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Florestan

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  1. Ma Cajkovskij rispetto a Dvorak era un intellettuale, se vogliamo anche un po' poseur. E Bernstein non sublima nulla, aggiunge il suo sentimentalismo a quello di Cajkovskij: io sono restio a usare l'argomento della durata in musica, ma in questo caso specifico è indicativo, e vorrà pur dire qualcosa che la Patetica diretta dal maestro americano dura quasi un'ora contro la quarantina di minuti di quasi tutti gli altri interpreti. Te ne parlo con tanta sicurezza perché quel cd dell'etichetta gialla con quel tramonto campestre in copertina l'ho consumato a furia di ascoltarlo. Ovviamente è tutto stupendo, ma francamente non penso che Cajkovskij sia quello - né tantomeno soltanto quello, anche se affascinante.
  2. I direttori che nella Nona non vanno oltre i 40 minuti non è perché abbiano tempi particolarmente veloci o più veloci di altri, è perché non fanno le ripetizioni (vedi Szell e Ancerl). Il "suono patinato", che tu denunci come una storpiatura di un "autentico" Dvorak (che a questo punto debbo confessare candidamente di non conoscere, dato che almeno nella Nona anche le incisioni di Ancerl, Neumann e Kertesz mi sembrano abbastanza lontane dai tuoi desiderata...), da altro non dipende che dagli standard orchestrali di tutte le orchestre di rilievo fino agli anni Ottanta. I più "patinati" di tutti erano e sono rimasti i Wiener Philharmoniker e i Berliner Philharmoniker, che allora erano considerati praticamente da tutti le più grandi orchestre del mondo, e ai loro standard guardavano anche oltreoceano (dove la Nona di Dvorak è stata quasi sempre eseguita più o meno come fece il sopra citato Szell). Anzi, proprio per i tempi stretti, preferisco di gran lunga Szell a Ancerl, visto che nella sezione dello sviluppo del primo movimento e in generale in tutta la sinfonia Szell scandisce tempi sensibilmente più brevi di quelli di Ancerl. I tempi di Kubelik sono gli stessi di Szell - e a volte anche più veloci - ma con le ripetizioni, peraltro previste in partitura. Con queste premesse si può capire che Kubelik in Dvorak non ti piaccia, dato che la sua integrale è proprio con i Berliner Philharmoniker e non con la banda comunale di Nyrany
  3. Io ho proprio qualche problema con Cajkovskij, lo trovo quasi sempre esageratamente sentimentale in senso deteriore. La Patetica è bellissima, ma non la ascolto mai per lo stesso motivo (ma neppure la Quinta se è per questo, pur essendo obiettivamente ugualmente bella). Io poi l'imprinting della Patetica ce l'ho con l'esecuzione più estrema di tutte, quella di Bernstein, che soprattutto nell'Adagio lamentoso è veramente disperata... 😢😢😢 Comunque con Calderoli mi hai svoltato la serata 🤣
  4. L'unica incisione che ho dei Notturni di Field è proprio quella di O'Rourke per la Chandos e sinceramente mi basta quella; da ciò che ho ascoltato non credo che mi verrà mai intenzione di approfondire questo autore.
  5. Anche a me, come a @Madiel e a te, piace molto. Ha degli ottimi temi e obiettivamente è scritta benissimo sia dal punto di vista formale che orchestrale, però capisco anche i rilievi di @Ives e concordo sul fatto che sia coerente con il resto della produzione del musicista boemo.
  6. Poi qualcuno spiegherà che cos'ha la Nona di Dvorak di così malvagio da suscitare tanto astio Beninteso, anch'io ho le mie idiosincrasie che non nascondo affatto, ma è interessante capire come nascono. Io per esempio prima di detestarlo, amavo Richard Strauss; poi ho scoperto che a ogni nuovo ascolto mi "parlava" sempre meno, finché non mi ha proprio più detto nulla: naturalmente ero io ad essere cambiato, questo lo so. Ero diventato più ricettivo e sensibile ad una serie di cose a cui prima non davo assolutamente importanza, soprattutto alle ragioni - e spesso anche ai torti - degli altri. In uno stato simile, Strauss e tante altre cose che prima adoravo mi erano diventati meno che indifferenti.
  7. La canto anch'io... sotto la doccia
  8. Scherzavo... comunque Rossini ai suoi tempi era chiamato il tedeschino
  9. E dai, un po' di sano patriottismo... 😇 @Majaniello pensaci tu a richiamare all'ordine questi tardoromanticoni germanofili
