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Florestan

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  1. Bello anche Hengelbrock. Finora, gli estratti che ho sentito della nuova Messa in si minore registrata da Jacobs danno l'idea di qualcosa di superiore alla sua prima incisione: sarà mia quanto prima.
  2. Flier lo conosco soprattutto per l'incisione dell'integrale delle Mazurche di Chopin, davvero molto bella. Ottime le segnalazioni su Vedernikov e Zhukov, approfondirò.
  3. Conosco benissimo Petrov come interprete di Prokofiev che niente aveva da invidiare al più noto Bronfman (neppure la stazza...) e Ovchinnikov magistrale interprete dei Trascendentali di Liszt (per i quali è il mio riferimento) e delle Sonate di Prokofiev. Zukhov l'ho sentito nominare diverse volte in repertorio romantico, non conosco invece Vedernikov.
  4. Non conosco questa uscita. Per questo (capo)lavoro mi rivolgo al primo disco di Jacobs con il RIAS Kammerchoir e l'Akademie fur Alte Musik di Berlino (e sono curioso di sentire la sua nuova registrazione) oppure a Savall.
  5. Visto che ne ho parlato in quanto era su un doppio Decca in accoppiata al secondo concerto con Ashkenazy e Mehta che è stato nominato, ed è stato citato anche de Waart, lo posto qui in dedica a @Ives , @Wittelsbach e a chi voglia...
  6. Maria Grinberg era molto ammirata sia da Richter che da Gilels, mi sa, e pure da Horowitz. Rachmaninov, che non amo particolarmente, suonato da lui stesso è ovviamente meglio che suonato da altri: con l'eccezione di Horowitz (e in parte, della Argerich e di Weissenberg) per il Terzo concerto. Non conosco la registrazione di Ashkenazy con Ormandy, ma so che molti la ritengono migliore rispetto a quella con Previn. Il primo approccio che ho avuto con quest'opera celebre è stato un vinile con Gavrilov e diretto da Muti; ne ho un ricordo un po' sbiadito, rammento però che Gavrilov eseguiva la stessa cadenza scelta da Ashkenazy, e non quella che sembra preferisse l'autore e suonata da Horowitz, dalla Argerich e da Weissenberg. Il secondo di Brahms con Mehta è oro puro, io ce l'avevo in un doppio Decca accoppiato con il primo con Lupu diretto da de Waart e con il concerto per violino con Belkin diretto da Ivan Fischer.
  7. Ricambio le dediche di @Snorlax (la Babi Yar è un capolavoro, di cui conosco le interpretazioni di Haitink e l'ultima di Muti con i Chicago e possiedo quelle nelle integrali di Kondrashin, Ashkenazy e Barshai - che fra le integrali preferisco; questa mi manca) e @glenngould con qualcosa che idealmente le accomuna: Il disco raccoglie i Preludi e Fughe di Shostakovich e la meno nota Passacaglia on DSCH del compositore scozzese Ronald Stevenson. Levit si conferma uno dei pianisti più interessanti della sua generazione.
  8. Bella, ma se si parla di integrali miste, per me meglio questa, anche se forse Quarta e Quinta non sono all'altezza del resto: Peraltro qui è ottima anche la Seconda di Maazel.
  9. Di ottima qualità, come tutta l'integrale di Wand, ma se c'è qualche motivo per cui preferire questa Ottava a quelle contenute nelle integrali di Barenboim (molto simile), Dohnanyi (l'unico che vede questa sinfonia nell'ottica di un formale "ritorno al passato"), Skrowaczewski (soprattutto) oppure l'ultima di Blomstedt (più rapida), io francamente non ne vedo. In realtà è anche difficile consigliare un'integrale di Beethoven sulla base dell'Ottava
  10. Curiosa come preferenza, Solti ha diretto un po' tutto ma non è esattamente noto come interprete bruckneriano. IMHO, chi ha una buona integrale (Jochum, Skrowaczewski, Karajan, Barenboim sempre con i Chicago) ha già una Seconda superiore a questa. Se invece andiamo sul disco singolo, Giulini resta la mia versione di riferimento.
