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giobar

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  1. Ah, ecco...mi era totalmente ignoto come, fino a ieri, Nicolò Isouard La casella vuota dei compositori di Malta si è improvvisamente animata
  2. Oggi è il giorno di Malta? (bella foto in copertina!)
  3. Le scoperte, a volte, sono casuali. Le leggevo ieri sera un racconto di Puskin (La tormenta, da "I racconti del povero Belkin", del 1830) e vi si narra, fra l'altro, delle feste della popolazione per il rientro in patria dei soldati che erano stati all'estero per le guerre napoleoniche e del fatto che per l'occasione si cantavano le canzoni dei vinti, tra le quali "le arie della Gioconda". Ovviamente, per questioni cronologiche, il riferimento non poteva essere all'opera di Ponchielli (1876). L'opportuna nota segnala invece che si trattava della Joconde, opera-comique di Nicolò Isouard (1775-1818) risalente al 1814. Un carneade, dunque, che però colma una casella, finora vuota, nella geografia dei compositori europei: Malta. Perché, sebbene ad Isouard sia comunemente attribuita la nazionalità francese, egli era maltese, per giunta di famiglia che inizialmente ostacolò il suo interesse per la musica con l'idea che egli dovesse proseguire l'attività commerciale del padre. E a Malta, prima del definitivo trasferimento a Parigi, si svolse buona parte della sua formazione e della sua carriera di musicista. E, malgrado la scarsa notorietà attuale, dalla sua biografia emerge che egli ebbe un ruolo di un certo rilievo nella vita musicale di Parigi nel primo ventennio dell'800. Quest'ouverture non sembra niente di che e di Joconde su youtube si rinviene in più soltanto una gracchiante registrazione dei primissimi del 900. Ci sono invece parecchi pezzi di Cendrillon (evidentemente l'opera più nota, o forse l'unica ben rispolverata oggi) e mi riservo di ascoltare qualcosa. Mi sembra però interessante che nel 1830 Puskin, in Russia, parlasse delle arie di Joconde come di pezzi popolari al punto da divenire parte importante della colonna sonora di festeggiamenti pubblici.
  4. Gioachino ROSSINI Péchés de vieillesse: Album de chaumière Dino Ciani, pianoforte Geniali. Anche sotto la maschera dell'ambientazione salottiera emergono l'ironia sferzante, la parodia, il lavoro di cesello sulle forme musicali, la ricerca timbrica e melodica.
  5. giobar

    Necrologi

    E' morto ieri, novantenne, il compositore statunitense Alvin Lucier. E' stato, a partire dagli anni 60, uno dei principali apostoli della musica elettronica. La svolta nella sua carriera avvenne grazie a un soggiorno di alcuni anni a Roma, dove studiò con Boris Porena, ebbe modo di conoscere a fondo la scena musicale d'avanguardia italiana e strinse amicizia con Frederic Rzewski, anch'egli residente a Roma in quel periodo.
  6. giobar

    Hurwitz & co.

