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Taboga Agostino

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  1. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Resto esterrefatto ma cerco di spiegarle forse quello che non ha colto. I frontespizi postati da Artifex sono vecchi oggi di 250 anni... benché alcuni siano malconci sono ancora lì dopo 250 anni mentre altri, vecchi di 6/7 e 15/17 sarebbero stati immediatamente sostituiti perché talmente usurati della continue esecuzioni di quell'orchestra finora non individuata. Le parti separate del testimone poi sarebbero tali che appena iniziato a suonare il primo movimento vi sarebbero stati dei problemi con l'oboe II almeno fino alla prima pausa. Ma si sarebbe continuato a eseguire quella sinfonia dall'inizio strano senza che mai nessuna si fosse chiesto perché suonassero così quelle prime misure e perché l'oboe II verosimilmente suonasse una battuta in più dell'oboi I finché si usurò il frontespizio ma mai nessuno mise un piccolo segno sull'errore dell'oboe...
  2. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    SE lei scambia la cortesia e il rispetto per untuosa deferenza è un grave suo problema. Sospetto che abbia un bel po' di confusione nella sua vita e forse, dato che è incapace di capirne la differenza, potrebbe correre il rischio di circondarsi di persone untuose e deferenti ... stia attento... L'uso strumentale del suo nome... Per favore... questa, mi scusi è molto divertente... Breve risposta del lunedì. A non tanto presto, mi scuso... Agostino Taboga
  3. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Ma prego, faccia pure dott, Girardi.
  4. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Spiegati, al dottor Biba, certo. Ho espresso al dott. Biba il fatto che lo studio codicologico del testimone di Modena mi porta a dire che sia il testimone più antica della sinfonie dopo l'autografo datato 1764. Si trova a Modena e è provvisto di una parte di timpani che dimostrerebbe come provenga da un Antigrafo non riconducibile a Haydn il cui autografo è stato integrato della parte dei timpani solo molto posteriormente.
  5. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Signor Cromagobba, potrei citarle il suo intervento precedente in cui lei asserisce, senza addurre alcune prova documentale sicuramente in suo possesso, di conoscere il processo compositivo di Haydn. Lei afferma come Haydn scrivesse i bassi e i violini in senso orizzontale e poi orchestrasse le altre parti strumentali (se non ricordo male) e a questo errore sarebbe riconducibile l'errata scrittura di tre battute della parte dei corni sul rigo dei corni inglesi. Quindi, arguisco, esistono degli autografi di Haydn (simili a quelli di W. A. Mozart dove chiaramente visibili sono le differenze di inchiostro tra i bassi/ i violini e gli altri strumenti che rendono lecita detta interpretazione del processo compositivo) dove v'è questa chiara differenza di momenti di scrittura. La informo che negli autografi di Hob. I: 13, 22 e 24, queste differenze non esistono e non saprei come sostenere questa tesi. Al contrario, v'è una omogeneità di scrittura totale. Quanto alla possibilità dell'errore del rigo, la informo anche che nell'autografo in questione (Hob. I:22) ogni folio confine due gruppi di 6 righi. I primi due sono ognuno per i due corni, i due corni inglesi, Violino primo, secondo, viola e basso. Poniamo che Haydn abbia scritto le linee di basso come lei sostiene e del violino primo, avrebbe avuto un riferimento lampante per scrivere i Corni e i corni inglesi poiché in quel caso sarebbero stati i soli due righi superiori, presenti tra il rigo di basso superiore e quello di violino primo (che lei sostiene avesse già scritto), quelli che fino a tre battute prima aveva correttamente usato (a parte un altro errore non raschiato ma solo cancellato qualche battuta prima questa volta sul rigo dei corni). Non siamo di fronte alla complessità di una partitura con molti strumenti (potrà convenirne, spero). Un'altra cosa è che fosse stanco e stesse copiando, magari dalla sua brutta