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Florestan

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Oltre i 500 !

Oltre i 500 ! (4/21)

  1. Con me sfondi una porta aperta, con altri non so... chissà come la dirigerebbe la Venezi 😅
  2. Il Maeshtre la aveva già indicata come la sua migliore esecuzione del Requiem, se non erro. In questo repertorio, difficilmente sbaglia
  3. @Snorlax e @Ives Wigglesworth non lo conoscevo: è bravo fino quasi alla fine, poi perde un po' di tensione nelle ultime note, che esegue a un tempo più breve. MTT è un grande interprete e qui lo conferma; questa esecuzione in particolare mi ricorda molto quella con la RPO di Ashkenazy, tranne per il fatto che quest'ultimo, senza esagerare, è un po' meno lento proprio nella fatidica coda: Arrivo a comprendere come qualcuno possa preferire Ashky come direttore piuttosto che come pianista...
  4. Da estimatore di Gilels, dovrei darti ragione. Purtroppo quella di Gilels non è un'integrale compiuta, mancano alcune sonate che il maestro non fece in tempo a incidere fra cui l'op. 111. Personalmente trovo che sia l'approccio di Gilels che quello di Arrau funzionino meglio nelle sonate della maturità e tarde piuttosto che in quelle giovanili, ma avercene di interpreti di quel valore...
  5. Proprio una variante d'autore forse no: la partitura indica un tempo più lento proprio nella coda e non ne esiste un'altra versione come in molte sinfonie di Bruckner. E' vero che Shostakovich ha apprezzato pubblicamente anche l'esecuzione di Bernstein, ma era una visita ufficiale di un direttore e di un'orchestra americani in Russia alla presenza di molte autorità e azzardo che sarebbe stato poco diplomatico formulare un giudizio negativo. Poi la musica è in realtà così chiara sulle reali intenzioni dell'autore che può funzionare anche così, ma certo non è da condannare chi si attiene a ciò che c'è scritto, tutto qui.
  6. Fra i sostenitori della teoria Volkov, comunque la si possa pensare in proposito, c'è però il figlio del compositore stesso. Io non ho elementi per valutare se Volkov sia degno di fede o no, giudico solo da un punto di vista puramente musicale: e musicalmente parlando, forse significherà pure qualcosa che nessun direttore russo, fra i quali c'erano musicisti che conobbero bene e personalmente Shostakovich, abbia mai eseguito la coda del Finale della Quinta nel modo in cui la hanno eseguita Bernstein e Previn. Il peso di quella coda, è vero, è a tratti insostenibile, ma è tutta la Quinta a non essere un'opera "confortevole": la coda di un "mostro" è coerente con il resto del suo corpo, non si può giudicare a parte. Quanto al fatto che Shostakovich abbia lodato l'esecuzione di Bernstein, francamente non credo che questo metta la parola fine alla discussione: come ha ben ricordato Snorlax, lo stesso autore non si espresse mai in modo inequivocabile in proposito, tant'è che fu soddisfatto anche di altre esecuzioni (in primis ovviamente quella di Mravinsky) che presentano una coda ben più lenta.
  7. La devo ancora ascoltare e lo farò al più presto, quello che ho sentito mi sembra promettere bene.
  8. Ottimo consiglio per tutte le integrali, non solo sinfoniche, di qualsiasi autore.
  9. Credo che di integrali di Shostakovich ancora in commercio siano facilmente reperibili solo quella di Petrenko per Naxos e di Barshai per Brilliant, dal costo simile (una quarantina di euro): non sbagli né con l'una né con l'altra, ascolta prima qualcosa di entrambe sulle piattaforme di streaming e decidi con calma quella che preferisci. Ci sarebbe anche quella diretta da Rostropovich, ma a mio modesto parere complessivamente non è all'altezza delle due precedenti. L'integrale ormai compiuta di Nelsons a Boston non è ancora commercializzata come tale dalla DG e dunque sarebbe da acquistare un po' alla volta, ma ovviamente costa molto di più.
  10. Le sinfonie di Shosta con la RPO dirette da Ashkenazy sono ottime: la Quinta in particolare è bellissima ed è stato il mio primo approccio discografico con questo capolavoro.
  11. Una tradizione bruckneriana a Ginevra c'è: della Terza esiste una registrazione del 1966 con Matacic, una del 1979 con Sawallisch e un'altra del 2000 con Kurt Sanderling; della Quarta una del 1961 con Schuricht e una del 1978 con Matacic; della Settima una del 1961 con Schuricht e dell'Ottava una del 1996 con Herbig. Non ci sono registrazioni della Nona con la Suisse Romande prima di quella di Janowski, ma sicuramente fu eseguita.
  12. Michael Sanderling lo trovo molto diverso da Haitink: per me in Shosta è molto più vicino al padre che al direttore olandese. Ha dei tempi che sembrano generalmente un po' più lenti della media, ma funzionano molto bene perché li articola in modo magistrale; la Filarmonica di Dresda suona in modo fantastico e la registrazione è superba. Se si vuole sentire con chiarezza ogni strumento e la struttura orizzontale e verticale delle partiture, è sicuramente da ascoltare. P.S.: Inbal è un grande direttore che riesce bene in quasi tutto quello che fa, purtroppo si cimenta sempre in un repertorio in cui la competizione è all'arma bianca (Mahler, Bruckner, Shosta...), il che lo penalizza: in compenso ad esempio la sua integrale mahleriana, pur non toccando i vertici assoluti di un Bernstein, di un Klemperer o di un Kubelik in nessuna delle sinfonie, di fatto non ha un singolo punto debole, cosa che non si può dire di altre sicuramente più celebrate.
  13. Qualcosa di buono, anche solo musicalmente parlando, a Boston Nelsons lo ha fatto: ad esempio qualche sinfonia di Shosta, in particolare la Quinta - lo so, in quel repertorio la competizione è serrata e il buon Andris non sarà all'altezza delle letture dei soliti noti (Mravinskij Kondrashin Barshai Haitink Maxim figlio e via salmodiando...) e forse nemmeno del suo maestro e mentore Jansons, ma le trovo comunque interpretazioni molto sopra la media.
  14. Hai colto bene uno degli aspetti peculiari di Bruckner: Wagner dilatava le frasi musicali (i temi, come li chiamano in tedesco) in funzione delle dimensioni dell'opera lirica e Bruckner le ridusse alle dimensioni di una sinfonia (mettendone però molte di più, fra nuclei tematici maggiori e minori, che nelle sinfonie classiche). ********* Ma quanto sono belle le sinfonie londinesi dirette dallo sfortunatissimo Fey ad Heidelberg? Attualmente è la versione che preferisco su strumenti moderni:
  15. E dire che il suo ciclo bruckneriano Poschner lo aveva anche iniziato bene, con una bella Sesta (non all'altezza delle migliori della discografia - Wand a Monaco, Stein, Sawallisch, Dohnanyi e Haitink con la BRSO - ma decisamente interessante); Hurwitz aveva anche recensito benissimo l'Ottava, che mi ha impressionato molto meno (lontanissima dai miei riferimenti, Wand e Karajan su tutti), poi si è perso per strada con delle letture una più deludente dell'altra. Cajkovskij con Bruckner non c'entra assolutamente nulla, non oso immaginare cosa possa aver combinato Poschner...
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