  10. Come sono lontani i tempi in cui ridevamo dell'Ucraina che aveva inserito nella lista nera Al Bano...
  11. No, Strauss no... 🤢 Sì, è quella con Muti 😅
  12. Dopo aver ascoltato in questa celeberrima aria Juan Diego Florez e Nino Machaidze, mi è venuta voglia di riascoltare (per l'ennesima volta) questa versione: Dedica obbligatissima a @Majaniello. Ma anche a @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @glenngould, @giobar, @Snorlax e a chiunque gradisca
  13. Ottime segnalazioni per cominciare. Rilancio con queste:
  14. In attesa di poter riascoltare CPE e JC, e di ascoltare la nuova Theodora del Pomo d'Oro (io ero rimasto alle splendide letture del Gabrieli Consort e di Christie), ripropongo un vecchio classicone in un'interpretazione per me esemplare... ... e lo accompagno alla dedica a @Ives , @Majaniello e a chiunque gradisca
  15. @Majaniello ma non era mia intenzione, e immagino neppure di @Ives, sminuire l'influenza di Wagner su Bruckner, solo sottolineare che nel secondo c'è molto altro e complessivamente sono del tutto diversi non solo come individui, il che è ovvio, ma proprio come compositori. Il Te Deum per esempio Wagner non lo avrebbe mai scritto, si sente benissimo che non è roba sua: tanto che lo apprezzò addirittura Hanslick, quello originale. Ebbene, pensa a quanto della severa polifonia del Te Deum, di chiara derivazione dalla tradizione corale cattolica e italiana in particolare, si può rinvenire nelle sinfonie di Bruckner: la Quinta ne è piena, ma ci sono molti temi (e generalmente sono sempre i terzi temi) che rimandano ad essa in tutte le sinfonie. Ci sono anche tante altre influenze, Beethoven e Schubert in primis, ma qui il discorso si fa lungo e complesso e rischiamo di annoiare chi è qui per condividere esperienze d'ascolto, com'è giusto che sia. E non aver paura che qualcuno ti prenda per neofita, anzi... 😅
  16. Questi sono rilievi che sottoscrivo tranquillamente. L'ultimo periodo poi è da scolpire nella pietra. @Majaniello: la Settima presenta ovviamente degli omaggi a Wagner, ma non più di altre sinfonie di Bruckner: gli ultimi due movimenti con Wagner hanno ben poco da spartire; perfino nell'Adagio pochi temi sono più intimamente bruckneriani del secondo o della coda, in cui Bruckner cita il proprio Te Deum. E' vero che qui è proprio il primo tema del primo movimento ad essere molto wagneriano, e l'alone si estende sull'intera sinfonia.
  17. E solo nella Settima di Bruckner si sente l'influenza di questo signore? Nell'Ottava e nella Nona non si sente? Nella Terza? A questo punto buttiamo via tutto Bruckner, facciamo prima. Pure Richard Strauss però 😇
  18. Sono le dimenticanze tipiche del buon David, e che avrebbero urtato molto Monsieur Croche.
  19. Un'opera ovviamente può piacere o meno, ma queste motivazioni mi sembrano un po' strane. Mi spiego, o tento di farlo: di tutte le cose che ho sentito dire su Bruckner, non mi è mai capitato che qualcuno definisse la Settima più retorica o piatta della Quinta o della Sesta. Di solito succede l'esatto contrario, e cioè che si trovi la Quinta insopportabile per la lunghezza e la povertà tematica (di fatto tutti i temi di tutti i movimenti sono variazioni del primo) e per la monotonia dell'orchestrazione (troppi archi in pizzicato, ad esempio) e che la si trovi esageratamente magniloquente nel Finale, peraltro gravato di una doppia fuga estenuante che lo rende ancora più pesante; per tacere della Sesta con il suo Haupttema che molti accostano alla colonna sonora di Lawrence d'Arabia, e col suo Finale con fanfare a botta e risposta che sembrano o una presa in giro o una trombonata. Ovviamente non condivido nessuno di questi rilievi critici, ma riesco a comprenderli di più. Per me la Settima è alla pari delle ultime due sinfonie di Bruckner e superiore a tutte le precedenti per complessità del linguaggio armonico e bellezza dei temi, ed è appunto questa espansività lirica che maschera il sapiente contrappunto della partitura, ma ci sta che possa non piacere (tutti abbiamo le nostre idiosincrasie, anche questo è il bello della musica) perché magari troppo utilizzata dall'industria discografica: tuttavia non è colpa dell'opera. P.S.: io invidio davvero tanto gli ascoltatori alle prime armi, perché di solito riescono a cogliere di un brano cose che sfuggono a noi musicofili agguerriti, che oramai guardiamo con atteggiamento un po' snob a un certo tipo di repertorio che crediamo di conoscere a memoria, e molte volte è vero (ma altre no: a me ad esempio è capitato a volte, con qualche interprete, di ritrovare in successivi ascolti nel Beethoven pianistico particolari che non avevo rilevato in tutti i precedenti, e sono stati tantissimi).
  20. Se piace Kubelik, non c'è motivo di preferire una sola sinfonia di Dvorak, la sua integrale con i Berliner è tutta di livello altissimo. Anche Neumann e Kertesz sono ottimi. Mi sorprende (ma fino a un certo punto) che DH non abbia citato Neeme Jarvi, che pure è uno dei direttori di cui parla sempre bene, in nessuna sinfonia dell'autore boemo, proprio lui che le ha incise tutte per la Chandos con la Scottish National Orchestra (ed è una grandissima integrale pure quella).
  21. Avevo visto che avevi postato la Settima con Karajan e i Berliner... 🤔 Vabbè, ne approfitto per estendere la precedente dedica anche a @il viandante del sud che non riuscivo a taggare.
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