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Florestan

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  1. Florestan

    Mahler

    Eh, ma è difficile trovare una versione recente del Lied che sia paragonabile ai riferimenti che conosciamo: mentre quasi tutte le orchestre hanno fatto tecnicamente notevoli passi avanti, per non parlare delle tecniche di registrazione, non così è avvenuto per i cantanti. Ricordo ad esempio un tenore da pelle accapponata in un Lied di Nagano, e perfino il Kaufman del Lied dell'Abbado di Lucerna non mi soddisfa del tutto. Il Lied è invece uno dei fiori all'occhiello del box mahleriano di Haitink recentemente rimasterizzato (con King e la Baker...) e anche nell'integrale di Gielen, sebbene registrato con un intervallo di tempo pluriennale, è come tutto il resto invariabilmente di alto livello (con l'ottima Kallisch e Siegfried Jerusalem).
  2. Florestan

    Mahler

    Devo ancora ascoltare la Terza e il resto, ma il finale della Prima è il meno Sturmisch che io abbia mai sentito. La qualità dell'audio è alta, e anche dell'orchestra: il discorso è che come cofanetto di Mahler non è molto competitivo; se si cercano letture trasparenti e che inquadrino bene la struttura sinfonica, i principali concorrenti di Zinman sono Inbal e Bertini, ed entrambi lavorano con orchestre di prim'ordine; la qualità audio di questi box è fra il buono e l'ottimo (soprattutto Bertini) a patto di rinunciare al SACD. In compenso le letture sono trasparenti e razionali senza però rinunciare al pathos che Mahler deve dare; peraltro entrambi i box comprendono il Lied von der Erde la cui assenza nel box di Zinman è abbastanza pesante; è vero che rispetto a Bertini Zinman ha Blumine e la Decima ricostruita, ma sinceramente preferisco avere il Lied von der Erde e delle interpretazioni meno fredde. Sui prezzi, il box di Bertini ovunque costa meno di quello di Zinman (sei sterline in meno su Amazon UK, cinque euro in meno su Amazon Italia), mentre il box di Inbal è stato ritirato dal commercio dalla Brilliant che lo aveva rilevato dalla Denon: ha il pregio della completezza (ci sono la Decima completa e il Lied von der Erde), ma le copie rimaste costano parecchio, almeno in Italia: su Amazon UK ne è rimasta qualcuna e la stanno vendendo a 30 sterline, mentre il box di Zinman oggi è a 28 e 50. Si tratta comunque di registrazioni che girano molto anche su siti in cui è possibile ascoltare musica online gratuitamente. Lascio perdere altri box (Gielen, quelli di Bernstein, quelli di Abbado, Rattle...) o registrazioni singole come quelle dei fratelli Fischer o di Honeck, che sono onestamente a un altro livello.
  3. Florestan

    Mahler

    E anche la Seconda di Zinman fila via quasi senza lasciare traccia: tensione quasi assente nel primo movimento, dove le figure tematiche si susseguono all'incirca con il minimo sindacale di intervallo, dando un effetto frettoloso a una musica che invece dovrebbe esprimere angoscia e disperazione; e non è solo una questione di tempi ma anche di energia nell'esecuzione: qui Klemperer surclassa il dettagliato ma anonimo direttore americano. Anche negli altri movimenti le cose non migliorano, tanto dettaglio e poca sostanza: delusione. Se si vuole una lettura analitica ma notevolmente più viva c'è Gielen, se si vuole saltare sulla sedia c'è Tennstedt, se si vogliono toccare gli estremi della disperazione e del giubilo c'è Bernstein, se si vuole una lettura mossa e intelligente c'è Ivan Fischer; se si vuole molto più di tutto questo, non resta che Klemperer.
  4. Florestan

