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Florestan

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    Decisamente troppi per una sola vita...

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I successi di Florestan

Più che qualcuno

Più che qualcuno (3/21)

  1. Mano ai classici... questo vecchio glorioso doppio Decca va centellinato dall'inizio alla fine. A @Ives, @Majaniello, @Snorlax, @Wittelsbach , @superburp, @giobar e a quanti gradiscano.
  2. Florestan

    Anton Bruckner

    Per il centenario dalla nascita di Bruckner, che si celebrerà il 2024, la Capriccio sta incidendo un'integrale sinfonica con Markus Poschner e l'Orchestra Bruckner di Linz. Finora sono uscite la Sinfonia numero 0, la Sesta, l'Ottava (tutte recensite da David Hurwitz sul suo canale YouTube con giudizi dal molto buono all'entusiastico) e la Quarta. Non ho ascoltato la numero 0 né l'Ottava; la Sesta è in effetti una lettura convincente, mentre la Quarta secondo me non è particolarmente riuscita: se avete presente la Quarta di Sinopoli con la Staatskapelle Dresden, con quel ritmo implacabile tenuto dall'inizio alla fine di ogni movimento e che genera un effetto molto artificiale fra l'ipnotico e l'ineluttabile, Poschner fa l'esatto opposto, nel senso che esalta i cambi di tempo così tanto da far sembrare modesti i famosi accelerando di Jochum. In Bruckner la misura è tutto per mantenere l'ambiguità delle partiture, e Poschner è bravo ma troppo enfatico nell'esaltare i turgori già presenti nella musica: la Quarta è una sinfonia che riusciva bene a Wand e ad Abbado, due temperamenti riflessivi, che Karl Bohm leggeva benissimo con i suoi tempi rilassati che mettevano in luce l'aspetto schubertiano di parecchie sue pagine (poi imitato con qualche licenza da Skrowaczewski), e che fu capita in pieno solo da Klemperer, che mise in luce magistralmente la ferrea logica formale della revisione 1878-80.
  3. Questa è proprio "telefonata". Mi tengo la versione di Molinari-Pradelli con la Nilsson, Corelli e Renata Scotto e il live di Stokowski al Met con quasi lo stesso cast (con la Moffo al posto della Scotto).
  4. Ci sono momenti (ad esempio, l'Adagio della Seconda sinfonia) in cui sembra che Karajan abbia realmente capito Bruckner; dico di più, se quella sinfonia si fermasse ai primi due movimenti l'interpretazione di HVK sarebbe perfetta: ma purtroppo la sinfonia continua... e Karajan sembra non capirci più molto. La Terza, ad esempio, è un esercizio di stile anche ben riuscito, ma tutto "in superficie" come dice bene @Majaniello; stesso dicasi per la Quarta, funestata peraltro da qualche scelta arbitraria per "migliorare" la musica di Bruckner, quasi "à la Thielemann" ante litteram; la Sesta funziona abbastanza bene fino all'Adagio, poi con gli ultimi due movimenti stessi problemi della Terza. La Quinta è un caso a parte: là la tecnica eccellente di Karajan riesce a fare un miracolo, anche se si ha la netta sensazione che Bruckner intendesse tutt'altro, ed è una sensazione ben più forte che con gli esiti raggiunti da Karajan nelle ultime tre sinfonie, da lui più frequentate. In particolare sull'Ottava che ricordava @Madiel Karajan cambiò totalmente visione e approccio negli anni, ed è stato un bene.
  5. Innanzitutto condivido in toto quello che hai detto sull'inquadramento wagneriano di Karajan. Anche partiture verdiane da lui molto frequentate, come il Requiem, nelle sue interpretazioni hanno sempre un sapore tardoromantico che a Wagner si rifà abbastanza evidentemente, e anche Hurwitz, che pure non ama Karajan incondizionatamente, apprezza molto alcuni di questi esiti: certo, fra tutte le opere di Verdi il Requiem è forse quella che si presta più alla "wagnerizzazione", anche per motivi storici (il mondo musicale germanico accolse il Requiem meno freddamente delle altre opere verdiane, vedi l'apprezzamento di Brahms), ma a ben guardare è invece assolutamente coerente con la visione musicale melodrammatica di Verdi (e lontanissima dal decadentismo sincretico di un Parsifal). Quanto a Bruckner... ora non ho molto tempo, ma anticipo che Karajan, diversamente da un Wand, da uno Jochum o da un Haitink, si è espresso ai massimi livelli solo in alcune sinfonie del compositore austriaco, la Quinta e le ultime tre; ovviamente Bruckner è molto "wagneriano" in tutte le sue sinfonie, ma come intuì Jochum, il mondo musicale bruckneriano è del tutto autonomo rispetto a quello di Wagner: i debiti di ammirazione naturalmente ci sono, ma in Bruckner c'è anche molto altro, il che da sempre ha causato fraintendimenti. La formula di Karajan in Bruckner è stata in sostanza l'opposto di quella di Jochum: regolarizzare i tempi, evitare rallentamenti e accelerazioni brusche, mettere ordine apollineo nel caos "barocco" (più che dionisiaco) dell'universo bruckneriano. Nelle sinfonie 5, 7, 8 e 9 questo approccio funziona bene, anche se non è il solo a funzionare (pensiamo a Wand che invece è il maestro dei cambi di tempo piccoli e grandi, in Bruckner e non solo), nelle altre sinfonie funziona molto meno. E funziona meno per motivi meramente musicali: sono partiture molto diverse, generalmente anche più tormentate dalle correzioni d'autore Sesta esclusa. Dove nell'apoteosi s'insinua il dubbio che corrode tutto dall'interno, e non è un dubbio "urlato" di segno inequivocabilmente tragico ma è nelle cose stesse, non è esplicito ma è latente, sembra "guastare" la musica anziché farla semplicemente cantare o gridare, là Karajan non funziona o funziona meno, perché è quanto di più lontano dal mondo di Wagner; purtroppo Bruckner è quasi tutto così, anche quando sembra diverso: e proprio in questo senso "latente" della musica di Bruckner, Mahler si dichiarò suo allievo.
