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Snorlax

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Tutti i contenuti di Snorlax

  1. ...eh Maja, proprio a questo mi riferivo!
  2. ...d'altronde tra IL presidente e IL direttore non poteva non esserci intesa...
  3. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Posso essere una voce fuori dal coro?! Non ho mai capito il genio di quella Quarta... A me non piace per niente, totalmente sballata dal punto di vista architettonico, piatta, tirata via. Per dire, io di Klemperer trovo molto interessante la Quinta, quella sì innervata di una sana originalità, specie nelle relazioni agogiche...
  4. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Maja, credo tu abbia frainteso il senso della mia affermazione. Il quale, in realtà è molto semplice, se non semplicistica: intendevo dire che il condensato della Prima ivesiana per me è pure meglio di tutte le sinfonie del ceco messe assieme (vabbé, sto esagerando, ma neanche troppo!). Insomma, in questo caso la copia è meglio dell'originale! Dei presunti americanismi di Dvorak, sinceramente, mi interessa ben poco... Quel disco l'ho consumato anch'io, è una delle mie incisioni preferite in assoluto. Un compositore non può essere mai solo quello, ma si ricrea ogni volta come differente in ogni differente esecuzione. Dvorak è un Ciaikovskij che non ce l'ha fatta! Un gran bel pezzo l'ha scritto però, che per me rimane il suo vero capolavoro: la Serenata per archi...
  5. Io ho avuto molteplici occasioni di sentire Inbal live, sempre con risultati che variavano dal mediocre al pessimo. C'è da dire che nella maggior parte di questi concerti aveva per le mani un'orchestra piuttosto scalcagnata, sicché se la giornata era buona ci si doveva accontentare di una esecuzione routinaria, e tutt'altro che di lusso. Può essere che sia uno di quei direttori che si scaldano solo con orchestre di livello, o che rendono meglio in sala di registrazione che dal vivo, chissà...
  6. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Ecco, per dire, rispetto a Dvorak, con Ciaikovskij ho tutt'altro rapporto, nel senso che potrei riascoltarlo all'infinito senza alcun problema. Non so nemmeno quante registrazioni della Patetica io abbia in discoteca (perlomeno una ventina), eppure io quel sentimentalismo, soprattutto se esagerato e sublimato da una lettura à la Bernstein non riesce mai a stancarmi... A proposito di succitato orgoglio ceco: la migliore sinfonia di Dvorak è la Prima di Ives! Mi pare che pure il grande @Majaniello forse una volta abbia detto/sottointeso una cosa simile...
  7. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Per conto mio, in realtà non è proprio così. Ascolto musiche altrettanto sputtanate con molto più godimento. Semplicemente la trovo meno riuscita rispetto alle due precedenti, molto più debole, e viziata un finale che alle mie orecchie suona del tutto inconsistente, se non insopportabile. C'è da dire che il mio rapporto con Dvorak - a differenza di quello di Davidone - non è affatto idialliaco: se proprio devo mettere sul piatto qualcosa, questo qualcosa si riduce a tre/quattro opere in croce...
  8. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Amico, ricordi bene riguardo all'Ottava... Comunque anch'io con le sinfonie di Dvorak faccio molta fatica, le uniche che ascolto con una discreta frequenza sono Settima e Ottava, per l'appunto. Oltre alle classiche esecuzioni ceche - da te già citate (specie Talich) - le mie telefonatissime references sono queste: ...la Nona proprio non la sopporto, ma se devo ascoltarla pretendo il miglior 'o famo strano:
  9. Modest Mussorgskij/Maurice Ravel, Quadri di un'esposizione, Chicago Symphony Orchestra, Seiji Ozawa Quest'Ozawa sbarbatello, poco più che trentenne, porta a casa un'incisione dei Quadri che convince senza stupire, grazie all'apporto fenomenale dei Chicago che dell'arrangiamento raveliano hanno fatto da sempre uno dei loro cavalli di battaglia. In realtà li sto ascoltando per mettere a prova i miei nuovi diffusori: infatti da ieri ho collegato all'impianto delle strepitose Klipsch Heresy III - usate, of course - che sono riuscito a procacciarmi ad un prezzo convenientissimo (anche se ho dovuto dire addio a uno stipendio e anche anche ). Diffusori storici - prodotti con poche modifiche fin dagli anni '50 - che volevo da un bel po', essendo amante dei caricamenti a tromba. Amati o odiati, in rete ho letto di tutto... questa la mia reazione: ...in dedica a tutti gli amici del Forum...
