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Notker

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  1. uh Notker Balbulus ... sarà lui ?

  2. grande sinfonista, Bruckner! non le ho ascoltate tutte, in particolare le prime. di quelle ascoltate io ADORO la Sinfonia n.7, anche se di poco sulla n.9.
  3. Ives: Piano Sonata No.2 'concord', Three Quarter-tone Pieces Aimard / Lubimov - piano la copertina parla da sola... la Concord Sonata per piano è certamente il vertice delle composizioni per piano di Ives. Ives è stato un personaggio singolare e fondamentale, ignobilmente e colpevolmente snobato nel vecchio continente. fortunatamente in Europa ci sono stati Boulez e Berio che con l'IRCAM e il successivo Ensemble Intercontemporaine hanno fatto luce su molti angoli buii della musica contemporanea; infatti, i due pianisti interpreti nel disco provengono da quella gloriosa istituzione. dunque, Ives è un compositore americano di inizio 900 che, avulso e probabilmente ignaro delle rivoluzioni che stavano sconvolgendo la musica europea (il crollo della tonalità, la scoperta dei nuovi ritmi, l'affermazione della musica popolare, ecc.), introdusse una tale mole di "innovazioni", armoniche e strutturali, tali da randere la sua opera un dei più significativi esempi di premonizione degli sviluppi futuri: nella Concord si possono così ascoltare esempi di libera atonalità, ritmiche jazz, tecniche di sovrapposizione (a un certo punto si ode persino il motto della Quinta Sinfonia di Beethoven), montaggi caleidoscopici. Il tutto trattato con una vena ironica, anarcoide, che rendono quest'opera una sorta di "rovescio della medaglia" di ciò che contemporaneamente stava facendo Skrijabin in Europa. Busoni: Indianische Fantasie; Lustspiel-Ouvertüre; etc. BBC Philharmonic Orchestra - Neeme Järvi surclassata dalla sua fama di concertista (probabilmente la più impressionante e incisiva dai tempi di Liszt, dei quali fu ritenuto l'erede naturale), la carriera compositiva di Busoni è stata "scoperta" solo da poco; e con grande sorpresa, guidati dal suo saggio Nuova Estetica Musicale (uno dei più illuminanti esempi di musicologia contemporanea), si scopre un compositore alla ricera di una nuova "oggettività" musicale, svincolata dal "morbo" della musica a programma, attraverso l'adozione di nuove soluzioni stilistiche, una tonalità così densa (debitrice del Tristano wagneriano) da sfiorare l'atonalità, e l'adozione di forme popolari quali i canti degli indiani d'America che tanto avevano affascinato il maestro italiano. nella Indianische Fantasie, un vero e proprio concerto per piano e orchestra trasfigurato, si odono i tanti temi della tradizione dei nativi, raccolti da una sua allieva. un'esperienza musicale affascinante, tutta da scoprire. Bach: Sonaten für Gamba und Cembalo J. Savall - viola da g.; T. Koopman - cembalo raramente si ascolta un disco del genere... e non sto esagerando. certo la fama di Jordi Savall e di Ton Koopman , oggi i veri punti di riferimento della musica medioevale e barocca, mette al riparo da fastidiose "fregature" ma un disco come questo è un vero miracolo di interpretazione. la viola da gamba, parente della viola, fu uno degli strumenti più utilizzati almeno fino al primo 700, per poi essere sostituito dal violoncello, parente del violino. meno potente del cello e, quindi, non in grado di rispondere alle nascenti esigenze espressive del dopo-barocco, la viola da gamba ha una voce molto più vellutata, che parla di una musica antica. queste composizioni di Bach sono dei gioielli di "meccanica", in parte riscritture di pagine precedenti, che esaltano le qualità di questo strumento sulla via del tramonto e furono scritte probabilmente per Ernst Hesse, l'ultimo dei grandi interpreti di viola da g. in particolare la Sonata n.3 è uno dei grandi capolavori bachiani; una musica tanto vicina alla perfezione formale eppur così ricca di articolazioni ritmiche che essa potrebbe essere stata scritta anche l'altro ieri. questa composizioni e questa interpretazione in particolare rapirebbero qualunque ascoltatore, esperto o meno, giovane o vecchio, laureato o analfabeta, in preda di un viaggio onirico e affascinante che, siatene certi, lo segnerà.
  4. cacchio... lo stavo giusto leggendo. non la sapevo questa cosa, incredibile; pazzesco anche l'accenno fatto al complesso di inferiorità verso Rachmaninov ai tempi del diploma proposi al maestro la Sonata n.5... inutile dire che mi diede del pazzo! in realtà l'avevo letta già tutta ma, in effetti, il pianismo di Scriabin è fuori dal mondo anhce se estremamente affascinante.
  5. non conosco la dimensione delle mani di Scriabin ma ti assicuro che le parole di Ashkenazy era fin troppo chiare. a proposito... mi sono ricordato della rivista... trattasi di Amadeus, un numero di una decina d'anni fa però...
  6. in parte mi senti di condividere ciò che dice il tuo maestro... del resto è la stessa cosa che diceva il mio... comunque, aldilà delle opinioni più o meno "estreme" che si possono avere sull'argomento, è sicuro che l'ascolto di un brano prima di studiarlo o, quantomeno, durante le prime fasi dello studio può essere fuoriviante. sarebbe consigliabile studiare prima il brano nei suoi aspetti tecnici, suprerando gli ostacoli e poi, se proprio si vuole avere un'idea più precisa di un modello interpretativo (magari uno conosciuto al quale si è particolarmente affezionati) si può anche tranquillamente ascoltare un bel cd.
  7. Ashkenazy, purtroppo, ha una mano "piccola"; più volte l'ha detto lui stesso in alcune interviste. mi ricordo che quando fu intervistato (ma, ahimè, non ricordo il nome della rivista) in merito all'incisione dell'intergrale delle Sonate di Skrijabin poneva l'accento sulle difficoltà estreme incontrate proprio in merito alle dimensioni delle sue propaggini...
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