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Florestan

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  1. Bellissimo box: dovrebbero esserci anche i pezzi di Mozart e Schubert in duo pianistico con Richter nei live di Aldeburgh.
  2. Beh, al contrario di Abbado, Chailly e Sinopoli, l'interesse di Giulini per Mahler fu piuttosto tardo e decisamente selettivo: non mi risulta che del compositore boemo Giulini abbia diretto altro che la Prima, la Nona e il Lied von der Erde. Le cose cambiano abbastanza poco anche con Bruckner: del maestro di Ansfelden Giulini diresse solo quattro sinfonie (la Seconda una sola volta con i Wiener Symphoniker in studio e le ultime tre) contro le cinque di Abbado, da lui più volte riproposte con diverse orchestre (Prima, Quarta, Quinta, Settima e Nona), le sei di Sinopoli (Terza, Quarta, Quinta, Settima, Ottava, Nona) e l'integrale di Chailly. Anche Muti di Bruckner ha diretto più sinfonie rispetto a Giulini: ne ricordo almeno cinque, la Seconda, la Quarta, la Sesta, la Settima e la Nona. Ovviamente, quantità non è sinonimo di qualità: un posto fra i direttori bruckneriani Giulini se lo aggiudica a buon diritto per gli esiti raggiunti nelle sinfonie da lui incise; difficilmente invece lo si può considerare un mahleriano, vista la mole di incisioni francamente migliori delle sue, anche solo limitandosi ai lavori con cui scelse di confrontarsi.
  3. Niente affatto, l'aneddoto si riferisce al debutto di Abbado con i Wiener Philharmoniker nell'agosto del 1965, con in programma proprio la Seconda di Mahler: un anziano orchestrale poteva benissimo averla eseguita in gioventù sotto la direzione dello stesso compositore, che com'è noto morì nel 1911. Gli altri direttori italiani che si sono dedicati a Mahler con una certa assiduità, Sinopoli e Chailly, appartengono alla generazione successiva a quella di Abbado. Prima di Abbado l'unico direttore italiano ad aver ben compreso il valore del musicista boemo fu Bruno Maderna.
  4. C'è la Fondazione Haydn2032 di Basilea che sta progettando un'integrale delle sinfonie con la Kammerorchester e Il Giardino Armonico diretta da Antonini e da completare per il 2032, questa è la 30:
  5. D'accordo su tutta la linea. Wagner è un conto, il melodramma italiano un altro: così come il senso di alcune operazioni di Leinsdorf e Maazel è sostanzialmente diverso da quello dei dischi di Kunzel. La Telarc alternava cd eccellenti, come il Beethoven di Dohnanyi-Cleveland e Ozawa-Boston, il Mozart di Mackerras-Prague Chamber Orchestra e quelli con le incisioni di Shaw-Atlanta Symphony, ad altri assolutamente kitsch come Kunzel-Cincinnati Pops.
  6. Hai senz'altro ragione quando dici che è una questione di repertorio: Muti per larga parte della sua carriera si è misurato con lo stesso repertorio di Toscanini, per il quale ha una comprensibile venerazione; Abbado invece ha dato il meglio per un certo periodo della sua attività con autori in cui Toscanini non si è mai cimentato o molto poco: penso al suo Mahler "americano" e viennese, ma anche a Bruckner e a Mendelssohn. Proprio quegli autori che secondo me Szell, da buon allievo di Richard Strauss, in sostanza non ha mai capito. Sinopoli è un caso a parte, per me era una personalità di genio, e come tale a volte prendeva cantonate incomprensibili: e con questo chiudo l'off topic scusandomi con i moderatori.
  7. Premio alle peggiori copertine per i due Wagner con Edo de Waart. Ma l'oro del kitsch se lo aggiudica a mani basse il cd Telarc con Kunzel alla guida della Cincinnati Pops: di lui con la stessa etichetta e orchestra avevo una 1812 con le cannonate costruite digitalmente con un suono completamente finto e fuori scala che metteva a serio repentaglio qualsiasi diffusore dell'epoca...