  10. Ti dirò che l'ho da sempre apprezzato in quasi tutto quello che ha lasciato su disco. Ma questa Cavalleria è stata comunque una bella sorpresa, per certi versi l'ho trovata molto vicina - e forse pure più interessante - a quella incisa dallo stesso Mascagni... P.s. Non mi ero accorto del commento di @Wittelsbach!
  11. Sai, io vedo che da tempo mancano all'appello diversi classici, solo per fare qualche esempio dal catalogo universal: Don Carlo e Parsifal di Solti, Madama Butterfly di Karajan, La Fanciulla del West di Mehta... e queste sono solo le prime incisioni che mi vengono in mente... E come dici tu erano tutte edizioni a prezzo pieno complete del suo bel libretto... dove sono finite? Io fortunamente le ho in discoteca - e ci mancherebbe altro! - ma il fatto che non siano più disponibili, sperando solo per un periodo limitato, mi inquieta un po'... Forse hanno in mente qualche ristampa più economica... P.s. Sto ascoltando ora Cavalleria e mi sto innamorando della direzione di Serafin, di un'ariosità e un colore rari a sentirsi...
  12. In questi giorni stavo ragionando su una cosa. Una'incisione del genere, che può essere benissimo considerata un classico, può essere fuori catalogo da anni e persino di difficile reperibilità nell'usato? Ma non basta: a breve un caro amico di mio padre compie gli anni, e mi è stato chiesto di pensare a un regalino. Visto che sta cominciando ad appassionarsi d'opera, ho voluto andare sul sicuro: Turandot Sutherland/Pavarotti/Mehta (DECCA). Ebbene, con mio sommo sbigottimento scopro che è OOP pure quella! Non avrei mai pensato che un'incisione del genere - che definire come epocale è pure riduttivo - finisse per diventare di difficile acquisto. Cosa sta succedendo nelle magnifiche sorti e progressive del mondo discografico? Per quanto la registrazione di Boulez costituisca una pietra miliare, sentire la Lulu prosciugata di tutta la sensualià/erotismo che spriogiona da ogni nota, a me lascia piuttosto perplesso. Per carità è una lettura che ha una propria coerenza, ma che a me non ha mai convinto. Poi i cantanti sono discutibilissimi, su tutti Kenneth Riegel, un Alwa a dir poco calamitoso. Ma questo tenore ha azzeccato almeno un ruolo nella sua carriera?
  13. Un po' di roba usata, senza un vero criterio. Credo di andare sul sicuro col solito duo Mascagni-Leoncavallo, mentre ho letto mirabilia rispetto alla direzione di Pappano de Il Trittico. In discoteca mi mancava una grande Lulu - Boulez lo trovo interlocutorio, Schirmer mah - e spinto dalla mera curiosità mi sono pure accaparrato la Carmen di Maazel, colonna sonora della celebre trasposizione filmica di Rosi. Chissà cosa ne pensa il nostro @Wittelsbach...
  14. ...questo interessa anche a me, anche se per ora mi accontento della registrazione paulista per BIS...
  15. Ah beh, a me non parlate di Mendelssohn, l'ho provato in tutte le salse, ma dopo 10 minuti nella maggior parte dei casi mi addormento!
