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shuyo

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  • Compleanno 28/07/1981
  1. magari fosse così semplice... per il resto credo che un dialogo su questi argomenti potrebbe essere molto costruttivo, ma QUI sarebbe decisamente OT, mi rendo conto che in pochi posts sia difficile spiegarsi su questioni di tale profondità... ma ti assicuro che mi farebbe molto piacere discutere di tutto questo, magari in privato (preferibilmente msn o skype...non amo molto i pm ) e così concludo anche il mio OT
  2. è lunga da spiegare...va a finire che si leggerà nelle mie parole qualcosa che non c'è li ho letti, e di sicuro mi hanno influenzato (almeno in parte)...ma non ho "testi di riferimento" quella è solo una delle sfaccettature della questione...qui davvero finiremmo troppo OT ovvero che molti teorici o pensatori sono stato influenzati da idee riconducibili allo zen, e che molti di questi pensatori hanno a che fare con argomenti prettamente scientifici, disturba qualcuno? in parole poverissime, se dicessi "molti italiani bevono caffè, più dei tedeschi", e tu non bevi caffè, ti sentiresti disturbato? mmmmmm.... per il resto, se vuoi, possiamo continuare in privato...per quanto possibile, sono a disposizione
  3. secondo la mia personale (si fa per dire...) visione, non si può infondere un "senso" in un fenomeno puramente fisico come lo è il suono, lo si può al limite trovare a posteriori...per intenderci, puoi leggere il frammento di j.m.jauch che ho in firma...credo sia capace di essere molto più chiaro delle mie parole... ma. questo tipo di approccio è figlio (in occidente) del novecento, e dei contatti (approfonditi) con la visione zen delle cose, o meglio, con la trasposizione in linguaggio di "logica formale" (o meglio dovrei dire di "logiche formali") del pensiero zen (non a caso ha preso piede tantissimo fra i matematici e i fisici)...cage è un esempio lampante di contatto fra le due culture, douglas hofstadter ne è un altro (in ambiti diversi ovviamente...). ma mi pare evidente che bach, in quanto uomo cresciuto (culturalmente oltre che "fisicamente") in luoghi e tempi diversi, avrebbe espresso un pensiero estremamente calato nel suo tempo, e anche rapportato al suo personale rapporto con la musica che, inevitabilmente, sarebbe stato diverso da quanto detto qui sopra. non trovo contraddizione, ho semplicemente detto che io la vedo in un modo, e probabilmente bach l'avrebbe vista in un altro, ne rispetto il pensiero (e ne amo moltissimo la musica) ma non lo condivido...dove sta il problema?
  4. pur essendo un assiduo frequentatore delle ***** mentali, non mi trovo daccordo...ma mi pongo sempre il dubbio di aver frainteso...quindi.... "dice di un linguaggio antico, la cui struttura (essenza) coincide con la struttura (essenza) stessa dell'Uomo in quanto tale" si, è molto bello crogiolarsi nelle proprie parole, ma....in sostanza? mi pare un pensiero elusivo...troppo elusivo, e troppo "ad effetto"...tende forse a stupire i lettori... ma, siccome voglio credere che sia il manifestarsi di un pensiero profondo, ti chiedo di riesprimerlo se vuoi in maniera più esplicita, con la chiarezza che è figlia della conoscenza di ciò che si dice. la "musica" dice almeno quanto dicono tutti i suoni "naturali", mi fa sempre molta tenerezza chi