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kraus

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Risposte risposto da kraus

  1. Il bello è che Beethoven piazza questi lieder in mezzo cronologicamente nei pressi delle sue opere più note (Waldstein, Appassionata, giusto per far due nomini) ed essi non lascerebbero mai presagire, nonostante la vena melodica generosa, la grandezza delle Sonate coeve. Anche questo An die Hoffung, sulle cui parole Beethoven tornò tre o quattro volte prima di dar loro una veste definitiva, è uno dei suoi numerosi canti che, quando va storta, finiscono nel catalogo di riserva (per gli amici WoO).

    Edit:

    Oops, ho inavvertitamente messo questo messaggio nella discussione su Hurwitz, che naturalmente non c'entra un tubo. Devo smetterla di non bere la sera (e già che ci sono rimedio subito con un buon Cointreau).

  2. Ultimo pensiero musicale (o almeno così l'hanno venduto) di Beethoven :

    Nel complesso, il meglio delle Rarities sta nella prima parte: le fughe giovanili (compiti per casa, presumibilmente assegnati dal Rag. Albrechtsberger) e le sonate per flauto contenute nella seconda lasciano un po' il tempo che trövano, ma fa comunque piacere ascoltarle.

  3. Ed eccola qui, anche se alcuni preferiranno anzi prediligeranno l'originale:

    In ogni caso è interessante come il pezzo appaia qui modificato nella struttura, che ha dato parecchio da pensare a qualche critico (e talvolta è stata bollata come insolita per Beethoven).

    La melodia esitante di Per Elisa riaffiora anche nel Trio di questo pezzettino qui:

     

  4. Questa playlist contiene un po' di frammenti e abbozzi provenienti dal caoticissimo sgabuzzino beethoveniano. Penso che anche lui, trovandosene qualcuno davanti, si domanderebbe sbalordito: "Questo l'ho scritto io? Ma che, davero davero?" Come si fa a non volergli bene oppure, dritto pe' dritto, come volergli male?

    Già ascoltando i primi pezzi dell'elenco ci sono delle sorprese piacevoli (si trova pure una versione alternativa di Per Elisa). Man mano che sfoglio queste pagine, segnaleròvvi ciò che più merita o che colpisce di più l'orecchio. 

    Questa Bagatelle, per esempio, è strana forte:

    Oppure un bel ritmo affrontato raramente (direi quasi mai) da quei bravi ragazzi che sono i compositori classici. Savizzeviz in movimento e Desaglì dde testa:

     

  5. 11 minuti fa, giobar dice:

    Anche Beethoven ha scritto sciocchezze, pezzi scolastici o poco ispirati. Qui, sinceramente, non mi pare.

    Ma poi ci si accorge già all'ascolto che l'op. 48 mostra un impegno tutto particolare. Come detto, non capitava al Nostro tutti i giorni di musicare testi a sfondo religioso, il che può averlo spinto a buttare un'occhiata più attenta ancora del solito ai versi che trasponeva in musica.

    Poi per carità, sia detto per inciso, ma il vecchio Beeth nei confronti dei Lieder è un po' come Schubert nei confronti dell'opera lirica (come testimoniano i grappoli di ouverture sezionati sempre da LDC): 'na cifra de tentativi, non sempre andati a segno, anzi molto spesso a vuoto. A contarli uno per uno, i canti composti da Beethoven per voce e pianoforte sono un centinaio, indice evidente del suo intignarsi nel volere sviscerare il rapporto fra testo e parola. 

    Intanto, laif is nau:

  6. 20 minuti fa, giordanoted dice:

    Non capisco come possa Della Corte liquidarlo in modo così scolastico.

    Pensa che, nel valutare l'ultimo lied dell'op. 48 (Busslied, per la cronaca), cinguetta quanto segue e raddoppia la dose: "La differenza con i primi cinque canti della serie è indiscutibile e si spiega oggettivamente con il fatto che questi furono composti presumibilmente molti anni prima (forse addirittura a Bonn) da un Beethoven ai primi tentativi nel campo della musica vocale." E vabbuò...

