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kraus

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Risposte risposto da kraus

  1. 17 minuti fa, giobar dice:

    Non ho capito granché della tua spiegazione:wacko_x:

    Idem, pur essendo del pari d'accordo con l'aggettivo. Ne aggiungo un altro: illuminante. La Meyer mi ha fatto un favore da non averne neanche idea con quelle esecuzioni di opere controverse o genericamente modificate come la Sonata KV 498a (un gioiellino un po' scheggiato) o la Fantasia KV 396 (con lo sviluppo beethoveniano dell'umile Stadler), che non vengono proprio suonate tutti i giorni da tutti i pianisti. 

    Intanto continua la rassegna di ouverturelle schubertiane che ricalcano i capolavori rossiniani del genere:

     

  2. Come diceva Gaber, quando è moda è moda...

    Però il prolisso Schubert qui è tutto men che lungoso, in una delle sue rarissime opere per strumento e orchestra (mai difatti, in tutta la sua breve ma ricchissima carriera, il mister ha versato il suo inchiostro per comporre un concerto che fosse uno).

    Un tema, un par di strofette e via, e come diceva uno slogan, "amici in 5 minuti" o quasi sei. Il soggetto di partenza è invitante e par che riecheggi l'altro motto pubblicitario "cinque minuti, solo cinque vedrai", mantenendo quasi la promessa.

    Secondo LDC Schubert è stato in questo frangente semplicemente sbrigativo: insomma, come si dice a Palermo alta, "nun je annava". Ma neppure il Delacroix nega lo sciarm del pezzo, o quantomeno del motivo iniziale. Poi tutto il resto è soia. 

    Intanto, via medium, sono cominciati ad arrivare i primi bonifici schubertiani. Buoni ascolti a tutti :D 

  3. 6 ore fa, Majaniello dice:

    Approfitto per segnalare a chi non lo conoscesse (prima o poi ne parlerò diffusamente) il capolavoro di Paisiello, almeno tra le cose che si possono ascoltare in edizioni decenti, che direi essere questo:

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    per diversi motivi:

    1) La musica: melodie eccellenti (Paisiello era famoso per essere "commovente", e qui offre un bel saggio delle sue abilità), armonia funzionale all'azione scenica, e quindi all'occorrenza inusitatamente insidiosa e sorprendente, orchestrazione sapida, specie nel comparto dei legni (evidente eredità del dramma pastorale), virtuosismo contenuto e per lo più subordinato alla parola, in ossequio al recupero della parola scenica.

    2) La forma: Paisiello lavorava a modo suo nel solco dell'attualità, cioè di una sintesi tra stile italiano e francese, quindi scene nelle scene, aperture declamate all'interno delle arie, continuità tra obbligato e numeri chiusi ecc. I dialoghi recitati (che diventeranno tipici dei modelli francesi, pensiamo alle opere di Cherubini e certe epigone tedesche come Fidelio o Franco Cacciatore) erano una novità in Italia e un po' ovunque; fino ad allora relegati alle farse e alle operette, adesso sono utilizzati per spingere i cantanti a non trascurare l'aspetto attoriale, e quindi drammaturgico.

    3) Il tema: la follia, oltre che uno stratagemma teatrale, diventa per il pubblico borghese dell'epoca uno specchio dello stacco morale che esiste tra la classe media e la corrotta aristocrazia da un lato - spesso la responsabile della malattia - e le menti semplici delle classi sottoposte dall'altro. Il borghese impazzisce per "eccesso di sensibilità", mettendosi così in contatto con sfere ad altri inaccessibili (quella dei sentimenti profondi, ma anche quella mistica!). Il pazzo da quel momento non sarà più un poveraccio cornuto in cerca di una guida illuminata (come Orlando) ma una specie di martire eletto.

    4) Il genere: quello che i francesi chiamavano comédie larmoyante era il genere perfetto per rappresentare il dramma borghese, dove alle tragedie della classe media si mischiavano i ridicoli affari delle classi più basse. Da Ponte aveva aperto lo spiraglio verso la rivoluzione, Carpani affermava i valori morali della nuova classe sociale. La confidenza di Paisiello tanto con la commedia quanto col genere serio, di cui - questo lo si dimentica spesso - fu autore richiestissimo (lavorò persino col vecchio Calzabigi!) gli permise di realizzare con successo questa sintesi.

    L'opera, per questi motivi di qualità e originalità, diverrà una vera pietra di paragone nell'ottocento romantico italiano (pensiamo alle eroine di Bellini e Donizetti, di fatto modellate su Nina) tanto da diventare cavallo di battaglia delle dive del canto dell'epoca (la Pasta su tutte), che trovavano nella parte della protagonista pane per i loro denti, soprattutto sul piano dell'approfondimento psicologico e dell'istrionismo attoriale unito alla completezza della scrittura (vocalismo spianato, virtuosismo, declamazione, recitazione).  

    L'edizione discografica sopra è la più "informata" disponibile, e tutto sommato altamente godibile (credo si trovi anche su youtube).

