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Florestan

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  1. D'accordissimo sull'eccellenza di Wit e anche di Stenz a Melbourne: ma non così d'accordo da scalzare dalle mie preferenze rispettivamente Solti a Chicago con compagine di cantanti irripetibile e Bernstein a Vienna. Gielen è superbo in tutto il suo Mahler, ma l'inizio della sua Sesta è troppo lento: meglio Thomas Sanderling a San Pietroburgo e Kubelik. Del Fischer di Budapest preferisco la Quarta alla Seconda, che a mio parere resta dominio assoluto di Klemperer; Haitink nella Terza è meno convincente di Abbado, ma il Bernstein di New York in DG li surclassa entrambi: possono competere con que
  2. Inascoltabile. La 0 invece io la trovo addirittura migliore della Prima: del resto fu composta dopo. Che a Bruckner non piacesse non vuol dire niente: a Bruckner non piaceva il 99% delle edizioni delle sue opere che consiglia Hurwitz. Del resto anche compositori ben più sicuri di sé come Ravel ebbero notoriamente diversi problemi con gli esecutori delle loro opere. Due ottime numero 0 le hanno incise Chailly e Haitink, con orchestre di primo (Chailly) e di primissimo ordine (Haitink). Skrowaczewski, che a Hurwitz piace e di solito a me anche, qui cambia l'orchestrazione della partitu
  3. Sto riascoltando l'integrale beethoveniana di Igor Levit per la Sony. Il disco con le ultime 5 sonate era stato pubblicato prima e le interpretazioni non sono state sostituite. Sembra di sentire due pianisti: Gulda fino all'op.90 e Pollini poi. Virtuosistico, ma di tutto rispetto. Ho ascoltato l'integrale di Paul Lewis per la Harmonia Mundi. Deliberatamente ricercato nel suono e nel fraseggio, alle volte convince, altre no. Interessante, ma non consigliabile come box unico. Riascoltata anche l'integrale un po' meno recente di Lortie per la Chandos (quella più recente di questa etiche
  4. Grazie, ultimamente sono un po' indaffarato con il lavoro 😅 P.S.: Segnalo che nel box di Jansons c'è una Sesta molto diversa da quella di Haitink con la stessa orchestra che poi è finita nella raccolta bruckneriana della BR: il confronto se lo aggiudica il direttore olandese, che ha con questo lavoro un'affinità che non ritrovo in altri direttori, ma la lettura di Jansons è comunque interessante, e raggiunge esiti notevoli soprattutto nell'Adagio, non lentissimo e con una delle code più belle che si possano sentire su disco. Per me è invece un mistero il motivo per cui nel box dedicato a
  5. Da un po' è uscito tutto ciò che di Bruckner Jansons (compianto direttore, nonché maestro di Nelsons) ha inciso con la Bayerische Rundfunk, vale a dire Terza, Quarta, Sesta, Settima, Ottava e Nona, ed è un bell'ascoltare. Dette le mie perplessità sul tempo del secondo movimento della Quarta (per me troppo lento, ma c'è chi lo preferisce così) e detto del sostanziale tradizionalismo d'impianto, le cose più notevoli in un box complessivamente di elevata qualità sono senza dubbio l'Ottava e la Nona, entrambe degne delle migliori in catalogo.
  6. Forse fra i brahmsiani un posticino se lo meritava anche Ozawa... Bello il Brahms di Skrowaczewski segnalato da Ives. Mi mancano del tutto il secondo Sanderling e il secondo Wand.
  7. Florestan

    Mahler

    Tennstedt è stato un grandissimo mahleriano, le sue interpretazioni delle Sinfonie esasperano i contrasti delle partiture anche nella scelta dei tempi. Viene spesso accostato a Bernstein o a Maazel, ma è sempre stato meno attivo in studio rispetto a loro, e per gusti e formazione musicale è un interprete di scuola prettamente germanica.
  8. Le recupero subito.
  9. 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
  10. Questo mi tenta parecchio, anche perché dell'ensemble di Bernardini già conosco i Brandeburghesi, e per me sono tra i migliori della immensa discografia recente dedicata a quei capolavori.
  11. Qui sono abbastanza d'accordo con Hurwitz, l'unica incisione che non conosco è Donohue-Svetlanov; Moravec lo apprezzo molto come interprete di Chopin, su altro repertorio non l'ho ascoltato. Fra le registrazioni classiche aggiungerei per il primo concerto Clifford Curzon con George Szell a Cleveland e per il secondo lo stesso pianista inglese con Knappertsbusch e i Wiener Philarmoniker. Menzione di diritto anche per Brendel con Abbado e i Berliner in entrambi i concerti e per Ashkenazy, con Haitink e il Concertgebouw nel primo e nel secondo con Mehta e la LSO.
  12. Sì, è così. Infatti anche lui nel video sulle sonate di Beethoven riconosce l'importanza storica di Schnabel, pur non consigliandolo come unica integrale: ma è proprio qui che il suo approccio fa difetto. Chi prende dischi "storici" lo fa proprio per avere "quella" registrazione, non perché non conosce l'opera incisa.
  13. 43 minuti e rotti, ha finito il video senza voce 🤣 Ha consigliato pure il primo Wand (tu e io nella Sesta preferiamo il Wand di Amburgo a quello di Colonia, al limite quello di Monaco), il primo Barenboim a Chicago e Skrowaczewski (che proprio nella Sesta, tagliando nel primo movimento la frase del primo tema degli ottoni nella ripresa, mi convince meno degli altri...). A mio parere fra questi poteva starci benissimo anche Sawallisch e l'Eschenbach di Houston.
  14. Snorlax ha colto bene ciò che volevo dire. Ci sono registrazioni storiche che Hurwitz non prende in considerazione perché non sono realizzate con gli standard fonici che a lui paiono prerequisiti, e lo esplicita sempre. Certamente Bernstein in Mahler è "storico", ma senza dubbio meno di Adler e Mengelberg e in realtà anche meno di Mitropoulos. Confermo che la Terza di Mahler di Inbal a Francoforte vale l'ascolto, mentre non ricordo la Terza di Bertini: ma, essendo Bertini un ottimo direttore e avendola diretta con la stessa orchestra con cui Bychkov ha realizzato la sua registrazione sorp
  15. A Bernstein 1 e 2, a Gielen e a queste ultime, fra le quali preferisco il sorprendente Bychkov, aggiungerei l'ormai bistrattato Inbal di Francoforte, che invece proprio nella Terza raggiunge esiti folgoranti. Oltre a Horenstein che Hurwitz odia ma che nella Terza invece è splendido, ci sarebbe anche Adler che fu il primo a registrare tutta la Terza: ma a Hurwitz le registrazioni storiche non piacciono...
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