  8. Un critico musicale che ho conosciuto mi ha sempre detto che Muti ha passato la sua vita a tagliare la gola ai cantanti, testualmente. Tu puoi anche ritenere che questa prassi abbia riportato il melodramma italiano alla sua autenticità, io avrei qualche dubbio. Su Muti e Abbado, saremmo d'accordo se tra i due fosse Abbado quello che si è messo a fare Brahms, Schumann, Beethoven e Bruckner con i generali favori della critica, dopo aver fatto solo il melodramma italiano. Abbado non è mai piaciuto a tutti, sul repertorio tedesco gli anglosassoni gli hanno sempre preferito Bernstein o chiunque altro, sul repertorio italiano gli hanno sempre preferito appunto Muti. I wagneriani ad Abbado hanno sempre preferito Sinopoli. Muti fenomeno molto locale? I Wiener Philharmoniker adoravano e adorano Muti, più di qualunque altro direttore italiano. I veri e propri detrattori Muti li aveva proprio quando dirigeva Verdi, Rossini e il repertorio operistico a lui sulla carta più congeniale. Da quando si è messo a fare il nuovo Karajan e a dirigere integrali di chiunque con chiunque, detrattori veri non ne ha più: ci sono soltanto gli appassionati, che non cambiano idea facilmente. Sull'uomo solo al comando, io trovo che un direttore che si ponga in questo modo con gli orchestrali, che possono anche essere più preparati di lui, generalmente sbagli: Roman Vlad, ad esempio, diceva che Bruno Walter eccelleva in Mozart proprio perché sul palco non aveva un atteggiamento "à la Nazi". Abbado all'inizio della sua carriera stava dirigendo Mahler con i Wiener, e uno dei professori d'orchestra più anziani si rifiutò di eseguire le sue indicazioni: quando Abbado gli chiese perché, quell'orchestrale gli rispose di aver suonato con Mahler in persona, che dirigeva quel punto in maniera completamente diversa; ad Abbado, temperamento dialogante già di suo, non restò che accettare la critica. Certo, poi ci sono i Toscanini e gli Szell: ma siamo sicuri che Muti sia in quella stessa categoria?
  9. Beh, Muti pur non avendo mai lavorato per la DG da un certo punto in poi è diventato "pop" quanto Karajan: era letteralmente ovunque, in qualsiasi repertorio, molto più di Kleiber che ne aveva uno strettissimo per sua scelta. Ed è tuttora molto più popolare di Kubelik. Se dovessi nominare una "trilogia popolare" di direttori al di là dei loro meriti artistici, i primi che mi verrebbero in mente sarebbero Muti, Karajan e Mehta.
  10. Mi riferisco proprio all'edizione filmata del 1958, con Del Monaco e la Carteri.
  11. L'ho detto, il suo Otello con Del Monaco non credo sia superato.
  12. Figurati, anch'io penso che Muti in Verdi e nel melodramma italiano abbia dato il meglio. Però anche Giulini si è formato in quel repertorio, e si sente. Abbado no, è un'altra storia, come è un'altra storia, diversa, anche Sinopoli. Solti è il più toscaniniano fra quelli che hai citato, e concordo su lui e Levine. Verdi era italianissimo, però non era provinciale, era un ascoltatore onnivoro e aperto quanto Puccini (il cui legame con Toscanini è storia notissima), e come lui amico di tanti musicisti d'Oltralpe: ecco forse perché sono i nostri operisti più frequentati, e che hanno avuto meno da temere, dai direttori di formazione mitteleuropea. Concordo al duecento per cento anche su ciò che dici di Shostakovich. Rilancio dicendo che Cajkovskij era altrettanto russo (anche se di altra epoca), e oltre alle grandi interpretazioni che di lui hanno dato Bernstein e Karajan, vanno ascoltate anche quelle di Mravinskij. Certo, in questo caso c'è un legame meno stretto fra interprete e musicista, in quanto Mravinskij, Kondrashin e Barshai hanno conosciuto di persona Shostakovich e diretto per la prima volta molte sue opere, e alcune sono state anche loro dedicate.
  13. Quanto alla Tosca, non direi proprio che Davis-Covent Garden-Caballè-Carreras-Wixell sia migliore di Karajan-Wiener-Leontyne Pryce-Di Stefano-Taddei o addirittura di De Sabata con la Callas: piuttosto la Tosca di Davis tenderei a metterla alla pari con Levine-Philharmonia-Scotto-Domingo-Bruson, che ho in cd. Ma si tratta di versioni tutte di livello altissimo. Capitolo Verdi: Rigoletto di Kubelik con Fischer-Dieskau, Scotto e Bergonzi è una grandissima edizione; io ho Giulini-Wiener-Cappuccilli-Cotrubas-Domingo-Ghiaurov che non è male. Aida di Solti con Leontyne Pryce, Jon Vickers e Robert Merrill è un classico; io ho Alberto Erede-Santa Cecilia-Tebaldi-Del Monaco-Stignani-Protti-Corena (che forse è ancor più classico) e il più moderno Maazel-Scala-Chiara-Pavarotti-Dimitrova-Nucci-Burchuladze. Traviata di Kleiber è un altra ottima scelta; io ho il buon Ghione con Callas-Kraus-Sereni e il Muti "inglese" con Scotto-Kraus-Bruson. Il Trovatore di Cellini con Bjorling, Milanov e la Barbieri e la RCA ammetto che non lo conosco; io ho Karajan-Wiener-Corelli-Leontyne Pryce-Simionato-Bastianini. Otello con Del Monaco e Serafin che lo dirige, beh, ha ragione Hurwitz o chi glielo ha consigliato: non credo sia mai stato superato.