     

    Per chi volesse ascoltarla in blocco:

  4. 5 minuti fa, Majaniello dice:

    Ti credo, nell'opera in pratica non succede niente! :D E' tutta incentrata sulla follia di Nina e su come questa viene interpretata dai vari personaggi.

    Non ricordo quasi nulla della musica e ben poco della trama (a quanto pare non ce n'è neppure una vera e propria, stando a quello che state commentando in proposito). Ricordo giusto "Il mio ben quando verrà", ma quella è musica nota un po' a tutti noi classicisti incalliti.

  5. 10 minuti fa, superburp dice:

    A kraus che mi ha fatto venire voglia di riascoltare Schubert. 5.a e 6.a, rispetto alle prime quattro, mi sembrano dei tentativi di personalizzarsi riusciti a metà; hanno dei bei momenti e degli ottimi temi, ma nel complesso sembrano mancare di qualcosa. D'altronde il grande salto lo farà con le ultime due.

    Grazie Super! Adesso però chiedo la percentuale a Schubert, lo sto pubblicizzando mica poco ultimamente :) Devo confessare un paio di cose in proposito: l'Ottava alias Incompiuta non l'ho mai capita e non mi ha mai detto niente, né caldo né tiepido... E non sopporto l'Ave Maria (né quella schubertiana né quella di Gounod, ma in quest'ultimo caso non sono certo il solo). Intanto si viaggia con un esemplare di cameristica tipicamente ritroso e passatista come questo qui:

     

     

  6. Riprende la carrellata schubertiana con le variazioni su tema di un amico:

    Dice il Della Croce che queste variazioni non sono quasi niente di che, salvandone un paio. Sarà la buona resa esecutiva ed eterologica di Richter, ma a me non dispiacciono. Di fatto, è la prima fra le tante composizie di Schubert ascoltate in questo periodo che ho riascoltato volentieri. Guarda caso, il tema è un derivato dell'Allegretto beethoveniano della Settima Sinfonia. 

  7.  

    19 minuti fa, giordanoted dice:

    Sto ascoltando uno dei quartetti op 23 postati da @kraus e ritrovo nel bellissimo "andante a mezza voce" che apre il numero 5 in sol maggiore proprio quanto dici.

    Forse gli altri sono meno memorabili, ma questo è una gemma.

    Non conosco invece la Nina, da mettere anche lei in programma.

    Preso in controtempo dal tuo rilievo, mo' devo recuperà Paisiello per i capelli, o meglio quell'Andante a mezza voce :D  (probabilmente non ero ancora arrivato ad ascoltarlo quando ho troncato il disco ier pomeriggio; non c'è pace tra gli ulivi né tra i poli delle libertà, evidentemente...

    Intanto qui, per riconciliare il ritorno forzato al lavoro dopo un'ora di stoppe:

    Scarlatti e la sua musica eseguita dalla Meyer, ovvero cose che fanno bene alla linea, allo sport, allo spettacolo e al turismo, nonché cose buone dal mondo, magna sano e torna a'a natura. 

  8. 2 ore fa, Majaniello dice:

    Poraccio Paisiello, da quando ho detto che andrebbe rivalutato l'hai preso di mira :(

    Mannò (tra l'altro manco ricordo di aver letto tuoi post in cui affermavi che andrebbe rivalutato)... Prova ad ascoltarti quei quartetti che ieri ho tolto dal vinile per carità di patria o i concerti per piano (tranne quello in sol minore, che è di alto livello almeno nei tempi estremi) e vedrai che non prendo di mira nessuno, al massimo parlo chiaro.

    Piuttosto, il Boccherini operistico accademico che ho ascoltato dopo è già una spanna sopra e ha dei momenti che sorprendono e suscitano rimpianti (anche come autore sacro era eccellente, come dimostra il suo Stabat Mater): come mai il compositore lucchese si diede pochissimo all'opera e una cifra alla musica strumentale?

  9. 3 ore fa, Snorlax dice:

    Tutto questo parlare di Schubert mi ha fatto venir voglia di ascoltare un disco a cui non mai dato peso...

    Tranquilli, non dà dipendenza :D Ogni tanto ci sta proprio a puntino qualche 700esco per riequilibrare tutta 'sta voglia di novità (che poi continuo a non capire, tra l'altro: si sta così tanto bene tra Vivaldi e Haydn) :

     

     

    3 ore fa, Snorlax dice:

    ...dedico a @kraus, @Majaniello, @superburp, @Wittelsbache a chunque gradisca...

    Grazie per la dedica :) Contraccambio con quanto sopra oppure con

     

     

  10. 4 minuti fa, Majaniello dice:

    Nelle prime composizioni è tutto così, con qualche tocco di biedermeier che era tipico della sua epoca, neanche io stravedo. Ha ragione anche @Wittelsbach però quando dice che, comunque, si distingue sempre per l'invenzione tematica che è abbastanza inconfondibile, è quel che rende certe composizioni assai loffie sul piano formale comunque "memorabili". Io ricordo che tu approfondisti i lieder una vita fa (o me lo sono sognato?), ecco quelli andrebbero studiati (io conosco solo qualche ciclo famoso, e neanche bene), più che altro nel rapporto intimo tra musica e parola. La fine del percorso è molto più interessante e originale!