crede di poter infondere in un fenomeno strettamente FISICO, un senso... nel senso che bach difficilmente avrebbe detto "non ho infuso un senso nell'ordine delle note". ma non è una "colpa" o un "merito", è semplicemente un pensiero calato nel suo tempo. l'approccio aleatorio doveva attendere ancora qualche secolo per diventare patrimonio della musica occidentale... (e, giusto per fare chiarezza, personalmente credo che andrebbe fatto un lungo discorso sull'esistenza dell'alea, così come della "volontà"...da un punto di vista strettamente fisico/matematico...ma si andrebbe eccessivamente OT)
  5. mi permetto di "rubare" questo pensiero, e di estremizzarlo...in due concetti, o casi limite: caso A: la musica è il suono che "avviene" in un determinato istante...qualunque sua riproduzione è un qualcosa di "diverso". in questo caso la musica di bach sarebbe solo quella eseguita o scritta da bach in persona...inoltre ogni singola esecuzione di un pezzo di bach da parte dell'autore stesso o da chiunque altro, dovrebbe essere considerata di volta in volta qualcosa di diverso, cambiando l'acustica del luogo, lo strumento, l'esecuzione, lo stato fisico dell'esecutore e dell'ascoltatore, in pratica tutti quegli elementi che caratterizzano la "percezione" del suono. in questo caso non avrebbe neanche senso la registrazione, essendo acusticamente diverso il luogo della riproduzione da quello dell'esecuzione e, allo stesso modo, diverse le "fonti" dell'onda sonora. (insomma è un pò la visione degli improvvisatori radicali) caso B: la musica vista come "veicolo" di un significato. in tal caso il "senso" della composizione non è nel suono come fenomeno fisico, ma nell'ordine in cui vengono suonate le note...non è "percezione" ma "linguaggio", e in tal caso può essere "tradotto" (nel nostro caso trascritto per altri strumenti) mantenendo inalterato il suo "significato" ad ogni diversa lettura (esecuzione)...in questo caso un'esecuzione al piano, piuttosto che con l'orchestra o, perchè no, con suoni sintetizzati o la stessa esecuzione da CD, non vanno a "danneggiare" minimamente il "senso". ora...è chiaro che questi sono due estremi della stessa questione, e che ciascun brano può ricondursi in una certa percentuale al caso "A" o "B"...a seconda anche della visione che l'autore aveva della musica. potremmo dire che un bach si riconduca maggiormente al caso B, mantenendo una piccola percentuale di A, mentre, che so, cage è quasi totalmente caso A, con una piccola percentuale di B...(e ho citato due dei miei autori preferiti, anche se agli antipodi) se bach è dunque musica di "significato" più che di percezione, o quantomeno per noi lo è, se non altro per motivi cronologici, perchè (e torno alla domanda iniziale) affannarsi a ricreare LA STESSA percezione ottenibile nel momento dell'atto, o nel momento del "fenomeno"...quando ci è chiaramente impossibile farlo? insomma, personalmente, pur avendo una visione più "zen" della musica, quindi legata all'istante (o al caso "A" se preferite), mi sento a favore dell'esecuzione di bach al piano, o a qualsiasi altro strumento, avendo bach stesso una visione "B" del fenomeno musicale...
  6. strano..."take five" di dave brubeck è uno dei maggiori successi jazzistici di tutti i tempi... e vogliamo parlare del 7/4 di "money" dei pink floyd? (giusto per citarne due...)