copia (MAI asserito che l'autografo di Haydn sia un falso. Io mi limito a osservare le incongruenze e, soprattutto, cosa che con la sua autorevolezza non mi ha mai spiegato, come gli autografi di Haydn contengano errori mai corretti che non si trovano nei testimoni che da esso dovrebbero essere tratti). Haydn sembra dalla scrittura della partitura visibilmente stanco e allora cosa osserva la persona che esamina l'autografo? che girata la pagina non v'è più nulla di scritto. Non la presunta linea di basso scritta per poi armonizzare, non quella di violino primo... Nulla. Solo al centro si trova una parola vergata da Haydn (si suppone) Hinüber in caratteri gotici corsivi. L'inchiostro pare più marrone e anche il tratto della penna non sembra così sottile come nelle carte precedenti. mi sembra necessario fornirle una descrizione della cartulazione dell'autografo che può trovare in J.H.W comunque. il primo bifolio funge da legatura dell'intero volume e costituisce con il secondo bifolio un duerno (carte 1-2 – 15-16) segue bifolio (carte 3-4) segue ternione (carte 5-6-7 – 8-9-10) segue duerno (carte 11-12 – 13-14). Haydn si ferma nella scrittura dell'autografo a carta 10 a (recto – battuta 43 del movimento finale), dove verga Hinüber. Benché disponga ancora della carte 10 verso, 15 recto e verso e 16 recto e verso, in cui poter scrivere la musica mancante nel volume approntato inizialmente, non raschia Hinüber e continua a scrivere su esse ma usa due nuovi bifoli non appartenenti originariamente al resto del volume. In questo nuovo duerno scrive le ultime battute del movimento lasciando totalmente libere le carte 13 recto e verso, 14, 15 16. ma, glielo ripeto, e glielo richiedo, Lei ha mille spiegazioni sulla genesi degli autografo ma glissa, sempre, sui molti problemi riconducibili a delle affermazioni filologicamente indiscutibilI. I tre testimoni di Hob. I:50 sono sicuramente tratti da un 'antigrafo che NON può essere l'autografo di Haydn. Il testimone di Hob. I:13 oggi a Modena è sicuramente tratto da un 'antigrafo che NON può essere l'autografo di Haydn. Il testimone di Hob. I:22 oggi a Modena è sicuramente tratto da un 'antigrafo che NON può essere l'autografo di Haydn. Il testimone di Hob. I:24 oggi a Modena è sicuramente tratto da un 'antigrafo che NON può essere l'autografo di Haydn. Attendo una cortese risposta. Agostino Taboga
  6. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Ho interpretato male il sic della RIEPE. Resta il fatto che un catalogo della musica vocale sia stato voluto da Massimiliano Francesco d'Asburgo l'8 aprile 1785. Le carte del catalogo anepigrafo 53.I confermano la creazione dello stesso in quel periodo (carta W A Real e PS Real), rendendo lecita l'ipotesi (a mio parere) della creazione di un nuovo catalogo non solo Vocale ma anche Strumentale dall'8 aprile 1785. Sempre dal 1785 rientra a Bonn Andrea Luchesi, verosimilmente con il suo archivio veneziano. Se lei sostiene che io abbia (ma forse intende la Riepe) dato dell'ubriaco a Catelani è un suo problema. Agostino Taboga
  7. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Buongiorno Signor Artifex, mi fa piacere che lei abbia con la sua perizia indiscutibile attribuito a Seneca la sinfonia, identificando nei segni, che potrebbero essere riferiti alla paternità Luchesiana della sinfonia, delle lettere confuse dall'intervento del copista con altri segni. Ne arguisco che anche lei ritiene che vi possano essere delle lettere nascoste in quella scritta. Quanto ai motivi che hanno indotto il copista No 1 (o altro) a interviene su quella che potrebbe essere l'attribuzione a Seneca (ipotesi) o D Luc eSe A (altra ipotesi), invece di strappare il frontespizio, si possono fare mille ipotesi: tra queste potrebbe essere ragionevole la necessità di usare una carta diversa e posteriore in un manoscritto omogeneo per carte (a proposito; nel mio post sul sito che gestisco, ho commesso un errore nel descrivere il testimone della Gesellshaft come scritto anche in carta AS-M – 1764-66. Il testimone è invece scritto in carta AS-A – 1766-68 – e GF – 1770-72). In