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Falstaff

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    Essenziale
  1. Falstaff

    W Rossini

    Non farò a tempo a postare le mie impressioni sul Maometto II in cartellone a Pesaro, che vedrò domani sera. Ne ho ascoltato alla radio una parte del secondo atto e non mi è sembrato male. Magari più in qua. Un caro saluto a tutti, rossiniani e non.
  2. Falstaff

    La lingua migliore

    Bell'intervento. Seguendo l'istinto, sarei anch'io portato a sottoscrivere il parere di Giovacco e di Pinkerton. Ma temo che non sia facile, e nemmeno del tutto corretto, giudicare da italiano la lingua italiana.
  3. Falstaff

    Periodo preferito

    Io ho votato "Classicismo" perché era messo male in classifica. 38 a 1?! Ma siamo matti?!
  4. Falstaff

    come si studia?

    A bit.
  5. Falstaff

    W Rossini

    Nulla da eccepire a livello vocale. Il timbro, oltre ad essere di per sé ingrato, era anche abbondantemente usurato. Per non parlare del fatto che la scalata al Do4 era ogni volta un terno al lotto (il CD, ovviamente, documenta la miglior riuscita). Eppure, in mezzo a un cast invero modesto, Gimenez è l'unico che non si limita a cantare le note. I continui cambi di colore, le quartine quasi sussurrate, la messa in voce finale, denotano una personalità d'interprete, che poi - come è ovvio - può piacere o meno. Ti confesso che quell'Aria resta per me un piccolo gioiello. Pink, conosci pure la Pietra del paragone ROF? Cominci a farmi paura. Siragusa mi è parso musicale e incisivo, ben calato nel personaggio. Le scene con la Ganassi - che mi è piaciuta davvero tanto - sono state il fiore all'occhiello di questa produzione. Sugli acuti che vanno avanti e indietro non posso esserti utile. Intendevo proprio questo. Sia la risposta di Giovacco che quella di Pinkerton sono pertinenti alla mia domanda. Non sapevo, ad esempio, che Nourrit fosse stato il primo interprete di Le comte Ory. Mi sembra una considerazione interessante, soprattutto in virtù del fatto che Florez è stato un ottimo Ory. Eppure ci sono alcuni momenti del Tell - il Terzetto virile del secondo atto è uno - nei quali la linea vocale di Arnoldo sale verso l'acuto con frasi lunghe e battenti, che mettono a dura prova - credo - le corde vocali del tenore. Io non ce li vedo proprio un Blake o un Florez inerpicarsi su quelli pareti, che mi sembra abbiano poco a che vedere con il tenore cosiddetto 'di grazia'. Lo stesso Kunde, che ha un timbro più scuro e canta spesso i ruoli che furono di Nozzari, in quei punti sbiancava come un morto. Forse occorre un tenore che non sia impropriamente drammatico, ma che abbia dei buoni centri e la capacità di sostenere lunghe frasi sopra il Sol. Se sbaglio, ditemelo, e aiutatemi a risolvere il rebus. Mi sembra triste dover concludere che l'unico Arnoldo credibile dei nostri giorni sia stato Chris Merritt.
  6. Falstaff

    W Rossini

    Grazie per questo intervento, Tom: tecnico e utile. Ibidem.
  7. Falstaff

    W Rossini

    Vero. Come interprete se la cava, ma non è niente di che. Lo pensavo già nel 1998, quando esplose il fenomeno. Sai bene che non ti devi fidare troppo del Sir sulle questioni più strettamente tecniche. Ho due orecchie, un po' di competenza e tanta passione. Dovrete accontentarvi. Filianoti non mi è mai piaciuto. Siragusa non è un fenomeno, ma un buon tenore credo di sì. Di Raul Gimenez ho un bel ricordo nella Pietra del paragone del 2002. In sala si tremava ogni volta che saliva in acuto - e in una recita ha scrocchiato di brutto il Do -, però cantava la sua aria con una grazia e un eleganza da musicista vero. Mi interessa un tuo parere su quest'ultimo. Dimmi tutta la verità, nient'altro che la verità. In realtà la persona con cui ebbi modo di parlare è figlio di un celebre cantante del passato, e sono convinto che le sue competenze in materia vocale vadano ben al di là di quelle di una maschera di sala un po' partigiana. Probabilmente volle redarguire un ventenne che ragionava in maniera un po' schematica (io ), e sottolineare come l'arte del canto sia ben altra cosa che una voce potente. Ad ogni modo, il mio voleva essere un intervento spiritoso per riflettere sulla difficile collocazione del ruolo di Arnoldo, che storicamente non può definirsi 'eroico', ma la cui scrittura a me pare assai distante da quella di un tenore di grazia in senso stretto. Se scartiamo i tenori lirico-drammatici per ragioni di filologia vocale e quelli leggeri per ragioni di tenuta, chi rimane? Detto in altri termini: per chi ha scritto Rossini la parte di Arnoldo?
  8. Falstaff