  16. Io Rimskij lo digerisco gran bene - come potrebbe essere indigesto un artista del genere? - e mi prendo la dedica, anche se non conosco affatto questa registrazione. In discoteca ho molteplici Scheherazade, ma il mio cuore solitamente appartiene a Stokowski (Decca Phase4), Silvestri (EMI) e al giovane Mehta (Decca). Aggiungo anche lo storicissimo Golovanov, (nientemeno che Oistrakh al violino!), con un audio più che precario, che in un pezzo del genere non è che sia proprio il massimo... Chiedo venia, ma non le conosco entrambe, mi limito solamente a quella DGG con i bostonians, che è comunque un bel sentire. Il mio ascolto della domenica pomeriggio - finalmente un momento di pausa in questi mesi per me concitatissimi - è un po' più peso (io giovanissimi dicono così): Alban Berg, Wozzeck, B. Skovhus, A. Denoke, F. Olsen, C. Merritt. J. Blinkhof, J. Sacher, Chor des Hamburgischen Staatsoper, Philharmonisches Staatsorchester Hamburg, Ingo Metzmacher Il capolavoro operistico berghiano reca numerose incisioni all'attivo, ma questo live ad oggi rimane la mia preferita. Registrazione ingiustamente passata un po' in sordina rispetto ad altre a cui spesso si fa riferimento, ha come suo unico limite il suono: essendo la ripresa di uno spettacolo dal vivo, i rumori di scena non mancano - spesso si sente una sorta di strofinìo di cui non capisco l'origine - e talvolta le voci sono contornate da un'aura metallica un po' fastidiosa. Comunque, ben poca cosa, l'equilibrio tra cantanti e orchestra è piuttosto buono, e l'ascolto più che godibile. Permettetemi di elogiare senza alcuna ritrosia la direzione di Metzmacher, che io ho trovato fin dal primo ascolto semplicemente perfetta. Da un direttore specializzato nel repertorio contemporaneo ci si aspetterebbe una concertazione iperanalitica, tuttavia il direttore tedesco plasma un'interpretazione che scava in profondità nei meandri dell'ambivalente scrittura berghiana, ma senza mai fermarsi alla mera analisi: anzi la lettura di Metzmacher è una delle più ariose che mi è capitato di sentire, capace di proiettare quel clima decadenza proprio degli inizi del secolo breve avanti nel tempo. La sparo grossa: probabilmente da Sinopoli mi sarei aspettato una concertazione (o meglio, concezione) simile - forse pure con agogiche meno ortodosse - anche se il suono ricercato da Metzmacher è più limpido, terso, ma comunque capace di intense colate timbriche. La scena dell'uccisione di Marie è resa in maniera terrificante, quasi cinematografica - grazie anche all'intensa partecipazione dei due protagonisti - e il crescendo sul si naturale che la conclude vibra nell'aria minaccioso come non mai. I cantati, probabilmente galvanizzati da una direzione così riuscita, si comportano molto bene, ma permettemi una menzione speciale per i succitati protagonisti: la Denoke mi pare una Marie vocalmente in splendida forma, quasi straniante nella sua completa adesione al suo carattere. Ma il plauso più grande per me spetta a Skovhus: sulle prime una voce così chiara può lasciare perplessi, ciò nonostante non ho mai sentito un Wozzeck che riesce ad esprimersi così liberamente pur con un'aderenza quasi maniacale allo sprechgesang: ogni sillaba, ogni accendo è studiato fino alle soglie della maniera, ragalandoci un protagonista di rara profondità psicologica. Ottimi il coro, e soprattutto l'orchestra della città anseatica, che assecondano meravigliosamente la visione di Metzmacher. In soldoni, una registrazione che per conto mio va assolutamente conosciuta: perdendosela ci si priva di un pezzo fondamentale della storia interpretativa di questo assoluto capolavoro. ...in dedica a @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Majaniello, @Florestan, @Keikobad, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...
  17. Ciao ragazzi, scusate se ultimamente sono poco presente, ma settembre è un mese dannato per chi lavora nel mondo della scuola. Nel frattempo vi tengo aggiornati sugli ultimi acquisti su JPC, che ho messo nel carrello pochi istanti fa:
  18. Anton Bruckner, Sinfonia n. 5 in sib magg. [ed. Novak], Gewandhausorchester Leipzig, Franz Konwitschny Wittelsbach ha ben ragione a rilevare che le mie presenze in Forum ultimamente sono state alquanto sporadiche e poco feconde: purtroppo per me quest'estate è stata un'inferno, zero vacanze e tanto lavoro, gli unici momenti di relax capitavano la sera, quando mettevo un disco sul piatto e vi leggevo. Nel topic dedicato si è riaccesa la discussione su Bruckner: non so se ho le forze per intervenire, ma intanto vi stimolo con questo vecchio (e dimenticato) amico, un doppio CD che - a mio modestissimo avviso - reca in sé una delle letture più persuasive di questa difficile sinfonia bruckneriana. Konwitschny era un gran direttore, originale e preparatissimo, tutt'altro che un anonimo kapellmeister, come spesso si è portati a credere. Questa Quinta è scolpita magistralmente, rappresentando una sorta di riuscitissima sintesi tra l'approccio granitico e rigoroso à la Klemperer e quello più flessibile e agogicamente screziato à la Jochum. Ovviamente sto semplificando perché il direttore tedesco di origine morava impartisce una concertazione che si muove sia sul piano della ricchezza verticale (accordale) che su quella orizzontale (contrappunto): insomma un grande suono e una grande clarté (eccezionale come Konwitschny renda perfettamente percepibili i raddoppi strumentali, specie quelli dei legni, tuttavia senza mai alleggerire troppo il suono), aspetti essenziali per la riuscita esecutiva di questo smisurato capolavoro sinfonico. Sotto la direzione di questo direttore, il Gewandhaus era in un periodo di grande splendore: suono ricco e corposo in tutte le sezioni strumentali, lontano da quel grigiore che ha funestato questa celebre orchestra a partire dalla gestione Masur in poi... ...in dedica a @Wittelsbach, @Florestan, @Ives, @Majaniello, @Madiel, @glenngould e in particolare a @superburp con le mie più sentite condoglianze per la sua recente perdita...