tal ipotetico caso se si fosse sostituito il frontespizio si sarebbe dovuta copiare la musica mancante e verosimilmente la grafia sarebbe potuta essere disomogenea a quella dei restanti bifoli del volume/parte strumentale. Forse si optò per questa soluzione per evitare di lasciare tracci di tale intervento cosa che nei manoscritti di Modena non avvenne... Quanto all'ipotesi che altre segnature potessero essere inserite nel frontespizio soggetto, nel breve arco di massimo 6/7 anni, a quella grande usura che non è visibile nei testimoni da lei postati in 250 anni di uso eventuale, sicuri viaggi, impacchettante e spedizioni varie, resta un'ipotesi purtroppo indimostrabile. Mi pare possa convenirne. Resta un fatto a mio modo di vedere. dal 1770/71 al 1785 i frontespizi esistenti assicurano che non ci sono segnature capaci di riferirle a una collezione, o almeno alla collezione di Massimiliano Federico. E il 1785, mi pare anche questo inconfutabile, è l'anno in cui Luchesi giunge a Bonn dopo aver chiuso la sua parentesi veneziana, verosimilmente con tutto il suo archivio lasciato a Venezia poiché la sua permanenza a Bonn sarebbe stata inizialmente solo triennale. Agostino Taboga
  8. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Buon giorno Signor. NR, come da lei riportato io non affermo che quello che scrivo è certezza, non ho apodittiche certezze (come scrive il suo amico), non dico che quello che scrivo è indubitabile. Fornisco la mia interpretazione che come anche lei può notare, è quasi sempre correttamente separabile dalle informazioni a mio modo di vedere fattuali. Se l'usura non è, sempre a mio modo di vedere, la possibile ragione di una sostituzione di frontespizi (ma altri possono avere delle ipotesi diverse che rispetto) altri motivi sono verosimilmente alla base di un intervento che è indubitabilmente avvenuto (mi pare che anche lei possa convenire su ciò). Io cerco spiegazioni a questi motivi e formulo le mie ipotesi che, se lei legge senza (mi consenta) pregiudizi, mi pare di rendere facilmente comprensibile si tratti di ipotesi: le faccio alcuni esempi dalle citazioni ai miei scritti: «Le composizioni confluite nel catalogo storico 53.I (1785-1792), sembrano costituire una collezione» pare non solo sostenibile, ma, allo stato delle cose, molto probabile. (sulla base degli elementi di cui dispongo ora e da me interpretati) potrebbe allora ragionevolmente essere interpretata come «Del Luchese A» e, la scritta misteriosa, vergata da N°1, potrebbe essere riferita al nuovo «Destino» per chi fosse entrato al servizio di un’organizzazione segreta, (Fatto ) sono state ridotte da una visibile opera di taglio dei margini Se si tiene conto che tutti i numeri d'inventario e sigle si riscontrano nel margine superiore delle fonti è chiaro l'intento di far sparire, per sempre, informazioni archivistiche oggi purtroppo non ricostruibili Qui le do atto, avrei dovuto scrivere in modo più prudente «è ipotizzabile che l'intervento sia stato dettato dall'intento di far sparire...» La ringrazio della precisazione che lei ha giustamente rilevato e che comprendo la possa aver disturbato. A volte si sbaglia... e, personalmente, sono grato a chi mi consente di migliorare e perfezionare la mia ricerca. «Resta la certezza di una manipolazione sulle fonti MUS.E 162 Praga; E 160 Pariser, K. 297; E 159 Haffner II K. 385; E 157 K. 201.» MI pare un fatto riscontrabile in chiunque analizzi queste fonti. Sembra lecito ritenere che proprio la grafia di Luchesi abbia indotto il musicista, prima della partenza per Bonn (1771), a far duplicare i quartetti dal copista veneziano, per eliminare delle tracce compromettenti quali la sua grafia nelle fonti dei quartetti di J. Haydn. (forse avrei potuto scrivere "probabilmente" per eliminare ... ma la grafia di Luchesi che interviene sui testimoni dei quartetti di J. Haydn mi pare – è sempre i mio parere – una presenza osservabile sempre da chiunque... Ma avrei potuto essere più prudente...) «E io le rinnovo il rammarico che lei non abbia raccolto il mio suggerimento di non fidarsi troppo di