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  1. Si vede già dalla copertina che è roba seria e fatta ammodino. Intanto scarto il 6° CD dell'edizione Brilliant sugli studi virtuosi. Edit: per dirla con Abatantuono quando duettava con Supergiovane, Chopin ha lo shpessore (e uno shpessor' di svariati chilolitri, per intenderci), i colleghi finora incontrati prima di lui, no. E infatti l'unico che fa premio sulla compagnia dei teorici riusciti e compositori mancati è Clementi, che è qualcosina in più d'un buon compositore. Mettere Chopin sul padellone dopo von Henselt, Tausig, Moszkowski o Heller vuol dire solo una cosa, da un punto di vista anche solo prettamente anaforistico: Muzio, invece, con Chopin ce va ai carci di rigore. E a volte vince, a volte soccombe, ma so' dettagli, oltre che regazzi.
  2. Questi: Quelli che ho ascoltato finora, con la luminosa eccezione di Clementi e del suo sottovalutato Gradus, si son rivelati piuttosto fiacchi.
  3. Grazie Persy È stato il primo brano mozartiano a far parte della mia collezione, il KV 397; in controdedica il 21° volume dell'edizione markoviniana per CPE Bach:
  4. Grande Persy Ordinaria amministrazione qui, intanto, con il 5° CD degli Studi Brilliant. Il vero motivo d'interesse qui non è tanto nella sostanza musicale, ahinoi, bensì nel bel numero di autori in rassegna, che serve giusto per farsi un'idea dei medesimi: Tausig, Moszkowski, Von Henselt, Anton Rubinstein e Lyadov. Velleitari, pur nella loro generosità melodica, questi études (son 21 in tutto e si chiamano tutti così) fanno più fumo che arrosto e un paio di loro sono alla prima incisione assoluta; a questo proposito, come direbbe Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo, "ci sarà il suo motivo".
  5. Il fraseggio del basso in mi è fondamentale
  6. Ossignùr, questo no! È che m'ero abituato alla finezza del Fauré pianistico, sinuoso ma puntualmente filante senza essere salottiero (fa eccezione proprio la seconda parte del CD che ho appena ascoltato). Mica m'aspettavo di trovare dietro l'angolo Alvaro Vitali
  7. Mi ascolto Fauré, musica per archi, ma è roba complessa, una condotta delle parti dura, farovvi sapere dopo la colluttazione... Più tormentato del solito. Allora, in sistesi biometrica abbiamo qui il 9° CD del box Erato: Quartetto per archi in mi minore op. 121 - Quartetto Parrenin (voleva suonare anche Collard, ma gli han detto che non era il caso) Dolly (sei pezzi per piano a quattro mani) op. 56 Intermède symphonique (per piano a quattro mani) Souvenir de Bayreuth (idem) Allegro symphonique (idem) I brani per piano a quattro mani sono eseguiti da Jean-Philippe Collard e Bruno Rigutto. Come passare dall'alba al crepuscolo, o viceversa: tanto tirato, teso e uggioso e il Quartetto di apertura (poi uno pensa a un riempitivo, dimmi tu) quanto sono distesi i pezzetti per il duo impegnato dalla traccia 4 alla 12. Risultato: né l'opera tripartita per archi né i divertissement (Berceuse, Mi-a-ou, Le pas espagnol, la quadriglia sui temi dell'Anello del Nibelungo) colgono l'essenza soffusa del buon Fauré, qui nel ruolo non spiacevole ma un po' straniante di pesce fuor d'acqua. Ma mi dicono all'Orchestra del Flaminio che, almeno sul Quartetto, ho dato un giudizio superficiale. Vai, al limite lo si riascolta, icche ti devo dire.
  8. Li sto ascoltando assieme ai 25 Studi melodici op. 45, di cui l'op. 46 è una sorta di esame propedeutico. Dopo gli studi di Czerny che potevano farci temere una futura opera omnia di Hanon a cura della Brilliant, col Pianista virtuoso nella pratica vaschetta e in omaggio il raccoglitore del I volume, si può ben sospirare di sollievo. Il cofanetto degli Studi col diamante rialza infatti la testa prima con Clementi (CD 2, con parte finale del Gradus ad Parnassum, una ghiottoneria da leccarsi le dita) e con questo Heller (CD 3), oscuro pianista e compositore magiaro dotato di discreta quando non buona inventiva melodica. Nulla per cui strapparsi i capelli, in un senso o nell'altro, ma c'è di che complimentarsi per aver nobilitato il genere.
