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tom207

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Tutti i contenuti di tom207

  1. Ma allors cvi sei. pensavo ti fossi cancellato.

  2. Un caro augurio di serena Pasqua a te e famiglia...

    Un abbraccio

    L'Orfeo

  3. Tom! Toooooom!

    torna indiètro, o tè!

  4. Ehi, tom: non partecipi più a questo forum?

    mi spiace tantissimo: un saluto!

  5. Caro Bruy; come la pensi l'abbiamo capito tutti. Qui c'è Tom207 che parla, che ha scritto numerosi post facendo proposte e rispondendo a chi era curioso sull'argomento. Mi pare una discussione interessante, pacata e perfettamente in linea con questo forum. Come ho già scritto molte volte, non voglio convincere nessuno, se non ci crede. Tu non ci credi. Rispetto il tuo pensiero; un po' meno le tue crociate contro qualcosa che comunque non conosci, perché, come qualunque Arte, va studiata dal vivo, con un maestro che segua il tuo apprendimento. Tu questa fase non l'hai fatta e non la conosci, io sì. Peraltro sei padronissimo di non crederci e anche di mettere in guardia gli utenti da presunti imbonimenti, ma credo che tutti abbiano diritto di esprimere le proprie idee e altri di appagare delle curiosità. Cordialità!
  6. Potresti, il problema è che non sai che fare.
  7. Se saltasse fuori una persona che dimostrasse di aver partecipato a corsi di direzione d'orchestra e di fenomenologia di Celi e che da questi avesse avuto solo fumo o aria fritta, o addirittura danni, come prospettate voi mosconi, ne dovrei prendere atto e rivedere sicuramente la mia posizione. Le persone che a diverso titolo (non solo direttori ma anche strumentisti di ogni tipo e cantanti e direttori di coro) hanno frequentato a lungo i corsi di Celi sono state anche migliaia, e non ho mai letto di qualcuno che, a posteriori, abbia detto male. Se fate un (lungo) giro in internet, vedrete che musicisti di ogni tipo che annoverano nel curriculum i corsi di fenomenologia sono tantissimi in tutto il mondo. Chi ne parla mala o sconsiglia questa strada sono persone che non sanno, se non molto superficialmente, ciò di cui si tratta. Allora permettete che io di questi consigliori me ne fotta altamente, e altrettanto consigli di fare a chi è curioso e vuol sapere?
  8. ... ma le declina anche dai sicuri miglioramenti dello spirito e della cultura musicale dei partecipanti, su cui possiamo anche rilasciare diploma di certificazione!
  9. E' in parte vero ciò che hai scritto, ma non del tutto; non è detto che fossero gli stessi autori ad eseguire sempre le proprie musiche; semplicemente si fidavano di ciò che anche gli altri sapevano; col tempo gli autori hanno inserito sempre più segni, quasi maniacalmente, a riprova che si fidano sempre meno. Buone e ricche indicazioni sono le benvenute, come nelle opere di Verdi e Puccini, ma un musicista a conoscenza di determinate leggi può anche farne a meno, come i musicisti dei tempi di Bach e Vivaldi (il codice di cose non scritte cui fai riferimento, che non si è perso nel tempo!), perché determinate cose sono sottintese o emergono da uno studio analitico "informato"...
  10. c'è un moscone fastidioso che si aggira in questa discussione... Per studiare direzione, a parte un certo numero di lezioni sulle posture e tecniche, che si possono anche fare senza nessuno, poi occorre necessariamente sperimentare l'efficacia del gesto su musicisti, quindi occorrerà un gruppo, inizialmente potrà bastare un quartetto o un ensemble cameristico, e quindi una vera orchestra, per cui il conservatorio o un'accademia diventano pressoché indispensabili, dopodichè di solito si passa all'assistenza a qualche direttore importante che di quando in quando farà dirigere delle prove e poi magari anche qualche concerto...