  7. in effetti è una riflessione che feci tempo addietro con un carissimo amico che si occupa di cordofoni etnici: noi oggi ci rapportiamo a culture "lontane" (geograficamente o cronologicamente) considerandole un "blocco"... parliamo con una certa facilità di "musica barocca" (ad esempio) includendo nel concetto una serie di elementi COMUNI ai vari artisti dell'epoca...allontanandoci ulteriormente potremmo definire la "musica barocca" senza necessità di conoscere i nomi degli artisti....essendo noi così culturalmente "lontani" da non cogliere le differenze fra due artisti dello stesso periodo. (in pittura o scultura si parla tranquillamente di "scuola veneziana", ad esempio parlando di decorazioni, senza distinguere singoli artisti, ma accorpando in un unico concetto gli elementi a loro comuni) è un pò quello che facciamo quando parliamo di "musica indiana" o "teatro kabuki", o ancora "scultura babilonese"...ne cogliamo i contorni...abbiamo un'immagine (magari molti vivida) nella mente, ma nella sostanza noi non conosciamo neanche il nome di un artista nè siamo in grado di cogliere la differenza di significato fra due opere simili (differenza che magari per i contemporanei era abissale) bene, magari fra 2000 anni parleranno della "musica del ventesimo secolo"...in che termini potrà avvenire? quali saranno gli "elementi comuni" che porteranno alla mente dell'uomo del quarantunesimo secolo l'immagine di "ventesimo secolo"? e ancora, per la musica del "ventunesimo secolo"? alla quale noi ORA siamo contemporanei...per noi OGGI esistono enormi differenze anche fra artisti che operano nell'ambito dello stesso "genere"... l'amico di cui parlavo ad inizio post mi lasciò con questa frase (circa): "l'arte diventa "senso comune" quando si perde il nome dell'artista...e resta solo la sua opera come patrimonio (condiviso) di tutti" beh, non possiamo dire che l'artista, in quel caso, è stato colui che ha permesso alla musica di accadere? che sia stato il catalizzatore per la trasformazione di una "cultura comune" in musica? e che, come tutti i catalizzatori, finita la reazione chimica, sia scomparso? bene, e giungo al perchè del guardare "oltre" (almeno nella mia personale visione): come visto, quando un qualcosa è rinchiuso in dei confini piuttosto ben delimitati, significa in qualche modo, che noi siamo già abbastanza "lontani" da abbracciare visivamente il fenomeno nella sua interezza...lavorare oggi in quell'ambito (nello specifico usando i "suoni" intesi nella maniera tradizionale) non è certo un motivo di vergogna, semplicemente è decidere di lavorare al completamento di un qualcosa di già "finito" piuttosto che cercare di iniziare un qualcosa di "appena cominciato". (lo so, qualcuno dirà "c'è ancora molto da dire coi suoni tradizionali"...se volete, è un pò come decidere di spendere tutta la vita ad esplorare la propria città, piuttosto che viaggiare e cogliere piccoli scampoli di altre culture...entrambe le attività possono essere meritorie, l'una per il raggiungimento di una conoscenza "completa", l'altra per il merito di gettare "semi" per le conoscenze future...nessun conflitto fra le due, sono probabilmente complementari) anche il concetto di "do maggiore" è pura teoria. (anzi lo è, forse, ancora di più) il fatto che le contrapposizioni servano alla comunicazione è abbastanza sicuro...così come l'uso di locuzioni o concetti usati come "scorciatoie" per attivare dei "simboli" (nell'accezione neurologica del termine) ma che queste cose abbiano utilità zero è contestabile...insomma, pragmaticamente so che una mela e una banana sono diverse (o meglio "appaiono" ma quella apparenza è funzionale alla quotidianità). nella vita quotidiana userò schematismi nei quali non credo in senso assoluto...non ci vedo nulla di male. ma, il fatto che io "creda" che in fondo una mela e una banana siano la stessa cosa serve a rapportarmi alla mia intera vita in maniera diversa. una delle attività che maggiormente favoriscono la meditazione zen, è il cucinare. un cuoco, pur sapendo che zucchero e sale in fondo sono "la stessa cosa", userà l'una o l'altra "manifestazione" dell' "uno" per i suoi scopi...il cucinare mette in