  11. Bellissimo disco. Da ascoltare anche l'integrale delle variazioni brahmsiane nel box Brilliant con Wolfram Schmitt-Leonardy, validissimo pianista forse meno noto di quanto meriterebbe. Anche per me Kissin resta insuperato sulle celeberrime Paganini.
  12. Su questo ti do ragione, la violenza soprattutto di Bernstein in quell'incisione (intendo quella del 1958, non quella degli anni Settanta, e le successive per me non esistono nemmeno) ha pochi uguali; anche i Chicago non scherzano, non tanto per Ozawa che li dirige in questa occasione, ma proprio perché sono i Chicago: il direttore giapponese, che mi piace in altro repertorio, a questi livelli di "bestialità primigenia" per me non ci è più arrivato. Ciò non toglie che, all'ascolto con un paio di buone cuffie, anche la dettagliata versione di Chailly sia un bell'uppercut. E che la celebre versione di Boulez con la stessa orchestra le sia di gran lunga inferiore (la migliore incisione di Boulez del Sacre è la prima, con l'ORTF; questo è un pezzo che non ho mai potuto ascoltare con gli altoparlanti, altrimenti i vicini di casa i pugni nello stomaco me li davano loro).
  13. Conosco e apprezzo molto i primi due, meno il Sacre di Dorati che pure in molti mi hanno segnalato. P.S.: detto fra noi, sul Sacre di Chailly è una delle poche volte che vado d'accordo con il buon Hurwitz...
  14. Caro @Snorlax , sei una miniera di informazioni. Mai saputo che Mackerras avesse in repertorio il Sacre di Stravinskij! Per quest'opera il mio primo approccio fu Chailly con l'Orchestra di Cleveland, ed è tuttora uno dei miei riferimenti, come generalmente lo è Chailly per Stravinskij.
  15. Problemi simili ebbe la Quarta bruckneriana di Muti con i Berliner, sempre per la EMI, sempre registrata negli anni '80: non sembra neppure la stessa orchestra che in quegli anni con Karajan incideva l'integrale. Peccato, perché la direzione di Muti in quella sinfonia la preferisco a quella di Herbie. Ultima su Respighi: per i Pini (e per tutta la trilogia romana), Hurwitz loda tantissimo questo recente disco che a me pare solo ben registrato e nulla più. Mille volte meglio i riferimenti che abbiamo già menzionato un po' tutti. P.S.: vabbè, sui Pini il buon David vuole strafare e consiglia anche la registrazione (con un'etichetta che non conosce manco lui) nientepopodimeno che... della banda della Marina degli Stati Uniti! A questo punto, meglio esecuzioni bandistiche italiane
  16. Ottima segnalazione, ma rispetto al Concert des Nations di Savall questa orchestra suona su strumenti moderni, come del resto anche il Combattimento Consort che si dedica al repertorio barocco. Nulla di male, anzi: ma è una differenza che bisogna tener presente.
  17. Il Muti di Philadelphia è un altro classicone sulla trilogia, ma una volta ascoltati Dutoit, Ozawa, Batiz, e pure Lane e Mata limitatamente ai poemi sinfonici che gli ultimi due hanno inciso, ti accorgi che nel suo disco ti perdi un bel po' di dettagli che ascolti distintamente negli altri. Dettagli che si sentono perfettamente addirittura nella rimasterizzazione (a cura del proprietario del canale) del vecchio Reiner con la Chicago Symphony su Youtube: Ricordo che una casa editrice inseriva in una collana un cd respighiano con la San Francisco Symphony, ora scopro che era la Casini con Edo de Waart (ma con Gli uccelli al posto delle Feste); a me in analoga collana la De Agostini, credo, aveva dato questo, che considererei a buon diritto un altro classico: Ad ogni modo, se di Respighi dovessi consigliare qualcosa per cominciare a un neofita, io andrei piuttosto su questo: Ci sono quasi tutti i pezzi più celebri, ben diretti, di ottima qualità audio e costano meno di 20 euro.
