato traccia soltanto di due dischi, ma è già tantissimo) fu realizzata negli anni 70 niente meno che da Mieczyslaw Horszowski su un Cristofori originale del 1720 (al quadrato!). E lo stesso Horszowski aveva già utilizzato lo stesso strumento nei primi anni 50 per eseguire in concerto alcune delle sonate.
  16. Quelli della Brilliant devono essere così convinti dell'importanza di questo signore che hanno fatto uscire ben due integrali delle sue sonate, entrambe, per giunta, perfettamente reperibili I misteri sui criteri di arricchimento del catalogo Brilliant sono sempre più insondabili
  17. Mi incuriosisce perché conosco il primo disco, con la sinfonia n. 3 (oggetto di un recupero degno di una spy story) e un trio e, come dici tu, pur non brillando di originalità e denunciando a piene mani la devozione a Bruckner, non è musica disprezzabile e anzi è animata da una forte passione. Ecco un altro bruckneriano fuori tempo massimo (1903, ma allora Tyberg era ancora bambino). Anzi, l'autore mise nel cassetto questa sinfonia ritenendo che il calco del suo ispiratore fosse troppo marcato. Un Bruckner con echi di Mendelssohn, spruzzate di Schumann e un frequente melodizzare à la Schubert. Anche qui, però, musica piacevole e a tratti avvincente. Il secondo movimento, in particolare, è piuttosto bello. I corni sono protagonisti assoluti del primo e dell'ultimo tempo, ma quelli dell'orchestra di Goteborg, registrati dal vivo, non si coprono di gloria. Wilhelm STENHAMMAR Sinfonia n. 1 in fa maggiore Goteborgs Symfoniker Neeme Jarvi
  18. Certo, visto che saltano fuori registrazioni anche a distanza di dieci anni dalla loro realizzazione, si può sperare che ci sia ancora qualcosa non pubblicato, magari per problemi nello sblocco dei diritti. Se qualche forumista avesse contatti con ex orchestrali, solisti o tecnici che furono coinvolti nelle registrazioni effettuate poco prima del tracollo, forse se ne potrebbe sapere di più.
  19. E' stata ricostituita proprio da John Wilson nel 2018. Di fatto, non è un'orchestra stabile, ma funziona in vista di specifici progetti non soltanto discografici o di registrazione (colonne sonore o simili) ma anche concertistici. Però ha un'attività piuttosto intensa. https://sinfoniaoflondon.com/
  20. Paumgartner è un classico ma effettivamente un po' datato. Non conosco l'altro. Però c'è, fondamentale, il testo di Sablich: https://www.amazon.it/Laltro-Schubert-Sergio-Sablich/dp/8870636143/ref=sr_1_1?crid=1JHMDO8712YXR&keywords=sablich+schubert&qid=1651691097&sprefix=sablich%2Caps%2C344&sr=8-1
  21. Davanti a siffatte manifestazioni anche Basaglia lo avrebbe rinchiuso
  22. E' in uscita anche questo. Viozzi è uno dei tanti compositori italiani del 900 che venivano promossi ai bei tempi delle quattro orchestre RAI e che in seguito sono caduti nel dimenticatoio. Peccato che venga ripescato per un repertorio del tutto marginale.
  23. Non c'è nessuna buona notizia. Basta guardare il retro di copertina nel sito Naxos (non posso linkarlo ora perché sono in giro col telefono) per apprendere che la registrazione risale esattamente a dieci anni fa per i primi due pezzi e al giugno 2013 per il terzo. La Vecchia è ancora disperso e non lascia tracce di sé e l'orchestra sinfonica di Roma non si è ricostituita. Del resto, una notizia del genere avrebbe avuto molto clamore, mentre sospetto che, purtroppo, molti degli ex orchestrali continuino a sbarcare il lunario con supplenze alla scuola media e ripetizioni di solfeggio. Il disco è, semplicemente, una registrazione pubblicata tardivamente, forse perché solo ora Naxos è riuscita a sbrogliare la grana dei diritti, dopo la sparizione di La Vecchia e lo scioglimento dell'orchestra
  24. Gabriel FAURE' Trio in re minore op. 120 Renaud Capuçon, violino Gautier Capuçon, violoncello Nicholas Angelich, pianoforte Una delle testimonianze più evidenti della raffinatezza e della sensibilità musicale di Nicholas Angelich, morto ancor giovane due giorni fa, è nello splendido box che riunisce tutte le opere di Fauré per pianoforte e archi. Un progetto ideato e coordinato da Renaud Capuçon, che riunì, in nome dell'amicizia e dell'amore per la musica di Fauré, alcuni giovani musicisti (i fratelli Capuçon, i membri del quartetto Ebène, il poco più grande Angelich) e i più anziani Gerard Caussè (viola) e Michel Dalberto (piano). Il risultato è formidabile per capacità di penetrazione, naturalezza di approccio, piacere evidente del suonare insieme, condivisione del progetto nonostante i ruoli alternati (in tutte le opere doppie Dalberto suona il n. 1 e Angelich il n. 2). La stessa attitudine alla collaborazione a un progetto comune e a suonare insieme senza mettersi in mostra come primo della classe Angelich manifesta in diversi registrazioni dal vivo realizzate nel corso degli anni in occasione delle varie edizioni del "Progetto Martha Argerich" cui egli spesso prese parte.
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