  7. 1 ora fa, Ives dice:

    Herreweghe è buono, gli altri non mi convincono per diverse ragioni (letture demodè sempre uguali tipo Harnoncourt; troppo schizzoidi tipo Reuss; anemica tipo Suzuki. Poi ci sono altri fattori come la sonorità del coro, i solisti, la registrazione...). Bernius non lo conosco:

     

    Propongo a casaccio l'esecuzione di Giulini, Ives, fidandomi più che altro della sua ottima fama: 

    Beethoven* - Harper* • Baker* • Tear* • Sotin*, New Philharmonia Chorus &  London Philharmonic Orchestra*, Ameling* • Baker* • Altmeyer* • Rintzler*,  New Philharmonia Orchestra & Chorus*, Giulini* - Missa Solemnis - Messe En  Ut Majeur (1990, CD) | Discogs

    Però di quest'opera* so veramente poco o niente, per cui ci vado molto di scartina nel consigliare alcunché in merito. Diciamo che l'ho buttata lì, sperando possa essere di aiuto. 

    * Idolatrata letteralmente da Buscaroli. Proverò a rispolverare la sua biografia beethoveniana per trovare qualche consiglio in proposito, visto che si è soffermato per alcune pagine a valutare le interpretazioni disponibili.

  8. Riscopro strada facendo un gruppetto di canti assai dibattuti di Beethoven, sempre un po' lasciato ai margini quando si parla di Lieder (genere in cui Schubert ha spopolato anche a scapito del compositore più titanico da quando l'omo inventò la musica).

    Eccelsa per tantuni, l'op. 48 LDC ci sbatte contro e passa avanti quasi senza accorgersene, lasciandosi un minimo avvincere solo dal sesto lied della serie, capando i restanti come fossero persiche e ributtandoli nella cassetta da dove li aveva sceverati, giudicandoli troppo acerbi e insignificanti rispetto all'ultimo*. Tra l'altro, dalle strofe degli stessi canti, scritti da Gellert, colse ispirazione anche CPE Bach, che li musicò tutti (sono una cinquantina abbondante e se proprio uno muore dalla curiosità di ascoltarli, questo l'accontenterà, ndr):

    CPO - Dorothee Mields / Ludger Remy - Cpe Bach: Gellert Oden - ePRICE

    Rara avis in gurgite vasto (sic e sigh): Beethoven s'è impicciato di religione assai poco nella sua musica, come lo stesso Della Croce annota nella sua analisi della produzione cameristica dell'Anti-fato per eccellenza: eggià, perché se si eccettuano le due Messe, l'oratorio cciovanile Cristo al Monte degli Ulivi e poco altro, non è che poi ci sia tanto da ascoltare di sacro in un autore che parla soprattutto di libertà e ben poco di devozione. Una sorta di Bach a rovescio?

    * Questo lo stringato rapporto di LDC su Vom Tode (op. 48 n. 3), visto dalla critica come uno dei vertici assoluti dell'arte beethoveniana e un presagio di Brahms: "Il tono [di fa diesis] minore è scontato  per un soggetto che probabilmente stava a cuore al conte von Browne [...] e sicuramente allo stesso compositore, che stava attraversando il periodo forse più triste della usa vita. Note lunghe ripetute, quasi nessun legato, un alternarsi di semibrevi e minime sfocianti nelle nove ultime e lugubri battute, unicamente pianistiche, in cui il basso scende a livelli pressoché inudibili."

  9. Lo diceva già il Metastasio, il tempo di Natale può essere un gran brutto momento sensa i dané. Quando poi si scarica la batteria del cellulare, il dramma - non solo musicale - è completo:

    Anfami, ingiusti dei,
    acquisti far vorrei,
    con la mia postepay
    ma il conto è vuoto, ahimé!

