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Florestan

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  1. Ti ringrazio per l'apprezzamento. Sì, avevamo intuito entrambi che era una questione di sensibilità personale alle interpretazioni. Per me va rispettata l'indicazione di Beethoven nel momento in cui l'accompagnamento continua da solo in una zona armonica diversa da quella d'impianto: stesso ritmo, non più puntato; secondo te non è essenziale, o almeno la notevole deviazione dal ritmo di base che ne fa Heidsieck accentua un effetto parossistico che evidentemente lui voleva dare alla pagina, che tu condividi e che a me invece non piace molto. Ti ringrazio anche del bello scambio di opinioni
  2. Sì, indubbiamente c'è un forte elemento parodico in questa pagina, ma è proprio quello che non riesco a sentire in Heidsieck, che ho appena riascoltato e mi sembra sempre più prendere tremendamente sul serio questo Adagio grazioso. L'accompagnamento puntato lo fa sentire appena, scegliendo di eseguirlo in pianissimo mentre esegue la melodia della mano destra quasi in mezzoforte, comunque molto più udibile della mano sinistra, per poi legare quasi subito fin dalla battuta 5 (nello spartito Beethoven ha scritto "piano" sia per melodia che per accompagnamento, segna quasi sempre l'accompagnamento
  3. Non sono un professionista, esprimo solo la mia idea, che è frutto di ascolti ripetuti, di un minimo di conoscenza degli spartiti e anche di colloqui con professionisti. Chiaramente qui parliamo di sensibilità diverse rispetto all'interpretazione di un brano: se parli di una sublimazione del belcantismo, di rubati e agogiche liberi e di mano destra che enfatizza la melodia, il massimo in questo tipo di lettura di questa pagina stupenda per me l'ha dato Arrau: Solo che lui riesce a rispettare anche il contrappunto cambiando continuamente la velocità dell'accompagnamento, senza dar l'
  4. Con un'agogica così libera Heidsieck mette in luce sicuramente molti dettagli e enfatizza le linee melodiche principali, ma sacrifica il contrappunto, e con quello quasi tutte le linee e i dettagli che a lui sembrano secondari: nella sonata numero 16 nel secondo tempo gli arabeschi veloci della mano destra diventano lentissimi e l'accompagnamento, che è ritmico e melodico insieme, viene completamente stravolto. Ed è solo uno dei cento altri esempi che potrei addurre su questa integrale. Il pianista è eccelso, l'interpretazione a mio modesto avviso e per la mia sensibilità, è scorretta. In altr
  5. Il pianista è un virtuoso che finora si è segnalato nell'esecuzione delle sinfonie di Beethoven nelle trascrizioni pianistiche di Liszt e dei Preludi e fughe di Shostakovich, e che, leggo nelle note di copertina sul web, considera questa integrale "un ritorno a casa". Da quello che sto ascoltando su Spotify, non ruba certo il posto a Brendel, Arrau, Pollini, Gilels e Backhaus, ma non è malaccio.
  6. Bellissimi dischi quelli di Stenhammar diretto da Jarvi padre e figlio, con ottimi solisti per i concerti, e di Sibelius da Segerstam. Wetz e Rautavaara non li conosco, il Furtwangler compositore non lo apprezzo molto.
  7. A proposito di cofanetti beethoveniani... mai sentiti Korstick, Buchbinder, Biss, Lortie e Lewis? Cosa ne pensate (se avete avuto modo di ascoltarne qualcosa)?
  8. Segnalato come edizione di riferimento informata da Classics Today, attualmente non disponibile su Amazon Italia, è su YouTube per chi volesse farsi un'idea. @Iveslo hai sentito? Buone feste a tutti.
  9. Ti ringrazio per i tuoi chiarimenti. Mi pare che certi tempi strettissimi di Levit siano abbastanza in linea con le letture di Gulda (che però conservava la proporzione anche nei movimenti lenti, che erano meno lenti degli altri interpreti); sui contrasti dinamici non posso esprimermi, perché ho ascoltato la sua integrale in condizioni audio a dir poco di fortuna. Quanto alla ricerca di effetti nel senso che credo tu intenda, a volte mi chiedo se in certe letture di Beethoven, pur somme, non vi cadesse un po' anche Richter (tempi strettissimi seguiti da tempi più lenti, dinamiche esasperate e
  10. Lo conosco io. A mio parere rubato troppo libero che spesso finisce per "perdere" il contrappunto, che in Beethoven è importantissimo. Ciò non toglie che Heidsieck sia un mio riferimento per altri autori, in primis Fauré.
  11. Sarebbe bello che motivassi le tue preferenze: in particolare Ashkenazy (che consigli per un primo approccio a Beethoven) mi pare fornire delle letture "romantiche" più vicine a Brendel (che non ti piace) rispetto a Badura-Skoda e Kovacevich, e anche a Backhaus (che ti piacciono). Anche Gilels e Arrau, che adoro, sono un po' l'esatto contrario di ogni approccio filologico alla Brautigam... Sarei curioso infine di sapere cosa non c'è per te nelle letture di Levit, che ti fa dire che manca addirittura Beethoven.
  12. Credo che Hurwitz non abbia menzionato la Settima di Bruckner diretta da Giulini con i Wiener solo perché non è più disponibile come disco singolo, ma solo in un box della DG dedicato al grande direttore pugliese. Sul suo sito infatti recensisce quel box menzionando "the superb Vienna recordings of Bruckner's Seventh, Eighth and Ninth". Settima di Chailly buona, ma certo non migliore delle registrazioni storiche (Furtwangler, von Matacic, Bohm, Wand/Berliner, Karajan/Wiener...) e naturalmente neppure di quella di Giulini. Haitink l'ha diretta un bel po' di volte: a quale Settima di Haiti
  13. Il mio umile voto va al Te Deum di Peppino Verdi.
  14. Dedicato @Persephone @Ives @giordanoted @Majaniello @kraus e a tutti gli amici del forum.
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