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  1. "Che sia musica soave spirti rei negar nol ponno Se negli occhi a chi non l'have introduce un dolce sonno." Veramente no. Che anche Alessandro Scarlatti, come tutti i grandi, avesse i suoi odiatori di professione è logico e indubbio, ma la strofetta epigrammatica summenzionata non coglie nel segno per molti dei numeri qui contenuti, molto più vicini a un'ispirazione di marca super che non a una noiosa routine musicale. Per citar Gianfranco D'Angelo quando imitava Pippo Baudo (e anche Katia Ricciarelli, per nun fassi mancà nulla), "avete toppato".
  2. Sempre frugando nel tesoro musicale della musica vocale e per orchestra di Grieg: Sic et simpliciter esaltante, trascinante a tratti: la potenza dei cori grieghiani fa letteralmente sobbalzar sulla sedia/poltrona o sul divano. Una lingua lontana e poco accessibile come il norvegese può diventare un mezzo come un altro grazie all'intensità universale di queste fulgide musiche. Alcuni passaggi di Olav Trygvason ricordano da vicino l'Antro del Re della Montagna in Peer Gynt. Anche l'esecuzione è maiuscola: nonostante stia lavorando, durante l'ascolto mi son messo a saltare eccitatissimo per la stanza, come un folle. Sono soddisfazioni.
  3. kraus

    Beethoven

    Forse l'unica testimonianza tramandata su un pentagramma dell'abilità improvvisativa del Comm. Ludwig van Beethoven. Torno alle amene recensioni dei giornali contemporanei, visto che mancavano da un po' e ne avevamo bisogno, dato che a Lipsia se ne intendono. Ce le riportano sempre i sigg.ri Amedeo Poggi ed Edgar Vallora nel loro "Beethoven - Signori, il catalogo è questo!", elenco minuzioso della produzione beethoveniana dagli Opus ai WoO. Minimalia criticae [boh] Delle Sonate op. 10 (nn. 1-3) l'Allgemeine Musikalische Zeitung diede un giudizio complessivamente positivo, pur storcendo le rotative per le "stranezze e difficoltà a tutti i costi" che pure impallidiscono, se si pensa alla scorrevole comunicativa di queste composizioni, rispetto ai futuri prodotti della creatività beethoveniana. Strano, invece, che non vi siano (almeno nel catalogo dei due autori succitati) giudizi haydniani, ma chi ha seguito fin qui potrebbe tranquillamente farsene un'idea: "Passino le due Sonate in maggiore, ma quella in minore dovrebbe restare inedita fino a nuovo ordine". Chiaro e tondo, ma Beethoven non ci avrebbe comunque fatto caso. E ha fatto bene, perché se lo meritava (cit. che i driveinisti e/o i paninari certo ricorderanno). Saltiamo a un'altra opera cciovane e pressoché dimenticata, la Sonata per corno e pianoforte in fa Op. 17 (1800), un'autentica opera di "maniera numero zero", dal '700 con pudore. E indovinate un po' cosa ne pensava l'Allgemeine Musikalische Zeitung? "La Sonata ha ottenuto un'approvazione del pubblico così grande e fuori dalle consuetudini che, infrangendo le nuove ordinanze sui teatri - quelle che vietano gli applausi troppo rumorosi e soprattutto i bis - i solisti sono stati letteralmente obbligati a riprendere da capo il programma". E Beethoven venne più avanti indotto a trascrivere il pezzo per flauto, violino e viola. Passiamo a un'opera più nota, il Concerto per piano n. 2 op. 19, pur sempre beninteso nell'ambito della prima maniera del nostro autore. L'Allgemeine stavolta doveva essere in sciopero per un'agitazione dei recensori musicali e, senza nemmeno andare in stampa in forma ridotta, stavolta lasciò al Wiener Zeitung l'onore di passare al vaglio quest'altra opera piacevole ma nel complesso innocua, annotando che la stessa "s'era conquistata l'applauso compatto del pubblico". Cose che capitano.
  4. Nel giorno del suo compleanno e nell'anno di quello beethoveniano, Mozart ha portato un regalo al collega, che apprezzava particolarmente i quartetti del Salisburghese:
  5. Grazie mille a entrambi Ricambio con l'Alessandro Scarlatti attualmente in cuffia, ossia Mi sembra di molto ispirato, come direbbero a Livorno.
  6. Molto più appetibile e vario del precedente. Tracce sminuzzate all'inverosimile (58) e alcuni passi e spunti pregevoli; quasi tutti questi pezzi sono stati rivisti da Robert Caby. Suonerebbe molto affascinante una loro versione orchestrale, se mai è stata tentata. Ciccolini letteralmente su misura per questa musica.
  7. Non si può sottacere l'impresa discografica dell'Alpha, la Haydn2032, un'autentica maratona per preparare il tricentenario della nascita di Joseph Haydn. Copertine buone, meno buone e così così:
  8. kraus