    Anton Bruckner

    Ascoltata la Nona di Delman, impressioni a caldo: sinceramente mi aspettavo una lettura diversa, più vicina ai connazionali Rozhdestvensky o Mravinsky. Invece Delman ricerca il lirismo rallentando al limite dell'intelligibilità i momenti melodici, e questo è evidente soprattutto nel secondo tema del primo movimento; questo rallentamento in particolare, dove anziché suonare all'unisono la linea dei violoncelli è preminente su quella dei violini primi e secondi, lo costringe ad accelerare molto sensibilmente per tornare quasi in tempo nei momenti più drammatici, comunque più lenti della norma. Una lettura lontana dal tutto lento di Celibidache ma anche da Giulini, che nella sua solennità ha invece la misura dell'ineluttabile che altre incisioni non rendono in questa misura. Nella Nona neanche Bernstein aveva osato tanto in termini di intensificazione dell'elemento puramente lirico: un Bruckner alla Ciajkovskij insomma, molto personale e molto poco attendibile, ma pur sempre interessante. Benvenuto a @Domila le cui osservazioni condivido a parte qualche variazione nella "classifica".
  5. Ascolto distratto durante il lavoro. Impressioni positive.
  6. Florestan

    Anton Bruckner

    Appena posso cerco di dare anch'io un ascolto a Delman. E' stata una settimana di lavoro abbastanza dura, e ne prevedo altre, quindi il tempo è quello che è: ho in programma anche di ascoltare il Mahler di Zinman e postare le mie impressioni sulla discussione apposita, ma per adesso ho potuto solo ascoltare la sua Prima.
  7. Grazie dell'informazione @giobar Pensavo fossero state riunite dalla DG successivamente. I due dischi della DG con le sinfonie centrali e con le ultime li conosco, le prime tre credo siano disponibili nel cofanetto con i Rare recordings di Kubelik, ma posso anche sbagliarmi.
  8. Non è un'integrale, nel senso che non è stata concepita come un ciclo discografico unitario: sono nove dischi con nove orchestre diverse, mi pare queste: 1- London Symphony 2- Concertgebouw 3- Berliner Ph. 4- Israel Philarmonic 5- Boston Ph. 6- Orchestre de Paris 7- Wiener Ph. 8- Cleveland Or. 9- BRSO E' un Beethoven alla vecchia maniera, con tempi molto ampi e una marcata sottolineatura sull'aspetto melodico.
  9. Florestan

    Anton Bruckner

    ... e a gennaio quest'anno Chailly e la Filarmonica della Scala erano in tour in Germania proprio con le sinfonie di LvB, che sono da almeno mezzo secolo stabilmente nel repertorio dell'orchestra. Delman non lo conosco come interprete di Bruckner, ma hai senz'altro ragione sulla copertina
  10. Credo che su questo tema possa rispondere @Bogen
  11. Allora fai un salto nel topic su Bruckner, ti si accoglierà a braccia aperte
  12. Lo conosco io, è l'integrale più sottovalutata di sempre. Molto meglio di Masur con il Gewandhaus negli stessi anni e per me meglio anche della strainflazionata integrale di Blomstedt con la Staatskapelle Dresden; tempi rilassati, ormai Beethoven così non si fa più, ma se vi piacciono Maag e la vecchia scuola, il Beethoven di Kempe è fra i migliori.
  13. Sono in un periodo in cui riascolto molto più di quanto ascolti per la prima volta. A chi gradisce:
  14. Florestan

    Mahler

    Ho ascoltato anche la Prima di Adam Fischer, e sinceramente preferisco quella del fratello Ivan, soprattutto nel Finale: nessuna delle due però si avvicina a Gielen. Qualcuno tempo fa aveva chiesto lumi sul Mahler di Zinman con la Tonhalle di Zurigo: per ora ho ascoltato solo la Prima e tiene il confronto con Gielen fino al Finale, poi lo perde nettamente sia con Gielen che con i fratelli Fischer; mai sentito un finale di Prima meno Sturmisch.
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