evidenza la differenza fra pensiero "astratto*" e "pragma" o applicazione. bene, la musica è dunque banalmente un'applicazione pratica del suono** o è invece una forma di libera esistenza del suono stesso? come ormai è intuibile io credo che sia una forma di libera esistenza del suono...ma è una questione di approccio differente (non migliore o peggiore). *anche questa è una schematizzazione: se, in fondo, ciò che consideriamo "reale" non è altro che una immagine mentale (che può essere "creata" anche tramite stimolazione elettrica o farmacologica) il pensiero "astratto" e la "realtà" sono coincidenti. è solo una differenza di "sistema" usato, così come in fisica, se vorrò calcolare la traiettoria di un proiettile userò formule diverse (e un'intera "teoria" diversa) da quelle che userò per calcolare il livello energetico di un elettrone...ma entrambi i fenomeni sono allo stesso modo "reali". **tesa al raggiungimento di uno "scopo", come può essere ad esempio la "comunicazione". ci mancherebbe altro....non ho mai parlato di "superiorità", ma solo di "diversità" di impostazione... dopotutto nel mio lettore cd convivono pacificamente bach e le avanguardie giapponesi... ps: quoto pacific su tutto il resto
  8. al di là di tutto, noto una istintiva paura in molti nei confronti di ciò che non è loro "tradizione" o "senso comune"... taluni temono che il liberare il suono da una arbitraria struttura sia una specie di "furto" fatto all' "artista" (in senso lato)...i compositori non possono essere più "alchimisti" quando tutti possono fare i chimici...si è privata la musica di quella sacralità e mistero che, diciamolo, faceva (e fa ancora, talvolta) camminare gli artisti una spanna da terra. cage ha messo a nudo una piccola realtà...non esiste distinzione fra artista e fruitore, fondamentalmente, se ci distacchiamo dal principio d'autorità e valutiamo le cose per "ciò che sono" e non per "chi le fa"...ci troviamo davanti a situazioni che possono apparire paradossali... un esempio (in piccolo, per carità ): ...personalmente lavoro spesso con suoni puri, o comunque con la sintesi sonora...talvolta mi limito ad impostare i valori dei vari parametri degli oscillatori e lascio che il suono "si crei" da solo...ma un ascoltatore ignaro, al quale io non abbia detto se quell'insieme di suoni (o rumori...non faccio distinzione) sia volontario* o casuale**, in che modo si dovrebbe rapportare all'evento? cercare un significato, o semplicemente limitarsi ricevere i "dati" in forma grezza? dopotutto non c'è differenza SOSTANZIALE fra un'opera musicale e, ad esempio, il rumore di una cascata...entrambi ci giungono allo stesso modo (sotto forma di vibrazione meccanica del mezzo...), è il fruitore a "decidere" tramite un codice arbitrario SE e QUALE messaggio sia veicolato da quel rumore... *non credo nell'esistenza di una "volontà" **e neppure all'esistenza di un "caso" (ho usato questi termini come "scorciatoia simbolica" nel discorso...ma andremmo eccessivamente OT) si sta litigando (si fa per dire) su suono/silenzio e organizzato/disorganizzato: vorrei dire la mia... "he [john cage] visited the anechoic chamber at Harvard University (an anechoic chamber is a room designed in such a way that the walls, ceiling and floor will absorb all sounds made in the room, rather than bouncing them back as echoes. They are also generally soundproofed.) Cage entered the chamber expecting to hear silence, but as he wrote later, he "heard two sounds, one high and one low. When I described them to the engineer in charge, he informed me that the high one was my nervous system in operation, the low one my blood in circulation."" bene, anche se la maniera in cui cage riporta l'esperienza non è proprio "scientifica", rende l'idea...e secondo una mia modestissima opinione getta una chiave di lettura su 4'33" che pochi hanno sottolineato. permettetemi di fare un esempio. il "senso comune" dice: "il silenzio è il bianco di un foglio, i suoni sono i segni che facciamo su quel foglio...il silenzio è non-essere, i suoni sono essere" john cage (ma in generale lo zen) ci mostra come in realtà noi ci concentriamo sulla "presenza" o "assenza" di un segno