  9. Grazie, Ramò è un altro dei miei preferiti
  10. .... Ma pure il box di Scott "Lucio" Ross potrebbe avere il suo perché.
  11. Veramente rimarchevole, fin qui il CD migliore del boxino prokof'eviano con Muti e Previn. Coup de foudre al primo ascolto, cose buone dal mondo. Per impressioni più minuziose, è d'uopo e d'uurante () un riascolto. @Persephone
  12. Locatelli - CD 18 Concerti grossi in sol minore e mi bemolle op. 7 nn. 5 e 6 "Il Pianto d'Arianna" Sinfonia funebre in fa min. composta per le esequie della sua Donna che si celebrarono in Roma Igor Ruhadze - Ensemble Violini Capricciosi L'ho ascoltato tre volte: un po' perché meritava proprio e m'interessava approfondire la Sinfonia funebre, un po' perché non è musica che si svela subito. Già che ci sono vi dico immediatamente che rispunta l'annosa nonché vexata quaestio della durata: cinquanta minuti che sono scarsi perché se ne potevano registrare ottanta o perché si tratta di opere tanto dense e abbacinanti da volerne ascoltare ancora? Non mancano le sorprese: è quasi tutto triste ("Il Pianto d'Arianna" è in mi bemolle maggiore, ma solo sulla carta: del resto, dato il titolo, non ci si poteva aspettare una marcia trionfale), ma che dire dello strano minuetto "La consolazione" al termine della Sinfonia funebre, un brano che sarei tentato di definire fuori posto? Si vocifereggia che questa splendida Sinfonia non sia autentica perché, essendo romana e risalendo al 1725, anno in cui pare che Locatelli non si trovasse naa capitale, non poteva averla composta lui. Ma non pare un po' di cattivo gusto già solo il fatto che esista un'opera di questo carattere dedicata alla moglie appena defunta e che in seguito risulti che l'autore non era il marito? Così a intuito, e stando a quel che ho ascoltato di Locatelli fin qui, sembrerebbe proprio farina del suo sacco, Roma o non Roma. Un trentenne con le sue capacità avrebbe potuto tranquillamente vergare questo capolavoro. Hummel - CD 17 Te Deum in re per coro e orchestra WoO 16 S.70 Missa Solemnis in do WoO 12 S.74 Alma Virgo Op. 89a Cajova, Dumajcanova, Saling, Uhlar (mi scuso con gli interpreti per i segni diacritici e gli accenti mancanti, d'altronde non è colpa mia se sono ceki) Chorus Alea - Kostka Solamente Naturali (con instrumenti dell'epoca) Valent - violino, Wesly - oboe Didier Talpain Dopo i concerti si passa alla musica sacra di Hummel, che rispecchia l'euforica e vigorosa vena haydniana per questo tipo di composizioni. Rispetto al più noto collega, Johann Nepomuk suona un po' chiassoso e superficiale, ma la sua Missa Solemnis non ci priva di bei momenti come l'Agnus Dei, dove per un attimo ci si scorda delle strombazzate a tutta orchestra (come quella che saluta l'ascoltatore nelle prime battute del Te Deum). Se il melodismo hummeliano non fosse un po' troppo generico anche qui, quest'opera spiccherebbe nel mucchio com'era accaduto già per lo Stabat Mater di Boccherini, ma va detto che quest'ultimo era generalmente più bravo a comporre di Hummel, tanto in campo sacro quanto in quello profano. Resta un buon CD, sulla scia dei classicisti che quando scrivevano messe e mottetti non andavano tanto per il sottile e, di fatto, sovrapponevano un coro a una sinfonia un po' più maestosa del consueto a maggior gloria di Dio. Lo faceva pure Mozart, perché non poteva permetterselo anche il suo devoto allievo?
  13. Grazie Persy Ho qui una controdedica in clamoroso e strepitoso ritardo che spero ti garbi
  14. Spettacolare raccolta! Finalmente si comincia ad esplorare un po' di musica vocale e da camera di questo compositore. Spero che in futuro si passi dalle Cantate alle opere, e in particolare alla stupenda Enea a Cartagine. Grazie Ives
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