A.P. Brown» Il suo consiglio l'ho accolto e per questo sono stato a Augsburg a verificare personalmente quello che le Brown e Fischer affermavano. Sinceramente, per me, tutti sono credibili finché non si dimostra il contrario... Personalmente ho verificato come alcune affermazioni riguardanti i testimoni delle sinfonie di Carlo d'Ordonez al Narodni Muzeum di Praga, descritte come copiate nella bottega dei copisti del gruppo A dall'autore, non siano tali. Ho creduto anche a C. Fisher sulla sua identificazione della grafia di No. 2 come F. Pischelberger fino a che non ho riscontrato una certa difficoltà a far coesistere la presenza di F. Pischelberger a Grosswardein (e con questo se potesse dire al suo amico Aristarco che se vuole continuare vada pure avanti ma per me il discorso è accettato) con la divulgazione delle sinfonie di J. Haydn e degli altri compositori da tale luogo. La cosa mi pare confermata anche dal fatto che, come lei sa, almeno allo stato delle cose, non ho mai individuato (cosa che non vuol dire non esista) alcun testimone di composizione di Ditters copiate da No 2. La cosa mi pare strana e, anche su questo, spero e mi piacerebbe, possa convenire. Forse quello che lei scrive mi dovrebbe far dubitare ma io ci provo comunque. «Comunque, è evidente che lei non è neppure in grado di comprendere ciò che scrive ma francamente non ho l'ambizione di diventare il suo lettore modello mentre lei è ancora in vita». mi pare che lei sia in buona compagnia dato che anche il suo amico Aristarco sostiene che io vorrei far credere che ogni manoscritto scritto in carta veneziana provenga da Venezia... glissiamo... Sta a lei la scelta di leggere o meno quello che scrivo. Io scrivo e le rispondo poiché ignorarla mi sembrerebbe poco cortese e perché a volte trovo utili le sue riflessioni. Agostino Taboga
  9. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Buonasera Signor Aristarco, Interessanti i link che ha postato... Quello della Treccani dice esplicitamente probatio pennae (o p. calami) In paleografia e in codicologia, espressione («prova di penna») con cui si indicano il disegno, la parola singola, la frase o i versi, non sempre di senso compiuto, che si trovano tracciati nelle carte di guardia iniziali o finali e nei margini dei manoscritti medievali e che rappresentano esercizi calligrafici di carattere preparatorio, eseguiti dall’amanuense per provare la qualità degli strumenti scrittori o per abituarsi all’uso di un determinato tipo di scrittura. Non mi pare sia molto pertinente con l'epoca, ma su questo potrà illuminarmi ulteriormente data la sua indubbia conoscenza del periodo medievale. Il primo offre esempi anche datati XVII secolo... In nessun manoscritto musicale visionato... circa 3-4000 riguardanti il secondo '700, di mano di copista, è presente una probatio pennae cosa che rende particolare quel fregio che poi, peraltro, non ho mai asserito che significhi sicuramente d. Luc eSe A. io ho sempre scritto: Potrebbe voler dire, Del LucheSe A. Un saluto Agostino Taboga PS. Odierno 8/4/2019 Interessandomi poi alle sue riflessioni mi sono imbattuto su alcune informazioni riguardanti l'uso di pennini di metallo «Il 26 novembre del 1738 Voltaire scrisse una lettera a un amico, al quale richiedeva delle “penne d'oro”, identificabili proprio con dei pennini, poiché egli era stanco di scrivere con “penne d'oca”, e nel 1772 comparve su un giornale un avviso commerciale che proponeva la vendita di pennini importati dall'Inghilterra per opera di Fontaine, gioielliere francese». Dall'esame dei testimoni da me effettuato mi pare sostenibile come gli amanuensi potessero (verosimilmente dagli anni '60) essere dotati di pennini metallici. Se così fosse la necessità di effettuare prove di scrittura mi sembrerebbe meno sostenibile... rispetto ai costumi dei secoli precedenti e forse del primo settecento. Nei testimoni esaminati la grafia (omogenea) non sembra suffragare l'ipotesi di penne d'oca soggette a deterioramento della punta, aspetto che sembra far propendere per un uso, da parte di copisti professionisti, di pennini metallici.