sul foglio...ma trascuriamo di fatto che il foglio esiste indipendentemente dalla presenza di segni... ergo 4'33" non è "assenza di suono" ma "presenza di silenzio" così come nell'ascolto di un'opera ci giungono oltre ai suoni "voluti" dal compositore, anche le riverberazioni ambientali, o "disturbi" di qualsiasi tipo, un uomo che tossisce, il rumore del nostro cuore o respiro, il 50hz-hum o l'hiss se stiamo ascoltando un disco...così in 4'33" noi non "sentiamo" solo il silenzio, ma ci giungono anche tutti quei suoni-rumori nei quali (o sui quali) "esiste" quel silenzio...fanno parte essi stessi dell'esperienza percettiva e quindi non hanno minore "dignità" rispetto agli altri. questo è sintetizzato dall'altra frase di cage che viene tipicamente citata un pò ovunque: "lasciare che i suoni siano loro stessi, e non un veicolo per sentimenti e concetti umani" (ho citato a memoria, perdonate l'imprecisione) per la questione organizzato/disorganizzato rimando al dialogo di j.m.jauch di cui parlavo in un altro thread (non ricordo esattamente dove, ma basta fare una ricerchina...non credo che jauch sia stato citato spessissimo... ) [edit] ehm...per scrupolo ho fatto la ricerca con "jauch" e "j.m.jauch"...ma non è venuto fuori nulla per completezza quindi mi autocito (in un momento in cui tralaltro citavo jauch che, scrivendo "citava" i personaggi del dialogo...l'apoteosi dell'autoreferenza! ) se possibile la "mia" visione è ancora più estrema di quella di cage, non solo concordo (tra gli altri) con Pacific231 sulla NON-necessità di distinzione fra suono/rumore e silenzo (e ordine e disordine), ma vado anche oltre...ovviamente sarebbe un discorso lungo e probabilmente noiosissimo...quindi ve lo risparmio (e mi risparmio una giusta fustigazione ) anche il suono è suono è basta....dove sta la differenza? per definire i "veri" suoni, sei costretto a fissare dei limiti ARBITRARI al campo di esistenza... -limiti legati alla frequenza (16-22000 hz, e se uno sente un suono a 15hz? ma queste sono solo le vibrazioni percepite dall'orecchio esterno, noi "sentiamo" suoni anche più bassi in frequenza con altre parti del corpo...le ossa ad esempio trasmettono il suono direttamente alla coclea, senza passare per il sistema timpano/martello/incudine/staffa...e i violinisti, ad esempio, lo sanno benissimo...) -limiti legati all'ampiezza (quando i suoni sono troppo deboli per essere percepiti da un orecchio esistono o no? quindi se fossi sordo potrei affermare che il suono non esiste?) -limiti legati al "filtraggio" (l'eliminazione del "disturbo" dai dati grezzi che ci giungono, ma chi decide cosa è disturbo e cosa è "dato"?) e con questo torno all'inizio del mio post... questo tipo di osservazioni in fondo autorizza chiunque ad essere "compositore", quindi nessuno sarebbe più "compositore" (inteso come qualcosa di diverso dagli altri)....è un'ipotesi che fa paura? a chi? concludo con una citazione da robert fripp (a sua volta credo mutuata da g.i.gurdjieff) "l'occidente [a differenza dell'oriente] ha una tradizione che identifica il musicista come il creatore della musica piuttosto che come colui che permette alla musica di accadere."
  9. posto per fare un favore ad un amico: è stata rubata a Lavinio (Anzio), una DI GIORGIO modello TARREGA, del 1972 simile a QUESTA La prima caratteristica che salta all'occhio è la buca ellittica e la parte anteriore della paletta è piatta lucida e nera.La parte posteriore della paletta è stata modificata e non ha più il timbro a fuoco "Di Giorgio - Brasil", ci sono altre caratteristiche ben nascoste che solo il proprietario conosce. in caso di avvistamento potete tranquillamente contattare me via messaggi privati, mail o msn. provvederò a girare le informazioni al legittimo proprietario. grazie in anticipo a tutti
  10. l'hanno rubata proprio a lui, o meglio al padre (chitarrista)...anche se non conosco esattamente la dinamica del furto. in effetti pensavo in "generale" e "mercatino", ma non sapevo se fosse corretto o possibile secondo il regolamento... ok, copio il thread nelle altre due sezioni. perfetto, è in effetti quello che sto facendo anche io...ti ringrazio da parte del mio amico.