    No no, nessun sogno, tutto vero: li avevo pure presi in una signora edizione della DG, 21 CD, con Fischer-Dieskau e Moore agli strumenti, e mi pare addirittura fosse né più né meno un'integrale. Era il 2013 e qualche mese dopo, in pieno agosto, mi son voluto pure rovinare accattando le opere per coro, altra miniera di ottime musiche. Ma concordo che, per studiare ammodino tutta quella manna, ci sarebbe da perderci anni e occhi. Ascoltando mentre lavoro, si capisce che l'ascolto è più superficiale di quanto anche le musiche biedermeier possano essere.

  11. 18 minuti fa, Majaniello dice:

     

    Vero, ma perchè quella di Mozart è più recente e più "informata"!

    Ci sta. Ed è pure carina.

    Cita

    Vero pure questo, ma è colpa di Hogwood.

    Esecuzioni troppo esangui, ahilui e ahinoi.

    Cita

    Kraus non ti innamorare, almeno tu... i classicisti fot***o e basta, Wolfy docet!! :thumbsup_anim:

    Non c'è pericolo, Maja... Schubert fa un po' un effetto di déjà-ouï (questo l'ho già sentito in Mozart, quell'altro l'ho sentito in Beethoven, quest'altro ancora a Haydn e a tutti e tre riusciva meglio); forse ci sarà di che ricredersi verso la fine del percorso gentilmente proposto dal Della Croce, di cui però diffido per principio e per contratto.  

    [Nostalgic mode on:] non ci sarà mai più nulla come i cofanetti della CME della Philips che mi aspettavano al sabato quando tornavo da scuola, dopo una settimana di litigi furibondi e reciproche mazzate sullo stomaco con i compagni rockettari. Quella musica, con le sue melodie una più bella dell'altra, era magia allo stato puro, era l'unica meraviglia che riuscisse a tenere il confronto con la compagnia d'una bella ragazza. L'ultimo cofanetto di quella serie fu il Don Giovanni: così avevo deciso, perché tant'opra doveva conchiudersi con la morte di un mito.[/nostalgic mode off]

    Scusate la lagrimuccia in levare. 

  12. 9 minuti fa, Wittelsbach dice:

    E io che mi aspettavo una chiosa da parte tua su Haydn! Non sei più il Kraus di una volta!

    Mannaggia, l'è vero! Ma allora butto lì i miei due centesimi bucherellati: sinfonicamente ho tutta l'edizione di Fischer, che va pure bene con il rohrauese, ma rende di più con Mozart. Avevo pure qualche volume delle costoserrima edizione di Hogwood con strumenti scord... ehm antichi, ma l'ho sempre trovata un po' floscia. Sulle Londinesi, in particolare, devo rintracciare un gran bell'articolo, per giunta in italiano all'origine, sulle migliori esecuzioni disponibili in circolazione o ipotizzabili; se lo rintraccio nel mio archivio di testi musicali, condivideròllo.

    Però ben sapete che le esecuzioni e le interpretazioni non sono il mio forte e non ho neppure un debole per l'argomento. Il mio motto costante è "opere nuove, opere nuove"! Schubert mi è ancora mezzo sconosciuto o l'ho trovato più ostico del previsto quando ho azzardato parecchi anni fa i primi tentativi di sgranocchiarlo. Ecco perché passavo di qui distrattamente e ho tossito solo l'ascolto attuale.

  13. Odo l'Uomo del Giappone che mi dice Ufo Robot, ma anche Schubert:

    Esecuzione già di per sé limpida e disinvolta (aggettivi a caso offerti dalla Sgombro Traslochi, l'unica ditta che porta via i mobili anche senza il Vs. consenso), ma vieppiù impreziosita fra un movimento e l'altro da numerosi starnuti (i cui autori - e questa è una grave pecca del video - non sono citati). 

  14. Schubert, ovvero storia di una duplice, triplice e/o quadruplice liberazione stilistica: prima da Haydn e Mozart, poi da Beethoven. Diciamo che proprio nel momento in cui Franz comincia a prendere le mosse dal Titano, di fatto inizia pure a prenderne paradossalmente le distanze: dopo l'incerta Sonata 7 o 7a che dir si voglia, ancora sospesa tra Ludovico van e Schubert stesso, nella Sonata Reliquie c'è una bella accelerazione personale che lascia un po' indietro le opere precedenti:

     

  15. N-simo ritorno al '700 di Schubert (in fin dei conti ci era nato, in quel secolo): con questa piacevole Sonata, tra un finale in mi bemolle anziché nel la bemolle d'impianto nonché formule e procedimenti di sviluppo caratteristici di pochi decenni prima, anche un dilettante può esaltarsi al piano.

    Una sorta di tributo per i principianti che anche Schubert ha versato, al pari di tanti altri autori presenti e trascorsi (Beethoven, Mozart e CPE Bach tra i più illustri, tralasciando Haydn che, rispetto ai suddetti, "scriveva facile"). 

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