  11. 1) Come tutto ciò che si apprende, all'inizio le cose potranno risultare un po' rigide e poco naturali, ma con l'esperienza e l'approfondimento tutto diventerà assolutamente spontaneo e morbidissimo. Anzi, essendo fondamentalmente un'educazione dei sensi e dello spirito, non ci sarà assolutamente più nulla di "studiato", ma tutto sorgerà spontaneissimo. Molte cose io già le sento senza farci alcuno studio analitico, che però è sempre indispensabile per raggiungere un livello elevato di esecuzione. 2) Dunque, ci sono alcuni tratti che accomunano tutti i musicisti. Se il pianista non sa fraseggiare sarà un cane anche se non sbaglia una nota! Però forse tu volevi sapere un "aspirante" direttore. Per fare direzione bisogna avere parecchie doti: capacità di lettura, memoria, carisma e il possesso di una tecnica veramente inequivocabile. Scuole di direzione d'orchestra importanti oggi non mi risulta che ce ne siano (a parte....). Ci vuole grande umiltà e la voglia di approfondire sempre. Il direttore che si ritiene arrivato o che pensa di essere un direttore solo per avere un diploma in tasca, è già limitato in partenza. Ma c'è da dire che tanto la maggior parte dei direttori la carriera più che col talento la fa con le raccomandazioni di ogni tipo.
  12. Ecco, guarda caso nel II movimento della nona di Beethoven l'unico che io conosca che mantiene i rapporti tra i metronomi indicati da Beethoven, è proprio Celibidache. Come la mettiamo?
  13. Invece io affermo il contrario. Le indicazioni non servono praticamente a niente, se non giusto per orientare un po' più il carattere. Ciò che serve è scritto nelle note. La musica del 600 e del primo 700 è pressoché priva di indicazioni, e la si esegue senza grossi problemi.
  14. Il metronomo non è uno strumento, e con esso non si fa e non si può fare musica. E' assurdo che l'autore metta una indicazione metronometrica, in quanto ciò che ha in testa non è una esecuzione! Non ha e non può avere alcuna idea, anche se fosse un direttore d'orchestra navigato, di come verrà il brano dal vero con quella indicazione. E' un numero, e con i numeri non si fa musica. Non credo che Ravel usi la propria indicazione, ed è noto che ebbe da ridire con Toscanini per il tempo preso, che giudicava troppo rapido, e Toscanini gli fece notare che aveva usato proprio quell'indicazione. Il tempo è una condizione che emerge dalla relazione tra ciò che si esegue (e a seconda di "come" si esegue) e l'ambiente in cui si esegue. Se fai un brano all'interno di una cattedrale enorme, il riverbero renderà necessario eseguire molto più lentamente, altrimenti tutto si amalgama e non si capisce più niente; se invece si suonasse all'interno di un cinema-teatro, con pannelli fonoassorbenti, con pochissimo riverbero, questa carenza renderebbe necessario accelerare, altrimenti si perderebbero tutte le relazioni tra le frasi. Come può sapere il compositore luogo e condizioni di esecuzione? non può, e dunque le indicazioni metronometriche sono una sciocchezza. Per la verità anche noi non possiamo giudicare il tempo, perché non siamo nell'ambiente dell'esecuzione, quindi ciò che ci pare "giusto" nelle nostre casse, potrebbe essere stato errato là dove si stava suonando, o viceversa. resta il fatto che il fraseggio dovrebbe sempre emergere, e in alcune di quelle di cui ho parlato non esiste alcun fraseggio, io non critico il tempo, e vorrei che non lo facesse nessuno, ma purtroppo per la maggior parte degli ascoltatori è l'unico criterio che riescono a sentire. Provate a eliminare questo parametro dalle vostre discussione, e vediamo cosa resta. Cosa c'è nel finale di Ravel che ti piace tanto? Ho sentito una parte di quella esecuzione, ma non si può giudicare, perché la vetustà dei mezzi impediscono di capire (senti il finale della prima parte, sembra ancora come all'inizio!!) ciò che invece emerge perfettamente nell'esecuzione di Celi, cioè il progressivo inesorabile crescendo. Faccio un'altra piccola considerazione, a proposito del finale. Ravel aggiunge strumenti e impasti, fin quando non ha più nulla da aggiungere, ha usato tutto l'usabile. A quel punto non avrebbe altre possibilità di proseguire, e non si può "tornare a casa", cioè non si può fare una ripresa, perché il tema è sempre lo stesso, non c'è stato sviluppo, quindi l'unico elemento che può variare è l'armonia, e dunque modula improvvisamente (punto massimo), e a quel punto ecco che può fare una coda per chiudere, e le frasi non si possono chiudere continuando a crescere, perché ormai tutto è stato espresso con le massime possibilità, quindi non si può che diminuire, proprio a chiudere. Continuare a "spingere" sarebbe antimusicale, una superficiale manifestazione da circo.
  15. Quanto, nella musica dell'ultimo secolo, soprattutto da quando c'è la televisione di mezzo, è arte e quanto spettacolo?