    W Rossini

    GIOACHINO ROSSINI Ermione azione tragica in due atti Sonia Ganassi Marianna Pizzolato Gregory Kunde Antonino Siragusa Ferdinand von Bothmer Nicola Ulivieri Coro da Camera di Praga Orchestra del Teatro Comunale di Bologna Roberto Abbado Pesaro 10/8/2008 Buono il cast, non memorabile ma ben assortito. L'Andromaca della Pizzolato è corretta e musicale, ma di ventaglio espressivo limitato. Non credo che un personaggio così dolente e maturo si addica alle caratteristiche di questa giovane cantante, che nel repertorio comico mi pare abbia fornito prove migliori. Kunde affronta la parte di Pirro - dove Merritt, nel 1987, firmò una delle sue prove più memorabili - e ne esce con l'onore delle armi. I mezzi vocali sono un po' usurati e il colore della voce - come sempre - non omogeneo. La sua "Balena in man del figlio" è decorosa, ma sembra lontana dal far emergere appieno il contenuto espressivo di quest'aria. Come interprete (e come attore) Kunde ha sempre qualcosa da offrire, anche se il suo Otello dello scorso anno mi era parso assai più convincente al riguardo. Siragusa è un Oreste di voce molto chiara e di ottima coloratura. Canta bene e delinea un personaggio convincente - anche nella drammaticissima scena finale -, confermandosi uno dei migliori tenori rossiniani in circolazione. Ho lasciato per ultima Ermione, che è Sonia Ganassi. Innanzitutto mi è sembrata azzeccata la scelta di affidare il ruolo della protagonista a un mezzosoprano acuto, che garantisce un maggior spessore drammatico. La cantante mi è parsa convincente, sicura in ogni registro, varia ed incisiva nell'accento, capace di vera espressività e di un gioco di chiaroscuri che denota sensibilità e intelligenza musicale. La grande scena del secondo atto ("Dì che vedesti piangere") e quella che conclude l'opera sono affrontate con una veemenza e una penetrazione psicologica da vera eroina tragica. Qualche acuto che sconfina nel grido credo si possa perdonare. Un'interpretazione nel complesso eccellente, che ha saputo cogliere tutti i tratti fondamentali di questo non facile personaggio e catturare la mia attenzione per tutta la durata dell'opera. Mi era piaciuta la sua Cenerentola, mi è piaciuta ancor di più la sua Ermione. Bene il coro, molto bene orchestra e relativo direttore, a partire dalla Sinfonia, vivace e ben calibrata. Una direzione precisa e nitida nei dettagli, che non dimentica di valorizzare i momenti sinfonici offerti dalla partitura. Molto 'abbadiana'. La regia - dell'altro Abbado, Daniele - è estremamente spoglia e incoerente nei costumi; priva di grandi idee che non siano quelle derivanti dai soliti marchingegni meccanici. Una regia che sa poco di tragedia greca, con un'immagine finale che sembra provenire dritta dritta dal Silenzio degli innocenti di Demme, e sul cui gusto ci sarebbe da discutere. Infine, l'opera è magnifica. Sono uscito da teatro felice e soddisfatto. La cosa più discutibile della serata è stata senza dubbio l'aria condizionata, decisamente troppo alta.
  9. Falstaff