  6. Dei tre Judas Maccabaeus con strumenti antichi su Spotify questo è quello che mi piace di più: C'è anche la versione live di Garcia-Alarcon con Les Agrémens e il Coro de la Chambre de Namur, ma è proprio quest'ultimo che mi pare assai più debole della compagine vocale di Lubecca presente su questo disco (in compenso Les Agrémens rispetto ad Elbipolis sembra più simile a un'orchestra che ad un ensemble); per non parlare degli amatori che ammorbano il disco di McGegan (terzo Maccabaeus su Spotify), veramente fra i peggiori complessi vocali che abbia mai sentito. Cercavo l'esecuzione di Laurence Cummings con la Festspielorchestra di Gottinga e l'NDR Chor e pure il disco della Hyperion con il King's Consort che alcuni (leggi Gramophone) indicano come il riferimento su questo oratorio più famoso che registrato, ma non li ho trovati.
  7. Questi sono quelli che ricorda di aver preferito, tra quelli ancora in commercio.
  8. Ormai da un po' sull'HIP ha capitolato anche Hurwitz 😂 Per me sarebbe "more than INtollerable" ascoltare qualcuna di quelle opere in un'esecuzione con strumenti moderni. Le celebri suites di Handel sono ovviamente consigliabili anche in molte altre interpretazioni: notevoli per me, oltre a Savall, Hogwood e il solito Pinnock (possono anche non piacere del tutto, ma c'è poco da fare, quando si pensa a queste opere si pensa ai loro dischi) e fra i più recenti Federico Guglielmo (versione quasi cameristica, molto bella) e Alfredo Bernardini (con l'interessante abbinamento della Musica sull'acqua di Telemann). Le Quattro Stagioni sono fra le cose più incise di tutta la musica classica, e ormai il numero delle versioni HIP (o quasi...) ha superato quelle con strumenti moderni: Carmignola con il Venice Baroque resta anche la mia referenza, ma vanno ascoltati anche Fabio Biondi (la prima incisione) e Alessandrini (con la compianta Stefania Azzaro solista nella Primavera, la "star" Mauro Lopes Ferreira nell'Estate e i violinisti "di casa" Antonio De Secondi e Francesca Vicari negli altri due concerti). Il Bach francese dei Café Zimermann va più che bene per chi vuole tutti insieme i concerti strumentali del sommo: ma con un po' di pazienza si riesce a trovare di meglio (talvolta anche decisamente di meglio) per ogni singola opera o gruppo di opere.
  9. Comunque la versione del Solomon di McCreesh è di gran lunga la migliore in commercio, nonostante la parte del protagonista sia sostenuta da Andreas Scholl, che pure è un grande controtenore, anziché da una donna come previsto da Handel. Avrei preferito decisamente un contralto secondo le precise indicazioni dell'Autore, ma non si può avere tutto. Gardiner è buono ma un po' datato (HIP di prima generazione...); in Reuss il cast vocale, a parte la Sampson e forse Padmore, non è al meglio.
  10. Osservazioni comprensibili e condivisibili, ma io un controtenore che canta per un'ora e mezza su tre di opera non riesco a sopportarlo. Nemmeno se è bravo come Scholl. Poi se fai una versione "storicamente informata", devi attenerti a quello che è scritto. Se no torniamo ai Berliner che suonano Bach.
  11. Se a Rachmaninov togli il secondo e il terzo concerto, non rimane più niente. Medtner è comunque un compositore più interessante.
  12. Lo sapevo, ma mi pare ora che cominci a incidere anche qualcos'altro, oppure che si ritiri e pensi solo alla sua salute.
  13. Io però volevo rispondere a @Ives che aveva proposto un cofanetto antologico con vecchi leoni come Arrau e Bolet insieme a interpreti dagli esiti qui altalenanti come Ashkenazy (ottime le sue Ballate, ma i Notturni forse sono le letture chopiniane più piatte del Nostro; avessi lavorato per quella etichetta, li avrei sostituiti con quelli dello stesso Arrau...) e il compianto Kocsis (nei suoi discussi Valzer). Poi sei arrivato tu con il divo Ivo e hai fatto saltare il banco P.S.: al vecchio Pogo gli si vol bene.
  14. Un cofanetto con tutte le opere importanti si può ascoltare a pezzi, si può saltare ciò che non piace e soffermarsi solo su ciò che è di proprio gradimento; una raccolta in cui c'è poco interpretata da pianisti idiosincratici come Pogorelich, cioè che si amano o si odiano, può anche non piacere per niente o dare un'idea fuorviante sul compositore. Solo i miei due centesimi di contributo alla discussione.
  15. Su questo niente da dire. Solo una questione di gusto personale sul Solomon, in altre parti i controtenori (purché bravi come Scholl) non mi dispiacciono.
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