    Boh, leggendo il nome dei pianisti presenti in queste registrazioni, ben pochi di loro, dopo quel concorso, hanno svolto una carriera di un certo livello: Cazal, Cominati (part time col lavoro di pilota aereo), Malikova, Melnikov. E gli altri? Una sfilza di nomi orientali e russi che forse sono andati a ricoprire cattedre disponibili in conservatori e scuole di musica. Credo che il box possa avere un interesse soltanto documentario.
  7. Non sono un intellettuale, ma l'Andrea Chenier mi fa schifo più di Allevi, mentre Da una casa di morti è fra le mie opere preferite in assoluto. Che sia un capolavoro non lo dico io ma lo dicono i maggiori musicologi e storici della musica di tutto il mondo. La ricezione di Janacek in Italia è tuttora problematica e ostacolata, probabilmente, dalla lingua e da modalità espressive e costruttive lontane dalla nostra sensibilità. Se c'è chi non lo gradisce per intero o in opere come questa (ed è del tutto lecito) me ne farò una ragione. Restando casualmente su Leos JANACEK, sto ascoltando Sonata 1° ottobre 1905 Rudolf Firkusny, pianoforte live del 1957 a Salisburgo, di suono ottimo Interpretazione febbrile, tesa e al tempo stesso densa di inquietudine.
  8. Sì, ha avuto qualche "incidente di percorso", ma alcune produzioni furono di grandissimo livello. Penso ad esempio allo stupendo box "Richter a Praga" che ha raccolto stupende performances live di Sviatoslav Richter a Praga e in altre città ceche o ai dischi bellissimi con grandi quartetti come il Prazak o il Kocian. Ho visto dopo il post precedente che Aparté è un marchio della Little Tribeca.
  9. Il 14 aprile 2018 scrissi questo post nel topic dei necrologi: Ieri è morto anche Pierre-Emile Barbier, ingegnere elettronico e critico musicale appassionato di musica slava che, grazie a questa sua doppia competenza, fondò e resse, fino alla morte, le etichette discografiche Praga e Praga Digitals, fornendo un contributo fondamentale per la conoscenza della musica e dei musicisti cechi nonché dell'attività musicale svolta dal dopo guerra ad oggi soprattutto a Praga. A lui si deve, per esempio, il recupero e la pubblicazione di molte registrazioni radiofoniche e private di concerti di grandissimi interpreti (Sviatoslav Richter, David Oistrakh, Karel Ancerl eccetera) che si esibirono a Praga e in altre città ceche: sono stati così realzzati alcuni importanti box che costituiscono un contributo fondamentale alla discografia di tali interpreti. Ora sul sito della Praga Digitals si dà conto del fatto che, dopo la morte del fondatore, l'etichetta è rimasta inattiva per tre anni, fino all'acquisizione da parte della casa discografica parigina Little Tribeca (mai sentita prima), che ha rilevato e reso nuovamente disponibile il catalogo e messo in campo nuove produzioni, tra cui i il box commemorativo del trentennale: http://www.pragarecords.com/whoarewe.pdf
  10. Wolfgang RIHM Lichtzwang - Musica per violino e orchestra Janos Negyesy SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg Ernest Bour
  11. Nikolai MYASKOVSKY Sinfonia n. 17 in sol diesis minore op. 41 Orchestra sinfonica della radio-televisione di stato dell'URSS Alexander Gauk Finora ho ascoltato assai poco di Myaskovsky per farmi un'idea precisa della sua opera, ma questa sinfonia è uno spasso. Con una sola parola si potrebbe parlare di eclettismo. Sarebbe tuttavia far torto a un pezzo che mescola sapientemente e con grandissima efficacia un po' di tutto: dagli echi di Prokofiev (le prime battute evocano in modo clamoroso alcune atmosfere dell'Alexander Nevsky) alla musica popolare russa, dalle melodie tornite e accattivanti di sapore ciaikovskiano ai pieni orchestrali che rimandano alla Mitteleuropa di fine 800, dagli svolazzi agropastorali che paiono tratti da un film di Hollywood ai richiami, ricorrenti ancorché un po' mascherati, al solito tema del Dies Irae. E tanto altro in un succedersi scoppiettante di soluzioni che tengono sempre desta l'attenzione. Il tutto condito con un'orchestrazione brillantissima e varia, dove si notano i prestiti da Ciaikovsky e Glazunov ma anche l'attenzione a soluzioni timbriche più moderne e spesso di impostazione cinematografica, e una capacità, indicativa del grande artigiano, di non annoiare mai. Non credo che per una cosa del genere si possa parlare di capolavoro, ma sono tre quarti d'ora assai divertenti.
  12. Silvius Leopold WEISS Sonata n. 13 in re maggiore WeissSW18 Michel Cardin, liuto Stupenda tutta, ma la passacaglia finale è da brividi
