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giobar

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  1. Sì e no. Ci sono esempi illustri di grandissimi e amati solisti che hanno insistito e insistono a mettere nel loro repertorio e addirittura a imporre alle società concertistiche che li invitano anche opere desuete e poco note. Penso a Vengerov, che ha eseguito dovunque il concerto di Britten, a Hilary Hahn, che ha eseguito le cose più strane, a Yuja Wang che sta portando in giro dappertutto lo sconosciuto concerto di Barber abbinandolo al secondo di Prokofiev, e non al secondo di Chopin o di Rachmaninov, per non parlare della varietà del repertorio di un Levit... Eppure, passati l'entusiasmo e il gradimento del momento, si torna sempre alle cose solite. Forse solo quando si faranno scelte condivise tra più interpreti cambierà qualcosa
  2. Interessante che due grandi solisti come Bronzi e Quarta si cimentino con Cilea!
  3. Questo succedeva quando c'erano le quattro orchestre Rai, la cui "mission" più o meno esplicita era anche quella. Infatti i programmi pullulavano persino di opere di autori di serie C. Invece l'ON Rai attuale deve tutelare la propria esistenza e ha bisogno di fare cassa con Mahler e Prokofiev Credo perché i direttori artistici e i sovrintendenti hanno problemi di bilancio e spesso sono costretti a fare le nozze coi fichi secchi. Un Mahler, un Ciaikovsky, un Beethoven aiutano il botteghino e fanno riempire la sala. Per Casella & c. spesso marcano visita persino gli abbonati. E' raro (e difficile, non nascondiamocelo) bilanciare i programmi riuscendo a dosare più ingredienti e serve un management che ci creda. Ed è ancor più difficile educare il pubblico: giorni fa, nel mio turno di abbonamento sempre abbastanza affollato, ho assistito a una stupenda rappresentazione del Cappello di paglia di Firenze di Rota con la sala mezzo vuota. L'impegno di programmare un autore italiano e per giunta con un'opera divertentissima in una edizione ragguardevole c'è stato; il riscontro di pubblico no.
  4. Non uguali. Ad Abbado della musica italiana del primo novecento non importava una basetta. Sinopoli ha eseguito in pubblico un po' di Petrassi, ma non ha inciso nulla. Invece Muti diverse cose le ha fatte e persino incise, sempre però con una selezione chirurgica
  5. Fiacche, come se direttore e orchestra non dialogassero ed entrambi capissero ben poco della musica eseguita. Ad onta di altre prove maiuscole di Ozawa con Prokofiev (v. lo straordinario Romeo e Giulietta). C'è qualche sprazzo qua e là, ma resta poco
  6. Onestamente, non capisco il tono denigratorio ("si è prestato..."). Fa il direttore per mestiere, qualcuno gli ha fatto una proposta e lui l'ha trovata come minimo degna di nota (e se la pensata era direttamente sua non cambia, anzi dimostra qualche curiosità personale per pezzi desueti o sconosciuti), la scoperta di brani poco noti di grandi autori rivestiva comunque un certo interesse e poteva avere anche risvolti commercialmente appaganti. Chissà, se non avesse fatto quei dischi qualcuno lo avrebbe additato come uno dei direttori che si fossilizzano sempre sui soliti titoli? Quanto a Zemlinsky, mi pare indubbio che dietro ci fosse un suo interesse specifico (magari, come spesso capita, indotto dal produttore di turno) e che l'operazione fosse ben poco commerciale, dato che si trattava di un autore pressoché ignoto ai più. Poi, sul perché Zemlinsky e non altri autori forse più meritevoli, credo si debba andare da un lato alle logiche del mercato e dei contratti con le specifiche orchestre (in quel caso, mi pare, Berlino, dove forse l'interesse per Casella e altri italiani novecenteschi era scarsino) e dall'altro alle personali simpatie e idiosincrasie: ogni interprete ne ha e a tutti, più o meno, è sempre stata fatta l'accusa - in verità sciocchina - di eseguire troppo quest'autore (che io ritengo mediocre) e non quest'altro (che io ritengo ben più importante). Credo non sia estraneo al tema in discussione anche il fatto che Chailly non abbia mai sostenuto la musica del padre, autore più che degno.
  7. Ho quel disco, molto carino
  8. Johannes BRAHMS Due rapsodie op. 79 Julius Katchen, pianoforte
  9. Aram KHACHATURIAN Concerto per violoncello e orchestra Daniel Müller-Schott City of Birmingham Symphony Orchestra Sakari Oramo
  10. Albert ROUSSEL Sonatine op. 16 Eric Heidsieck, pianoforte
  11. Wolfgang Amadeus MOZART Sonata per violino e fortepiano n. 32 in si bemolle maggiore K.454 Rachel Podger, violino Gary Cooper, fortepiano
  12. Da capire a quale fase della carriera di Pogorelich risale quella ripresa video. Io assistetti a uno dei primi concerti di Pogorelich dopo una lunghissima pausa dovuta a serie problematiche sanitarie: era una specie di spettro che non ne imbroccava una, eseguiva tutto con tempi mostruosamente lenti come un principiante e con un suono magmatico. Una grandissima pena per lui. Ebbene, malgrado gli applausi necessariamente scarsissimi e di circostanza, in quell'occasione fece una terribile Islamey come bis: difficile addirittura riconoscere il pezzo. Andai via con le lacrime agli occhi, come quando si assiste a una persona che, in preda al delirio, esibisce la propria autodistruzione
  13. Mily BALAKIREV Islamey Dino Ciani, pianoforte
  14. Quel Pelleas und Melisande è stato anche pubblicato dalla DG in un box celebrativo dei 150 anni dei Wiener Philharmoniker
  15. Sono usati. Discogs funziona sia come database per ricerche discografiche... Qui la discografia di Plasson-Berlioz: https://www.discogs.com/it/search?q=Berlioz+Plasson&type=all Ma funziona anche come mercato dell'usato, con venditori privati o pure professionali come Vinted o Ebay: qui una delle edizioni del doppio berlioziano di cui si parlava (Discogs segnala separatamente ogni diversa uscita del medesimo disco) e, sulla destra in verde, il link per verificare le copie disponibili in vendita: https://www.discogs.com/it/release/26821892-Berlioz-Villazon-Naouri-Rivenq-Chœur-Les-Elements-Orchestre-National-Du-Capitole-De-Toulouse-Michel E qui il link aperto: https://www.discogs.com/sell/release/26821892
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