    W Rossini

    Sono d'accordo. Gira e rigira, Pavarotti è di gran lunga il mio Arnoldo preferito. Su Florez, la faccenda è presto detta. Non ho mai ascoltato dal vivo Raffanti. Ho ascoltato Blake nel 1994 (Semiramide) e Merritt nel 1992 (Viaggio a Reims), quando la mia conoscenza di Rossini e del suo mondo era assai limitata. Viceversa, i miei 'incontri' con Florez sono stati più numerosi e proficui, e mi hanno spinto a constatare la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri tenori rossiniani da me ascoltati in teatro (Kunde, Gimenez, Filianoti, Siragusa...). Non so se questo sia sufficiente a fare di Florez un tenore di rango storico; però posso dire che il suo Ramiro (1998 e 2000), il suo Uberto (2001), il suo Ory (2003), il suo Corradino (2004) mi hanno fatto uscire da teatro pienamente soddisfatto (ed emozionato). Se il declino è già cominciato, possiamo solo dolercene, vista la mancanza di alternative credibili. Sì. Ci ha provato anche Marcello Giordani, con risultati ampiamente censurabili. Kunde me lo ricordo abbastanza bene. Cantava con gusto, ma nei passi più ostici la voce si rimpiccioliva e non si sentiva più una mazza. Ricordo anche di aver fatto notare la cosa al bibliotecario (o vice?) della Scala, il quale mi rispose stizzito: "Basta con questa storia! Arnoldo non è un tenore eroico! Canta bene (Kunde, ndr), meglio di Merritt alla Scala!"
  10. Falstaff

    W Rossini

    Nell'Otello del 2007 e nel recital di quest'anno io non ho notato differenze significative rispetto al Florez dei primi anni. Finché si tratta di finezze per esperti di vocalità (tipo un Pinkerton ), per me va bene. Rimane di gran lunga il miglior tenore rossiniano che passa da queste parti, dunque me lo tengo ben stretto. Sulla spregiudicatezza dei produttori discografici non posso che darti ragione. Su YouTube Florez sembra un Heldentenor wagneriano capace di domare un'orchestra di 100 elementi. A teatro le cose sono un po' diverse. Al di là dell'ottima prova offerta nell'Aria, non credo che vedremo mai il peruviano cimentarsi in un'esecuzione completa di Guglielmo Tell.
  11. Falstaff

    ...Un po' di malizia...

    Io non sopporto i suonatori di bongo persiano.
  12. Falstaff

    W Rossini

    Infatti. Oggi riflettevo sulle varie esecuzioni che conosco di quest'aria, giungendo alle stesse conclusioni. Nella circostanza, non credo che la lunga sequenza di sol acuti ribattuti si addica più di tanto alla vocalità agile e aggraziata di Florez, il quale - forse saggiamente - decide di evitarla. Ho ascoltato di nuovo l'incisione in studio con Roberto Abbado, che in effetti è impressionante dal punto di vista vocale, ma al tempo stesso dà la sensazione di qualcosa di artificioso, di posticcio, soprattutto per la scelta dei tecnici di registrazione di esaltare la voce del tenore, nel tentativo di conferirle tratti eroici che le sono sostanzialmente estranei. Infatti ho parlato di "versione critica", ma si tratta solo di una mia supposizione. E in ogni caso, anch'io preferisco la versione 'completa', che trovo assai più elettrizzante.
  13. Falstaff

    W Rossini

    Il Coro da Camera di Praga collabora con il ROF praticamente dalla sua nascita. Nelle produzioni operistiche ha sempre fatto la sua porca figura. C'è chi ne parla bene, chi meno, ma è una compagine affidabile. L'orchestra valenciana, viceversa, mi è parsa proprio di basso livello, indipendentemente dai problemi di Zedda, il quale ha più di 80 anni e non è Toscanini. E' quella senz'altro. Ora come ora non sono in grado di trascriverti il verso iniziale. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Mi riferivo alla Cabaletta. Ad ogni modo Florez ha eseguito anche il do conclusivo, dunque il totale ammonta a sette (andiamo a peso? ). Tutti risolti con grande facilità e sicurezza. L'esecuzione è stata integrale, ma avrei detto lo stesso di Merritt (ricordo male? non esegue la ripetizione?). Ad ogni modo, la versione critica mi sembra leggermente meno tremenda rispetto a quella di tradizione. Durante gli interventi corali finali Florez tace (e Merritt pure), laddove Pavarotti, nella famosa incisione con Chailly, si massacra la voce in una lunga serie di "non morrà" battenti in zona acuta, senza concedersi nessuna pausa.
  14. Falstaff