  13. Immagino che ti riferisca alla Toccata e fuga in re minore BWV 565 (il numero del catalogo), perché Bach ha scritto diverse altre toccate e fughe per organo e quella in re minore è soltanto la più celebre (e non necessariamente la più bella p la più interessante dal punto di vista formale, armonico, virtuosistico ecc.). Proprio in quanto pezzo notissimo, ce ne sono moltissime incisioni e non è possibile (come per tutti i capolavori musicali) dire qual è la migliore: praticamente tutti i più grandi organisti l'hanno registrata e c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Potrei dirti Helmut Walcha, Marie-Claire Alain, Simon Preston, Werner Jacob, Lionel Rogg, Karl Richter (tutti organisti della "vecchia guardia" attivi negli ultimi decenni del 900) e anche tanti altri interpreti più recenti, ma forse potresti tentare un ascolto diretto grazie a Youtube o a Spotify per vedere quale esecuzione preferisci.
  14. Johannes BRAHMS Ballate op. 10 Arturo Benedetti Michelangeli
  15. Postai l'ascolto dello stesso disco nel marzo scorso con questo commento, che in qualche modo si lega al tuo: "Ultima" perché è proprio l'ultima opera composta da Hasse nel 1783, ritiratosi a Venezia ormai 84enne e prossimo alla morte (avvenuta nello stesso anno). Un'opera imponente di oltre un'ora, con la struttura canonica arricchita da un mottetto (significativamente intitolato "Ad te levavi animam meam") fra il Credo e il Sanctus, in cui Hasse prende quasi le distanze dalla sua carriera di operista per rifugiarsi nella riflessione e nell'invocazione che in molti momenti si fanno drammatiche e appassionate. Non è un requiem ma c'è, assai presente, il confronto dell'autore col mistero della morte e dell'aldilà. Straordinaria anche per la dimostrazione di impegno e di lucidità da parte di un uomo di età così avanzata. Impressionante.
  16. Per dirla tutta: come una sorta di miracolato, Ancerl uscì vivo da Auschwitz, dove era stato portato nel 1944 da Theresienstadt. E nelle camere a gas di Auschwitz furono uccisi a moglie e il figlioletto. Quella Sposa venduta del 1947 fu, se non erro, la sua prima incisione dopo quell'esperienza mostruosa e molti critici l'hanno letta come una risposta catartica, una sorta di inno alla vita che ricomincia nonostante tutto. Conoscendo quel vissuto di Ancerl l'ascolto è addirittura commovente, tanti sono il tripudio, la freschezza, la gioia, la speranza che trasudano dall'esecuzione. E' un'incisione veramente bellissima. Te ne consiglio vivamente l'ascolto integrale.
  17. Wolfgang RIHM Dis-Kontur per grande orchestra SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg Sylvain Cambreling
  18. Robert SCHUMANN Fantasiestucke op. 12 Martha Argerich, pianoforte
  19. In tempi di politically correctness a tutti i costi, di cancel culture e di "inclusività" come valore assoluto e indiscriminato, a proposito e a sproposito, credo che queste produzioni cavalchino una potentissima onda extramusicale che vede, fra i tanti altri, proprio il palestrato direttore canadese fra i testimonial di spicco. E per restare più o meno in tema... https://slippedisc.com/2021/11/boston-bans-madam-butterfly-pending-racist-review/
  20. Bela BARTOK Sonata per pianoforte Martha Argerich
  21. Dal sito Pentatone: "Conductor Jonathan Nott has created a new suite of Debussy’s opera, which is much more extensive, and focuses more on the actual drama and symphonic development than existing suites that rely heavily on Debussy’s interludes. (...) This arrangement, of which he is the sole author, may not be recorded, performed or used in any way without his permission" In realtà esistono diverse suites che mettono insieme, in vario modo, i pezzi orchestrali del Pelléas. Mi risultano, oltre alla nuova di Nott, quella di Erich Leinsdorf (incisa anche da Abbado coi Berliner), quella di Marius Constant, quella di Alain Altinoglu. Se non erro, anche Inghelbrecht ne ha realizzato una.
  22. Georg Philipp TELEMANN Tafelmusik - seconda parte Musica Antiqua Köln Reinhard Goebel
  23. Vagn HOLMBOE Concerto da camera n. 5 per viola e orchestra Tim Frederiksen Orchestra nazionale da camera danese Hannu Koivula
  24. Da qui, dischi molto belli, per fortuna ripubblicati pochi anni fa.
  25. Sergei PROKOFIEV Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 10 Martha Argerich Orchestre Symphonique del Montreal Charles Dutoit
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