  10. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Buonasera Signor Artifex, vorrei farle modestamente notare che, gli esempi che lei ha fornito, possono essere letti in modo, mi pare, totalmente antitetico alla interpretazione che Eli ha fornito... Se i testimoni delle sinfonie che lei ha postato dopo 250 anni hanno ancora i frontespizi, alcuni malconci, attaccati al resto del volume, come mai quelli delle sinfonie di J. Haydn e degli altri compositori sono stati sostituiti nella peggiore delle ipotesi dopo 6 anni??? E ripropongo la domanda... Ma quale orchestra eseguì dette sinfonie? e perché se mai fu eseguita la sinfonia, ripeto, mi scusi se l'ha già letto, nessuno eliminò la battuta in più nella parte dell'oboe II di cui ho fatto menzione? L'hanno sempre eseguita con una battuta in più con gli effetti che le lascio immaginare? Buona serata AT
  11. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Signor Aristarco, eccomi a lei per esporle quello che lei forse non ha colto nei mie scritti, e vorrei provare a spiegarle... Lei sostiene che io avrei l'ardire di far loro credere che a una carta Veneziana corrisponda in modo biunivoco uno scriptorum veneziano??? Lei, che cita i miei scritti, sostiene che avrei affermato quello che entrambi, mi pare, riteniamo una sciocchezza... Se lo avessi scritto, concordo con lei, avrebbe tutto i diritto di Scannarmi le segnalo solo questo breve articolo sul mercato della carta veneziana che può trovare nel sito che curo dedicato ad Andrea Luchesi. https://andrealuchesi.it/il-mercato-cartario-nella-serenissima-produzione-e-smercio/ capirà immediatamente che quanto affermato non corrisponde al mio pensiero ma non si preoccupi, di errori tutti ne commettiamo, forse si tratta di un'errore di interpretazione o forse non era a conoscenza del mio scritto... Troverà, per inciso, anche un piccolo calcolo fatto dal sottoscritto sulla base dei dati di costo di una risma di carta a Vienna e a Venezia tratti dai lavori di autorevoli studiosi quali Mario Infelise e Dexter Edge.... Concordo con lei che il porto di Trieste era porto franco, ma da li, dove non erano applicati i dazi che incidevano sui costi della carta, la stessa veniva caricata in carri e trasportata a Vienna. Questo trasporto incideva in modo proporzionale alla distanza e, a Vienna, incideva di circa il 20% sul prezzo finale. Anche a Grosswardein, ancor più distante, potevano esserci carte veneziane, ma credo potrà concordare con me, più costose ancora che a Vienna. Ma questo, se vorrà, potremo affrontarlo in seguito. Quanto alle frasi da lei citate erano all'interno di un discorso che la invito, se vorrà ad approfondire. Muovendo dalle informazioni di due studiosi, che, mi darà atto, non sono stati molto precisi nell'individuazione delle grafie dei copisti, evidenziavo il paradosso che sarebbe stata la presenza di Pischelberger a Grosswardein da dove sarebbero state copiate le fonti delle sinfonie di Haydn, C. von Orodenz, J. C. Bach, etc etc... se lei prende quel discorso paradossale, per altro chiarito in seguito, senza darne conto interamente capisco che le possa apparire non proprio sensato. Quanto alla credibilità della biografia di Ditters io sono contento che lei ne abbia verificato l'attendibilità su altri punti, cosa che ho cercato di fare solo a riguardo della possibilità e delle implicazioni, a mio modo di vedere insostenibili, che il copista identificato dalla grafia come Pischelberger da C. Fisher fosse quello appartenente alla Bottega del gruppo A chiamato Copyist 2. Vedo che ha altre osservazioni che mi riservo di leggere prossimamente. AT