    W Rossini

    GIOACHINO ROSSINI Il presagio romantico pagine da La donna del lago e Guillaume Tell Juan Diego Flórez Julia Lezhneva Coro da Camera di Praga Orquestra de la Comunitat Valenciana Alberto Zedda prova generale del concerto del 9 agosto Per chi - come me - si ostina a pensare che un buon concerto sia dato da un insieme di buoni elementi ben assortiti tra loro, questo "presagio romantico" rappresenta una grossa delusione. L'idea di Zedda e Mariotti è quella di dar vita a una serata inaugurale a tema, che attinge musica da due sole opere, così da evitare che il concerto possa essere interpretato come mera celebrazione di una star del canto. Detto altrimenti, il protagonista delle serate pesaresi deve rimanere Rossini, sempre e comunque. Atteggiamento serio e condivisibile, almeno sulla carta. Nella realtà dei fatti, Florez ha dimostrato di essere l'unico elemento d'interesse della serata, nettamente al di sopra degli altri protagonisti, per i quali faccio fatica a parlare di prova decorosa. Il concerto alterna brani vocali ad altri solo strumentali, secondo uno schema consolidato. Si può tranquillamente sorvolare su quelli orchestrali e corali, dove Zedda e la sua orchestra offrono uno spettacolo abbastanza triste, e il coro praghese se la cava senza brillare. Sia L'Ouverture che i ballabili del Guglielmo Tell sono discreti in alcune parti, ma le incertezze e le imprecisioni musicali non si contano, per non parlare dei brutti suoni. Come accompagnatore Zedda è persino peggio. Manca qualsiasi volontà di dare spessore e varietà alla componente orchestrale, pur tanto importante, mentre l'intesa con il solista è a dir poco precaria, con un paio di momenti addirittura imbarazzanti. La Lezhneva è un soprano inconsistente, di brutta voce e scarso carattere, e rovina di fatto gli splendidi momenti musicali ai quali è chiamata a partecipare, vale a dire Introduzione della Donna del lago e Duetto amoroso del Tell. Pagine nelle quali le parti di tenore e soprano si equivalgono per bellezza ed importanza, ragion per cui sarebbe stato meglio evitare una disparità così evidente tra i due solisti. Rimane Florez, appunto, che conferma ancora una volta le sue straordinarie qualità: timbro luminoso e virile, acuti fermi e sicuri, e una notevole capacità di 'disegnare' la linea melodica, modulando l'intensità e il colore della voce. Dopo un duetto Elena-Uberto nel quale dimostra di essere l'unico a saper esprimere qualcosa, chiude la prima parte del concerto con una Cavatina della Donna del lago per me inedita, dato che sia l'edizione Fonit Cetra che quella Philips ne sono prive. Bella, ma non paragonabile alla celebre "Oh fiamma soave", che Florez esegue in apertura di seconda parte. Esecuzione molto buona, di grande espressività nella sezione melodica, di ottima precisione in quella di coloratura (forse facilitato dalla scelta di un tempo più lento del consueto). Nel magnifico duetto Matilde-Arnoldo l'inerzia espressiva di soprano e orchestra vanifica l'ottima prova del tenore, che risolve con eguale efficacia le tre sezioni di cui il brano è composto. Il concerto si chiude con "Asile héréditaire" - altra celebre pagina del Tell -, e con un'altra prova maiuscola del peruviano. L'Aria è cantata con grande eleganza e musicalità, mentre della Cabaletta non si può fare a meno di sottolineare la facilità imbarazzante con cui Florez regge la tessitura. Le proiezioni verso l'acuto sono splendide, i sei do sovracuti tutti squillanti e rotondi. E solo nella stretta conclusiva, quando l'orchestra suona a tutta e la voce di Florez risulta essere leggermente coperta, mi sono reso conto di trovarmi di fronte, nonostante tutto, a un tenore leggero in lotta con un'orchestra che di fatto è già romantica. Per quel che mi riguarda, il "presagio romantico" si è dimostrata - o si dimostrerà... - una strana maniera di inaugurare un Festival come il ROF, che ha sempre puntato sulla qualità dell'insieme. Difficile, quasi impossibile scacciare la sensazione di un concerto buttato su in fretta: sbrigativo, approssimativo e di inspiegabile lunghezza. Un concerto - al di là delle dichiarazioni ufficiali - interamente incentrato sulle eccellenti qualità vocali del protagonista, al quale si chiede di garantire il successo della serata. Fra tre giorni sapremo.
  15. Falstaff

    W Rossini

    eheheh Si fa quel che si può. Finisco di fare pubblicità alla Fonit Cetra - ma dovrei dire Warner -, sottolineando la presenza, nel mio amato box, di un ottimo articolo di Pippo Gossett, che chiarisce molto bene gli aspetti salienti della Donna del lago rossiniana, nonostante la traduzione (italiano! ) un po' maldestra. Basta 'donne', per ora. Devo cominciare a concentrarmi su Maometto II ed Ermione. Salutami l'amico Oscar (ma chi è? ).
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