  18. Opere composte rispettivamente nel 1929, nel 1932 e nel 1949, il balletto Aubade per piano e orchestra, il Concerto per due pianoforti e il Concerto per pianoforte sono tre capolavori che ben caratterizzano lo stile di Poulenc. Nel disco è presente anche la Sonata per pianoforte a quattro mani (del 1918, ma rivista nel 1939), l'Embarquement pour Cythére del 1951 e l'Elegia per due pianoforti del 1959. Dediche a pioggia a @Ives, @Snorlax , @Madiel , @Wittelsbach , @giobar , @Majaniello , @superburp , @glenngould e chiunque gradisca
  19. Beh, se la tua reference è il raffinato Dutoit (che per la trilogia è anche la mia), è comprensibile che ti piacciano poco i due dischi citati, che sono perlopiù all'insegna del virtuosismo puro e più spinto, che tanto piace agli americani. Da notare però in Lane la presenza della suite Gli uccelli, che contrasta non poco con le atmosfere della trilogia.
  20. Eh, il primo Pogo era uno dei migliori pianisti della sua generazione, forse il migliore. Il primo disco che ho sentito di lui non è stato un DG, ma questo Capriccio: che era poi il resoconto live della sua leggendaria, se mai ce ne furono, apparizione al Premio Chopin del 1980, contro il cui verdetto (Ivo non vinse) protestò clamorosamente Martha Argerich abbandonando la giuria e dichiarando senza mezzi termini che Pogorelich era un genio. Sarebbe da recuperare: e lo posto qui in controdedica a @Snorlax , al sempre dispensatore di ottimi consigli @Majaniello , a @Ives , a @Wittelsbach , a @glenngould , a @superburp , a @giobar con cui parlavamo di Pogo qualche giorno fa, e a chiunque apprezzi Chopin...
  21. Ti ringrazio vivamente della dedica: in realtà di Holst conosco bene solo quest'opera, nell'incisione di Levine con la Chicago Symphony.
  22. Il successo discografico della trilogia (o meglio, dei Pini e delle Fontane, le Feste sono un po' il Crasso o il Lepido di questo triumvirato) ha un (bel) po' oscurato il resto della produzione del Maestro, che fu anche operista. In effetti è molto bello anche il Respighi compositore per pianoforte, autore dei concerti e di tanto altro ancora; a me piace anche come trascrittore, quindi non faccio testo. Ovviamente conosco anche la trilogia di Muti a Philadelphia, che è a sua volta un altro classico.
  23. Grandissimo disco ma, classico per classico, per l'intera trilogia andrei su questo: dove si possono udire anche dettagli molto minuti di orchestrazione. Ma come hai detto prima, per questi tre poemi anche fra i riferimenti c'è l'imbarazzo della scelta.
  24. @Snorlax ho appena ascoltato il disco di Mata: impressionante, il primo aggettivo che mi viene in mente. Credo che siano le più belle Feste romane che io abbia mai sentito, sono riuscito a cogliere dei particolari che non ho mai ascoltato in altre incisioni anche celebri; e hai ragione anche sul fatto che questi particolari, architettonicamente, facciano capire quasi per la prima volta il tutto. Curioso che né tu né io abbiamo proposto la Trilogia romana: all'eccezionale disco di Mata mancano le Fontane per fare spazio alle meno celebri Impressioni brasiliane; al mio Lane mancano le Feste e al loro posto ci sono le trascrizioni neobarocche de Gli uccelli. Se mettiamo insieme i due dischi viene fuori la Trilogia perfetta!
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