  12. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Signor Scannabufale Aristarco etc etc... Forse lei s'è impegnato molto ma non ha letto il seguito della questione e mi spiace lei abbia perso tanto tempo a ribadire un concetto già superato. Mi piace che il suo amico NR non l'abbia informata. gliela riassumo: Robbins Landon identifica la grafia di No. 2 in diversi Testimoni delle sinfonie di J. Haydn. A. P. Brown identifica il copista della bottega del gruppo A chiamato Copyist 2 come quello identificato da Robbins Landon No. 2 Fischer identifica come F. Pischelberger il copista identificato da Robbins Landon No 2 Il mio viaggio mi ha permesso di fare chiarezza almeno su un punto (il dott. Otto Biba, interrogato sulla questione mi ha detto che l'identificazione di Fischer non la terrebbe molto in considerazione)... Il copista No 2 (se anche fosse Pischelberger) non è lo stesso identificato da Brown come Copyist 2. Per cui a me, sinceramente, che Pischelberger fosse o meno a Grosswardein, non importa poiché, il detto, non copia alcune delle sinfonie in questione (hob. I: 13, 22, 31, 35...), che sono invece copiate tutte dai copisti della bottega del gruppo A. Singolare invece che, quando nel 1768-73, Luchesi vende copia delle sue uniche sei sinfonie intestate ai conti Clam Gallas, si affidi proprio a F. Pichelberger... se diamo fede a Fischer, o a No 2 di Robbins Landon... In tal caso le posso assicurare che l'antigrafo da cui vennero copiate le copie realizzate da No 2/Pischelberger (?) è lo stesso da cui vennero tratte le copie portate a Dresda da Naumann... Che Luchesi avesse dei contatti diretti con il copista No 2/Pischelberger sembra dimostrabile... Mi scuserà se le dico che chi s'è incartato mi pare sia lei, insigne accademico della bufala e le rinnovo il mio rammarico poiché il suo amico NR pare non l'abbia avvertita... Tempo sprecato... per il resto, mi scusi, non perdo altro tempo... io non ho detto nulla di quello che lei dice... comunque grazie AT
  13. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Io non ho mai detto Frontespizi rifatti= Musica di Luchesi poi non ho mai parlato di frontespizi strappati, segnature cancellate, assenza di frontespizi... queste sono sue invenzioni che se vuole può illustrare dato che io non ne so nulla Io ho sempre e solo detto che è plausibile, dato che vi sono frontespizi rifatti, parti di timpani, varianti dei violini II, dinamiche assenti nell'autografo, metrica diversa dei fiati e dato che quello modenese è un testimone che non può provenire dall'autografo di Haydn ma che proviene certamente da un altro antigrafo (la copia del fondo Clam Gallas, quella si, proviene dall'autografo di Haydn o da qualcosa tratto dall'autografo), e dato che si tratta indubbiamente del più antico manoscritto della sinfonia dopo l'autografo, e dato che si trova a Modena e proviene dalla antica collezione della cappella di Bonn dove entrò a far parte solo dopo il 1785, allora potrebbe plausibilmente essere stata composta da Andrea Luchesi, mi spingo a dire che è plausibilmente stata composta da Andrea Luchesi e ceduta al principe Nicola il Magnifico perché la intestasse al proprio Kapellmeister, tramite il conte Durazzo, cognato del Principe. E, dopo tale analisi, su cui si può convenire o meno, liberissimi, il mio auspicio è che altri si occupino del fondo di Modena, forse non proprio molto studiato dagli estensori delle edizioni critiche che arrivano addirittura ad attribuire la proprietà dei testimoni modenesi delle sinfonie di Haydn a Max Franz d'Asburgo. Colgo l'occasione, mi scusi, di dire che io non ho mai parlato di Complotto. Mai ho ritenuto vi sia un complotto, solo negozi leciti e all'epoca possibili, avvenuti, se ho ragione, con il consenso di tutti gli interessati. AT