  14. Ecco, questa Traviata è il mio termine di riferimento. Come seconda anch'io scelgo Muti-Philharmonia con Scotto, Kraus e Bruson (che ho in cd).
  15. Stavo appunto obiettando che nell'opera lirica e in genere nella musica con parti vocali, più dei direttori sono importanti i cantanti, almeno per me. E aggiungo che oggi tutte le orchestre sono in grado tecnicamente di suonare più o meno tutto, la stessa cosa non si può dire certo dei cantanti: ma questo non riguarda specificamente la recensione di Hurwitz, che in questo caso si è limitato a segnalare le incisioni raccomandate un po' ovunque.
  16. Di ritorno da un ottimo Sesto Quartetto di Egon Wellesz, continuo con la musica da camera del Novecento e dedico questi due gioiellini (poli)tonali agli amici @Majaniello , @Ives , @Snorlax , @Madiel , @Wittelsbach e @glenngould
  17. Finalmente si ragiona: adesso me le segno tutte 😅
  18. @Majaniello Con Fauré sfondi una porta che avevo aperto da molto tempo; la tua descrizione della sua musica è perfetta. I Preludi sono fra le ultime e più difficili composizioni, e Lortie li suona da par suo.
  19. Beh, nel caso di Jochum ha ragione Hurwitz, che lo ha elogiato non solo come interprete bruckneriano, ma anche di Beetthoven e Brahms (lui apprezza anche il suo Haydn, che io preferisco ascoltare invece da Kuijken o Bruggen, le cui Londinesi peraltro anche Hurwitz mi sembra che abbia ben recensito). Quanto a Sinopoli, è molto buono anche il suo Bruckner "di mezzo" (vale a dire Terza, Quarta e Quinta) con la Staatskapelle Dresden; deludente invece nella Settima, Ottava e Nona che sono invece magnifiche in mano a Giulini con i Wiener.
  20. Credo che il punto sia un altro: Shostakovich è un conto (aderì al regime, ma come molti altri artisti ebbe un rapporto controverso con Stalin), Furtwangler un altro (la sua adesione al nazismo di fatto non ci fu mai, lui aveva in mente solo la difesa della cultura tedesca). E il suono del Reich non è mai esistito se non nella testa bacata del baffetto. E poi il discorso estetico-ideologico lascia molto il tempo che trova: Jochum ha diretto tutti i classici tedeschi non meno di Furtwangler, ma non mi pare che sia mai stato identificato con il Terzo Reich. Karajan e Karl Bohm non erano meno "brucknerwagneriani" di Furtwangler e soprattutto molto più nazisti di lui, ma nessuno fa un plissè. Insomma, sulla graticola ci finisce solo Furtwangler e questo nel 2021 avrebbe anche stancato. P.S.: Mi dai ragione allora sul fatto che Hurwitz ce l'ha con Furtwangler perché pensa che lui e Hitler sono due facce della stessa medaglia? Mi dispiacerebbe parecchio se tu la pensassi come lui, perché sbaglieresti di grosso.
  21. Sembra però che Krauss abbia salvato diversi ebrei dalla persecuzione. In ogni caso Furtwangler era considerato il direttore del regime nazista.
  22. Mano ai classici... @Wittelsbach @Ives @Glenn Gould @Snorlax @Majaniello e a chiunque gradisca
  23. E sta bene. Ma Hurwitz cita come riferimenti in altre opere delle incisioni di Toscanini e di Walter che non è che siano fonicamente molto migliori di molte incisioni di Furtwangler.
  24. Diresse fisicamente Bartok nel suo primo concerto per piano nel 1927 e perfino Schonberg, e anche Cajkovskij. Ma ovviamente il centro del suo repertorio era la musica tedesca fino a Bruckner.
  25. Infatti le ha date Hurwitz, non tu. Chiediamolo a lui cosa intendeva, perché io che il video l'ho visto, non l'ho capito. Anzi, ho capito che Hurwitz di Furtwangler fa una reductio ad Hitlerum.
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