    Beethoven

    Op. 21 - Sinfonia n. 1 in do Allgemeine Musikalische Zeitung: "Una gloriosa produzione (...) ma in fondo si tratta di Haydn, spinto dalla bizzarria fino alla caricatura." Op. 36 - Sinfonia n. 2 in re Allgemeine Musikalische Zeitung: "Noi troviamo molte pecche, molte lungaggini, molti passaggi troppo elaborati, mentre l'impiego troppo insistito degli strumenti a fiato non avvantaggia certi passaggi. Il Finale, poi, è troppo bizzarro, selvaggio e chiassoso, ma questo è compensato dalla potenza del genio che si rivela in questa produzione, colossale per la ricchezza dei pensieri nuovi, per l'esecuzione originalissima e per la profondità del sapere." Leipziger Zeitung: "(...) Un mostro informe, un drago trafitto che si dibatte indomito e non vuole morire, e che al tempo stesso sanguina (soprattutto nel Finale) agitando rabbiosamente la coda." Persino i "cretini di Lipsia", seppure nel bel mezzo d'una congerie di critiche, riconoscono la "potenza del genio". La faccenda degli strumenti a fiato che non stanno al loro posto è invece un altro dei luoghi comuni dell'epoca in tema di orchestrazione.. A margine dei commenti dei giornali coevi, ci sta benone, a mo' di contrappunto, un'osservazione del musicologo Ubilishev sull'Op. 21: "Sarebbe una meraviglia se da un lato Haydn e Mozart non fossero vissuti, e se dall'altro la Sinfonia non fosse stata seguita dalle sorelle". Il buffo è che questa osservazione, valida in effetti per la Prima e in parte per la Seconda beethoveniana, si attaglia a fagiuolo alle sinfonie in particolare e alle altre composizioni in genere dei poveri contemporanei, Schubert (in parte) escluso. L'accelerazione beethoveniana (un sorpasso senza manco mettere la freccia) lasciò di fatto i colleghi indietro di decenni.
  9. kraus

    Beethoven

    Sarà interessante vedere anche i giornali alle prese con le prime sinfonie...
  10. kraus

    Beethoven

    WoO 73 - Dieci variazioni per pianoforte sul tema "La stessa, la stessissima" di A. Salieri: sì, proprio lui: si tratta più precisamente d'un duetto preso dal Falstaff, uno dei suoi capolavori (si rammenta al mondo operistico che non c'è solo il Falstaff verdiano) Il parere dell'Allgemeine Musikalische Zeitung: "Il signor van Beethoven sa forse improvvisare, ma decisamente non sa costruire delle buone variazioni": Op. 23 - Sonata per violino e pianoforte in la min. Op. 24 - Sonata per violino e pianoforte in fa "La Primavera" Allgemeine Musikalische Zeitung: "Mentre nella seconda opera Beethoven inizierà a disdegnare gli eccessi, nella prima è caduto a volte in un'atmosfera selvaggia e aspra". Beethoven (sull'Allgemeine e sul Leipziger Zeitung, riviste musicali illuminate aventi sede nella stessa città): "Quanto a quei cretini di Lipsia, lasciamoli pure parlare; con le loro chiacchiere non renderanno immortale nessuno, così come non sottrarranno l'immortalità a chi l'ha ricevuta direttamente da Apollo!" Perché Beethoven è un mito? Ma anche perché è uno dei rari casi, se non l'unico, in cui un immortale ha risposto dritto per dritto e in tempo reale a chi gli rivedeva le bucce. E non sarà l'unica volta.
  11. Uhm, simpatica. Non vedo l'ora di conoscere il parere dei giornali e della Gazzetta di Lipsia su questa sonata... 😐
  12. Dopo questa ritemprante sfilza di Toccate, culminate e concluse con un'altra Follia (o meglio "Toccata sulla Follia di Spagna", passiamo a un altro rimarchevole disco di musica orchestrale di monsieur Grieg: Smentito in pieno sulle prime impressioni relative alla sua produzione. Il grande compositore norvegese sosteneva infatti che la sua musica sapesse un po' di merluzzo. Eppure il Nord e i pesci c'entrano solo fino a un certo punto con una musica tanto carica di passione. Potentissimo l'ultimo pezzo della Suite Lirica op. 54, la Marcia dei nani, che trovò posto in un videogioco del C64. Si noti la differenza:
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