  14. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Forse, come musicofilo (a me non sembra dato che ha dimostrato una concreta competenza ma, se lo dice lei), lei dimentica, ripeto, forse, l'esistenza di duplicati degli archi. Solitamente si distinguono i "nuclei originali" o come li vuole chiamare lei e i duplicati degli archi (violini e Basso). Sono quelli che anche J. H. W chiama Dobletten. Solitamente sono scritti in carta diversa dai "nuclei originali" e in grafia diversa. I 2 volumi/ parti strumentali dei duplicati dei violini, nel testimone modenese di Hob. I:13, sono scritti in grafia diversa dagli originali copiati da Copyist 2 (designazione effettuata da A. P. Brown). La carta è la stessa segno che sono stati realizzati nello stesso momento. La conferma (almeno fino a prova contraria) viene dai 2 volumi/parti strumentali dei duplicati dei violini degli altri testimoni modenensi Mus. D. 143, 145, 150, ma anche da quelli della sinfonia BroO I:C10 (copiata sempre da Copyist 2 e 3), tutti copiati dal medesimo copista e su carte omogenee al resto dei volumi/ parti strumentali (in tutti i testimoni delle sinfonie citate Copyist 1 copia entrambi gli Oboi, i Corni e il Basso). Mi pare indubitabile che l'amanuense in questione sia da considerare appartenere alla bottega del gruppo A come i copisti suddetti. Il volume/parte strumentale del duplicato di Basso, mi pare di averlo già detto, è scritto da un amanuense che non appartiene alla bottega del gruppo A e, finora, laddove osservato, copia solo il volume/parte strumentale del duplicato di Basso, sempre in carte disomogenee al nucleo originale del testimone. Alcuni esempi. L. Hofmann Mus. D. 186, KimH Eb2. Basso, violino I, II; Corno I, II; Oboe I, II; viola scritti in carte CcS-M (1767-69), Duplicati dei violini scritti in carte FC-F (1767-69), AS-A (1763-65 1/2 bifolio) Basso scritto dal medesimo copista del volume/parte strumentale di Basso di Hob. I: 13 scritto in carta VG (Valentino Galvani 1770-72) L. Hofmann Mus. D. 180, KimH Bb3. Basso, violino I, II; Corno I, II; Oboe I, II; viola scritti in carte FC-C (1767-69) e AS-M (1760-62), Duplicati dei violini scritti in carte AS-A (1766-68) Basso scritto dal medesimo copista del volume/parte strumentale di Basso di Hob. I: 13 e KimH Eb2 in carta VG (Valentino Galvani 1770-72) Anche in questi due casi i testimoni, originariamente composti da Violino I e II, viola, oboe I e II, corno I e II, basso e i soli duplicati di violino I e II sono stato ragionevolmente integrati da un duplicato della parte di Basso, verosimilmente attorno al 1771 ca. la stessa integrazione avviene anche, tra le altre, nella sinfonia L. Hofmann Mus. D. 183 KimH G5 Basso originale con frontespizio originale, violino I, II; Corno I, II; Oboe I, II; viola scritti in carte FC-C (1767-69), Duplicati dei violini scritti in carte AS-A (1766-68) Basso scritto in carta VG (Valentino Galvani 1770-72) dal copista RZ con nuovo frontespizio. Per inciso, i volumi/parti strumentali dei duplicati dei violini sono, in queste tre sinfonie, copiati sempre dallo stesso amanuense. Ne arguisco, ma lei può avere la sua idea, che si può ritenere che i "nuclei originali" fossero spesso copiati con i duplicati dei violini e, attorno al 1771 ca. a detti nuclei originali furono aggiunti dei duplicati di basso non previsti inizialmente. L'intero duplicato della parte di basso ad opera dell'amanuense RZ nella sinfonia KimH G5 sembra dimostrare ancora una volta come la sostituzione dei frontespizi sia avvenuta attorno al 1771. AT
  15. Taboga Agostino

    Il "Caso Luchesi"

    Lo studio è mio, e come qualsiasi studio o indagine può contenere degli errori. Questi possono essere in grado di mettere in discussione l'intera architettura dello studio, qualora riguardino i capisaldi dello stesso, o essere degli errori meno importanti. Mi pare che lei possa convenire che la descrizione di un Volume/parte strumentale composta da 2 bifoli e mezzo, indicata come composta da tre bifoli, non appartenga al primo tipo di errore. La stessa cosa si può dire con riguardo al mio errore sulla giusta assenza della parte di Oboe I che lei ha giustamente rilevato. Sinceramente la ringrazio per aver scoperto queste due imprecisioni/errori. Non mi sembrano esiziale per l'architettura del mio discorso. Anche in questo caso si tratta della mia opinione e di quella che si faranno le persone leggendo le diverse posizioni sostenute. AT
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