  16. Sulla questione del tempo direi che non condivido nella maniera più assoluta, e contraddice ciò che hai detto sopra. Intanto il metronomo è uno strumento demoniaco, che va esorcizzato! Il tempo è in funzione degli elementi di contrasto, ovvero, diciamo per semplicità, del fraseggio. Hanslick dice che non sente differenze, e coglie il segno: occorre allenamento; infatti è per quello che ho detto all'inizio della discussione sul bolero, non ascoltatelo tutto, ma soffermatevi sulla frase del flauto, sentitela un po' di volte, notate cosa succede nella dinamica, nella materia sonora, all'interno del suono, che in questi fortunati casi si trasforma veramente in musica, perché ha un criterio di collegamento con le frasi successive, è il seme che genera le foglie... Il silenzio è importante perché è ciò che viene prima del primo suono; si dirà: bella scoperta! Certo, ma è importante capire che una determinata frase iniziale, che poi si ripete dopo poco, ha una fondamentale differenza: quella nasce dal nulla, la seconda non nasce ma si produce A CAUSA di quanto c'è prima; in musica il tempo non è la velocità, perché la velocità è monodirezionale e procede, il tempo è interno alla musica, ed è bidirezionale, perché mentre procede "guarda" continuamente a quanto è avvenuto prima. Ecco perché, anche, in musica non esiste la ripetizione.
  17. Le poche battute iniziali dell'esecuzione con i Berliner dir. da Barenboim mostra una versione anche peggiore di quella di Karajan (non sto neanche a linkarla); invece è molto interessante la versione dir. dallo stesso Ravel, che si avvicina parecchio a Celi
  18. Questo è un topic sulla direzione d'orchestra, siccome ho quasi sempre scritto io, che ho studiato e studio teoria e pratica della e nella scuola celibidachiana, mi riferisco fondamentalmente a quella, ma è chiaro che chiunque scriva può fare tutti i riferimenti che vuole, non è uno spazio privato o riservato. Interessante, però c'è un dato di fatto che appartiene a quasi tutte le chiose musicologiche: la mancanza di criteri. Sarebbe bellissimo fare una discussione sul valore del pianissimo e del silenzio, però non mi basta la suggestione che deriva da quello, è fondamentale che esistano delle ragioni oggettive per applicare determinate regole. Non si può ignorare che il silenzio c'è SEMPRE, quindi come si relaziona il silenzio con la musica? è uno dei temi fondamentali della fenomenologia.
  19. Su questo credo che nessuno abbia dubbi No, qui sta l'errore. I professori d'orchestra sapranno suonare meravigliosamente tutte le note, ma non sanno niente di come orientare la tensione, che è, per l'appunto, il lavoro del direttore. Vuol dire che per dare unitarietà al brano, bisogna anche dare unitarietà all'orchestra, il che vuol dire rendere partecipe e cosciente ciascun orchetrale del proprio ruolo all'interno di ciascun brano esguito. Che un brano abbia diversi punti in cui la tensione è elevata, è indubbio, però è necessario che quello "massimo" sia ben individuato, perchè è quello che determina l'equilibrio generale delle dinamiche e delle agogiche ai fini del corretto dipanamento tensivo.
  20. Molto bene. Però detto così è un concetto piuttosto astratto. Come si costruisce la tensione, come viene dipanata e orientata nel corso del brano? Se il direttore non sa fare questo (e il tempo è solo un elemento, in realtà, ce ne sono altri anche più importanti) potrebbe creare un eccesso di tensione, quindi dopo un po' chi ascolta verrebbe preso da insofferenza, e alla fin fine subentrerebbe egualmente la noia come per colui che invece non sa tenerla desta e cade dopo poco. Occorre avere chiaro "COS'E'" il tempo, e quali sono gli elementi per costruire la tensione.
  21. Qual è il tuo concetto di tensione?
  22. ... e allora? Senti solo quello?
  23. Posto due filmati del bolero di Ravel. Ho scelto a caso il confronto, Karajan è il primo che ho trovato; ascoltate solo il tema esposto dal flauto, eseguito dai Munchner di Celi e dai Berliner del von, e notate come Celibidache abbia curato il fraseggio, cosa che è totalmente assente in Karajan, note senza alcuna "direzione"... Ascoltatelo un po' di volte, vi si svelerà!
  24. avevo saltato qualche intervento all'inizio e poi non sono più riuscito a star dietro, quindi non so se abbiate già accennato a un altro "concetto" che è stato molto in uso negli ultimi anni, ora forse è un po' fuori moda: "le parole (o le chiacchiere) stanno a zero", o frasi simili...
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