  19. Grazie Ives, dedica graditissima e che apprezzo assai. Totalmente d'accordo con le tue parole, fin dal primo ascolto ho sempre trovato maiuscola questa incisione, così come quella di Bernstein per CBS, entrambe lontane - come tu affermi - dalle artefatte elucubrazioni di Volkov. Il Largo è to die for. Aspetto con ansia che la RCA metta in cantiere un bel box di Previn, tante incisioni sono difficilissime da reperire. Quella in questione ce l'ho nella nella economicissima veste Classical navigator, credo uno dei miei primi dischi (ormai ridotto in condizioni pietose) del compositore sovietico:
  20. Eh le performances straussiane di Mehta con la Filarmonica di Los Angeles per me sono un assoluto must: forse la Alpen è la prova un po' meno riuscita - ma siamo sempre a livelli molto alti - ma il resto è praticamente esente da difetti. La punta di diamante credo sia rappresentata dalla Domestica, mi pare di averne già parlato qui in Forum tempo addietro.
  21. Ahaha, ti giuro che non sono io! Anche perché non ho in odio Mackerras e quella Nona schubertiana di Kna, sinceramente, non la ritengo tra le sue prove migliori. Non sono così trombone come si crede, o forse sono arrivato ad un livello così alto di trombonismo che posso pure permettermi di oltrepassarlo!
  22. Maja, rileggendo ora il mio post, lo trovo veramente terribile. Superficiale e privo di un reale contenuto, non credo di essere affatto riuscito a spiegarmi. Vietato l'ascolto di Kna dopo mezzanotte, altrimenti: Madiel scusa se apparentemente salto di palo in frasca, ma visto che qualche settimana stavamo parlando di Respighi e non ci siamo trovati tanto d'accordo, colgo l'occasione di chiederti: che ne pensi di questo?
  23. Giusto rilievo, Maja, si vede che mi conosci bene. Purtroppo l'era dei grandi creatori tutto sommato si conclude con la generazione precedente a quella in questione - p.e. Jochum (classe 1902) - e tranne qualche raro caso (Maazel, quella anomalia di Harnoncourt, e, più tardi, Sinopoli)* io devo andare a ricercare altre virtù che in qualche modo si sostituiscano ad un approccio musicale che (purtroppo) aveva fatto il suo tempo (tagliamo corto, perché qui ci sarebbe un lungo discorso da fare). Di Mehta ho sempre ammirato la capacità di creare quel suono potente, coloratissimo, ben piantato in basso su cui si costituisce tutto il suo gioco orchestrale. E non è un sound per tutte le stagioni (a differenza di Karajan), nel senso che riesce ad essere piegato in base al repertorio eseguito, senza mai perdere la sua identità. Unisci una capacità di fraseggio eccezionale, calibratissima ma al contempo affettuosa e mai manierata e siamo in pole position. Di lui ammiro inoltre - nelle giornate buone - l'abilità di rendere interessante anche l'accompagnamento del concerto più stupido, quasi che riesca a trasformare Wieniawski in Strauss. Doti simili le ravviso pure in Ozawa, pur con ovvie ed evidenti differenze. Per me sono direttori che non dirigono solo con la testa, ma anche con le viscere (pure il nipponico!) sicché non hanno la cattiva abilità di rendere sterile quasi tutto ciò che eseguono, come Abbado e Kleiber jr (due personalità artistiche che proprio non riesco a tollerare, il secondo ancor più del primo, visto che mi sfugge del tutto la ragione della sua genialità)... Non credo di essermi spiegato, ma è tardi e sono in cuffia con l'Eroica di Kna... *Dimenticavo uno dei miei idoli, Tennstedt, classe 1926, ma anche lui rappresenta una sorta di unicum... P.s. Nel mio cuore c'è posto anche per il Cigno di Molfetta, eh!
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