  11. posto per fare un favore ad un amico: è stata rubata a Lavinio (Anzio), una DI GIORGIO modello TARREGA, del 1972 simile a QUESTA La prima caratteristica che salta all'occhio è la buca ellittica e la parte anteriore della paletta è piatta lucida e nera.La parte posteriore della paletta è stata modificata e non ha più il timbro a fuoco "Di Giorgio - Brasil", ci sono altre caratteristiche ben nascoste che solo il proprietario conosce. in caso di avvistamento potete tranquillamente contattare me via messaggi privati, mail o msn. provvederò a girare le informazioni al legittimo proprietario. grazie in anticipo a tutti
  12. forse ti riferisci ai "microfoni a contatto", tipo QUESTI, da non confondere con quelli per intercettazioni(meglio noti come "cimici"), usati dagli investigatori. con sistemi di qualità non ho mai incontrato problemi. il problema non è il microfono in sè, ne esistono da applicare sullo strumento (non a contatto, ma montati COSI'), il problema è sempre che in quanto microfoni ti danno i problemi tipici dei microfoni (feedback etc etc). inoltre il microfono in sè è solo l'oggetto che "capta" il suono, c'è poi sempre bisogno di un sistema di trasmissione (e di uno di ricezione). e si torna al sistemino wireless.
  13. di sistemi con l'antenna ne esistono tantissimi, in fondo si tratta di amplificare il segnale di un pickup piezoelettrico, nulla di particolarmente strano, si usa anche sulle chitarre (acustiche o elettriche). lo puoi trovare sia con l'antenna integrata nel jack (tipo QUESTO, ma credo sia scomodo nel tuo caso) sia con l'antenna e il preamp a parte, di quelli che puoi infilarti in tasca. come QUESTO o QUESTO il problema grosso potrebbe essere (nel caso tu ti muova su un palco dove ci sono altri strumenti elettrici, con amplificatori, e spie dall'impianto) quello dei ritorni (o feedback) dato che il violino è comunque uno strumento con cassa armonica. c'è da dire che comunque la cassa del violino è abbastanza piccola, e non dovrebbe dare grossi problemi (di solito danno molti più problemi violonceli e contrabbassi). il violino elettrico dovrebbe risolvere del tutto il problema del feedback, ma non quello della comodità, dato che comunque necessita di un sistema di trasmissione per suonare wireless. in pratica quasi tutte le case che producono microfoni hanno in catalogo qualche sistema wireless, magari puoi cominciare a dare un'occhiata lì. ciao
  14. non è detto...magari è un danno molto piccolo e facilmente riparabile, bisogna solo sperare che la persona alla quale lo porterete per fargli dare un'occhiata sia onesta... considera che spesso i danni dovuti al tempo riguardano soprattutto la parte dell'amplificazione, non tanto quella della generazione del suono (sia le tone wheel, nel caso di un hammond, o in ogni caso le parti meccaniche, che comunque andrebbero revisionate). di per sè, se non volete conservare la componentistica originale (insomma se volete usarlo e non rivenderlo) si può sostituire integralmente la parte preamp/finale, nel caso fosse quella a non funzionare a dovere (probabile essendo valvole che in anni di incuria ed umidità abbiano subito dei danni) con pochi soldi, ammettendo che vogliate passare a preamp a valvole e finale a transistor,o soluzioni simili. la sostituzione di altri componenti (ammesso che chi mette le mani sappia cosa controllare) si risolve con pochi spiccioli e un paio di saldature se è un modello di un certo pregio, metterlo in ordine può essere un investimento, per eventualmente rivenderlo e col ricavato prendere un organo comunque di buon livello (sempre di quella tipologia oggi ne esistono parecchi, anche come semplici expander...su questo, se vuoi, puoi contattarmi anche via msn e vedo di passarti un pò di informazioni )
  15. non dirmi che è un hammond originale d'epoca (lo stadio di amplificazione è a valvole)...avreste un mezzo tesoro fra le mani se puoi fai foto o cita un pò di dati (matricola o seriale, marca, modello), vedo se trovo le informazioni che ti occorrono...
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