    Che barbaro cimento!
    Non vedi che 'n ce sento?
    Ho il cellulare spento
    e campo non ce n'è.

    Ricorda un po' le prime variazioni beethoveniane su quei temi a stecchino (aria svizzera, aria di Righini, ninnenanne di Peter von Winter s.r.l). Ma Kraus, nelle variazioni, ci sa più fare quando imbraccia gli archi, come nei quartetti soprascoltati.

    Questo fugace Larghetto che segue, invece, sembra preso pari pari dalle pagine del Flauto magico:

    Peccato che poi non abbia proseguito perché il pezzo meritava di durare qualcosa di più ("E quelli belli come lui, che sono tanti,/ a comporre 'sto Larghetto vanno avanti").

  10. 5 minuti fa, Persephone dice:

    Ah....le fresche composizioni Di Beeth intrise di Mozartiano sapore.

    E chi non le ama ? 

    Io invece l'altra sera ....ripassino delle arie operistiche di Wolfgang.

    Un omaggio a te e a @Snorlax per il suo tributo alle quote rosa.

    Ho messo le mie mani nella copertina del mio account.

    Oramai questa è casa mia

    Da qualche parte devo rintracciare una bella Aria "primo stile" di Beethoven, che "vuo' fa' l'italiano" e ci riesce assai bene, al pari dello stimato collega austriaco.  

    A proposito di Mozart e Beethoven:

    E a proposito di duetti dal Flauto Magico:

    C'è anche una composizione in cui c'è lo zampino di entrambi:

     

  11. 2 ore fa, Majaniello dice:

    kraus tu sei sprecato in questo forum di pesantoni... le demenzialità che spari le capisco solo io :rofl:

    Le capisce anche il mio psichiatra, a dire il vero... ormai mi conosce, c'è abituato e quel che è peggio è che ne spara anche lui :D  Scherzi a parte, non si può sempre trattare la musica classica come se fosse una materia universitaria, specie a livello di collezionisti :) Poi il guaio è che questo continuo fuori onda mi viene spontaneo, perciò i deliri saltano fuori da soli...

    Cita

     poi non dire che ce l'ho con te!

    Diciamo che ci ero rimasto un po' male quando hai tirato fuori i miei trascorsi da Orlando furioso, con tanto di faccine sghignazzanti... L'ho visto (magari miopemente, eh) come un colpo basso; ho verificato le mie famigerate attività su queste colonne e ho visto che ho continuato a scrivere tranquillamente in forum dopo le sfuriate biodinamiche, anzi, più ancora di prima... Nun me pareva giusto farmi passare coram populo per quello che si offende, pija er pallone e se lo porta a casa imbronciato e non gioca più, specie se poi non è vero :) 

    Cita

     

    Anzi mi ascolto pure il quartetto che hai suggerito.

    Ho notato che in questa serie di Quartetti kraussiani il suono e di conseguenza anche il clima è molto cupo (tutt'il contrario rispetto a Haydn), un po' come se il timbro influenzasse tutta l'atmosfera delle composizioni. Ho beccato un quartetto migliore di quello che ho piazzato lì, a mo' di campioncino; magari dopo lo vado a ripescare e lo segnalo ad usum forumistae.

  12. m9amLXp.gif

    Quando sei alla ricerca di un CD e ne trovi improvvisamente un altro:

    Joseph Martin Kraus, The Lysell Quartet - Kraus: String Quartets -  Amazon.com Music

    D'accordo, stavolta non è Haydn e non è nemmeno la D'Urso, ma i quartetti del signor Crespi non sfigurano nemmen troppo vicino a quelli del più famoso amico e collega. Tra l'altro si riconosce puntualmente la serietà che raramente abbandona questo autore, in particolare nelle sinfonie e nelle tragedie liriche. Anche determinate formule e giri melodici sono già comparsi in altri lavori. Il karma (come dicono a Roma) insomma si rivela e scompare a tratti, anche nelle opere meno segnate dall'ispirazione. 

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